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Dichiarazione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,
per il rinvio del Governo Prodi alle Camere (24 febbraio 2007)
"Ho nei due giorni trascorsi
ascoltato con attenzione e rispetto le voci di tutte le formazioni
politiche presenti in Parlamento. Agli incontri hanno partecipato anche
i leader dei partiti di entrambe le coalizioni confrontatesi nelle
elezioni dello scorso 9 aprile.
Le consultazioni hanno confermato la particolare complessità e
difficoltà della crisi apertasi con le dimissioni del governo presieduto
dall'onorevole Prodi.
Tali dimissioni si erano rese necessarie non per obbligo costituzionale
ma per dovere di chiarezza politica dopo gli esiti delle votazioni del
1° e del 21 febbraio al Senato, e per le divergenze e tensioni
manifestatesi già prima nella maggioranza di governo.
Nel corso delle consultazioni tutte le componenti dell'Unione hanno
riconosciuto la serietà dei problemi scaturiti sia dall'insufficiente
coesione di posizioni e di comportamenti nello schieramento uscito
vincente dalle elezioni del 9 aprile, sia dalla ristrettezza del suo
margine di maggioranza in Senato. Le delegazioni dei gruppi parlamentari
e dei partiti dell'Unione hanno peraltro espresso la convinzione di
poter garantire - sulla base dell'accordo di programma e di metodo
appena sottoscritto - l'indispensabile unitarietà ed efficacia
dell'azione di governo nel prossimo futuro.
Nello stesso tempo le ipotesi legittime e motivate di sperimentazione di
una diversa e più larga intesa di maggioranza, a sostegno di un governo
impegnato ad affrontare le più urgenti scadenze politiche e in
particolare la revisione della legge elettorale - ipotesi sostenute da
alcuni componenti della Casa delle libertà - non sono risultate
sufficientemente condivise per poter essere assunte come base della
soluzione della crisi del governo Prodi.
Ho ritenuto altresì che non ricorrano le condizioni per un immediato
scioglimento delle Camere, sia alla luce di una costante prassi
istituzionale sia in considerazione di un giudizio largamente
convergente, benché non unanime, sulla necessità prioritaria di una
modificazione del sistema elettorale vigente.
In queste condizioni, è apparso chiaro che non vi sia allo stato una
concreta alternativa a un rinvio - nonostante il parere contrario, nel
merito, dei gruppi di opposizione - del governo dimissionario in
Parlamento per la verifica, attraverso un voto di fiducia, del sostegno
anche in Senato della necessaria maggioranza politica.
Tale accertamento potrà essere compiuto in tempi brevissimi, in modo da
consentire - in caso di superamento della prova della fiducia - un
immediato ristabilimento della normalità dell'azione di governo e
dell'attività parlamentare.
Se si guarda ai delicati impegni europei e internazionali dell'Italia e
a pressanti esigenze di intervento e di riforma in campo economico,
sociale e istituzionale, si deve esprimere la preoccupazione e
l'auspicio che il paese possa essere stabilmente e credibilmente
governato, in un confronto costruttivo tra maggioranza e opposizione e
attraverso un corretto rapporto tra governo e Parlamento".
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