BANCA D'ITALIA

06-12-2010

Con questo primo numero la Banca d'Italia avvia la pubblicazione periodica del Rapporto sulla stabilità finanziaria, che analizza i fattori di rischio per il sistema finanziario, valutandone i possibili effetti.

La crisi ha colpito solo indirettamente le banche italiane, riparate da un modello di intermediazione fondamentalmente sano - basato sull'attività di intermediazione creditizia in favore di famiglie e imprese - nonché da un quadro regolamentare e da un modello di vigilanza prudenti. I rischi per gli intermediari derivano soprattutto dalle debolezze dell'economia italiana, prima fra tutte la bassa crescita; emerge, ancora una volta, il legame inscindibile che unisce la stabilità finanziaria alla crescita economica. Le analisi contenute nel Rapporto sottolineano la forte connessione, a livello internazionale, tra la solidità del settore finanziario e quella dei conti pubblici.

Al fine di preservare la stabilità del sistema finanziario, la priorità oggi è adottare politiche che aumentino il potenziale di crescita dell'economia italiana. Di fronte alle forti tensioni che proprio in questi giorni colpiscono più paesi europei, è essenziale proseguire nelle politiche di consolidamento dei conti pubblici.

Con questo Rapporto, che verrà anche utilizzato nei lavori del Comitato europeo per il rischio sistemico (European Systemic Risk Board), la Banca d'Italia mette a disposizione di intermediari, risparmiatori e autorità le sue analisi sulle condizioni del sistema finanziario nazionale e internazionale

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Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1, dicembre 2010  (Sintesi)

 La crescita mondiale prosegue ma rallenta; permangono rischi - La crescita dell'economia mondiale prosegue ma rallenta, con andamenti diseguali tra aree. La dinamica del prodotto nel 2011 si prospetta sostenuta nei paesi emergenti e in via di sviluppo, moderata nelle economie avanzate. In Italia il PIL si espanderebbe a ritmi inferiori alla media dell'area dell'euro.

Nelle economie avanzate l'intensità della ripresa è connotata da rischi. La domanda mondiale potrebbe risentire del rientro delle misure straordinarie di sostegno attuate durante la crisi; le decisioni di spesa di famiglie e imprese potrebbero essere frenate dall'esigenza di ridurre l'indebitamento e dalla lentezza della ripresa dell'occupazione. Le tensioni nell'offerta di credito potrebbero riemergere.

I mercati risentono del deterioramento dei conti pubblici...
Nell'area dell'euro i mercati risentono del peggioramento dei conti pubblici; nei paesi con acuti problemi di bilancio i premi per il rischio sono molto elevati. I rischi di contagio sono stati contenuti dalle misure eccezionali attuate dalle autorità europee.

In prospettiva, il persistere degli squilibri di finanza pubblica nei paesi avanzati rischia di frenare gli investimenti, di alimentare timori di inflazione, di ampliare ancora i premi per il rischio sul debito sovrano. Ne potrebbero derivare rialzi significativi dei tassi a medio e a lungo termine, con effetti negativi sulla ripresa e sui mercati dei capitali.

...e dell'incertezza sulla solidità della ripresa - Le favorevoli aspettative sugli utili delle imprese e il calo dei tassi di interesse hanno sostenuto la ripresa dei mercati azionari e obbligazionari a livello globale. La solidità di questo miglioramento dovrà trovare conferma nelle condizioni di fondo dell'economia, poiché l'abbondante offerta di liquidità a basso costo da parte delle banche centrali è destinata nel tempo a venire meno.

Il basso livello dei tassi di interesse nei paesi avanzati può spingere gli investitori ad assumere rischi elevati, al fine di conseguire rendimenti anch'essi elevati. Crescenti afflussi di capitali si indirizzano verso i paesi emergenti, spingendovi al rialzo i prezzi delle attività finanziarie.

La redditività delle maggiori banche internazionali potrebbe ridursi - Il recente recupero di redditività delle maggiori banche internazionali potrebbe essere in parte temporaneo. Le misure pubbliche di sostegno varate in molti paesi sono state eliminate o si stanno esaurendo; i ricavi da negoziazione, legati alle favorevoli condizioni di mercato nei mesi scorsi, potrebbero diminuire; il margine di interesse, compresso dal basso livello dei tassi, potrebbe risentire dell'attenuazione della pendenza della curva dei rendimenti indotta dalle nuove misure di stimolo monetario avviate in più paesi. Nel prossimo biennio le banche dovranno rifinanziare un ingente ammontare di obbligazioni, in una fase di forte aumento del ricorso al mercato da parte di imprese ed emittenti sovrani.

Per il complesso dell'area dell'euro la domanda di rifinanziamento da parte delle banche presso la banca centrale è in calo; la liquidità in eccesso rispetto all'obbligo di riserva si è ridimensionata. Alcuni intermediari incontrano difficoltà di accesso ai mercati, cui fanno fronte grazie al ricorso all'Eurosistema. La rimozione delle misure straordinarie di offerta di liquidità richiederà in prospettiva modifiche nei canali di raccolta di fondi.

In Italia la situazione di famiglie e imprese è ancora influenzata dalla crisi - In Italia la situazione finanziaria e la redditività delle imprese sono in miglioramento, ma risentono ancora degli effetti della crisi. Le tensioni emerse durante la recessione si sono propagate all'interno del sistema produttivo attraverso l'allungamento dei tempi di pagamento tra imprese. Il grado di indebitamento delle aziende non è fuori linea nel confronto internazionale, ma l'alta quota di debiti a breve termine e la prevalenza tra le passività a lunga scadenza di contratti a tasso variabile accrescono, in prospettiva, i rischi connessi con un rialzo dei tassi di mercato.

La situazione finanziaria delle famiglie italiane rimane nel complesso solida, grazie al contenuto indebitamento e all'elevata quota di attività a basso rischio. Tuttavia, la rapida crescita dei mutui a tasso variabile aumenta i potenziali effetti di un incremento degli oneri finanziari. Inoltre, l'indebitamento per l'acquisto di abitazioni, pur rimanendo concentrato tra le famiglie a più alto reddito e maggiore solvibilità, prima della crisi era cresciuto significativamente anche tra i meno abbienti, per i quali il servizio del debito incide maggiormente sul reddito.

La valutazione dei mercati sulla solidità delle banche italiane risente dei rischi sul debito sovrano nell'area dell'euro - In Italia, come in altri paesi dell'area dell'euro, la valutazione degli investitori circa la solidità delle maggiori banche risente delle tensioni sui titoli sovrani di alcuni paesi. Gli indicatori di mercato e le misure di rischio sistemico mostrano tuttavia che gli effetti sulle nostre banche sono nel complesso contenuti.

La dinamica dei prestiti è in ripresa - È tornato a crescere il credito alle imprese, soprattutto quello erogato dalle banche maggiori; vi contribuisce la ripresa della domanda, oltre che il rientro delle tensioni nell'offerta. Anche il credito alle famiglie è in accelerazione. In base alle nostre analisi, queste tendenze proseguirebbero nell'anno venturo.

La qualità del credito mostra segni di miglioramento - La qualità del credito risente ancora della recessione del 2009, ma i dati più recenti forniscono segnali di stabilizzazione del flusso di nuove sofferenze. In base a stime coerenti con l'evoluzione attesa delle principali variabili macroeconomiche, nel 2011 il tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti diminuirebbe sia per le famiglie sia per le imprese. Queste previsioni sono connotate da incertezza, legata soprattutto all'evoluzione del quadro macroeconomico.

L'esposizione estera è stabile - L'esposizione estera degli intermediari italiani è nel complesso stabile. Aumenti si registrano nei confronti di paesi dell'Europa centrale e orientale, caratterizzati da un miglioramento delle condizioni economiche e finanziarie ma anche da rischi di credito elevati. È limitata l'esposizione verso le banche estere. Il basso peso dei prestiti ai paesi dell'area dell'euro con situazioni deteriorate di finanza pubblica contiene gli effetti di bilancio delle tensioni sui debitori sovrani.

La posizione di liquidità è equilibrata - La posizione di liquidità a breve termine delle nostre banche è equilibrata; l'elevato peso della raccolta al dettaglio conferisce stabilità alla provvista; il funding gap si mantiene favorevole. Il ricorso al rifinanziamento presso l'Eurosistema è molto contenuto, anche nel confronto con gli altri paesi dell'area dell'euro. Nel prossimo biennio, tuttavia, le banche italiane, al pari delle altre, dovranno rifinanziare volumi ingenti di titoli in scadenza.

Sono scesi i rischi di mercato e sono stabili quelli di controparte - I rischi di mercato sono in flessione. Un aumento dei tassi di interesse avrebbe effetti limitati, in più casi positivi. I rischi di controparte sono rimasti bassi, dato che le posizioni positive e negative sul mercato dei derivati sono bilanciate a livello di singolo intermediario.

Le prospettive di redditività restano incerte - I risultati economici delle banche risentono ancora degli effetti della recessione. Nei prossimi mesi la redditività bancaria potrà beneficiare della ripresa dei prestiti e del possibile graduale miglioramento della qualità del credito. Le prospettive sono rese però incerte dal basso livello dei tassi, dai timori circa l'intensità della crescita dell'economia e da possibili, nuove tensioni sul mercato dei titoli sovrani. In futuro, un duraturo innalzamento della redditività richiederà di incidere stabilmente sui costi, che in rapporto ai ricavi risultano ancora superiori alla media europea.

Il patrimonio dovrà essere ancora rafforzato - Le banche italiane hanno rafforzato il patrimonio attraverso molteplici interventi: aumenti di capitale, patrimonializzazione degli utili, emissione di titoli sottoscritti dal Ministero dell'Economia e delle finanze, cessioni di attività. In una fase di ripresa ciclica caratterizzata da rischi rilevanti, sia finanziari sia creditizi, è essenziale consolidare la crescita dei mezzi propri.

In una prospettiva di più lungo periodo, i nostri maggiori intermediari, così come le principali banche internazionali, dovranno compiere uno sforzo rilevante per adeguarsi ai più stringenti requisiti di capitale varati dal Comitato di Basilea. La lunga fase transitoria attenuerà le ricadute delle nuove regole sia sulle banche sia sull'economia reale.

Le assicurazioni fronteggiano gli oneri connessi con i bassi tassi di interesse - Nel complesso, le compagnie assicurative italiane presentano una esposizione contenuta alla possibile instabilità dei mercati finanziari. Esse devono tuttavia fronteggiare gli oneri connessi con il basso livello dei tassi di interesse.

Sono mutati i comportamenti degli intermediari sui mercati - Sui mercati italiani gli operatori mostrano una crescente attenzione ai rischi di credito e di liquidità.È aumentata la quota degli scambi garantiti a scapito di quella delle transazioni non garantite. È aumentata la percentuale delle negoziazioni overthe-counter (OTC). È diminuita l'incidenza degli scambi con operatori esteri. Queste trasformazioni hanno consentito agli intermediari di contenere i rischi, in una fase di instabilità del sistema finanziario globale. Tuttavia, il ricorso massiccio a transazioni OTC può danneggiare la trasparenza del mercato; la tendenza a negoziare con operatori nazionali può limitare il novero delle potenziali controparti.

Il mercato dei titoli di Stato ha garantito liquidità agli scambi - Nel 2010 il mercato secondario telematico ha garantito continuità agli scambi di titoli di Stato anche nelle fasi di maggiore tensione. La domanda di titoli pubblici italiani si è mantenuta elevata, consentendo al Tesoro di proseguire nella politica di allungamento della durata media del debito.

Le infrastrutture di pagamento hanno garantito affidabilità e continuità - Le infrastrutture di pagamento hanno fornito un decisivo contributo all'ordinato svolgimento delle negoziazioni sui mercati italiani. Nel 2010 sia il sistema di regolamento lordo dell'area dell'euro, TARGET2, sia le infrastrutture nazionali hanno garantito piena continuità di funzionamento.

 

Fonte: Banca d'Italia