REFERENDUM ABROGATIVI DEL 15 GIUGNO 2003

 
   
 

 

 

 

 

 

 

1°- ART. 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI       

2°- SERVITU’ COATTIVA DI ELETTRODOTTO”    

a cura di Luciana Taranta

Il prossimo 15 giugno gli italiani saranno chiamati a votare per due referendum abrogativi, i cui Decreti Presidenziali di indizione sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale  dell’11 aprile 2003 n. 85.

Il primo referendum (di cui diamo in calce il testo integrale del Decreto presidenziale di indizione) tende a modificare alcune norme contenute in tre leggi: l’art. 18  della  legge n. 300 del 20 maggio 1970 (meglio conosciuta come ‘Statuto dei lavoratori’);  gli articoli 1 e 2 della legge  n. 108 dell’ 11 maggio 1990 e l’art. 8 della legge n.604 del 15 luglio 1966. Nel caso  queste norme venissero abrogate  le aziende con meno di 15 dipendenti (5 per quelle agricole) verrebbero equiparate a quelle più grandi per ciò che riguarda il reintegro al lavoro in caso di licenziamento per giusta causa. La legge tenderà anche ad impedire che il reintegro del lavoratore sia sostituito con un risarcimento e ad estendere lo Statuto  anche ai lavoratori non imprenditori che svolgono attività politica, sindacale, culturale e religiosa senza fine di lucro.

L’ idea referendaria sull’art.18 nasce da un Comitato formato da PRC, Verdi, Fiom, una parte della CGIL e dalla componente diessina  che fa capo al sen. Cesare Salvi e doveva rappresentare inizialmente un deterrente alla legge delega 848 bis del Governo (Patto per l’Italia). Questa legge infatti prevede l’inapplicabilità dell’art. 18,  per un periodo di tre anni  nelle aziende con più di 15 dipendenti,  impedendo di fatto il reintegro al posto di lavoro in caso di licenziamento per giusta causa. Il Comitato promotore  si è impegnato a raccogliere le firme, e alla data di scadenza, intorno al 9 agosto 2002, ne aveva  ottenute 700.000 (ne sono sufficienti 500.000)  Le firme raccolte sono  state portate al vaglio della Corte di Cassazione che nel dicembre 2002 le ha giudicate “conformi alle disposizioni di legge” e quindi valide. Il passo successivo ha riguardato il pronunciamento della Corte Costituzionale il cui compito era quello di valutare “nel merito” l’ammissibilità del referendum abrogativo. Il pronunciamento affermativo sulla validità del referendum (estendere di fatto l’art. 18 anche alle imprese con meno di 15 dipendenti) arriva con la sentenza n. 41 del 30 gennaio 2003. 

 La sentenza della Corte Costituzionale  ha innescato tutta una serie di prese di posizioni contrastanti da parte di politici, sindacati, economisti, opinionisti su come votare. Ad oggi possiamo distinguere 3 fronti: quello del ‘sì’: PRC, Verdi, area Salvi, FIOM, CGIL; quello del ‘no’: il Ministro del Lavoro, UDEUR, SDI e Margherita; quello dell’astensione: DS, Confindustria, CISL, UIL, gli ex Segretari Trentin, Carniti, Benvenuto e Cofferati. Quali le  conseguenze di una eventuale vittoria del “si”? Probabilmente verrebbe a decadere il DDL 848 bis sottoscritto il 5 luglio 2002 da Governo e sindacati ma non dalla CGIL, fortemente ostile. Tutti i lavoratori inoltre, senza distinzione alcuna, verrebbero protetti nei loro diritti di tutela contro il licenziamento sia per quanto attiene i diritti sindacali che la possibilità di svolgere assemblee nei luoghi di lavoro. 

 2° REFERENDUM:   “ SERVITU’ COATTIVA DI ELETTRODOTTO”

Il secondo referendum abrogativo di cui si dà in calce il testo del Decreto Presidenziale di indizione, riguarda le cosiddette “servitù di elettrodotto” e vuole abolire  due articoli. Il primo è l’art. 119 del T.U. delle disposizioni sulle acque ed impianti elettrici,  approvato con Regio decreto l’11 dicembre 1933 n.1775, che così recita: “Ogni proprietario è tenuto a dare passaggio per i suoi fondi alle condutture elettriche, aeree e sotterranee che esegua chi ne abbia ottenuto in modo permanente o temporaneo l’autorizzazione dall’autorità competente”.

Il secondo articolo che si vuole abrogare è il n.1056 del Codice Civile: Ogni proprietario è tenuto a dare passaggio per i suoi fondi alle condutture elettriche in conformità delle leggi in materia”.

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DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 aprile 2003

Indizione del referendum popolare per l'abrogazione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 75 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 25 maggio 1970, n. 352, recante norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo, e successive modificazioni;
Vista la sentenza della Corte costituzionale n. 41 emessa in data 30 gennaio 2003, depositata in cancelleria il 6 febbraio 2003, comunicata il 6 febbraio 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale - 1a serie speciale - edizione straordinaria dell'11 febbraio 2003, a norma dell'art. 33, ultimo comma, della citata legge, con la quale e' stata dichiarata ammissibile la richiesta di referendum popolare per  l'abrogazione dell'art. 18, comma primo, limitatamente ad alcune parti, commi secondo e terzo, della legge 20 maggio 1970, n. 300,
recante norme sulla tutela della liberta' e dignita' dei lavoratori, della liberta' sindacale e dell'attivita' sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento, nel testo risultante dalle modifiche apportate dall'art. 1 della legge 11 maggio 1990, n. 108, contenente disciplina dei licenziamenti individuali; degli articoli 2, comma 1, e 4, comma 1, secondo periodo, della legge n. 108 del 1990, nonche' dell'art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, recante norme sui licenziamenti individuali, nel testo sostituito dall'art. 2, comma 3, della legge n. 108 del 1990; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 14 marzo 2003;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di
concerto con i Ministri dell'interno e della giustizia;

E m a n a
il seguente decreto:

E' indetto il referendum popolare per l'abrogazione:
dell'art. 18, comma primo, della legge 20 maggio 1970, n. 300, titolata "Norme sulla tutela della liberta' e dignita' dei
lavoratori, della liberta' sindacale e dell'attivita' sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento", come modificato dall'art. 1 della legge 11 maggio 1990, n. 108, limitatamente alle sole parole "che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze piu' di quindici prestatori di lavoro o piu' di cinque se trattasi di imprenditore agricolo" e all'intero periodo successivo
che recita: "Tali disposizioni si applicano altresi' ai datori di
lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano piu' di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano piu' di cinque dipendenti, anche se ciascuna unita' produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze piu' di sessanta prestatori di lavoro"; dell'art. 18, comma secondo, della legge 20 maggio 1970, n. 300, titolata "Norme sulla tutela della liberta' e dignita' dei lavoratori, della liberta' sindacale e dell'attivita' sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento", come modificato dall'art. 1 della legge 11 maggio 1990, n. 108, che recita: "Ai fini del computo del numero dei prestatori di lavoro di cui al primo comma si
tiene conto anche dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale, per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unita' lavorative fa riferimento all'orario previsto dalla contrattazione collettiva del settore. Non si computano il coniuge ed i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale";
dell'art. 18, comma terzo, della legge 20 maggio 1970, n. 300,
titolata "Norme sulla tutela della liberta' e dignita' dei
lavoratori, della liberta' sindacale e dell'attivita' sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento", come modificato dall'art. 1 della legge 11 maggio 1990, n. 108, che recita: "Il computo dei limiti occupazionali di cui al secondo comma non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie"; dell'art. 2, comma 1, della legge 11 maggio 1990, n. 108, titolata "Disciplina dei licenziamenti individuali", che recita: "I datori di lavoro privati, imprenditori non agricoli e non imprenditori, e gli enti pubblici di cui all'art. 1 della legge 15 luglio 1966, n. 604, che occupano alle loro dipendenze fino a quindici lavoratori ed i datori di lavoro imprenditori agricoli che occupano alle loro dipendenze fino a cinque lavoratori computati con il criterio di cui all'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall'art. 1 della presente legge, sono soggetti
all'applicazione delle disposizioni di cui alla legge 15 luglio 1966, n. 604, cosi' come modificata dalla presente legge. Sono altresi' soggetti all'applicazione di dette disposizioni i datori di lavoro che occupano fino a sessanta dipendenti, qualora non sia applicabile il disposto dell'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall'art. 1 della presente legge"; dell'art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, titolata "Norme sui licenziamenti individuali", come sostituito dall'art. 2, comma 3, della legge 11 maggio 1990, n. 108, che recita: "Quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro e' tenuto a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni o,
in mancanza, a risarcire il danno versandogli un'indennita' di
importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilita' dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell'impresa, all'anzianita' di servizio del prestatore di lavoro, al comportamento e alle condizioni delle parti. La misura massima della predetta indennita' puo' essere maggiorata fino a 10 mensilita' per il prestatore di lavoro con anzianita' superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilita' per il prestatore di lavoro con anzianita' superiore ai venti anni; se dipendenti da datore di lavoro che occupa piu' di quindici prestatori di lavoro"; dell'art. 4, comma 1, della legge 11 maggio 1990, n. 108, titolata "Disciplina dei licenziamenti individuali", limitatamente al periodo che cosi' recita: "La disciplina di cui all'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall'art. 1 della presente legge, non trova applicazione nei confronti dei datori di lavoro non imprenditori che svolgono senza fini di lucro attivita' di
natura politica, sindacale, culturale, ovvero di religione o di
culto". I relativi comizi sono convocati per il giorno di domenica 15 giugno 2003.
Il presente decreto sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Dato a Roma, addi' 9 aprile 2003

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Pisanu, Ministro dell'interno
Castelli, Ministro della giustizia

Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
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Gazzetta Ufficiale N. 85 del 11 Aprile 2003

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 aprile 2003

Indizione del referendum popolare per l'abrogazione della servitu' coattiva di elettrodotto.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 75 e 87 della Costituzione; Vista la legge 25 maggio 1970, n. 352, recante norme sui referendum
previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del
popolo, e successive modificazioni; Vista la sentenza della Corte costituzionale n. 44 emessa in data 30 gennaio 2003, depositata in cancelleria il 6 febbraio 2003, comunicata il 6 febbraio 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale -
1a serie speciale - edizione straordinaria dell'11 febbraio 2003, a norma dell'articolo 33, ultimo comma, della citata legge, con la quale e' stata dichiarata ammissibile la richiesta di referendum  popolare per l'abrogazione degli articoli 119 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, recante il testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici, e 1056 del codice civile; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 14 marzo 2003; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri dell'interno e della giustizia;  

E m a n a
il seguente decreto:

E' indetto il referendum popolare per l'abrogazione della servitu' di elettrodotto stabilita: dall'articolo 119 del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, il quale stabilisce: "Ogni proprietario e' tenuto a dare passaggio per i suoi fondi alle  condutture elettriche aeree e sotterranee che esegua chi ne abbia ottenuto  permanentemente o temporaneamente l'autorizzazione
dall'autorita' competente"; nonche' dall'articolo 1056 del codice civile: "Ogni proprietario e' tenuto a dare passaggio per i suoi fondi alle condutture elettriche, in conformita' delle leggi in materia". I relativi comizi sono convocati per il giorno di domenica 15 giugno 2003.
Il presente decreto sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Dato a Roma, addi' 9 aprile 2003

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Pisanu, Ministro dell'interno
Castelli, Ministro della giustizia

Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato