Assemblea Ordinaria dei Partecipanti

                                                    Roma, 26 maggio 2015

                                         anno 2014 - centoventunesimo esercizio

                                                    Considerazioni finali

 

Signori Partecipanti, Autorità, Signore, Signori,

il 2014 è stato un anno di forti cambiamenti, in Europa per l’evoluzione

del contesto istituzionale e per le decisioni di politica economica e monetaria,

in Italia per l’accelerazione dello sforzo di riforma. È stato un anno di scelte

impegnative i cui primi risultati, importanti ma fragili, vanno difesi con

determinazione. La ripresa avviata nel nostro paese nel primo trimestre di

quest’anno dovrebbe consolidarsi in quello in corso e nei prossimi.

L’anno ha visto la Banca d’Italia impegnata, nell’area dell’euro, nella

definizione e nell’attuazione delle decisioni di politica monetaria e nell’avvio

della vigilanza unica; in Italia, nel miglioramento dei servizi offerti alla

collettività e nell’aggiornamento della propria organizzazione e del proprio

modo di operare.

Il totale dell’attivo della Banca è diminuito di quasi 24 miliardi di euro,

a 530,6 miliardi, riflettendo la riduzione delle operazioni di rifinanziamento

dell’Eurosistema. Quest’anno l’attuazione dei programmi straordinari di

acquisto di titoli tornerà ad ampliare le dimensioni del nostro bilancio.

Il risultato lordo del 2014 è sceso a poco meno di 6 miliardi, contro i

6,9 dell’anno precedente. Il Consiglio Superiore propone oggi all’Assemblea

di accantonare 1,8 miliardi al fondo rischi generali e 750 milioni alle riserve

statutarie. Propone altresì di corrispondere ai Partecipanti al capitale della

Banca, tenendo conto anche delle condizioni di mercato, dividendi per 340

milioni. Sulla base delle indicazioni statutarie l’importo riconosciuto allo Stato

sarà di 1,9 miliardi, in aggiunta a imposte di competenza per 1,2 miliardi.

Nella seduta del 30 aprile, il Consiglio ha assunto l’orientamento di

ricomprendere di norma negli anni futuri i dividendi ai Partecipanti nell’intervallo

definito dagli importi dell’anno scorso e di quest’anno, subordinatamente

alla capienza dell’utile netto e alle esigenze di patrimonializzazione

e qualora le condizioni generali dei mercati finanziari o la redditività della

Banca non subiscano evoluzioni pronunciate. L’avvio della redistribuzione

delle quote di partecipazione al capitale della Banca, richiesta dalla legge,

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2014 4

potrà essere facilitato dalla consapevolezza di questo orientamento. L’Istituto

sta intanto lavorando alla loro dematerializzazione. È previsto che, a regime,

gli scambi possano avvenire per via telematica su un apposito segmento di

mercato, in modo da conferire liquidità all’investimento.

La Relazione sulla gestione e sulle attività della Banca d’Italia, che viene

oggi presentata insieme con la Relazione annuale, illustra nel dettaglio i compiti

svolti, l’evoluzione organizzativa, la gestione delle risorse nel 2014.

Quasi il 40 per cento del lavoro del personale della Banca è direttamente

collegato alla partecipazione all’Eurosistema e al Meccanismo di vigilanza

unico. Il coinvolgimento delle nostre strutture tecniche nei comitati e nei

gruppi di lavoro a sostegno delle decisioni del Consiglio direttivo della Banca

centrale europea è ampio e continuo.

Nel disegno e nell’attuazione della politica monetaria dell’area è interessato

un ampio spettro di competenze: di analisi economica, di intervento sui

mercati. Le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine hanno

finora visto le banche italiane assorbire quasi un terzo della liquidità complessivamente

fornita; il programma di acquisto definitivo di titoli privati e

pubblici implica per la Banca d’Italia interventi quotidiani pari in media a

oltre 450 milioni di euro.

L’avvio della vigilanza unica ha richiesto un impegno eccezionale di risorse.

Abbiamo partecipato alla sua costruzione mettendo a disposizione le nostre

conoscenze e la nostra esperienza. La nuova vigilanza europea è stata disegnata

come “sistema di autorità”. La BCE e le autorità nazionali definiscono in

modo condiviso decisioni e prassi. Per le 123 banche di maggiore rilevanza,

individuate come “significative”, la supervisione diretta spetta alla BCE; le

decisioni sono adottate dal Consiglio direttivo su proposta del Consiglio di

vigilanza in cui siedono le autorità nazionali.

L’attività di vigilanza su ciascuna di queste banche è condotta da “gruppi

congiunti” formati per la maggior parte da personale delle autorità nazionali, in

primo luogo, ma non solo, quelle del paese in cui hanno sede gli intermediari.

La Banca d’Italia partecipa con 58 analisti nei gruppi che vigilano sulle banche

italiane; altri 20 sono presenti in 18 gruppi di vigilanza su intermediari non

italiani. Inoltre, 60 ispettori sono impegnati in accertamenti presso le banche

significative. Il numero di esperti addetti a queste attività crescerà già dai

prossimi mesi.

Il nuovo assetto è complesso; persegue un equilibrio tra visione d’assieme ed

efficacia e immediatezza d’azione, che si giovano del patrimonio di conoscenze

delle autorità nazionali. Ne deriva un’architettura reticolare, in cui le banche

significative sono esaminate da molti occhi di varie nazionalità.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 5 2014

Notevoli risorse della Banca sono impiegate nella supervisione delle infrastrutture

di mercato e nell’offerta su scala europea di servizi di pagamento.

La migrazione nella nuova area unica dei pagamenti al dettaglio (SEPA) è

stata portata a termine con successo. Con la Deutsche Bundesbank gestiamo il

sistema Target2 che regola i pagamenti nell’area dell’euro e gestiremo la piattaforma

europea per il regolamento delle transazioni in titoli, Target2-Securities.

Nella vigilanza bancaria, per gli intermediari “meno significativi”

responsabilità e azione dirette di supervisione sono in capo alle autorità

nazionali, nel quadro del meccanismo comune. In Italia si tratta di 56 gruppi

bancari, 435 banche non appartenenti a gruppi, 77 succursali di banche estere,

a cui si aggiungono 456 intermediari finanziari non bancari affidati alla nostra

vigilanza prudenziale.

La Banca ha anche il compito di attivare politiche macroprudenziali

per la salvaguardia della stabilità del sistema finanziario nel suo complesso.

Il Direttorio della Banca d’Italia, nella composizione integrata da due consiglieri,

assume inoltre le decisioni di rilevanza esterna in materia di vigilanza

assicurativa istruite dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni.

Nell’ambito della tutela degli utenti di servizi bancari e finanziari, lo

scorso anno sono state effettuate verifiche ispettive in materia di trasparenza e

correttezza nelle relazioni con la clientela presso gli sportelli di 124 intermediari;

in 71 casi sono state rilevate mancanze e sono stati adottati interventi per

rimuoverle e migliorare la qualità dei servizi offerti. La sensibilità pubblica

al tema è crescente. L’anno scorso sono pervenuti alla Banca d’Italia quasi

14.000 esposti, 2.200 più che nel 2013; ne teniamo conto nella nostra azione

di vigilanza. I ricorsi all’Arbitro bancario finanziario sono stati oltre 11.000, il

40 per cento in più rispetto all’anno precedente, con oltre 8.500 pronunce, per

due terzi favorevoli ai clienti.

L’organizzazione dell’Unità di informazione finanziaria è stata rinnovata;

è aumentata la sua capacità di analisi. Con investimenti in competenze e

tecnologia e con l’impegno assiduo dei suoi addetti, l’Unità ha fatto fronte al

continuo aumento delle segnalazioni, più che triplicate negli ultimi cinque

anni, fino alle 72.000 del 2014; ha ridotto ancora i tempi di risposta, coinvolgendo

sempre più tempestivamente gli organi investigativi e l’Autorità

giudiziaria.

Abbiamo definito nei mesi scorsi un nuovo intervento di razionalizzazione

della rete territoriale dell’Istituto, dopo quello portato a termine nel

2010. Entro la fine del 2018 il numero di Filiali scenderà a 39, dalle 58

attuali e le 97 del 2007.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2014 6

Questa nuova configurazione tiene conto degli sviluppi tecnologici e

concentra attività e risorse in strutture più grandi, dotate di professionalità

specializzate e continuamente aggiornate; migliorerà la qualità dei servizi

offerti ai cittadini, mantenendo una equilibrata presenza sul territorio. Saranno

ampliati i compiti delle Filiali nella tutela della clientela bancaria, nella vigilanza

prudenziale sugli intermediari finanziari non bancari, nella valutazione delle

attività stanziabili per le operazioni di politica monetaria, nell’analisi e nei

controlli sul circuito del contante.

La compagine del personale è oggi di circa 7.100 addetti, di cui quasi 170

distaccati presso altri enti, prevalentemente la BCE; superava le 7.500 unità nel

2009. In questo quinquennio i costi operativi della Banca sono diminuiti di

oltre il 14 per cento in termini reali; vi hanno influito soprattutto le politiche

di contenimento della spesa corrente.

Anche con investimenti in tecnologia, proseguirà la ricerca di miglioramenti

organizzativi. Nella gestione delle risorse umane, continueremo ad adeguarci

ai cambiamenti dell’economia e della società; d’intesa con i sindacati, abbiamo

accresciuto la flessibilità dell’orario di lavoro. Rafforzeremo le aree il cui carico

operativo è aumentato con il nuovo assetto europeo; investiremo ancora sulle

persone, ricercando e premiando l’eccellenza, stimolando lo sviluppo delle

competenze lungo tutto l’arco della vita professionale, valorizzando le diversità.

Rivolgo l’apprezzamento e il ringraziamento del Consiglio Superiore, del

Direttorio e mio personale alle donne e agli uomini che operano nel nostro

Istituto, la cui integrità e capacità sono da sempre la forza della Banca d’Italia.

La politica monetaria e la crescita economica nell’area dell’euro

Il 2014 ha visto un rallentamento delle economie emergenti, connesso

con l’attenuarsi dell’impulso dell’integrazione commerciale e l’emergere degli

effetti di fragilità strutturali; i paesi avanzati hanno avuto andamenti diseguali.

L’attività economica dell’area dell’euro è rimasta debole per gran parte

dell’anno. All’interno dell’area i divari di crescita si sono ridotti, ma le residue

differenze cicliche si sono riflesse sul mercato del lavoro: l’aumento degli occupati

è stato forte in Germania e in Spagna, molto contenuto in Francia e in

Italia. Il tasso di disoccupazione, seppure in leggera riduzione, si è mantenuto

elevato, soprattutto tra i giovani. L’inflazione ha continuato a ridursi; alla fine

dell’anno la variazione dei prezzi al consumo è scesa sotto lo zero.

I rischi connessi con un periodo prolungato di inflazione particolarmente

bassa, se non di deflazione, sono stati da noi ripetutamente sottolineati. Studi

condotti in Banca d’Italia mostrano che la decelerazione dei prezzi ha riflesso

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 7 2014

in misura rilevante, oltre al calo del costo dell’energia, anche l’insufficienza

della domanda aggregata; hanno confermato il rischio di un disancoraggio

delle aspettative di inflazione, scese su minimi storici; hanno indicato i costi,

potenzialmente molto elevati, della bassa inflazione, soprattutto in presenza di

alti livelli dei debiti pubblici e privati.

Di fronte a questi rischi il Consiglio direttivo della BCE ha ridotto i tassi

ufficiali su livelli minimi, ha avviato nuove operazioni mirate di rifinanziamento

a lungo termine, ha varato l’acquisto di obbligazioni bancarie garantite e di

titoli emessi a seguito della cartolarizzazione di prestiti a imprese e famiglie.

Lo scorso gennaio il Consiglio ha deciso di estendere gli acquisti di attività

finanziarie ai titoli pubblici.

Il programma complessivo prevede acquisti mensili per 60 miliardi fino a

settembre 2016, e comunque fino a quando non si verificherà un aggiustamento

durevole del profilo dell’inflazione, coerente con il ritorno alla stabilità dei

prezzi. Per effetto di questi interventi il bilancio dell’Eurosistema si riporterà

sui livelli massimi raggiunti nella prima metà del 2012. Gli acquisti di titoli di

Stato italiani saranno dell’ordine di 150 miliardi, oltre 130 dei quali effettuati

dalla Banca d’Italia, il resto dalla BCE.

Sono stati lasciati in capo alle singole banche centrali nazionali i rischi

connessi con i titoli di Stato da esse acquistati. Questa decisione tiene conto

della preoccupazione di alcuni membri del Consiglio che il programma potesse

tradursi in trasferimenti di risorse tra paesi. Una piena condivisione dei rischi

sarebbe stata più consona all’assetto della politica monetaria unica e coerente

con il Trattato. Ma l’efficacia della misura non è stata inficiata: essa dipende

soprattutto dalla dimensione e dalla tempestività degli interventi. La scelta di

condividere solo parzialmente i rischi riflette i ritardi e i limiti del processo di

unificazione europea.

Gli acquisti sospingono l’attività economica e l’inflazione attraverso

più canali: comprimono i rendimenti dei titoli pubblici, con riflessi su altri

segmenti del mercato finanziario e sulle condizioni di offerta del credito a

famiglie e imprese; inducono un deprezzamento del cambio che a sua volta si

riflette sull’inflazione importata e sulle esportazioni; innalzano il valore delle

attività finanziarie e, per questa via, la capacità di spesa del settore privato;

migliorano le aspettative di inflazione e la fiducia del pubblico.

Effetti positivi sui mercati finanziari e valutari si sono manifestati fin

dall’annuncio della preparazione del programma. Dall’inizio di novembre,

pur con un rialzo nelle ultime settimane che ha riflesso soprattutto un

miglioramento delle attese su crescita e inflazione, i rendimenti dei titoli di

Stato decennali tedeschi e italiani sono diminuiti rispettivamente di circa 20

e 60 punti base. L’euro si è deprezzato di oltre il 10 per cento nei confronti

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2014 8

del dollaro statunitense e del 6 in termini effettivi nominali. L’impulso si è

trasmesso a segmenti di mercato non direttamente interessati dagli acquisti

e alle condizioni di offerta del credito. Le aspettative di inflazione hanno

mostrato un primo, ancorché contenuto, recupero.

I timori di deflazione si sono ridotti, ma gli effetti positivi del programma

fin qui osservati non devono indebolire la determinazione nel portarlo avanti;

sono anzi una conferma della necessità di condurlo a compimento. È dalla

credibilità di questo impegno che dipendono i miglioramenti; il costo di

un’incompleta attuazione sarebbe molto elevato. Il ritorno dell’inflazione su

livelli coerenti con una variazione annua dei prezzi al consumo inferiore ma

prossima al 2 per cento nel medio termine deve essere duraturo.

Con l’avvio degli acquisti siamo entrati in un territorio, in parte

inesplorato, di tassi di interesse estremamente bassi anche sulle scadenze a

medio e lungo termine. In sette paesi dell’area essi sono negativi sugli orizzonti

fino a tre anni. Nella seconda metà di aprile, prima del recente rialzo, quelli

tedeschi erano divenuti negativi fino a nove anni. Sono stati manifestati

timori che il programma possa incentivare l’assunzione di rischi eccessivi nella

ricerca di rendimenti più elevati, generare tensioni nella liquidità di alcuni

segmenti di mercato, danneggiare alcune categorie di operatori finanziari quali

assicurazioni e fondi pensione. Questi rischi vanno attentamente considerati,

ma non sopravvalutati.

Non vi sono finora segnali che i bassi tassi di interesse stiano determinando

l’insorgere di squilibri generalizzati. Nell’insieme dell’area l’andamento dei

prezzi delle attività finanziarie e degli immobili non sembra riflettere pressioni

speculative, la propensione al rischio degli investitori è ancora contenuta,

la dinamica del credito è debole. Tensioni locali e settoriali possono essere

controllate con misure macroprudenziali, come già avviene in alcuni paesi

dell’area. Gli acquisti di titoli sono attuati in modo graduale e continuo, con

l’obiettivo di non distorcere il processo di formazione dei prezzi; le operazioni

di prestito di titoli effettuate dalla BCE e da alcune banche centrali nazionali,

tra cui la Banca d’Italia, contribuiscono a preservare la liquidità del mercato

secondario.

Le possibili ripercussioni su specifici settori non sono ignorate. Gli

stress test condotti nel 2014 in sede europea indicano che l’esposizione delle

compagnie di assicurazione ai rischi di una fase prolungata di bassi tassi di

interesse è significativa in alcuni paesi dell’area; è più contenuta per le imprese

italiane grazie a una struttura di bilancio sostanzialmente equilibrata. Per

ridurre tali rischi le compagnie possono ricercare un maggiore allineamento

dei rendimenti e della durata finanziaria delle attività e passività di bilancio,

migliorare i risultati delle gestioni attraverso la diversificazione delle attività

in portafoglio, accrescere le riserve tecniche, adattare al mutato contesto di

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 9 2014

mercato, ove necessario, gli impegni nei confronti degli assicurati. Alle autorità

spetta il compito di rafforzare l’azione di vigilanza e i presidi prudenziali, come

raccomandato dall’Autorità europea per le assicurazioni e i fondi pensione.

Saremmo andati incontro a rischi molto maggiori, di natura sia reale sia

finanziaria, se non avessimo avviato gli acquisti di titoli: la principale minaccia

alla stabilità finanziaria nell’area dell’euro derivava dalle prospettive di ristagno

della produzione e di bassa inflazione, contrastate dal programma.

I segnali di recupero dell’attività economica dell’area si sono accentuati

dalla fine del 2014. Secondo le proiezioni più recenti la crescita del prodotto

si consoliderà quest’anno e si rafforzerà nel prossimo, in buona parte grazie

al sostegno della politica monetaria. Restano i rischi di un più accentuato

indebolimento dell’attività produttiva nei paesi emergenti, di un aggravarsi

delle tensioni internazionali.

Il riacutizzarsi della crisi greca ha avuto ripercussioni finora limitate sui

premi per il rischio sovrano nel resto dell’area, riflettendo le riforme avviate in

molti paesi, i progressi conseguiti nella governance europea e negli strumenti

a disposizione delle autorità per evitare fenomeni di contagio. Nondimeno, le

difficoltà delle autorità greche nella definizione e nell’attuazione delle necessarie

riforme e l’incertezza sull’esito delle prolungate trattative con le istituzioni

europee e con il Fondo monetario internazionale alimentano tensioni gravi,

potenzialmente destabilizzanti.

La politica monetaria da sola non può garantire una crescita duratura ed

elevata. Nel breve periodo un sostegno alla domanda può derivare, nel rispetto

delle regole di bilancio europee, da un ragionevole utilizzo dei margini di flessibilità

esistenti. Come auspicato anche dalla Commissione europea, un contributo

potrebbe essere fornito dai paesi con debito più basso e finanze pubbliche

più solide. Va data rapida attuazione al Piano di investimenti per l’Europa.

Azioni di più ampia portata richiederebbero un’autonoma capacità di finanziamento

e di spesa dell’area. In prospettiva, una tale capacità potrebbe essere

realizzata con l’istituzione di meccanismi di stabilizzazione automatica del

ciclo economico, un primo passo verso una vera e propria unione di bilancio.

Nel medio termine la creazione di nuovo reddito, nuova domanda e nuove

opportunità di lavoro dovrà essere sostenuta da interventi e riforme volti, fin da

ora, a innalzare la produttività e il potenziale di crescita. Il progresso tecnologico

comporta una forte espansione delle attività che richiedono conoscenze elevate

e nuove competenze ma determina una riduzione, potenzialmente assai

estesa, delle possibilità di impiego nei settori più esposti all’automazione e

all’affermazione dell’economia digitale. Queste ripercussioni possono essere

attutite dallo sviluppo delle occupazioni, anche in settori tradizionali, più

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2014 10

difficilmente automatizzabili, ma sarà necessario investire in infrastrutture,

istruzione e formazione, intervenire per accrescere l’efficienza del mercato del

lavoro, contenere nella fase di transizione le ricadute sui singoli lavoratori.

Il sostegno alla domanda aggregata che deriva dalla politica monetaria non

è un’alternativa alle riforme ma consente di accelerarle e di assorbirne più

agevolmente i costi di breve periodo.

L’economia italiana: consolidare la ripresa

Anche in Italia, pur in un quadro più debole di quello dell’area, si è avviata

la ripresa. All’accelerazione delle esportazioni si accompagna un recupero della

domanda interna. Prosegue il rialzo della spesa delle famiglie, soprattutto per

beni durevoli, anche grazie alle migliori prospettive del reddito disponibile.

La dinamica degli investimenti è tornata positiva; secondo le valutazioni delle

imprese potrà rafforzarsi nel corso dell’anno. L’aumento del PIL nel primo

trimestre interrompe una lunga fase ciclica sfavorevole; proseguirebbe nel

trimestre in corso e in quelli successivi.

Il ritorno a una crescita stabile, tale da offrire nuove prospettive di lavoro,

richiede che prosegua lo sforzo di innovazione necessario per adeguarsi alle

nuove tecnologie e alla competizione a livello globale. I progressi compiuti

su questo fronte negli ultimi anni hanno contribuito al ritorno in attivo, a

poco meno del 2 per cento del PIL nel 2014, del saldo corrente della bilancia

dei pagamenti. Dal 2010 la correzione complessiva ha superato i 5 punti

percentuali, riflettendo tanto gli effetti del ciclo economico quanto adattamenti

di natura strutturale.

Una rinnovata capacità di competere delle imprese italiane viene segnalata

da una crescita in volume delle esportazioni di beni maggiore di quella della

domanda sui nostri mercati di sbocco, in particolare quelli esterni all’area

dell’euro. I risultati delle imprese più efficienti, che hanno aumentato le

vendite sui mercati esteri, investito e realizzato innovazioni, contrastano con

quelli di una parte considerevole del sistema produttivo, caratterizzata da una

scarsa propensione a innovare e da strutture organizzative e gestionali più

tradizionali.

L’attività innovativa è in Italia meno intensa che negli altri principali

paesi avanzati, soprattutto nel settore privato. L’ultima indagine europea

sull’innovazione indica che il ritardo, particolarmente ampio rispetto alla

Germania, è accentuato nei settori industriali a più elevato contenuto

tecnologico. È molto inferiore, per le imprese italiane, la capacità di svolgere

attività di ricerca e sviluppo al loro interno e di collaborare con università e

altre istituzioni di alta formazione.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 11 2014

Rispetto ad altri grandi paesi, in Italia le imprese non solo nascono

mediamente più piccole, ma faticano anche a espandersi; in termini di occupati,

anche quando hanno successo crescono a ritmi più bassi e per un periodo più

limitato. Come abbiamo più volte rimarcato, ostacoli all’attività delle imprese

e alla loro crescita vengono in Italia – oltre che da limiti di natura finanziaria

sui quali mi soffermerò più avanti – soprattutto dal contesto in cui è condotta

l’attività economica. La complessità del quadro normativo, la scarsa efficienza

delle procedure e delle azioni delle amministrazioni pubbliche, i ritardi della

giustizia, le carenze nel sistema dell’istruzione e della formazione frenano

lo spostamento di risorse produttive verso le aziende più efficienti, uno dei

principali meccanismi alla base della crescita della produttività. Una situazione,

questa, aggravata dai fenomeni di corruzione e in più aree dall’operare della

criminalità organizzata.

Negli ultimi due anni vi è stata una significativa ripresa degli afflussi di

capitali esteri per investimenti di portafoglio, anche in azioni e obbligazioni

di banche e imprese. Tuttavia, gli stessi ostacoli che frenano il rinnovamento e

la crescita dimensionale delle nostre imprese scoraggiano ancora gli investimenti

diretti in Italia. Questi ultimi sono un fattore importante per i cambiamenti

nella gestione, per l’innovazione e per il posizionamento produttivo

e commerciale all’interno di reti internazionali. Pur mostrando segni di

vivacità, gli investimenti diretti restano modesti nel confronto internazionale.

Per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo del Paese è stata avviata un’azione

di riforma, riconosciuta a livello internazionale da istituzioni e mercati; per

non deludere le aspettative di cambiamento occorre allargarne lo spettro e

accelerarne l’attuazione. In alcuni casi, i benefici non sono immediati ma questo

è un motivo in più per agire, perseguendo un disegno organico e coerente.

I recenti provvedimenti di riforma del mercato del lavoro hanno esteso

i meccanismi di sostegno del reddito dei disoccupati e ridotto, per i nuovi

contratti, il disincentivo alle assunzioni a tempo indeterminato connesso con

l’incertezza sugli esiti della risoluzione dei rapporti di lavoro. Una valutazione

compiuta degli effetti di questi provvedimenti è prematura; la dinamica

dell’occupazione riflette ancora la debolezza della domanda e gli ampi margini

di capacità produttiva inutilizzata. La forte espansione delle assunzioni a

tempo indeterminato nei primi mesi del 2015, favorita anche dai consistenti

sgravi fiscali in vigore da gennaio, è un segnale positivo; suggerisce che con il

consolidarsi della ripresa l’occupazione potrà crescere e orientarsi verso forme

più stabili.

Esiste tuttavia il rischio, particolarmente accentuato nel Mezzogiorno, che

la ripresa non sia in grado di generare occupazione nella stessa misura in cui

è accaduto in passato all’uscita da fasi congiunturali sfavorevoli. La crisi si è

innestata su una grande trasformazione dettata dal progresso tecnologico e

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2014 12

dalla crescita dell’integrazione tra le economie, con grandi paesi emergenti tra

i protagonisti. La domanda di lavoro da parte delle imprese più innovative

potrebbe non bastare a riassorbire la disoccupazione nel breve periodo. Ne

risentirebbe la stessa sostenibilità della ripresa, che non troverebbe sufficiente

alimento nella spesa interna.

Questo rischio va contrastato sostenendo, anche grazie all’innovazione,

l’attività in settori dove l’Italia ha tradizioni importanti ma carenze di rilievo e

dove vi è ancora bisogno di un elevato contributo di lavoro, diversificato per

competenze e conoscenze. Una maggiore attenzione, maggiori investimenti

pubblici e privati per l’ammodernamento urbanistico, per la salvaguardia del

territorio e del paesaggio, per la valorizzazione del patrimonio culturale possono

produrre benefici importanti, coniugando innovazione e occupazione anche al

di fuori dei comparti più direttamente coinvolti, quali edilizia e turismo.

In questa fase delicata assume rilievo una compiuta integrazione delle

politiche attive e passive del lavoro, come delineato nella legge delega per la

riforma del mercato del lavoro. Sarà più facile adeguarsi al passo dell’innovazione

tecnologica se le competenze necessarie potranno essere acquisite con efficaci

percorsi di riqualificazione e se il sostegno al reddito durante la disoccupazione

consentirà di affrontarli dignitosamente. Ai giovani la scuola deve fornire la

prospettiva di un adeguato ritorno, non solo economico, per l’investimento

in conoscenza. Molti indicatori mostrano da tempo un ritardo sia nei livelli

di istruzione sia nelle competenze funzionali degli italiani. Per migliorare i

programmi di insegnamento, accrescerne la qualità e indirizzare le risorse dove

sono più necessarie non si può prescindere da una valutazione sistematica e

approfondita dei servizi offerti e delle conoscenze acquisite.

La Relazione annuale, rinnovata nell’impostazione e nei contenuti,

include quest’anno un approfondimento sulla Pubblica amministrazione.

Nelle nostre indagini le imprese segnalano con chiarezza le difficoltà dovute

al sovraccarico di adempimenti burocratici e all’instabilità delle norme. Gli

indicatori disponibili ci collocano nel complesso in posizioni arretrate nel

confronto internazionale, anche se in tutte le aree del Paese realtà in ritardo

coesistono con esempi virtuosi. Il rinnovamento dell’amministrazione, avviato

da alcuni anni e che il Governo si è dato come obiettivo, è anche la condizione

per attuare processi di revisione della spesa pubblica che salvaguardino e

potenzino la qualità dei servizi.

In un contesto ancora difficile, la politica di bilancio ha cercato un

equilibrio fra rigore e sostegno dell’economia, in conformità con i margini

di flessibilità esistenti nelle regole europee, mantenendo negli ultimi anni il

disavanzo entro il 3 per cento del PIL. Dopo gli interventi fortemente restrittivi

imposti dalla crisi di fiducia del 2011, è stato appropriato dosare le azioni di

consolidamento di bilancio per non ostacolare la ripresa.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 13 2014

Grazie anche agli interventi di riforma del sistema pensionistico pubblico,

più che in altri paesi europei la sostenibilità di lungo periodo della finanza

pubblica può essere garantita. Tuttavia, dall’inizio della crisi finanziaria

l’incidenza del debito sul prodotto è salita di oltre 30 punti percentuali, al 132

per cento, soprattutto a causa della mancata crescita economica. Il ritorno a

livelli più elevati di crescita nominale del reddito, insieme con una politica

di bilancio ancora prudente, consentirà di avviare una rapida riduzione del

rapporto tra debito e prodotto.

Le banche e il finanziamento dell’economia

La crisi finanziaria globale e le sue ripercussioni sull’economia hanno

sollecitato un’estesa revisione delle norme che a livello internazionale governano

il sistema finanziario. Al ripristino e al mantenimento della stabilità finanziaria

sono stati rivolti decisi interventi sia sul piano della supervisione bancaria, sia

su quello macroprudenziale.

Nell’area dell’euro l’Unione bancaria è stata avviata in tempi assai stretti,

dopo un confronto essenziale tra le istituzioni europee e i governi dei paesi

membri. In Italia sono stati adottati e sono allo studio provvedimenti volti a

rafforzare il sistema bancario, provato dalla lunga recessione, e a metterlo in

grado di sostenere la ripresa dell’economia reale.

Nei mesi scorsi il Parlamento ha riformato il comparto delle banche

popolari. I maggiori tra questi intermediari hanno da tempo superato l’ambito

locale; come le altre grandi banche italiane essi si confrontano oggi con i

cambiamenti imposti dall’integrazione economica e dalla tecnologia. La forma

cooperativa ha limitato il vaglio da parte degli investitori e ha ostacolato la

capacità di accedere con tempestività al mercato dei capitali, in alcuni momenti

cruciale per far fronte a shock esterni. La riforma faciliterà lo svolgimento

efficiente dell’attività di intermediazione creditizia in un mercato reso più

competitivo dall’Unione bancaria.

La necessità che le fondazioni bancarie svolgano il ruolo di azionista nel

rispetto dell’autonomia gestionale delle banche partecipate e diversifichino i

propri investimenti era da tempo sottolineata dalla Banca d’Italia. Il Protocollo

d’intesa fra il Ministero dell’Economia e delle finanze, cui compete la vigilanza

sulle fondazioni, e l’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio muove

in questa direzione. Il limite di concentrazione all’investimento in un singolo

emittente tutela tanto l’interesse delle fondazioni quanto quello degli intermediari.

Viene presidiato il rispetto del divieto di controllo delle banche partecipate,

anche congiunto o di fatto; viene migliorata la qualità degli organi,

rafforzandone il grado di indipendenza.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2014 14

Affinché le banche di credito cooperativo possano continuare a sostenere

territori e comunità locali preservando lo spirito mutualistico che le contraddistingue

vanno perseguite forme di integrazione basate sull’appartenenza a

gruppi bancari. La scarsa diversificazione dei rischi e la difficoltà di irrobustire

il patrimonio stanno determinando, in non pochi casi, situazioni di crisi.

L’associazione di categoria è impegnata a formulare proposte concrete, che

saranno valutate alla luce della loro capacità di rimuovere gli ostacoli alla ricapitalizzazione

e di risolvere i problemi di questi intermediari. Il cambiamento

non può essere procrastinato.

Emergono segni di miglioramento nel mercato del credito. Le nuove

erogazioni sono tornate a crescere dagli ultimi mesi del 2014; in marzo i prestiti

alle imprese erano del 2,2 per cento più bassi di un anno prima, con una forte

attenuazione della caduta che osserviamo da tre anni. L’ampio ricorso delle

banche italiane alle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine

e l’avvio degli acquisti di titoli pubblici da parte dell’Eurosistema hanno

consentito una diminuzione significativa del costo della raccolta bancaria; si

sono tradotti in un graduale miglioramento di quello del credito. I tassi di

interesse sui nuovi prestiti alle imprese sono scesi dall’inizio dello scorso anno

di oltre un punto percentuale; il differenziale rispetto a quelli tedeschi e francesi

si è più che dimezzato rispetto ai massimi di due anni prima. Nel corso del

2014 il calo dei tassi, che in precedenza aveva riguardato quasi esclusivamente

le imprese esportatrici e di maggiori dimensioni, si è esteso anche alle aziende

operanti sul mercato interno e di dimensioni minori.

Le condizioni creditizie restano tuttavia eterogenee. Nei settori

dell’economia dove le prospettive sono già migliorate i prestiti alle aziende con

condizioni finanziarie equilibrate hanno ricominciato a crescere. Nei settori

per i quali la ripresa è più lenta, in particolare nelle costruzioni, si registra

invece tuttora una flessione.

Nel primo trimestre di quest’anno la qualità del credito e la redditività

dei maggiori gruppi bancari hanno dato segni di miglioramento, ma l’eredità

della recessione pesa ancora sui bilanci delle banche. Alla fine del 2014 la

consistenza delle sofferenze è arrivata a sfiorare i 200 miliardi, il 10 per cento

del complesso dei crediti; gli altri prestiti deteriorati ammontavano a 150

miliardi, il 7,7 per cento degli impieghi. Prima della crisi, nel 2008, l’incidenza

delle partite deteriorate era, nel complesso, del 6 per cento. A fronte di queste

esposizioni le banche accantonano risorse cospicue; effettuano svalutazioni che

assorbono larga parte del risultato operativo e limitano l’autofinanziamento.

Ne deriva un vincolo all’erogazione di nuovi prestiti.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 15 2014

L’elevata consistenza dei prestiti deteriorati risente anche dei tempi molto

lunghi e variabili delle procedure di insolvenza e di recupero dei crediti, a loro

volta dovuti alla farraginosità della giustizia civile. Queste diffuse inefficienze

deprimono il valore attribuito agli attivi deteriorati dai potenziali acquirenti,

ne disincentivano la cessione sul mercato. Lo sfavorevole trattamento fiscale

delle rettifiche su crediti, sebbene attenuato, non ne consente ancora la

deducibilità immediata dal reddito imponibile, come invece avviene negli

altri principali paesi europei; determina l’accumulo di attività per imposte

anticipate. Sono in via di definizione misure per rimuovere questi svantaggi

competitivi, che indeboliscono il sistema bancario italiano.

Lo sviluppo di un mercato secondario dei crediti deteriorati, oggi

pressoché inesistente, contribuirebbe a riattivare appieno il finanziamento di

famiglie e imprese. Proponiamo da tempo iniziative in questa direzione, anche

con il concorso del settore pubblico; stiamo collaborando con il Governo a

disegnarle, nel rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato. È in corso

sul tema una discussione con le autorità europee, che auspichiamo sia rapida

e costruttiva.

Nel 2014 il forte incremento dei coefficienti patrimoniali delle banche

italiane – saliti in media all’11,8 per cento per la componente di migliore

qualità, dal 10,5 dell’anno precedente – è stato conseguito soprattutto grazie

agli aumenti di capitale realizzati nella prima parte dell’anno, da noi sollecitati;

il contributo dell’autofinanziamento è risultato, per il sistema nel suo

complesso, negativo. Per recuperare redditività le banche possono contenere

ancora i costi e ampliare le fonti di ricavo.

Non pochi intermediari, soprattutto di medie dimensioni, stanno valutando

operazioni di concentrazione, anche in risposta alle recenti innovazioni

normative. I benefici potenziali delle operazioni sono cospicui ma non scontati;

richiedono interventi decisi sul piano organizzativo, nella razionalizzazione dei

sistemi distributivi, nella gestione dei rischi, nel ricorso alla tecnologia.

La revisione degli standard prudenziali internazionali mira a proteggere

l’integrità del sistema bancario quale infrastruttura fondamentale per il

funzionamento di una moderna economia di mercato. Le nuove regole su

capitale, leva e liquidità, la definizione di meccanismi per la risoluzione

delle crisi renderanno il sistema più stabile e ridurranno gli effetti di tali

crisi sull’economia e sui conti pubblici. Al tempo stesso, ne deriveranno una

riduzione della capacità delle banche di assumere rischi e una diminuzione

strutturale del rendimento dei capitali in esse investiti. L’erogazione di prestiti

diverrà più selettiva; andrà stimolato lo sviluppo di forme alternative di

finanziamento, necessarie per evitare una carenza di risorse per l’economia

reale, da promuovere in un quadro regolamentare ben definito.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2014 16

In prospettiva, lo spostamento di una parte del processo di intermediazione

dalle banche ai mercati potrà giovare sia alle imprese sia alle famiglie,

consentendo alle prime di ampliare le fonti di finanziamento, alle seconde

di diversificare maggiormente il risparmio. Le banche potranno mantenere

un ruolo centrale all’interno del sistema finanziario se sapranno accompagnare

questa evoluzione espandendo l’attività dal lato dei servizi e affiancando

le imprese nella raccolta diretta di capitali. Una tale tendenza è in atto in

molti paesi, ma da noi la transizione non sarà facile. Lo scarso sviluppo del

mercato italiano dei capitali riflette le caratteristiche della struttura produttiva

e le conseguenti difficoltà di valutare rischi e opportunità degli investimenti

finanziari.

La leva finanziaria delle banche, misurata dal rapporto tra passività

complessive e capitale proprio, si sta riducendo in tutti i maggiori paesi. Negli

Stati Uniti quella dei dieci principali istituti si è dimezzata dal 2007; gli effetti

sull’offerta di finanziamenti complessivi all’economia sono stati limitati grazie

all’apporto dei mercati; i titoli obbligazionari rappresentano oltre il 40 per

cento dei finanziamenti alle imprese.

Il grado di leva delle banche si è molto ridotto anche nell’area dell’euro, in

relazione sia agli aumenti di capitale sia alla diminuzione del credito. Dal 2007

i prestiti alle imprese sono scesi, in rapporto al PIL, di cinque punti percentuali,

al 42 per cento. Le possibilità di compensazione offerte dal mercato finanziario

sono contenute: alla fine del 2014 le obbligazioni rappresentavano poco più

del 10 per cento dei debiti finanziari delle imprese. In mancanza di un forte

aumento della loro capacità di autofinanziamento, un riequilibrio troppo

rapido dei bilanci bancari finirebbe per avere effetti prociclici sull’economia,

rischiando di innescare circoli viziosi tra riduzione del credito e indebolimento

dell’attività produttiva.

La costruzione di un sistema articolato – in grado di offrire all’economia,

non nell’ombra ma in piena trasparenza, il necessario sostegno finanziario –

è un obiettivo indifferibile. La Commissione europea ha avanzato proposte

per la realizzazione di una Unione dei mercati dei capitali entro il 2019. Le

riforme prospettate mirano a rimuovere gli ostacoli alla raccolta di capitale di

rischio e di debito, in particolare da parte delle piccole e medie imprese e al

di fuori dei confini nazionali. Il successo dell’iniziativa richiede di procedere

anche nell’armonizzazione delle legislazioni in materia societaria, fallimentare,

fiscale.

In Italia sono stati compiuti interventi importanti per rafforzare il

mercato dei capitali. L’emissione di capitale di rischio da parte delle imprese

è stata incentivata con la sostanziale eliminazione dello svantaggio fiscale nei

confronti del finanziamento con debito. Sono stati introdotti benefici, sempre

di natura fiscale, per le quotazioni in borsa e per i fondi di venture capital e

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 17 2014

incentivi all’emissione di obbligazioni da parte di società non quotate. È stata

estesa alle compagnie di assicurazione la facoltà di erogare prestiti; sono stati

regolamentati i fondi di credito. Un ulteriore contributo verrà dalla riforma

dell’intermediazione finanziaria non bancaria, la cui attuazione è a uno stadio

avanzato. I risultati di questi interventi sono positivi, ma rimane molta strada

da percorrere, anche sul piano dell’informazione e della formazione finanziaria.

La Vigilanza e l’Unione bancaria

Il Meccanismo di vigilanza unico sulle banche dell’area dell’euro

ha iniziato a operare il 4 novembre dello scorso anno. Il suo avvio è stato

preceduto da una valutazione approfondita dei bilanci delle principali banche,

con l’obiettivo di accrescere trasparenza e fiducia. È stata la prima prova di

funzionamento del nuovo sistema; ha richiesto un confronto serrato tra prassi

e culture di vigilanza nazionali. I risultati hanno confermato la capacità del

sistema bancario italiano nel suo complesso di resistere a shock estremi, sebbene

esso non abbia beneficiato di un significativo sostegno pubblico durante la

crisi. Esigenze di capitale aggiuntive sono emerse con riferimento all’ipotetico

scenario avverso dello stress test per due intermediari, da tempo all’attenzione

della Vigilanza italiana; entrambi sono ora impegnati nel completamento dei

piani di rafforzamento patrimoniale.

Considerati la complessità istituzionale del nuovo meccanismo, i tempi

particolarmente brevi per la sua realizzazione e l’eterogeneità delle prassi nazionali

di supervisione, i risultati raggiunti sono positivi. Le regole di funzionamento

del nuovo sistema di vigilanza sono state definite. I meccanismi decisionali

si stanno affinando; il programma di supervisione per il 2015, concordato

per la prima volta a livello comune, è in fase di attuazione. L’integrazione di

esperienze e conoscenze richiederà tempo; si dovrà basare, a tutti i livelli, su

una cooperazione fruttuosa così come su un’aperta dialettica.

Nei mesi scorsi sono stati avviati progetti di ampia portata; particolare

importanza riveste quello sulla verifica della valutazione della rischiosità degli

attivi effettuata dalle banche sulla base di modelli interni a suo tempo validati

dalle autorità nazionali. Si mira a garantire l’uniformità nella valutazione dei

rischi e l’accuratezza nella misurazione delle attività ponderate per i rischi.

Anche nel Comitato di Basilea sono in corso iniziative per accrescere trasparenza

e comparabilità dei modelli interni. La Banca d’Italia ne condivide pienamente

gli obiettivi.

I requisiti patrimoniali comunicati alle principali banche dalla BCE in

febbraio, a seguito dell’attività di revisione prudenziale per il 2014, sono

in ampia misura basati sull’esito dell’esercizio di valutazione approfondita

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2014 18

condotto lo scorso anno. Si stanno ora definendo i criteri con cui saranno

fissati in futuro gli obiettivi di capitale delle banche. L’esigenza primaria di

garantire la solidità delle singole istituzioni andrà soddisfatta senza attenuare,

in questa fase di ancora incerta ripresa, la capacità complessiva di erogare

credito all’economia.

Dall’anno prossimo entrerà in funzione il meccanismo unico di risoluzione

delle crisi bancarie definito a livello europeo. Esso introdurrà importanti

innovazioni, incidendo su legislazioni e prassi per la gestione delle crisi, in

passato assai differenziate tra paesi. Si avvarrà degli strumenti armonizzati

previsti dalla direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche, che ha

recepito in Europa i criteri emanati a livello internazionale dal Financial

Stability Board.

Il meccanismo mira a rendere omogenee le politiche di risoluzione delle

crisi bancarie nell’area dell’euro, garantirne la gestione unitaria per i gruppi

a operatività transfrontaliera, attenuare i rischi connessi con il fallimento

di intermediari sistemici. Renderà disponibili, a regime, risorse comuni

per i necessari interventi. Come per la vigilanza, si avrà una ripartizione di

competenze fra l’autorità centrale – il Comitato unico di risoluzione – e le

autorità nazionali, in relazione alle caratteristiche degli intermediari. Nelle

decisioni saranno coinvolte diverse istituzioni: la Commissione, il Consiglio

europeo, la BCE, le autorità di vigilanza e di risoluzione nazionali. Il processo

è molto articolato; andranno definite procedure decisionali fluide ed efficaci.

L’eventuale risoluzione di intermediari molto grandi e complessi richiederà

inoltre di disporre di un’adeguata rete di sicurezza a livello europeo, da attivare

in breve tempo. Potrà anche essere necessario accrescere la dotazione del Fondo

di risoluzione unico, finanziato con i contributi delle banche.

La direttiva introduce un approccio del tutto nuovo alla risoluzione

delle crisi bancarie, il cosiddetto bail-in, in base al quale le risorse per far

fronte alle crisi vanno trovate in primo luogo fra gli azionisti e i creditori

dell’intermediario, al fine di contenere i costi per i contribuenti. L’obiettivo

è di evitare l’incentivo a comportamenti opportunistici generato dal sussidio

implicito dello Stato e di accrescere la disciplina di mercato. L’approccio

prevede il potere di assoggettare a questo regime un’ampia gamma di passività

bancarie, ad eccezione in particolare dei depositi protetti e delle obbligazioni

garantite.

Gli investitori devono essere consapevoli dei rischi sottostanti il nuovo

sistema di gestione delle crisi. La clientela, specie quella meno in grado di

selezionare correttamente i rischi, andrà adeguatamente informata del fatto

che, nel caso detenga strumenti diversi da depositi e titoli garantiti, potrebbe

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 19 2014

dover contribuire alla risoluzione di una banca. Nel nuovo contesto va valutata

l’opportunità di iniziative volte a riservare l’acquisto degli strumenti più

rischiosi a investitori professionali.

Il termine per il recepimento della direttiva sul risanamento e sulla

risoluzione delle banche è scaduto alla fine dell’anno scorso; dal 1° gennaio del

2016 dovranno essere introdotte nel nostro ordinamento anche le previsioni

sul bail-in. È urgente provvedere: non solo per evitare di essere messi in mora

dalle istituzioni europee, ma anche perché il recepimento è necessario per

garantire la certezza del diritto e consentire alle autorità di esercitare i nuovi

compiti con gli strumenti che il legislatore europeo ha loro attribuito. In

questa fase di transizione, in cui i nuovi strumenti non sono ancora utilizzabili

e i meccanismi di intervento tradizionali sono frenati o resi indisponibili

dalle norme europee, la risoluzione di crisi bancarie dovute alla recessione o a

mala gestio è più difficile. Auspichiamo una rapida approvazione della delega

all’esame delle Camere in modo da consentire al Governo l’emanazione dei

decreti delegati necessari per adeguare il quadro normativo italiano a questo

ulteriore passaggio dell’Unione bancaria.

* * *

L’attività di regolazione dell’economia non può ignorare i meccanismi

di mercato. L’esperienza insegna che con direttive dall’alto difficilmente

si individuano i migliori sentieri di sviluppo. Non mancano i casi in cui

l’intervento pubblico non va a favore della collettività e distorce l’allocazione

delle risorse. Per legge non si produce ricchezza e non si creano posti di lavoro

in modo sano o stabile; né si possono ignorare i vincoli di bilancio, se non a

prezzo di gravi danni.

Ma si può, anzi si deve intervenire dove il mercato incontra i suoi limiti,

aiutandolo a generare sviluppo economico e occupazione. Non vi è mercato

che funzioni in modo efficiente ed equo senza istituzioni che ne tutelino le

regole del gioco e assicurino legalità e trasparenza; non vi è sviluppo solido e

bilanciato senza le opere collettive che il mercato, da solo, non riesce a fornire.

Questi limiti sono ben noti alla teoria economica; la crisi globale li ha riproposti

drammaticamente alla nostra attenzione.

Nel settore finanziario i fallimenti del mercato non sono rari. Vi sono

certamente comportamenti scorretti e azioni predatorie, che le autorità, tra esse

la Vigilanza, devono per quanto possibile prevenire e sanzionare con severità.

Vi sono, altresì, asimmetrie informative, difficoltà di coordinare le aspettative

degli operatori, meccanismi di amplificazione delle oscillazioni di prezzo, in

grado di generare euforia o panico e, in determinati casi, di recidere i legami

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2014 20

tra prezzi e realtà economica. I prezzi possono talora perdere la loro funzione

essenziale di guida all’allocazione delle risorse, di orientamento delle scelte di

consumatori, imprese, investitori.

Il governo dell’economia e della finanza richiede di accompagnare

l’evoluzione del mercato senza imbrigliarne la forza. Non esistono formule

infallibili per trovare questo equilibrio. Occorrono regole chiare e applicate

imparzialmente, ma anche la capacità di assumere, a seconda delle circostanze,

decisioni adeguate e tempestive.

In Europa regolazione e azione pubblica in materia economica e finanziaria

sono in larga misura una questione comune, non più riservata ai singoli Stati.

Le cessioni di sovranità in questo campo, anche per l’urto della crisi, sono

state e sono rilevanti; la condivisione delle responsabilità è sempre più la

regola, non l’eccezione. Questo vale per la politica monetaria, vale dallo scorso

anno per la supervisione sulle banche, varrà dal prossimo per la risoluzione

di crisi bancarie. Politiche comuni si applicano al commercio, all’agricoltura,

alla pesca. La politica della concorrenza, con le sue regole, è uno strumento

essenziale per garantire il buon funzionamento del mercato interno.

Quanto più l’integrazione procede e le sfide diventano pressanti e globali,

tanto più deve rafforzarsi la capacità di governo dell’Unione europea. Sono stati

fatti passi avanti: regole, istituzioni, reti di sicurezza vengono progressivamente

condivise. Anche se il percorso non è sempre lineare, il progresso è innegabile,

deve continuare. Nella Commissione, in particolare, convivono un’anima

tecnica, custode delle regole comuni, e l’embrione di un governo politicamente

responsabile. Va trovata una sintesi nell’interesse del corretto funzionamento

del mercato interno e dell’economia europea.

Le autorità di politica monetaria e di supervisione bancaria, di cui le

norme europee sanciscono l’indipendenza rispetto alle istituzioni politiche,

ricercano un bilanciamento tra regole e discrezionalità: non arbitrio, ma

neanche applicazione acritica e miope delle regole. Si dà conto, nei modi e nei

tempi più opportuni, delle azioni e delle decisioni; si pone attenzione tanto alle

inefficienze dello Stato quanto a quelle del mercato. Questo spiega, in politica

monetaria, il ricorso agli interventi non convenzionali; nella vigilanza, la ricerca

di un equilibrio, che non vuol dire lassismo, tra interventi microprudenziali sui

singoli soggetti vigilati e compatibilità macroprudenziali, riferite alla stabilità

complessiva del sistema finanziario.

Il rispetto sostanziale delle regole a tutela del mercato e della parità

concorrenziale resta imprescindibile. Ma nel valutare il ruolo pubblico nella

prevenzione e risoluzione delle crisi, non solo finanziarie, vanno approfondite

le ragioni che differenziano politiche volte ad attivare i meccanismi di mercato

da aiuti di Stato distorsivi della concorrenza.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 21 2014

Le autorità nazionali, politiche e tecniche, sono essenziali nel processo

di decisione europeo. Sta a ciascuno Stato membro esercitare il proprio ruolo

nell’interesse collettivo, senza trascurare le esigenze e le priorità nazionali ma

affrontandole efficacemente nel contesto europeo. Nel dibattito tra paesi,

talvolta difficile e teso, si fa meglio ascoltare chi dimostra di far bene a casa

propria, di onorare appieno i propri impegni. Sia anche questo uno sprone

a consolidare ed estendere i progressi compiuti, in Italia come nel comune

cammino in Europa.

 

Il presente fascicolo

è stato stampato il 26 maggio 2015

presso la Divisione Editoria e stampa

della Banca d’Italia in Roma

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Fonte: sito della Banca d'Italia