esercizio

centoventesimo esercizio                      Considerazioni finali

                                              Assemblea Ordinaria dei Partecipanti

                                                       Roma, 30 maggio 2014

                                            anno 2013 - centoventesimo esercizio

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 3 2013

Signori Partecipanti, Autorità, Signore, Signori,

 nell’area dell’euro dall’autunno scorso la politica monetaria fronteggia

uno scenario di inflazione assai bassa, non coerente con l’obiettivo di

stabilità dei prezzi, in un contesto di crescita dell’economia ancora modesta

e diseguale; si sono intensificati i lavori per il varo, il prossimo novembre,

del Meccanismo di vigilanza unico ed è proseguito il cammino per il

completamento dell’Unione bancaria; sono stati compiuti progressi rilevanti

per la piena operatività dell’area unica dei pagamenti. In Italia, il rientro

dalla fase più acuta della crisi ha seguito un percorso reso a tratti accidentato

dall’incertezza politica; la ripresa stenta ad avviarsi, rendendo pressante

l’esigenza di procedere nell’azione di riforma.

Per la Banca d’Italia l’innovazione più importante ha riguardato

l’assetto proprietario; è stato rafforzato l’impegno per l’ammodernamento

dell’organizzazione e dei sistemi gestionali, proseguendo nel contenimento

dei costi operativi. I risultati dell’esercizio 2013 consentono di sottoporre

all’Assemblea una proposta di ripartizione degli utili che, in aggiunta agli

accantonamenti al fondo rischi generali, prospetta congrue assegnazioni alle

riserve a fronte dei rischi connessi con la crisi; tenuto conto delle condizioni

di mercato, la proposta prevede la corresponsione ai partecipanti di un

dividendo pari a 380 milioni; riconosce allo Stato l’importo residuo di 1,9

miliardi, che si aggiunge a imposte di competenza per 1,6 miliardi.

La riforma dell’assetto proprietario della Banca d’Italia, definita dal

Parlamento, presenta aspetti tecnici la cui complessità ha distolto l’attenzione

pubblica dagli obiettivi conseguiti. Il nuovo assetto conferma il modello di

partecipazione basato sull’industria finanziaria, comune ad altre importanti

banche centrali; ribadisce l’impossibilità per i partecipanti di influire

sull’esercizio delle funzioni istituzionali della Banca. Esso supera tratti

anacronistici e anomalie maturati nel corso di decenni; rende più trasparente

il processo di distribuzione degli utili; chiarisce, circoscrivendoli, i diritti

economici e patrimoniali dei partecipanti. Questi ultimi continuano a non

avere alcun diritto sulle riserve valutarie e auree, la cui funzione pubblica è

fuori discussione.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2013 4

Il valore del capitale, stabilito dalla legge in 7,5 miliardi di euro (contro

i 300 milioni di lire fissati nel 1936), è coerente con la stima effettuata

dalla Banca d’Italia su incarico del Governo; tale valutazione, che aveva

individuato un valore minimo e uno massimo, è stata condivisa da esperti

di comprovata competenza e indipendenza; risultati e metodi sono stati resi

pubblici. L’aumento è stato operato con il trasferimento a capitale di parte

delle riserve statutarie, senza incidere sul patrimonio complessivo della Banca

e senza oneri per la finanza pubblica.

La riforma evita indebiti trasferimenti di ricchezza a vantaggio o a danno

dei partecipanti. Nel precedente assetto, in aggiunta ai dividendi i partecipanti

percepivano una somma proporzionale alle riserve statutarie della

Banca, destinate ad aumentare indefinitamente nel tempo per l’automatico

reinvestimento dei loro frutti e l’accantonamento di parte degli utili annuali.

Nell’eliminare i diritti dei partecipanti sulle riserve statutarie, le nuove regole

hanno sancito che spetta loro il solo dividendo a valere sull’utile netto, fino

a un massimo del 6 per cento del capitale, quindi non oltre 450 milioni.

Importi crescenti nel tempo senza limiti sono stati sostituiti da dividendi

inizialmente più alti ma soggetti a un limite massimo fisso.

La concentrazione delle partecipazioni in capo ai principali gruppi bancari

tendeva ad alimentare la percezione – erronea ma persistente – di possibili

ingerenze nell’esercizio delle nostre funzioni istituzionali. La riforma ha ampliato

la platea dei potenziali sottoscrittori del capitale, ha posto un tetto del 3 per

cento al possesso delle quote e ha previsto misure incisive per promuoverne

la redistribuzione così da ricondurle entro quel limite. Ci aspettiamo che i

partecipanti interessati provvedano in tempi rapidi a eliminare autonomamente

le eccedenze; la natura dei diritti associati alla partecipazione è ora definita con

certezza; ciò favorisce le negoziazioni, consentendo la trasparente formazione

del prezzo. Ci adopereremo per agevolare questo processo.

L’importo effettivo dei dividendi sarà deciso, anno per anno, in funzione

dei risultati d’esercizio e delle esigenze di patrimonializzazione della Banca.

Per favorire il rispetto del limite di partecipazione, la Banca potrà acquistare

temporaneamente le quote; ci avvarremo di questa facoltà solo se necessario

e con modalità tali da non comportare in alcun caso l’assunzione di rischi

di perdite.

L’acquisita chiarezza circa il valore realizzabile dalla vendita delle quote e la

prospettiva di scambi di mercato rendono possibile includerle nel patrimonio

di vigilanza delle banche e delle assicurazioni, con potenziali, contenuti, effetti

positivi sull’offerta di credito. Le quote non contribuiscono a determinare il

capitale iniziale delle banche valido ai fini della revisione della qualità degli

attivi bancari che la BCE sta attualmente conducendo in collaborazione con

le autorità di vigilanza nazionali.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 5 2013

 La Banca d’Italia: un’istituzione aperta al cambiamento

Nell’esercizio delle proprie funzioni, la Banca gestisce risorse affidatele

nell’interesse nazionale ed europeo perseguendo un esplicito obiettivo di efficienza.

Essa è impegnata da tempo in un’opera di razionalizzazione organizzativa.

Delle iniziative intraprese anche in questo campo si dà conto diffusamente

nella Relazione sulla gestione e sulle attività, che include un paragrafo

dedicato all’evoluzione dei costi negli ultimi anni.

Facendo leva sulla tecnologia, abbiamo dato impulso all’ammodernamento

del sistema dei pagamenti ed effettuato investimenti considerevoli

nell’informatizzazione delle attività svolte dalle Filiali; ne è derivata, dalla

metà degli anni novanta, una riduzione progressiva delle risorse necessarie

per l’espletamento dei compiti di cassa e di tesoreria dello Stato. Tra il 2008 e

il 2010, con la riorganizzazione della rete territoriale, il numero delle Filiali è

stato ridotto da 97 a 58; di queste ultime, 31 sono state trasformate in unità

leggere e specializzate. Il costo annuo della rete è diminuito di circa il 25 per

cento in termini reali. è in corso una nuova riflessione, aperta al contributo

delle organizzazioni sindacali, sulle migliori modalità per assicurare un’efficiente

presenza della Banca sul territorio.

All’inizio di quest’anno è stata riorganizzata l’Amministrazione centrale:

in luogo delle preesistenti aree funzionali sono stati costituiti 8 dipartimenti,

dotati di responsabilità autonome di gestione; sono stati unificati i servizi

con competenze in materia di risorse umane; sono state concentrate in una

struttura specializzata le attività per l’acquisizione di beni e servizi; è stato

ridotto il numero delle unità dedicate ai compiti amministrativi.

La compagine dell’Istituto, considerando anche il personale dell’Ufficio

italiano dei cambi assorbito dalla Banca nel 2008, si è ridotta dal picco

di oltre 10.000 addetti dei primi anni novanta a 7.850 alla vigilia della

riforma territoriale, per scendere ancora agli attuali 7.000 circa. Nell’ultimo

quadriennio i costi operativi della Banca sono stati complessivamente

abbattuti del 14 per cento in termini reali.

Continueremo a muovere lungo queste linee, sottoponendo a un vaglio

attento le singole componenti della spesa. L’azione di riforma, tuttora in corso,

ha consentito di contenere i costi e di aumentare l’efficienza, garantendo la

qualità del servizio e valorizzando la professionalità del personale.

La riduzione delle risorse impiegate e dei costi sostenuti è stata conseguita

nonostante l’ampliamento della gamma dei compiti svolti e la loro crescente

complessità. L’integrazione nel contesto europeo non ha determinato, con la

creazione della Banca centrale europea, né determinerà, con l’Unione bancaria,

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2013 6

una diminuzione delle responsabilità delle autorità nazionali nel campo della

politica monetaria e della vigilanza.

Le decisioni di politica monetaria della BCE vengono assunte collegialmente

dal Consiglio direttivo, di cui fanno parte nel comune interesse

europeo i Governatori di tutte le banche centrali nazionali dell’Eurosistema,

che si avvalgono a questo fine delle analisi sviluppate dalle rispettive strutture.

Lo stesso lavoro istruttorio della BCE si svolge attraverso un’intensa attività

di comitati e gruppi di lavoro a cui partecipano esperti delle banche centrali

nazionali.

La capacità di analisi e di ricerca della Banca d’Italia, in campo economico,

statistico e giuridico, è anche posta direttamente al servizio del Paese, con la

consulenza e il sostegno operativo forniti al Parlamento, al Governo e alle

altre istituzioni, e con l’attività svolta nelle sedi internazionali.

È interamente delegata alle banche centrali nazionali l’attuazione degli

indirizzi della politica monetaria: interventi sui mercati, rifinanziamento

degli intermediari, acquisizione, gestione e valutazione delle garanzie prestate

da questi ultimi per ottenere liquidità.

Nell’ambito della funzione di banca centrale rientrano la produzione e

la distribuzione delle banconote: il nostro stabilimento stampa circa il 18 per

cento della moneta cartacea prodotta nell’area dell’euro, con un picco lo scorso

anno di 1,36 miliardi di biglietti. La Banca d’Italia regolamenta e controlla

l’attività delle banche e degli altri soggetti che gestiscono il contante, svolgendo

analisi a distanza e ispettive con il coinvolgimento della rete territoriale.

Il nostro Istituto sviluppa e gestisce le piattaforme e le infrastrutture

tecnologiche per la compensazione e il regolamento delle transazioni finanziarie

nazionali; a noi e alla Deutsche Bundesbank è affidata la gestione operativa

del sistema TARGET2 per il regolamento dei pagamenti all’ingrosso nell’area

dell’euro. A questo si affiancherà la piattaforma TARGET2-Securities per

il regolamento delle operazioni in titoli nell’area, in corso di sviluppo. La

Banca d’Italia è l’autorità nazionale competente ai fini della realizzazione

dell’Area unica dei pagamenti in euro (SEPA) per le transazioni al dettaglio;

gestisce, anche attraverso le Filiali, la tesoreria statale; esercita la sorveglianza

sul sistema dei pagamenti e sulle infrastrutture del mercato finanziario, in

collaborazione con le analoghe autorità europee; vigila, insieme con la Consob

sulle negoziazioni all’ingrosso dei titoli pubblici e sulle attività di liquidazione

e garanzia degli scambi finanziari (post trading).

Con l’Unione bancaria, da novembre sarà operativo il Meccanismo di

vigilanza unico costituito dalla BCE e dalle autorità nazionali competenti dei

paesi partecipanti dell’Unione europea. Con il contributo determinante di

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 7 2013

queste ultime, la BCE vigilerà sulle banche identificate come “rilevanti” in

base a criteri specifici, tra i quali la dimensione. Per l’Italia dovrebbero essere

inclusi quasi tutti i 15 intermediari attualmente sottoposti all’esercizio di valutazione

approfondita dei bilanci (comprehensive assessment). Le autorità nazionali

continueranno a esercitare direttamente la vigilanza su tutte le altre banche

– da noi circa 600 – in base a criteri e metodologie comuni che garantiranno

l’unicità dell’azione di supervisione.

Il Consiglio di vigilanza, organismo incaricato di preparare le decisioni

da sottoporre al Consiglio direttivo della BCE e già operativo, è costituito

da rappresentanti della stessa BCE e delle autorità nazionali, tra cui la Banca

d’Italia. Sono già attivi comitati nei quali gli esperti dei singoli paesi affrontano

i temi di comune interesse.

La qualità della vigilanza europea dipenderà strettamente dal contributo

delle autorità che hanno maturato maggiore esperienza nell’attività di

supervisione. Siamo ora impegnati ad assicurare l’adozione delle migliori

pratiche nella supervisione accentrata, collaboriamo nell’ambito dell’Autorità

bancaria europea alla definizione di un sistema omogeneo di regole, idoneo a

garantire condizioni di parità concorrenziale. Per partecipare in modo incisivo

al processo decisionale della vigilanza bancaria europea, estenderemo le nostre

analisi all’industria bancaria e ai maggiori intermediari degli altri paesi.

L’avvio del meccanismo unico di vigilanza inciderà sull’operatività

quotidiana di tutte le autorità coinvolte: i controlli a distanza sulle banche

rilevanti verranno svolti da squadre composte da personale della BCE e delle

autorità nazionali; le ispezioni saranno condotte da gruppi in cui gli esperti

nazionali potranno essere affiancati da quelli di altri paesi.

Sono affidati alla vigilanza prudenziale della Banca d’Italia le società di

intermediazione mobiliare e di gestione del risparmio, le società finanziarie,

gli istituti di pagamento, gli istituti di moneta elettronica. La Banca ha piena

competenza su tutti gli intermediari, compresi quelli bancari, in materia di

tutela della trasparenza e della correttezza nei rapporti fra intermediari e clienti;

è impegnata a promuovere un maggiore grado di consapevolezza finanziaria

tra il pubblico e, in particolare, nelle scuole; continuerà a prestare assistenza

ai collegi per la risoluzione delle controversie per il tramite dell’Arbitro

Bancario Finanziario. Le nostre Filiali forniscono un contributo importante

allo svolgimento di queste attività.

La stabilità finanziaria richiede un impegno sul piano macroprudenziale.

In questo ambito la Banca partecipa al Comitato europeo per il rischio sistemico

e ai lavori del Financial Stability Board e del G20 per il completamento

delle riforme volte ad assicurare un sistema finanziario più resistente e solido.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2013 8

Un impegno crescente viene rivolto al contrasto del riciclaggio e del

finanziamento del terrorismo nell’ambito della Vigilanza e con l’Unità di

informazione finanziaria, organismo dotato di autonomia di gestione, istituito

presso la Banca d’Italia che ne regola il funzionamento e fornisce le necessarie

risorse umane, finanziarie e tecnologiche.

Nel gennaio dello scorso anno è stato costituito il nuovo Istituto di

vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) in stretto collegamento con la vigilanza

bancaria e finanziaria. L’Istituto è presieduto dal Direttore Generale della

Banca d’Italia, che lo gestisce insieme con due Consiglieri. I provvedimenti

con rilevanza esterna sono decisi ed emanati dal Direttorio della Banca

integrato dai due Consiglieri. Ampia e crescente è la collaborazione fra le

strutture dei due istituti.

Le funzioni pubbliche affidateci, che ho voluto oggi riepilogare, richiedono

tecnologie adeguate e, più ancora, risorse umane di qualità. Le competenze,

la motivazione, l’impegno delle persone sono centrali nel preservare l’efficacia

dell’azione dell’Istituto e la sua reputazione. Ci adoperiamo affinché la

Banca d’Italia mantenga la capacità di attrarre giovani di talento, al termine

di percorsi di studio rigorosi. Siamo consapevoli di poter ancora migliorare

l’organizzazione del lavoro anche ripensando l’utilizzo e i percorsi di sviluppo

professionale dei singoli, in un corretto confronto con le rappresentanze

sindacali. Con il Consiglio Superiore e il Direttorio, ringrazio il personale

della Banca per la capacità, l’impegno e la passione con cui svolge le proprie

funzioni.

 L’uscita dalla crisi dei debiti sovrani: la politica monetaria,

l’Europa, l’Italia

Le condizioni finanziarie nell’area dell’euro sono molto migliorate dallo

scorso anno. Dopo l’Irlanda, anche la Grecia e il Portogallo sono tornati a

emettere titoli di Stato. Il rendimento dei Buoni del Tesoro decennali è sceso al

3 per cento, meno della metà del picco di novembre del 2011. Il differenziale

con i titoli tedeschi è ora intorno ai 160 punti base; aveva toccato 550 punti

nel novembre del 2011, era ancora di 470 punti nel luglio 2012.

Il contributo della politica monetaria è stato determinante: nelle fasi acute

della crisi ha evitato che la situazione precipitasse; ha contribuito a fugare i

timori degli investitori sull’integrità dell’Unione economica e monetaria; ha

accompagnato l’attuazione di riforme importanti a livello nazionale e nella

governance europea.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 9 2013

Dalla scorsa estate si sono registrati nell’area cospicui afflussi di capitali in

uscita dalle economie emergenti, in connessione soprattutto con l’annuncio

da parte della Riserva federale della graduale riduzione dell’accomodamento

monetario. L’ulteriore pressione al ribasso sui tassi di interesse a lungo

termine in euro che ne è derivata potrebbe risultare transitoria; una politica

monetaria meno espansiva negli Stati Uniti potrebbe provocare un rimbalzo

dei rendimenti globali. La volatilità sui mercati finanziari dei paesi avanzati

è scesa ben al di sotto della norma storica, raggiungendo livelli che in

passato hanno a volte preceduto rapidi mutamenti dell’orientamento degli

investitori. Le oscillazioni dei tassi sui titoli pubblici registrate nelle ultime

settimane ci rammentano quanto i mercati siano sensibili a ogni segnale di

incertezza.

Il consolidamento dei conti pubblici nei paesi colpiti dalla crisi, necessario

in sé e inderogabile per eliminare i dubbi sulla sostenibilità dei debiti,

costituisce una garanzia contro il riacutizzarsi delle tensioni sui mercati dei

titoli sovrani nell’area dell’euro. Ma i costi congiunti della recessione e di

politiche di bilancio restrittive sono stati elevati. Lo stato dell’economia resta

fragile, in particolare nel mercato del lavoro.

Le riforme strutturali renderanno le nostre economie più resistenti agli

shock futuri ma richiedono tempo per dare pieni frutti. Meccanismi di

integrazione dei redditi di chi è stato più colpito dalla crisi e di ricollocamento

dei lavoratori espulsi dai processi produttivi tradizionali possono essere di

aiuto. Un sostegno alla domanda per investimenti e consumi potrà derivare,

oltre che da politiche espansive nei paesi dove le condizioni dei conti pubblici

lo consentono, da un’azione concertata a livello europeo. Le occasioni

fornite dal favorevole contesto esterno non vanno perdute; vanno garantite

le condizioni perché i capitali oggi disponibili si trasformino in investimenti

produttivi e duraturi.

 La politica monetaria e l’Europa

La politica monetaria nell’area dell’euro ha di fronte sfide in parte diverse

da quelle affrontate negli ultimi due anni. L’attività economica è tornata a

crescere nel 2013, ma solo in parte dell’area e a ritmi molto diseguali; lo

confermano i dati più recenti. Le condizioni del mercato del credito restano

difficili; la frammentazione finanziaria lungo confini nazionali si è ridotta,

non è scomparsa. Soprattutto, le variazioni dei prezzi al consumo si sono

fortemente ridotte; dalla seconda metà dello scorso anno l’inflazione si colloca

ben al di sotto della definizione di stabilità dei prezzi adottata dal Consiglio

direttivo della BCE.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2013 10

Durante il 2013 abbiamo abbassato i tassi ufficiali due volte, in maggio

e in novembre, portando il costo delle operazioni di rifinanziamento principali

al minimo storico dello 0,25 per cento. Da luglio abbiamo cominciato

a fornire indicazioni esplicite sull’orientamento della politica monetaria,

annunciando che, in considerazione della dinamica prospettica dei prezzi,

della debolezza dell’economia reale, degli andamenti monetari e creditizi, i

tassi ufficiali sarebbero rimasti per un periodo prolungato su livelli pari o inferiori

a quelli allora vigenti. Questa forma di forward guidance ha attenuato la

volatilità dei tassi a breve termine.

L’intensità e la rapidità dell’abbassamento dell’inflazione hanno sorpreso

i principali previsori e indotto revisioni al ribasso delle attese a breve e a medio

termine. Il fenomeno è accentuato nei paesi direttamente colpiti dalla crisi

del debito sovrano, ma è comune a tutta l’area. Riflette non solo il calo delle

quotazioni dei prodotti energetici, amplificato dall’apprezzamento dell’euro,

ma anche la persistente debolezza dell’attività economica. La componente

di fondo dell’inflazione è scesa sui livelli minimi dall’introduzione della

moneta unica.

Al pari di tassi d’inflazione eccessivamente elevati – e ancora ben ricordiamo

la difficoltà con la quale riuscimmo ad averne ragione oltre venti anni

fa – anche una dinamica troppo contenuta dei prezzi è dannosa per la stabilità

finanziaria, specie quando i debiti pubblici e privati sono alti e la crescita

è debole. Va contrastata con altrettanta fermezza, anche per evitare che si

radichi nelle attese di medio periodo. La formazione delle aspettative non è

un processo lineare: mutamenti anche forti possono materializzarsi, in modo

discontinuo, in tempi brevi.

Tra il luglio del 2012 e il maggio di quest’anno l’euro si è apprezzato, nel

confronto con la media delle altre valute, del 9 per cento; rispetto al dollaro

del 12. L’apprezzamento si è avviato successivamente all’annuncio delle

operazioni monetarie definitive, che ha dissipato i timori sulla reversibilità

della moneta unica, a causa dei quali gli investitori si erano allontanati dalle

attività finanziarie emesse in alcuni paesi dell’area. Il tasso di cambio non è di

per sé un obiettivo della politica monetaria, ma in questa fase l’apprezzamento

dell’euro ha compresso l’inflazione al consumo, sia direttamente, riducendo

i prezzi dei beni importati, sia indirettamente, aumentando la pressione

competitiva sui prodotti nazionali.

Le proiezioni dell’Eurosistema sull’andamento dell’inflazione saranno

rese pubbliche il 5 giugno. Secondo quelle presentate lo scorso marzo dalla

BCE, l’inflazione si manterrebbe ben al di sotto del 2 per cento anche nei

prossimi due anni. Questa prospettiva non è coerente con la nostra definizione

di stabilità dei prezzi. Ove essa si confermasse, il Consiglio direttivo è deciso

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 11 2013

ad agire, anche con politiche non convenzionali, affinché nel medio periodo

l’evoluzione dei prezzi non si allontani dal sentiero desiderato.

Pur in condizioni di emergenza e non senza incertezze, le politiche europee

hanno conseguito progressi importanti nel corso della crisi: il rafforzamento

delle regole di bilancio, l’estensione della sorveglianza multilaterale agli squilibri

macroeconomici diversi da quelli di finanza pubblica, la costituzione di fondi

comuni per l’assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà, il varo del Meccanismo

di vigilanza unico.

Ho ricordato in altre occasioni che l’euro è una moneta senza Stato e di

questa mancanza risente. Per completare il cammino lungo la strada dell’integrazione

vanno condivisi altri elementi essenziali di sovranità; all’Unione

bancaria, in corso di attuazione, dovrà seguire la creazione di un vero bilancio

pubblico comune. La definizione di strumenti che consentano di intervenire

a sostegno della crescita dell’economia e del benessere dei cittadini aiuterebbe

l’Unione europea a riacquistare il consenso che è andata in parte perdendo.

Nel più breve periodo, con il perseguimento della stabilità monetaria

l’azione della banca centrale può sostenere la domanda interna. Ma il ritorno

a una crescita stabile e bilanciata richiede una più ampia azione di politica

economica a livello europeo. Misure tempestive per accelerare la realizzazione

di infrastrutture, non solo materiali, sono indispensabili per l’affermazione

di un vero mercato unico. Interventi condivisi contribuirebbero a orientare

positivamente le aspettative dei mercati.

 L’economia italiana

Nel nostro paese la lunga recessione, in atto dal 2008 con una breve

interruzione, si è arrestata alla fine dello scorso anno, essenzialmente grazie

alla domanda estera e al ridursi della necessità di correzioni dei conti pubblici.

Vi ha contribuito l’accelerazione dei pagamenti dei debiti commerciali della

pubblica amministrazione. Ma una vera ripresa stenta ad avviarsi. Il graduale

miglioramento delle aspettative tarda a tradursi in un solido recupero

dell’attività economica.

Il lascito della recessione è pesante. Molte imprese italiane hanno saputo

difendere, in alcuni casi aumentare, le loro quote sui mercati esteri; è tornata

in attivo la bilancia corrente, anche al netto degli effetti del ciclo. Ma la caduta

dell’attività rivolta all’interno è stata drammatica: nel complesso la produzione

industriale si è contratta di un quarto. Nell’ultimo trimestre del 2013, mentre

le esportazioni erano quasi tornate ai livelli della fine del 2007, i consumi

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2013 12

delle famiglie erano ancora inferiori di circa l’8 per cento, gli investimenti

del 26, con una perdita di capacità produttiva nell’industria dell’ordine

del 15 per cento. Anche se vi sono segni di miglioramento della fiducia, la

necessità di compensare l’erosione dei risparmi accumulati, l’incertezza sulle

prospettive dei redditi nel medio e lungo periodo continueranno a gravare sui

consumi delle famiglie. Questi potranno trarre beneficio dagli sgravi fiscali di

recente approvazione, ma non diventeranno forza trainante di ripresa senza

un duraturo aumento dell’occupazione.

La recessione si è riflessa pesantemente sul numero degli occupati e

quindi sui redditi delle famiglie. Tra il 2007 e il 2013 l’occupazione è scesa

di oltre un milione di persone, quasi interamente nell’industria; è anche

diminuito il numero medio di ore lavorate. Il tasso di disoccupazione è più

che raddoppiato rispetto al minimo toccato nel 2007, al 12,7 per cento dello

scorso marzo. L’offerta di posti di lavoro tornerà a salire solo lentamente;

di norma la prima variabile a reagire all’incremento della produzione è il

numero di ore lavorate per addetto.

Non va sottovalutato il rischio che un ulteriore allungamento della durata

della disoccupazione – e ve ne sono segni in particolare nel Mezzogiorno e

tra i giovani – intacchi le abilità e competenze individuali e le allontani

da quelle richieste dalle imprese. In passato, recessioni profonde si sono

associate ad ampie ristrutturazioni del sistema produttivo che hanno dato

luogo all’introduzione di nuove tecnologie e modelli organizzativi che

risparmiano lavoro. Ma la crisi può essere per le nostre imprese l’occasione

per attuare ed estendere quello che fino ad oggi in molti casi ha tardato:

un profondo rinnovamento del modo di produrre di fronte alla rivoluzione

digitale, in grado di generare nuove forme di impresa e di occupazione, in

nuovi ambiti di attività.

Aumenti di produttività e crescita dell’occupazione sono conciliabili se si

riprende la domanda interna. La chiave è l’aumento degli investimenti fissi,

che sono la cerniera tra domanda e offerta: da un lato, se ci sono le giuste

condizioni esterne, essi sono la componente della domanda che reagisce più

rapidamente al mutamento delle aspettative; dall’altro, essi potenziano la

capacità di offerta sfruttando il progresso della tecnologia e rispondendo alla

globalizzazione dei mercati e degli stessi processi produttivi.

Il rapporto tra investimenti lordi e PIL è sceso di 4 punti percentuali

dal 2007, portandosi nel 2013 al 17 per cento, il minimo dal dopoguerra.

Vi ha concorso il difficile accesso di molte imprese al credito bancario.

Ma è soprattutto dalla diffusa incertezza sulle prospettive di crescita della

domanda e sull’orientamento delle politiche economiche che dipendono

rinvii e riduzioni dei piani di ristrutturazione e di ampliamento della

capacità produttiva.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 13 2013

Sul finire del 2013 i giudizi sulle condizioni per investire sono divenuti

più favorevoli, soprattutto da parte delle aziende più grandi. Nell’industria

manifatturiera i piani di spesa prefigurano per l’anno in corso una stabilizzazione,

grazie al sostegno della componente dei beni strumentali. Questi primi

segnali positivi potranno consolidarsi se migliorerà il contesto in cui si svolge

l’attività di impresa.

Misure di politica economica che agiscono sia dal lato della domanda sia

da quello dell’offerta, in un quadro organico e coerente, possono sostenere

l’attività economica nel breve termine e dare forza al progetto riformatore. Se

vasto, incisivo e credibile, quest’ultimo può cambiare il corso delle aspettative,

rafforzando la dinamica degli investimenti, dell’occupazione e dei consumi.

La risposta alla fase acuta della crisi è stata notevole, ma i risultati hanno

sofferto per la frammentarietà degli interventi, per l’incompleta attuazione

di molte delle misure introdotte, in alcuni casi per il succedersi di modifiche,

talvolta sostanziali, effettuate a breve distanza di tempo.

È importante costruire sulle fondamenta di quanto si è già fatto. Ad

esempio, grazie alle misure nel comparto dei servizi l’Italia registra oggi, in

base agli indicatori dell’OCSE, un aumento dell’apertura alla concorrenza.

Ma alla fine dell’anno scorso solo metà dei provvedimenti attuativi previsti

dalle 69 leggi di riforma approvate tra il novembre del 2011 e l’aprile del

2013 era stata definita. In materia fiscale, la rapida attuazione della legge

delega potrà garantire maggiore certezza nell’applicazione delle norme e delle

sanzioni e rendere più efficace e mirata l’azione di contrasto dell’evasione e

dell’elusione fiscale.

Le principali carenze del nostro sistema economico e le prospettive di

riforma, oggetto anche del Programma nazionale presentato dal Governo lo

scorso aprile, sono esaminate in un capitolo della Relazione di quest’anno.

L’elenco delle aree in cui sono necessari interventi è lungo; tra i più urgenti vi

sono quelli che riguardano la tutela della legalità e l’efficienza della pubblica

amministrazione.

Corruzione, criminalità, evasione fiscale, oltre a minare alla radice la

convivenza civile, distorcono il comportamento degli attori economici e i

prezzi di mercato, riducono l’efficacia dell’azione pubblica, inaspriscono il

livello della tassazione per coloro che adempiono ai propri doveri, comprimono

gli investimenti produttivi e la generazione di nuove occasioni di lavoro. Il

buon funzionamento della pubblica amministrazione migliora l’operare dei

mercati e la concorrenza, riduce i costi delle imprese, si riflette favorevolmente

sulla qualità e sul costo dei servizi pubblici e, per questa via, sul carico fiscale.

Da esso dipende l’efficacia delle riforme.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2013 14

Regolamentazioni restrittive e un contesto normativo e istituzionale poco

favorevole all’attività imprenditoriale limitano il trasferimento di risorse verso

le imprese e i settori più efficienti e la crescita della produttività. Di questi

fattori risente anche la capacità dell’economia italiana di attrarre investimenti

dall’estero, assai bassa nel confronto con altre economie; ne risulta limitata

la diffusione di tecnologie e di pratiche gestionali innovative. Lunghezza e

incertezza dei tempi e complessità delle procedure amministrative sono per i

potenziali investitori, italiani ed esteri, l’ostacolo più rilevante.

In molti casi i benefici delle riforme sono inevitabilmente differiti nel

tempo. Ciò vale, ad esempio, per gli interventi sul sistema scolastico e formativo,

tema a cui abbiamo dedicato un altro capitolo della Relazione. Ma

questo non è un motivo per rimandare l’azione. Il livello di istruzione e di

competenze su cui può contare il sistema produttivo italiano è inadeguato: in

una recente indagine dell’OCSE l’Italia figura all’ultimo posto per le competenze

funzionali di lettura e al penultimo per quelle numeriche. Il divario con

la media degli altri paesi è presente anche tra i più giovani ed è più alto al

crescere del titolo di studio.

Risultati importanti sono stati ottenuti nell’aggiustamento della finanza

pubblica. Il disavanzo è al 3 per cento del prodotto, al di sotto della media

europea; il surplus primario è il più elevato in Europa, insieme con quello

della Germania; siamo vicini al pareggio strutturale dei conti pubblici; le

riforme degli anni passati hanno ridotto la pressione esercitata dalle tendenze

demografiche sulla spesa pubblica, pressione che resta invece forte in molti

altri paesi dell’Unione.

La riduzione del rapporto tra debito e prodotto resta la sfida ineludibile

per il nostro paese; la sua velocità dipende dal ritorno a una crescita stabile

e sostenuta. Crescita economica ed equilibrio del bilancio pubblico non

possono che essere perseguiti congiuntamente.

I risultati ottenuti con tanto sacrificio non vanno dispersi. Essi rendono

possibile intraprendere azioni di sostegno alla crescita, proseguendo ad

esempio nell’accelerazione dei tempi di pagamento delle Amministrazioni

pubbliche e nella riduzione del cuneo fiscale sul lavoro. Le regole di bilancio

che abbiamo condiviso in Europa e recepito nel nostro ordinamento sono

volte ad assicurare nel tempo la sostenibilità dei conti pubblici. I margini di

flessibilità che esse consentono possono essere sfruttati nell’ambito di una

strategia convincente di riforme strutturali, volta al perseguimento di obiettivi

chiari e credibili.

Un’azione capillare di recupero di efficienza nella pubblica amministrazione,

condotta nell’ambito della revisione della spesa, può favorire una

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 15 2013

ricomposizione del bilancio a vantaggio delle poste più produttive. A questo

obiettivo dovrebbe accompagnarsi un maggior ricorso, tra le entrate, a quelle

meno distorsive, a livello centrale e locale.

La dotazione di infrastrutture, in Italia inferiore a quella dei principali

paesi europei, influenza la produttività e le scelte di localizzazione delle imprese,

la qualità della vita dei cittadini. I ritardi accumulati nei decenni passati più

che l’insufficienza delle risorse riflettono inefficienze nel loro utilizzo, ma

nell’ultimo quadriennio la spesa per investimenti pubblici è diminuita di quasi

il 30 per cento. Al finanziamento delle infrastrutture, e alla stessa salvaguardia

del territorio, possono concorrere in misura maggiore risorse europee e capitali

privati, con benefici per l’edilizia, particolarmente colpita dalla recessione.

 Le banche, il credito, la Vigilanza

In Italia, più che in altri paesi, le banche svolgono un ruolo centrale

nel finanziamento dell’economia. L’attività si concentra nella tradizionale

intermediazione del risparmio, per lo più in ambito nazionale. Anche per questo

motivo, esse hanno retto l’urto della fase iniziale della crisi, che ha avuto origine

su mercati esteri e da prodotti finanziari speculativi. Negli anni più recenti, la

prolungata recessione della nostra economia e la crisi del debito sovrano le hanno

però duramente colpite. La Relazione annuale illustra in dettaglio la funzione

delle banche nell’intermediazione del risparmio degli italiani; la Relazione sulla

gestione e sulle attività dà conto dell’azione di vigilanza della Banca d’Italia.

L’ammontare dei prestiti bancari a famiglie e imprese alla fine del 2013

superava i 1.400 miliardi e il 90 per cento del prodotto interno lordo. Il

credito costituisce quasi due terzi dei debiti finanziari delle imprese; oltre

un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie è investito in depositi e

obbligazioni bancarie.

Negli anni scorsi l’eccezionale flessione del PIL ha minato la solidità di

molte imprese, rendendo gravoso il rimborso dei prestiti bancari. Le ricadute

sugli intermediari sono state molto pesanti: le perdite su crediti accumulate

dal 2008 ammontano a 130 miliardi; quelle dell’ultimo biennio hanno

assorbito pressoché per intero i profitti operativi.

Le banche hanno arginato il deterioramento della profittabilità contenendo

i costi. Tra il 2008 e il 2013 il numero dei dipendenti nel settore

bancario è diminuito di 30.000 unità, quello degli sportelli di 2.400. Il

rapporto tra costi e ricavi è sceso dal 66,7 al 62,1 per cento.

Di fronte al collasso della raccolta sui mercati internazionali nell’autunno del

2011, l’ampio ricorso alle operazioni di rifinanziamento triennali dell’Eurosistema

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2013 16

ha consentito alle banche italiane di sostenere un volume di prestiti all’economia

che eccedeva la raccolta di risparmio sull’interno e di far fronte al rimborso futuro

delle obbligazioni in precedenza collocate sui mercati esteri.

Con ingenti acquisti di titoli di Stato le banche hanno accumulato risorse

per fronteggiare nuove crisi di liquidità, in una fase in cui l’aumento del

rischio sovrano spingeva gli investitori esteri a ritrarsi dal nostro mercato.

I redditi da interessi e i guadagni in conto capitale su questi titoli hanno

compensato in parte le forti perdite registrate sui crediti a famiglie e imprese.

Dalla metà del 2013, con il ristabilimento di condizioni ordinate sui mercati,

le banche hanno iniziato a cedere i titoli pubblici.

 Il finanziamento dell’economia

Il credito complessivo all’economia italiana è in calo. I dati aggregati celano

però andamenti differenti per le diverse categorie di debitori. In un contesto

di persistente incertezza circa i tempi e l’intensità della ripresa le imprese

hanno ridotto la domanda di credito. Quelle di maggiore dimensione hanno

accresciuto il ricorso al mercato obbligazionario: nel 2013 i collocamenti

lordi di titoli da parte di emittenti italiani hanno sfiorato i 40 miliardi, quasi

il doppio rispetto a quelli degli anni precedenti la crisi.

Le restrizioni all’offerta di credito colpiscono in misura maggiore le

imprese piccole e medie, generalmente più rischiose e ora particolarmente

indebolite dalla recessione. In questo quadro, preoccupa la difficoltà nel

reperire finanziamenti da parte di aziende dotate di favorevoli opportunità di

crescita ma prive di accesso diretto al mercato dei capitali.

Nelle prossime settimane la Banca d’Italia varerà misure per migliorare

ulteriormente la situazione di liquidità delle banche e agevolare per tale via la

concessione di credito alle piccole e medie imprese. Sarà ampliata la gamma

dei prestiti utilizzabili a garanzia del rifinanziamento presso l’Eurosistema.

Innovazioni nelle caratteristiche dei contratti consentiranno alle banche

di stanziare tipologie di prestiti, quali le linee di credito in conto corrente,

diffuse tra le aziende minori. Sarà permesso utilizzare portafogli di crediti,

con una gestione più flessibile del collaterale e con minori scarti di garanzia;

sarà possibile includere i mutui ipotecari concessi alle famiglie.

Il principale ostacolo all’offerta di finanziamenti è tuttora costituito

dall’elevato rischio di credito. I prestiti bancari deteriorati, al netto delle

svalutazioni già effettuate, sono saliti al 10 per cento di quelli complessivi; le

sole sofferenze costituiscono il 4 per cento. In una fase di forte preoccupazione

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 17 2013

degli intermediari sulla solidità e le prospettive dei debitori, la carenza di

credito è stata attenuata dalla concessione di garanzie pubbliche.

Accogliendo oltre 77.000 domande, nel 2013 il Fondo centrale di

garanzia ha consentito prestiti per quasi 11 miliardi. Recenti interventi hanno

ampliato la platea dei beneficiari del Fondo e hanno più che raddoppiato,

rispetto agli anni precedenti, le risorse stanziate per il triennio 2014-16.

Queste risorse sono tuttavia in parte destinate a finalità diverse da quelle

originariamente previste. Non bisogna disperderle: la frammentazione degli

interventi rischia di ridurre l’efficacia di uno strumento il cui scopo deve

rimanere quello di facilitare l’accesso al credito di imprese piccole e medie

indebolite dalla recessione ma fondamentalmente sane.

Una ripresa del mercato delle cartolarizzazioni può contribuire a riattivare

il credito all’economia. Per permettere agli investitori una valutazione

consapevole di queste operazioni occorrono regole che ne rafforzino la trasparenza

e la standardizzazione, distinguano tra prodotti complessi e prodotti

semplici, favorendo la diffusione di questi ultimi. La Commissione europea

ha recentemente annunciato iniziative che vanno in questa direzione.

L’indebitamento elevato e la dipendenza dal credito bancario sono segnali

di vulnerabilità finanziaria per le imprese italiane. Con quasi 1.300 miliardi

di debiti finanziari e 1.600 di patrimonio netto, il complesso delle aziende

italiane ha una leva del 44 per cento; il credito bancario rappresenta il 64

per cento dei debiti complessivi. Per l’area dell’euro queste grandezze sono

decisamente più basse, in media pari al 39 e al 46 per cento.

Una dotazione di capitale più elevata agevolerebbe l’accesso delle

imprese al credito; insieme con una maggiore diversificazione delle fonti di

finanziamento esterno, le renderebbe più robuste. Una leva finanziaria in linea

con la media europea richiederebbe un aumento del patrimonio di circa 200

miliardi e una pari riduzione dei debiti: si tratta di un obiettivo ambizioso ma

alla portata delle nostre imprese in un orizzonte di medio termine. Riforme

strutturali volte a rilanciare la crescita agevolerebbero il reperimento di

capitale di rischio e incoraggerebbero gli imprenditori a impegnare risorse

proprie, mostrando per primi fiducia nelle prospettive delle loro aziende.

Il modello di finanziamento delle imprese riflette tratti strutturali del

nostro sistema produttivo, quali la piccola dimensione e la natura familiare

della proprietà. Gli imprenditori sono restii ad aprirsi all’ingresso di nuovi soci

o a reperire fondi direttamente sul mercato, anche per un sistema impositivo

a lungo poco favorevole al capitale di rischio.

La normativa sull’Aiuto alla crescita economica (ACE), introdotta alla fine

del 2011 e rafforzata con la legge di stabilità per il 2014, riduce lo svantaggio

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2013 18

fiscale del capitale rispetto al debito. Essa offre un’importante occasione a

tutte le imprese; si stima che nel biennio 2012-13 quasi il 40 per cento delle

aziende con più di 20 addetti abbia aumentato il patrimonio netto.

 L’azione della Vigilanza

Nel 2013 è proseguita l’azione di verifica dell’adeguatezza delle svalutazioni

su crediti avviata alla metà del 2012. La Vigilanza ha continuato a sollecitare

il rafforzamento patrimoniale delle banche per assicurarne la solidità.

I nostri interventi sono stati talora accolti da critiche aspre. Riteniamo

che essi siano stati determinanti per preservare dapprima, e rafforzare poi,

la fiducia degli investitori sulla capacità del sistema bancario di sostenere le

conseguenze della crisi. Anche grazie a tale azione nel 2013, nonostante il

forte aumento dei prestiti deteriorati, le rettifiche a copertura dei connessi

rischi creditizi sono aumentate dal 39 al 42 per cento per il complesso del

sistema.

Il patrimonio di migliore qualità è salito dal 7,1 per cento delle attività

ponderate per il rischio nel 2008 al 10,5 nel 2013; vi hanno contribuito,

per quasi 60 miliardi, i cospicui aumenti di capitale e l’autofinanziamento.

Il rafforzamento patrimoniale è tuttora in corso: nei primi cinque mesi di

quest’anno dieci gruppi bancari hanno effettuato o annunciato aumenti di

capitale per 11 miliardi; per le banche soggette alla valutazione approfondita

condotta in sede europea gli aumenti innalzeranno ancora i coefficienti

patrimoniali di circa un punto percentuale.

Il rafforzamento patrimoniale è stato realizzato pressoché per intero

con capitali privati. Il sostegno dello Stato italiano è stato di entità molto

contenuta; ha raggiunto 4,8 miliardi nel primo trimestre del 2013 (lo 0,3 per

cento del PIL), valore di gran lunga inferiore a quelli osservati nella maggior

parte degli altri paesi europei; verrà azzerato con la restituzione del prestito

concesso dallo Stato al Monte dei Paschi di Siena, già autorizzata per 3

miliardi dalla Banca d’Italia. Nel complesso, il supporto pubblico alle banche

ha generato cospicui guadagni netti per lo Stato.

Le fondazioni bancarie si sono impegnate nelle operazioni di ricapitalizzazione,

contribuendo alla solidità del sistema nella fase più critica; hanno

talvolta diminuito, per scelta o per necessità, la quota del capitale bancario

da esse posseduto. Gli afflussi di risorse connessi con la rinnovata fiducia

degli investitori nelle prospettive del nostro paese forniscono l’occasione alle

banche per rafforzare la dotazione patrimoniale e alle fondazioni per diversificare

ulteriormente la composizione delle loro attività. Nello stesso tempo

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 19 2013

bisogna operare, come ho più volte indicato, per rafforzare la separazione

tra fondazione e banca, non consentendo il passaggio dai vertici dell’una

agli organi dell’altra ed estendendo il divieto di controllo ai casi in cui esso è

esercitato di fatto, anche congiuntamente con altri azionisti.

Rapporti stretti con il territorio di riferimento sono, per molte banche

medie e piccole, una fonte di stabilità, che si riverbera a beneficio dell’economia

locale. Tuttavia, un’interpretazione fuorviante di questi rapporti può distorcere

l’erogazione del credito, mettendo a rischio la solidità dei bilanci bancari e

l’allocazione efficiente delle risorse. Casi di questo genere divengono più

probabili in presenza di una recessione prolungata come quella che abbiamo

attraversato. Operiamo per indurre le banche a rafforzare i presidi aziendali,

organizzativi e di governo societario al fine di prevenire degenerazioni nei

rapporti di credito con la clientela, a correre ai ripari quando queste si siano

manifestate.

Tenendo conto di numerosi suggerimenti scaturiti dalla consultazione

pubblica, la Banca d’Italia ha di recente emanato norme in materia di

governance bancaria. Le disposizioni favoriscono il corretto esercizio delle

funzioni di indirizzo strategico, gestione e controllo; conferiscono funzionalità

alle catene decisionali, spingono al contenimento dei costi, responsabilizzano

i consiglieri. Alcune previsioni trovano subito applicazione; altre potrebbero

richiedere modifiche statutarie da parte delle banche, da attuare in tempi

ravvicinati. Le innovazioni introdotte per le banche popolari incentivano

la partecipazione dei soci alle assemblee, accrescono la dialettica interna,

favoriscono la raccolta di capitale di rischio.

Le crisi aziendali spesso si associano con debolezze dei sistemi di governo

societario, che possono favorire episodi di mala gestio. Nel 2013 la Banca

d’Italia ha affrontato 11 nuovi casi di intermediari in stato di difficoltà; altri

6 nei primi quattro mesi di quest’anno. Le banche attualmente sottoposte

ad amministrazione straordinaria sono di piccola o media dimensione; a esse

fa capo circa l’1 per cento dell’attivo totale del sistema. Dal 2009, 10 intermediari

sono stati posti direttamente in liquidazione, 55 in amministrazione

straordinaria. Circa la metà delle procedure sinora concluse si è risolta con la

restituzione dell’intermediario alla gestione ordinaria, anche attraverso operazioni

di aggregazione. Sono state garantite la continuità dei servizi alla clientela

e la tutela dei depositanti.

Nell’ultimo biennio sono state condotte 340 verifiche ispettive su banche

a cui fa capo l’80 per cento del totale dei fondi intermediati. In 63 casi abbiamo

rilevato gravi carenze nei profili di governance. In 45 di questi sono emerse

irregolarità di possibile rilievo penale che sono state tempestivamente portate

a conoscenza dell’autorità giudiziaria. Nella debita distinzione di funzioni e

strumenti, la collaborazione con la magistratura è intensa.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2013 20

Se necessario, la Vigilanza richiede di rinnovare radicalmente la

composizione degli organi amministrativi, di rafforzare la struttura

organizzativa e patrimoniale, di elaborare nuovi piani industriali. Questo

consente di scongiurare il ricorso a provvedimenti di natura straordinaria

che il permanere delle situazioni critiche riscontrate potrebbe comportare.

La nostra azione diverrebbe ancora più incisiva con l’attribuzione alla Banca

d’Italia del potere di rimuovere – quando necessario e sulla base di fondate

evidenze – gli amministratori di una banca dal loro incarico, prevista dalla

proposta di recepimento della direttiva europea sui requisiti di capitale.

Spesso le grandi banche italiane, oltre a erogare credito, detengono quote

del capitale delle imprese. Il legame partecipativo non deve distorcere le scelte di

affidamento o ritardare l’emersione delle difficoltà dei debitori. I rischi connessi

con questi legami, al pari di quelli derivanti dai rapporti con controparti

strettamente legate alle banche, devono essere saldamente presidiati dagli organi

aziendali. La Vigilanza non può e non deve vagliare preventivamente le singole

scelte di affidamento, ma stabilisce regole sulle operazioni con parti correlate

e ne valuta il rispetto; le norme mirano a prevenire le possibili distorsioni

allocative e a minimizzare i conflitti di interesse; prevedono limiti quantitativi

ai rischi, procedure deliberative rafforzate, presidi organizzativi e obblighi di

comunicazione all’organo di vigilanza.

 L’Unione bancaria e la realizzazione del Meccanismo di vigilanza unico

La costruzione, in corso, del Meccanismo di vigilanza unico fa avanzare

il progetto di Unione bancaria, concepito anche per contrastare la frammentazione

dei mercati finanziari dell’area. Il nuovo sistema di vigilanza

europeo condivide i principi fondamentali dell’approccio seguito in Italia:

l’enfasi sull’integrazione stretta tra controlli a distanza e verifiche ispettive, la

valutazione quantitativa e qualitativa dei rischi, lo stretto legame tra risultati

dell’analisi e azioni correttive.

Il Meccanismo unico di risoluzione delle crisi inizierà a operare dal 2015.

La gestione di una crisi bancaria vedrà coinvolte numerose istituzioni, sia

nazionali sia europee, nell’ambito di un Comitato unico di risoluzione. è

previsto il ricorso a un fondo alimentato da contributi versati dagli stessi

intermediari. Anche se il processo decisionale appare complesso e le risorse

messe in comune sono limitate, il compromesso raggiunto costituisce un

ulteriore passo verso il completamento dell’Unione bancaria.

Insieme con la BCE e con le altre autorità di vigilanza nazionali stiamo ora

effettuando la valutazione approfondita dei maggiori intermediari dell’area

dell’euro. L’esercizio mira ad aumentare la trasparenza e l’affidabilità dei

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 21 2013

bilanci e ad accrescere la fiducia del mercato nella solidità del sistema creditizio

europeo, contribuendo alla ripresa dei flussi di finanziamento all’economia.

Le fasi principali della valutazione approfondita sono la revisione della qualità

degli attivi e una prova di stress dei bilanci delle banche.

L’esercizio in corso ha caratteristiche di complessità del tutto eccezionali,

sia per la mole delle attività da svolgere, sia per la loro concentrazione nel

tempo. Esso prende in considerazione un insieme assai ampio di attivi bancari,

dai crediti a famiglie e imprese, ai titoli di Stato, agli strumenti finanziari

complessi, le cosiddette attività di terzo livello.

Nei casi in cui la valutazione farà emergere la necessità di adeguare i

coefficienti patrimoniali, essa potrà essere soddisfatta con un ventaglio di

misure che vanno dalla mancata distribuzione di utili alla cessione di attività

non strategiche, al taglio dei costi, all’aumento del capitale. Le modalità e

i tempi richiesti per gli interventi saranno tarati in funzione della natura

della debolezza patrimoniale e a seconda che essa emerga da rettifiche sul

valore delle poste di bilancio o dai risultati delle prove di stress. Le misure di

ricapitalizzazione dovranno essere concordate con le autorità di vigilanza.

La credibilità dell’esercizio e il suo successo nel ristabilire fiducia nella

solidità del sistema bancario europeo richiedono la disponibilità di strumenti

di intervento pubblico che fungano da paracadute finanziario (backstops), come

stabilito dal Consiglio europeo nel giugno del 2013 e ribadito dall’Ecofin nello

scorso novembre. Essi dovranno essere conformi con i principi fondamentali

dell’ordinamento nazionale ed europeo, con l’obiettivo ultimo di garantire la

stabilità finanziaria.

I risultati della valutazione approfondita dei bilanci bancari saranno

pubblicati il prossimo ottobre. L’esercizio sta già contribuendo al rafforzamento

patrimoniale degli intermediari. Gli effetti sull’offerta di credito nel breve periodo

andranno vagliati con attenzione. Nel medio termine la relazione positiva tra

capitalizzazione delle banche e dinamica del credito risulterà rafforzata.

 Le prossime sfide

Dagli ultimi mesi dello scorso anno il flusso di nuove sofferenze ha iniziato

a ridursi. L’esperienza insegna tuttavia che la ripresa economica determinerà

miglioramenti della qualità del credito con ritardo e in modo graduale. Per far

fronte agli accantonamenti che saranno ancora necessari occorre un ulteriore

aumento dell’efficienza del sistema bancario.

La razionalizzazione della rete di sportelli sta iniziando a incidere sui

costi operativi, ma vi sono ancora ampi spazi di miglioramento nell’utilizzo

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2013 22

della tecnologia. L’aumento del grado di concorrenza nel mercato bancario

che scaturirà, su scala europea, dal passaggio a una vigilanza unitaria spingerà

verso un ripensamento dei modelli di attività, dell’organizzazione e dell’assetto

distributivo. In tal senso potranno agire anche le misure strutturali sull’attività

delle banche attualmente in discussione a livello europeo, con effetti circoscritti a

un numero limitato di intermediari. Aggregazioni fondate su solidi presupposti

economici e su logiche di mercato potranno facilitare i processi di recupero di

efficienza. La Banca d’Italia valuta la rispondenza delle operazioni proposte ai

requisiti regolamentari e ai criteri di sana e prudente gestione.

Le banche dovranno ridurre la consistenza delle partite deteriorate, al

fine di liberare le risorse necessarie per finanziare l’economia. Si registra un

crescente interesse per questi attivi da parte di investitori specializzati, oggi

disposti a offrire prezzi più alti che in passato grazie all’attenuarsi della crisi del

debito sovrano e alla riduzione dei premi per il rischio. Anche l’incremento

delle rettifiche di valore, traducendosi in un calo del prezzo che le banche

sono disposte ad accettare per cederli, favorisce la ripresa di questo mercato.

Giovano le recenti modifiche alla normativa sulla tassazione delle perdite su

crediti, che hanno attenuato, pur non eliminandoli, i forti disincentivi fiscali

alla valutazione prudente dei rischi presenti nel nostro ordinamento.

Alcune cessioni di partite deteriorate sono state avviate; altre possono trovare

favorevole accoglimento presso gli investitori nazionali e internazionali. Sono in

corso presso alcune grandi banche interventi volti a razionalizzarne la gestione

con la creazione di strutture dedicate. L’esigenza di ridurre la consistenza dei

crediti deteriorati si pone anche per le banche di dimensioni medio-piccole, che

potrebbero avere difficoltà ad adottare autonome strategie di intervento.

* * *

Il 2013 è stato ancora un anno difficile, per l’Europa e per la nostra

economia, più di quanto si prevedesse un anno fa. L’uscita dalla recessione è

travagliata, la ripresa fragile e incerta. Non mancano, anche da noi, segnali

positivi: crescono gli afflussi di capitale, migliora il clima di fiducia dei

consumatori, gli ordinativi delle imprese manifatturiere sono in espansione.

Perché il miglioramento si consolidi va messo a frutto quanto è stato

finora intrapreso, avanzando con decisione lungo la strada delle riforme e

promuovendo la ricerca dell’efficienza, nei servizi pubblici come nell’attività

privata. Siamo anche consapevoli che alla crescita della produttività, troppo

a lungo stagnante, deve accompagnarsi quella della domanda, quindi dei

redditi delle famiglie, da sostenere con nuove opportunità di lavoro. Servono

investimenti, privati e pubblici, nazionali ed europei.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 23 2013

L’unione fra i paesi europei, che ha trovato finora la sua espressione più

compiuta nell’euro, è un progetto in itinere in cui i popoli coinvolti devono

poter credere, vedendovi una fonte generatrice di pace e di benessere. Alle

istituzioni si richiedono politiche che conferiscano robustezza alla costruzione,

ma che sappiano anche rispondere alle sfide del tempo. Siamo tutti cittadini

di questa Europa e insieme dobbiamo farla crescere, non solo sul piano

economico. Di fronte a un’opinione pubblica divisa, non sempre informata,

vi è bisogno di politiche profondamente europee, da attuare nei limiti delle

rispettive responsabilità ma con spirito aperto alla cooperazione. La politica

monetaria e l’unione bancaria sono direttrici importanti, che vedono già oggi

il nostro Istituto intensamente impegnato.

Nel governo della moneta l’obiettivo primario è la stabilità dei prezzi. La

politica monetaria non può, di per sé, stimolare la produttività o determinare

i sentieri di crescita. Ma condizioni monetarie stabili ne sono il presupposto

e il Consiglio direttivo della BCE è impegnato a garantirle. Quanto alle

banche, ora sottoposte a regole e vigilanza comuni, esse restano da noi il

pilastro fondamentale per il finanziamento dell’economia. Perché possano

continuare ad attrarre capitali e raccogliere liquidità sui mercati, indispensabili

per adempiere compiutamente alla loro funzione di intermediazione, ne va

rafforzata la governance, garantita l’integrità dei comportamenti, accresciuta

la redditività; vanno valutati gli effetti che oneri, non solo tributari, possono

avere sulla loro capacità di competere in un mercato finanziario integrato.

La ripresa dell’economia, il rilancio dell’occupazione dipendono dalla

capacità di finanziare investimenti e progetti meritevoli. A questo compito

fondamentale, pur nella difficile fase attuale, va rivolto il credito bancario,

con il necessario concorso dei capitali direttamente investiti nelle imprese

e delle risorse che possono essere utilmente raccolte sul mercato. Il rispetto

delle regole e la linearità dei comportamenti sono condizioni essenziali, sulle

quali continueremo a vigilare.

La via della ripresa, non solo economica, non sarà breve, né facile.

L’incertezza è insita nella transizione, rapida, verso un mondo molto diverso,

più mobile e aperto, dove la tutela dei deboli deve coniugarsi con l’offerta

di opportunità per i giovani. Politiche di ampio respiro vanno inserite in un

quadro chiaro e organico di interventi. Chi investe, chi lavora e consuma,

deve potersi confrontare con un programma che consideri tutti gli aspetti

da riformare nella società e nell’economia, che promuova l’innovazione e il

rispetto della legge, ispirandosi a principi di efficienza ed equità, che premi il

merito e la responsabilità. Anche se le singole misure potranno essere attuate

in tempi diversi, non solo per i vincoli di bilancio, la visibilità di un disegno

coerente rassicurerà i cittadini, rafforzerà quella fiducia nel futuro senza di cui

ogni progresso è impossibile.

 

                                                                             Il presente fascicolo

                                                                  è stato stampato il 30 maggio 2014

                                                                 presso la Divisione Editoria e stampa

                                                                        della Banca d’Italia in Roma

 

 

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Fonte: sito della Banca d’Italia