LEGGE 19 agosto 2016, n. 166 

Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarieta' sociale e per la limitazione degli sprechi. (16G00179) (GU Serie Generale n.202 del 30-8-2016)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 14/09/2016

 

                                                                      Capo I
                                                              Finalità e definizioni

 
La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno
approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
                              Promulga 
 
la seguente legge: 
                               Art. 1 
 
                              Finalita' 
 
  1. La presente legge persegue la finalita' di ridurre  gli  sprechi
per ciascuna delle fasi di produzione, trasformazione,  distribuzione
e somministrazione di prodotti alimentari, farmaceutici  e  di  altri
prodotti,  attraverso  la  realizzazione   dei   seguenti   obiettivi
prioritari: 
    a) favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari
a fini di  solidarieta'  sociale,  destinandole  in  via  prioritaria
all'utilizzo umano; 
    b) favorire il recupero e la donazione di prodotti farmaceutici e
di altri prodotti a fini di solidarieta' sociale; 
    c)  contribuire   alla   limitazione   degli   impatti   negativi
sull'ambiente e  sulle  risorse  naturali  mediante  azioni  volte  a
ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riuso e il riciclo
al fine di estendere il ciclo di vita dei prodotti; 
    d)  contribuire  al  raggiungimento  degli   obiettivi   generali
stabiliti  dal  Programma  nazionale  di  prevenzione  dei   rifiuti,
adottato  ai  sensi  dell'articolo  180,  comma  1-bis,  del  decreto
legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  e  dal  Piano  nazionale  di
prevenzione dello spreco alimentare previsto dal  medesimo  Programma
nonche' alla riduzione della  quantita'  dei  rifiuti  biodegradabili
avviati allo smaltimento in discarica; 
    e)  contribuire  ad  attivita'   di   ricerca,   informazione   e
sensibilizzazione dei consumatori e delle istituzioni  sulle  materie
oggetto  della  presente  legge,  con  particolare  riferimento  alle
giovani generazioni. 
                              N O T E 
 
          Avvertenza: 
              Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art.10,  commi  2  e  3,   del   testo   unico   delle
          disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,
          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
          e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,
          approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  28
          dicembre 1985, n. 1092,  al  solo  fine  di  facilitare  la
          lettura delle disposizioni di legge alle quali  e'  operato
          il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia  degli
          atti legislativi qui trascritti. 
              Per le direttive CEE vengono  forniti  gli  estremi  di
          pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  delle  Comunita'
          europee (GUCE). 
 
          Note all'art. 1: 
              - Il testo dell'art. 180,  del  decreto  legislativo  3
          aprile 2006, n. 152 (Norme in materia  ambientale),  e'  il
          seguente: 
              "Art. 180 
              (Riutilizzo  di  prodotti   e   preparazione   per   il
          riutilizzo dei rifiuti) 
              1.    Le    pubbliche    amministrazioni    promuovono,
          nell'esercizio  delle  rispettive  competenze,   iniziative
          dirette  a  favorire  il  riutilizzo  dei  prodotti  e   la
          preparazione per il riutilizzo dei rifiuti. Tali iniziative
          possono consistere anche in: 
                a) uso di strumenti economici; 
                b) misure logistiche,  come  la  costituzione  ed  il
          sostegno    di    centri    e    reti    accreditati     di
          riparazione/riutilizzo; 
                c)   adozione,   nell'ambito   delle   procedure   di
          affidamento dei contratti pubblici, di idonei  criteri,  ai
          sensi dell' art. 83,  comma  1,  lettera  e),  del  decreto
          legislativo 12 aprile 2006,  n.  163,  e  previsione  delle
          condizioni di cui agli articoli 68, comma 3, lettera b),  e
          69  del  medesimo  decreto;  a  tale   fine   il   Ministro
          dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del  mare
          adotta entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
          presente disposizione i decreti attuativi di cui all'  art.
          2 del Ministro dell'ambiente e della tutela del  territorio
          e del mare in data 11 aprile 2008, pubblicato nella G.U. n.
          107 dell'8 maggio 2008; 
              d) definizione di obiettivi quantitativi; 
              e) misure educative; 
              f) promozione di accordi di programma. 
              1-bis. Ai fini di cui al  comma  1,  i  comuni  possono
          individuare  anche  appositi  spazi,  presso  i  centri  di
          raccolta di cui all'art. 183, comma  1,  lettera  mm),  per
          l'esposizione  temporanea,  finalizzata  allo  scambio  tra
          privati, di beni usati e funzionanti direttamente idonei al
          riutilizzo. Nei centri di raccolta possono altresi'  essere
          individuate apposite aree adibite al  deposito  preliminare
          alla raccolta dei rifiuti destinati alla  preparazione  per
          il riutilizzo e alla raccolta di beni  riutilizzabili.  Nei
          centri di raccolta possono anche essere  individuati  spazi
          dedicati alla prevenzione della produzione di rifiuti,  con
          l'obiettivo di consentire la raccolta di beni da  destinare
          al riutilizzo, nel quadro di operazioni di  intercettazione
          e  schemi  di   filiera   degli   operatori   professionali
          dell'usato autorizzati dagli enti locali e dalle aziende di
          igiene urbana. 
              2. Con uno o piu' decreti del Ministero dell'ambiente e
          della tutela del territorio e del mare, di concerto con  il
          Ministero dello sviluppo economico, sentita  la  Conferenza
          unificata di cui all' art. 8  del  decreto  legislativo  28
          agosto 1997, n. 281,  sono  adottate  le  ulteriori  misure
          necessarie per promuovere il riutilizzo dei prodotti  e  la
          preparazione  dei  rifiuti   per   il   riutilizzo,   anche
          attraverso l'introduzione della responsabilita' estesa  del
          produttore  del  prodotto.  Con  uno  o  piu'  decreti  del
          Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del
          mare, sentita la Conferenza unificata di cui  all'  art.  8
          del  decreto  legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,   da
          adottarsi entro sei mesi dalla data di  entrata  in  vigore
          della presente disposizione,  sono  definite  le  modalita'
          operative per la costituzione e il  sostegno  di  centri  e
          reti accreditati di cui al comma 1, lett. b), ivi  compresa
          la definizione di procedure autorizzative semplificate e di
          un  catalogo  esemplificativo  di  prodotti  e  rifiuti  di
          prodotti che possono essere sottoposti, rispettivamente,  a
          riutilizzo o a preparazione per il riutilizzo. 
              3.  Le  amministrazioni  interessate  provvedono   agli
          adempimenti di cui al presente art. con le  risorse  umane,
          strumentali  e  finanziarie  disponibili   a   legislazione
          vigente, senza  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della
          finanza pubblica.". 

			
                               Art. 2 
 
                             Definizioni 
 
  1. Al fine della presente legge si intendono per: 
    a) «operatori del settore  alimentare»:  i  soggetti  pubblici  o
privati, operanti con o senza fini di lucro, che  svolgono  attivita'
connesse  ad  una  delle   fasi   di   produzione,   confezionamento,
trasformazione, distribuzione e somministrazione degli alimenti; 
    b) «soggetti  donatari»:  gli  enti  pubblici  nonche'  gli  enti
privati costituiti per il perseguimento, senza  scopo  di  lucro,  di
finalita' civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio
di sussidiarieta' e in coerenza  con  i  rispettivi  statuti  o  atti
costitutivi, promuovono e realizzano attivita'  d'interesse  generale
anche mediante la produzione e  lo  scambio  di  beni  e  servizi  di
utilita' sociale nonche' attraverso forme di mutualita',  compresi  i
soggetti di cui all'articolo 10 del decreto  legislativo  4  dicembre
1997, n. 460; 
    c) «eccedenze alimentari»:  i  prodotti  alimentari,  agricoli  e
agro-alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti  di
igiene e sicurezza del prodotto, sono, a titolo esemplificativo e non
esaustivo: invenduti o non  somministrati  per  carenza  di  domanda;
ritirati dalla vendita in quanto non conformi ai requisiti  aziendali
di  vendita;  rimanenze  di  attivita'  promozionali;   prossimi   al
raggiungimento  della  data  di  scadenza;  rimanenze  di  prove   di
immissione in commercio di nuovi prodotti; invenduti a causa di danni
provocati da eventi meteorologici; invenduti a causa di errori  nella
programmazione della produzione; non idonei alla  commercializzazione
per alterazioni dell'imballaggio  secondario  che  non  inficiano  le
idonee condizioni di conservazione; 
    d)  «spreco  alimentare»:  l'insieme  dei   prodotti   alimentari
scartati  dalla  catena  agroalimentare  per  ragioni  commerciali  o
estetiche ovvero per  prossimita'  della  data  di  scadenza,  ancora
commestibili e potenzialmente destinabili al consumo umano o  animale
e che, in assenza di un possibile uso alternativo, sono  destinati  a
essere smaltiti; 
    e) «donazione»: cessione di beni a titolo gratuito; 
    f) «termine minimo di conservazione»: la data fino alla quale  un
prodotto alimentare conserva le sue proprieta' specifiche in adeguate
condizioni di conservazione. Gli alimenti  che  hanno  superato  tale
termine possono essere ceduti ai sensi  dell'articolo  4,  garantendo
l'integrita' dell'imballaggio primario  e  le  idonee  condizioni  di
conservazione; 
    g) «data di scadenza»: la data che sostituisce il termine  minimo
di conservazione nel caso di alimenti molto deperibili dal  punto  di
vista microbiologico oltre la quale essi sono considerati a rischio e
non possono essere trasferiti ne' consumati. 
 Note all'art. 2: 
              - Il testo  dell'art.  10  del  decreto  legislativo  4
          dicembre 1997, n. 460 (Riordino della disciplina tributaria
          degli enti  non  commerciali  e  delle  organizzazioni  non
          lucrative di utilita' sociale), e' il seguente: 
              "Art. 10 
              (Organizzazioni non lucrative di utilita' sociale) 
              1.  Sono  organizzazioni  non  lucrative  di   utilita'
          sociale (ONLUS) le associazioni, i comitati, le fondazioni,
          le societa' cooperative  e  gli  altri  enti  di  carattere
          privato, con o senza personalita' giuridica, i cui  statuti
          o atti costitutivi, redatti nella forma dell'atto  pubblico
          o  della  scrittura  privata  autenticata   o   registrata,
          prevedono espressamente: 
                a) lo svolgimento di attivita'  in  uno  o  piu'  dei
          seguenti settori: 
              1) assistenza sociale e socio-sanitaria; 
              2) assistenza sanitaria; 
              3) beneficenza; 
              4) istruzione; 
              5) formazione; 
              6) sport dilettantistico; 
              7)  tutela,  promozione  e  valorizzazione  delle  cose
          d'interesse artistico e storico di cui alla legge 1° giugno
          1939, n. 1089 , ivi comprese le biblioteche e i beni di cui
          al D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409 ; 
              8)   tutela   e   valorizzazione   della    natura    e
          dell'ambiente, con  esclusione  dell'attivita',  esercitata
          abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani,
          speciali e pericolosi  di  cui  all'art.  7  del  D.Lgs.  5
          febbraio 1997, n. 22 ; 
              9) promozione della cultura e dell'arte; 
              10) tutela dei diritti civili; 
              11)  ricerca  scientifica  di   particolare   interesse
          sociale svolta direttamente da fondazioni  ovvero  da  esse
          affidata  ad  universita',  enti  di   ricerca   ed   altre
          fondazioni  che  la  svolgono  direttamente,  in  ambiti  e
          secondo modalita'  da  definire  con  apposito  regolamento
          governativo emanato ai sensi dell'art. 17  della  legge  23
          agosto 1988, n. 400; 
              11-bis)  cooperazione  allo  sviluppo  e   solidarieta'
          internazionale; 
              b)   l'esclusivo   perseguimento   di   finalita'    di
          solidarieta' sociale; 
              c) il divieto di svolgere attivita' diverse  da  quelle
          menzionate alla lettera a) ad eccezione di quelle  ad  esse
          direttamente connesse; 
              d) il divieto di distribuire, anche in modo  indiretto,
          utili  e  avanzi  di  gestione  nonche'  fondi,  riserve  o
          capitale durante la vita dell'organizzazione, a meno che la
          destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge
          o siano effettuate a favore di altre ONLUS che  per  legge,
          statuto  o  regolamento  fanno  parte  della  medesima   ed
          unitaria struttura; 
              e) l'obbligo di impiegare gli utili  o  gli  avanzi  di
          gestione per la realizzazione delle attivita' istituzionali
          e di quelle ad esse direttamente connesse; 
              f)    l'obbligo    di    devolvere    il     patrimonio
          dell'organizzazione,  in  caso  di  suo  scioglimento   per
          qualunque causa, ad altre organizzazioni non  lucrative  di
          utilita' sociale o a fini  di  pubblica  utilita',  sentito
          l'organismo di controllo di  cui  all'art.  3,  comma  190,
          della legge 23  dicembre  1996,  n.  662  ,  salvo  diversa
          destinazione imposta dalla legge; 
              g) l'obbligo  di  redigere  il  bilancio  o  rendiconto
          annuale; 
              h) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle
          modalita' associative volte a garantire l'effettivita'  del
          rapporto    medesimo,    escludendo    espressamente     la
          temporaneita' della partecipazione alla vita associativa  e
          prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d'eta'
          il diritto di voto per l'approvazione  e  le  modificazioni
          dello statuto e dei  regolamenti  e  per  la  nomina  degli
          organi direttivi dell'associazione; 
              i) l'uso, nella denominazione ed in qualsivoglia  segno
          distintivo  o  comunicazione  rivolta  al  pubblico,  della
          locuzione  «organizzazione  non   lucrativa   di   utilita'
          sociale» o dell'acronimo «ONLUS». 
              2. Si  intende  che  vengono  perseguite  finalita'  di
          solidarieta' sociale  quando  le  cessioni  di  beni  e  le
          prestazioni di servizi relative alle  attivita'  statutarie
          nei  settori  dell'assistenza  sanitaria,  dell'istruzione,
          della  formazione,  dello  sport   dilettantistico,   della
          promozione della cultura e dell'arte  e  della  tutela  dei
          diritti  civili  non  sono  rese  nei  confronti  di  soci,
          associati o  partecipanti,  nonche'  degli  altri  soggetti
          indicati alla  lettera  a)  del  comma  6,  ma  dirette  ad
          arrecare benefici a: 
              a)  persone  svantaggiate  in  ragione  di   condizioni
          fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari; 
              b) componenti collettivita' estere, limitatamente  agli
          aiuti umanitari. 
              2-bis. Si considera attivita' di beneficenza, ai  sensi
          del comma 1, lettera a), numero 3), anche la concessione di
          erogazioni  gratuite  in  denaro  con  utilizzo  di   somme
          provenienti dalla  gestione  patrimoniale  o  da  donazioni
          appositamente raccolte, a favore di  enti  senza  scopo  di
          lucro che operano prevalentemente nei  settori  di  cui  al
          medesimo comma 1, lettera a), per la realizzazione  diretta
          di progetti di utilita' sociale. 
              3. Le finalita'  di  solidarieta'  sociale  s'intendono
          realizzate anche quando tra i beneficiari  delle  attivita'
          statutarie dell'organizzazione  vi  siano  i  propri  soci,
          associati o partecipanti o gli altri soggetti indicati alla
          lettera a)  del  comma  6,  se  costoro  si  trovano  nelle
          condizioni di svantaggio di cui alla lettera a)  del  comma
          2. 
              4. A prescindere dalle condizioni previste ai commi 2 e
          3,  si  considerano  comunque  inerenti  a   finalita'   di
          solidarieta' sociale le attivita' statutarie  istituzionali
          svolte   nei   settori   della   assistenza    sociale    e
          sociosanitaria, della beneficenza, della tutela, promozione
          e valorizzazione delle cose d'interesse artistico e storico
          di cui alla legge 1° giugno 1939, n. 1089 , ivi comprese le
          biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della
          Repubblica 30 settembre 1963, n.  1409  ,  della  tutela  e
          valorizzazione della natura e dell'ambiente con  esclusione
          dell'attivita',  esercitata  abitualmente,  di  raccolta  e
          riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali  e  pericolosi  di
          cui all'art. 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997,  n.
          22 , della ricerca  scientifica  di  particolare  interesse
          sociale svolta direttamente da fondazioni  ovvero  da  esse
          affidate  ad  universita',  enti  di   ricerca   ed   altre
          fondazioni  che  la  svolgono  direttamente,  in  ambiti  e
          secondo modalita'  da  definire  con  apposito  regolamento
          governativo emanato ai sensi dell'art. 17  della  legge  23
          agosto 1988, n. 400 , nonche' le  attivita'  di  promozione
          della cultura e dell'arte per le  quali  sono  riconosciuti
          apporti economici da  parte  dell'amministrazione  centrale
          dello Stato. 
              5.  Si  considerano  direttamente  connesse  a   quelle
          istituzionali  le  attivita'   statutarie   di   assistenza
          sanitaria, istruzione, formazione,  sport  dilettantistico,
          promozione della cultura e dell'arte e tutela  dei  diritti
          civili, di cui ai numeri 2), 4), 5), 6), 9) e 10) del comma
          1, lettera a), svolte in assenza delle condizioni  previste
          ai commi 2 e 3, nonche' le attivita' accessorie per  natura
          a quelle statutarie istituzionali,  in  quanto  integrative
          delle  stesse.  L'esercizio  delle  attivita'  connesse  e'
          consentito  a  condizione  che,  in  ciascun  esercizio   e
          nell'ambito di ciascuno dei settori elencati  alla  lettera
          a) del comma 1, le stesse non siano prevalenti  rispetto  a
          quelle istituzionali e che i relativi proventi non superino
          il    66    per    cento    delle     spese     complessive
          dell'organizzazione. 
              6. Si considerano in ogni caso distribuzione  indiretta
          di utili o di avanzi di gestione: 
              a) le cessioni di beni e le prestazioni  di  servizi  a
          soci, associati o partecipanti, ai fondatori, ai componenti
          gli organi amministrativi e di controllo, a  coloro  che  a
          qualsiasi titolo operino per l'organizzazione o ne facciano
          parte, ai soggetti che  effettuano  erogazioni  liberali  a
          favore dell'organizzazione, ai loro parenti entro il  terzo
          grado ed ai loro affini entro  il  secondo  grado,  nonche'
          alle  societa'  da  questi  direttamente  o  indirettamente
          controllate  o  collegate,  effettuate  a  condizioni  piu'
          favorevoli in  ragione  della  loro  qualita'.  Sono  fatti
          salvi, nel caso delle attivita' svolte nei settori  di  cui
          ai numeri 7) e 8) della lettera a) del comma 1, i  vantaggi
          accordati a soci, associati o partecipanti ed  ai  soggetti
          che effettuano erogazioni liberali, ed ai  loro  familiari,
          aventi significato puramente onorifico e  valore  economico
          modico; 
              b) l'acquisto di beni o servizi per corrispettivi  che,
          senza valide ragioni economiche, siano  superiori  al  loro
          valore normale; 
              c)  la  corresponsione   ai   componenti   gli   organi
          amministrativi e di  controllo  di  emolumenti  individuali
          annui superiori al compenso massimo  previsto  dal  decreto
          del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1994, n. 645 , e
          dal decreto-legge 21 giugno 1995, n. 239 , convertito dalla
          legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive  modificazioni  e
          integrazioni, per  il  presidente  del  collegio  sindacale
          delle societa' per azioni; 
              d) la corresponsione a soggetti diversi dalle banche  e
          dagli intermediari  finanziari  autorizzati,  di  interessi
          passivi,  in  dipendenza  di  prestiti  di   ogni   specie,
          superiori di 4 punti al tasso ufficiale di sconto; 
              e) la corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari
          o stipendi superiori del 20 per  cento  rispetto  a  quelli
          previsti dai contratti collettivi di lavoro per le medesime
          qualifiche. 
              7. Le disposizioni di cui alla lettera h) del  comma  1
          non si applicano alle fondazioni,  e  quelle  di  cui  alle
          lettere h) ed i) del medesimo comma 1 non si applicano agli
          enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le  quali
          lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese. 
              8. Sono in ogni caso considerati  ONLUS,  nel  rispetto
          della loro struttura e delle loro finalita', gli  organismi
          di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266  ,
          iscritti nei  registri  istituiti  dalle  regioni  e  dalle
          province autonome di Trento e di Bolzano, le organizzazioni
          non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26
          febbraio 1987, n. 49 , e le cooperative sociali di cui alla
          legge 8 novembre 1991, n. 381 , nonche' i consorzi  di  cui
          all'art. 8 della predetta legge n. 381 del 1991 che abbiano
          la  base  sociale  formata  per  il  cento  per  cento   da
          cooperative sociali. Sono  fatte  salve  le  previsioni  di
          maggior favore relative  agli  organismi  di  volontariato,
          alle organizzazioni  non  governative  e  alle  cooperative
          sociali di cui, rispettivamente, alle citate leggi  n.  266
          del 1991 , n. 49 del 1987 e n. 381 del 1991. 
              9. Gli enti ecclesiastici delle  confessioni  religiose
          con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o  intese
          e le associazioni di promozione sociale ricomprese tra  gli
          enti di cui all'art. 3, comma 6, lettera e), della legge 25
          agosto 1991, n. 287 , le cui finalita' assistenziali  siano
          riconosciute dal Ministero dell'interno,  sono  considerati
          ONLUS limitatamente all'esercizio delle attivita'  elencate
          alla lettera  a)  del  comma  1;  fatta  eccezione  per  la
          prescrizione di cui alla  lettera  c)  del  comma  1,  agli
          stessi enti e associazioni  si  applicano  le  disposizioni
          anche agevolative del presente decreto,  a  condizione  che
          per tali attivita' siano tenute separatamente le  scritture
          contabili  previste  all'art.  20-bis   del   decreto   del
          Presidente delle Repubblica 29 settembre  1973,  n.  600  ,
          introdotto dall'art. 25, comma 1. 
              10. Non si considerano in  ogni  caso  ONLUS  gli  enti
          pubblici,  le  societa'  commerciali  diverse   da   quelle
          cooperative, gli enti  conferenti  di  cui  alla  legge  30
          luglio 1990, n. 218 , i partiti e i movimenti politici,  le
          organizzazioni sindacali,  le  associazioni  di  datori  di
          lavoro e le associazioni di categoria.". 
                                Capo II


Misure di semplificazione per la cessione gratuita degli alimenti a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi alimentari

                                 Art. 3 
 
Cessione gratuita delle eccedenze alimentari a fini  di  solidarieta'
                               sociale 
 
  1.  Gli   operatori   del   settore   alimentare   possono   cedere
gratuitamente le eccedenze alimentari a  soggetti  donatari  i  quali
possono  ritirarle  direttamente  o  incaricandone   altro   soggetto
donatario. 
  2. I soggetti donatari di cui al comma 1 devono destinare, in forma
gratuita, le eccedenze alimentari ricevute, idonee al consumo  umano,
prioritariamente a favore di persone indigenti. 
  3. Le eccedenze alimentari non  idonee  al  consumo  umano  possono
essere cedute per il sostegno vitale di animali e per la destinazione
ad  autocompostaggio  o  a  compostaggio  di  comunita'  con   metodo
aerobico. 
  4. Gli alimenti che presentano irregolarita' di  etichettatura  che
non siano riconducibili  alle  informazioni  relative  alla  data  di
scadenza  o  alle  sostanze  o  prodotti  che  provocano  allergie  e
intolleranze, possono essere ceduti ai soggetti donatari. 
  5. E' consentita la cessione a titolo gratuito delle  eccedenze  di
prodotti agricoli in campo o di prodotti  di  allevamento  idonei  al
consumo umano ed animale  ai  soggetti  donatari.  Le  operazioni  di
raccolta o ritiro dei prodotti agricoli effettuate  direttamente  dai
soggetti  donatari  o  da  loro  incaricati  sono  svolte  sotto   la
responsabilita' di chi effettua le attivita' medesime,  nel  rispetto
delle norme in materia di igiene e sicurezza alimentare. 
                                     Art. 4 
 
          Modalita' di cessione delle eccedenze alimentari 
 
  1. Le cessioni di cui all'articolo 3 sono consentite anche oltre il
termine minimo di conservazione, purche' siano garantite l'integrita'
dell'imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione. 
  2. Le eccedenze alimentari, nel rispetto dei requisiti di igiene  e
sicurezza e della data  di  scadenza,  possono  essere  ulteriormente
trasformate   in    prodotti    destinati    in    via    prioritaria
all'alimentazione umana o al sostegno vitale di animali. 
  3. I prodotti finiti della panificazione e i derivati degli impasti
di  farina  prodotti  negli  impianti  di   panificazione   che   non
necessitano  di  condizionamento  termico,  che,  non  essendo  stati
venduti o somministrati entro le  ventiquattro  ore  successive  alla
produzione, risultano eccedenti presso le rivendite di negozi,  anche
della grande distribuzione, i produttori artigianali  o  industriali,
la  ristorazione  organizzata,  inclusi   gli   agriturismi,   e   la
ristorazione collettiva, possono essere donati a soggetti donatari. 
                               Art. 5 
 
Requisiti e conservazione delle eccedenze alimentari per la  cessione
                              gratuita 
 
  1. Gli operatori del settore alimentare che effettuano le  cessioni
di cui all'articolo 3, comma 1, e all'articolo  4,  devono  prevedere
corrette  prassi  operative  al  fine  di  garantire   la   sicurezza
igienico-sanitaria degli alimenti, in conformita' a quanto  stabilito
dal regolamento (CE) 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 29 aprile 2004, e dall'articolo 1,  comma  236,  della  legge  27
dicembre 2013, n. 147, come modificato dall'articolo 7 della presente
legge.  Essi  sono  responsabili  del  mantenimento   dei   requisiti
igienico-sanitari dei  prodotti  alimentari  fino  al  momento  della
cessione, a partire dal quale si applicano  le  disposizioni  di  cui
alla legge 25 giugno 2003, n. 155. 
  2. Ai fini della cessione di cui agli articoli 3 e 4, gli operatori
del settore alimentare operano una selezione degli alimenti  in  base
ai requisiti di qualita'  e  igienico-sanitari,  nel  rispetto  delle
norme vigenti. 
  3.  Gli  operatori  del  settore  alimentare  adottano  le   misure
necessarie per evitare rischi di  commistione  o  di  scambio  tra  i
prodotti destinati ai diversi impieghi previsti dagli articoli 3 e 4. 
                                Note all'art. 5: 
              - Il testo dell'art.  1,  comma  236,  della  legge  27
          dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la  formazione  del
          bilancio annuale e  pluriennale  dello  Stato  -  legge  di
          stabilita'  2014),  come  modificato  dall'art.   7   della
          presente legge, e' il seguente: 
              "236.  Gli  enti  pubblici  nonche'  gli  enti  privati
          costituiti per il perseguimento, senza scopo di  lucro,  di
          finalita' civiche e solidaristiche e che, in attuazione del
          principio di sussidiarieta' e in coerenza con i  rispettivi
          statuti  o  atti  costitutivi,  promuovono   e   realizzano
          attivita'   d'inte-resse   generale   anche   mediante   la
          produzione e lo scambio  di  beni  e  servizi  di  utilita'
          sociale nonche' attraverso forme di mutualita', compresi  i
          soggetti di cui  all'art.  10  del  decreto  legislativo  4
          dicembre 1997, n.  460,  e  successive  modificazioni,  che
          effettuano, a fini di beneficenza,  distribuzione  gratuita
          agli  indigenti  di  prodotti  alimentari,   ceduti   dagli
          operatori del  settore  alimentare,  inclusi  quelli  della
          ristorazione  ospedaliera,  assistenziale   e   scolastica,
          nonche' i  citati  operatori  del  settore  alimentare  che
          cedono gratuitamente prodotti alimentari  devono  garantire
          un corretto stato di conservazione, trasporto,  deposito  e
          utilizzo  degli  alimenti,  ciascuno  per   la   parte   di
          competenza. Tale obiettivo e' raggiunto anche  mediante  la
          predisposizione di specifici manuali nazionali di  corretta
          prassi operativa  in  conformita'  alle  garanzie  speciali
          previste dall'art. 8 del regolamento (CE) n.  852/2004  del
          Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile  2004,  e
          successive  modificazioni,  validati  dal  Ministero  della
          salute.". 
              - La legge 25 giugno 2003,  n.  155  (Disciplina  della
          distribuzione   dei   prodotti   alimentari   a   fini   di
          solidarieta'  sociale),  e'   pubblicata   nella   Gazzetta
          Ufficiale 1° luglio 2003, n. 150. 
                                     Art. 6 
 
Modifica al decreto del Presidente della Repubblica 29  luglio  1982,
                               n. 571 
 
  1. All'articolo 15 del decreto del Presidente della  Repubblica  29
luglio 1982, n. 571, e' aggiunto, in fine, il seguente comma: 
  «Qualora siano  stati  confiscati  prodotti  alimentari  idonei  al
consumo umano o animale, l'autorita' di cui al primo comma ne dispone
la cessione gratuita a enti pubblici ovvero a enti privati costituiti
per il perseguimento, senza scopo di lucro, di  finalita'  civiche  e
solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarieta' e
in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e
realizzano  attivita'  d'interesse   generale   anche   mediante   la
produzione e lo scambio di beni e servizi di utilita' sociale nonche'
attraverso  forme  di  mutualita',  compresi  i   soggetti   di   cui
all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460».
 
                                Note all'art. 6: 
              - Il testo dell'art.  15  del  decreto  del  Presidente
          della  Repubblica  29  luglio  571,  n.   15   (Norme   per
          l'attuazione  degli  articoli  15,  ultimo  comma,  e   17,
          penultimo comma, della legge  24  novembre  1981,  n.  689,
          concernente modifiche al sistema penale),  come  modificato
          dalla presente legge, e' il seguente: 
              "Art. 15 
              Quando il provvedimento che dispone la confisca divenga
          inoppugnabile, l'autorita' di cui al primo comma  dell'art.
          18 della legge dispone con  ordinanza  l'alienazione  o  la
          distruzione delle cose confiscate da eseguirsi a  cura  dei
          soggetti indicati nei primi due commi del  precedente  art.
          7, ai quali  a  tal  fine  viene  inviata  copia  autentica
          dell'ordinanza. 
              Le  somme   ricavate   dalla   vendita   sono   versate
          all'ufficio del registro e devolute all'erario. 
              Quando  siano  state  confiscate  cose   di   interesse
          storico-artistico, librario o archivistico ovvero cose  che
          hanno interesse scientifico o culturale l'autorita' di  cui
          al primo comma ne da' comunicazione rispettivamente, per le
          prime, al Ministero per i beni culturali e  ambientali,  e,
          per le seconde, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
          Il Ministro ed il Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri
          possono disporre con  decreto  che  le  cose  confiscate  o
          talune di esse siano acquisite al patrimonio  indisponibile
          dello Stato indicando gli uffici o gli  enti  competenti  a
          provvedere alla custodia ed alla conservazione delle cose. 
              Se il decreto non viene  emesso  entro  novanta  giorni
          dalla ricezione  della  comunicazione  prevista  dal  comma
          precedente, l'autorita' che l'ha inviata procede  ai  sensi
          del primo comma. 
              Qualora siano state confiscate somme di  denaro,  carte
          di credito, titoli al portatore o emessi o garantiti  dallo
          Stato, ovvero valori di bollo, l'autorita' di cui al  primo
          comma ne dispone il deposito presso l'ufficio del  registro
          e la devoluzione all'erario. 
              Qualora  siano  stati  confiscati  prodotti  alimentari
          idonei al consumo umano o animale, l'autorita'  di  cui  al
          primo comma ne dispone la cessione gratuita a enti pubblici
          ovvero a enti  privati  costituiti  per  il  perseguimento,
          senza scopo di lucro, di finalita' civiche e solidaristiche
          e che, in attuazione del principio di sussidiarieta'  e  in
          coerenza con  i  rispettivi  statuti  o  atti  costitutivi,
          promuovono  e  realizzano  attivita'  d'interesse  generale
          anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi
          di utilita' sociale nonche' attraverso forme di mutualita',
          compresi  i  soggetti  di  cui  all'art.  10  del   decreto
          legislativo 4 dicembre 1997, n. 460.". 

			
                                  Art. 7 
 
            Modifica alla legge 27 dicembre 2013, n. 147 
 
  1. All'articolo 1, comma 236, della legge 27 dicembre 2013, n. 147,
le parole: «Le organizzazioni riconosciute non lucrative di  utilita'
sociale ai sensi dell'articolo 10 del decreto legislativo 4  dicembre
1997, n. 460,» sono sostituite dalle  seguenti:  «Gli  enti  pubblici
nonche' gli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo
di lucro, di finalita' civiche e solidaristiche e che, in  attuazione
del principio di  sussidiarieta'  e  in  coerenza  con  i  rispettivi
statuti  o  atti  costitutivi,  promuovono  e  realizzano   attivita'
d'interesse generale anche mediante la produzione  e  lo  scambio  di
beni e servizi  di  utilita'  sociale  nonche'  attraverso  forme  di
mutualita', compresi i soggetti di cui all'articolo  10  del  decreto
legislativo 4 dicembre 1997, n. 460,». 
                      Note all'art. 7: 
              - Per testo dell'art. 1,  comma  236,  della  legge  27
          dicembre 2013, n. 147, modificato dal presente articolo, si
          veda nelle note all'art. 5. 

                               Art. 8 
 
                       Tavolo di coordinamento 
 
  1. Ai fini di cui all'articolo 58 del decreto-legge 22 giugno 2012,
n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto  2012,  n.
134, con decreto del Ministro delle politiche agricole  alimentari  e
forestali, le funzioni e la composizione  del  Tavolo  permanente  di
coordinamento,  di  cui  al  decreto  del  Ministro  delle  politiche
agricole alimentari e forestali 17 dicembre  2012,  pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale n. 45 del 22 febbraio 2013, di seguito  denominato
«Tavolo», sono integrate secondo i seguenti criteri: 
    a) il Tavolo svolge i seguenti compiti: 
      1) formulazione di proposte e pareri relativi alla gestione del
Fondo  per  la  distribuzione  di  derrate  alimentari  alle  persone
indigenti e delle erogazioni liberali di derrate alimentari, di  beni
e servizi, nonche' a progetti innovativi finalizzati alla limitazione
degli sprechi; 
      2) formulazione di proposte per lo sviluppo  di  iniziative  di
informazione e di sensibilizzazione alla donazione e al  recupero  di
eccedenze alimentari nonche' per la promozione e la conoscenza  degli
strumenti,  anche  di  natura  fiscale,  in  materia  di   erogazioni
liberali; 
      3) formulazione di proposte per la definizione di provvedimenti
relativi  a  specifici  incentivi  per  i  soggetti  coinvolti  nella
donazione, nel recupero e nella distribuzione di derrate alimentari e
nella donazione di denaro, beni e servizi; 
      4) svolgimento di attivita' di monitoraggio delle  eccedenze  e
degli sprechi alimentari; 
      5) promozione di progetti innovativi e studi  finalizzati  alla
limitazione degli sprechi alimentari e  all'impiego  delle  eccedenze
alimentari, con particolare riferimento alla loro  destinazione  agli
indigenti; 
      6) formulazione di proposte per favorire la  messa  in  rete  e
l'aggregazione delle  iniziative  promosse  da  soggetti  pubblici  e
privati che distribuiscono derrate alimentari agli indigenti su  base
territoriale; 
    b) il Tavolo e' composto da: 
      1) tre rappresentanti del Ministero  delle  politiche  agricole
alimentari e forestali, ad uno dei quali e' attribuito il compito  di
presiedere i lavori; 
      2)  due  rappresentanti  del  Ministero  del  lavoro  e   delle
politiche sociali; 
      3)  un  rappresentante  del  Ministero  dell'economia  e  delle
finanze; 
      4) un rappresentante del Ministero della salute; 
      5) due  rappresentanti  del  Ministero  dell'ambiente  e  della
tutela del territorio e del  mare,  di  cui  uno  facente  parte  del
Comitato tecnico scientifico per l'implementazione e lo sviluppo  del
Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti; 
      6) un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico; 
      7)  quattro   rappresentanti   designati   dalle   associazioni
comparativamente piu' rappresentative della distribuzione; 
      8)  un  rappresentante  di  ognuno  degli  enti  ed   organismi
caritativi iscritti  nell'Albo  istituito  presso  l'Agenzia  per  le
erogazioni  in  agricoltura  (AGEA)  ai  fini  dell'assegnazione  dei
prodotti alimentari; 
      9)   tre   rappresentanti    designati    dalle    associazioni
comparativamente piu'  rappresentative  della  trasformazione,  anche
artigianale, e dell'industria agroalimentare; 
      10)   due   rappresentanti   designati    dalle    associazioni
comparativamente  piu'  rappresentative  della  somministrazione   al
pubblico di alimenti e bevande, di cui uno  in  rappresentanza  della
ristorazione collettiva; 
      11) due rappresentanti designati dalle associazioni agricole; 
      12) due rappresentanti designati dalle regioni e dalle province
autonome; 
      13) due rappresentanti dell'Associazione nazionale  dei  comuni
italiani (ANCI); 
      14)   due   rappresentanti   designati    dalle    associazioni
comparativamente  piu'  rappresentative  dei  mercati  agroalimentari
all'ingrosso; 
      15) un rappresentante della cooperazione agricola. 
  2. Le attivita' del Tavolo sono rese pubbliche  nel  sito  internet
del Ministero delle  politiche  agricole  alimentari  e  forestali  e
costituiscono oggetto di una relazione annuale alle Camere. 
  3. La partecipazione al Tavolo non da' luogo alla corresponsione di
compensi,  gettoni,  emolumenti,  indennita'  o  rimborsi  di   spese
comunque denominati. 
                             Note all'art. 8: 
              - Il testo dell'art. 58  del  decreto-legge  22  giugno
          2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla  legge  7
          agosto 2012, n. 134 (Misure urgenti  per  la  crescita  del
          Paese), e' il seguente: 
              "Art. 58 
              (Fondo per la distribuzione di derrate alimentari  alle
          persone indigenti) 
              1. E' istituito presso l'Agenzia per le  erogazioni  in
          agricoltura un fondo per  l'efficientamento  della  filiera
          della produzione e dell'erogazione e per  il  finanziamento
          dei  programmi  nazionali  di  distribuzione   di   derrate
          alimentari alle  persone  indigenti  nel  territorio  della
          Repubblica italiana. Le derrate alimentari sono distribuite
          agli  indigenti   mediante   organizzazioni   caritatevoli,
          conformemente alle modalita' previste dal Regolamento  (CE)
          n. 1234/2007 del Consiglio del 22 ottobre 2007. 
              2. Con decreto del Ministro  delle  politiche  agricole
          alimentari e forestali, di concerto con il Ministro per  la
          cooperazione   internazionale   e   l'integrazione,   viene
          adottato, entro il 30 giugno di ciascun anno, il  programma
          annuale di distribuzione che  identifica  le  tipologie  di
          prodotto,  le  organizzazioni   caritatevoli   beneficiarie
          nonche' le modalita' di attuazione, anche in relazione alle
          erogazioni  liberali  e  donazioni  fornite  da  parte   di
          soggetti privati e tese ad incrementare  le  dotazioni  del
          Fondo di cui al comma 1. Ai fini fiscali, in questi casi si
          applicano le disposizioni di cui all'art.  13  del  decreto
          legislativo del 4 dicembre 1997, n. 460. 
              3. Gli operatori della filiera  agroalimentare  possono
          destinare all'attuazione del programma annuale  di  cui  al
          comma  2  derrate  alimentari,  a  titolo   di   erogazioni
          liberali, secondo modalita' stabilite dall'Agenzia  per  le
          erogazioni in agricoltura. Ai fini fiscali, in questi  casi
          si applicano le disposizioni di cui all'art. 13 del decreto
          legislativo del 4 dicembre 1997, n. 460. 
              4. L'Agenzia per le erogazioni  in  agricoltura  e'  il
          soggetto responsabile dell'attuazione del programma di  cui
          al comma 2. 
              5. Ai fini del reperimento  sul  mercato  dei  prodotti
          identificati dal programma di cui al comma 2, l'Agenzia per
          le erogazioni  in  agricoltura  opera  secondo  criteri  di
          economicita' dando preferenza,  a  parita'  di  condizioni,
          alle forniture  offerte  da  organismi  rappresentativi  di
          produttori agricoli o imprese di trasformazione dell'Unione
          europea.". 

                              Art. 9 
 
Promozione, formazione e misure preventive in  materia  di  riduzione
                            degli sprechi 
 
  1. Il servizio pubblico radiofonico, televisivo e  multimediale  di
cui all'articolo 45 del testo unico di cui al decreto legislativo  31
luglio 2005,  n.  177,  garantisce  che,  nell'ambito  delle  ore  di
trasmissione destinate all'informazione, ai sensi del citato articolo
45, comma 2, lettera b), un adeguato numero delle  medesime  ore  sia
finalizzato alla promozione di comportamenti  e  di  misure  volti  a
ridurre gli sprechi alimentari, energetici e di altro genere. 
  2.  Al  fine  di  promuovere  modelli  di  consumo  e  di  acquisto
improntati a criteri di solidarieta' e di sostenibilita'  nonche'  di
incentivare il recupero e la redistribuzione per fini di beneficenza,
il Ministero delle politiche  agricole  alimentari  e  forestali,  di
concerto con i Ministeri del lavoro e delle politiche sociali,  della
salute e dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del  mare,
promuove campagne nazionali di comunicazione  dei  dati  raccolti  in
tema di recupero alimentare e di riduzione degli  sprechi,  anche  al
fine  di  sensibilizzare  l'opinione  pubblica  e  le  imprese  sulle
conseguenze  negative  degli  sprechi  alimentari,  con   particolare
attenzione ai temi del diritto al cibo, dell'impatto sull'ambiente  e
sul consumo di risorse  naturali  e  alle  possibili  misure  per  il
contrasto degli sprechi medesimi. 
  3. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del
mare,  di  concerto  con  il  Ministero  delle   politiche   agricole
alimentari e forestali e con  il  Ministero  della  salute,  promuove
campagne informative al fine  di  incentivare  la  prevenzione  della
produzione di rifiuti alimentari,  anche  con  specifico  riguardo  a
pratiche virtuose nelle attivita' della ristorazione  che  consentano
ai clienti l'asporto dei propri avanzi di cibo. 
  4.  Per  ridurre  gli  sprechi   alimentari   nel   settore   della
ristorazione, concorrendo altresi' al raggiungimento degli  obiettivi
del Programma  nazionale  di  prevenzione  dei  rifiuti,  le  regioni
possono  stipulare  accordi  o  protocolli  d'intesa  per  promuovere
comportamenti responsabili e pratiche virtuose  volti  a  ridurre  lo
spreco di cibo e per  dotare  gli  operatori  della  ristorazione  di
contenitori  riutilizzabili,  realizzati  in  materiale  riciclabile,
idonei a consentire ai clienti l'asporto dei propri avanzi  di  cibo.
Tali iniziative possono essere promosse nel sito internet dei  comuni
interessati. 
  5. Il Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della  ricerca,
di concerto con il Ministero della salute, sentiti i Ministeri  delle
politiche agricole alimentari e forestali  e  dell'ambiente  e  della
tutela del territorio e del mare,  promuove,  presso  le  istituzioni
scolastiche di ogni ordine e grado, percorsi mirati all'educazione  a
una sana alimentazione e a una produzione alimentare  ecosostenibile,
nonche' alla sensibilizzazione contro  lo  spreco  degli  alimenti  e
sugli  squilibri  esistenti  a  livello  nazionale  e  internazionale
nell'accesso al cibo. 
  6. Dall'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 5  del
presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri  per  la
finanza pubblica.  Le  amministrazioni  interessate  provvedono  alle
attivita' ivi previste nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e
strumentali disponibili a legislazione vigente. 
                                  Note all'art. 9: 
              - Il testo dell'art.  45  del  decreto  legislativo  31
          luglio 2005, n. 177  (Testo  unico  dei  servizi  di  media
          audiovisivi e radiofonici), e' il seguente: 
              "Art. 45 
              (Definizione  dei   compiti   del   servizio   pubblico
          radiofonico, televisivo e multimediale) 
              1.  Il  servizio  pubblico  radiofonico,  televisivo  e
          multimediale e' affidato per concessione a una societa' per
          azioni, che, nel rispetto dei principi di cui  all'art.  7,
          lo svolge sulla base di un contratto nazionale di  servizio
          stipulato con il Ministero, previa delibera  del  Consiglio
          dei ministri, e di contratti di servizio regionali  e,  per
          le province autonome di Trento e di  Bolzano,  provinciali,
          con i quali sono individuati i diritti e gli obblighi della
          societa' concessionaria. Tali contratti sono rinnovati ogni
          cinque anni nel quadro della concessione che riconosce alla
          RAI-Radiotelevisione italiana Spa il ruolo di  gestore  del
          servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale. 
              2.  Il  servizio  pubblico  radiofonico,  televisivo  e
          multimediale, ai  sensi  dell'art.  7,  comma  4,  comunque
          garantisce: 
                a) la diffusione di tutte le trasmissioni  televisive
          e  radiofoniche  di  pubblico   servizio   della   societa'
          concessionaria  con  copertura  integrale  del   territorio
          nazionale, per quanto consentito dallo stato della  scienza
          e della tecnica; 
                b)  un  numero  adeguato  di  ore   di   trasmissioni
          televisive   e   radiofoniche   dedicate    all'educazione,
          all'informazione,   alla   formazione,   alla    promozione
          culturale, con  particolare  riguardo  alla  valorizzazione
          delle opere teatrali, cinematografiche,  televisive,  anche
          in  lingua  originale,  e  musicali  riconosciute  di  alto
          livello artistico o maggiormente innovative; tale numero di
          ore  e'  definito   ogni   tre   anni   con   deliberazione
          dell'Autorita'; dal computo di tali  ore  sono  escluse  le
          trasmissioni di intrattenimento per i minori; 
                c) la  diffusione  delle  trasmissioni  di  cui  alla
          lettera b),  in  modo  proporzionato,  in  tutte  le  fasce
          orarie, anche di maggiore ascolto, e su tutti  i  programmi
          televisivi e radiofonici; 
                d)  l'accesso  alla  programmazione,  nei  limiti   e
          secondo le modalita' indicati dalla legge,  in  favore  dei
          partiti e dei  gruppi  rappresentati  in  Parlamento  e  in
          assemblee  e  consigli  regionali,   delle   organizzazioni
          associative   delle   autonomie   locali,   dei   sindacati
          nazionali,  delle  confessioni  religiose,  dei   movimenti
          politici,  degli  enti  e  delle  associazioni  politici  e
          culturali,  delle  associazioni  nazionali  del   movimento
          cooperativo giuridicamente riconosciute, delle associazioni
          di promozione sociale iscritte  nei  registri  nazionale  e
          regionali, dei gruppi etnici e linguistici  e  degli  altri
          gruppi di  rilevante  interesse  sociale  che  ne  facciano
          richiesta; 
                e) la produzione, la distribuzione e la  trasmissione
          di programmi radiotelevisivi all'estero,  finalizzati  alla
          conoscenza  e  alla  valorizzazione  della  lingua,   della
          cultura e dell'impresa italiane attraverso  l'utilizzazione
          dei programmi e  la  diffusione  delle  piu'  significative
          produzioni del panorama audiovisivo nazionale; 
                f) la effettuazione di  trasmissioni  radiofoniche  e
          televisive in lingua tedesca  e  ladina  per  la  provincia
          autonoma di Bolzano, in  lingua  ladina  per  la  provincia
          autonoma di Trento,  in  lingua  francese  per  la  regione
          autonoma Valle d'Aosta e in lingua slovena per  la  regione
          autonoma Friuli-Venezia Giulia; 
                g) la trasmissione gratuita dei messaggi di  utilita'
          sociale ovvero di interesse pubblico  che  siano  richiesti
          dalla  Presidenza  del  Consiglio   dei   Ministri   e   la
          trasmissione  di  adeguate  informazioni  sulla  viabilita'
          delle strade e delle autostrade italiane; 
                h)  la  trasmissione,  in   orari   appropriati,   di
          contenuti destinati specificamente ai minori,  che  tengano
          conto delle  esigenze  e  della  sensibilita'  della  prima
          infanzia e dell'eta' evolutiva; 
                i) la conservazione degli archivi storici radiofonici
          e  televisivi,  garantendo  l'accesso  del  pubblico   agli
          stessi; 
                l) la destinazione di una quota non inferiore  al  15
          per cento dei ricavi complessivi annui alla  produzione  di
          opere europee, ivi comprese quelle realizzate da produttori
          indipendenti; tale quota trova applicazione a  partire  dal
          contratto di servizio stipulato dopo il 6 maggio 2004; 
                m) la realizzazione nei termini previsti dalla  legge
          3  maggio  2004,  n.  112,  delle  infrastrutture  per   la
          trasmissione  radiotelevisiva  su  frequenze  terrestri  in
          tecnica digitale; 
                n) la realizzazione di servizi  interattivi  digitali
          di pubblica utilita'; 
                o)   il   rispetto   dei   limiti   di   affollamento
          pubblicitario previsti dall'art. 38; 
                p) l'informazione  pubblica  a  livello  nazionale  e
          quella  a  livello  regionale  attraverso  la  presenza  in
          ciascuna regione e provincia autonoma di proprie  redazioni
          e  strutture  adeguate  alle  specifiche  produzioni,   nel
          rispetto di quanto previsto alla lettera f); 
                q)  l'adozione  di  idonee  misure  di  tutela  delle
          persone portatrici di  handicap  sensoriali  in  attuazione
          dell'art. 32, comma 6; 
                r) la valorizzazione e il potenziamento dei centri di
          produzione decentrati, in particolare per le  finalita'  di
          cui alla lettera b) e per le esigenze di  promozione  delle
          culture e degli strumenti linguistici locali; 
                s) la realizzazione di attivita'  di  insegnamento  a
          distanza. 
              3. Le sedi che garantiscono il servizio di cui al comma
          2, lettera f), mantengono la loro autonomia  finanziaria  e
          contabile in relazione all'adempimento  degli  obblighi  di
          pubblico servizio affidati alle stesse e fungono  anche  da
          centro  di  produzione  decentrato  per  le   esigenze   di
          promozione delle  culture  e  degli  strumenti  linguistici
          locali. 
              3-bis. Con la convenzione  stipulata  tra  la  societa'
          concessionaria e la  provincia  autonoma  di  Bolzano  sono
          individuati  i  diritti  e  gli   obblighi   relativi,   in
          particolare  i  tempi  e  gli  orari   delle   trasmissioni
          radiofoniche e televisive. Per garantire la  trasparenza  e
          la responsabilita' nell'utilizzo del finanziamento pubblico
          provinciale, i costi di esercizio per il servizio in lingua
          tedesca e ladina sono rappresentati in apposito  centro  di
          costo del bilancio  della  societa'  concessionaria  e  gli
          oneri relativi sono assunti  dalla  provincia  autonoma  di
          Bolzano nell'ambito  delle  risorse  individuate  ai  sensi
          dell'art. 79, comma 1, lettera c), del testo unico  di  cui
          al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto  1972,
          n. 670,  nell'importo  non  superiore  ad  euro  10.313.000
          annui.  Gli  eventuali  ulteriori  oneri  derivanti   dalla
          predetta  convenzione  rimangono  esclusivamente  a  carico
          della provincia autonoma di Bolzano. 
              3-ter. L'importo di euro 10.313.000  di  cui  al  comma
          3-bis e'  incrementato  di  ulteriori  euro  5.000.000  per
          l'anno 2015 e di euro 9.687.000 annui a decorrere dall'anno
          2016.  Al  relativo  onere  si  provvede,  quanto  a   euro
          5.000.000  per   l'anno   2015,   mediante   corrispondente
          versamento di pari importo all'entrata del  bilancio  dello
          Stato, per il medesimo anno, da parte della Presidenza  del
          Consiglio dei ministri, di risorse disponibili sul  proprio
          bilancio autonomo, quanto a euro 9.687.000 per l'anno 2016,
          mediante corrispondente riduzione del Fondo per  interventi
          strutturali di politica  economica,  di  cui  all'art.  10,
          comma 5,  del  decreto-legge  29  novembre  2004,  n.  282,
          convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  27  dicembre
          2004, n. 307, e, quanto a euro 9.687.000 annui a  decorrere
          dall'anno 2017,  mediante  corrispondente  riduzione  delle
          proiezioni dello stanziamento del fondo speciale  di  parte
          corrente  iscritto,  ai   fini   del   bilancio   triennale
          2015-2017, nell'ambito del programma «Fondi  di  riserva  e
          speciali» della missione «Fondi da ripartire»  dello  stato
          di previsione del Ministero dell'economia e  delle  finanze
          per  l'anno  2015,  allo  scopo  parzialmente   utilizzando
          l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. 
              4. Con deliberazione adottata d'intesa dall'Autorita' e
          dal Ministro delle comunicazioni prima di  ciascun  rinnovo
          quinquennale del  contratto  nazionale  di  servizio,  sono
          fissate  le  linee-guida  sul  contenuto  degli   ulteriori
          obblighi del servizio pubblico  radiofonico,  televisivo  e
          multimediale,  definite  in  relazione  allo  sviluppo  dei
          mercati, al progresso tecnologico e  alle  mutate  esigenze
          culturali, nazionali e locali. 
              4-bis. Con deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri
          sono  definiti  gli  indirizzi  ai  fini  dell'intesa   con
          l'Autorita', di cui al comma 4. 
              5. Alla societa' cui e' affidato  mediante  concessione
          il servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale
          e' consentito lo  svolgimento,  direttamente  o  attraverso
          societa' collegate, di attivita' commerciali ed editoriali,
          connesse alla diffusione di immagini, suoni e dati, nonche'
          di altre attivita' correlate, purche' esse non risultino di
          pregiudizio al migliore svolgimento  dei  pubblici  servizi
          concessi   e   concorrano   alla    equilibrata    gestione
          aziendale.". 

                                 Art. 10 
 
Misure volte a  ridurre  gli  sprechi  nella  somministrazione  degli
                              alimenti 
 
  1. Il Ministero della salute, entro novanta giorni  dalla  data  di
entrata in vigore della presente legge,  previa  intesa  in  sede  di
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, predispone linee di indirizzo rivolte agli  enti
gestori di mense scolastiche, aziendali, ospedaliere,  sociali  e  di
comunita', al fine di prevenire e ridurre  lo  spreco  connesso  alla
somministrazione  degli  alimenti,  anche  tenendo  conto  di  quanto
previsto all'articolo 4, commi da 5 a 5-quinquies, del  decreto-legge
12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge
8 novembre 2013, n. 128. 
                                 Note all'art. 10: 
              - Il testo  dell'art.  8  del  decreto  legislativo  28
          agosto 1997,  n.  281  (Definizione  ed  ampliamento  delle
          attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra
          lo Stato, le regioni e le province  autonome  di  Trento  e
          Bolzano ed unificazione, per le materie  ed  i  compiti  di
          interesse  comune  delle  regioni,  delle  province  e  dei
          comuni,  con  la  Conferenza  Stato-citta'   ed   autonomie
          locali), e' il seguente: 
              "Art. 8 
              (Conferenza  Stato-citta'   ed   autonomie   locali   e
          Conferenza unificata) 
              1. La Conferenza Stato-citta' ed  autonomie  locali  e'
          unificata per le materie ed i compiti di  interesse  comune
          delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunita'
          montane, con la Conferenza Stato-regioni. 
              2. La Conferenza Stato-citta' ed  autonomie  locali  e'
          presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
          sua delega, dal Ministro dell'interno o  dal  Ministro  per
          gli  affari   regionali   nella   materia   di   rispettiva
          competenza; ne fanno parte altresi' il Ministro del  tesoro
          e  del  bilancio  e  della  programmazione  economica,   il
          Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
          Ministro della  sanita',  il  presidente  dell'Associazione
          nazionale  dei  comuni  d'Italia  -  ANCI,  il   presidente
          dell'Unione  province  d'Italia  -  UPI  ed  il  presidente
          dell'Unione nazionale comuni, comunita' ed enti  montani  -
          UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
          dall'ANCI e sei presidenti di provincia designati dall'UPI.
          Dei  quattordici   sindaci   designati   dall'ANCI   cinque
          rappresentano le  citta'  individuate  dall'art.  17  della
          legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni  possono  essere
          invitati altri membri del Governo,  nonche'  rappresentanti
          di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici. 
              3. La Conferenza Stato-citta' ed  autonomie  locali  e'
          convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i  casi
          il presidente ne ravvisi la necessita' o qualora ne  faccia
          richiesta il presidente dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM. 
              4. La  Conferenza  unificata  di  cui  al  comma  1  e'
          convocata dal Presidente del  Consiglio  dei  Ministri.  Le
          sedute sono presiedute dal  Presidente  del  Consiglio  dei
          Ministri o, su sua delega,  dal  Ministro  per  gli  affari
          regionali  o,  se  tale  incarico  non  e'  conferito,  dal
          Ministro dell'interno.". 
              - Il testo dell'art. 4, commi da 5 a  5-quinquies,  del
          decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104 (Misure urgenti  in
          materia di istruzione, universita' e ricerca),  convertito,
          con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128,  e'
          il seguente: 
              "Art. 4 
              (Tutela della salute nelle scuole) 
              (Omissis). 
              5. Il Ministero delle politiche agricole, alimentari  e
          forestali, al fine di favorire il consumo  consapevole  dei
          prodotti  ortofrutticoli  locali,  stagionali  e  biologici
          nelle scuole,  elabora  appositi  programmi  di  educazione
          alimentare, anche  in  collaborazione  con  associazioni  e
          organizzazioni di acquisto solidale, anche  nell'ambito  di
          iniziative  gia'  avviate.   Con   decreto   del   Ministro
          dell'istruzione, dell'universita' e  della  ricerca  e  del
          Ministro delle politiche agricole, alimentari  e  forestali
          sono definite le modalita' per  l'attuazione  del  presente
          comma. All'attuazione delle disposizioni di cui al presente
          comma  si  provvede  nell'ambito   delle   risorse   umane,
          strumentali  e  finanziarie  disponibili   a   legislazione
          vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori  oneri  per  la
          finanza pubblica. 
              5-bis. Il Ministero dell'istruzione, dell'universita' e
          della ricerca adotta specifiche  linee  guida,  sentito  il
          Ministero della salute, per disincentivare, nelle scuole di
          ogni ordine e grado,  la  somministrazione  di  alimenti  e
          bevande sconsigliati, ossia contenenti un  elevato  apporto
          totale di lipidi per porzione, grassi trans, oli  vegetali,
          zuccheri  semplici  aggiunti,  alto  contenuto  di   sodio,
          nitriti o nitrati utilizzati  come  additivi,  aggiunta  di
          zuccheri semplici  e  dolcificanti,  elevato  contenuto  di
          teina, caffeina, taurina e similari, e per  incentivare  la
          somministrazione di alimenti  per  tutti  coloro  che  sono
          affetti da celiachia. 
              5-ter.  Dall'attuazione  del  comma  5-bis  non  devono
          derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
              5-quater. Per le medesime finalita' di cui al comma  5,
          nei bandi delle  gare  d'appalto  per  l'affidamento  e  la
          gestione dei servizi di refezione scolastica e di fornitura
          di alimenti e prodotti agroalimentari agli asili nido, alle
          scuole dell'infanzia, alle  scuole  primarie,  alle  scuole
          secondarie di  primo  e  di  secondo  grado  e  alle  altre
          strutture pubbliche  che  abbiano  come  utenti  bambini  e
          giovani fino a diciotto anni di eta', i  relativi  soggetti
          appaltanti devono prevedere che sia  garantita  un'adeguata
          quota  di  prodotti  agricoli,  ittici   e   agroalimentari
          provenienti da sistemi  di  filiera  corta  e  biologica  e
          comunque  a  ridotto  impatto  ambientale  e  di  qualita',
          nonche' l'attribuzione di un punteggio per  le  offerte  di
          servizi e forniture  rispondenti  al  modello  nutrizionale
          denominato    "dieta    mediterranea",    consistente    in
          un'alimentazione in cui prevalgano  i  prodotti  ricchi  di
          fibre, in particolare  cereali  integrali  e  semintegrali,
          frutta fresca e secca, verdure  crude  e  cotte  e  legumi,
          nonche' pesce, olio extravergine  d'oliva,  uova,  latte  e
          yogurt, con una limitazione nel consumo di  carni  rosse  e
          zuccheri semplici.  I  suddetti  bandi  prevedono  altresi'
          un'adeguata quota di prodotti per soddisfare  le  richieste
          di alimenti per coloro che sono affetti da celiachia. 
              5-quinquies. Fermo restando quanto previsto al comma 5,
          il  Ministero  della  salute,  d'intesa  con  il  Ministero
          dell'istruzione,  dell'universita'  e  della  ricerca   per
          quanto riguarda le attivita' da svolgersi nelle istituzioni
          scolastiche, al fine  di  favorire  la  consapevolezza  dei
          rischi connessi ai disturbi del  comportamento  alimentare,
          elabora   programmi   di   educazione   alimentare,   anche
          nell'ambito di iniziative gia' avviate. 
              (Omissis).". 

                                    Art. 11 
 
Rifinanziamento del fondo per la distribuzione di derrate  alimentari
  alle persone indigenti e istituzione  di  un  fondo  nazionale  per
  progetti innovativi finalizzati alla limitazione  degli  sprechi  e
  all'impiego delle eccedenze 
  1. Il fondo di cui all'articolo 58, comma 1, del  decreto-legge  22
giugno 2012, n. 83, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  7
agosto 2012, n. 134, come rifinanziato dall'articolo  1,  comma  399,
della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e' rifinanziato nella misura di
2 milioni di euro per l'anno 2016. 
  2. Nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali e' istituito un fondo, con una dotazione di  1
milione di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018,  destinato
al finanziamento di progetti innovativi, anche relativi alla  ricerca
e allo sviluppo tecnologico nel campo della shelf life  dei  prodotti
alimentari e  del  confezionamento  dei  medesimi,  finalizzati  alla
limitazione  degli  sprechi  e  all'impiego  delle  eccedenze,   come
definite  all'articolo  2  della  presente  legge,  con   particolare
riferimento  ai  beni  alimentari  e  alla  loro  destinazione   agli
indigenti, nonche' alla promozione  della  produzione  di  imballaggi
riutilizzabili  o  facilmente  riciclabili,  e  al  finanziamento  di
progetti di servizio civile nazionale. Le modalita' di  utilizzo  del
fondo sono definite con decreto del Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali, da emanare entro sessanta giorni  dalla  data
di entrata in vigore della presente legge. 
  3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 3 milioni  di
euro per l'anno 2016 e a 1 milione di euro per  ciascuno  degli  anni
2017 e 2018, si provvede, per l'anno  2016,  mediante  corrispondente
riduzione della dotazione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200,
della legge 23 dicembre 2014, n.  190,  come  rifinanziato  ai  sensi
dell'articolo 1, comma 639, della legge 28 dicembre 2015, n. 208,  e,
per gli anni 2017 e 2018, mediante corrispondente riduzione del Fondo
per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo
10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. Il  Ministro
dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilanci
                                 Note all'art. 11: 
              - Per il testo dell'art. 58 del decreto-legge 22 giugno
          2012, n. 83, si veda nelle note all'art. 8. 
              - La legge 23 dicembre 2014, n. 190  (Disposizioni  per
          la formazione del  bilancio  annuale  e  pluriennale  dello
          Stato  (legge  di  stabilita'  2015)),  e'  pubblicata  nel
          supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale  29  dicembre
          2014, n. 300. 
              -  Il  decreto-legge   29   novembre   2004,   n.   282
          (Disposizioni urgenti  in  materia  fiscale  e  di  finanza
          pubblica), convertito, con modificazioni,  dalla  legge  27
          dicembre  2004,  n.  307,  e'  pubblicato  nella   Gazzetta
          Ufficiale 29 novembre 2004, n. 280. 

                               Art. 12 
 
Finanziamento  degli  interventi  per  la   riduzione   dei   rifiuti
                             alimentari 
 
  1. Il fondo istituito dall'articolo 2, comma 323,  della  legge  24
dicembre  2007,  n.  244,  e'  destinato  anche  alla  promozione  di
interventi  finalizzati  alla  riduzione  dei   rifiuti   alimentari,
comprese le iniziative volte a promuovere l'utilizzo, da parte  degli
operatori   nel   settore   della   ristorazione,   di    contenitori
riutilizzabili idonei a consentire ai clienti l'asporto degli  avanzi
di cibo. 
  2. Per le finalita' di cui al comma 1, la dotazione  del  fondo  di
cui all'articolo 2, comma 323, della legge 24 dicembre 2007, n.  244,
e' incrementata di 1 milione di euro per ciascuno degli anni  2017  e
2018. 
  3. Agli oneri derivanti dal comma 2, pari a 1 milione di  euro  per
ciascuno degli anni 2017 e 2018, si provvede mediante  corrispondente
riduzione  delle  proiezioni,  per  gli  anni  2017  e  2018,   dello
stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto,  ai  fini
del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma «Fondi di
riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire»  dello  stato
di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per  l'anno
2016, allo scopo parzialmente utilizzando  l'accantonamento  relativo
al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. 
  4. Il Ministro dell'economia e  delle  finanze  e'  autorizzato  ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
                             Note all'art. 12: 
              - Si riporta il testo del  comma  323  della  legge  24
          dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la  formazione  del
          bilancio  annuale  e  pluriennale  dello  Stato   -   legge
          finanziaria 2008), pubblicata nella Gazz. Uff. 28  dicembre
          2007, n. 300, S.O.: 
              "323.  E'  istituito  nello  stato  di  previsione  del
          Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del
          mare un fondo per la promozione di interventi di  riduzione
          e prevenzione della produzione di rifiuti e per lo sviluppo
          di nuove tecnologie di riciclaggio,  con  dotazione  di  20
          milioni di euro per anno a decorrere  dal  2008,  a  valere
          sulle risorse di cui al comma 321. Il fondo e'  finalizzato
          alla  sottoscrizione  di  accordi  di  programma   e   alla
          formulazione  di  bandi  pubblici  da  parte  del  Ministro
          dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare  per
          la promozione degli interventi di cui al primo periodo. Con
          decreto del  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del
          territorio e del mare, da adottare nel  termine  di  cinque
          mesi dalla data di entrata in vigore della presente  legge,
          sono definite le modalita' di utilizzo del fondo di cui  al
          presente comma.". 
                                                                      Capo III
 

Ulteriori misure per favorire la cessione gratuita di prodotti alimentari, farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale

                                       Art. 13 
 
             Modifica alla legge 25 giugno 2003, n. 155 
 
  1. L'articolo 1 della legge 25 giugno 2003, n. 155,  e'  sostituito
dal seguente: 
  «Art. 1 (Distribuzione di prodotti alimentari,  farmaceutici  e  di
altri prodotti a  fini  di  solidarieta'  sociale).  -  1.  Gli  enti
pubblici nonche' gli enti privati costituiti  per  il  perseguimento,
senza scopo di lucro, di finalita' civiche e solidaristiche e che, in
attuazione del principio  di  sussidiarieta'  e  in  coerenza  con  i
rispettivi  statuti  o  atti  costitutivi,  promuovono  e  realizzano
attivita' d'interesse generale anche  mediante  la  produzione  e  lo
scambio di beni e servizi  di  utilita'  sociale  nonche'  attraverso
forme di mutualita', compresi i soggetti di cui all'articolo  10  del
decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, che effettuano,  a  fini
di beneficenza, distribuzione gratuita  di  prodotti  alimentari,  di
prodotti farmaceutici  e  di  altri  prodotti  agli  indigenti,  sono
equiparati, nei limiti del servizio prestato, ai consumatori  finali,
ai fini del corretto stato di conservazione,  trasporto,  deposito  e
utilizzo degli stessi». 
                                                           Art. 14  
 
 Distribuzione di articoli e accessori di abbigliamento usati  a  fini
                       di solidarieta' sociale 
 
  1. Si considerano cessioni a  titolo  gratuito  di  articoli  e  di
accessori di abbigliamento usati quelle in cui i medesimi articoli ed
accessori siano stati conferiti dai privati  direttamente  presso  le
sedi operative dei soggetti donatari. 
  2. I beni che non sono  destinati  a  donazione  in  conformita'  a
quanto previsto al comma 1 o che  non  sono  ritenuti  idonei  ad  un
successivo utilizzo sono gestiti in conformita'  alla  normativa  sui
rifiuti di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 
  3. Al fine  di  contribuire  alla  sostenibilita'  economica  delle
attivita'  di  recupero  degli  indumenti  e   degli   accessori   di
abbigliamento di cui al comma 1, favorendo  il  raggiungimento  degli
obiettivi di cui alla presente legge ed evitando al contempo  impatti
negativi sulla salute, al punto 8.9.3, lettera a), del suballegato  1
dell'allegato 1 al decreto  del  Ministro  dell'ambiente  5  febbraio
1998, pubblicato  nel  supplemento  ordinario  n.  72  alla  Gazzetta
Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, le parole: «mediante selezione  e
igienizzazione per  l'ottenimento  delle  seguenti  specifiche»  sono
sostituite dalle seguenti: «mediante selezione e igienizzazione,  ove
quest'ultima si renda necessaria  per  l'ottenimento  delle  seguenti
specifiche».
                                 Note all'art. 14: 
              - Il citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152,
          e'  pubblicato  nel  supplemento  ordinario  alla  Gazzetta
          Ufficiale 14 aprile 2006, n. 88. 

			
                                 Art. 15 
 
Modifiche al decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219,  in  materia
  di raccolta di medicinali non utilizzati o scaduti e  donazione  di
  medicinali 
  1. All'articolo 157 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219,
sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 1, il terzo periodo e' soppresso; 
    b) dopo il comma 1 e' aggiunto il seguente: 
    «1-bis. Con decreto del Ministro della salute, da  emanare  entro
novanta giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  presente
disposizione, sono individuate modalita'  che  rendono  possibile  la
donazione di medicinali non utilizzati a organizzazioni non lucrative
di utilita' sociale (ONLUS) e l'utilizzazione dei medesimi medicinali
da parte di queste, in confezioni integre, correttamente conservati e
ancora nel periodo  di  validita',  in  modo  tale  da  garantire  la
qualita', la sicurezza e l'efficacia originarie, con  esclusione  dei
medicinali da conservare in frigorifero  a  temperature  controllate,
dei medicinali contenenti sostanze stupefacenti o  psicotrope  e  dei
medicinali  dispensabili  solo  in  strutture  ospedaliere.  Con   il
medesimo decreto  sono  definiti  i  requisiti  dei  locali  e  delle
attrezzature idonei a  garantirne  la  corretta  conservazione  e  le
procedure volte alla tracciabilita' dei lotti dei medicinali ricevuti
e distribuiti. Alle ONLUS e' consentita la distribuzione gratuita  di
medicinali  non  utilizzati  direttamente  ai  soggetti  indigenti  o
bisognosi,  dietro  presentazione   di   prescrizione   medica,   ove
necessaria, a condizione che dispongano  di  personale  sanitario  ai
sensi di quanto  disposto  dalla  normativa  vigente.  Gli  enti  che
svolgono attivita' assistenziale  sono  equiparati,  nei  limiti  del
servizio prestato, al consumatore finale rispetto alla  detenzione  e
alla conservazione dei medicinali. E' vietata  qualsiasi  cessione  a
titolo oneroso dei medicinali oggetto di donazione». 
                              Note all'art. 15: 
              - Il testo dell'art. 157  del  decreto  legislativo  24
          aprile 2006, n. 219 (Attuazione della direttiva  2001/83/CE
          (e successive direttive di modifica) relativa ad un  codice
          comunitario concernente i medicinali per uso umano, nonche'
          della direttiva 2003/94/CE), come modificato dalla presente
          legge, e' il seguente: 
              "Art. 157 
              (Sistemi  di  raccolta  di  medicinali  inutilizzati  o
          scaduti) 
              1. Fatto salvo quanto previsto in materia  di  gestione
          dei rifiuti  sanitari  dal  decreto  del  Presidente  della
          Repubblica 15 luglio 2003, n. 254, con decreto del Ministro
          della salute, di concerto con il Ministro  dell'ambiente  e
          tutela  del  territorio  e  il  Ministro  delle   attivita'
          produttive, previo parere della Conferenza permanente per i
          rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di
          Trento e di Bolzano, sono  stabiliti  con  oneri  a  carico
          degli operatori idonei sistemi di raccolta per i medicinali
          inutilizzati o scaduti. Tali sistemi possono basarsi  anche
          su accordi, a livello  nazionale  o  territoriale,  fra  le
          parti interessate alla raccolta. 
              1-bis.  Con  decreto  del  Ministro  della  salute,  da
          emanare entro novanta  giorni  dalla  data  di  entrata  in
          vigore  della  presente  disposizione,   sono   individuate
          modalita' che rendono possibile la donazione di  medicinali
          non utilizzati a organizzazioni non lucrative  di  utilita'
          sociale (ONLUS) e l'utilizzazione dei  medesimi  medicinali
          da parte di queste, in  confezioni  integre,  correttamente
          conservati e ancora nel periodo di validita', in modo  tale
          da garantire  la  qualita',  la  sicu-rezza  e  l'efficacia
          originarie, con esclusione dei medicinali da conservare  in
          frigorifero  a  temperature  controllate,  dei   medicinali
          con-tenenti  sostanze  stupefacenti  o  psicotrope  e   dei
          medicinali dispensabili solo in strutture ospedaliere.  Con
          il medesimo decreto sono definiti i requisiti dei locali  e
          delle  attrezza-ture  idonei  a  garantirne   la   corretta
          conserva-zione e le procedure volte alla tracciabilita' dei
          lotti dei medicinali ricevuti e distribuiti. Alle ONLUS  e'
          consentita la  distribuzione  gratuita  di  medicinali  non
          utilizzati direttamente ai soggetti indigenti o  bisognosi,
          dietro   presentazione   di   prescrizione   medica,    ove
          necessaria,  a  condizione  che  dispongano  di   personale
          sanitario ai  sensi  di  quanto  disposto  dalla  normativa
          vigente. Gli enti che svolgono attivita' assistenziale sono
          equiparati,  nei   limiti   del   servizio   prestato,   al
          consumatore  finale  rispetto  alla   detenzione   e   alla
          conservazione dei medicinali. E' vietata qualsiasi cessione
          a titolo oneroso dei medicinali oggetto di donazione.". 

                                    Art. 16 
 
Disposizioni in materia di cessione gratuita di  derrate  alimentari,
  di prodotti farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarieta'
  sociale 
  1. Le cessioni previste dall'articolo 10, primo comma, numero  12),
del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,
sono provate con modalita' telematiche  da  parte  del  cedente  agli
uffici dell'amministrazione finanziaria o ai comandi del Corpo  della
guardia di finanza competenti, con l'indicazione della data, dell'ora
e del luogo di inizio del trasporto, della  destinazione  finale  dei
beni  nonche'  dell'ammontare  complessivo,  calcolato   sulla   base
dell'ultimo prezzo di vendita, dei  beni  gratuitamente  ceduti,  ivi
incluse le derrate alimentari. La  comunicazione  deve  pervenire  ai
suddetti uffici o comandi entro la fine del mese cui  si  riferiscono
le cessioni gratuite in essa  indicate  e  puo'  non  essere  inviata
qualora il valore dei beni stessi non sia superiore a 15.000 euro per
ogni singola cessione effettuata nel corso del mese cui si  riferisce
la comunicazione. Per  le  cessioni  di  beni  alimentari  facilmente
deperibili si e' esonerati dall'obbligo di comunicazione. 
  2. Entro sessanta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge, il direttore dell'Agenzia delle entrate, con  proprio
provvedimento, definisce le modalita' telematiche  riepilogative  per
l'invio della comunicazione di cui al comma 1. 
  3. Entro novanta giorni dalla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente  legge,  il  Governo  provvede  ad  apportare  le  modifiche
necessarie all'articolo 2 del  regolamento  di  cui  al  decreto  del
Presidente della Repubblica 10 novembre 1997,  n.  441,  al  fine  di
adeguarlo a quanto disposto dai commi 1 e 2 del presente articolo. 
  4. La comunicazione di cui al comma  1  e'  valida  anche  ai  fini
dell'applicazione del comma 15 dell'articolo 6 della legge 13  maggio
1999, n. 133. Alle cessioni di  cui  all'articolo  3  della  presente
legge non si applicano le disposizioni di cui all'articolo  2,  comma
4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della  Repubblica
10 novembre 1997, n. 441. 
  5. All'articolo 13 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460,
sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 2: 
      1)  dopo  le  parole:  «Le  derrate  alimentari  e  i  prodotti
farmaceutici» sono inserite le seguenti: «nonche' altri prodotti,  da
individuare con decreto del Ministro dell'economia e  delle  finanze,
destinati a fini di solidarieta' sociale senza scopo di lucro»; 
      2) le parole: «alle  ONLUS»  sono  sostituite  dalle  seguenti:
«agli enti pubblici, alle ONLUS e agli enti privati costituiti per il
perseguimento,  senza  scopo  di  lucro,  di  finalita'   civiche   e
solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarieta' e
in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e
realizzano  attivita'  d'interesse   generale   anche   mediante   la
produzione e lo scambio di beni e servizi di utilita' sociale nonche'
attraverso forme di mutualita'»; 
      3) e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le  disposizioni
del presente comma si applicano a condizione  che  per  ogni  singola
cessione sia predisposto un documento di  trasporto  progressivamente
numerato ovvero un documento equipollente,  contenente  l'indicazione
della data, degli estremi identificativi del cedente, del cessionario
e dell'eventuale incaricato del trasporto,  nonche'  della  qualita',
della quantita' o del peso dei beni ceduti.»; 
    b) il comma 4 e' sostituito dal seguente: 
    «4. Le disposizioni dei commi 2 e 3 si applicano a condizione che
il   soggetto   beneficiario   effettui   un'apposita   dichiarazione
trimestrale di utilizzo dei beni  ceduti,  da  conservare  agli  atti
dell'impresa cedente, con l'indicazione degli estremi  dei  documenti
di trasporto o  di  documenti  equipollenti  corrispondenti  ad  ogni
cessione,  e  in  cui  attesti  il  proprio  impegno   a   utilizzare
direttamente  i  beni  ricevuti   in   conformita'   alle   finalita'
istituzionali, e che,  a  pena  di  decadenza  dai  benefici  fiscali
previsti dal  presente  decreto,  ne  realizzi  l'effettivo  utilizzo
diretto a fini di solidarieta' sociale senza scopo di lucro». 
  6. Al comma 15 dell'articolo 6 della legge 13 maggio 1999, n.  133,
sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) dopo le parole:  «I  prodotti  alimentari»  sono  inserite  le
seguenti: «, anche oltre il termine minimo di conservazione,  purche'
siano garantite l'integrita' dell'imballaggio primario  e  le  idonee
condizioni di conservazione, e i prodotti farmaceutici nonche'  altri
prodotti, da individuare con decreto  del  Ministro  dell'economia  e
delle finanze, destinati a fini di solidarieta' sociale  senza  scopo
di lucro,»; 
    b) dopo le parole: «decreto del Presidente  della  Repubblica  26
ottobre 1972, n. 633,» sono inserite le seguenti: «agli enti pubblici
nonche' agli enti privati  costituiti  per  il  perseguimento,  senza
scopo di lucro, di finalita'  civiche  e  solidaristiche  e  che,  in
attuazione del principio  di  sussidiarieta'  e  in  coerenza  con  i
rispettivi  statuti  o  atti  costitutivi,  promuovono  e  realizzano
attivita' d'interesse generale anche  mediante  la  produzione  e  lo
scambio di beni e servizi  di  utilita'  sociale  nonche'  attraverso
forme di mutualita',». 
  7. Il Ministro dell'economia e delle  finanze,  sentito  il  Tavolo
permanente di  coordinamento  di  cui  all'articolo  8,  con  proprio
decreto, da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata  in
vigore della presente legge, individua, senza nuovi o maggiori  oneri
per la finanza pubblica, gli  altri  prodotti  destinati  a  fini  di
solidarieta' sociale senza scopo di lucro, di  cui  all'articolo  13,
comma  2,  del  decreto  legislativo  4  dicembre  1997,  n.  460,  e
all'articolo 6, comma 15, della legge 13 maggio 1999,  n.  133,  come
modificati dal presente articolo. 
                                 Note all'art. 16: 
              - Il decreto del Presidente deIla Repubblica 26 ottobre
          1972, n. 633 (Istituzione  e  disciplina  dell'imposta  sul
          valore aggiunto), e' pubblicato nel  supplemento  ordinario
          alla Gazzetta Ufficiale 11 novembre 1972, n. 292. 
              - Il testo dell'art. 2 del decreto del Presidente della
          Repubblica 10 novembre 1997, n.  441  (Regolamento  recante
          norme per il riordino della disciplina delle presunzioni di
          cessione e di acquisto), e' il seguente: 
              "Art. 2 
              (Non operativita' della presunzione di cessione) 
              1. La presunzione di cui all'art. 1 non  opera  per  le
          fattispecie indicate nei seguenti  commi,  qualora  vengano
          osservati gli adempimenti ivi stabiliti. 
              2. Le cessioni  previste  dall'art.  10,  n.  12),  del
          decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
          633, sono provate con le seguenti modalita': 
                a) comunicazione scritta da parte  del  cedente  agli
          uffici dell'amministrazione finanziaria e ai comandi  della
          Guardia di finanza di competenza, con  l'indicazione  della
          data,  ora  e  luogo  di  inizio   del   trasporto,   della
          destinazione  finale  dei  beni,   nonche'   dell'ammontare
          complessivo, sulla base del prezzo di  acquisto,  dei  beni
          gratuitamente ceduti. La comunicazione  deve  pervenire  ai
          suddetti uffici almeno cinque giorni prima della consegna e
          puo' non essere inviata qualora l'ammontare del  costo  dei
          beni stessi non sia superiore  a  euro  quindicimila  o  si
          tratti di beni facilmente deperibili; 
                b) emissione del documento previsto dal  decreto  del
          Presidente  della  Repubblica  14  agosto  1996,  n.   472,
          progressivamente numerato; 
                c) dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi
          della legge 4 gennaio 1968, n.  15,  con  la  quale  l'ente
          ricevente attesti natura, qualita'  e  quantita'  dei  beni
          ricevuti corrispondenti ai dati contenuti nel documento  di
          cui alla lettera b). 
              3. La perdita  dei  beni  dovuta  ad  eventi  fortuiti,
          accidentali o  comunque  indipendenti  dalla  volonta'  del
          soggetto e' provata da idonea documentazione fornita da  un
          organo della pubblica amministrazione o,  in  mancanza,  da
          dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorieta' ai  sensi
          dell'art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28
          dicembre  2000,  n.  445,  resa  entro  trenta  giorni  dal
          verificarsi dell'evento o  dalla  data  in  cui  se  ne  ha
          conoscenza, dalle quali risulti il valore  complessivo  dei
          beni perduti,  salvo  l'obbligo  di  fornire,  a  richiesta
          dell'Amministrazione finanziaria, i criteri e gli  elementi
          in base ai quali detto valore e' stato determinato. 
              4. La distruzione dei beni o la trasformazione in  beni
          di altro  tipo  e  di  piu'  modesto  valore  economico  e'
          provata: 
                a) da comunicazione scritta da inviare agli uffici di
          cui al comma 2, lettera a), nei termini e con le  modalita'
          ivi previsti, indicando luogo, data e ora in  cui  verranno
          poste in essere le operazioni, le modalita' di  distruzione
          o di  trasformazione,  la  natura,  qualita'  e  quantita',
          nonche' l'ammontare complessivo, sulla base del  prezzo  di
          acquisto, dei  beni  da  distruggere  o  da  trasformare  e
          l'eventuale valore residuale  che  si  otterra'  a  seguito
          della distruzione o trasformazione dei  beni  stessi.  Tale
          comunicazione non e' inviata qualora la  distruzione  venga
          disposta da un organo della pubblica amministrazione; 
                b) dal verbale redatto  da  pubblici  funzionari,  da
          ufficiali della Guardia di finanza o  da  notai  che  hanno
          presenziato alla  distruzione  o  alla  trasformazione  dei
          beni, ovvero, nel caso in cui  l'ammontare  del  costo  dei
          beni distrutti o  trasformati  non  sia  superiore  a  euro
          10.000, da dichiarazione sostitutiva  di  atto  notorio  ai
          sensi della legge 4 gennaio 1968,  n.  15.  Dal  verbale  e
          dalla dichiarazione devono risultare data, ora e  luogo  in
          cui avvengono  le  operazioni,  nonche'  natura,  qualita',
          quantita' e  ammontare  del  costo  dei  beni  distrutti  o
          trasformati; 
                c) da documento di  cui  al  decreto  del  Presidente
          della Repubblica 14 agosto 1996, n.  472,  progressivamente
          numerato, relativo  al  trasporto  dei  beni  eventualmente
          risultanti dalla distruzione o trasformazione. 
              5. I beni non esistenti presso l'azienda per effetto di
          vendite in blocco  o  di  operazioni  similari  secondo  la
          prassi commerciale risultano, oltre che  dalla  fattura  di
          cui all'art. 21 del decreto del Presidente della Repubblica
          n. 633 del 1972, anche dal documento previsto  dal  decreto
          del  Presidente  della  Repubblica   n.   472   del   1996,
          progressivamente  numerato,  da  cui   risulti   natura   e
          quantita'  dei  beni,   nonche'   la   sottoscrizione   del
          cessionario che attesti la ricezione dei  beni  stessi.  Il
          cedente  annota,  altresi',  soltanto  nell'esemplare   del
          documento  di  trasporto  in  suo   possesso,   l'ammontare
          complessivo del costo sostenuto  per  l'acquisto  dei  beni
          ceduti.". 
              -  Il  testo  dell'art.  13,  comma  2,   del   decreto
          legislativo  4  dicembre  1997,  n.  460  (Riordino   della
          disciplina tributaria degli enti non  commerciali  e  delle
          organizzazioni non lucrative  di  utilita'  sociale),  come
          modificato dalla presente legge, e' il seguente: 
              "Art. 13 
              (Erogazioni liberali) 
              (Omissis). 
              2. Le derrate alimentari  e  i  prodotti  farmaceutici,
          nonche' altri prodotti,  da  individuare  con  decreto  del
          Ministro dell'economia e delle finanze, destinati a fini di
          solidarieta'  sociale  senza  scopo  di  lucro   alla   cui
          produzione  o  al  cui  scambio  e'   diretta   l'attivita'
          dell'impresa, che, in alternativa alla usuale  eliminazione
          dal circuito commerciale, vengono ceduti gratuitamente agli
          enti pubblici, alle ONLUS e agli  enti  privati  costituiti
          per il perseguimento, senza scopo di  lucro,  di  finalita'
          civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio
          di sussidiarieta' e in coerenza con i rispettivi statuti  o
          atti  costitutivi,  promuovono   e   realizzano   attivita'
          d'interesse generale anche  mediante  la  produzione  e  lo
          scambio di beni  e  servizi  di  utilita'  sociale  nonche'
          attraverso  forme  di  mutualita',   non   si   considerano
          destinati a finalita' estranee  all'esercizio  dell'impresa
          ai sensi dell'art. 53,  comma  2,  del  testo  unico  delle
          imposte  sui  redditi,  approvato  con   il   decreto   del
          Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 
              Le disposizioni  del  presente  comma  si  applicano  a
          condizione che per ogni singola cessione sia predisposto un
          documento di trasporto progressivamente numerato ovvero  un
          documento  equipollente,  contenente  l'indicazione   della
          data,  degli  estremi  identificativi  del   cedente,   del
          cessionario  e  dell'eventuale  incaricato  del  trasporto,
          nonche' della qualita', della quantita' o del peso dei beni
          ceduti. 
              (Omissis).". 
              - Il testo dell'art. 6, comma 15, della legge 13 maggio
          1999, n. 133  (Disposizioni  in  materia  di  perequazione,
          razionalizzazione e federalismo fiscale),  come  modificato
          dalla presente legge, e' il seguente: 
              "Art. 6 
              (Ulteriori disposizioni in materia di IVA) 
              (Omissis). 
              15. I  prodotti  alimentari,  anche  oltre  il  termine
          minimo   di   conservazione,   purche'   siano    garantite
          l'integrita'  dell'imballaggio   primario   e   le   idonee
          condizioni di  conservazione,  e  i  prodotti  farmaceutici
          nonche' altri prodotti,  da  individuare  con  decreto  del
          Ministro dell'economia e delle finanze, destinati a fini di
          solidarieta'  sociale  senza  scopo  di  lucro,  non   piu'
          commercializzati o non idonei alla commercializzazione  per
          carenza o errori di confezionamento, di  etichettatura,  di
          peso o per altri motivi similari  nonche'  per  prossimita'
          della data di scadenza, ceduti  gratuitamente  ai  soggetti
          indicati  nell'art.  10,  numero  12),  del   decreto   del
          Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,  agli
          enti pubblici nonche' agli enti privati costituiti  per  il
          perseguimento, senza scopo di lucro, di finalita' civiche e
          solidaristiche  e  che,  in  attuazione  del  principio  di
          sussidiarieta' e in coerenza con  i  rispettivi  statuti  o
          atti  costitutivi,  promuovono   e   realizzano   attivita'
          d'interesse generale anche  mediante  la  produzione  e  lo
          scambio di beni  e  servizi  di  utilita'  sociale  nonche'
          attraverso forme di mutualita',  si  considerano  distrutti
          agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto.". 

                                     Art. 17 
 
       Riduzione della tariffa relativa alla tassa sui rifiuti 
 
  1. All'articolo 1, comma 652, della legge 27 dicembre 2013, n. 147,
e'  aggiunto,  in  fine,  il  seguente  periodo:  «Alle  utenze   non
domestiche   relative   ad   attivita'   commerciali,    industriali,
professionali e produttive in genere, che producono o  distribuiscono
beni alimentari, e che  a  titolo  gratuito  cedono,  direttamente  o
indirettamente, tali beni alimentari agli indigenti e alle persone in
maggiori condizioni di bisogno ovvero per l'alimentazione animale, il
comune puo' applicare un  coefficiente  di  riduzione  della  tariffa
proporzionale alla quantita', debitamente certificata, dei beni e dei
prodotti ritirati dalla vendita e oggetto di donazione». 
                              Note all'art. 17: 
              - Il testo dell'art. 1, comma 652, della  citata  legge
          27 dicembre 2013, n. 147, come  modificato  dalla  presente
          legge, e' il seguente: 
              "652. Il comune, in alternativa ai criteri  di  cui  al
          comma 651 e nel rispetto del principio «chi inquina  paga»,
          sancito  dall'art.  14  della  direttiva   2008/98/CE   del
          Parlamento europeo e del Consiglio, del 19  novembre  2008,
          relativa ai  rifiuti,  puo'  commisurare  la  tariffa  alle
          quantita' e qualita' medie ordinarie  di  rifiuti  prodotti
          per unita' di superficie, in  relazione  agli  usi  e  alla
          tipologia delle  attivita'  svolte  nonche'  al  costo  del
          servizio sui rifiuti.  Le  tariffe  per  ogni  categoria  o
          sottocategoria  omogenea  sono   determinate   dal   comune
          moltiplicando  il  costo  del  servizio   per   unita'   di
          superficie  imponibile  accertata,  previsto   per   l'anno
          successivo, per uno o piu'  coefficienti  di  produttivita'
          quantitativa e qualitativa di  rifiuti.  Nelle  more  della
          revisione del regolamento di cui al decreto del  Presidente
          della Repubblica  27  aprile  1999,  n.  158,  al  fine  di
          semplificare  l'individuazione  dei  coefficienti  relativi
          alla graduazione delle tariffe il  comune  puo'  prevedere,
          per gli anni  2014,  2015,  2016  e  2017,  l'adozione  dei
          coefficienti di cui  alle  tabelle  2,  3a,  3b,  4a  e  4b
          dell'allegato 1 al citato regolamento di cui al decreto del
          Presidente della Repubblica n. 158 del 1999,  inferiori  ai
          minimi o superiori ai  massimi  ivi  indicati  del  50  per
          cento, e puo' altresi' non considerare  i  coefficienti  di
          cui alle tabelle 1a e 1b  del  medesimo  allegato  1.  Alle
          utenze non domestiche relative  ad  attivita'  commerciali,
          industriali, professionali  e  produttive  in  genere,  che
          producono o distribuiscono beni alimentari, e che a  titolo
          gratuito cedono, direttamente o indirettamente,  tali  beni
          alimentari  agli  indigenti  e  alle  persone  in  maggiori
          condizioni di bisogno ovvero per  l'alimentazione  animale,
          il comune puo' applicare un coefficiente di riduzione della
          tariffa   proporzionale   alla    quantita',    debitamente
          certificata, dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita
          e oggetto di donazione.". 

                               Art. 18 
 
                         Disposizioni finali 
 
  1.  Le  donazioni  di  cui  alla  presente  legge,  come   definite
dall'articolo 2, comma 1, lettera e), non richiedono la forma scritta
per la loro validita' e alle stesse non si applicano le  disposizioni
di cui al titolo V del libro secondo del codice civile. 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
    Data a Roma, addi' 19 agosto 2016 
 
                             MATTARELLA 
 
                                    Renzi, Presidente  del  Consiglio
                                  dei ministri 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 
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Fonte: sito della Gazzetta Ufficiale