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Un Convegno ad Aquino su San Tommaso
e l’Islam (LEV)
Tommaso d’Aquino e l’Islam
(Atti Conferenza 7.3.2009), Libreria Editrice Vaticana-Circolo San
Tommaso d’Aquino, 2010 pp. 83, euro 10.00
In questo tempo di confronti
interreligiosi il magistero di Tommaso d’Aquino, santo e dottore della
Chiesa, può essere ancora di valido aiuto per coloro che cercano di
comprendere quali strade debbano essere perlustrate, in particolare nel
dialogo con i musulmani.
Esce così il primo volumetto della serie Quaderni Aquinati
(Libreria Editrice Vaticana-Circolo San Tommaso d’Aquino) che raccoglie
il testo della conferenza tenuta proprio ad Aquino il 7 marzo 2009 dal
domenicano Joseph Ellul, insieme con altri autorevoli contributi.
Osserva con acume nella prefazione monsignor Jean-Louis Bruguès,
segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, che a
distanza di circa mezzo secolo dal Concilio Vaticano II, al termine del
quale si reputò dalla maggior parte dei padri conciliari che i due
documenti più importanti fossero la Lumen Gentium e la Gaudium
et spes, “non mi stupirei se la dichiarazione Nostra Aetate
fosse vista ai nostri giorni come un riferimento essenziale”. Del resto,
proprio Tommaso d’Aquino “insegna che non si può essere salvati senza la
fede in Cristo, ma che non è necessario che questa fede sia per tutti
così esplicita come presso coloro che hanno avuto la fortuna di ricevere
il Vangelo”.
Il cardinale Jean-Louis Tauran,
presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso,
propone un parallelo suggestivo: “Se san Francesco di Assisi è andato
incontro ai musulmani del suo tempo nella persona del sultano al-Kamil,
durante le crociate, per san Tommaso si è trattato di un dialogo a
distanza, a livello di pensiero, e non per questo meno valido. Potremmo
in qualche modo intravedere nel Dottore Angelico il modello del ‘dialogo
nella verità’ e nel Poverello d’Assisi il modello del ‘dialogo nella
carità’, due approcci che non si escludono, ma si completano”.
E monsignor Luca Brandolini, vescovo emerito di Sora Equino Pontecorvo,
chiosa scrivendo che “mosso dalla ricerca della verità, Tommaso si aprì
alla filosofia greca e al pensiero non cristiano, con spirito critico
certamente, ma mai dettato dal pregiudizio”. Questo approccio, osserva
il presidente del Circolo san Tommaso Tommaso Di Ruzza, ”innovativo per
il suo tempo, forse disatteso ancora oggi, rende Tommaso un testimone
della fede cristiana, aperto però a ciò che di buono c’è in ogni
cultura”.
Il domenicano Ellul nel suo intervento si sofferma ad analizzare due
opere dell’Aquinate che affrontano en passant il tema del
rapporto con i musulmani (che però Tommaso chiamerà sempre col nome di
saraceni ). La prima opera è la Summa contra Gentiles, in
cui si legge che nel confronto con l’islam “è necessario ricorrere alla
ragione naturale, cui tutti sono costretti a piegarsi”. La seconda opera
è il De rationibus fidei contra Saracenos, in cui Tommaso non
polemizza con i musulmani ma si concentra a spiegare loro la dottrina
della Chiesa. Spiega Ellul: “Tommaso era capace di affrontare la sfida
interreligiosa del suo tempo grazie alla sua ricerca attraverso fonti
che andavano oltre quelle cristiane, per allargare la sua visione sia
filosofica che teologica. La sintesi classica del pensiero cristiano
effettuata da Tommaso era già un trionfo nel campo del dialogo
interreligioso”.
Al testo della lectio magistralis di Ellul fa seguito la
discussione con le sintesi degli interventi di Wijdan al-Hàshemi,
ambasciatore di Giordania, di Lluis Clavell, presidente della Pontificia
Accademia di san Tommaso d’Aquino, e del domenicano Vincenzo Benetollo.
Giuseppe Di Leo (Febbraio 2011)
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