Che cosa sono gli Studi di settore

Gli studi di settore sono strumenti statistici costruiti sulla base dei diversi fattori economici che riguardano l’attività di alcune categorie di lavoratori autonomi e di professionisti.

Sono nati in accordo con le categorie interessate per superare la rigidità e le ingiustizie della minimum tax e per offrire un punto di riferimento da un lato ai contribuenti e dall’altro all’Amministrazione fiscale.

Occorre ricordare in proposito che Sose, la società che ha il compito di elaborare gli studi, è partecipata dal ministero dell’Economia e dalla Banca d’Italia, ma formula gli studi per statuto insieme alle Organizzazioni di Categoria e agli Ordini Professionali.

Gli studi di settore dunque non sono né una forma di catastizzazione del reddito, né una minimum tax. Sono solo indicatori sui ricavi.

Da questo punto di vista, nulla vieta che possa essere in regola un operatore i cui conti siano diversi dalle indicazioni degli studi.

Nessuno obbliga i contribuenti a pagare le tasse secondo le indicazioni degli studi di settore. Il contribuente ha solo l’obbligo di rappresentare nelle proprie dichiarazioni la realtà. L’Amministrazione Fiscale ha l’obbligo di prendere atto della realtà.

Allo stesso tempo non è detto,  proprio perché gli studi sono solo indicatori, che un operatore perfettamente in linea con le statistiche di riferimento sia per forza in regola e quindi non debba essere mai sottoposto a verifica (anche se il caso è raro).

Dopo anni di insufficiente manutenzione, con la legge Finanziaria per il 2007 sono stati introdotte alcune modifiche che consentono di disegnare con maggiore completezza le indicazioni economiche relative ai diversi operatori, dato che gli studi di settore erano stati poco aggiornati e in modo manifesto non rispecchiavano adeguatamente la realtà. In particolare, oltre ai criteri di congruità (che in sostanza danno una misura dei possibili ricavi) sono stati introdotti anche altri criteri per misurare l’adeguatezza dei costi che riducono il reddito da sottoporre a tassazione (come l’ammortamento dei beni strumentali o i tempi di rotazione del magazzino)

Tre esempi sui tempi si rotazione delle scorte: 71 giorni per i bar che risultano congrui, oltre 700 giorni non congrui; 50 giorni per i servizi di ristorazione congrui, oltre 300 per i non congrui; 29 giorni per i laboratori di analisi congrui e oltre 900 per non congrui).

Come sono costruiti

Gli studi di settore sono realizzati sulla base dei complessivi dati forniti dai contribuenti in risposta ad appositi questionari, predisposti ed inviati dall’Amministrazione finanziaria.

Per ogni singola attività economica sono rilevate le relazioni esistenti tra le variabili contabili e quelle strutturali, sia interne (es. processo produttivo, area di vendita) sia esterne all’azienda o all’attività professionale (es. andamento della domanda, livello dei prezzi).

Gli studi di settore tengono conto anche delle caratteristiche dell’area territoriale in cui opera l’azienda (es. infrastrutture esistenti ed utilizzabili, la tipologia dei fabbisogni).

La costruzione degli studi è possibile anche grazie alla collaborazione delle associazioni di categoria e degli ordini professionali, che intervengono sia nella fase di elaborazione dello studio sia in quella di revisione e monitoraggio.

I soggetti interessati

contribuenti interessati dagli studi di settore sono i titolari di redditi d’impresa e gli esercenti arti e professioni titolari di partita Iva, indipendentemente dalla forma giuridica scelta o dal tipo di contabilità adottata. Lo studio di settore non si applica quando si verificano due tipi di circostanze:

 Le cause di esclusione precludono all’Amministrazione finanziaria l’attività di accertamento sia in base agli studi di settore sia in base ai parametri. Le cause d’inapplicabilità non impediscono all’Amministrazione finanziaria di esercitare nei confronti del contribuente l’attività di accertamento in base ai parametri.

 Cause di esclusione

 Gli studi di settore non si applicano se si verificano le seguenti cause di esclusione:

periodo d’imposta diverso da dodici mesi (inferiore o superiore);

ricavi o compensi superiori a 5.164.569 euro;

inizio o cessazione dell’attività nel periodo d’imposta;

determinazione del reddito con criteri forfetari;

modifica in corso d’anno dell’attività esercitata;

reddito derivante da vendite a domicilio;

svolgimento dell’attività da parte di soggetti diversi nell’arco dei dodici mesi, a causa di donazioni, trasformazioni, scissioni;

non normale svolgimento dell’attività nel periodo d’imposta (es. l’impresa è in liquidazione).

Cause d'inapplicabilità

Le cause d’inapplicabilità interessano soltanto i contribuenti soggetti agli studi di settore, e in particolare:

le società cooperative, società consortili e consorzi che operano esclusivamente a favore delle imprese socie e associate;

le società cooperative costituite da utenti non imprenditori che operano esclusivamente a favore degli utenti stessi;

le società cooperative che in qualsiasi forma esercitano l’a ttività di trasporto con taxi e noleggio di auto con autista.

I parametri presuntivi

I parametri presuntivi di ricavi o compensi sono uno strumento di accertamento basato esclusivamente su dati di natura contabile, mediante il quale l’Amministrazione finanziaria può effettuare accertamenti analitici presuntivi nei confronti dei contribuenti per i quali non sono stati ancora approvati gli studi di settore.

I contribuenti hanno la possibilità di verificare, attraverso l’apposito software di calcolo, se i ricavi o i compensi dichiarati sono congrui rispetto a quelli risultanti dall’applicazione del programma. Se i ricavi o i compensi dichiarati non sono congrui, il contribuente può adeguarli ai valori scaturenti dall’applicazione dei parametri, direttamente in dichiarazione dei redditi.

 Fonte di ricerca: il Governo