Il tarlo di Ruini sui calcoli sbagliati

A tutti può capitare di sbagliare, magari per colpa dei sondaggi. Il cardinale Camillo Ruini non è di quelli che prende per oro colato quello che dicono i sondaggisti, tutt’altro. Ma è indubbio che prima delle elezioni la maggioranza dei sondaggisti aveva previsto una sconfitta abbastanza netta per Silvio Berlusconi. E ora che il leader della Cdl ne è uscito da vincitore morale, al cardinale Ruini un piccolo tarlo si è insinuato nei suoi pensieri. Il primo pensiero è che, grazie a Dio, i vescovi possono tirare un sospiro di sollievo per la mancata affermazione della Rosa nel Pugno di Marco Pannella ed Emma Bonino. Il quotidiano cattolico Avvenire ha esplicitato la soddisfazione delle gerarchie ecclesiastiche nel sostenere che il risultato elettorale <ha sconfitto il radicalismo forcaiolo e l’anticlericalismo> e stuzzicando quei <giornaloni> che <avevano scommesso qualcosa di più che una legittima preferenza>. Il secondo pensiero del presidente della Conferenza episcopale italiana è condiviso da monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, per il quale <con questi risultati usciti dalle urne elettorali sarà difficile governare>. Ma il Sir, l’agenzia di informazione dei vescovi, scrive che <gli elettori hanno consegnato nella loro grande saggezza un compito complesso, delicato e creativo alla classe politica. Per tutti è tempo di senso di responsabilità nei confronti del Paese, dei suoi valori profondi, della sua identità: responsabilità fa rima con governabilità, che è il vero nodo>. Il terzo pensiero è la soddisfazione per l’affermazione dell’Udc, il partito che annovera il maggior numero di cattolici nel panorama politico italiano. La spiegazione sul significato di questo successo elettorale è affidata al politologo ufficiale della rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica, padre Michele Simone. Il gesuita sostiene che il passo avanti fatto dal partito del presidente della Camera dei deputati, Pierferdinando Casini, dimostra che l’ambito cattolico incide e che <molti voti sono stati persi dal centrosinistra perché nella coalizione dell’Unione hanno trovato spazio i radicali della Rosa nel Pugno>. Simone aggiunge di dichiararsi perplesso sul fatto che si possa arrivare a una <Grosse Koalition> perché <le conseguenze della campagna elettorale sono ancora molto vivaci>. Il quarto pensiero del cardinale Ruini scaturisce da quanto detto dal leader dell’Unione, Romano Prodi, per il quale l’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento può avvenire senza problemi anche con il solo concorso dei voti del centrosinistra. Si può ragionevolmente dire che sia il presidente della Cei che la componente cattolico-ruiniana della Margherita siano di parere contrario a quanto espresso dal professore bolognese. E qui esce fuori il tarlo. Se invece di collocare qualche candidato cattolico nella Margherita lo si fosse aggiunto alle liste della Cdl, il risultato sarebbe stato il medesimo? Maledetti sondaggi.

                                                                                              Giuseppe Di Leo

da Il Riformista del 12 aprile 2006