Rassegna Stampa

 
   
 

 

 

 

 

 

 

 

Settimana dal 16 al 23 Aprile 2004

LA   DECISIONE   DI   ZAPATERO

 Sul ritiro delle truppe militari spagnole dall’Iraq segnaliamo due articoli pubblicati su Il Foglio del 20 aprile. Nel primo (Zapatero indebolisce l’Onu prima che l’Onu ingabbi lui e la sua linea, pag.1), pur rilevando che Zapatero «ha fatto una mossa politica azzeccata (e quasi obbligata)», si critica la furbizia della decisione governativa spagnola «di ipocrisia applicata alle superiori leggi della politica: per non finire in un vicolo cieco diplomatico che lo costringa a lasciare le truppe in Iraq, una volta sopraggiunta la famosa svolta dell’Onu (sempre invocata da Zapatero), è meglio per il governo socialista accelerare il ritiro». Nel secondo (Rancori secolari, pag.2) l’ambasciatore Ludovico Incisa di Camerana spiega i difficili rapporti fra Spagna e Usa che risalgono al 1898, quando gli americani «furono loro a liquidare militarmente ciò che rimaneva dell’impero spagnolo, e cioè le ultime colonie d’oltremare: Filippine, Portorico, Cuba. Si trattò, per la Spagna, di un immenso trauma nazionale». Trauma mai dimenticato, al punto che «l’alleanza con gli americani fu vissuta più come una necessità che come un’opportunità».

Critico nei confronti della decisione di Zapatero è l’editoriale di Giovanni Sartori sul Corriere della Sera del 20 aprile (Bush e Zapatero: chi sbaglia di più, pag.1) che distingue gli errori in buona fede di Bush e l’ipocrisia di Zapatero che prima crede nell’Onu e poi, affermando il contrario, «mette anche l’Europa in difficoltà come alter ego, se si vuole, delle Nazioni Unite».

Interessante l’articolo di Guido Olimpio sul Corriere della Sera del 20 aprile (L’America studia le mosse dei 33 alleati rimasti in Iraq, pag 9) con cui si delinea la mappa degli schieramenti militari in Iraq delle singole nazioni che partecipano alla coalizione guidata dagli Usa.

Sulle strategie della politica italiana dopo la decisione di Zapatero, segnaliamo l’articolo di Carlo Fusi su Il Messaggero del 20 aprile (Strategia speculare dei due leader, pag.3) nel quale si nota che, se «la mossa di Zapatero ha scosso in profondità l’Ulivo e il rischio di una divaricazione nel listone Prodi è stato evitato con un compromesso: un duro attacco agli Stati Uniti da un lato, ma un no al ritiro immediato dei militari», le mosse di Prodi non dispiacciono al presidente del Consiglio che intende condurre «la campagna elettorale accanto ai ragazzi con divisa di Nassiriya, oltre all’altro cavallo di battaglia del taglio delle tasse».

L’Europa finirà in breve per ritrovarsi sulle posizioni di Zapatero? Se lo chiede Ernesto Galli della Loggia dalle pagine del Corriere della Sera del 21 aprile (La deriva dell’Europa zapatera, pag.1) preoccupato per il fatto che sia le classi dirigenti europee che i vertici della Chiesa cattolica non si rendano conto della partita in gioco, e cioè «se l’Europa dei prossimi anni debba continuare ad avere con l’altra riva dell’Atlantico quel rapporto di solidarietà politica, di cooperazione strategica e di consonanza culturale che è esistito dal 1945 in poi».

Ma la strategia che l’Europa deve darsi non riguarda solo il rapporto con gli Stati Uniti, ma anche i rapporti al suo interno. Paolo Pombeni su Il Messaggero del 21 aprile (Perché serve l’esercito dell’Europa, pag.1) giudica insufficiente la linea franco-tedesca («quella linea è, al momento, un vuoto a perdere»). Quello che ci vorrebbe è un esercito europeo «in grado di intervenire al livello di quello americano, pur se con obiettivi politici diversi». Scettico di mostra Pombeni sul fatto che le elezioni europee «possano essere un impulso per affrontare finalmente questi nodi, visto il clima in cui si svolgeranno