I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO

REGIONE LAZIO 2010-2015 RENATA POLVERINI CON TE FUTURO, FAMIGLIA, SALUTE, LAVORO


CON TE

La coalizione che sostiene la candidatura di Renata Polverini si riconosce nei valori della Costituzione della Repubblica e nei principi posti a fondamento della nostra democrazia e assume, come primo impegno, la difesa della visione del mondo che ispira la Carta costituzionale, il ripudio di ogni suggestione totalitaria, la diffusione, soprattutto tra le nuove generazioni, di una cultura basata sulla tolleranza, sul rispetto reciproco, sulla solidarietà, sulla netta condanna di ogni forma di razzismo, sulla dignità del lavoro. Partendo da questo preambolo, declineremo nel nostro programma le altre grandi parole d’ordine della comunità politica che si raccoglie intorno a Renata: l’orgoglio della nostra identità nazionale, il valore fondante della famiglia, l’aspirazione alla giustizia sociale e la difesa, sempre, dei diritti dei più deboli. La moralità, che rappresenta l’onore della politica, è certo tra i requisiti più importanti che oggi reclamano i cittadini da quanti si accingono a governare il nostro territorio. Per questa ragione non hanno trovato posto nelle nostre liste candidati condannati per corruzione. E’ un primo segnale, al quale dovrà far seguito un più complessivo passo indietro della politica da ogni eccesso di arroganza, da qualsiasi straripante invadenza nella cosa pubblica. A cominciare dalla sanità, dove troppo si è preteso da chi soffre e da chi è malato, senza nulla togliere alle ragioni di un vecchio modo di pensare la politica.
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO

1. LA SALUTE DEI CITTADINI

Lo stato in cui versa attualmente il settore sanitario del Lazio impone una vera e propria “rivoluzione”. Solo così usciremo dall’emergenza del debito, ma soprattutto offriremo a tutti il diritto alla salute e a costi ridotti, a partire dalla riduzione delle addizionali sull’IRPEF e sull’IRAP che contiamo di ridurre già dopo 3 anni di governo regionale. Il bilancio sanitario pesa circa il 70% sul totale del bilancio regionale e purtroppo la nostra Regione ha un debito ingente e un deficit annuo che continua a superare abbondantemente il miliardo di euro, ereditato dalla gestione Marrazzo. Questo significa che il Piano di rientro dal debito, approvato dalla Giunta di centrosinistra il 6 marzo del 2007, che intendiamo in ogni caso rinegoziare, è ampiamente fallito. Come peraltro dimostrato dalla nomina a Commissario ad acta alla sanità di Piero Marrazzo il 4 luglio 2008, seguita dalla nomina di Elio Guzzanti nello scorso ottobre. Una simile spesa dovrebbe garantire ai cittadini un servizio di alto livello, in termini di qualità ed efficienza. Al contrario, nel Lazio si continuano a pagare addizionali IRPEF e IRAP elevatissime proprio per sostenere un’offerta sanitaria che continua ad essere insoddisfacente. Per quanto riguarda i lavoratori del settore, la precarietà deve essere superata e riassorbita.

1. LA CENTRALITÀ DELLA PERSONA

Abbiamo in mente un sistema sanitario regionale che ponga alla propria base la centralità della persona, un sistema cioè, che intenda la salute come diritto da promuovere e tutelare, così come sancito dalla Carta Costituzionale, e non come un bene da negoziare. La persona e i bisogni della famiglia, dei minori, dei giovani, degli anziani, dei disabili, dei poveri, degli immigrati, così come dei tossicodipendenti e dei più deboli saranno difesi e valorizzati, posti al centro della nostra azione di governo. A tutti i cittadini sarà pienamente garantita la libera scelta del luogo di cura e dei professionisti nell’ambito delle strutture pubbliche e private accreditate. In tale ottica, la programmazione dovrà realizzare uno sforzo teso a migliorare la conoscenza dei bisogni della persona sui quali fondare le risposte assistenziali garantendo in pieno il rispetto dei principi di equità, di accesso e di garanzia dei livelli essenziali di assistenza. Il sistema socio-sanitario come parte determinante del Welfare sarà ricostruito a misura della nuova realtà sociale, economica, occupazionale e degli attuali bisogni dei cittadini laziali, garantendo meno privilegi, meno sprechi e più politiche attive a favore della persona.

2. LA TUTELA DELLE CATEGORIE PIÙ DEBOLI

È necessario affrontare in modo nuovo e più incisivo le esigenze che derivano dalle condizioni di cronicità, polipatologia, disabilità e progressivo invecchiamento che caratterizzano l’attuale richiesta di domanda del nostro sistema sanitario. Esigenze destinate ad aumentare progressivamente nei prossimi anni, alle quali dovremo rispondere garantendo la continuità e la qualità dell’assistenza nel lungo periodo, l’appropriatezza dei regimi assistenziali offerti (residenza, semiresidenza, domicilio, etc.), il decentramento della risposta, che favorisca il permanere del soggetto nel proprio contesto sociale e l’integrazione socio-sanitaria. La caratterizzazione delle nuove patologie e il prolungamento dell’età media non permettono di esaurire il bisogno di assistenza all’interno dell’ospedale per acuti (ancorché siano stati differenziati i regimi dell’offerta).
 

 I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
È nostra intenzione istituire “l’anagrafe della fragilità”, ossia una banca dati che consenta di identificare in modo specifico per ciascun territorio (distretto, quartiere, comune) gli elementi di rischio sanitario e sociale e le persone ritenute “più deboli”, in modo da poter programmare e realizzare risposte assistenziali mirate sulla base dei reali bisogni di salute.

3. L’ELIMINAZIONE DEGLI SPRECHI, NON DEI SERVIZI

Una politica sanitaria efficace dovrà assumere una “vision” di Governo lungimirante, evitando il prevalere di logiche “ragionieristiche” tendenti al mero razionamento della spesa. Dovrà cioè saper individuare le aree di disfunzione e di non-appropriatezza sulle quali sarà possibile recuperare risorse da riconvertire sulle aree a maggiore impatto strategico per la salute dei cittadini e per il miglioramento del sistema assistenziale. In altre parole, la nostra politica sanitaria sarà indirizzata verso logiche di razionalizzazione del Sistema e dovrà basarsi su scelte ponderate che originino da dati certi e da elementi di conoscenza da sviluppare in tempi rapidi. Bisogna, pertanto, dotarsi di una serie di strumenti in grado di generare risultati significativi per strutturare un adeguato “Sistema di Qualità” e Rete di Eccellenza, inteso nel più ampio significato di verifica e controllo della appropriatezza delle prestazioni e di capacità di discernere tra costi utili e costi superflui, di indirizzare cioè l’azione di Governo verso strategie fattibili che mettano al centro sì l’economicità, ma intesa non solo in senso contabile, ma anche e soprattutto come garanzia di soddisfacimento dei bisogni di salute della comunità e dei pazienti in una logica di uso oculato e documentabile delle risorse a disposizione. Il problema non è soltanto ridurre la spesa ma soprattutto riqualificare il Sistema, operando un più proficuo utilizzo di risorse oggi spesso male impiegate. Siamo sicuri che un decisivo contributo al recupero di efficienza del sistema verrà della creazione di una apposita Direzione Regionale di Governance, posta a stretto contatto con il Presidente della Regione, dotata di adeguati mezzi e risorse professionali, capace di realizzare un reale controllo sugli erogatori di prestazioni sanitarie, finora non compiutamente realizzato ed effettuato solo a valle della prestazione erogata, e di effettuare una pianificazione preventiva. Solo così si potranno superare le logiche che considerano come unica soluzione, per il recupero del deficit, la politica dei “tagli indiscriminati” che, a nostro avviso, sono da ritenere non efficaci e con effetti devastanti soprattutto sulle fasce socialmente più deboli. Una attenta riqualificazione del servizio sanitario regionale non potrà avvenire senza l’introduzione di un sistema efficace di concertazione con tutti i diversi attori del servizio sanitario regionale, in primis le organizzazioni sindacali, in modo da condividere ed indirizzare le scelte ben prima della loro definitiva adozione.

4. L’INTEGRAZIONE DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI

La caratterizzazione più forte del nostro Programma di governo è quella della integrazione dei servizi sociali e sanitari. Il sistema socio-sanitario come parte determinante del Welfare sarà ricostruito a misura della nuova realtà sociale, economica, occupazionale e degli attuali bisogni dei cittadini laziali, garantendo meno privilegi, meno sprechi e più politiche attive a favore della persona. In tale ottica le nostre azioni saranno mirate a realizzare il coordinamento tra interventi di natura sanitaria e sociale, a fronte di bisogni di salute molteplici e complessi, sulla base di progetti assistenziali personalizzati e della semplificazione dei percorsi amministrativi. Lo “Sportello” o “Punto unico di accesso ai servizi sociali e sanitari” è lo strumento che consentirà, nell’accesso unificato alle prestazioni sia di carattere sanitario che sociale, di migliorare le modalità di presa in carico unitaria del paziente, semplificando i numerosi passaggi che la persona assistita ed i suoi familiari debbono adempiere.
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO

Riconoscendo l´importante lavoro di cura che la famiglia svolge per l´anziano e per il disabile non autosufficiente, è nostra intenzione incentivare il più possibile, ove la famiglia lo richieda e sia nelle condizioni di farlo, la domiciliazione del paziente presso la propria abitazione mediante la corresponsione di un Assegno di cura. Il rafforzamento di tale strumento ci permetterà di sostenere, attraverso detto contributo, le famiglie che mantengono nel proprio contesto abitativo un anziano o un disabile non autosufficiente, evitando o posticipando in questo modo il ricovero nelle strutture residenziali e permettendo all’anziano stesso di rimanere nel proprio alveo familiare ed affettivo. L´assegno di cura rappresenta una delle opportunità della rete dei servizi prevista e sarà concesso, in alternativa all´inserimento stabile in strutture residenziali, sulla base delle risultanze delle Unità di valutazione geriatrica (UVG) o del Medico responsabile e della disponibilità, come detto, della famiglia ad assicurare in parte, o in toto, il programma di assistenza personalizzato.

5. LA RIQUALIFICAZIONE DELLA RETE DI OFFERTA (RIDUZIONE DEL NUMERO    DELLE ASL)

 È nostra intenzione procedere ad una forte razionalizzazione delle strutture che caratterizzano il sistema sanitario della Regione. Il numero di ASL verrà ridotto da 12 a 8 (con l’obiettivo finale di giungere a 6 entro la fine della legislatura: una per Roma città, una per la provincia ed una ciascuna per le altre quattro Provincie), ed i presidi ospedalieri, ora gestiti direttamente dalle ASL, saranno inglobati in Aziende Ospedaliere più moderne ed al passo con i tempi. Anche per i Policlinici Universitari si realizzeranno interventi di recupero di efficienza nel pieno rispetto della qualità delle risposte assistenziali. L’azione principale, in sostanza, è quella di assicurare la rivoluzione della attuale rete ospedaliera attraverso una visione sistemica che si attui e realizzi attraverso il concetto di rete. Un’azione basata anche sulla trasformazione dei piccoli ospedali regionali in Presidi Territoriali di Prossimità (PTP) e sulla riconversione dei posti letto per acuti in eccesso in posti di RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), HOSPICE e Poliambulatori multispecialistici che, potenziati di risorse umane e tecnologiche, dovranno costituire un utile strumento di abbattimento delle liste di attesa. La nostra scommessa più grande sarà quella di potenziare le Reti Cliniche e i percorsi assistenziali che prevedono il fondamentale coinvolgimento del territorio (sistema riabilitazione extra-ospedaliera, ospedaliera estensiva e di mantenimento; sistema delle cure domiciliari; etc.). Non trascuriamo la necessità di realizzare un forte ammodernamento della rete ospedaliera e del parco tecnologico attraverso un programma che preveda un graduale ammodernamento delle strutture ospedaliere, con il pieno utilizzo delle risorse ministeriali, e di aggiornamento della dotazione tecnologica all’interno di specifiche linee di indirizzo regionali. Le azioni di cui sopra porteranno ad una immediata ridefinizione del sistema organizzativo della sanità regionale, che comporterà consistenti economie di scala grazie alla ottimizzazione delle risorse umane a disposizione e alla centralizzazione degli acquisti, economie di scopo mediante la riduzione di quantità acquistate e di rimanenze finali, economie di processo in virtù di minori strutture amministrative, meno gare, meno contratti di acquisto e una logistica più efficiente. Con il sistema di Rete tutte le attività di supporto, quali approvvigionamento scorte, acquisti, gare, manutenzioni, appalti e servizi generali, dovranno subire una vera rivoluzione adottando i più avanzati modelli logistici e tecnologici che consentiranno, attraverso un'unica piattaforma regionale, la centralizzazione di tutti gli acquisti. Da tale azione di centralizzazione della rete di acquisti ci aspettiamo, a regime, risparmi stimabili in circa 145 milioni di euro a regime. Considerando che la Regione Lazio, solo per acquisti di beni e servizi, spende ogni anno circa 1,3 miliardi di euro, oltre 1 miliardo tra spese amministrative e servizi appaltati, la partita della
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO

razionalizzazione può portare un notevole contributo al riequilibrio economico finanziario del proprio conto economico. Tale fase di razionalizzazione del sistema acquisti non potrà farci dimenticare l’insostituibile ruolo delle piccole e medie imprese (PMI) che contribuiscono per il 97% del tessuto produttivo locale. Questo sta a significare che saranno tenute in debita considerazione le procedure di acquisto non concentrate in un unico contractor, ma suddivise per tipologie di specialità in capo ai singoli fornitori nel rispetto della normativa vigente e in ossequio al citato criterio di economicità.

6. LA DIFFERENZIAZIONE DEL RUOLO DI ASL E AO

 È nostra intenzione procedere subito alla approvazione di una legge di riordino che ridefinisca l’assetto funzionale della Azienda Sanitaria Locale (ASL). Secondo il nuovo assetto previsto, si concretizza il concetto di terzietà fra erogatore e pagatore-controllore della prestazione. Alla ASL, competerà la funzione di committenza del servizio sanitario territoriale, in particolar modo riferito alla erogazione delle cure primarie, a sovraintendere alla Prevenzione, al coordinamento delle attività di PUA (Punto Unico d’Accesso), PTP (Presidi Territoriali di Prossimità), ecc., alla erogazione dei servizi socio-assistenziali, alla sorveglianza su RSA, Hospice, ecc., alla cura della salute mentale, al rischio clinico, e così via. In questa accezione, particolare significato assume il nuovo ruolo della ASL, cioè di Azienda preposta a formulare, di concerto con la programmazione regionale, una richiesta di fornitura di prestazioni per ciascuna struttura presente sul proprio territorio. La ASL potrà quindi stipulare contratti di fornitura con tutti gli erogatori accreditati, pubblici e non, definendo specificatamente per ciascuno di essi sia le tipologie di prestazioni, sia le modalità di fornitura prescelte, sia ancora i “tetti” stabiliti, cioè i volumi massimi a cui può arrivare il contratto. Il vantaggio immediato di tale nuova impostazione del servizio consiste nella definizione preliminare sia della tipologia delle prestazioni necessarie al bacino di utenza, sia dei relativi volumi di spesa sia al concomitante acquisto e controllo delle prestazioni, che avverranno in un sistema di reale concorrenza secondo livelli di qualità e prezzo delle prestazioni erogate. Tutti i soggetti, pubblici o privati, saranno sottoposti a un medesimo sistema di regole che stimoli una leale concorrenza in grado di innalzare il livello qualitativo di prestazioni garantendo nel contempo tariffe più contenute. Tale nuova impostazione, che denota la nascita di un vero e proprio “Modello Lazio”, differente da tutti gli altri sistemi sanitari regionali, prevede la aziendalizzazione degli ospedali, anche degli attuali presidi ospedalieri interni alla ASL, in una nuova realtà, l’Azienda Ospedaliera (A.O.), che avrà come obiettivo l’erogazione delle prestazioni riferite alla gestione dei posti letto per acuti, alla erogazione di prestazioni di alta diagnostica e a quelle di elevata specializzazione.

7. LA VERIFICA DELLA APPROPRIATEZZA DELLE PRESTAZIONI

Consapevoli che il percorso preferenziale da seguire per il recupero di risorse, senza detrimento della qualità, passa attraverso l’implementazione delle politiche sanitarie in una logica di appropriatezza prescrittiva ed erogativa, sarà nostro dovere potenziare al massimo l’azione di controllo. Ciò avverrà in particolar modo sulle attività di ricovero e specialistica ambulatoriale con la finalità di verificare l’appropriatezza prescrittiva delle prestazioni erogate, vigilare sul rispetto degli accordi tra soggetti erogatori, Asl e Regione, individuare eventuali comportamenti opportunistici da parte dei soggetti erogatori, vigilare sul rispetto da parte del prescrittore delle modalità prescrittive e delle norme vigenti in merito alla prescrivibilità delle prestazioni, vigilare infine sul rispetto da parte dei cittadini delle norme in essere circa la fruibilità delle prestazioni. Per realizzare ciò sarà richiesta una corresponsabilizzazione di tutti gli operatori e, in particolare, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Intendiamo rilanciare il ruolo professionale del Medico di medicina generale, da noi ritenuto l’attore centrale della riorganizzazione del sistema sanitario regionale, attraverso indicatori di risultato da
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO

utilizzare per la verifica degli obiettivi previsti in tema di diritto alle cure, trasparenza del percorso seguito e verifica della spesa.

8. LA QUALITÀ DELL’OFFERTA ASSISTENZIALE

È nostra intenzione porre in essere un sistema in grado di produrre, a tutti i livelli, buona sanità. Questo potrà avvenire solo attraverso la creazione di un Sistema di Qualità capace di stabilire in modo oggettivo il grado di qualità delle prestazioni ritenuto ottimale. In un sistema sanitario dove si è in grado di conoscere la “qualità” erogata da ciascun operatore è possibile basare la programmazione tenendo conto dei livelli qualitativi di cui si dispone in modo da consentire al cittadino di poter scegliere chi e dove meglio tutelare il proprio diritto alla salute. Il termine qualità è da intendersi riferito sia alle strutture, cioè all’ambiente nel quale le cure sono fornite (comprendendo locali e attrezzature tecniche, ma anche la dotazione e la qualificazione del personale), sia ai processi, intesi come l’insieme delle attività diagnostiche e terapeutiche che sono disposte a favore del paziente, sia ai risultati delle cure fornite (outcome). Tale aspetto sarà fondamentale nell’ambito del processo di accreditamento delle strutture, tra le quali occorre incoraggiare quelle di eccellenza. Intendiamo inoltre realizzare un sistema di valutazione in grado di verificare se i benefici conseguiti siano congruenti con i costi sostenuti e, quindi, se gli sforzi volti a migliorare l’efficienza e l’efficacia del servizio offerto al paziente abbiano raggiunto i risultati desiderati. Attraverso un insieme di indicatori (di processo, di esito, ecc.) e di standard di qualità attesa, intendiamo tenere sotto osservazione il sistema proprio sotto l’aspetto della qualità. In questo scenario, è opportuno utilizzare in modo più ampio le risorse e le potenzialità degli ospedali religiosi classificati, valorizzandone la tradizione e le eccellenze e garantendo loro parità di condizioni con le strutture pubbliche.

9. LA PREVENZIONE COLLETTIVA

La promozione della salute perseguita dal nuovo Governo regionale avverrà attraverso il potenziamento del settore della prevenzione. Ciò sarà realizzato mediante una duplice azione che prevede da una parte l’individuazione e il potenziamento dei fattori di benessere (prevenzione), dall’altra la rimozione delle cause e dei fattori di malattia (tutela della salute). In questo ambito è determinante il ruolo del Dipartimento della Prevenzione, oggi in capo ad ogni singola ASL. È nostra intenzione procedere alla radicale riorganizzazione del settore della prevenzione tramite la costituzione di una Direzione unica per la Prevenzione, in capo alla Regione Lazio, cui partecipano con pari dignità e poteri, le singole direzioni territoriali ed ospedaliere. Il Governo unico della Prevenzione sarà realizzato anche attraverso il potenziamento di un sistema informativo affidabile e completo a sostegno di tutte le attività afferenti la gestione del sistema sanitario regionale. Si tratta di ricondurre a unitarietà l’insieme dei sistemi informativi esistenti presso le singole ASL e/o AO, distinguendo tra le informazioni necessarie al governo della prevenzione (mappatura dei rischi e dei problemi di salute, scelta delle priorità, valutazione di impatto) e quelle necessarie all’esercizio della prevenzione (documentazione di attività). Consapevoli che la salute dei cittadini è il risultato di determinanti genetiche, ambientali, sociali e sanitarie, peraltro strettamente correlate e spesso sovrapponibili, intendiamo dedicare molti sforzi anche finanziari a tutti i livelli di prevenzione. Sarà nostro preciso impegno incrementare le campagne di comunicazione e di screening, che permettono attraverso una diagnosi precoce l’individuazione della malattia, e le campagne di sensibilizzazione sugli stili di vita traducendo lo sforzo di oggi in un miglioramento futuro della qualità della vita, oltre ad un minor costo per il servizio sanitario.
I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO

10. IL DISTRETTO SANITARIO

 Il progressivo invecchiamento della popolazione, la crescita dell’incidenza delle patologie croniche e, quindi, verosimilmente della domanda assistenziale, impone da parte nostra una forte riorganizzazione del Distretto sanitario, al fine di garantire un unico livello di governo del sistema territoriale. L’azione riorganizzativa più urgente muove dall’esigenza di recuperare e valorizzare il ruolo centrale del macrolivello territoriale in una logica di integrazione e di sistema. L’esigenza di superare una visione che individui nell’ospedale la sede pressoché esclusiva della risposta alla malattia, riconducendo in modo appropriato a questo livello la gestione delle acuzie, della subacuzie e della postacuzie intensiva e ad alta intensità assistenziale, comporta una irrinunciabile implementazione del sistema delle cure territoriali verso la reale presa in carico dei bisogni di salute dei cittadini. Ciò si realizza assegnando al Distretto la funzione di luogo fisico e organizzativo in cui si sviluppano i percorsi di cura e di assistenza propri nell’ottica della continuità assistenziale, l’uso integrato delle risorse e l’integrazione socio-sanitaria. Il Distretto dovrà sviluppare la funzione di accettazione, valutazione e orientamento della domanda di salute dei cittadini e rappresentare inoltre la sede di risposta appropriata e non differita alle condizioni di cronicità, non autosufficienza, fragilità, di tutte le attività relative alle aree materno-infantile, anziani, handicap, patologie psichiatriche e dipendenza da alcol, droga e farmaci, patologie per infezioni da HIV e patologie in fase terminali, inabilità o disabilità conseguenti a patologie cronico-degenerative.

11. I MEDICI DI MEDICINA GENERALE

 Il Medico di medicina generale (MMG) è da noi ritenuto, come detto, l’attore centrale del servizio sanitario. Tale figura dovrà realmente integrarsi nella rete dei servizi, non solo attraverso il perseguimento dell’appropriatezza prescrittiva, ma soprattutto, divenendo promotore di efficaci interventi di prevenzione e fornitore di cure primarie ad ampio raggio, anche in modalità integrata con le altre professionalità socio-sanitarie. Il MMG dovrà costituire un punto di riferimento certo e costante per il cittadino che, oltre a risolvere le esigenze di Primo Livello (anche integrandosi con altri professionisti, infermieri, medici della continuità assistenziale, medici specialisti, assistenti sociali, ecc.), lo aiuti ad orientarsi rispetto ai diversi contesti assistenziali coerenti con i propri bisogni di salute, e ne curi, se necessario, i rapporti con i diversi attori dell’assistenza, evitando il ricorso inappropriato al pronto soccorso e/o al ricovero ospedaliero. Con lo scopo di facilitare l’accesso dei cittadini agli studi dei medici di medicina generale, si rende necessario incentivare l’attivazione sul territorio dei Nuclei di Cure Primarie. Si tratta di modelli organizzativi, denominati “Nuclei delle cure primarie della Medicina Generale” che prevedono la disponibilità del medico di Assistenza Primaria, dalle ore 8 alle ore 20 dei giorni feriali e del medico di continuità assistenziale (Guardia Medica) dalle ore 20 alle ore 8 dei giorni feriali e dalle 8 alle 20 nei giorni festivi. Tutto questo, per garantire un servizio sempre più vicino ai bisogni del cittadino.

12. L’INFERMIERE DI FAMIGLIA E L’ANAGRAFE DI FRAGILITÀ

 La figura dell'infermiere di famiglia è in rapida ascesa in tutti i paesi occidentali. In Italia si stanno muovendo i primi passi, recependo le indicazioni fornite dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e supportate sempre di più dalle politiche economiche nazionali e regionali in materia di sanità. La tendenza all'ottimizzazione delle scarse risorse disponibili e al contenimento della spesa sanitaria, soprattutto ospedaliera fa sì che le strutture tendano a contrarre il più possibile la degenza ospedaliera e a trattare particolari tipologie di pazienti (riabilitazione post chirurgica, patologie croniche, anziani, ecc.) a livello locale e ambulatoriale garantendo per questo scopo una rete locale che coordini gli interventi. L'infermiere di famiglia è la figura deputata a tale coordinamento: prende in carico il caso, valuta gli interventi assistenziali da porre in essere, richiede eventuali consulenze medico-specialistiche, coordina le attività degli operatori sanitari e si occupa
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
dell'educazione sanitaria del paziente e dei suoi famigliari. Lo sviluppo delle professionalità infermieristiche nella funzione di infermiere di famiglia determinerà un contributo fondamentale in seno all'equipe multidisciplinare di figure che si collocano nell’ambito dell’assistenza extraospedaliera in quanto tra i suoi compiti rientra la costruzione dell’Anagrafe della Fragilità atto ad identificare in maniera proattiva, per ciascuna famiglia, gli effetti dei fattori sanitari e/o sociali sulla salute degli individui che compongono il nucleo e la richiesta dell’intervento della rete dei servizi territoriali, permettendo interventi preventivi o assistenziali mirati.

13. L’ASSISTENZA DOMICILIARE

 Lo sviluppo dell’assistenza domiciliare integrata (ADI) è ritenuto prioritario, essendo questo il servizio che oggi maggiormente esprime il valore di prossimità alle esigenze dei soggetti che presentano necessità assistenziali più o meno complesse legate alla loro condizione di non autosufficienza. È necessario rendere maggiormente integrati i servizi sanitari e sociali valorizzando il ruolo del medico di medicina generale e quello del responsabile del caso (case manager), che orienta e coordina gli interventi in base a quanto definito nel Piano Assistenziale Individuale. L’assistenza trasferita “dall’ospedale alla propria abitazione”, quando possibile, è per noi la semplice constatazione che una rete efficiente di servizi di natura domiciliare non solo aumenta la qualità della vita del paziente ma incide anche positivamente sulla sostenibilità dei costi del servizio prestato. Necessita però della sensibilizzazione di una efficiente rete di volontariato che nel Lazio esiste e per questo va valorizzata.

14. L’OSPEDALE PER INTENSITÀ DI CURE

L’Ospedale, inteso in senso classico, si farà carico di una duplicità di funzioni, comprendendo sia la risposta ai bisogni della collettività di riferimento, sia le azioni di più ampio respiro che derivano dalla programmazione dell’offerta. Il nuovo Ospedale promuoverà un approccio incentrato sul bisogno del singolo, garantendo assistenza continua e personalizzata, percorsi multiprofessionali e multidisciplinari, nonché riferimenti sanitari certi ed appropriatezza nell’uso delle risorse. L’ospedale organizzato per intensità di cure, strutturato per aree in base ad un fabbisogno assistenziale omogeneo secondo un determinato ordine di complessità, definisce un nuovo paradigma del concetto di cura: in questo modello l’unitarietà delle componenti cliniche ed assistenziali è solo funzionale. Nasce cioè un reparto multidisciplinare dove trattare degenze post-operatorie simili al fine di ridurre le Unità operative presenti all’interno del presidio ospedaliero. Il nuovo modello prevede, secondo la nostra impostazione, la creazione di percorsi differenziati all’interno dell’ospedale, tra emergenza–urgenza e attività programmata, creando percorsi specifici per i pazienti provenienti da Pronto Soccorso e per le attività dell’area chirurgica. L’ospedale per intensità di cure esige, nei suoi percorsi interni e nei rapporti con il territorio, un approccio più efficace al tema della “continuità assistenziale”, che non ha attualmente negli ospedali una risposta organizzata. La continuità assistenziale sarà un requisito “di sistema” e non potrà essere garantita ovviamente da un singolo operatore, né da una singola struttura del sistema stesso. Bisognerà perciò implementare sul versante ospedaliero una serie di strumenti ed azioni per raggiungere un continuum di interventi intorno alla persona: la cartella clinica unica ed informatizzata; i protocolli di comunicazione e il loro monitoraggio; il monitoraggio sui percorsi polispecialistici; la cultura della comunicazione con il malato, la famiglia e il medico di medicina generale.
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO

15. I PICCOLI OSPEDALI REGIONALI

 Per i piccoli ospedali occorre prevedere possibili azioni di sviluppo secondo una duplice integrazione: una verso gli ospedali maggiori, l’altra verso le funzioni assistenziali distrettuali e quindi verso la salvaguardia del patrimonio “storico” rappresentato da questi presidi per le rispettive comunità locali. Tali presidi hanno sempre ricoperto una funzione di servizio assistenziale più ampio di quello strettamente ospedaliero, in primis di natura sociale e poi anche come una importante risorsa per l’economia locale. Non compiere scelte e ignorare il problema dei piccoli ospedali, che vanno riqualificati in Ospedali del Territorio o di prossimità, può condurre a nostro parere ad una paralisi del sistema, mentre affrontare oggi il difficile tema della riconversione dei piccoli ospedali può aiutare a preservare il sistema per il futuro. La riconfigurazione dell’offerta dei piccoli ospedali, che prevede la garanzia di prestazioni di ricovero, ambulatoriali e domiciliari, è una scelta strategica che porterà allo sviluppo di una rete di servizi diffusi sul territorio. Servizi che andranno a soddisfare i bisogni emergenti e multidimensionali delle popolazioni che formano il bacino di utenza dell’ospedale del territorio.

16. LE LISTE D’ATTESA

 L'abbattimento dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie rappresenta uno dei problemi maggiormente avvertiti dai cittadini. È un segno di civiltà, di rispetto per la persona, prima che uno strumento di accesso al servizio sanitario. Trattandosi di un problema che va al di là dei confini regionali, la soluzione da adottare nell’immediato riguarda la constatazione che le prescrizioni di esami diagnostici e/o trattamenti non hanno tutte la stessa priorità. È necessario quindi che le prestazioni rispondano a criteri di priorità clinica che dipendano dalla gravità della malattia sospetta e/o accertata. Le liste di attesa dovranno essere distinte in quelle per procedure diagnostiche e quelle per procedure terapeutiche, che presentano numeri e problematiche assistenziali diverse. Nella partita riveste un ruolo fondamentale il Medico di medicina generale, il quale attribuirà alle richieste di esami di laboratorio, prestazioni di diagnostica strumentale e visite specialistiche un codice di priorità, in base al diverso grado di urgenza della prestazione. L'attesa più lunga, per le prestazioni non urgenti, non potrà comunque superare i tempi massimi fissati a livello regionale. Il 10% delle prestazioni prenotabili verrà riservato ai Medici di medicina generale per la prenotazione diretta di prestazioni considerate urgenti e prioritarie. Infine, occorre garantire la certezza dei tempi di attesa per gli esami più urgenti: ogni qual volta l'azienda sanitaria non sarà in grado di assicurare la prestazione richiesta entro i tempi di attesa massimi stabiliti, l'azienda stessa dovrà assicurare al cittadino la possibilità di ottenere quella stessa prestazione in intramoenia, senza aggravio di alcun costo rispetto al semplice pagamento del ticket.

17. LA RETE DELL’EMERGENZA

Per quanto attiene alla Rete dell’emergenza, sarà nostra intenzione assicurare nell’arco della legislatura l’istituzione di DEA (Degenza ad Elevata Assistenza) di II° livello periferici in ogni capoluogo di Provincia. Nello stesso tempo saranno garantite sufficienti risorse per l’intera l’attività di Emergenza regionale, per la riqualificazione dell’azienda ARES 118 e per la piena applicazione della L.R. n. 420/2007, in particolar modo per ciò che attiene a quanto previsto (per gli ambulatori DEA) per i codici bianchi e verdi. Attraverso il coinvolgimento dei Medici di medicina generale (MMG) e dei Pediatri di libera scelta (PLS) sarà costante il monitoraggio, con l’inserimento nel Sistema GIPSE (Gestione Informazioni Pronto Soccorso ed Emergenza) del codice relativo al medico curante, dell’appropriatezza delle prestazioni richieste.
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO

18. LA SPESA FARMACEUTICA

Altro punto debole del servizio sanitario regionale è rappresentato dalla spesa farmaceutica. L’iper-prescrizione e l’eccesso di consumo, hanno portato la spesa per l’acquisto di prodotti farmaceutici a ben 1,8 miliardi di euro. In maniera miope, la Giunta di sinistra uscente non è riuscita, negli ultimi cinque anni, a porre in essere politiche della domanda capaci di riallineare la spesa farmaceutica almeno a livello nazionale. Il consumo pro capite di farmaci nel Lazio, registrato nei primi nove mesi del 2009, è stato pari a 196 euro a fronte di una media in Italia di 173 euro (+13 %). Tale maggiore spesa ha richiesto il rafforzamento della compartecipazione del cittadino, in altre parole l’aumento del ticket. Una scelta non condivisibile, che intendiamo combattere con tutte le nostre energie, perché contribuisce a ridurre il reddito disponibile soprattutto delle famiglie meno agiate. Il rafforzamento della governance e del sistema informativo, unitamente alla collaborazione di tutti gli attori del sistema ci dovrà portare a somministrare il farmaco nelle giuste dosi. Oltre al rigoroso controllo delle prescrizioni volto a ridurre il problema dell’inappropriatezza prescrittiva, è nostra intenzione potenziare al massimo tutte le forme di distribuzione del farmaco. Puntiamo con forza sia al potenziamento della distribuzione diretta che alla distribuzione per conto. Intendiamo proporre al sistema industriale tempi certi di pagamento con un progressivo riallineamento alle scadenze da fatturazione, in cambio di un maggior contributo in termini di sconto e di sensibilizzazione del cittadino verso un giusto consumo, da soddisfare anche con maggiori quote di farmaco equivalente.

19. L’INTEGRAZIONE PUBBLICO – PRIVATO

 Il privato in convenzione – quello di qualità per intenderci – è, a nostro modo di vedere, una risorsa preziosa del servizio sanitario regionale e non certo un onere. Secondo l’attuale normativa, di cui al d.lgs. 502/92 e successive modificazioni, la riqualificazione dell’offerta di prestazioni e servizi previsti nell’ambito dei Lea passano senza dubbio nella leale cooperazione tra soggetti accreditati sia pubblici che privati. Le strutture private, sia quelle ospedaliere che quelle extraospedaliere (residenziali, semiresidenziali, ambulatoriali, di diagnostica, etc.), sono contraddistinte da elementi di eccellenza e costituiscono una risorsa per tutto il sistema sanitario locale. Occorre, pertanto, assicurare un lavoro di squadra, per soddisfare insieme i fabbisogni assistenziali del paziente in una logica di appropriatezza, di qualità delle prestazioni e di efficienza. Per questo ad ogni struttura sarà dato un ruolo nella implementazione della nostra idea di moderna sanità. Nella Regione Lazio il privato in convenzione eroga prestazioni di ricovero, di riabilitazione e di specialistica, per un ammontare complessivo di oltre 3 miliardi di euro annui. L’attuale gestione commissariale della Regione Lazio ha previsto una manovra di rientro, per l’anno 2009, basata su tagli al privato per circa 700 milioni di euro. Riteniamo tale soluzione iniqua e antieconomica. L’offerta in eccesso non sarà tagliata, ma riconvertita gradualmente senza interruzione improvvisa dei servizi – secondo i crescenti bisogni della popolazione laziale e a garanzia dei livelli occupazionali – in servizi ospedalieri per acuti e per la postacuzie, più appropriati da un punto di vista organizzativo ed a minor costo quali Day Hospital, Day Service, ambulatoriale, servizi residenziali e semiresidenziali, nonché assistenza domiciliare integrata con quella ospedaliera o residenziale, replicando il modello già sperimentato con successo con gli Hospice per l’assistenza ai malati terminali. Saranno favoriti al massimo i progetti di project financing e le sperimentazioni gestionali miste pubblico-privato e, soprattutto nell’ammodernamento e nella successiva gestione di ospedali o reparti, nella gestione dei servizi generali, nella logistica o nella partecipazione in società specializzate per la gestione di servizi di supporto esternalizzabili. Sarà nostro compito agevolare l’inserimento delle strutture accreditate private nella rete informatica regionale (RECUP) sia per ciò che riguarda le prenotazioni che per quanto riguarda l’emergenza.
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO

Al pari intendiamo proporre un’azione di accreditamento definitivo secondo la quale tutti gli erogatori dovranno essere dotati degli stessi requisiti. Si aggiunga, inoltre, che al fine di garantire la qualità delle cure erogate per nome e per conto del servizio sanitario regionale, sarà necessario definire la tempistica di verifica del possesso dei requisiti di accreditamento per ora solamente autocertificati. Inoltre sarà necessario provvedere a rendere operativo, oltre all’accreditamento istituzionale, un sistema di accreditamento per la verifica della qualità erogata secondo ulteriori requisiti (ISO, JCHO).

20. LA “CARTA SANITARIA” PERSONALE ELETTRONICA

 La scommessa è quella di garantire una “carta sanitaria” che permetta al cittadino – attraverso una efficace rete distribuita sul territorio – di accedere in modo semplice e diretto (via Web/TV/altro) alla propria “storia sanitaria”, potendo delegare, su propria iniziativa, l’accesso a soggetti determinati quali Medici di medicina generale, Pediatri di libera scelta, Farmacie, operatori di Pronto Soccorso, professionisti sanitari, etc., i quali potranno interrogare ed alimentare la Carta con ogni informazione utile al paziente, finanche ospitare la prescrizione di farmaci e ricevere in deposito il risultato di analisi e diagnostica. Se questo rappresenta un obiettivo di legislatura ambizioso quanto stimolante, le prime concrete azioni in tal senso saranno tutte incentrate a semplificare al massimo l’accesso al sistema sanitario. È necessario poter prenotare una prestazione con la massima semplicità e versatilità, e supportare le strutture sanitarie nella rivoluzione informatica in modo che tutte possano interfacciarsi con il paziente garantendo flussi di notizie celeri e soddisfacenti. Solo a titolo di esempio, confermare una prenotazione via SMS, inviare i referti per posta elettronica al paziente o in alternativa al suo medico curante saranno, nel nostro modo di intendere la sanità, un traguardo di brevissimo termine. In questo contesto intendiamo rilanciare il ruolo del Centro Unico di Prenotazioni (RECUP) configurandolo come un unico ed insostituibile strumento informatico di accesso al sistema sanitario a livello regionale.
I

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO

.LA FAMIGLIA AL CENTRO DELLE POLITICHE SOCIALI

 La famiglia è l’entità principale da cui dipende la stabilità della società. Il suo ruolo sociale è fondamentale per la società e per il futuro di giovani ed adolescenti, un ruolo caratterizzato da diverse funzioni, tutelate dall’ordinamento giuridico, ma delle quali è difficilissimo calcolare il peso. Il protagonista assoluto della nostra strategia di welfare sarà la famiglia, che aiuteremo nell’assunzione di competenze e responsabilità. Ciò non significa abbandonarla in una sorta di “welfare fatto in casa”, costruito per lo più sul lavoro non riconosciuto (e non pagato) delle donne all’interno della famiglia o su quello (spesso irregolare) di “collaboratori familiari” il cui costo ricade sempre sulla famiglia. Significa invece promuovere a livello di comunità locale una vera sussidiarietà solidale, che si traduce in una collaborazione concreta alle famiglie impegnate nei compiti di cura mediante interventi personalizzati, definiti non solo “per” la famiglia, ma anche “insieme” ad essa.

21. UN MODELLO DI QUOZIENTE FAMILIARE

La famiglia, in qualità di attore principale della società e per l’alto ruolo sociale, deve essere sostenuta sotto il profilo economico, oltre che socio-assistenziale. La Regione Lazio nel 2001 si è dotata della legge 32/01, che contiene una serie di interventi a sostegno della famiglia. Questa legge deve essere adeguatamente finanziata oltre che applicata. A tal fine proponiamo i seguenti interventi:  l’assegno familiare regionale per il sostegno di tutti i figli a carico e delle persone diversamente abili presenti in famiglia, costruito sul modello del quoziente familiare. I vantaggi dell’assegno familiare sono per ogni famiglia, a prescindere se capiente o meno Irpef e l’assegno è decrescente per reddito, per cui benefici maggiori sono per le famiglie a medio e basso reddito e meno quelle più ricche;  la gratuità di servizi e prestazioni pubbliche mirati ad agevolare i nuclei familiari numerosi (sul modello del cosiddetto “quoziente familiare”), o che vertono in situazioni svantaggiate;  il riconoscimento a tutti gli appartenenti al nucleo familiare di un credito (di natura extra tributaria) da utilizzare al momento della richiesta di erogazione, da parte del cittadino, di servizi e prestazioni forniti direttamente o indirettamente dalla Regione, tenendo conto del numero degli appartenenti al nucleo familiare e della presenza di persone bisognose di cure, perché portatrici di handicap fisici ovvero mentali;  l’introduzione di un bonus volto a favorire l’assistenza domiciliare per anziani, disabili e soggetti affetti da malattie invalidanti, alle stesse condizioni per le quali è riconosciuta ai fini IRPEF la detrazione per gli addetti all’assistenza sanitaria, si propone;  il riconoscimento di un bonus, in aggiunta alle agevolazioni già previste a livello di legislazione nazionale, per favorire la mobilità di disabili e non vedenti;  il sostegno all’incontro tra domanda e offerta di lavoro domestico, attraverso l’istituzione di un Registro delle assistenti familiari;  costituzione di un Tavolo permanente di co-progettazione con le Istituzioni sulle tematiche riguardanti la famiglia, anche favorendo forme di partecipazione delle stesse alla programmazione territoriale dei Piani di zona con particolare attenzione ai provvedimenti in tema di servizi socio-sanitari integrati;  promozione di una legge regionale che miri al contenimento degli incidenti domestici;  l’istituzione di una Banca del tempo regionale il cui obiettivo è la creazione di una struttura in cui ci possa essere l’incontro tra i cittadini nelle più svariate attività e la Regione funge da intermediario nell’assegnare le ore per gli iscritti.
 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO

Favorendo la stipula di accordi con gli enti locali (Comuni, Province) l'utilizzazione dei predetti bonus potrà essere estesa ai servizi ed alle prestazioni forniti dagli altri soggetti istituzionali presenti nella Regione, che potranno avvalersi dello stesso strumento, per riconoscere ulteriori agevolazioni, cumulabili con quelle regionali. I benefici proposti potrebbero essere attribuiti per il tramite di una card ricaricabile, da utilizzarsi per pagare i servizi forniti dalla Regione, dal Comune e/o dallo Stato (es. trasporti, sanità, istruzione, servizi sociali, elettricità, smaltimento rifiuti, etc.). Gli anni della Giunta di centrosinistra sono stati caratterizzati da una progressiva cancellazione di tutte le innovazioni che avevano caratterizzato, dal 2000 al 2005, il panorama del welfare del Lazio. In particolare, la Giunta Marrazzo ha di fatto eliminato:  i mutui agevolati per le giovani coppie, definanziando la legge istitutiva e rallentando enormemente i tempi di erogazione delle risorse garantite dalla Giunta precedente;  il bonus bebè, introdotto grazie ad un emendamento del centrodestra alla legge finanziaria del 2008, mai più erogato per i bambini nati dal 1° gennaio 2009;  la Carta Senior, introdotta dalla Giunta di centrodestra e molto criticata dal centrosinistra, è stata abolita privando i pensionati sociali di uno strumento che garantiva una rete di sconti e di agevolazioni, l’accesso gratuito al trasporto pubblico locale e buoni spesa per i 10 mila pensionati più poveri accettati in centinaia di supermercati convenzionati. Ci impegniamo a ripristinare e ad aggiornare questi strumenti, al fine di ridefinire le politiche sociali del Lazio per una tutela reale delle fasce deboli della popolazione. La Regione metterà, inoltre, a disposizione di categorie di cittadini individuate (per caratteristiche fisiche, economiche e sociali) un monte ore mensile (sotto forma di voucher o carta) da spendere per acquistare - da soggetti accreditati – ore di prestazioni di assistenza sociale, socio-assistenziali o socio- sanitarie, e svolte da personale professionalmente qualificato. Tra queste possono rientrare anche le prestazioni socio sanitarie integrate, cioè quelle prestazioni che rispondono contemporaneamente al bisogno di cure sanitarie e di cura del sé.

22. IL SOSTEGNO ALL’INFANZIA E ALL’ADOLESCENZA

 Un’efficace politica per le famiglie non può prescindere da un sostegno concreto alle giovani coppie, anche per favorire la natalità. Per questa ragione proponiamo: 1. una mutualità sociale attraverso forme agevolate di accesso all'alloggio per le giovani coppie,inclusa la previsione di mutui agevolati per l’acquisto della prima casa o la costituzione di un Fondo di sostegno per pagamento del canone; 2. sviluppo e potenziamento del sistema di offerta dei servizi socio assistenziali per la prima infanzia (asili-nido, tagesmutter, micro nidi nei luoghi di lavoro); 3. forme di sostegno economico a favore delle famiglie con figli e in difficoltà economiche, contrastando il fenomeno della povertà infantile in crescita negli ultimi anni. Si ritiene importante anche la ricostituzione e il potenziamento dell’Osservatorio regionale sulla Famiglia, in grado di comprendere anche un monitoraggio particolare sull’Infanzia, sull’Adolescenza e sui Giovani, di rilevare i bisogni dei cittadini, di creare una rete con altre istituzioni che si occupano di minori e famiglia, di monitorare i servizi presenti sul territorio, di supportare la pianificazione e progettazione degli interventi per l’infanzia, l’adolescenza e le famiglie, di diffondere la cultura della cittadinanza e della partecipazione, di coordinarsi a livello nazionale con l’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza. L’Osservatorio avrà come strumento di supporto una Banca Dati informatizzata regionale e interistituzionale.
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO17
 

3.LA RETE DELLA FRAGILITA’

 Dobbiamo sconfiggere non solo la “mala-sanità”, ma anche la “mala-assistenza”. Si tratta di attivare e far funzionare un vero e proprio “sistema” di servizi e di interventi diffuso equamente sul territorio regionale, in grado di assicurare una risposta coerente ai bisogni degli individui e delle famiglie, con prestazioni di qualità e interventi appropriati ed efficaci. Per questo dobbiamo conoscere meglio le esigenze e i problemi della popolazione, intercettando i nuovi disagi e le nuove povertà. È fondamentale superare l’approccio meramente riparativo ed emergenziale per programmare in modo tempestivo le azioni da mettere in campo, utilizzando le limitate risorse nel migliore dei modi. Così sarà possibile non solo ridurre il disagio, ma anche prevenirlo. Si deve dunque costruire una vera e propria integrazione socio-sanitaria, che veda impegnati insieme i Comuni e le Aziende Sanitarie in percorsi e regole condivise. Ma l’integrazione delle politiche sociali non può limitarsi all’area della salute. È importante sviluppare una visione e un metodo di lavoro che permetta di raccordare sistematicamente, in modo trasversale, gli interventi di carattere socio-assistenziale con quelli per la casa (ad esempio sviluppando l’housing sociale), con le politiche della sicurezza e della legalità, con le politiche di integrazione degli immigrati e dei richiedenti asilo, con quelle per l’istruzione, con quelle della formazione e del lavoro.

23. FAVORIRE UNA VITA ATTIVA PIÙ LUNGA E DI QUALITÀ

E’ fondamentale individuare forme per incoraggiare l'occupazione dei lavoratori anziani. In tal senso si possono riservare quote significative del Fondo sociale europeo 2007-2013 per interventi a sostegno delle persone anziane, prevedendo ad esempio: - iniziative di formazione permanente; - giardini e orti sociali affidati alla cura di persone anziane in difficoltà economiche in cambio di una integrativa alla pensione; - “nonno vigile” in prossimità delle scuole o di parchi e giardini pubblici fino all’esperienza del custode sociale promosso dalla regione Lombardia in collaborazione con il Comune di Milano.

24. PREVENZIONE, CURA, RIABILITAZIONE E DIPENDENZE PATOLOGICHE È importante razionalizzare la struttura di offerta delle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione del sistema sanitario regionale. Si possono prevedere:  l’utilizzo di sistemi di sorveglianza mediante ricorso alle nuove tecnologie, come la telemedicina;  il rafforzamento delle misure a sostegno delle famiglie che si fanno carico dell’assistenza di una persona anziana o disabile non autosufficiente incrementando le risorse nazionali provenienti dal Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza con adeguate risorse a carico del bilancio regionale; l’istituzione dell’Osservatorio regionale sulla Disabilità, il cui obiettivo sarà quello di dare informazione, consulenza e orientamento ai cittadini diversamente abili;  misure di prevenzione contro l'obesità, il tabagismo, l'alcolismo, il gioco compulsivo. In ambito regionale sono presenti 48 Servizi Pubblici per le Tossicodipendenze (Ser.T.) e 38 Servizi del Privato Sociale (Comunità Terapeutiche) dedicati alle Dipendenze Patologiche. Nonostante le azioni di supporto adottate dalla specifica Area sanitaria regionale (attualmente denominata Area Programmazione della Rete dei Servizi per i Soggetti Deboli), non si è mai definita una politica complessiva regionale, che prevedesse anche e soprattutto strategie congiunte tra i diversi Assessorati competenti (Sanità, Sociale, Formazione e Lavoro, Politiche giovanili, ecc). La programmazione degli interventi nel campo delle dipendenze patologiche si dovrà necessariamente fondare sulla prevenzione primaria e sul reinserimento sociale e lavorativo. Inoltre,
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
18
la politica sulle dipendenze dovrà essere in grado di affrontare le nuove emergenze. Ad esempio, si fa poco sul dilagare del doping e sulle dipendenze da uso incongruo di tecnologie digitali. La strategie di intervento nell'ambito delle dipendenze patologiche dovrà prevedere, inoltre, l'attuazione delle seguenti iniziative:  istituzione, in tutte le ASL, del Dipartimento per le Dipendenze (attualmente presente in una sola ASL), con funzioni di coordinamento e di integrazione degli interventi pubblici e privati (questo produce un coordinamento delle azioni e degli obiettivi, da cui deriva l’ottimizzazione delle risorse, senza peraltro comportare spese aggiuntive). I Dipartimenti per le Dipendenze devono stipulare protocolli operativi con i Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) per la gestione congiunta di pazienti con problematiche psichiatriche e problematiche di dipendenza, ma non devono essere assolutamente inglobati nei DSM, per evitare la perdita di un patrimonio culturale, scientifico, professionale ed operativo frutto di anni di esperienza sul campo. I Dipartimenti per le Dipendenze devono sviluppare azioni congiunte con i Servizi per l’Età Evolutiva per utilizzare le specifiche competenze professionali di settore, al fine di compiere azioni di riduzione della domanda e di intervento precoce, laddove necessario;  introduzione, in quanto organismo di coordinamento regionale, dell’Agenzia Regionale sulle Dipendenze, che possa svolgere funzioni di monitoraggio e valutazione dell’impatto delle politiche per le dipendenze, coordinamento, monitoraggio e valutazione del sistema dei servizi, sviluppo di reti e partenariati transnazionali, progettazione e attuazione di progetti comunitari;  comunicazione permanente con programmi di informazione chiaramente orientati alla pubblicizzazione di modelli e stili di vita sani e liberi dalle droghe senza equivoci o messaggi ambigui;  stabilizzazione del processo di formazione continua del personale, avviato su scala regionale solo a partire da quest’anno. La crescita di competenza non può essere demandato solo a livello locale o, ancor più spesso, all’iniziativa personale, soprattutto in un settore quale quello delle dipendenze che risente fortemente di influenze ideologiche che minacciano in continuazione la corretta conoscenza di quanto deriva dalla ricerca e dagli studi scientifici.

25. ALTRI IMPEGNI CONCRETI NEL SETTORE SOCIALE E SOCIOSANITARIO

  Approvazione di un Piano Integrato socio sanitario (in luogo del tradizionale Piano socio Assistenziale la cui ultima versione risale al 1999) e di una legge di riforma del sistema dei servizi e degli interventi socio-assistenziali;  approvazione della legge di riforma delle IPAB (Istituzioni di Pubblica Assistenza e Beneficienza) per la piena integrazione di questi enti nel sistema integrato dei servizi sociali territoriali, nel rispetto delle loro finalità istituzionali;  revisione del sistema di finanziamento delle politiche sociali;  revisione del sistema normativo e procedurale per l’autorizzazione, l’accreditamento e la vigilanza dei servizi e delle strutture socio assistenziali;  apertura di un Tavolo di confronto e di consultazione con gli organismi rappresentativi della cittadinanza e delle famiglie, del volontariato, della cooperazione sociale, del terzo settore e delle parti economiche, anche per promuovere la responsabilità sociale delle imprese e favorire lo sviluppo della cooperazione sociale (ad es. prevedendo una riserva negli appalti);  potenziamento del Fondo Regionale per la non autosufficienza;  reintroduzione della esenzione dall’applicazione dei diritti SIAE per tutti i centri anziani e sociali, con adozione di linee guida ai Comuni per l’adozione del regolamento dei centri anziani;
 

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
19
 attivazione di politiche Active Ageing di soggetti anziani in situazione di disagio sociale, da destinare ad attività socialmente utili e in grado di incrementare le loro risorse economiche attraverso forme di incentivazione (rimborsi spese, voucher pasti);  elaborazione di una Banca dati sulla fragilità per conoscere lo stato della fragilità del territorio amministrato al fine di dare risposte mirate al problema emergente; fare programmazione rispetto alle risorse da impiegare; avvicinare i servizi al cittadino anziché determinare un autocontrollo che spesso determina un aggravio di spesa; risparmiare risorse ed indirizzarle al meglio;  costituzione di una Conferenza Regione-Comune-Municipi che gestisca il finanziamento per le attività socio sanitarie in maniera univoca e certa, senza dispersione di risorse e disomogeneità dei servizi.
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
20
4.COSTRUIRE IL FUTURO

 Il Lazio vive una fase di recessione economica con conseguenze importanti in termini occupazionali che richiedono interventi straordinari, soprattutto in favore delle categorie più deboli, il precariato e il lavoro femminile, per le quali la flessione occupazionale risulta particolarmente accentuata. Gli effetti della recente crisi economica sono testimoniati dall’aumento della richiesta di cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria. Alcune tendenze, tuttavia, erano preoccupanti già prima della crisi. Ad esempio, il tasso di occupazione giovanile aveva perso oltre il 2% tra il 2004 e il 2007 (passando dal 22,8% al 20,5%); gli assunti con contratto a tempo determinato erano cresciuti addirittura del 10% nello stesso periodo di tempo (dal 31% al 41% del totale delle assunzioni). Pertanto, a fronte di un tasso di disoccupazione complessivamente migliorato in quell’arco di tempo, si registravano grandi difficoltà per l’ingresso nel mercato del lavoro da parte dei giovani e un netto incremento dei contratti flessibili, con rischio precarietà. Sul fronte occupazionale occorre intervenire su due livelli, quello degli strumenti per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e quello del sostegno al reddito e delle politiche attive del lavoro. La Regione guarda con interesse all’iniziativa lanciata dal Comune di Roma di costituire un tavolo di emergenza per affrontare la crisi economica occupazionale con l’obiettivo di lanciare un piano straordinario per l’occupazione. In materia di istruzione, invece, occorre una decisa azione legislativa della Regione Lazio, che non ha ancora colto appieno le opportunità derivanti dal nuovo quadro costituzionale. La legislazione regionale finora emanata in attuazione della competenza concorrente in materia di istruzione ha principalmente investito due ambiti: 1) il settore del diritto allo studio, tradizionale appannaggio delle Regioni anche prima della revisione costituzionale; 2) la costruzione di percorsi integrati fra istruzione e formazione. Occorre oggi superare questo approccio minimalista per pervenire alla stesura di una legge regionale ispirata da una visione organica e sorretta da contenuti avanzati che, nel rispetto delle norme generali e dei principi fondamentali stabiliti dallo Stato, si proponga di costruire un impianto regionale dell’istruzione che realizzi la correlazione tra offerta formativa e contesto sociale e produttivo locale. È necessario inoltre raccordare le politiche dell'educazione, dell'istruzione, dell'orientamento, della formazione professionale e dell'occupazione per la progressiva costruzione di un sistema integrato regionale che renda effettivo il diritto all'apprendimento per tutti, anche attraverso la flessibilità dei percorsi, promuovendo la collaborazione con il territorio, il mondo del lavoro, le sedi della ricerca scientifica e tecnologica. In questa prospettiva anche la programmazione delle rete scolastica riveste un ruolo strategico per rendere articolata l’offerta formativa, per la ridefinizione dei percorsi finalizzati a conseguire una specializzazione tecnica superiore, per rafforzare l’istruzione tecnica e professionale e per il miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza dei processi di apprendimento ed insegnamento. A tal fine le iniziative da attuare saranno a vari livelli, finalizzate a inquadrare il complesso delle norme e delle azioni in uno scenario più completo cui riferirsi. Immaginiamo, anche in questo caso, un Testo Unico, in grado di disciplinare la materia definendo le regole, le specificità, le caratteristiche di un’azione concorrente con lo Stato secondo una cornice metodologica e operativa per lo Sviluppo delle politiche educative, di istruzione, orientamento e formazione professionale a garanzia del diritto di apprendere per tutto l’arco della vita. Infine occorre finalmente trasformare la cultura in un vero diritto civile. Da ciò deriva la necessità che gli eventi, gli spettacoli e i diversi prodotti culturali siano resi fruibili alla più larga platea possibile, impegnandosi anche nella valorizzazione delle piccole realtà locali come centri di produzione culturale. La Regione deve svolgere un ruolo primario di responsabilità promuovendo, potenziando e
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
21
coordinando le realtà operanti sul territorio regionale.

26. INCONTRO TRA DOMANDA E OFFERTA DI LAVORO

Gli strumenti di intervento nel mercato del lavoro a disposizione della Regione e degli Enti locali sono diversi, ma per alcuni di essi necessitano revisioni o potenziamenti. Sul fronte del raccordo tra domanda e offerta di lavoro occorre: - potenziare i Centri per l’Impiego per rafforzarne la capacità di incontro tra domanda e offerta; - promuovere la completa sostituzione dei Centri di Orientamento al Lavoro (COL) ai Centri di Iniziativa Locale per l’Occupazione (CILO), al fine di avvicinare lo strumento alle realtà aziendali sul territorio; - potenziare il Portale Regionale Lavoro del Lazio, in particolare velocizzando il completamento del Sistema Informativo Locale (SIL) e facendo decollare la Borsa Lavoro; - sviluppare il Sistema Orientamento Università Lavoro (SOUL), incrementando il numero degli atenei che ne fanno parte e incentivando la domanda di innovazione nelle piccole e medie imprese del Lazio.

27. SOSTEGNO AL REDDITO E REINSERIMENTO DELLE PERSONE CHE PERDONO IL LAVORO.

 Su questo fronte, ci impegneremo per adottare strumenti e azioni rivolti a fronteggiare la disoccupazione di ritorno attraverso il sostegno al reddito, ma soprattutto le politiche attive del lavoro rivolte al reinserimento delle persone disoccupate, che sono di competenza regionale. Inoltre, la Regione si impegnerà per un accordo con il governo per la costituzione di un Fondo che sosterrà finanziariamente i lavoratori ad oggi privi di tutele, in uscita dal mondo del lavoro.  Giovani Per quanto riguarda interventi specifici a sostegno dei giovani, l’obiettivo primario è l’accelerazione dell’inserimento al lavoro con servizi di orientamento alla domanda, tirocini ed apprendistato, attraverso le seguenti azioni: a. intesa con le Parti Sociali rivolta a facilitare i percorsi di inserimento con formazione mirata. Particolare attenzione al recupero dei mestieri che non trovano rispondenza nell’offerta di lavoro (operai specializzati e professioni nell’artigianato e nei servizi) anche con iniziative specifiche concordate con le rappresentanze di categoria; b. interventi premiali rivolti alle imprese che assumono con rapporti a tempo indeterminato per inserire stabilmente al lavoro i giovani under 35 che da almeno tre anni sono inseriti in rapporti di lavoro a termine; c. promozione, con il concorso di fondazioni bancarie e Consorzi Fidi (verifica disponibilità Lazio), di un fondo di garanzia per l’accesso al credito per la promozione di microimprese.  Donne Sul fronte del lavoro femminile, uno dei problemi sono gli ostacoli rappresentati all’ingresso e alla permanenza nel mondo del lavoro delle donne con carichi familiari. L’obiettivo resta quello della conciliazione tra famiglia e lavoro. Le azioni da mettere in campo saranno: a. promozione di un’intesa con le Parti Sociali rivolta a favorire le misure di conciliazione nella contrattazione collettiva, aziendale e territoriale: orari flessibili, asili nido aziendali e nel territorio, voucher di conciliazione;
 

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
22
b. intervento della Regione con risorse proprie premiali verso la promozione di servizi collettivi tra imprese, (asili nido territoriali, voucher di conciliazione) anche mobilitando intese con gli Enti Locali; c. uno specifico accordo sarà promosso con la Pubblica Amministrazione per iniziative analoghe per il personale pubblico.  Lavoratori over 50 Per i lavoratori over 50, oltre agli interventi previsti per la disoccupazione di ritorno, occorre prevedere un’intesa con i fondi interprofessionali per rivolgere a questi lavoratori interventi volti a facilitare l’aggiornamento delle competenze.  Lavoratori stranieri Sul fronte dei lavoratori stranieri occorre garantire da un lato un più efficace incontro tra domanda e offerta di manodopera qualificata, sulla base dei reali fabbisogni professionali che emergono dal tessuto produttivo; dall’altro garantire che le permanenze siano regolari, limitando il più possibile le parentesi di “irregolarità”, ad esempio favorendo il reinserimento dei lavoratori in scadenza di contratto e disponibili a rimanere in Italia. Sul primo fronte, occorre abilitare nei Paesi esteri le Agenzie del lavoro e gli Enti Bilaterali per selezionare e formare le persone sulla base di fabbisogni rilevati dalle imprese e per evitare ingressi di lavoratori privi di contratto (ad esempio con visto turistico) che in seguito restano sul territorio in condizioni di irregolarità nell’attesa di sanare la loro posizione. Inoltre, occorre gestire, con i servizi pubblici e privati del lavoro, le scadenze dei contratti con la finalità di reinserire i lavoratori disponibili, senza sospensioni nella permanenza regolare sul territorio. Infine, pensiamo di abilitare i servizi pubblici e privati del mondo del lavoro a trattare le pratiche di autorizzazione verso gli sportelli unici delle Questure al fine di facilitare le persone e le imprese ed accelerare i tempi dei rinnovi dei permessi per motivi di lavoro.

28. I SERVIZI EDUCATIVI, INTEGRATIVI E COMPLEMENTARI

È necessario un riordino della materia relativa ai Servizi alla prima Infanzia, a partire dagli asili nido che sono a tutt’oggi regolamentati da norme datate (L. R. n. 5/73, L. R. n.59/80) e per i quali occorre rivisitare alcuni criteri portanti come gli aspetti dimensionali massimi del nido e le indicazioni relative al rapporto spazio/utenti. Occorre inoltre avere una cornice di riferimento più chiara che disciplini la natura dei servizi integrativi complementari, quali i Centri per bambini e genitori, i Centri gioco educativo e i servizi di nido familiare, nonché le funzioni generali tra cui: l’indicazione degli standard di base, la funzionalità degli spazi, la ricettività, i procedimenti autorizzativi, i moduli per gli standard qualitativi.

29. PIU’ VALORE A SCUOLA E UNIVERSITÀ

  Generalizzazione della Scuola dell’Infanzia Occorre avviare le procedure e rendere disponibili i finanziamenti ai comuni per dare maggiore impulso e garanzia di accesso dei bambini alla scuola dell’Infanzia, ampliando capillarmente l’offerta e ricorrendo in maniera strategica anche alla collaborazione dei soggetti privati e privati paritari.
I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
23
 La valorizzazione dell’autonomia scolastica Dall’autonomia funzionale delle istituzioni scolastiche deriva la centralità delle scuole nell’organizzazione e nella gestione del servizio pubblico dell’istruzione ed è su questo rilevante ambito di autogoverno che la Regione deve calibrare il proprio intervento. La Regione può valorizzare l'autonomia delle scuole e supportarne l'azione, svolgendo un ruolo di programmazione e di coordinamento, ed espletando un’attività di monitoraggio dei processi e di valutazione degli esiti, sostenendo l’accesso all’apprendimento quale presupposto fondamentale per il diritto allo studio e il diritto al lavoro Al fine di potenziare l'autonomia scolastica, la Regione dovrà promuovere la costituzione di reti e di altre forme di collaborazione tra istituzioni scolastiche autonome, favorendone le relazioni con gli enti locali.  La qualificazione delle risorse umane Il miglioramento del sistema d’istruzione e formazione regionale non può prescindere da una intensa opera di valorizzazione del personale docente. La Regione, nel rispetto delle competenze generali dello Stato in materia di formazione iniziale dei docenti del sistema nazionale di istruzione e dei relativi titoli abilitanti, deve sostenere le attività di qualificazione del personale in servizio nelle istituzioni scolastiche. A tal fine la Regione dovrà sostenere la ricerca e l'innovazione didattica e tecnologica per la qualificazione del sistema formativo, anche mediante la stipula di convenzioni e collaborazioni con le Università e con altri organismi di ricerca nazionali ed internazionali.  Riordino e risorse per il Diritto allo studio Nell’ambito delle proprie competenze del diritto allo studio la Regione deve sviluppare con maggior determinazione una politica di serio contrasto alla dispersione scolastica a cominciare dalla scuola primaria. Occorre un riordino e un aumento delle risorse destinate al diritto allo studio con provvedimenti che mettano al centro il ruolo dei Comuni nella loro attività di garantire il supporto e lo sviluppo di servizi collettivi (ampliamento dell’offerta pubblica di nidi e scuole dell’infanzia, gratuità dei libri di testo), finanziamenti adeguati per i servizi strumentali (mense e trasporti), iniziative di formazione in servizio per i docenti, integrazione dei servizi a sostegno di una reale promozione dei soggetti con disabilità, ridefinizione dei criteri, degli obiettivi e delle finalità nell’uso delle risorse regionali, con l’obiettivo di un reale godimento del diritto allo studio da parte della collettività. Sostenere, infine, i comuni nella promozione delle progettualità delle scuole per il potenziamento dell’offerta formativa e finalizzati a ridurre la dispersione scolastica. La Regione, più in generale, deve perseguire l’obiettivo di accompagnare e stimolare un profondo processo di valorizzazione del sistema scolastico, della formazione professionale e dell’università che, partendo dalla garanzia della sicurezza dei nostri studenti, sviluppi una maggiore relazione tra scuola e società in cui la famiglia ed il mondo del lavoro rappresentino gli interlocutori privilegiati di un nuovo rapporto che leghi il sapere al saper fare, ma soprattutto al saper essere. A tal fine si dovranno attuare le seguenti iniziative/attività:  favorire la trasformazione delle scuole in luoghi di aggregazione sociale a servizio del territorio, “laboratori di partecipazione”;  iniziative per il coordinamento e la realizzazione del rafforzamento in rete delle università italiane e straniere e centri di ricerca per promuovere sinergie nella ricerca, nella mobilità di docenti e studenti, nell’utilizzo dell’enorme patrimonio strumentale di laboratori e biblioteche;  rafforzamento del ruolo sociale ed economico dell’università e dell’alta formazione, puntando su una più stretta integrazione tra università e lavoro incentivando l’adozione dei contratti di apprendistato;  creazione di un coordinamento tra Atenei regionali nel rispetto dell’autonomia didattica, di ricerca, finanziaria e organizzativa di ciascuna Università al fine di perseguire livelli
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
24
minimi di cooperazione interna e di concertazione con gli organi di governo della Città (ad esempio per la realizzazione di edilizia abitativa universitaria).

30. UNA FORMAZIONE ORIENTATA AL LAVORO

 Appare ineludibile il superamento dell’attuale modello che vede la formazione professionale sostanzialmente appiattita sulle regole dettate dalla UE. La riappropriazione del ruolo regionale implica che siano rese disponibili nel medio termine risorse strutturali, che la regione deve individuare anche in relazione al contesto nazionale delle risorse per l’istruzione e formazione professionale.  Formazione professionale nell’ambito del diritto-dovere dell’istruzione Si tratta di attività di istruzione e formazione professionale rivolta ai giovani dai 14 ai 18 anni sia quale percorso per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione sia per l’acquisizione di una qualifica professionale corrispondente almeno al secondo livello europeo o, di prossima attivazione, a un diploma professionale. L’azione programmatica deve tradurre in attività concrete l’impegno a superare la normativa esistente, risalente al 1992 (L. R. 23/92), per disciplinare in modo organico: - l’intervento afferente i percorsi triennali di istruzione e formazione professionale; - gli interventi relativi alla Istruzione Tecnica Superiore, ai Poli formativi, alla formazione continua e permanente con o senza il concorso del FSE (Fondo Sociale Europeo); - l’orientamento, nelle sue diverse accezioni (scolastico, professionale e al lavoro), riconducendolo, per quanto possibile, ad unitarietà; - la modalità di finanziamento e di rendicontazione, specie per i percorsi triennali che, trattandosi di attività ordinamentale e non più occasionale e sporadica, deve necessariamente trovare una graduale ma necessaria copertura strutturale per le risorse necessarie.  Formazione professionale nell’ambito della qualificazione delle risorse umane per l’inserimento e reinserimento lavorativo La Regione in tale contesto avvierà un programma teso a trasformare l’attuale sistema attraverso cui è organizzata la formazione professionale, privilegiando il rapporto con il mondo del lavoro e l’autonomia decisionale dei cittadini nel poter utilizzare tale strumento. In particolare, è necessario definire una legislazione dedicata concernente la formazione professionale durante tutto l’arco della vita, tale da definire le seguenti priorità: - trasformare l’attuale sistema di formazione professionale da offerta di corsi ad offerta di competenze professionali, in modo da eliminare il cosiddetto effetto “corsificio” per realizzare una vera e propria “scuola di competenze”; - centrare l’organizzazione del sistema non sull’offerta, ma sulla domanda che proviene dai singoli cittadini e dai professionisti e dalle imprese; - rendere più flessibile l’organizzazione dell’offerta formativa in modo da poter essere utilizzata non solo da giovani in attesa di occupazione ma anche da adulti e da occupati che intendono qualificare le proprie competenze; - rideterminare il sistema di accreditamento degli enti formativi privilegiando la loro capacità di interfacciarsi con il mondo del lavoro; - costruire, in sinergia con il sistema educativo scolastico ed universitario, un sistema di certificazione e riconoscimento delle competenze acquisite.

31. UNA LEGGE REGIONALE PER LA CULTURA, LE ARTI E LO SPETTACOLO

 Il Lazio è depositario di uno tra i più importanti bacini storici ed archeologici del mondo, ma è anche una terra ricca di tradizioni, di dialetti e folklore, di risorse naturalistiche, di grandi e piccoli centri la cui conoscenza va promossa anche attraverso le arti e lo spettacolo. Ma il Lazio è anche la terra della creatività per la presenza di numerose e rilevanti attività in ogni settore delle arti e dello
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
25
spettacolo, da mettere in rete con il turismo ed il patrimonio (paesaggistico, architettonico, artistico) per realizzare un “sistema culturale” che sia fortemente radicato nei processi di educazione e formazione del singolo. La cultura è un fattore di sviluppo locale nella misura in cui parla ai cittadini. Attraverso i beni e le attività culturali, si può promuovere una nuova conoscenza delle bellezze naturali del territorio, della ricchezza del patrimonio etno-antropologico, della varietà e qualità dei prodotti agroalimentari e artigianali, e conseguire quella crescita diffusa, sociale, occupazionale ed economica, sia in termini diretti che di indotto, anche favorita dal rilancio del marchio Lazio nel mondo e da adeguate strategie di comunicazione e marketing dell’immagine e dell’offerta complessiva del territorio. Una legge regionale per la cultura le arti e lo spettacolo è necessaria per: - delineare la cornice normativa dei compiti della Regione, di Roma capitale, delle Province e dei Comuni del Lazio; - definire piani regionali triennali per lo spettacolo dal vivo, per il cinema e per l’audiovisivo quale momento di sintesi delle strategie e degli obiettivi predisposti da province e comuni per la presenza diffusa delle attività sul territorio, per la formazione del pubblico e per lo sviluppo del turismo culturale; - riconoscere la funzione sociale delle arti e dello spettacolo come momento di coesione ed inclusione sociale, crescita civica, sostegno alla didattica, contrasto all’emarginazione sociale e giovanile, e così via; - sostenere i nuovi talenti e la creatività; - valorizzare le professionalità del territorio e favorire la formazione di nuove figure e profili; - riconoscere, salvaguardare e promuovere le bande musicali, i cori e i gruppi folkloristici presenti nella regione; - individuare le aree meno favorite che necessitano di mirati interventi; - sostenere l’accesso al credito agevolato per le attività dello spettacolo, anche mediante fondi di garanzia, e prestiti d’onore per l’imprenditoria giovanile e femminile.

32. LA PEOPLE PRODUCTION PER LA PRODUZIONE DEI FILM

 Per il sostegno finanziario alla produzione di film, specie dei giovani registi della nostra Regione, promuoveremo lo strumento innovativo della cosiddetta “people production”. Il principio è quello dell’offerta al pubblico di partecipazione finanziaria all’iniziativa filmica con quote di piccole entità. Offerta che viene proposta al pubblico via internet dalla struttura della società di people production, dopo aver esaminato il progetto. L’intento di People Production è quello di reperire sul mercato una percentuale del costo di produzione variabile tra il 30 e il 50% e di integrare, rendendo possibile la produzione, quanto già reperito dal produttore. A fronte di questo impegno, la società di People Production ottiene un corrispettivo sul budget e una percentuale dei ricavi.

33. PIU’ COORDINAMENTO NELL’AUDIOVISIVO

In relazione agli strumenti e alle strutture nel settore dell’audiovisivo, è necessario un maggior coordinamento per ottimizzare l’utilizzo delle risorse, indirizzandole dove sono realmente necessarie. In particolare gli obiettivi saranno: razionalizzazione degli interventi a favore della produzione, anche utilizzando i teatri di posa, le locations, le maestranze e i lavoratori della Regione; ideazione e sviluppo di nuove misure; azione di attrazione e incentivazione di produzioni estere; azioni di incentivo e sostegno all’investimento nelle sale tradizionali.
I

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
26
34. LO SPORT PER TUTTI La promozione e il sostegno ad una vera e propria “cultura dello sport” e del benessere è diventata una priorità diffusa nei paesi occidentali. Tuttavia, troppo spesso questa priorità resta un privilegio di pochi. Tra il 2000 e il 2005 la Regione Lazio si è dotata di un Testo unico in materia di Sport, a dimostrazione di un impegno concreto che parte da lontano. Quel Testo Unico va reso operativo in tutti i suoi aspetti innovativi, al fine di giungere a una programmazione sportiva condivisa, da attuare attraverso una consultazione ampia e articolata con enti locali, università, uffici scolastici, Coni, federazioni sportive ed enti di promozione. L’Agenzia regionale per lo Sport è un ente strumentale che si prefigge la promozione di iniziative per garantire un equilibrato sviluppo dello sport nel Lazio, incrementando le opportunità per tutti di praticare sport, ponendo attenzione all’accesso alla pratica sportiva da parte dei disabili e continuando una politica tesa a dotare il territorio di strutture sportive e a creare momenti di aggregazione intorno allo sport. È nostro impegno continuare a rendere l’obiettivo dello sport come bene di tutti quanto mai concreto. La Regione intende, inoltre, favorire le sperimentazioni del CONI in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, tendenti all’inserimento dell’attività motoria nell’orario curriculare della scuola primaria ed all’ampliamento di quello della scuola secondaria e superiore. Si consentirà la definitiva ed equilibrata implementazione delle strutture sportive sul territorio, favorendo una fruizione generale delle stesse, che privilegi lo sport di base e di prossimità.
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
27
5. COMPETITIVITA’E AMBIENTE

 L’economia del nostro territorio presenta ancora delle criticità e diverse potenzialità inespresse. Una delle criticità è costituita senz’altro dal fatto che Roma e la sua provincia da sole producono l’80,6% del PIL regionale; dato che viene confermato anche dal PIL pro capite che nella provincia di Roma è pari ad oltre 34 mila euro annui, mentre nelle altre province varia da 20 mila a 23 mila euro. Esiste dunque un effetto “spiazzamento” esercitato dalla capitale sul resto del sistema insediativo regionale. Un’altra criticità è data dalle caratteristiche dimensionali delle imprese – prevalentemente piccole o piccolissime aziende – che comportano ricadute in termini di accesso al credito e di investimenti in innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo. Le nostre parole d’ordine per uscire dalla crisi e delineare un nuovo ciclo di sviluppo sono: - innovazione totale: mettere in rete tutte le risorse in grado di aumentare la ricaduta positiva degli ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, garantendo un buon livello di “trasferimento tecnologico” anche verso le piccole e medie imprese. Promuovere e diffondere, anche attraverso il confronto con gli operatori del settore, la banda larga presso i cittadini e le imprese ancora non raggiunti dal servizio. Innovare la “macchina” amministrativa regionale; - nuova politica del credito: ripensare il ruolo della Banca Impresa Lazio e dei Confidi per garantire una maggiore capitalizzazione complessiva e un accesso al credito più trasparente e diffuso anche alle microimprese; - revisione della programmazione regionale: potenziare e migliorare in termini di efficacia gli strumenti a disposizione della Regione per la programmazione finanziaria; - riorganizzazione dei distretti economici locali; - riforma della governance delle società partecipate: creare una holding regionale in grado di controllare le società, migliorandone le performance sia in termini di riduzione dei costi, sia in termini di efficacia dei servizi; - introduzione di una legge che regolamenti le modalità di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali che riguardano opere di interesse strategico con rilevante impatto sui nostri territori (infrastrutture, risparmio energetico, diminuzione delle emissioni di Co2 o gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti). Sul fronte specifico del turismo, dobbiamo recuperare in termini di “Brand Reputation”: l’impoverimento del profilo della “qualità percepita” delle offerte provenienti dalle varie località della regione Lazio, ha indotto i turisti, in un mercato già difficile, a non scegliere più le nostre destinazioni preferendone altre che sono riuscite ad affermare un’immagine più appetibile e affidabile. Occorre dunque lavorare per recuperare questo margine e per creare un forte “Brand del Lazio”.

35. INNOVAZIONE TOTALE PER MODERNIZZARE LA REGIONE

 Un nuovo approccio, quello dell’Innovazione Totale non fine a se stesso, ma capace di generare, a nostro avviso, ricadute positive in tutta la società regionale, industriale e dei servizi. L’innovazione Totale rappresenta uno dei pilastri del nostro programma di governo, e per questa via contiamo di introdurre l’innovazione nell’organizzazione, nei servizi e nella strumentazione della Regione allo scopo, da qui a cinque anni, di ridurre significativamente l’imposizione fiscale che fa capo all’ente Regione. Intendiamo, inoltre, aiutare l’economia della nostra regione a competere meglio promuovendo grandi progetti regionali, di rilevante impatto pubblico e a carattere fortemente innovativo. Si tratta di superare i vecchi schemi, da più parti criticati e operare abolendo la logica dell’intervento a
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
28
pioggia – di piccoli contributi per molti – concentrandosi su iniziative mirate, grandi progetti avanzati nei settori più diversi, dalla Gestione del Territorio alla Sanità, dai Trasporti al Turismo, dalla Formazione professionale all’Occupazione. In sintesi il nostro programma dell’innovazione si realizzerà: 1. promuovendo grandi progetti regionali, di grande impatto pubblico e a carattere fortemente innovativo per aiutare l’economia della nostra regione a competere meglio di quanto sia ora possibile; 2. selezionando i progetti di grande respiro tecnico e applicativo, in linea con il programma di governo, privilegiando la collaborazione tra imprese, enti di ricerca, Università e istituzioni del territorio 3. rilanciando, aggiornandolo, lo strumento di sostegno ai giovani ricercatori ed ai loro referenti scientifici, affinché traducano le loro conquiste scientifiche e tecnologiche ed i loro brevetti, in imprese che portino sul mercato le loro idee, che creino occupazione e ricchezza; 4. agevolando lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione di nuova generazione sul territorio della regione attraverso una regolamentazione regionale generale e promuovendo modelli di partnership tra le aziende del settore e la Regione Lazio per affrontare efficacemente le esigenze di sviluppo tecnologico nelle aree più penalizzate della Regione; 5. rafforzando e responsabilizzando la struttura regionale per gestire e attuare quei processi e progetti di innovazione indispensabili per rinnovare l’istituzione regionale e il sistema economico laziale; 6. valorizzando le competenze dell’Assessorato all’Innovazione allo scopo di superare le vecchie articolazioni organizzative e far lavorare in squadra gli assessorati per un comune risultato e potenziando l’Agenzia regionale all’Innovazione, dotandola di una struttura idonea per sviluppare quelle competenze necessarie alla definizione dei contenuti e dei capitolati dei grandi progetti di innovazione; 7. ripensando le leggi ordinarie e riadattarle alla complessità dei grandi progetti innovativi in modo da disciplinare, in tempi rapidi, gli aspetti finanziari, contrattuali e le procedure – speciali o meno – da seguire.

36. IL RAFFORZAMENTO DEGLI STRUMENTI PER L’IMPRENDITORIA GIOVANILE

 La strumentazione a sostegno delle piccole e medie imprese, ed anche delle microimprese, del Lazio necessita di una riflessione specifica che mira a razionalizzare l’intervento pubblico e a soddisfare i fabbisogni del tessuto produttivo, tenendo conto dei mutati scenari e delle condizioni di contesto in cui le imprese operano. La nuova sfida che si propone all’amministrazione regionale sul fronte del sistema degli incentivi è rappresentata dalla creazione di un modello di governance innovativo, incentrato sui fabbisogni del territorio, agile nelle modalità operative e nelle dotazioni finanziarie e di immediata fruizione da parte degli operatori, che si realizzerà anche accorpando i principali strumenti. In particolare, saranno incentivati e armonizzati gli strumenti per la nascita di imprese da parte dei giovani e dei soggetti svantaggiati all’interno di un testo unico che preveda le diverse tipologie, un unico referente istituzionale (anche se gli strumenti perseguono obiettivi diversi si tratta comunque di intervento pubblico rivolto alla crescita/rafforzamento della base produttiva), criteri di adattabilità alle circostanze socioeconomiche generali e procedure di valutazione coerenti con tali condizioni.

37. LA VALORIZZAZIONE DEI SISTEMI PRODUTTIVI

La strategia futura per la promozione delle eccellenze regionali non può prescindere dall’innovativo approccio proposto attraverso le modalità attuative del POR FESR 2007-2013 che prevede una forte
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
29
regia regionale, ma fondato sui fabbisogni e sulle necessità del territorio. Tale approccio consente di rendere “elastici” gli interventi promossi favorendo processi di monitoraggio e validazione indispensabili per una corretta politica industriale. Il passo successivo è la fase di audizione pubblica che coinvolge operatori finanziari e imprese, associazioni di categoria e centri di eccellenza, altri interlocutori operanti nei settori di interesse. L’ultima fase è quella di verifica dei temi discussi e delle relative soluzioni individuate mediante somministrazione ad alcuni imprenditori. Sulla scorta di tale processo può essere elaborato un modello valutativo comparativo da impiegare in sede di valutazione dei programmi di investimento proposti e che costituisce la base informativa per la valutazione ex post in caso di intervento pubblico. La Regione intende avviare l’istituzione di un Tavolo di iniziativa per le PMI laziali permanente all’interno dell’Ufficio di Bruxelles, rappresentativo degli interessi delle imprese, degli organismi pubblici e privati del territorio.

38. INTERNAZIONALIZZARE LE IMPRESE DEL LAZIO

 Solo un rafforzamento e un maggior supporto degli strumenti ai percorsi di internazionalizzazione di filiera delle piccole e medie imprese, una promozione delle forme aggregate all´internazionalizzazione, una valorizzazione del sistema fieristico regionale possono muovere il tessuto produttivo laziale nella direzione auspicata. La L.R. 5/08 Sostegno all'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese del Lazio rappresenta il primo esperimento codificato in tema di internazionalizzazione di PMI a livello regionale. Dalla sua nascita è stato pubblicato però un solo bando, in quanto lo strumento presenta molte criticità. Si renderà quindi questa legge più facilmente fruibile da parte delle imprese, anche introducendo meccanismi di selettività migliori che agiscano sul livello di definizione delle proposte e sui risultati conseguibili attraverso reali ampliamenti di mercato per gli operatori. E’ altresì necessario predisporre un unico pacchetto integrato di offerta “Investing in Latium”, che oltre ad essere strumento di marketing costituisca un sistema unico di soggetti e responsabilità in grado di attrarre e accompagnare l’imprenditore estero sul nostro territorio.

 39. IL COMMERCIO E L’ARTIGIANATO: DUE GRANDI RISORSE

Nel corso degli ultimi anni la Regione ha incentrato gli obiettivi della programmazione sulle imprese manifatturiere e di servizi alla produzione, ponendo in secondo ordine il settore del commercio. In considerazione delle forti interazioni che il commercio è in grado di attivare su particolari territori a vocazione turistica, ma anche la valenza sociale di attività commerciali in località a forte riduzione demografica, la Regione interverrà attraverso uno strumento specifico per la promozione del settore che tenga conto sia di una nuova disciplina degli outlet, sia della revisione della normativa dei saldi, sia ancora del rifinanziamento dei Centri Commerciali Naturali e di un più incisivo ruolo delle associazioni di categoria nelle Conferenze dei Servizi per il rilascio dei titoli autorizzatori per le Grandi strutture di vendita. Per quanto riguarda l’artigianato, la recente redazione di un Testo unico si è limitata di fatto ad una “collazione” di leggi preesistenti. Un aspetto particolarmente critico è rappresentato dai tempi di istruttoria e di erogazione dei contributi. Tutte le associazioni degli artigiani hanno presentato ai candidati alla Presidenza della Regione un documento unitario in 10 punti, che in verità non sono strettamente riferibili solo al comparto degli artigiani, ma afferiscono ai più grandi temi collegati allo sviluppo regionale: dalla politica del credito, ai trasporti e le infrastrutture, fino alle politiche attive del lavoro. Nel programma di Renata Polverini tutte queste istanze vengono accolte nelle varie sezioni di riferimento. Più in particolare, l’ambizione è di riportare, nei prossimi 5 anni di
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
30
governo, la pianificazione degli interventi a sostegno dell’artigianato in un’ottica di politica per lo sviluppo più complessiva. È necessaria dunque una pianificazione degli interventi per l’Artigianato in un’ottica di politica industriale globale.

40. UNA STRATEGIA PER L’AGROALIMENTARE

  Qualità e innovazione nell’agro-alimentare È opportuno valorizzare la misura, già prevista nel Piano di sviluppo rurale (PSR) della Regione Lazio, in materia di “commercializzazione dei prodotti agricoli di qualità”. In tale ambito, sono da ampliare gli interventi previsti per la realizzazione di azioni di informazione dei consumatori e di diffusione della conoscenza dei prodotti tipici riconosciuti a livello comunitario, attraverso alcuni passi: - investimenti materiali per la costruzione di reti informatiche e archivi per le attività di commercializzazione dei prodotti di qualità svolte da soggetti associati; - investimenti per la strutturazione dei servizi telematici; - realizzazione di servizi volti all’introduzione di sistemi di autocontrollo e alla implementazione di sistemi di qualità dei prodotti agricoli ed agroalimentari. A tale proposito, è necessaria una nuova Legge Regionale sulla innovazione e l’aggregazione delle imprese agricole, che promuova e incentivi le imprese che fanno “reti orizzontali” (tra imprenditori dello stesso settore), “reti verticali” (clienti fornitori) e “reti intersettoriali” (tra imprenditori, soggetti istituzionali, partner locali, Università, agenzie turistiche, imprese del commercio, dell’artigianato, etc.).  Progetti integrati di filiera Nell’ambito delle strategie atte a promuovere la competitività delle imprese agroalimentari laziali vi è sicuramente il sostegno alla competitività basato sull’integrazione di filiera. Occorre prevedere azioni in grado di favorire lo sviluppo nella regione di una rete di spazi dedicati ai farmer market, spazi destinati esclusivamente ai produttori, favorendo, attraverso opportune campagne pubblicitarie, la visibilità di questi punti vendita. I farmer market costituiscono uno strumento fondamentale anche per calmierare i prezzi, a vantaggio sia dei consumatori che delle imprese agricole, danneggiando esclusivamente gli speculatori presenti nelle varie fasi che caratterizzano la filiera. Oltre ai farmer market, sempre nell’ottica di favorire le filiere corte, occorre incentivare la vendita in fattoria e ampliare le possibilità di utilizzo dei prodotti regionali nelle mense pubbliche e nella ristorazione.  Diversificazione dell’impresa agricola Le aziende agricole devono sfruttare e saper cogliere le nuove opportunità che derivano dal mercato, dai consumatori, dai cittadini, dai turisti. La diversificazione, in particolare, investe in maniera sempre più evidente i servizi che le imprese agricole sono in grado di produrre: - il turismo rurale, l’agriturismo, l’ippoturismo; - le aziende didattico-ambientali; - le agro energie; - la riconversione dei fabbricati rurali non più utilizzati a scopi agricoli per destinazioni di pubblica utilità: per l’infanzia, le residenze sanitarie assistenziali, l’edilizia sociale. La Regione si impegnerà per favorire e incentivare queste opportunità in grado di migliorare e diversificare l’offerta delle aziende.  Riduzione delle lungaggini e delle procedure burocratiche Su questo fronte, occorre potenziare gli strumenti esistenti che regolano il rapporto tra impresa-
I

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
31
pubblica amministrazione, in applicazione del principio della sussidiarietà orizzontale. Tuttavia, occorre anche migliorare le performance delle istituzioni regionali che si occupano di politica agricola, allo scopo di ridurre gli oneri burocratici per le imprese e migliorare l’accesso ai finanziamenti pubblici, in particolare al PSR. Queste le nostre proposte: - realizzare un Testo Unico regionale in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale; - riorganizzare la struttura dell’assessorato all’agricoltura; - ripensare le S.A.Z. (Sezioni Agricole di Zona), riorganizzandole e integrandole sul territorio con le attività dei CC.AA.AA. (Centri di Assistenza Agricola) e degli uffici agricoli zonali delle OO.PP.AA. (Organizzazioni Professionali Agricole), nell’ottica di dare un servizio migliore alle imprese agricole, con l’obiettivo finale di realizzare uno “Sportello unico dell’agricoltura”; - riorganizzare la struttura dell’ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura nel Lazio), rendendola più snella e orientandola a progetti di ricerca e innovazione più consoni alle aspettative degli agricoltori laziali; - approvare una nuova Legge regionale sul “Credito Agrario”, valorizzando i consorzi fidi Agricoli e favorendo l’accesso al credito agrario e fondiario delle imprese agricole laziali.  Un modello strategico produttivo per una nuova agricoltura Complessivamente occorre un modello strategico basato su una sinergia virtuosa tra istituzioni ed imprese agricole, per realizzare le seguenti azioni: - sostegno ai prodotti di qualità del Lazio, per offrire al consumatore tutte quelle garanzie richieste in termini di sicurezza, genuinità e provenienza locale; - la riduzione di CO2, che si ottiene grazie all’adozione di pratiche agronomiche corrette e che consentirà alle amministrazioni coinvolte l’ottenimento di crediti carbonio, favorendo evidenti vantaggi economici e sociali; - un “disciplinare di produzione” che consenta agli agricoltori di garantire produzioni certificate e sostenibili dal punto di vista ambientale; - una migliore organizzazione della concentrazione dell’offerta dei prodotti agricoli tramite le strutture territoriali; - la promozione del modello verso i cittadini romani e anche verso il gran numero dei turisti attraverso iniziative di divulgazione e informazione; - l’organizzazione di canali di commercializzazione sul territorio.

41. UNA NUOVA POLITICA DEL CREDITO

 La partita del credito è fondamentale per assicurare la linfa vitale della finanza al sistema produttivo. Le linee di intervento si articoleranno su 3 direttrici: - riorganizzazione ed efficientamento degli strumenti finanziari regionali: molte funzioni relative al credito alle imprese sono allocate in base a criteri di retaggio storico piuttosto che di efficienza. Occorre avere a disposizione pochi soggetti forti per essere presi seriamente in considerazione dalla controparte del sistema bancario e per garantire quella sinergia necessaria ad assicurare un efficiente utilizzo delle risorse in un periodo in cui limitate risorse finanziarie non permettono politiche di sprechi. - rafforzamento del sistema degli interventi a disposizione delle società strumentali:occorre un potenziamento del Fondo di rotazione per le PMI e, per le imprese di medie dimensioni, occorrono interventi di sostegno mirato, tramite assistenza a piani di ristrutturazione, negoziazioni per il rifinanziamento dal sistema bancario e garanzia rispetto agli impegni presi;
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
32
- politica del merito nel sostegno alle iniziative del mercato: nell’ambito della filiera del credito, un ruolo importante è quello svolto dai confidi, che oggi continuano ad essere di dimensioni inadeguate per poter incidere sulle politiche di erogazione del credito.

42. UNA STRATEGIA COORDINATA PER IL TURISMO

Occorre un’agenzia di coordinamento tra i tanti operatori di settori contigui: turismo, cultura, trasporti, ambiente, formazione e tra soggetti diversi come Comune, Provincia, Regione, Imprese, Diocesi di Roma. Certamente tutti debbono sviluppare iniziative autonome, ma occorre un punto di raccordo, informazione, dialogo e sintesi per ricercare una strategia comune e coordinata che miri all’accoglienza, alla promozione, alla fidelizzazione del cliente. Una cultura dell’ospitalità, dell’efficienza dei servizi da contrapporre ad una tendenza che vede troppo spesso il turista considerato solo per il proprio potenziale economico. - Integrare turismo e ambiente L’andamento del turismo laziale evidenzia una marcata stagionalità in cui i valori più elevati di presenze si riscontrano nella stagione estiva, con picchi di concentrazione nel mese di Agosto. Occorre pertanto migliorare la qualità delle acque marittime che bagnano le coste per aumentare la possibilità di incrementare il flusso turistico. Per raggiungere tale obiettivo è fondamentale coinvolgere attivamente le amministrazioni locali e gli organi di gestione e sorveglianza regionale ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale) e ARDIS (Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo). Per incentivare i comuni a migliorare le proprie performance ambientali, la Regione deve istituire un riconoscimento di qualità, che tenga conto degli sforzi e degli obiettivi raggiunti in campo ambientale dalle singole amministrazioni locali. - La re-istituzione del comitato tecnico consuntivo regionale del turismo Il Sistema Turistico Locale costituisce un elemento fondamentale di governance capace di coinvolgere gli Enti locali, gli operatori privati e gli altri soggetti pubblici, protagonisti dello sviluppo turistico dei propri territori, in un’unica strategia e progettualità condivisa. L’art. 5 della Legge Regionale 10 del 2000 prevedeva il Comitato Tecnico-Consultivo Regionale del Turismo, con il compito di formulare pareri e proposte in ordine alla programmazione ed alla politica turistica regionale ed alla tutela degli utenti. La nuova Legge Regionale 13 del 2007 vede sparire tale Comitato, escludendo di fatto la concertazione dalla pianificazione strategica. La programmazione turistica del Lazio necessita pertanto di un rinnovato impegno sia da parte delle Istituzioni Locali sia da parte delle imprese del turismo affinché nuovi flussi di traffico siano canalizzati verso la Regione, grazie alla messa in campo di strategie condivise in grado di dare il giusto risalto a destinazioni turistiche alternative alla Capitale, che nonostante il loro enorme potenziale ancora oggi non godono di quella spinta economica che il mercato del turismo può dare loro. - Internet per la promozione del territorio: un nuovo portale per una nuova politica turistica La rete è uno strumento di grande e consolidata efficacia per la promozione turistica dei singoli territori e delle caratteristiche che costituiscono le attrattive per l’utenza. Le potenzialità di diffusione in essa contenute rendono la pubblicizzazione del territorio molto efficiente rispetto alle attività tradizionali. La situazione attuale vede la promozione della Regione Lazio demandata a siti poco frequentati, strutturati male e non indicizzati sul web. Occorre, dunque, che la Regione si doti di un sito di grandi capacità, in grado di presentare l’offerta del territorio sotto ogni profilo e nelle varie forme e tipologie, dall’enogastronomico al religioso, dallo sportivo ai grandi eventi.
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
33
- Creare un forte brand del Lazio Le caratteristiche del territorio laziale, le sue bellezze paesaggistiche, dai castelli ai borghi medievali, dai monasteri ai parchi regionali, vivono la grande competizione con la Capitale, che per le sue enormi capacità di attrazione, difficilmente lascia spazio e visibilità alle altre bellezze della nostra Regione. Occorre poter dar voce e valorizzare tutte le realtà locali. Si rende pertanto necessaria la valorizzazione del brand Lazio, rendendolo riconoscibile a livello internazionale, con un marchio che voglia rappresentare nel suo insieme l’offerta turistica regionale, sinonimo di qualità e sicurezza. - Musei, mostre, eventi Mostre, fiere, sagre, eventi religiosi e sportivi offrono un fitto e variegato palinsesto su cui poter diversificare l’offerta alla clientela. È in tale scenario che la Regione Lazio può offrire enormi potenzialità di sviluppo, a partire dalla creazione di un tavolo di coordinamento tra tutte le realtà del settore fino a un’adeguata comunicazione e promozione all’esterno anche istituendo la Borsa internazionale delle location del Lazio, il cui obiettivo è quello di creare sinergia tra le produzioni audiovisive ed il territorio, ponendo particolare attenzione al potenziamento del co-marketing e a salvaguardare e promuovere, attraverso l’audiovisivo, l’identità dei luoghi, la cultura e le bellezze del territorio. - Valorizzazione del prodotto “mare del Lazio” La nostra regione vanta oltre 350 km di coste, 14 località balneari turisticamente rilevanti, 4 bandiere blu, 2 aree marine protette, 6 isole di straordinaria bellezza. Il mare del Lazio, da Gaeta, con le sue splendide coste e il porto turistico, a Civitavecchia, con il più grande porto della Regione e tappa sempre più frequentata di navi da crociera, è una risorsa troppo importante per non costituire un elemento di indispensabile valore per tutto il turismo regionale. Il compito della Regione non è quindi solo legato alla promozione del territorio, di concerto con le imprese turistiche ad esso legato, ma anche quello di favorire un coordinamento tra i vari consorzi e le realtà di promozione territoriale sorti in questi anni, individuando le caratteristiche di prodotto, favorendo la strutturazione di un’offerta canalizzabile e supportando le imprese nella commercializzazione fuori stagione. Istituiremo per questo una Cabina di regia del Mare che, vista la trasversalità dei temi trattati dall’impresa al turismo ai trasporti all’ambiente, sarà uno strumento importante per elaborare le strategie di sviluppo del settore e del territorio. - Valorizzazione dei parchi regionali Il patrimonio paesaggistico del Lazio annovera da 17 bandiere arancioni, più di 40 laghi tra naturali e artificiali, quasi 70 aree protette tra parchi, riserve, oasi e monumenti naturali. Il patrimonio così descritto potrebbe trovare ampio spazio nel turismo c.d. “Plein Air”, ossia secondo natura, attraverso la promozione dei vari percorsi trekking e ciclabili del territorio locale. Intendiamo valorizzare le categorie cosiddette “amanti della natura”, che seguendo la propria passione aiutino a preservare il territorio. Integreremo in questo profilo le associazioni di cacciatori, che, definiti appositi standard di “fermo caccia”, siano pro attivi nel controllo e salvaguardia del territorio. Il ruolo della Regione deve essere quello di promuovere tali aree per favorire i flussi turistici interni e provenienti dall’esterno, collocando tali circuiti all’interno di percorsi mirati e promossi nel mercato naturalistico internazionale.
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
34
- Percorsi enogastronomici, sport e benessere Il Lazio, con 30 denominazioni relative ai vini di qualità (tra cui 26 vini DOC e 4 vini IGT) e 15 prodotti tipici tra DOP e IGT, è una Regione che consente lo sviluppo di percorsi enogastronomici di qualità, permettendo la diffusione della cultura e della tradizione regionale fra i turisti stranieri e nostrani. Compito della Regione è quello di potenziare tali percorsi coinvolgendo tutti gli operatori della filiera turistica, sempre attraverso la sua attività di coordinamento, promozione e valorizzazione del territorio locale. Inoltre, l’attenzione che oggigiorno si rivolge al benessere e allo sport rappresenta un nuovo fattore motivazionale per il turista che concepisce il viaggio come occasione rara se non unica per rompere la frenesia della quotidianità e dedicare tempo alla rigenerazione del proprio equilibrio psicofisico. Ruolo fondamentale della Regione è promuovere tale tipo di turismo anche fornendo adeguate comunicazioni sui risvolti psico-fisici positivi che esso comporta. - Turismo religioso In una Regione come il Lazio, sede di numerose strutture di accoglienza quali monasteri, conventi e santuari, risulta di fondamentale importanza dar luce agli itinerari di turismo religioso che il nostro territorio può accogliere. Ciò non soltanto dando risalto alla storica realtà della Capitale, ma valorizzando tutte le località religiose che si dislocano fra le diverse realtà territoriali e che rappresentano luoghi di incontro determinanti nell’iter del turista. La Regione Lazio si deve ergere come esempio di buona pratica nella realizzazione di percorsi ad hoc, che permettano da un lato la facilitazione dell’introspezione religiosa da parte del turista, e dall’altro l’agevolazione nel cogliere la storia e l’arte dei siti da visitare. - Turismo congressuale e fieristico Una fondamentale risorsa economica per il turismo nella nostra regione è rappresentata dal turismo d’affari. Centinaia di persone ogni giorno transitano per la nostra Regione per motivi di lavoro e soggiornano nelle nostre strutture, talvolta trattenendosi oltre il necessario per godere delle bellezze del territorio. La costruzione del Nuovo Centro Congressi di Roma, con la “Nuvola di Fuksas, porrà certamente sotto i riflettori internazionali il nostro territorio, ma non basta. La nuova Fiera di Roma, Ancora oggi presenta diverse difficoltà operative. L’impegno della Regione in questo campo sarà determinante. Solo una rinnovata strategia di promozione della struttura fieristica e una pianificazione di iniziative infrastrutturali può permettere la giusta valorizzazione della Nuova Fiera di Roma, il cui potenziale ancora inespresso potrà dar luogo ad un’intensa attività di promozione del territorio. - Agriturismo, alberghi diffusi e parchi a tema La realtà dell’agriturismo è oramai molto forte nella Regione Lazio, con una presenza sul territorio di circa 500 strutture, soprattutto nelle province di Viterbo, Roma e Rieti. In un’ottica di promozione del proprio territorio e del ruolo del settore primario nella società moderna, tuttora fondamentale, obiettivo prioritario per la Regione è porre in essere azioni e politiche di sostegno volte a focalizzare l’attenzione sulla qualità di una forma di turismo a contatto con la natura e che valorizzi il patrimonio storico-naturale che esso comporta. In linea con la valorizzazione del territorio, la Regione si pone anche l’obiettivo della riqualificazione dei piccoli centri storici, sinonimi di tradizione culturale, architettonica, artistica ed enogastronomica. Tali centri rappresentano veri e propri mercati di “nicchia” da riscoprire attraverso campagne comunicative adeguate che facciano leva sulla grande ospitalità che li caratterizza. Lo strumento per raggiungere questa riqualificazione è rappresentato dal modello dell’albergo diffuso, che consente da una parte lo sviluppo turistico del territorio offrendo una vera e propria esperienza di vita, dall’altra un impatto ambientale nullo per la sua peculiarità, ossia la
 

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
35
dislocazione dell’albergo su strutture di borghi ristrutturate per cui i turisti alloggiano in camere e case separate, ma non distanti dal centro dell’albergo in cui sono situati i servizi comuni. La Regione si pone l’obiettivo di riqualificare le frazioni che circondano le realtà urbane favorendo una domanda di settore interessata a vivere a contatto con i residenti del luogo e che vuole immergersi nella quotidianità del paese visitato. Infine, i parchi a tema rappresentano il nuovo fenomeno in evoluzione a livello nazionale e soprattutto regionale le cui potenzialità sono di grande portata e ancora da esprimere. Alcuni esempi per delineare il quadro della situazione in itinere: - Cinecittà World, grande parco dei divertimenti, o meglio, sistema di parchi, alle porte della Capitale a Castel Romano, basato sulla magia del cinema, da inaugurare nel 2011; - il Parco sulla Storia dell’Impero Romano, che sorgerà secondo le previsioni fra 5 anni vicino all’Aurelia in direzione Civitavecchia, in un'area di 250 ettari di proprietà pubblica; - il Rainbow MagicLand da inaugurare nel 2011 a Valmontone. La Regione Lazio si pone come obiettivo la promozione e il sostegno delle iniziative programmate e avviate. - Un codice deontologico per l’accoglienza nel Lazio In un’ottica di valorizzazione del settore turistico, la Regione non soltanto si propone di creare le condizioni affinché l’utente finale sia realmente soddisfatto al punto da essere “fidelizzato al Made in Lazio”, ma anche di tutelare la professione e la professionalità dell’operatore turistico. Valorizzare significa appunto dar risalto alla qualità e alla competenza. Competenza che va identificata e rappresentata in linea di massima attraverso un Codice Deontologico che rispecchi i punti fermi, quasi la mission, che ogni soggetto facente parte della filiera turistica nel Lazio dovrebbe avere per definirsi professionalmente tale.

43. UNA REGIONE MODERNA E APERTA ALL’EUROPA

 Per far sì che la Regione riesca a produrre gli effetti previsti in tema di operatività, è necessario prima di tutto semplificare la stessa “macchina” regionale. È indispensabile accelerare la semplificazione normativa e amministrativa, che partendo dalla delegificazione preveda un sistema di valutazione e monitoraggio dell’efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa regionale e degli enti collegati, capace di individuare sovrapposizioni di compiti, sprechi di risorse pubbliche, impatto della normativa sui cittadini e piena trasparenza sull’operato delle strutture regionali. Per mettere sotto controllo la spesa pubblica regionale va istituito un Organismo di Monitoraggio della Spesa regionale, in capo alla Presidenza, con il compito di effettuare controlli costanti sull’andamento della spesa per misurare le ricadute degli interventi dell’Amministrazione regionale e far sì che non ci siano sforamenti rispetto agli obiettivi di bilancio prefissati. Per rendere più competitiva l’amministrazione regionale bisogna partire dalla valorizzazione delle risorse umane, trascurate e disincentivate dalla Giunta Marrazzo. Ci impegniamo, in particolare, a coprire i posti vacanti della pianta organica mediante personale interno, a limitare il ricorso a personale esterno ai soli casi indispensabili, alla realizzazione delle progressioni orizzontali e verticali per l’adeguamento della retribuzione economica, all’adozione di un regolamento che disciplini in materia univoca i concorsi esterni ed interni, alla stabilizzazione dei lavoratori precari interni. Un’altra priorità in chiave organizzativa è quella del riassetto dei Dipartimenti e delle Direzioni della Regione e delle società strumentali. Per quanto riguarda l’ultimo aspetto, l’impegno sarà
 

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
36
quello di costituire una holding a regia unica per evitare duplicazioni e sovrapposizioni di attività, costi e incarichi. Infine, per rendere più operativo ed efficace l’utilizzo dei fondi comunitari si intende creare una Struttura di coordinamento delle politiche comunitarie, alle dirette dipendenze della Presidenza, con il compito di coordinare le risorse umane nell’amministrazione che si occupano di politiche comunitarie e i fondi strutturali. Tale Struttura di coordinamento accompagnerà il territorio (enti locali, imprese, centri di ricerca) nella definizione di progetti adeguati, vigilerà sullo stato di attuazione dei diversi Programmi e adotterà opportune misure che garantiscano l’effettiva realizzazione dei progetti.

44. LA GESTIONE DEL CICLO DEI RIFIUTI

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un periodo di gestione commissariale che non ha risolto i problemi strutturali legati ai rifiuti. In particolare, è stato redatto un piano regionale di programmazione che non ha sciolto il nodo dei siti e del numero di impianti di trattamento. Per fronteggiare correttamente la situazione occorre:  Individuare nell’ambito della programmazione regionale in essere, Piano Regionale dei Rifiuti, il numero degli impianti di trattamento dei rifiuti. Pertanto realizzeremo: a. Un Osservatorio sugli impianti esistenti, partecipato dagli stakeholders del territorio (associazioni, comuni, etc); b. Un Programma di insediamento territoriale per arrivare a definire la localizzazione territoriale degli impianti, anch’esso partecipato dagli stakeholders del territorio (associazioni, comuni).  Individuare gli ambiti territoriali ottimali (A.T.O.) in funzione degli abitanti, del territorio, della quantità e qualità dei rifiuti prodotti e in relazione a questi indicatori, definire il numero, i siti e la tipologia degli impianti.  Potenziare il sistema della raccolta differenziata, sia incrementando la modalità porta a porta, sia aumentando l’efficacia dell’ecotassa regionale (premiando i Comuni in funzione della quota di raccolta differenziata raggiunta).  Adottare un Programma di tracciabilità dei rifiuti.  Approvare un Piano regionale di riduzione dei rifiuti, che favorisca azioni quali la vendita di prodotti sfusi, il vuoto a rendere, l’ecopackaging, etc.  Studiare un piano che porti alla gestione unitaria della filiera. Un modello gestionale fondato sulla corretta programmazione del fabbisogno impiantistico e imperniato su procedure di mutuo soccorso tra gli impianti.

45. ALTRE POLITICHE PER L’AMBIENTE

 Approvazione del Piano Regionale per le Bonifiche e dei progetti per il risanamento dei territori inquinati come la valle del Fiume Sacco da restituire questi territori alla propria vocazione agricola.  Approvazione dei Piani di Assetto dei parchi regionali. Nei piani si dovranno prevedere: - un quadro normativo e regolatorio semplificato e certo; - la conclusione dell’iter autorizzativo entro un anno; - la fissazione di tempi certi per esaurire l’iter legislativo regionale, prevedendo: a. fase di consultazione, b. diversi passaggi nelle commissioni
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
37
c. approvazione finale in aula da parte del Consiglio Regionale. Fondamentale, inoltre, è la risoluzione delle problematiche connesse ai centri urbani incidenti nei parchi regionali. Si dovranno prevedere a tale proposito: - iter autorizzativi semplificati; - un quadro normativo certo e accessibile alla popolazione locale interessata; - la possibilità di far ricadere alcune problematiche nelle questioni stralcio di facile risoluzione.  Sostenere le imprese che rispettano l’ambiente Il programma degli obiettivi 2009-2013 dell’Agenzia Europea dell’Ambiente prevede, tra le altre iniziative, la valorizzazione dei servizi o prodotti realizzati da imprese che rispettano l’ambiente attraverso l’attuazione di opportune procedure gestionale e tecnologie innovative. Al fine di minimizzare gli impatti ambientali delle varie realtà produttive si deve avviare un processo finalizzato all’incremento delle aziende che rispetto alle loro attività intraprendono e mantengono la certificazione ambientale. L’obiettivo di aumentare le aziende certificate passa attraverso: - la predisposizione di sgravi fiscali per i soggetti che mantengono nel tempo la certificazione; - la predisposizione di un elenco di fornitori accreditato presso la pubblica amministrazione di soggetti che lavorano rispettando criteri di ecocompatibilità; - la realizzazione di un accordo tra Regione e istituti di credito al fine dell’erogazione agevolato di credito per le imprese accreditate presso la Regione; - la predisposizione di bandi o premi rivolti ad iniziative di innovazione tecnologica destinata alla messa a punto di nuove pratiche di eco-efficienza; - la realizzazione di campagne informative a larga diffusione, destinate alla popolazione/consumatori riguardanti i marchi di qualità ambientale (UNI EN ISO 14001, EMAS, Ecolabel) e i benefici collegati.  Piano Regionale di Raccolta delle acque piovane e reflue. Anche alla luce delle nuove norme sul servizio idrico, per le quali si dovranno attendere i Decreti attuativi, è fondamentale mantenere e migliorare livelli di efficienza e di qualità del servizio, che si dovrà connotare sempre come un servizio pubblico, e cogliere questa occasione per migliorare complessivamente la gestione. Per rimediare a tale stato di cose si avvierà un piano di investimenti o un parco progetti di interventi strutturali. Grazie al piano regionale ci proponiamo di: - valutare la capacità idrica regionale in base all’analisi della produzione garantita dagli impianti esistenti; - prevedere la quantità di acqua piovana che cadrà sul territorio regionale; - elaborare un piano regionale per consentire la raccolta delle acque piovane e reflue che cadono sul territorio regionale e che costituiscono una potenziale ricchezza per il settore agricolo e sanitario; - integrare la raccolta delle acque con la produzione energetica da fonte idroelettrica; - ridurre i costi finali legati all’uso dell’acqua da parte della popolazione civile; - potenziare la rete idrica regionale (che attualmente disperde circa il 50% dell’acqua trasportata); - evitare “finanziamenti-tampone” che fino ad ora sono stati promossi dalla Regione; - realizzare invasi idrici, utili come riserve per il settore agricolo e forestale.
I

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
38
46. PIU’ ENERGIA, MENO CONSUMI E PIU’ FONTI RINNOVABILI

L’energia costituisce un elemento chiave del governo dei processi produttivi, imprenditoriali e ambientali. Oggi la sfida posta dall’Unione Europea con il pacchetto energia e ambiente per il 2020 (la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, l’aumento del 20% del risparmio energetico e il raggiungimento del 20% della produzione di energia da fonti rinnovabili) può trasformarsi per il territorio in motore di innovazione, sviluppo di impresa e occupazione. Le nostre priorità:  Approvazione e attuazione del Piano Energetico Regionale. L’approvazione del piano energetico è assolutamente prioritaria per avere: - un quadro normativo che renda più semplice e rapida la realizzazione di impianti di produzione energetica nel settore delle fonti rinnovabili (fotovoltaico, biomasse ed eolico) e al fine di massimizzare la produzione degli impianti in funzione; - un bilancio della capacità energetica regionale analizzando la produzione degli impianti esistenti; - una valutazione dell’esistente e del potenziale di sviluppo dell’energia prodotta dalle diverse tipologie di fonti (ad esempio, fotovoltaico, biomasse, eolico, carbone pulito, gassifica tori, etc.); - un’integrazione con il piano energetico di Roma relativo alla produzione di energia da fonti rinnovabili presenti sul territorio comunale; - un migliore sfruttamento del potenziale di impiego delle energie rinnovabili per usi termici (riscaldamento a biomassa e utilizzo di pompe di calore); - l’autosufficienza energetica della regione come obiettivo finale del piano, ottimizzando la produzione già in essere ed integrando la stessa attraverso la eventuale realizzazione di nuovi impianti.  Realizzazione di parchi regionali di biomasse e promozione e finanziamento di “progetti integrati di sviluppo” per valorizzare il territorio.  Realizzazione di un Piano d’azione per l’efficienza energetica. Serve un piano perché non si può fare efficienza energetica con un solo strumento. Ne occorrono tanti e di tipo diverso, ma coordinati e coerenti tra di loro: dagli incentivi alla defiscalizzazione, dalla normativa alle campagne di informazione, dagli accordi volontari al “green public procurement”, dalla certificazione energetica degli edifici alla promozione della cogenerazione, ma anche codici di condotta, diffusione di “buone pratiche”, formazione e qualificazione di tecnici e progettisti, diffusione di una cultura dell’efficienza energetica.
I

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
39
6.CITTA’ SICURE, TERRITORIO, MOBILITA’ E QUALITA’ DELLA VITA

 “Sviluppo sostenibile” vuol dire riconoscere la necessità di associare in modo strutturale e duraturo tutela, valorizzazione e riqualificazione affinché l’ambiente si trasformi in una risorsa, con la convinzione che sviluppo economico e salvaguardia ambientale siano due facce della stessa medaglia. La centralità di questo principio determina l’emergere del sistema ambientale come supporto fondamentale degli altri sistemi territoriali. Ciò significa che i valori ambientali costituiscono le invarianti rispetto al sistema delle infrastrutture e a quello insediativo. Valorizzazione e riqualificazione saranno dunque due parole d’ordine del nostro programma nel settore dell’urbanistica. Un settore che ha bisogno di un deciso intervento normativo che dia ordine, chiarezza e coerenza alle tante norme statali, regionali e locali che si sono accumulate negli anni. Ma porre la sostenibilità come criterio-chiave del governo del territorio significa anche spingere con decisione per migliorare i trasporti e realizzare le infrastrutture di mobilità su ferro, gomma e mare. I trasporti, integrati in una logica di intermodalità complessiva, stabiliscono “relazioni”, fanno “rete”, sono costituiscono il telaio su cui costruire il nuovo ciclo di sviluppo, anche per richiamare persone, imprese e capitali da fuori. Dalla riprogettazione e soprattutto dagli investimenti, che si sapranno far confluire in questo settore, dipenderà finalmente il dispiegamento di una più equilibrata politica del territorio e dell’ambiente, andando a ridefinire la “nuova mappa delle opportunità dei territori”. 47. UNA REGIONE SICURA La domanda di sicurezza dei cittadini necessita di una risposta coerente e sistematica da parte delle istituzioni. La Regione deve realizzare un sistema integrato, non solo sul piano delle competenze istituzionali, ma soprattutto su quello del territorio, per evitare che la criminalità e la percezione di insicurezza siano diverse da provincia a provincia. Negli ultimi anni le politiche regionali per la sicurezza sono state concepite in termini tradizionali di sussidio e di supporto finanziario ai progetti locali ed in termini di partecipazione ai tavoli interistituzionali con le Autorità centrali. La Regione Lazio può e deve fare molto di più per garantire omogeneità e stabilità al sistema di sicurezza del territorio. E’ necessario che la Regione assuma iniziative che le conferiscano una nuova centralità e che mirino alla realizzazione di un effettivo “sistema integrato di sicurezza”. Programmazione delle politiche, armonizzazione degli obiettivi da raggiungere, coordinamento delle iniziative sul territorio, apertura di una conferenza permanente tra e con le autorità locali, costituiscono allora i punti cardine di una nuova politica regionale sulla sicurezza, elaborata tanto sul piano legislativo, quanto su quello amministrativo.

48. LA VALORIZZAZIONE E LA RIQUALIFICAZIONE TERRITORIALE

 Occorre valorizzare le parti urbane e territoriali caratterizzate da notevoli valenze e potenzialità storiche e architettoniche, nelle quali i segni delle trasformazioni incontrollate hanno determinato uno stato di degrado. I campi d’azione privilegiati per la valorizzazione sono dunque i centri storici, la città consolidata e le aree protette regionali. Contemporaneamente è necessario riqualificare gli insediamenti cresciuti senza adeguate infrastrutture, con scarsi servizi ed elevate quote di abusivismo, con particolare riferimento alle aree periferiche, ai tessuti edilizi incompiuti e ai vuoti urbani non definiti, predisponendo programmi
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
40
finalizzati alla localizzazione di funzioni pregiate che caratterizzano un sistema urbano.

49. IL PIANO TERRITORIALE PAESAGGISTICO

 I piani paesistici possono essere un ulteriore strumento di riqualificazione, divenendo lo strumento da un lato di una trasformazione ambientale ordinata, e dall’altro di una riqualificazione urbanistica ed edilizia delle città e del territorio. Il Piano assumerebbe così il valore non solo di tutela, ma anche di recupero, riqualificazione o valorizzazione delle aree e del patrimonio edilizio degradato. Rientrano tra gli strumenti di attuazione del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale: • I programmi di intervento per il paesaggio. • I programmi di intervento per la tutela e la valorizzazione delle architetture rurali. • I parchi culturali e archeologici. • I piani attuativi comunali con valenza paesistica. • Le varianti speciali per il recupero dei nuclei abusivi in ambito paesistico. Occorrerà dunque una veloce approvazione del Piano, sulla base delle osservazioni pervenute dagli Enti Locali, per assicurare uno sviluppo del territorio compatibile con le vocazioni e le esigenze che esso esprime.

50. TESTO UNICO DELLE NORME IN MATERIA URBANISTICA

 Per rendere operative le politiche urbanistiche secondo le logiche dello sviluppo sostenibile occorre innanzitutto dotare la Regione di un quadro normativo che innovi alcuni procedimenti e introduca o modifichi strumenti operativi. Occorre dunque una completa revisione della politica di gestione del territorio regionale, in quanto la proliferazione di normative e di strumenti di pianificazione ha generato un freno allo sviluppo del territorio e al contempo non ha garantito una effettiva salvaguardia dei beni ambientali e paesaggistici. A tal fine potrebbe essere opportuno inserire la partecipazione della Regione Lazio in strutture esistenti ed operanti del Comune di Roma che già si occupano di pianificazione strategica, sviluppo e trasformazione urbana, sistemi di infrastrutture e reti, tutti temi nei quali le intersezioni tra il governo regionale e quello comunale sono di tutta evidenza. Ciò anche per recuperare un’armonizzazione degli interventi e delle risorse investite quanto mai auspicabile nel rapporto tra istituzioni diverse competenti sugli stessi territori. Serve una nuova fase che richiede regole, modalità e condizioni per la pianificazione, che devono essere definite e assicurate con una revisione della legge regionale. Sarà un obiettivo prioritario della nuova amministrazione regionale quello di completare e aggiornare il Testo Unico sull’urbanistica regionale, per definire in maniera esaustiva le competenze di Comuni, Province e Regione, a sostituzione della legge regionale n. 38 del 1999. Il Testo Unico è lo strumento normativo indispensabile per dotare la Regione Lazio di quel quadro normativo che definisca il suo ruolo di programmazione ovvero d’indirizzo, valorizzazione, tutela del territorio, non solo come sistema di vincolo ma come sistema di prevenzione dei dissesti ambientali.

51. IL PIANO TERRITORIALE REGIONALE GENERALE

Per coordinare e organizzare tali scelte all’interno di un quadro conoscitivo organizzato si deve lavorare verso il modello del Piano Generale Territoriale che assume un valore strutturale e strategico, che definisce gli elementi di natura prescrittiva con riferimento agli strumenti territoriali che esercitano tale efficacia (Piano Territoriale Regionale Generale, Piano dei Parchi, Piani di Assetto Idrogeologico ) e che soprattutto delinea gli scenari dei futuri obiettivi e tale da renderlo cogente e sovraordinato alla pianificazione comunale. Sarà un vero strumento strategico della pianificazione del territorio, finalizzato alla valutazione
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
41
della pianificazione territoriale provinciale, della distribuzione degli insediamenti produttivi e commerciali, di rilevanza regionale; alla valutazione degli indirizzi e dei criteri per il dimensionamento degli strumenti di pianificazione territoriale; alla definizione delle reti infrastrutturali. Occorrerà creare una struttura articolata a livello dipartimentale, con un osservatorio territoriale sostenuto da un sistema informativo, al fine di dare alla costruzione, revisione, attuazione e verifica del Piano una capacità operativa nuova all’altezza delle relative competenze.

52. LA LEGGE REGIONALE SUI LAVORI PUBBLICI

 La Regione Lazio attende ancora una legge in materia di appalti pubblici che possa garantire un giusto equilibrio nel rapporto tra la P.A. e le imprese esecutrici di lavori pubblici, capace di offrire certezze nei reciproci rapporti, superando e semplificando le rigidità burocratiche. A tal fine si aprirà un tavolo di partecipazione degli stakeholders.

53. I CENTRI STORICI

La riqualificazione dei centri storici costituisce una priorità importante al fine di valorizzare un patrimonio storico ed architettonico di grande rilievo. A tal fine occorre rendere stabile il sistema degli incentivi e offrire modelli validi e sperimentati di intervento elaborati dalla Regione. A questo riguardo la Regione Lazio, quando era al governo la Giunta di centrodestra, ha già realizzato un’importante iniziativa di restauro, finanziando e portando a completamento il progetto pilota per il recupero e il risanamento di nove centri storici nell’alta valle dell’Aniene. Il progetto ha introdotto un cambiamento di metodo: non più finanziamenti per il singolo edificio, ma restauri per valorizzare rilevanti porzioni del centro storico, restauri che nei loro risvolti sociali ed economici possono contribuire a sostenere e rilanciare intere comunità. Visto lo straordinario risultato raggiunto, nel 2004 si è ritenuto opportuno dare una continuità a questo progetto mediante la pubblicazione di un secondo Bando per il recupero e il risanamento delle abitazioni dei centri storici minori del Lazio, tuttora in fase di attuazione.

54. CONTROLLO DELLA QUALITÀ URBANISTICA

 Una delle priorità della pubblica amministrazione è porre attenzione alla qualità del prodotto architettonico, nel momento in cui tale prodotto possa incidere sulla trasformazione urbanistica del territorio. È necessario che i Comuni (anche riuniti in consorzio) si dotino di una Commissione per la qualità urbanistica, chiamata ad esprimersi con parere vincolante prima dell’approvazione dei Piani Attuativi, abbandonando definitivamente la vecchia commissione edilizia il cui ruolo oggi sembra assolutamente inutile.

55. RIQUALIFICAZIONE DELLA FASCIA COSTIERA

 Il litorale laziale presenta in alcune zone della costa una edificazione di scarsa qualità, che costituisce un continuum, tale da condizionare l’uso delle stesse spiagge e presenta una barriera di cemento, tale da dequalificare zone di pregio che altrimenti avrebbero un valore ambientale ed economico importante. Escludendo qualsiasi intervento di carattere obbligante, trattandosi di zone edificate legalmente o sanate, appare utile offrire ampi incentivi finalizzati alla demolizione e ricostruzione con notevole premio di cubatura, in zone dell’entroterra, individuate dai Comuni.
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
42
 

56. FAVORIRE L’AUTONOMIA DI ROMA CAPITALE E RILANCIARE LO SVILUPPO DELL’AREA METROPOLITANA DI ROMA

 Roma rappresenta una realtà territoriale e amministrativa complessa che necessita di una governance speciale che preveda il trasferimento delle maggiori responsabilità a livello locale. Tra i punti fondamentali dell’autonomia di Roma Capitale vi è anche l’autogoverno urbanistico del territorio. Questo trasferimento di competenze – assieme all’approvazione della legge di riforma sull’urbanistica – risulta necessario per evitare che il Comune di Roma continui a dover affrontare gli importanti nodi dello sviluppo e del recupero del territorio con tempi e procedure lunghe, farraginose e incerte. A tale proposito, prendendo atto che l’Amministrazione comunale ha recentemente approvato una Deliberazione che costituisce un deciso passo in avanti per la riqualificazione dei Nuovi Nuclei di edilizia spontanea (c.d. Toponimi), occorrerà costituire un tavolo di co-pianificazione tra la Regione Lazio e il Comune di Roma, al fine di affrontare e risolvere nel minor tempo possibile tutti i nodi connessi alla manovra di recupero della Periferia, facendo ricorso ad un accordo procedimentale per la definizione del nuovo assetto della Città Periferica.

57. LA CASA: UN DIRITTO DI TUTTI

 Il piano casa Il Piano Casa regionale approvato ad agosto 2009 ha tradito le aspettative create dal governo Berlusconi, rispondendo solo parzialmente agli obiettivi che si era posto, essendo troppo condizionato da un’impostazione vincolistica. Bisogna intervenire sulla legge regionale, incrementando con decisione il premio di cubatura per gli interventi di sostituzione edilizia, una tipologia d'intervento che oggi è penalizzata da complesse procedure, diseconomicità e tempi elefantiaci. Lo strumento della demolizione e ricostruzione deve al contrario rappresentare il principale elemento della nuova stagione di riqualificazione e risanamento. Programmi specifici verranno sottoposti al concorso delle amministrazioni comunali interessate soprattutto negli insediamenti di edilizia intensiva, caratterizzati da forti elementi di degrado strutturale e da condizioni di marginalità sociale.  Garantire una casa alla famiglie più deboli Utilizzando subito gli stanziamenti oggi disponibili per l’emergenza abitativa, occorre costituire un apposito fondo regionale per contributi ai Comuni, che consenta di disporre progressivamente di un “parco-alloggi”, in attesa che vengano realizzate nuove abitazioni.  Un programma regionale per la costruzione di nuove case Occorre predisporre un programma regionale pluriennale di interventi per la costruzione di abitazioni da parte delle A.T.E.R. (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale), da assegnare alle famiglie che hanno presentato domanda ai Comuni e che sono collocate da tempo nelle graduatorie specificatamente stilate, iniziando, previa verifica, da quelle che versano nelle situazioni di maggiore criticità.  Una politica degli affitti e la lotta all’abusivismo Un forte contributo regionale deve essere dato al mercato delle locazioni private, predisponendo forme diversificate di incentivi nei riguardi sia degli inquilini, per sostenerli nel pagamento dei canoni, sia dei proprietari delle seconde case – attualmente inoccupate (e sono molte a Roma ed in altri grossi centri urbani) – sotto forma di garanzia e/o di sgravi fiscali che i Comuni potranno disporre a fronte di un reintegro da parte della Regione. Per quanto riguarda gli incentivi per favorire nuove locazioni, occorre predisporre specifici accordi con i Comuni, le Associazioni della proprietà edilizia e le Organizzazioni dell’inquilinato per
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
43
definire criteri, modalità, tempi ed entità degli sgravi. La Regione sosterrà pienamente i Comuni nella lotta all’abusivismo edilizio, senza travalicare i limiti delle proprie prerogative, ma fornendo tutta la collaborazione possibile, affinchè gli enti stessi possano operare con efficienza nelle attività repressive degli illeciti in materia edilizia.  Migliorare e rendere operativa la normativa regionale sull’alloggio sociale e puntare sul social housing È necessario rivedere in tempi rapidi la normativa regionale dell’alloggio sociale poiché, nella versione attuale, non favorisce una corretta programmazione, a livello regionale e comunale, e non consente di finalizzare al meglio le poche risorse disponibili. Occorre consentire ai Comuni, sulla base di un censimento dei fabbisogni abitativi provenienti dalle famiglie oggetto di protezione sociale, di individuare in tempi ristretti ambiti territoriali di trasformazione urbanistica. Di questi ambiti bisognerà ottenere in tempi celeri la cessione gratuita delle aree, attraverso strumenti di compensazione urbanistica, impostando quel piano pluriennale di costruzione di abitazioni da destinare alle famiglie inserite nelle graduatorie comunali. E’ necessaria l’articolazione delle tipologie di intervento che possono ricadere nell’ambito dell’edilizia residenziale sociale e che possono essere rivolte sia alla locazione che alla proprietà degli alloggi. Occorre quindi una normativa regionale a riguardo, che deve altresì regolamentare i rapporti giuridici ed economici che sorgono a seguito delle intese che vi saranno tra pubblica Amministrazione e privati. Puntare sul “social housing” significa occuparsi di un’area di politica abitativa che non è ricompresa nella tradizionale Edilizia Residenziale Pubblica e che da questa si differenzia per la flessibilità, per il target (non i più poveri ma un’ampia fascia di persone in difficoltà) e per i soggetti coinvolti (non solo pubblici ma anche privati e non profit). Uno degli aspetti più interessanti è quello del partenariato tra il pubblico e privato per l’investimento di risorse in favore non solo della realizzazione di singoli interventi edilizi (di costruzione e di recupero), ma anche di riqualificazione urbana ed ambientale, puntando sul risparmio energetico e sulla bioarchitettura. La Regione deve promuovere e incentivare la definizione di questi programmi che poi possono trovare formalizzazione utilizzando strumenti già presenti nella vigente normativa (programmi integrati; piani di recupero urbano; project financing). Bisogna costituire condizioni favorevoli affinché nell’ambito del social housing siano promossi dal terzo settore, in partenariato con gli Enti locali, progetti abitativi finalizzati all’inclusione sociale (ad esempio alberghi sociali per rifugiati, immigrati, persone in emergenza), nonché a residenze anche con servizi di tipo comunitario (per studenti lavoratori; per soggetti con frattura del nucleo di provenienza per separazione, divorzio, vedovanza; per persone e nuclei familiari soggetti a sfratto esecutivo).  Un testo unico per le politiche abitative E’ necessario approvare in tempi stretti un Testo Unico che assicuri un coordinamento delle leggi regionali con quelle statali, poiché nel corso di oltre trent’anni la Regione ha emanato leggi di carattere speciale o derogatorie e leggi che disciplinano solo in parte aspetti e settori, rinviando per il resto a leggi statali.  Rivedere i criteri per le graduatorie d’assegnazione delle case popolari Vanno riformati i termini dei canoni di locazione e dei criteri per la formazione delle graduatorie delle domande per l’assegnazione delle case popolari: dovranno essere rivisti i criteri di valutazione del “requisito reddito” e delle situazioni di disagio e bisogno abitativo, introducendo il diritto al riscatto automatico per gli assegnatari regolari.
 

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
44
 Una gestione più efficiente e trasparente dell’A.T.E.R. Rivedere la gestione dell’A.T.E.R. che è caratterizzata da numerose disfunzioni, con giuste lamentele degli inquilini. Si deve pertanto avviare una riforma del settore capace di incidere sulle carenze e le insufficienze gestionali.  Agevolare la dismissione del patrimonio immobiliare delle A.T.E.R. Per quanto riguarda l’edilizia residenziale pubblica (E.R.P.) l'esperienza negativa del recente passato ha dimostrato che, da quando gli alloggi non sono più stati assegnati in proprietà ma in locazione, ciò ha portato ad una “generalizzata disaffezione” degli utenti che ha provocato aumento della morosità, aumento delle cessioni (e delle occupazioni abusive), “trascurato utilizzo” degli immobili e stato manutentivo decaduto. Inoltre il mantenere in regime di locazione un patrimonio immobiliare che a livello regionale supera i 60.000 alloggi, oltre 54.000 per la sola città di Roma, lascia sulle spalle delle ATER proprietarie un onere di manutenzione di enormi dimensioni per il quale le risorse disponibili non saranno mai sufficienti. In forza di questo e per agevolare l’avvio delle “autogestioni”, che comporteranno anche favorevoli ricadute economiche, condividiamo l’orientamento del governo nazionale e favoriremo al massimo la dismissione dell’intero patrimonio immobiliare. Infine occorrerà studiare la possibilità di incentivare l'acquisto degli immobili anche attraverso il meccanismo della casa a riscatto, defalcando dal prezzo d'acquisto quanto versato attraverso il canone di locazione.

58. UNA MOBILITA’ SOSTENIBILE E ACCESSIBILE

 Investimenti prioritari del trasporto pubblico Per le infrastrutture del trasporto pubblico la Regione Lazio promuoverà e coordinerà la sottoscrizione di un Accordo di Programma Quadro con il Ministero delle Infrastrutture, il Comune di Roma e le Province del Lazio per la realizzazione dei seguenti investimenti prioritari: - quadruplicamento della FR1 (Ferrovia Regionale) tra Trastevere e Fiumicino Aeroporto; - interventi sul segnalamento e la tecnologia di gestione della circolazione; - raddoppio della FR3 da Cesano a Bracciano; - raddoppio della FR8 da Campoleone ad Aprilia; - potenziamento della FR4 Frascati, Albano e Velletri; - cadenzamento dei servizi, un treno ogni 15 minuti da Colleferro a Roma; - cadenzamento dei servizi, un treno ogni 15 minuti da Latina a Roma. Il sistema dei trasporti della Regione ha bisogno di un grande intervento di innovazione tecnologica che dovrà riguardare gli oltre 1.100 km di linee ferroviarie regionali, la rete tramviaria, le metropolitane e le ferrovie concesse. Interventi che riguardano la regolazione della circolazione, la specializzazione dei mezzi di trasporto, il controllo della flotta.  Chiusura dell’anello ferroviario Ci impegniamo per la chiusura a Nord dell’Anello Ferroviario e la realizzazione di 5 nuove fermate, entro il 2015. Ciò permetterà un incremento dei passeggeri nell’area metropolitana e la possibilità di liberare alcune tracce sull’arco sud-est dell’anello, da poter sfruttare per i prolungamenti delle linee FR1 e FR3. Rappresenterebbe inoltre un’alternativa di tracciato transitoria all’esercizio anche in previsione dei lavori che dovrebbero interessare la parte est dell’Anello Ferroviario.  Riqualificazione delle stazioni La Giunta Marrazzo nel 2008 ha sottoscritto un protocollo di intesa con RFI (Rete Ferroviaria Italiana) per riqualificare 156 stazioni del Lazio, destinando in bilancio 70 mln di euro di fondi POR
 

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
45
(Programma Operativo Regionale). In due anni non è stato presentato neanche un progetto, né sono stati richiesti incontri con i Comuni per discuterne. La nuova Amministrazione Regionale istituirà una società regionale con l’incarico di gestire le stazioni regionali, valorizzandone il patrimonio immobiliare, quando non funzionale all’infrastruttura ferroviaria ed ottimizzando le risorse destinate alla riqualificazione delle stazioni.  Il ripristino e lo sviluppo dell’integrazione tariffaria L’integrazione tariffaria è indispensabile per rilanciare il TPL regionale. L’integrazione tariffaria metrebus è stata abbandonata proprio mentre la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Piemonte e il Veneto stanno accelerando per arrivare ad una integrazione tariffaria a zone sull’intero territorio regionale. L’integrazione tariffaria va dunque ripristinata in tempi brevi. Non è però solo un problema di tariffe e livelli tariffari. Si deve ridisegnare l’architettura del sistema metrebus. La tecnologia di bigliettazione deve essere estesa a tutti i vettori affermando la interoperabilità come componente fondante del sistema. Deve aumentare la flessibilità delle tariffe, con tariffe differenti tra pendolari e passeggeri occasionali, differenziate per le fasce orarie, per residenti nella Regione e turisti. Si deve inoltre introdurre la sperimentazione del sistema dei ticket-trasporto (tipo i ticket-restaurant) per incentivare in particolari situazioni e periodi dell’anno l’utilizzazione dei servizi pubblici. La gestione dei ticket deve in capo ai mobility manager sulla base di accordi per aree e distretti. Deve essere pertanto ripensata e valorizzata la funzione dei mobility manager. Con l’integrazione tariffaria si consolida infine una precondizione per l’integrazione modale. Ciò significa ridisegnare la rete dei collegamenti su gomma aumentando la capacità di adduzione ai servizi ferroviari ed eliminando le sovrapposizioni dei servizi e quelle gestionali. Un nuovo assetto del sistema del TPL Regionale nel quale il Cotral sia specializzato per i collegamenti che hanno origine nelle altre province e destinazione Roma e per la rete di collegamenti provinciali.  Gestione integrata e pianificazione e progettazione unificata Particolare attenzione sarà dedicata alla revisione dei rapporti con le Ferrovie dello Stato. Su una linea concreta e definita, occorre: - ricontrattare il Contratto di Servizio con Trenitalia; - ridefinire e cambiare la tipologia di materiale rotabile per i servizi ferroviari prevista dal Contratto di Servizio; - garantire che gli introiti dei servizi ferroviari della Regione Lazio siano totalmente reinvestiti nella Regione Lazio; - ricontrattare l’Accordo Quadro tra Rete Ferroviaria Italiana e Regione Lazio; - adeguare il modello di esercizio dei servizi ferroviari alle nuove esigenze dei territori e dei pendolari della Regione. La Regione Lazio intende avviare una politica di societarizzazione nella gestione del trasporto ferroviario, attualmente affidato a Trenitalia con Contratto di Servizio. Nell’ottica di un rilancio del trasporto ferroviario che tenga conto delle esigenze dei pendolari e della peculiarità del territorio è necessario pensare ad una società di gestione dei servizi ferroviari in raccordo con il Comune di Roma. Altre Regioni hanno già sviluppato o stanno sviluppando questa strategia, la Regione lo farà in forme nuove, coerenti sia con la struttura della domanda di trasporto regionale che con i modelli di governance in essere. Una società mirata alla gestione dei servizi ferroviari a prevalente capitale pubblico che sia capace di organizzare ed efficientare la sussidiarietà regionale tra le linee a traffico intenso e le linee a traffico meno intenso. La società garantirà che le risorse della Regione Lazio siano investite nella nostra regione e rilancerà il ruolo dei servizi ferroviari al servizio dei pendolari.  Il piano della logistica e delle merci La Regione deve dotarsi di un Piano delle merci e della logistica che sia concreto e funzionale
 

I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
46
all’economia del territorio, allo sviluppo, alla efficienza e alla sostenibilità. Si deve realizzare a livello regionale una forte integrazione della normativa del sistema (tra Regione, Province e Comuni), relativamente al rinnovo del parco autocarri, alle modalità di alimentazione, ai limiti di categoria dei mezzi che hanno accesso nelle zone a traffico limitato. Per questo la Regione sarà impegnata per: - organizzare e implementare il trasporto merci su ferro, anche nell’ultimo miglio urbano; - mappare e monitorare tutti i percorsi dei trasporti di merci pericolose e individuare le azioni per la riduzione dei rischi; - definire le strutture interporto e le piattaforme logistiche a nord e a sud di Roma per il deposito e la distribuzione; - adottare un piano della distribuzione delle merci secondo le necessità dei territori regionali con la creazione di un sistema di infomobilità per la logistica e la distribuzione in grado di monitorare ma soprattutto di organizzare e pianificare le attività di distribuzione; - modulare le regolazioni restrittive e incentivanti in base alle condizioni reali delle diverse Province, dell’area metropolitana e del sistema urbano di Roma: si deve ridurre l’inefficienza da bassa densità di carico e da eccessivo frazionamento dei viaggi; - adottare un piano dell’utilizzazione della rete viaria e un piano degli orari secondo le necessità produttive e distributive dei diversi territori regionali; - individuare due snodi logistici al nord e a sud di Roma con tutte le funzioni di raccordo della logistica e delle piattaforme.  Il patrimonio viario Tra le priorità del futuro immediato, va segnalata l’urgenza del potenziamento del patrimonio viario regionale in vista di una strategia unitaria e integrata alle altre politiche per la mobilità intra-regionale, per fornire una risposta coerente e strategica alla domanda di mobilità che viene dai processi di riorganizzazione delle funzioni sul territorio. - Individuare le stazioni utili per l’interscambio ferro-gomma-mare sia pubblico che privato. - Ridisegnare la rete delle autolinee, in relazione ai nodi di interscambio, eliminando le “ridondanze di rete”. - Riprendere il progetto del corridoio tirrenico meridionale che vada dall’autostrada Roma Fiumicino a Formia risolvendo i problemi di tracciato che collega Spinaceto-Tor de cenci fino all’innesto con l’autostrada per Civitavecchia. - Corridoio tirrenico settentrionale Roma-Grosseto. - Completamento Orte–Civitavecchia. - Realizzazione Cisterna–Valmontone. - Completamento Cassia-bis - Raddoppio della Salaria. - Completamento della superstrada Ferentino-Sora. - Progetto “Fermate Sicure”.

59. IL PIANO AEROPORTUALE E PORTUALE

La Regione Lazio sarà impegnata nella realizzazione delle scelte di riordino del Piano Aeroportuale, con le seguenti priorità: - Aeroporto di Ciampino: spostamento dell’aeroporto e sua diversa utilizzazione compatibile con la situazione territoriale e urbanistica; - Aeroporto di Viterbo: previsione di un corredo infrastrutturale a servizio dell’aeroporto, che dovrà avere un doppio collegamento ferroviario verso Roma e verso Orte. Orte rappresenta per l’aeroporto di Viterbo la porta verso l’Umbria, la Toscana e in generale
 

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
47
il centro Italia, estendendo così l’area di utilizzazione dello scalo low cost. Per il collegamento verso Roma si dovrà invece realizzare un by pass tra la ferrovia FR3 e la ferrovia Roma-Viterbo ex concessa, che arriva fino a Piazzale Flaminio. In questo modo si evitano interferenze e conflitti tra i servizi da e per l’aeroporto e i servizi ferroviari cadenzati nella tratta metropolitana Bracciano – Roma della FR3; - inoltre occorre efficientare le strutture esistenti, rivedendo il piano di investimenti privati ed indirizzandolo verso l’integrazione con le altre forme di trasporto (treno e collegamenti con porti, etc.) e intervenendo sull’infrastruttura per diminuire i tempi di stazionamento in aeroporto (sistema Bagagli, navetta veloce tra Roma e aeroporto Fiumicino/Ciampino, collegamento con nodo A.V. di Tiburtina). Il porto di Civitavecchia nel 2008, con 1,8 mln di crocieristi, si conferma il primo porto italiano e, insieme a Barcellona, al vertice nel Mediterraneo per quanto riguarda il turismo crocieristico. È però necessario migliorare il collegamento tra il porto di Civitavecchia e rete ferroviaria per inserire pienamente il porto nel network dei trasporti regionali. Il porto di Fiumicino ha movimentato nel 2008 5,4 mln tonnellate di merci. Lo sviluppo del porto di Fiumicino deve essere garantito in stretto rapporto con lo sviluppo del porto di Civitavecchia e deve essere previsto e integrato all’interno del piano area di sviluppo della Fiera di Roma e dell’aeroporto di Fiumicino, tenuto conto del contesto di riferimento impegnato da insediamenti produttivi e commerciali. Il porto di Gaeta dispone di circa 400 m di accosti, di un piazzale di 40.000 mq con 220 prese frigo e una piattaforma intermodale con magazzino di 1.300 mq con possibilità di ricezione del fresco e costituisce un’infrastruttura-chiave anche per il rilancio del settore agricolo regionale. I tre principali porti (insieme ai porti di Anzio e Formia) e il collegamento con le isole Pontine, rappresentano un sistema che trova nell’integrazione con gli assi viari e la rete ferroviaria e con l’investimento nella tecnologia e nell’informatizzazione una condizione indispensabile per lo sviluppo del sistema portuale del Lazio. 60. SICUREZZA STRADALE Bisogna promuovere “Piani provinciali della sicurezza stradale” che prevedano: - l’eliminazione delle cause di incidente stradale sulla viabilità di competenza provinciale; - lo sviluppo di numerosi servizi di assistenza alla mobilità in generale ed in particolare alla viabilità stradale a seguito della diffusione di sistemi di Information and Communication Technology (ICT); - accordi mirati al miglioramento della sicurezza stradale nei Piani del TPL, anche attraverso l’adozione sistematica per i vettori del TPL di sistemi di monitoraggio offerti dalla I.C.T.: AVM (Automatic Vehicle Monitoring) e RDM (Remote Devices Management), nonché corsi di guida sicura. Tra i principali sistemi a disposizione per un migliore utilizzo della rete stradale andranno sviluppati: - sistemi di informazione via Segnali a Messaggio Varabile (VMS), con informazioni in tempo reale dove, oltre a segnalazioni di emergenza, siano disponibili tempi di viaggio, ritardi, cause della congestione e, se presente, lunghezza della coda ed eventuali raccomandazioni sugli itinerari; - sistemi di controllo degli accessi alle rampe (Ramp Metering), per evitare il verificarsi di perturbazioni ed incrementi di portata proprio in condizioni critiche (quando cioè maggiori dovrebbero essere le prestazioni), possono essere installati dei sistemi di accesso sulle rampe (a semafori) che permettono l’ingresso sulla arteria principale (monitorata) solo se viene garantita l’efficienza del deflusso sulla strada principale, attribuendo code e ritardi ad un minor numero di veicoli sulla rete secondaria.
 

 NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE LAZIO
48
UNA REGIONE “CAPITALE” E A STATUTO SPECIALE

 “La Regione contribuisce a valorizzare Roma, capitale della Repubblica e simbolo dell’unità d’Italia, centro del Cattolicesimo e del dialogo fra i cristiani, luogo di incontro fra culture diverse e patrimonio storico e culturale universale. Promuove, in considerazione della presenza di Roma nel territorio regionale, la destinazione, anche da parte dello Stato, di risorse aggiuntive nonché l’effettuazione di interventi speciali. Opera affinché il ruolo e le funzioni nazionali ed internazionali di Roma contribuiscano allo sviluppo economico, sociale e culturale equilibrato dell’intero territorio regionale”. Così recita l’articolo 5 dello Statuto della Regione Lazio, approvato con legge n. 11 del 2004, che rappresenta il punto di partenza per uno sviluppo integrato e armonico tra la realtà socio-economica regionale e quella del suo importante capoluogo. Il riconoscimento della specialità di Roma Capitale, già presente nello statuto regionale, rappresenta la consapevolezza di come la Regione Lazio e la Città di Roma si considerino un unicum territoriale, nel quale la popolazione residente rinviene l’esistenza di un’autentica coesione per storia, tradizioni, costumi, identità. L’impegno alla valorizzazione di Roma Capitale, presente nello Statuto regionale, muove proprio da questo riconoscimento, che intravede nello sviluppo di Roma una sorta di “volano moltiplicatore” per il benessere sociale ed economico dell’intero territorio regionale. Lo sviluppo della regione non può infatti essere disgiunto dalla valorizzazione di Roma Capitale, e viceversa: su queste basi, allora, l’assetto introdotto dall’art. 24 della Legge n. 42 del 2009, con il quale si è avviato il percorso normativo del nuovo ordinamento di Roma Capitale, rappresenta un’opportunità unica, per la Città e per la Regione. Per la Città, perché il riconoscimento del ruolo che essa riveste sul piano nazionale ed internazionale non ha soltanto valenza culturale, ma è destinato a tradursi in un insieme di strumenti concreti e di diretta attuazione. Per la Regione, perché questo riconoscimento fa operare un vero “salto di qualità” nella valorizzazione dell’intero territorio regionale, poiché la dinamica delle nuove opportunità per Roma si esprimono, ancor più di quanto finora accaduto, in una direzione biunivoca, dalla Città verso la Regione e viceversa. La Regione continua ad essere protagonista assoluta delle funzioni legislative del suo territorio, ma nell’ottica del conferimento di funzioni a Roma Capitale rappresenta anche un soggetto di primaria interlocuzione per la progettazione delle funzioni conferibili. Inoltre, il nostro impegno sarà quello di tutelare al massimo l’intero territorio regionale lavorando a un disegno costituzionale che preveda la trasformazione del Lazio in una Regione a statuto speciale.