La conversione di Rino Cammilleri nel libro della Lindau

Rino Cammilleri. Come fu che divenni C.C.P. (Cattolico Credente e Praticante)
Lindau, 2011pp. 195 - euro 16.50

Ho conosciuto Rino Cammilleri in occasione della presentazione del suo libro (scritto in collaborazione con Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior) Denaro e paradiso, avvenuta negli studi di Radio Radicale nell’autunno scorso. Ho apprezzato il fatto che, senza indugio alcuno, abbia accettato di venire a discutere del suo libro in quella che può essere considerata la fossa dei leoni. Lo ha fatto, a mio parere, non perché ci fosse da onorare qualche impegno con la casa editrice, bensì perché chi è sicuro dei propri convincimenti non ha paura, come dimostrano gli antichi martiri, di affrontare neppure i leoni. E qui, in Come fu che divenni C.C.P. (cattolico credente e praticante) non di martiri si parla. Cammilleri usa la categoria dei “convertiti” per illustrare la sua esperienza di fede in cui sono condensati i suoi primi sessant’anni di vita.

Perché ha deciso di scrivere questo libro edito ancora dallaLindau? Lo spiega così: “Non certo per vanità, in quanto come vedrete, c’è poco di cui menar vanto. Né per vecchiezza, come quei pensionati che, seduti sulla panchina che avete scelto voi, dopo qualche scambio sul tempo e la situazione politica, vi agganciano: Eh, dotto’, la mia vita è un romanzo!. E vi attaccano un bottone di quelli galattici”. Il motivo è che “nel narrare sarò costretto a ricordarmi di che cosa ero prima e, perciò, a ringraziare Dio per avermi sbalzato di sella sulla via di Damasco”.

Il genere che racconta le storie di singole conversioni è ricchissimo, a cominciare dalle Confessioni di Agostino d’Ippona. Cammilleri però fa bene a circoscrivere l’importanza della lettura di questo genere di libri. Osserva infatti: “Apprendere i particolari della mia conversione non convertirà nessuno, né vi si potrà trovare qualche esempio da tener buono. Se qualche effetto ha sul prossimo il racconto di una conversione, lo ha su quelli che già credono, perché si sentiranno meno soli”.

Juan Doloso Cortés affermava che “una conversione è sempre un mistero”. Cammilleri ricorda quanto scrisse Gilbert Keith Chesterton, altro convertito alla fede cattolica, nel 1927: “E’ ancora diffusa la convinzione che (la conversione) sia una sorta di rivolta. E in effetti di una rivolta di tratta, almeno rispetto alle convenzioni in vigore in gran parte del mondo moderno”.

La conversione è un mistero e Cammilleri lo spiega con un apparente paradosso: “Pensateci un momento: è più difficile guarire istantaneamente un tumore allo stadio terminale, far camminare di botto un paralitico, riattaccare un piede tranciato (come fece sant’Antonio di Padova), essere in più posti contemporaneamente (come faceva padre Pio), attraversare lo Stretto di Messina in tempesta stando in piedi sul proprio mantello (come san Francesco di Paola) o far cambiare idea a uno come san Paolo?”.

Della conversione peraltro l’autore ha un’idea chiara. Per mezzo di essa ovvero nonostante essa “sono rimasto quello che ero, perché Dio non vuole che ciò che ha creato diventi qualcos’altro: vuole che diventi cattolico. Al resto pensa Lui”.

Mi fermo alla soglia del racconto di questa conversione. Al resto pensino i lettori.

Giuseppe Di Leo (marzo 2011)