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I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO La coalizione che sostiene la
candidatura di Renata Polverini si riconosce nei valori della
Costituzione della Repubblica e nei principi posti a fondamento della
nostra democrazia e assume, come primo impegno, la difesa della visione
del mondo che ispira la Carta costituzionale, il ripudio di ogni
suggestione totalitaria, la diffusione, soprattutto tra le nuove
generazioni, di una cultura basata sulla tolleranza, sul rispetto
reciproco, sulla solidarietà, sulla netta condanna di ogni forma di
razzismo, sulla dignità del lavoro. Partendo da questo preambolo,
declineremo nel nostro programma le altre grandi parole d’ordine della
comunità politica che si raccoglie intorno a Renata: l’orgoglio della
nostra identità nazionale, il valore fondante della famiglia,
l’aspirazione alla giustizia sociale e la difesa, sempre, dei diritti
dei più deboli. La moralità, che rappresenta l’onore della politica, è
certo tra i requisiti più importanti che oggi reclamano i cittadini da
quanti si accingono a governare il nostro territorio. Per questa ragione
non hanno trovato posto nelle nostre liste candidati condannati per
corruzione. E’ un primo segnale, al quale dovrà far seguito un più
complessivo passo indietro della politica da ogni eccesso di arroganza,
da qualsiasi straripante invadenza nella cosa pubblica. A cominciare
dalla sanità, dove troppo si è preteso da chi soffre e da chi è malato,
senza nulla togliere alle ragioni di un vecchio modo di pensare la
politica. I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO Lo stato in cui versa attualmente il settore sanitario del Lazio impone una vera e propria “rivoluzione”. Solo così usciremo dall’emergenza del debito, ma soprattutto offriremo a tutti il diritto alla salute e a costi ridotti, a partire dalla riduzione delle addizionali sull’IRPEF e sull’IRAP che contiamo di ridurre già dopo 3 anni di governo regionale. Il bilancio sanitario pesa circa il 70% sul totale del bilancio regionale e purtroppo la nostra Regione ha un debito ingente e un deficit annuo che continua a superare abbondantemente il miliardo di euro, ereditato dalla gestione Marrazzo. Questo significa che il Piano di rientro dal debito, approvato dalla Giunta di centrosinistra il 6 marzo del 2007, che intendiamo in ogni caso rinegoziare, è ampiamente fallito. Come peraltro dimostrato dalla nomina a Commissario ad acta alla sanità di Piero Marrazzo il 4 luglio 2008, seguita dalla nomina di Elio Guzzanti nello scorso ottobre. Una simile spesa dovrebbe garantire ai cittadini un servizio di alto livello, in termini di qualità ed efficienza. Al contrario, nel Lazio si continuano a pagare addizionali IRPEF e IRAP elevatissime proprio per sostenere un’offerta sanitaria che continua ad essere insoddisfacente. Per quanto riguarda i lavoratori del settore, la precarietà deve essere superata e riassorbita. 1. LA CENTRALITÀ DELLA PERSONA Abbiamo in mente un sistema sanitario regionale che ponga alla propria base la centralità della persona, un sistema cioè, che intenda la salute come diritto da promuovere e tutelare, così come sancito dalla Carta Costituzionale, e non come un bene da negoziare. La persona e i bisogni della famiglia, dei minori, dei giovani, degli anziani, dei disabili, dei poveri, degli immigrati, così come dei tossicodipendenti e dei più deboli saranno difesi e valorizzati, posti al centro della nostra azione di governo. A tutti i cittadini sarà pienamente garantita la libera scelta del luogo di cura e dei professionisti nell’ambito delle strutture pubbliche e private accreditate. In tale ottica, la programmazione dovrà realizzare uno sforzo teso a migliorare la conoscenza dei bisogni della persona sui quali fondare le risposte assistenziali garantendo in pieno il rispetto dei principi di equità, di accesso e di garanzia dei livelli essenziali di assistenza. Il sistema socio-sanitario come parte determinante del Welfare sarà ricostruito a misura della nuova realtà sociale, economica, occupazionale e degli attuali bisogni dei cittadini laziali, garantendo meno privilegi, meno sprechi e più politiche attive a favore della persona. 2. LA TUTELA DELLE CATEGORIE PIÙ DEBOLI È necessario affrontare in modo
nuovo e più incisivo le esigenze che derivano dalle condizioni di
cronicità, polipatologia, disabilità e progressivo invecchiamento che
caratterizzano l’attuale richiesta di domanda del nostro sistema
sanitario. Esigenze destinate ad aumentare progressivamente nei prossimi
anni, alle quali dovremo rispondere garantendo la continuità e la
qualità dell’assistenza nel lungo periodo, l’appropriatezza dei regimi
assistenziali offerti (residenza, semiresidenza, domicilio, etc.), il
decentramento della risposta, che favorisca il permanere del soggetto
nel proprio contesto sociale e l’integrazione socio-sanitaria. La
caratterizzazione delle nuove patologie e il prolungamento dell’età
media non permettono di esaurire il bisogno di assistenza all’interno
dell’ospedale per acuti (ancorché siano stati differenziati i regimi
dell’offerta). I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO 3. L’ELIMINAZIONE DEGLI SPRECHI, NON DEI SERVIZI Una politica sanitaria efficace dovrà assumere una “vision” di Governo lungimirante, evitando il prevalere di logiche “ragionieristiche” tendenti al mero razionamento della spesa. Dovrà cioè saper individuare le aree di disfunzione e di non-appropriatezza sulle quali sarà possibile recuperare risorse da riconvertire sulle aree a maggiore impatto strategico per la salute dei cittadini e per il miglioramento del sistema assistenziale. In altre parole, la nostra politica sanitaria sarà indirizzata verso logiche di razionalizzazione del Sistema e dovrà basarsi su scelte ponderate che originino da dati certi e da elementi di conoscenza da sviluppare in tempi rapidi. Bisogna, pertanto, dotarsi di una serie di strumenti in grado di generare risultati significativi per strutturare un adeguato “Sistema di Qualità” e Rete di Eccellenza, inteso nel più ampio significato di verifica e controllo della appropriatezza delle prestazioni e di capacità di discernere tra costi utili e costi superflui, di indirizzare cioè l’azione di Governo verso strategie fattibili che mettano al centro sì l’economicità, ma intesa non solo in senso contabile, ma anche e soprattutto come garanzia di soddisfacimento dei bisogni di salute della comunità e dei pazienti in una logica di uso oculato e documentabile delle risorse a disposizione. Il problema non è soltanto ridurre la spesa ma soprattutto riqualificare il Sistema, operando un più proficuo utilizzo di risorse oggi spesso male impiegate. Siamo sicuri che un decisivo contributo al recupero di efficienza del sistema verrà della creazione di una apposita Direzione Regionale di Governance, posta a stretto contatto con il Presidente della Regione, dotata di adeguati mezzi e risorse professionali, capace di realizzare un reale controllo sugli erogatori di prestazioni sanitarie, finora non compiutamente realizzato ed effettuato solo a valle della prestazione erogata, e di effettuare una pianificazione preventiva. Solo così si potranno superare le logiche che considerano come unica soluzione, per il recupero del deficit, la politica dei “tagli indiscriminati” che, a nostro avviso, sono da ritenere non efficaci e con effetti devastanti soprattutto sulle fasce socialmente più deboli. Una attenta riqualificazione del servizio sanitario regionale non potrà avvenire senza l’introduzione di un sistema efficace di concertazione con tutti i diversi attori del servizio sanitario regionale, in primis le organizzazioni sindacali, in modo da condividere ed indirizzare le scelte ben prima della loro definitiva adozione. 4. L’INTEGRAZIONE DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI La caratterizzazione più forte del
nostro Programma di governo è quella della integrazione dei servizi
sociali e sanitari. Il sistema socio-sanitario come parte determinante
del Welfare sarà ricostruito a misura della nuova realtà sociale,
economica, occupazionale e degli attuali bisogni dei cittadini laziali,
garantendo meno privilegi, meno sprechi e più politiche attive a favore
della persona. In tale ottica le nostre azioni saranno mirate a
realizzare il coordinamento tra interventi di natura sanitaria e
sociale, a fronte di bisogni di salute molteplici e complessi, sulla
base di progetti assistenziali personalizzati e della semplificazione
dei percorsi amministrativi. Lo “Sportello” o “Punto unico di accesso ai
servizi sociali e sanitari” è lo strumento che consentirà, nell’accesso
unificato alle prestazioni sia di carattere sanitario che sociale, di
migliorare le modalità di presa in carico unitaria del paziente,
semplificando i numerosi passaggi che la persona assistita ed i suoi
familiari debbono adempiere. I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO 5. LA RIQUALIFICAZIONE DELLA RETE DI OFFERTA (RIDUZIONE DEL NUMERO DELLE ASL) È nostra intenzione procedere
ad una forte razionalizzazione delle strutture che caratterizzano il
sistema sanitario della Regione. Il numero di ASL verrà ridotto da 12 a
8 (con l’obiettivo finale di giungere a 6 entro la fine della
legislatura: una per Roma città, una per la provincia ed una ciascuna
per le altre quattro Provincie), ed i presidi ospedalieri, ora gestiti
direttamente dalle ASL, saranno inglobati in Aziende Ospedaliere più
moderne ed al passo con i tempi. Anche per i Policlinici Universitari si
realizzeranno interventi di recupero di efficienza nel pieno rispetto
della qualità delle risposte assistenziali. L’azione principale, in
sostanza, è quella di assicurare la rivoluzione della attuale rete
ospedaliera attraverso una visione sistemica che si attui e realizzi
attraverso il concetto di rete. Un’azione basata anche sulla
trasformazione dei piccoli ospedali regionali in Presidi Territoriali di
Prossimità (PTP) e sulla riconversione dei posti letto per acuti in
eccesso in posti di RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), HOSPICE e
Poliambulatori multispecialistici che, potenziati di risorse umane e
tecnologiche, dovranno costituire un utile strumento di abbattimento
delle liste di attesa. La nostra scommessa più grande sarà quella di
potenziare le Reti Cliniche e i percorsi assistenziali che prevedono il
fondamentale coinvolgimento del territorio (sistema riabilitazione
extra-ospedaliera, ospedaliera estensiva e di mantenimento; sistema
delle cure domiciliari; etc.). Non trascuriamo la necessità di
realizzare un forte ammodernamento della rete ospedaliera e del parco
tecnologico attraverso un programma che preveda un graduale
ammodernamento delle strutture ospedaliere, con il pieno utilizzo delle
risorse ministeriali, e di aggiornamento della dotazione tecnologica
all’interno di specifiche linee di indirizzo regionali. Le azioni di cui
sopra porteranno ad una immediata ridefinizione del sistema
organizzativo della sanità regionale, che comporterà consistenti
economie di scala grazie alla ottimizzazione delle risorse umane a
disposizione e alla centralizzazione degli acquisti, economie di scopo
mediante la riduzione di quantità acquistate e di rimanenze finali,
economie di processo in virtù di minori strutture amministrative, meno
gare, meno contratti di acquisto e una logistica più efficiente. Con il
sistema di Rete tutte le attività di supporto, quali approvvigionamento
scorte, acquisti, gare, manutenzioni, appalti e servizi generali,
dovranno subire una vera rivoluzione adottando i più avanzati modelli
logistici e tecnologici che consentiranno, attraverso un'unica
piattaforma regionale, la centralizzazione di tutti gli acquisti. Da
tale azione di centralizzazione della rete di acquisti ci aspettiamo, a
regime, risparmi stimabili in circa 145 milioni di euro a regime.
Considerando che la Regione Lazio, solo per acquisti di beni e servizi,
spende ogni anno circa 1,3 miliardi di euro, oltre 1 miliardo tra spese
amministrative e servizi appaltati, la partita della I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO 6. LA DIFFERENZIAZIONE DEL RUOLO DI ASL E AO È nostra intenzione procedere subito alla approvazione di una legge di riordino che ridefinisca l’assetto funzionale della Azienda Sanitaria Locale (ASL). Secondo il nuovo assetto previsto, si concretizza il concetto di terzietà fra erogatore e pagatore-controllore della prestazione. Alla ASL, competerà la funzione di committenza del servizio sanitario territoriale, in particolar modo riferito alla erogazione delle cure primarie, a sovraintendere alla Prevenzione, al coordinamento delle attività di PUA (Punto Unico d’Accesso), PTP (Presidi Territoriali di Prossimità), ecc., alla erogazione dei servizi socio-assistenziali, alla sorveglianza su RSA, Hospice, ecc., alla cura della salute mentale, al rischio clinico, e così via. In questa accezione, particolare significato assume il nuovo ruolo della ASL, cioè di Azienda preposta a formulare, di concerto con la programmazione regionale, una richiesta di fornitura di prestazioni per ciascuna struttura presente sul proprio territorio. La ASL potrà quindi stipulare contratti di fornitura con tutti gli erogatori accreditati, pubblici e non, definendo specificatamente per ciascuno di essi sia le tipologie di prestazioni, sia le modalità di fornitura prescelte, sia ancora i “tetti” stabiliti, cioè i volumi massimi a cui può arrivare il contratto. Il vantaggio immediato di tale nuova impostazione del servizio consiste nella definizione preliminare sia della tipologia delle prestazioni necessarie al bacino di utenza, sia dei relativi volumi di spesa sia al concomitante acquisto e controllo delle prestazioni, che avverranno in un sistema di reale concorrenza secondo livelli di qualità e prezzo delle prestazioni erogate. Tutti i soggetti, pubblici o privati, saranno sottoposti a un medesimo sistema di regole che stimoli una leale concorrenza in grado di innalzare il livello qualitativo di prestazioni garantendo nel contempo tariffe più contenute. Tale nuova impostazione, che denota la nascita di un vero e proprio “Modello Lazio”, differente da tutti gli altri sistemi sanitari regionali, prevede la aziendalizzazione degli ospedali, anche degli attuali presidi ospedalieri interni alla ASL, in una nuova realtà, l’Azienda Ospedaliera (A.O.), che avrà come obiettivo l’erogazione delle prestazioni riferite alla gestione dei posti letto per acuti, alla erogazione di prestazioni di alta diagnostica e a quelle di elevata specializzazione. 7. LA VERIFICA DELLA APPROPRIATEZZA DELLE PRESTAZIONI Consapevoli che il percorso
preferenziale da seguire per il recupero di risorse, senza detrimento
della qualità, passa attraverso l’implementazione delle politiche
sanitarie in una logica di appropriatezza prescrittiva ed erogativa,
sarà nostro dovere potenziare al massimo l’azione di controllo. Ciò
avverrà in particolar modo sulle attività di ricovero e specialistica
ambulatoriale con la finalità di verificare l’appropriatezza
prescrittiva delle prestazioni erogate, vigilare sul rispetto degli
accordi tra soggetti erogatori, Asl e Regione, individuare eventuali
comportamenti opportunistici da parte dei soggetti erogatori, vigilare
sul rispetto da parte del prescrittore delle modalità prescrittive e
delle norme vigenti in merito alla prescrivibilità delle prestazioni,
vigilare infine sul rispetto da parte dei cittadini delle norme in
essere circa la fruibilità delle prestazioni. Per realizzare ciò sarà
richiesta una corresponsabilizzazione di tutti gli operatori e, in
particolare, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera
scelta. Intendiamo rilanciare il ruolo professionale del Medico di
medicina generale, da noi ritenuto l’attore centrale della
riorganizzazione del sistema sanitario regionale, attraverso indicatori
di risultato da I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO 8. LA QUALITÀ DELL’OFFERTA ASSISTENZIALE È nostra intenzione porre in essere un sistema in grado di produrre, a tutti i livelli, buona sanità. Questo potrà avvenire solo attraverso la creazione di un Sistema di Qualità capace di stabilire in modo oggettivo il grado di qualità delle prestazioni ritenuto ottimale. In un sistema sanitario dove si è in grado di conoscere la “qualità” erogata da ciascun operatore è possibile basare la programmazione tenendo conto dei livelli qualitativi di cui si dispone in modo da consentire al cittadino di poter scegliere chi e dove meglio tutelare il proprio diritto alla salute. Il termine qualità è da intendersi riferito sia alle strutture, cioè all’ambiente nel quale le cure sono fornite (comprendendo locali e attrezzature tecniche, ma anche la dotazione e la qualificazione del personale), sia ai processi, intesi come l’insieme delle attività diagnostiche e terapeutiche che sono disposte a favore del paziente, sia ai risultati delle cure fornite (outcome). Tale aspetto sarà fondamentale nell’ambito del processo di accreditamento delle strutture, tra le quali occorre incoraggiare quelle di eccellenza. Intendiamo inoltre realizzare un sistema di valutazione in grado di verificare se i benefici conseguiti siano congruenti con i costi sostenuti e, quindi, se gli sforzi volti a migliorare l’efficienza e l’efficacia del servizio offerto al paziente abbiano raggiunto i risultati desiderati. Attraverso un insieme di indicatori (di processo, di esito, ecc.) e di standard di qualità attesa, intendiamo tenere sotto osservazione il sistema proprio sotto l’aspetto della qualità. In questo scenario, è opportuno utilizzare in modo più ampio le risorse e le potenzialità degli ospedali religiosi classificati, valorizzandone la tradizione e le eccellenze e garantendo loro parità di condizioni con le strutture pubbliche. 9. LA PREVENZIONE COLLETTIVA La promozione della salute
perseguita dal nuovo Governo regionale avverrà attraverso il
potenziamento del settore della prevenzione. Ciò sarà realizzato
mediante una duplice azione che prevede da una parte l’individuazione e
il potenziamento dei fattori di benessere (prevenzione), dall’altra la
rimozione delle cause e dei fattori di malattia (tutela della salute).
In questo ambito è determinante il ruolo del Dipartimento della
Prevenzione, oggi in capo ad ogni singola ASL. È nostra intenzione
procedere alla radicale riorganizzazione del settore della prevenzione
tramite la costituzione di una Direzione unica per la Prevenzione, in
capo alla Regione Lazio, cui partecipano con pari dignità e poteri, le
singole direzioni territoriali ed ospedaliere. Il Governo unico della
Prevenzione sarà realizzato anche attraverso il potenziamento di un
sistema informativo affidabile e completo a sostegno di tutte le
attività afferenti la gestione del sistema sanitario regionale. Si
tratta di ricondurre a unitarietà l’insieme dei sistemi informativi
esistenti presso le singole ASL e/o AO, distinguendo tra le informazioni
necessarie al governo della prevenzione (mappatura dei rischi e dei
problemi di salute, scelta delle priorità, valutazione di impatto) e
quelle necessarie all’esercizio della prevenzione (documentazione di
attività). Consapevoli che la salute dei cittadini è il risultato di
determinanti genetiche, ambientali, sociali e sanitarie, peraltro
strettamente correlate e spesso sovrapponibili, intendiamo dedicare
molti sforzi anche finanziari a tutti i livelli di prevenzione. Sarà
nostro preciso impegno incrementare le campagne di comunicazione e di
screening, che permettono attraverso una diagnosi precoce
l’individuazione della malattia, e le campagne di sensibilizzazione
sugli stili di vita traducendo lo sforzo di oggi in un miglioramento
futuro della qualità della vita, oltre ad un minor costo per il servizio
sanitario. Il progressivo invecchiamento della popolazione, la crescita dell’incidenza delle patologie croniche e, quindi, verosimilmente della domanda assistenziale, impone da parte nostra una forte riorganizzazione del Distretto sanitario, al fine di garantire un unico livello di governo del sistema territoriale. L’azione riorganizzativa più urgente muove dall’esigenza di recuperare e valorizzare il ruolo centrale del macrolivello territoriale in una logica di integrazione e di sistema. L’esigenza di superare una visione che individui nell’ospedale la sede pressoché esclusiva della risposta alla malattia, riconducendo in modo appropriato a questo livello la gestione delle acuzie, della subacuzie e della postacuzie intensiva e ad alta intensità assistenziale, comporta una irrinunciabile implementazione del sistema delle cure territoriali verso la reale presa in carico dei bisogni di salute dei cittadini. Ciò si realizza assegnando al Distretto la funzione di luogo fisico e organizzativo in cui si sviluppano i percorsi di cura e di assistenza propri nell’ottica della continuità assistenziale, l’uso integrato delle risorse e l’integrazione socio-sanitaria. Il Distretto dovrà sviluppare la funzione di accettazione, valutazione e orientamento della domanda di salute dei cittadini e rappresentare inoltre la sede di risposta appropriata e non differita alle condizioni di cronicità, non autosufficienza, fragilità, di tutte le attività relative alle aree materno-infantile, anziani, handicap, patologie psichiatriche e dipendenza da alcol, droga e farmaci, patologie per infezioni da HIV e patologie in fase terminali, inabilità o disabilità conseguenti a patologie cronico-degenerative. 11. I MEDICI DI MEDICINA GENERALE Il Medico di medicina generale (MMG) è da noi ritenuto, come detto, l’attore centrale del servizio sanitario. Tale figura dovrà realmente integrarsi nella rete dei servizi, non solo attraverso il perseguimento dell’appropriatezza prescrittiva, ma soprattutto, divenendo promotore di efficaci interventi di prevenzione e fornitore di cure primarie ad ampio raggio, anche in modalità integrata con le altre professionalità socio-sanitarie. Il MMG dovrà costituire un punto di riferimento certo e costante per il cittadino che, oltre a risolvere le esigenze di Primo Livello (anche integrandosi con altri professionisti, infermieri, medici della continuità assistenziale, medici specialisti, assistenti sociali, ecc.), lo aiuti ad orientarsi rispetto ai diversi contesti assistenziali coerenti con i propri bisogni di salute, e ne curi, se necessario, i rapporti con i diversi attori dell’assistenza, evitando il ricorso inappropriato al pronto soccorso e/o al ricovero ospedaliero. Con lo scopo di facilitare l’accesso dei cittadini agli studi dei medici di medicina generale, si rende necessario incentivare l’attivazione sul territorio dei Nuclei di Cure Primarie. Si tratta di modelli organizzativi, denominati “Nuclei delle cure primarie della Medicina Generale” che prevedono la disponibilità del medico di Assistenza Primaria, dalle ore 8 alle ore 20 dei giorni feriali e del medico di continuità assistenziale (Guardia Medica) dalle ore 20 alle ore 8 dei giorni feriali e dalle 8 alle 20 nei giorni festivi. Tutto questo, per garantire un servizio sempre più vicino ai bisogni del cittadino. 12. L’INFERMIERE DI FAMIGLIA E L’ANAGRAFE DI FRAGILITÀ La figura dell'infermiere di
famiglia è in rapida ascesa in tutti i paesi occidentali. In Italia si
stanno muovendo i primi passi, recependo le indicazioni fornite dall'OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità) e supportate sempre di più dalle
politiche economiche nazionali e regionali in materia di sanità. La
tendenza all'ottimizzazione delle scarse risorse disponibili e al
contenimento della spesa sanitaria, soprattutto ospedaliera fa sì che le
strutture tendano a contrarre il più possibile la degenza ospedaliera e
a trattare particolari tipologie di pazienti (riabilitazione post
chirurgica, patologie croniche, anziani, ecc.) a livello locale e
ambulatoriale garantendo per questo scopo una rete locale che coordini
gli interventi. L'infermiere di famiglia è la figura deputata a tale
coordinamento: prende in carico il caso, valuta gli interventi
assistenziali da porre in essere, richiede eventuali consulenze
medico-specialistiche, coordina le attività degli operatori sanitari e
si occupa I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO 13. L’ASSISTENZA DOMICILIARE Lo sviluppo dell’assistenza domiciliare integrata (ADI) è ritenuto prioritario, essendo questo il servizio che oggi maggiormente esprime il valore di prossimità alle esigenze dei soggetti che presentano necessità assistenziali più o meno complesse legate alla loro condizione di non autosufficienza. È necessario rendere maggiormente integrati i servizi sanitari e sociali valorizzando il ruolo del medico di medicina generale e quello del responsabile del caso (case manager), che orienta e coordina gli interventi in base a quanto definito nel Piano Assistenziale Individuale. L’assistenza trasferita “dall’ospedale alla propria abitazione”, quando possibile, è per noi la semplice constatazione che una rete efficiente di servizi di natura domiciliare non solo aumenta la qualità della vita del paziente ma incide anche positivamente sulla sostenibilità dei costi del servizio prestato. Necessita però della sensibilizzazione di una efficiente rete di volontariato che nel Lazio esiste e per questo va valorizzata. 14. L’OSPEDALE PER INTENSITÀ DI CURE L’Ospedale, inteso in senso
classico, si farà carico di una duplicità di funzioni, comprendendo sia
la risposta ai bisogni della collettività di riferimento, sia le azioni
di più ampio respiro che derivano dalla programmazione dell’offerta. Il
nuovo Ospedale promuoverà un approccio incentrato sul bisogno del
singolo, garantendo assistenza continua e personalizzata, percorsi
multiprofessionali e multidisciplinari, nonché riferimenti sanitari
certi ed appropriatezza nell’uso delle risorse. L’ospedale organizzato
per intensità di cure, strutturato per aree in base ad un fabbisogno
assistenziale omogeneo secondo un determinato ordine di complessità,
definisce un nuovo paradigma del concetto di cura: in questo modello
l’unitarietà delle componenti cliniche ed assistenziali è solo
funzionale. Nasce cioè un reparto multidisciplinare dove trattare
degenze post-operatorie simili al fine di ridurre le Unità operative
presenti all’interno del presidio ospedaliero. Il nuovo modello prevede,
secondo la nostra impostazione, la creazione di percorsi differenziati
all’interno dell’ospedale, tra emergenza–urgenza e attività programmata,
creando percorsi specifici per i pazienti provenienti da Pronto Soccorso
e per le attività dell’area chirurgica. L’ospedale per intensità di cure
esige, nei suoi percorsi interni e nei rapporti con il territorio, un
approccio più efficace al tema della “continuità assistenziale”, che non
ha attualmente negli ospedali una risposta organizzata. La continuità
assistenziale sarà un requisito “di sistema” e non potrà essere
garantita ovviamente da un singolo operatore, né da una singola
struttura del sistema stesso. Bisognerà perciò implementare sul versante
ospedaliero una serie di strumenti ed azioni per raggiungere un
continuum di interventi intorno alla persona: la cartella clinica unica
ed informatizzata; i protocolli di comunicazione e il loro monitoraggio;
il monitoraggio sui percorsi polispecialistici; la cultura della
comunicazione con il malato, la famiglia e il medico di medicina
generale. I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO Per i piccoli ospedali occorre prevedere possibili azioni di sviluppo secondo una duplice integrazione: una verso gli ospedali maggiori, l’altra verso le funzioni assistenziali distrettuali e quindi verso la salvaguardia del patrimonio “storico” rappresentato da questi presidi per le rispettive comunità locali. Tali presidi hanno sempre ricoperto una funzione di servizio assistenziale più ampio di quello strettamente ospedaliero, in primis di natura sociale e poi anche come una importante risorsa per l’economia locale. Non compiere scelte e ignorare il problema dei piccoli ospedali, che vanno riqualificati in Ospedali del Territorio o di prossimità, può condurre a nostro parere ad una paralisi del sistema, mentre affrontare oggi il difficile tema della riconversione dei piccoli ospedali può aiutare a preservare il sistema per il futuro. La riconfigurazione dell’offerta dei piccoli ospedali, che prevede la garanzia di prestazioni di ricovero, ambulatoriali e domiciliari, è una scelta strategica che porterà allo sviluppo di una rete di servizi diffusi sul territorio. Servizi che andranno a soddisfare i bisogni emergenti e multidimensionali delle popolazioni che formano il bacino di utenza dell’ospedale del territorio. 16. LE LISTE D’ATTESA L'abbattimento dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie rappresenta uno dei problemi maggiormente avvertiti dai cittadini. È un segno di civiltà, di rispetto per la persona, prima che uno strumento di accesso al servizio sanitario. Trattandosi di un problema che va al di là dei confini regionali, la soluzione da adottare nell’immediato riguarda la constatazione che le prescrizioni di esami diagnostici e/o trattamenti non hanno tutte la stessa priorità. È necessario quindi che le prestazioni rispondano a criteri di priorità clinica che dipendano dalla gravità della malattia sospetta e/o accertata. Le liste di attesa dovranno essere distinte in quelle per procedure diagnostiche e quelle per procedure terapeutiche, che presentano numeri e problematiche assistenziali diverse. Nella partita riveste un ruolo fondamentale il Medico di medicina generale, il quale attribuirà alle richieste di esami di laboratorio, prestazioni di diagnostica strumentale e visite specialistiche un codice di priorità, in base al diverso grado di urgenza della prestazione. L'attesa più lunga, per le prestazioni non urgenti, non potrà comunque superare i tempi massimi fissati a livello regionale. Il 10% delle prestazioni prenotabili verrà riservato ai Medici di medicina generale per la prenotazione diretta di prestazioni considerate urgenti e prioritarie. Infine, occorre garantire la certezza dei tempi di attesa per gli esami più urgenti: ogni qual volta l'azienda sanitaria non sarà in grado di assicurare la prestazione richiesta entro i tempi di attesa massimi stabiliti, l'azienda stessa dovrà assicurare al cittadino la possibilità di ottenere quella stessa prestazione in intramoenia, senza aggravio di alcun costo rispetto al semplice pagamento del ticket. 17. LA RETE DELL’EMERGENZA Per quanto attiene alla Rete
dell’emergenza, sarà nostra intenzione assicurare nell’arco della
legislatura l’istituzione di DEA (Degenza ad Elevata Assistenza) di II°
livello periferici in ogni capoluogo di Provincia. Nello stesso tempo
saranno garantite sufficienti risorse per l’intera l’attività di
Emergenza regionale, per la riqualificazione dell’azienda ARES 118 e per
la piena applicazione della L.R. n. 420/2007, in particolar modo per ciò
che attiene a quanto previsto (per gli ambulatori DEA) per i codici
bianchi e verdi. Attraverso il coinvolgimento dei Medici di medicina
generale (MMG) e dei Pediatri di libera scelta (PLS) sarà costante il
monitoraggio, con l’inserimento nel Sistema GIPSE (Gestione Informazioni
Pronto Soccorso ed Emergenza) del codice relativo al medico curante,
dell’appropriatezza delle prestazioni richieste. I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO Altro punto debole del servizio sanitario regionale è rappresentato dalla spesa farmaceutica. L’iper-prescrizione e l’eccesso di consumo, hanno portato la spesa per l’acquisto di prodotti farmaceutici a ben 1,8 miliardi di euro. In maniera miope, la Giunta di sinistra uscente non è riuscita, negli ultimi cinque anni, a porre in essere politiche della domanda capaci di riallineare la spesa farmaceutica almeno a livello nazionale. Il consumo pro capite di farmaci nel Lazio, registrato nei primi nove mesi del 2009, è stato pari a 196 euro a fronte di una media in Italia di 173 euro (+13 %). Tale maggiore spesa ha richiesto il rafforzamento della compartecipazione del cittadino, in altre parole l’aumento del ticket. Una scelta non condivisibile, che intendiamo combattere con tutte le nostre energie, perché contribuisce a ridurre il reddito disponibile soprattutto delle famiglie meno agiate. Il rafforzamento della governance e del sistema informativo, unitamente alla collaborazione di tutti gli attori del sistema ci dovrà portare a somministrare il farmaco nelle giuste dosi. Oltre al rigoroso controllo delle prescrizioni volto a ridurre il problema dell’inappropriatezza prescrittiva, è nostra intenzione potenziare al massimo tutte le forme di distribuzione del farmaco. Puntiamo con forza sia al potenziamento della distribuzione diretta che alla distribuzione per conto. Intendiamo proporre al sistema industriale tempi certi di pagamento con un progressivo riallineamento alle scadenze da fatturazione, in cambio di un maggior contributo in termini di sconto e di sensibilizzazione del cittadino verso un giusto consumo, da soddisfare anche con maggiori quote di farmaco equivalente. 19. L’INTEGRAZIONE PUBBLICO – PRIVATO Il privato in convenzione –
quello di qualità per intenderci – è, a nostro modo di vedere, una
risorsa preziosa del servizio sanitario regionale e non certo un onere.
Secondo l’attuale normativa, di cui al d.lgs. 502/92 e successive
modificazioni, la riqualificazione dell’offerta di prestazioni e servizi
previsti nell’ambito dei Lea passano senza dubbio nella leale
cooperazione tra soggetti accreditati sia pubblici che privati. Le
strutture private, sia quelle ospedaliere che quelle extraospedaliere
(residenziali, semiresidenziali, ambulatoriali, di diagnostica, etc.),
sono contraddistinte da elementi di eccellenza e costituiscono una
risorsa per tutto il sistema sanitario locale. Occorre, pertanto,
assicurare un lavoro di squadra, per soddisfare insieme i fabbisogni
assistenziali del paziente in una logica di appropriatezza, di qualità
delle prestazioni e di efficienza. Per questo ad ogni struttura sarà
dato un ruolo nella implementazione della nostra idea di moderna sanità.
Nella Regione Lazio il privato in convenzione eroga prestazioni di
ricovero, di riabilitazione e di specialistica, per un ammontare
complessivo di oltre 3 miliardi di euro annui. L’attuale gestione
commissariale della Regione Lazio ha previsto una manovra di rientro,
per l’anno 2009, basata su tagli al privato per circa 700 milioni di
euro. Riteniamo tale soluzione iniqua e antieconomica. L’offerta in
eccesso non sarà tagliata, ma riconvertita gradualmente senza
interruzione improvvisa dei servizi – secondo i crescenti bisogni della
popolazione laziale e a garanzia dei livelli occupazionali – in servizi
ospedalieri per acuti e per la postacuzie, più appropriati da un punto
di vista organizzativo ed a minor costo quali Day Hospital, Day Service,
ambulatoriale, servizi residenziali e semiresidenziali, nonché
assistenza domiciliare integrata con quella ospedaliera o residenziale,
replicando il modello già sperimentato con successo con gli Hospice per
l’assistenza ai malati terminali. Saranno favoriti al massimo i progetti
di project financing e le sperimentazioni gestionali miste
pubblico-privato e, soprattutto nell’ammodernamento e nella successiva
gestione di ospedali o reparti, nella gestione dei servizi generali,
nella logistica o nella partecipazione in società specializzate per la
gestione di servizi di supporto esternalizzabili. Sarà nostro compito
agevolare l’inserimento delle strutture accreditate private nella rete
informatica regionale (RECUP) sia per ciò che riguarda le prenotazioni
che per quanto riguarda l’emergenza. I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO 20. LA “CARTA SANITARIA” PERSONALE ELETTRONICA La scommessa è quella di
garantire una “carta sanitaria” che permetta al cittadino – attraverso
una efficace rete distribuita sul territorio – di accedere in modo
semplice e diretto (via Web/TV/altro) alla propria “storia sanitaria”,
potendo delegare, su propria iniziativa, l’accesso a soggetti
determinati quali Medici di medicina generale, Pediatri di libera
scelta, Farmacie, operatori di Pronto Soccorso, professionisti sanitari,
etc., i quali potranno interrogare ed alimentare la Carta con ogni
informazione utile al paziente, finanche ospitare la prescrizione di
farmaci e ricevere in deposito il risultato di analisi e diagnostica. Se
questo rappresenta un obiettivo di legislatura ambizioso quanto
stimolante, le prime concrete azioni in tal senso saranno tutte
incentrate a semplificare al massimo l’accesso al sistema sanitario. È
necessario poter prenotare una prestazione con la massima semplicità e
versatilità, e supportare le strutture sanitarie nella rivoluzione
informatica in modo che tutte possano interfacciarsi con il paziente
garantendo flussi di notizie celeri e soddisfacenti. Solo a titolo di
esempio, confermare una prenotazione via SMS, inviare i referti per
posta elettronica al paziente o in alternativa al suo medico curante
saranno, nel nostro modo di intendere la sanità, un traguardo di
brevissimo termine. In questo contesto intendiamo rilanciare il ruolo
del Centro Unico di Prenotazioni (RECUP) configurandolo come un unico ed
insostituibile strumento informatico di accesso al sistema sanitario a
livello regionale. NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO La famiglia è l’entità principale da cui dipende la stabilità della società. Il suo ruolo sociale è fondamentale per la società e per il futuro di giovani ed adolescenti, un ruolo caratterizzato da diverse funzioni, tutelate dall’ordinamento giuridico, ma delle quali è difficilissimo calcolare il peso. Il protagonista assoluto della nostra strategia di welfare sarà la famiglia, che aiuteremo nell’assunzione di competenze e responsabilità. Ciò non significa abbandonarla in una sorta di “welfare fatto in casa”, costruito per lo più sul lavoro non riconosciuto (e non pagato) delle donne all’interno della famiglia o su quello (spesso irregolare) di “collaboratori familiari” il cui costo ricade sempre sulla famiglia. Significa invece promuovere a livello di comunità locale una vera sussidiarietà solidale, che si traduce in una collaborazione concreta alle famiglie impegnate nei compiti di cura mediante interventi personalizzati, definiti non solo “per” la famiglia, ma anche “insieme” ad essa. 21. UN MODELLO DI QUOZIENTE FAMILIARE La famiglia, in qualità di attore
principale della società e per l’alto ruolo sociale, deve essere
sostenuta sotto il profilo economico, oltre che socio-assistenziale. La
Regione Lazio nel 2001 si è dotata della legge 32/01, che contiene una
serie di interventi a sostegno della famiglia. Questa legge deve essere
adeguatamente finanziata oltre che applicata. A tal fine proponiamo i
seguenti interventi: l’assegno familiare regionale per il sostegno di
tutti i figli a carico e delle persone diversamente abili presenti in
famiglia, costruito sul modello del quoziente familiare. I vantaggi
dell’assegno familiare sono per ogni famiglia, a prescindere se capiente
o meno Irpef e l’assegno è decrescente per reddito, per cui benefici
maggiori sono per le famiglie a medio e basso reddito e meno quelle più
ricche; la gratuità di servizi e prestazioni pubbliche mirati ad
agevolare i nuclei familiari numerosi (sul modello del cosiddetto
“quoziente familiare”), o che vertono in situazioni svantaggiate; il
riconoscimento a tutti gli appartenenti al nucleo familiare di un
credito (di natura extra tributaria) da utilizzare al momento della
richiesta di erogazione, da parte del cittadino, di servizi e
prestazioni forniti direttamente o indirettamente dalla Regione, tenendo
conto del numero degli appartenenti al nucleo familiare e della presenza
di persone bisognose di cure, perché portatrici di handicap fisici
ovvero mentali; l’introduzione di un bonus volto a favorire
l’assistenza domiciliare per anziani, disabili e soggetti affetti da
malattie invalidanti, alle stesse condizioni per le quali è riconosciuta
ai fini IRPEF la detrazione per gli addetti all’assistenza sanitaria, si
propone; il riconoscimento di un bonus, in aggiunta alle agevolazioni
già previste a livello di legislazione nazionale, per favorire la
mobilità di disabili e non vedenti; il sostegno all’incontro tra
domanda e offerta di lavoro domestico, attraverso l’istituzione di un
Registro delle assistenti familiari; costituzione di un Tavolo
permanente di co-progettazione con le Istituzioni sulle tematiche
riguardanti la famiglia, anche favorendo forme di partecipazione delle
stesse alla programmazione territoriale dei Piani di zona con
particolare attenzione ai provvedimenti in tema di servizi
socio-sanitari integrati; promozione di una legge regionale che miri
al contenimento degli incidenti domestici; l’istituzione di una Banca
del tempo regionale il cui obiettivo è la creazione di una struttura in
cui ci possa essere l’incontro tra i cittadini nelle più svariate
attività e la Regione funge da intermediario nell’assegnare le ore per
gli iscritti. Favorendo la stipula di accordi con gli enti locali (Comuni, Province) l'utilizzazione dei predetti bonus potrà essere estesa ai servizi ed alle prestazioni forniti dagli altri soggetti istituzionali presenti nella Regione, che potranno avvalersi dello stesso strumento, per riconoscere ulteriori agevolazioni, cumulabili con quelle regionali. I benefici proposti potrebbero essere attribuiti per il tramite di una card ricaricabile, da utilizzarsi per pagare i servizi forniti dalla Regione, dal Comune e/o dallo Stato (es. trasporti, sanità, istruzione, servizi sociali, elettricità, smaltimento rifiuti, etc.). Gli anni della Giunta di centrosinistra sono stati caratterizzati da una progressiva cancellazione di tutte le innovazioni che avevano caratterizzato, dal 2000 al 2005, il panorama del welfare del Lazio. In particolare, la Giunta Marrazzo ha di fatto eliminato: i mutui agevolati per le giovani coppie, definanziando la legge istitutiva e rallentando enormemente i tempi di erogazione delle risorse garantite dalla Giunta precedente; il bonus bebè, introdotto grazie ad un emendamento del centrodestra alla legge finanziaria del 2008, mai più erogato per i bambini nati dal 1° gennaio 2009; la Carta Senior, introdotta dalla Giunta di centrodestra e molto criticata dal centrosinistra, è stata abolita privando i pensionati sociali di uno strumento che garantiva una rete di sconti e di agevolazioni, l’accesso gratuito al trasporto pubblico locale e buoni spesa per i 10 mila pensionati più poveri accettati in centinaia di supermercati convenzionati. Ci impegniamo a ripristinare e ad aggiornare questi strumenti, al fine di ridefinire le politiche sociali del Lazio per una tutela reale delle fasce deboli della popolazione. La Regione metterà, inoltre, a disposizione di categorie di cittadini individuate (per caratteristiche fisiche, economiche e sociali) un monte ore mensile (sotto forma di voucher o carta) da spendere per acquistare - da soggetti accreditati – ore di prestazioni di assistenza sociale, socio-assistenziali o socio- sanitarie, e svolte da personale professionalmente qualificato. Tra queste possono rientrare anche le prestazioni socio sanitarie integrate, cioè quelle prestazioni che rispondono contemporaneamente al bisogno di cure sanitarie e di cura del sé. 22. IL SOSTEGNO ALL’INFANZIA E ALL’ADOLESCENZA Un’efficace politica per le
famiglie non può prescindere da un sostegno concreto alle giovani
coppie, anche per favorire la natalità. Per questa ragione proponiamo:
1. una mutualità sociale attraverso forme agevolate di accesso
all'alloggio per le giovani coppie,inclusa la previsione di mutui
agevolati per l’acquisto della prima casa o la costituzione di un Fondo
di sostegno per pagamento del canone; 2. sviluppo e potenziamento del
sistema di offerta dei servizi socio assistenziali per la prima infanzia
(asili-nido, tagesmutter, micro nidi nei luoghi di lavoro); 3. forme di
sostegno economico a favore delle famiglie con figli e in difficoltà
economiche, contrastando il fenomeno della povertà infantile in crescita
negli ultimi anni. Si ritiene importante anche la ricostituzione e il
potenziamento dell’Osservatorio regionale sulla Famiglia, in grado di
comprendere anche un monitoraggio particolare sull’Infanzia,
sull’Adolescenza e sui Giovani, di rilevare i bisogni dei cittadini, di
creare una rete con altre istituzioni che si occupano di minori e
famiglia, di monitorare i servizi presenti sul territorio, di supportare
la pianificazione e progettazione degli interventi per l’infanzia,
l’adolescenza e le famiglie, di diffondere la cultura della cittadinanza
e della partecipazione, di coordinarsi a livello nazionale con
l’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza. L’Osservatorio
avrà come strumento di supporto una Banca Dati informatizzata regionale
e interistituzionale. I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO17 3.LA RETE DELLA FRAGILITA’ Dobbiamo sconfiggere non solo la “mala-sanità”, ma anche la “mala-assistenza”. Si tratta di attivare e far funzionare un vero e proprio “sistema” di servizi e di interventi diffuso equamente sul territorio regionale, in grado di assicurare una risposta coerente ai bisogni degli individui e delle famiglie, con prestazioni di qualità e interventi appropriati ed efficaci. Per questo dobbiamo conoscere meglio le esigenze e i problemi della popolazione, intercettando i nuovi disagi e le nuove povertà. È fondamentale superare l’approccio meramente riparativo ed emergenziale per programmare in modo tempestivo le azioni da mettere in campo, utilizzando le limitate risorse nel migliore dei modi. Così sarà possibile non solo ridurre il disagio, ma anche prevenirlo. Si deve dunque costruire una vera e propria integrazione socio-sanitaria, che veda impegnati insieme i Comuni e le Aziende Sanitarie in percorsi e regole condivise. Ma l’integrazione delle politiche sociali non può limitarsi all’area della salute. È importante sviluppare una visione e un metodo di lavoro che permetta di raccordare sistematicamente, in modo trasversale, gli interventi di carattere socio-assistenziale con quelli per la casa (ad esempio sviluppando l’housing sociale), con le politiche della sicurezza e della legalità, con le politiche di integrazione degli immigrati e dei richiedenti asilo, con quelle per l’istruzione, con quelle della formazione e del lavoro. 23. FAVORIRE UNA VITA ATTIVA PIÙ LUNGA E DI QUALITÀ E’ fondamentale individuare forme per incoraggiare l'occupazione dei lavoratori anziani. In tal senso si possono riservare quote significative del Fondo sociale europeo 2007-2013 per interventi a sostegno delle persone anziane, prevedendo ad esempio: - iniziative di formazione permanente; - giardini e orti sociali affidati alla cura di persone anziane in difficoltà economiche in cambio di una integrativa alla pensione; - “nonno vigile” in prossimità delle scuole o di parchi e giardini pubblici fino all’esperienza del custode sociale promosso dalla regione Lombardia in collaborazione con il Comune di Milano. 24. PREVENZIONE, CURA,
RIABILITAZIONE E DIPENDENZE PATOLOGICHE È importante razionalizzare la
struttura di offerta delle prestazioni di prevenzione, cura e
riabilitazione del sistema sanitario regionale. Si possono prevedere:
l’utilizzo di sistemi di sorveglianza mediante ricorso alle nuove
tecnologie, come la telemedicina; il rafforzamento delle misure a
sostegno delle famiglie che si fanno carico dell’assistenza di una
persona anziana o disabile non autosufficiente incrementando le risorse
nazionali provenienti dal Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza con
adeguate risorse a carico del bilancio regionale; l’istituzione
dell’Osservatorio regionale sulla Disabilità, il cui obiettivo sarà
quello di dare informazione, consulenza e orientamento ai cittadini
diversamente abili; misure di prevenzione contro l'obesità, il
tabagismo, l'alcolismo, il gioco compulsivo. In ambito regionale sono
presenti 48 Servizi Pubblici per le Tossicodipendenze (Ser.T.) e 38
Servizi del Privato Sociale (Comunità Terapeutiche) dedicati alle
Dipendenze Patologiche. Nonostante le azioni di supporto adottate dalla
specifica Area sanitaria regionale (attualmente denominata Area
Programmazione della Rete dei Servizi per i Soggetti Deboli), non si è
mai definita una politica complessiva regionale, che prevedesse anche e
soprattutto strategie congiunte tra i diversi Assessorati competenti
(Sanità, Sociale, Formazione e Lavoro, Politiche giovanili, ecc). La
programmazione degli interventi nel campo delle dipendenze patologiche
si dovrà necessariamente fondare sulla prevenzione primaria e sul
reinserimento sociale e lavorativo. Inoltre, I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 25. ALTRI IMPEGNI CONCRETI NEL SETTORE SOCIALE E SOCIOSANITARIO Approvazione di un Piano
Integrato socio sanitario (in luogo del tradizionale Piano socio
Assistenziale la cui ultima versione risale al 1999) e di una legge di
riforma del sistema dei servizi e degli interventi socio-assistenziali;
approvazione della legge di riforma delle IPAB (Istituzioni di
Pubblica Assistenza e Beneficienza) per la piena integrazione di questi
enti nel sistema integrato dei servizi sociali territoriali, nel
rispetto delle loro finalità istituzionali; revisione del sistema di
finanziamento delle politiche sociali; revisione del sistema normativo
e procedurale per l’autorizzazione, l’accreditamento e la vigilanza dei
servizi e delle strutture socio assistenziali; apertura di un Tavolo
di confronto e di consultazione con gli organismi rappresentativi della
cittadinanza e delle famiglie, del volontariato, della cooperazione
sociale, del terzo settore e delle parti economiche, anche per
promuovere la responsabilità sociale delle imprese e favorire lo
sviluppo della cooperazione sociale (ad es. prevedendo una riserva negli
appalti); potenziamento del Fondo Regionale per la non
autosufficienza; reintroduzione della esenzione dall’applicazione dei
diritti SIAE per tutti i centri anziani e sociali, con adozione di linee
guida ai Comuni per l’adozione del regolamento dei centri anziani; NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO Il Lazio vive una fase di
recessione economica con conseguenze importanti in termini occupazionali
che richiedono interventi straordinari, soprattutto in favore delle
categorie più deboli, il precariato e il lavoro femminile, per le quali
la flessione occupazionale risulta particolarmente accentuata. Gli
effetti della recente crisi economica sono testimoniati dall’aumento
della richiesta di cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria.
Alcune tendenze, tuttavia, erano preoccupanti già prima della crisi. Ad
esempio, il tasso di occupazione giovanile aveva perso oltre il 2% tra
il 2004 e il 2007 (passando dal 22,8% al 20,5%); gli assunti con
contratto a tempo determinato erano cresciuti addirittura del 10% nello
stesso periodo di tempo (dal 31% al 41% del totale delle assunzioni).
Pertanto, a fronte di un tasso di disoccupazione complessivamente
migliorato in quell’arco di tempo, si registravano grandi difficoltà per
l’ingresso nel mercato del lavoro da parte dei giovani e un netto
incremento dei contratti flessibili, con rischio precarietà. Sul fronte
occupazionale occorre intervenire su due livelli, quello degli strumenti
per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e quello del
sostegno al reddito e delle politiche attive del lavoro. La Regione
guarda con interesse all’iniziativa lanciata dal Comune di Roma di
costituire un tavolo di emergenza per affrontare la crisi economica
occupazionale con l’obiettivo di lanciare un piano straordinario per
l’occupazione. In materia di istruzione, invece, occorre una decisa
azione legislativa della Regione Lazio, che non ha ancora colto appieno
le opportunità derivanti dal nuovo quadro costituzionale. La
legislazione regionale finora emanata in attuazione della competenza
concorrente in materia di istruzione ha principalmente investito due
ambiti: 1) il settore del diritto allo studio, tradizionale appannaggio
delle Regioni anche prima della revisione costituzionale; 2) la
costruzione di percorsi integrati fra istruzione e formazione. Occorre
oggi superare questo approccio minimalista per pervenire alla stesura di
una legge regionale ispirata da una visione organica e sorretta da
contenuti avanzati che, nel rispetto delle norme generali e dei principi
fondamentali stabiliti dallo Stato, si proponga di costruire un impianto
regionale dell’istruzione che realizzi la correlazione tra offerta
formativa e contesto sociale e produttivo locale. È necessario inoltre
raccordare le politiche dell'educazione, dell'istruzione,
dell'orientamento, della formazione professionale e dell'occupazione per
la progressiva costruzione di un sistema integrato regionale che renda
effettivo il diritto all'apprendimento per tutti, anche attraverso la
flessibilità dei percorsi, promuovendo la collaborazione con il
territorio, il mondo del lavoro, le sedi della ricerca scientifica e
tecnologica. In questa prospettiva anche la programmazione delle rete
scolastica riveste un ruolo strategico per rendere articolata l’offerta
formativa, per la ridefinizione dei percorsi finalizzati a conseguire
una specializzazione tecnica superiore, per rafforzare l’istruzione
tecnica e professionale e per il miglioramento dell'efficacia e
dell'efficienza dei processi di apprendimento ed insegnamento. A tal
fine le iniziative da attuare saranno a vari livelli, finalizzate a
inquadrare il complesso delle norme e delle azioni in uno scenario più
completo cui riferirsi. Immaginiamo, anche in questo caso, un Testo
Unico, in grado di disciplinare la materia definendo le regole, le
specificità, le caratteristiche di un’azione concorrente con lo Stato
secondo una cornice metodologica e operativa per lo Sviluppo delle
politiche educative, di istruzione, orientamento e formazione
professionale a garanzia del diritto di apprendere per tutto l’arco
della vita. Infine occorre finalmente trasformare la cultura in un vero
diritto civile. Da ciò deriva la necessità che gli eventi, gli
spettacoli e i diversi prodotti culturali siano resi fruibili alla più
larga platea possibile, impegnandosi anche nella valorizzazione delle
piccole realtà locali come centri di produzione culturale. La Regione
deve svolgere un ruolo primario di responsabilità promuovendo,
potenziando e I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 26. INCONTRO TRA DOMANDA E OFFERTA DI LAVORO Gli strumenti di intervento nel mercato del lavoro a disposizione della Regione e degli Enti locali sono diversi, ma per alcuni di essi necessitano revisioni o potenziamenti. Sul fronte del raccordo tra domanda e offerta di lavoro occorre: - potenziare i Centri per l’Impiego per rafforzarne la capacità di incontro tra domanda e offerta; - promuovere la completa sostituzione dei Centri di Orientamento al Lavoro (COL) ai Centri di Iniziativa Locale per l’Occupazione (CILO), al fine di avvicinare lo strumento alle realtà aziendali sul territorio; - potenziare il Portale Regionale Lavoro del Lazio, in particolare velocizzando il completamento del Sistema Informativo Locale (SIL) e facendo decollare la Borsa Lavoro; - sviluppare il Sistema Orientamento Università Lavoro (SOUL), incrementando il numero degli atenei che ne fanno parte e incentivando la domanda di innovazione nelle piccole e medie imprese del Lazio. 27. SOSTEGNO AL REDDITO E REINSERIMENTO DELLE PERSONE CHE PERDONO IL LAVORO. Su questo fronte, ci
impegneremo per adottare strumenti e azioni rivolti a fronteggiare la
disoccupazione di ritorno attraverso il sostegno al reddito, ma
soprattutto le politiche attive del lavoro rivolte al reinserimento
delle persone disoccupate, che sono di competenza regionale. Inoltre, la
Regione si impegnerà per un accordo con il governo per la costituzione
di un Fondo che sosterrà finanziariamente i lavoratori ad oggi privi di
tutele, in uscita dal mondo del lavoro. Giovani Per quanto riguarda
interventi specifici a sostegno dei giovani, l’obiettivo primario è
l’accelerazione dell’inserimento al lavoro con servizi di orientamento
alla domanda, tirocini ed apprendistato, attraverso le seguenti azioni:
a. intesa con le Parti Sociali rivolta a facilitare i percorsi di
inserimento con formazione mirata. Particolare attenzione al recupero
dei mestieri che non trovano rispondenza nell’offerta di lavoro (operai
specializzati e professioni nell’artigianato e nei servizi) anche con
iniziative specifiche concordate con le rappresentanze di categoria; b.
interventi premiali rivolti alle imprese che assumono con rapporti a
tempo indeterminato per inserire stabilmente al lavoro i giovani under
35 che da almeno tre anni sono inseriti in rapporti di lavoro a termine;
c. promozione, con il concorso di fondazioni bancarie e Consorzi Fidi
(verifica disponibilità Lazio), di un fondo di garanzia per l’accesso al
credito per la promozione di microimprese. Donne Sul fronte del lavoro
femminile, uno dei problemi sono gli ostacoli rappresentati all’ingresso
e alla permanenza nel mondo del lavoro delle donne con carichi
familiari. L’obiettivo resta quello della conciliazione tra famiglia e
lavoro. Le azioni da mettere in campo saranno: a. promozione di
un’intesa con le Parti Sociali rivolta a favorire le misure di
conciliazione nella contrattazione collettiva, aziendale e territoriale:
orari flessibili, asili nido aziendali e nel territorio, voucher di
conciliazione; NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO 28. I SERVIZI EDUCATIVI, INTEGRATIVI E COMPLEMENTARI È necessario un riordino della materia relativa ai Servizi alla prima Infanzia, a partire dagli asili nido che sono a tutt’oggi regolamentati da norme datate (L. R. n. 5/73, L. R. n.59/80) e per i quali occorre rivisitare alcuni criteri portanti come gli aspetti dimensionali massimi del nido e le indicazioni relative al rapporto spazio/utenti. Occorre inoltre avere una cornice di riferimento più chiara che disciplini la natura dei servizi integrativi complementari, quali i Centri per bambini e genitori, i Centri gioco educativo e i servizi di nido familiare, nonché le funzioni generali tra cui: l’indicazione degli standard di base, la funzionalità degli spazi, la ricettività, i procedimenti autorizzativi, i moduli per gli standard qualitativi. 29. PIU’ VALORE A SCUOLA E UNIVERSITÀ Generalizzazione della
Scuola dell’Infanzia Occorre avviare le procedure e rendere disponibili
i finanziamenti ai comuni per dare maggiore impulso e garanzia di
accesso dei bambini alla scuola dell’Infanzia, ampliando capillarmente
l’offerta e ricorrendo in maniera strategica anche alla collaborazione
dei soggetti privati e privati paritari. I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 30. UNA FORMAZIONE ORIENTATA AL LAVORO Appare ineludibile il superamento dell’attuale modello che vede la formazione professionale sostanzialmente appiattita sulle regole dettate dalla UE. La riappropriazione del ruolo regionale implica che siano rese disponibili nel medio termine risorse strutturali, che la regione deve individuare anche in relazione al contesto nazionale delle risorse per l’istruzione e formazione professionale. Formazione professionale nell’ambito del diritto-dovere dell’istruzione Si tratta di attività di istruzione e formazione professionale rivolta ai giovani dai 14 ai 18 anni sia quale percorso per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione sia per l’acquisizione di una qualifica professionale corrispondente almeno al secondo livello europeo o, di prossima attivazione, a un diploma professionale. L’azione programmatica deve tradurre in attività concrete l’impegno a superare la normativa esistente, risalente al 1992 (L. R. 23/92), per disciplinare in modo organico: - l’intervento afferente i percorsi triennali di istruzione e formazione professionale; - gli interventi relativi alla Istruzione Tecnica Superiore, ai Poli formativi, alla formazione continua e permanente con o senza il concorso del FSE (Fondo Sociale Europeo); - l’orientamento, nelle sue diverse accezioni (scolastico, professionale e al lavoro), riconducendolo, per quanto possibile, ad unitarietà; - la modalità di finanziamento e di rendicontazione, specie per i percorsi triennali che, trattandosi di attività ordinamentale e non più occasionale e sporadica, deve necessariamente trovare una graduale ma necessaria copertura strutturale per le risorse necessarie. Formazione professionale nell’ambito della qualificazione delle risorse umane per l’inserimento e reinserimento lavorativo La Regione in tale contesto avvierà un programma teso a trasformare l’attuale sistema attraverso cui è organizzata la formazione professionale, privilegiando il rapporto con il mondo del lavoro e l’autonomia decisionale dei cittadini nel poter utilizzare tale strumento. In particolare, è necessario definire una legislazione dedicata concernente la formazione professionale durante tutto l’arco della vita, tale da definire le seguenti priorità: - trasformare l’attuale sistema di formazione professionale da offerta di corsi ad offerta di competenze professionali, in modo da eliminare il cosiddetto effetto “corsificio” per realizzare una vera e propria “scuola di competenze”; - centrare l’organizzazione del sistema non sull’offerta, ma sulla domanda che proviene dai singoli cittadini e dai professionisti e dalle imprese; - rendere più flessibile l’organizzazione dell’offerta formativa in modo da poter essere utilizzata non solo da giovani in attesa di occupazione ma anche da adulti e da occupati che intendono qualificare le proprie competenze; - rideterminare il sistema di accreditamento degli enti formativi privilegiando la loro capacità di interfacciarsi con il mondo del lavoro; - costruire, in sinergia con il sistema educativo scolastico ed universitario, un sistema di certificazione e riconoscimento delle competenze acquisite. 31. UNA LEGGE REGIONALE PER LA CULTURA, LE ARTI E LO SPETTACOLO Il Lazio è depositario di uno
tra i più importanti bacini storici ed archeologici del mondo, ma è
anche una terra ricca di tradizioni, di dialetti e folklore, di risorse
naturalistiche, di grandi e piccoli centri la cui conoscenza va promossa
anche attraverso le arti e lo spettacolo. Ma il Lazio è anche la terra
della creatività per la presenza di numerose e rilevanti attività in
ogni settore delle arti e dello I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 32. LA PEOPLE PRODUCTION PER LA PRODUZIONE DEI FILM Per il sostegno finanziario alla produzione di film, specie dei giovani registi della nostra Regione, promuoveremo lo strumento innovativo della cosiddetta “people production”. Il principio è quello dell’offerta al pubblico di partecipazione finanziaria all’iniziativa filmica con quote di piccole entità. Offerta che viene proposta al pubblico via internet dalla struttura della società di people production, dopo aver esaminato il progetto. L’intento di People Production è quello di reperire sul mercato una percentuale del costo di produzione variabile tra il 30 e il 50% e di integrare, rendendo possibile la produzione, quanto già reperito dal produttore. A fronte di questo impegno, la società di People Production ottiene un corrispettivo sul budget e una percentuale dei ricavi. 33. PIU’ COORDINAMENTO NELL’AUDIOVISIVO In relazione agli strumenti e alle
strutture nel settore dell’audiovisivo, è necessario un maggior
coordinamento per ottimizzare l’utilizzo delle risorse, indirizzandole
dove sono realmente necessarie. In particolare gli obiettivi saranno:
razionalizzazione degli interventi a favore della produzione, anche
utilizzando i teatri di posa, le locations, le maestranze e i lavoratori
della Regione; ideazione e sviluppo di nuove misure; azione di
attrazione e incentivazione di produzioni estere; azioni di incentivo e
sostegno all’investimento nelle sale tradizionali. NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO L’economia del nostro territorio presenta ancora delle criticità e diverse potenzialità inespresse. Una delle criticità è costituita senz’altro dal fatto che Roma e la sua provincia da sole producono l’80,6% del PIL regionale; dato che viene confermato anche dal PIL pro capite che nella provincia di Roma è pari ad oltre 34 mila euro annui, mentre nelle altre province varia da 20 mila a 23 mila euro. Esiste dunque un effetto “spiazzamento” esercitato dalla capitale sul resto del sistema insediativo regionale. Un’altra criticità è data dalle caratteristiche dimensionali delle imprese – prevalentemente piccole o piccolissime aziende – che comportano ricadute in termini di accesso al credito e di investimenti in innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo. Le nostre parole d’ordine per uscire dalla crisi e delineare un nuovo ciclo di sviluppo sono: - innovazione totale: mettere in rete tutte le risorse in grado di aumentare la ricaduta positiva degli ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, garantendo un buon livello di “trasferimento tecnologico” anche verso le piccole e medie imprese. Promuovere e diffondere, anche attraverso il confronto con gli operatori del settore, la banda larga presso i cittadini e le imprese ancora non raggiunti dal servizio. Innovare la “macchina” amministrativa regionale; - nuova politica del credito: ripensare il ruolo della Banca Impresa Lazio e dei Confidi per garantire una maggiore capitalizzazione complessiva e un accesso al credito più trasparente e diffuso anche alle microimprese; - revisione della programmazione regionale: potenziare e migliorare in termini di efficacia gli strumenti a disposizione della Regione per la programmazione finanziaria; - riorganizzazione dei distretti economici locali; - riforma della governance delle società partecipate: creare una holding regionale in grado di controllare le società, migliorandone le performance sia in termini di riduzione dei costi, sia in termini di efficacia dei servizi; - introduzione di una legge che regolamenti le modalità di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali che riguardano opere di interesse strategico con rilevante impatto sui nostri territori (infrastrutture, risparmio energetico, diminuzione delle emissioni di Co2 o gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti). Sul fronte specifico del turismo, dobbiamo recuperare in termini di “Brand Reputation”: l’impoverimento del profilo della “qualità percepita” delle offerte provenienti dalle varie località della regione Lazio, ha indotto i turisti, in un mercato già difficile, a non scegliere più le nostre destinazioni preferendone altre che sono riuscite ad affermare un’immagine più appetibile e affidabile. Occorre dunque lavorare per recuperare questo margine e per creare un forte “Brand del Lazio”. 35. INNOVAZIONE TOTALE PER MODERNIZZARE LA REGIONE Un nuovo approccio, quello
dell’Innovazione Totale non fine a se stesso, ma capace di generare, a
nostro avviso, ricadute positive in tutta la società regionale,
industriale e dei servizi. L’innovazione Totale rappresenta uno dei
pilastri del nostro programma di governo, e per questa via contiamo di
introdurre l’innovazione nell’organizzazione, nei servizi e nella
strumentazione della Regione allo scopo, da qui a cinque anni, di
ridurre significativamente l’imposizione fiscale che fa capo all’ente
Regione. Intendiamo, inoltre, aiutare l’economia della nostra regione a
competere meglio promuovendo grandi progetti regionali, di rilevante
impatto pubblico e a carattere fortemente innovativo. Si tratta di
superare i vecchi schemi, da più parti criticati e operare abolendo la
logica dell’intervento a I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 36. IL RAFFORZAMENTO DEGLI STRUMENTI PER L’IMPRENDITORIA GIOVANILE La strumentazione a sostegno delle piccole e medie imprese, ed anche delle microimprese, del Lazio necessita di una riflessione specifica che mira a razionalizzare l’intervento pubblico e a soddisfare i fabbisogni del tessuto produttivo, tenendo conto dei mutati scenari e delle condizioni di contesto in cui le imprese operano. La nuova sfida che si propone all’amministrazione regionale sul fronte del sistema degli incentivi è rappresentata dalla creazione di un modello di governance innovativo, incentrato sui fabbisogni del territorio, agile nelle modalità operative e nelle dotazioni finanziarie e di immediata fruizione da parte degli operatori, che si realizzerà anche accorpando i principali strumenti. In particolare, saranno incentivati e armonizzati gli strumenti per la nascita di imprese da parte dei giovani e dei soggetti svantaggiati all’interno di un testo unico che preveda le diverse tipologie, un unico referente istituzionale (anche se gli strumenti perseguono obiettivi diversi si tratta comunque di intervento pubblico rivolto alla crescita/rafforzamento della base produttiva), criteri di adattabilità alle circostanze socioeconomiche generali e procedure di valutazione coerenti con tali condizioni. 37. LA VALORIZZAZIONE DEI SISTEMI PRODUTTIVI La strategia futura per la
promozione delle eccellenze regionali non può prescindere
dall’innovativo approccio proposto attraverso le modalità attuative del
POR FESR 2007-2013 che prevede una forte I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 38. INTERNAZIONALIZZARE LE IMPRESE DEL LAZIO Solo un rafforzamento e un maggior supporto degli strumenti ai percorsi di internazionalizzazione di filiera delle piccole e medie imprese, una promozione delle forme aggregate all´internazionalizzazione, una valorizzazione del sistema fieristico regionale possono muovere il tessuto produttivo laziale nella direzione auspicata. La L.R. 5/08 Sostegno all'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese del Lazio rappresenta il primo esperimento codificato in tema di internazionalizzazione di PMI a livello regionale. Dalla sua nascita è stato pubblicato però un solo bando, in quanto lo strumento presenta molte criticità. Si renderà quindi questa legge più facilmente fruibile da parte delle imprese, anche introducendo meccanismi di selettività migliori che agiscano sul livello di definizione delle proposte e sui risultati conseguibili attraverso reali ampliamenti di mercato per gli operatori. E’ altresì necessario predisporre un unico pacchetto integrato di offerta “Investing in Latium”, che oltre ad essere strumento di marketing costituisca un sistema unico di soggetti e responsabilità in grado di attrarre e accompagnare l’imprenditore estero sul nostro territorio. 39. IL COMMERCIO E L’ARTIGIANATO: DUE GRANDI RISORSE Nel corso degli ultimi anni la
Regione ha incentrato gli obiettivi della programmazione sulle imprese
manifatturiere e di servizi alla produzione, ponendo in secondo ordine
il settore del commercio. In considerazione delle forti interazioni che
il commercio è in grado di attivare su particolari territori a vocazione
turistica, ma anche la valenza sociale di attività commerciali in
località a forte riduzione demografica, la Regione interverrà attraverso
uno strumento specifico per la promozione del settore che tenga conto
sia di una nuova disciplina degli outlet, sia della revisione della
normativa dei saldi, sia ancora del rifinanziamento dei Centri
Commerciali Naturali e di un più incisivo ruolo delle associazioni di
categoria nelle Conferenze dei Servizi per il rilascio dei titoli
autorizzatori per le Grandi strutture di vendita. Per quanto riguarda
l’artigianato, la recente redazione di un Testo unico si è limitata di
fatto ad una “collazione” di leggi preesistenti. Un aspetto
particolarmente critico è rappresentato dai tempi di istruttoria e di
erogazione dei contributi. Tutte le associazioni degli artigiani hanno
presentato ai candidati alla Presidenza della Regione un documento
unitario in 10 punti, che in verità non sono strettamente riferibili
solo al comparto degli artigiani, ma afferiscono ai più grandi temi
collegati allo sviluppo regionale: dalla politica del credito, ai
trasporti e le infrastrutture, fino alle politiche attive del lavoro.
Nel programma di Renata Polverini tutte queste istanze vengono accolte
nelle varie sezioni di riferimento. Più in particolare, l’ambizione è di
riportare, nei prossimi 5 anni di I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 40. UNA STRATEGIA PER L’AGROALIMENTARE Qualità e innovazione
nell’agro-alimentare È opportuno valorizzare la misura, già prevista nel
Piano di sviluppo rurale (PSR) della Regione Lazio, in materia di
“commercializzazione dei prodotti agricoli di qualità”. In tale ambito,
sono da ampliare gli interventi previsti per la realizzazione di azioni
di informazione dei consumatori e di diffusione della conoscenza dei
prodotti tipici riconosciuti a livello comunitario, attraverso alcuni
passi: - investimenti materiali per la costruzione di reti informatiche
e archivi per le attività di commercializzazione dei prodotti di qualità
svolte da soggetti associati; - investimenti per la strutturazione dei
servizi telematici; - realizzazione di servizi volti all’introduzione di
sistemi di autocontrollo e alla implementazione di sistemi di qualità
dei prodotti agricoli ed agroalimentari. A tale proposito, è necessaria
una nuova Legge Regionale sulla innovazione e l’aggregazione delle
imprese agricole, che promuova e incentivi le imprese che fanno “reti
orizzontali” (tra imprenditori dello stesso settore), “reti verticali”
(clienti fornitori) e “reti intersettoriali” (tra imprenditori, soggetti
istituzionali, partner locali, Università, agenzie turistiche, imprese
del commercio, dell’artigianato, etc.). Progetti integrati di filiera
Nell’ambito delle strategie atte a promuovere la competitività delle
imprese agroalimentari laziali vi è sicuramente il sostegno alla
competitività basato sull’integrazione di filiera. Occorre prevedere
azioni in grado di favorire lo sviluppo nella regione di una rete di
spazi dedicati ai farmer market, spazi destinati esclusivamente ai
produttori, favorendo, attraverso opportune campagne pubblicitarie, la
visibilità di questi punti vendita. I farmer market costituiscono uno
strumento fondamentale anche per calmierare i prezzi, a vantaggio sia
dei consumatori che delle imprese agricole, danneggiando esclusivamente
gli speculatori presenti nelle varie fasi che caratterizzano la filiera.
Oltre ai farmer market, sempre nell’ottica di favorire le filiere corte,
occorre incentivare la vendita in fattoria e ampliare le possibilità di
utilizzo dei prodotti regionali nelle mense pubbliche e nella
ristorazione. Diversificazione dell’impresa agricola Le aziende
agricole devono sfruttare e saper cogliere le nuove opportunità che
derivano dal mercato, dai consumatori, dai cittadini, dai turisti. La
diversificazione, in particolare, investe in maniera sempre più evidente
i servizi che le imprese agricole sono in grado di produrre: - il
turismo rurale, l’agriturismo, l’ippoturismo; - le aziende
didattico-ambientali; - le agro energie; - la riconversione dei
fabbricati rurali non più utilizzati a scopi agricoli per destinazioni
di pubblica utilità: per l’infanzia, le residenze sanitarie
assistenziali, l’edilizia sociale. La Regione si impegnerà per favorire
e incentivare queste opportunità in grado di migliorare e diversificare
l’offerta delle aziende. Riduzione delle lungaggini e delle procedure
burocratiche Su questo fronte, occorre potenziare gli strumenti
esistenti che regolano il rapporto tra impresa- NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO 41. UNA NUOVA POLITICA DEL CREDITO La partita del credito è
fondamentale per assicurare la linfa vitale della finanza al sistema
produttivo. Le linee di intervento si articoleranno su 3 direttrici: -
riorganizzazione ed efficientamento degli strumenti finanziari
regionali: molte funzioni relative al credito alle imprese sono allocate
in base a criteri di retaggio storico piuttosto che di efficienza.
Occorre avere a disposizione pochi soggetti forti per essere presi
seriamente in considerazione dalla controparte del sistema bancario e
per garantire quella sinergia necessaria ad assicurare un efficiente
utilizzo delle risorse in un periodo in cui limitate risorse finanziarie
non permettono politiche di sprechi. - rafforzamento del sistema degli
interventi a disposizione delle società strumentali:occorre un
potenziamento del Fondo di rotazione per le PMI e, per le imprese di
medie dimensioni, occorrono interventi di sostegno mirato, tramite
assistenza a piani di ristrutturazione, negoziazioni per il
rifinanziamento dal sistema bancario e garanzia rispetto agli impegni
presi; I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 42. UNA STRATEGIA COORDINATA PER IL TURISMO Occorre un’agenzia di coordinamento
tra i tanti operatori di settori contigui: turismo, cultura, trasporti,
ambiente, formazione e tra soggetti diversi come Comune, Provincia,
Regione, Imprese, Diocesi di Roma. Certamente tutti debbono sviluppare
iniziative autonome, ma occorre un punto di raccordo, informazione,
dialogo e sintesi per ricercare una strategia comune e coordinata che
miri all’accoglienza, alla promozione, alla fidelizzazione del cliente.
Una cultura dell’ospitalità, dell’efficienza dei servizi da contrapporre
ad una tendenza che vede troppo spesso il turista considerato solo per
il proprio potenziale economico. - Integrare turismo e ambiente
L’andamento del turismo laziale evidenzia una marcata stagionalità in
cui i valori più elevati di presenze si riscontrano nella stagione
estiva, con picchi di concentrazione nel mese di Agosto. Occorre
pertanto migliorare la qualità delle acque marittime che bagnano le
coste per aumentare la possibilità di incrementare il flusso turistico.
Per raggiungere tale obiettivo è fondamentale coinvolgere attivamente le
amministrazioni locali e gli organi di gestione e sorveglianza regionale
ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale) e ARDIS (Agenzia
Regionale per la Difesa del Suolo). Per incentivare i comuni a
migliorare le proprie performance ambientali, la Regione deve istituire
un riconoscimento di qualità, che tenga conto degli sforzi e degli
obiettivi raggiunti in campo ambientale dalle singole amministrazioni
locali. - La re-istituzione del comitato tecnico consuntivo regionale
del turismo Il Sistema Turistico Locale costituisce un elemento
fondamentale di governance capace di coinvolgere gli Enti locali, gli
operatori privati e gli altri soggetti pubblici, protagonisti dello
sviluppo turistico dei propri territori, in un’unica strategia e
progettualità condivisa. L’art. 5 della Legge Regionale 10 del 2000
prevedeva il Comitato Tecnico-Consultivo Regionale del Turismo, con il
compito di formulare pareri e proposte in ordine alla programmazione ed
alla politica turistica regionale ed alla tutela degli utenti. La nuova
Legge Regionale 13 del 2007 vede sparire tale Comitato, escludendo di
fatto la concertazione dalla pianificazione strategica. La
programmazione turistica del Lazio necessita pertanto di un rinnovato
impegno sia da parte delle Istituzioni Locali sia da parte delle imprese
del turismo affinché nuovi flussi di traffico siano canalizzati verso la
Regione, grazie alla messa in campo di strategie condivise in grado di
dare il giusto risalto a destinazioni turistiche alternative alla
Capitale, che nonostante il loro enorme potenziale ancora oggi non
godono di quella spinta economica che il mercato del turismo può dare
loro. - Internet per la promozione del territorio: un nuovo portale per
una nuova politica turistica La rete è uno strumento di grande e
consolidata efficacia per la promozione turistica dei singoli territori
e delle caratteristiche che costituiscono le attrattive per l’utenza. Le
potenzialità di diffusione in essa contenute rendono la pubblicizzazione
del territorio molto efficiente rispetto alle attività tradizionali. La
situazione attuale vede la promozione della Regione Lazio demandata a
siti poco frequentati, strutturati male e non indicizzati sul web.
Occorre, dunque, che la Regione si doti di un sito di grandi capacità,
in grado di presentare l’offerta del territorio sotto ogni profilo e
nelle varie forme e tipologie, dall’enogastronomico al religioso, dallo
sportivo ai grandi eventi. I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO 43. UNA REGIONE MODERNA E APERTA ALL’EUROPA Per far sì che la Regione
riesca a produrre gli effetti previsti in tema di operatività, è
necessario prima di tutto semplificare la stessa “macchina” regionale. È
indispensabile accelerare la semplificazione normativa e amministrativa,
che partendo dalla delegificazione preveda un sistema di valutazione e
monitoraggio dell’efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa
regionale e degli enti collegati, capace di individuare sovrapposizioni
di compiti, sprechi di risorse pubbliche, impatto della normativa sui
cittadini e piena trasparenza sull’operato delle strutture regionali.
Per mettere sotto controllo la spesa pubblica regionale va istituito un
Organismo di Monitoraggio della Spesa regionale, in capo alla
Presidenza, con il compito di effettuare controlli costanti
sull’andamento della spesa per misurare le ricadute degli interventi
dell’Amministrazione regionale e far sì che non ci siano sforamenti
rispetto agli obiettivi di bilancio prefissati. Per rendere più
competitiva l’amministrazione regionale bisogna partire dalla
valorizzazione delle risorse umane, trascurate e disincentivate dalla
Giunta Marrazzo. Ci impegniamo, in particolare, a coprire i posti
vacanti della pianta organica mediante personale interno, a limitare il
ricorso a personale esterno ai soli casi indispensabili, alla
realizzazione delle progressioni orizzontali e verticali per
l’adeguamento della retribuzione economica, all’adozione di un
regolamento che disciplini in materia univoca i concorsi esterni ed
interni, alla stabilizzazione dei lavoratori precari interni. Un’altra
priorità in chiave organizzativa è quella del riassetto dei Dipartimenti
e delle Direzioni della Regione e delle società strumentali. Per quanto
riguarda l’ultimo aspetto, l’impegno sarà NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO 44. LA GESTIONE DEL CICLO DEI RIFIUTI Negli ultimi anni abbiamo assistito a un periodo di gestione commissariale che non ha risolto i problemi strutturali legati ai rifiuti. In particolare, è stato redatto un piano regionale di programmazione che non ha sciolto il nodo dei siti e del numero di impianti di trattamento. Per fronteggiare correttamente la situazione occorre: Individuare nell’ambito della programmazione regionale in essere, Piano Regionale dei Rifiuti, il numero degli impianti di trattamento dei rifiuti. Pertanto realizzeremo: a. Un Osservatorio sugli impianti esistenti, partecipato dagli stakeholders del territorio (associazioni, comuni, etc); b. Un Programma di insediamento territoriale per arrivare a definire la localizzazione territoriale degli impianti, anch’esso partecipato dagli stakeholders del territorio (associazioni, comuni). Individuare gli ambiti territoriali ottimali (A.T.O.) in funzione degli abitanti, del territorio, della quantità e qualità dei rifiuti prodotti e in relazione a questi indicatori, definire il numero, i siti e la tipologia degli impianti. Potenziare il sistema della raccolta differenziata, sia incrementando la modalità porta a porta, sia aumentando l’efficacia dell’ecotassa regionale (premiando i Comuni in funzione della quota di raccolta differenziata raggiunta). Adottare un Programma di tracciabilità dei rifiuti. Approvare un Piano regionale di riduzione dei rifiuti, che favorisca azioni quali la vendita di prodotti sfusi, il vuoto a rendere, l’ecopackaging, etc. Studiare un piano che porti alla gestione unitaria della filiera. Un modello gestionale fondato sulla corretta programmazione del fabbisogno impiantistico e imperniato su procedure di mutuo soccorso tra gli impianti. 45. ALTRE POLITICHE PER L’AMBIENTE Approvazione del Piano Regionale
per le Bonifiche e dei progetti per il risanamento dei territori
inquinati come la valle del Fiume Sacco da restituire questi territori
alla propria vocazione agricola. Approvazione dei Piani di Assetto dei
parchi regionali. Nei piani si dovranno prevedere: - un quadro normativo
e regolatorio semplificato e certo; - la conclusione dell’iter
autorizzativo entro un anno; - la fissazione di tempi certi per esaurire
l’iter legislativo regionale, prevedendo: a. fase di consultazione, b.
diversi passaggi nelle commissioni I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO L’energia costituisce un elemento
chiave del governo dei processi produttivi, imprenditoriali e
ambientali. Oggi la sfida posta dall’Unione Europea con il pacchetto
energia e ambiente per il 2020 (la riduzione del 20% delle emissioni di
gas serra, l’aumento del 20% del risparmio energetico e il
raggiungimento del 20% della produzione di energia da fonti rinnovabili)
può trasformarsi per il territorio in motore di innovazione, sviluppo di
impresa e occupazione. Le nostre priorità: Approvazione e attuazione
del Piano Energetico Regionale. L’approvazione del piano energetico è
assolutamente prioritaria per avere: - un quadro normativo che renda più
semplice e rapida la realizzazione di impianti di produzione energetica
nel settore delle fonti rinnovabili (fotovoltaico, biomasse ed eolico) e
al fine di massimizzare la produzione degli impianti in funzione; - un
bilancio della capacità energetica regionale analizzando la produzione
degli impianti esistenti; - una valutazione dell’esistente e del
potenziale di sviluppo dell’energia prodotta dalle diverse tipologie di
fonti (ad esempio, fotovoltaico, biomasse, eolico, carbone pulito,
gassifica tori, etc.); - un’integrazione con il piano energetico di Roma
relativo alla produzione di energia da fonti rinnovabili presenti sul
territorio comunale; - un migliore sfruttamento del potenziale di
impiego delle energie rinnovabili per usi termici (riscaldamento a
biomassa e utilizzo di pompe di calore); - l’autosufficienza energetica
della regione come obiettivo finale del piano, ottimizzando la
produzione già in essere ed integrando la stessa attraverso la eventuale
realizzazione di nuovi impianti. Realizzazione di parchi regionali di
biomasse e promozione e finanziamento di “progetti integrati di
sviluppo” per valorizzare il territorio. Realizzazione di un Piano
d’azione per l’efficienza energetica. Serve un piano perché non si può
fare efficienza energetica con un solo strumento. Ne occorrono tanti e
di tipo diverso, ma coordinati e coerenti tra di loro: dagli incentivi
alla defiscalizzazione, dalla normativa alle campagne di informazione,
dagli accordi volontari al “green public procurement”, dalla
certificazione energetica degli edifici alla promozione della
cogenerazione, ma anche codici di condotta, diffusione di “buone
pratiche”, formazione e qualificazione di tecnici e progettisti,
diffusione di una cultura dell’efficienza energetica. NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO “Sviluppo sostenibile” vuol dire riconoscere la necessità di associare in modo strutturale e duraturo tutela, valorizzazione e riqualificazione affinché l’ambiente si trasformi in una risorsa, con la convinzione che sviluppo economico e salvaguardia ambientale siano due facce della stessa medaglia. La centralità di questo principio determina l’emergere del sistema ambientale come supporto fondamentale degli altri sistemi territoriali. Ciò significa che i valori ambientali costituiscono le invarianti rispetto al sistema delle infrastrutture e a quello insediativo. Valorizzazione e riqualificazione saranno dunque due parole d’ordine del nostro programma nel settore dell’urbanistica. Un settore che ha bisogno di un deciso intervento normativo che dia ordine, chiarezza e coerenza alle tante norme statali, regionali e locali che si sono accumulate negli anni. Ma porre la sostenibilità come criterio-chiave del governo del territorio significa anche spingere con decisione per migliorare i trasporti e realizzare le infrastrutture di mobilità su ferro, gomma e mare. I trasporti, integrati in una logica di intermodalità complessiva, stabiliscono “relazioni”, fanno “rete”, sono costituiscono il telaio su cui costruire il nuovo ciclo di sviluppo, anche per richiamare persone, imprese e capitali da fuori. Dalla riprogettazione e soprattutto dagli investimenti, che si sapranno far confluire in questo settore, dipenderà finalmente il dispiegamento di una più equilibrata politica del territorio e dell’ambiente, andando a ridefinire la “nuova mappa delle opportunità dei territori”. 47. UNA REGIONE SICURA La domanda di sicurezza dei cittadini necessita di una risposta coerente e sistematica da parte delle istituzioni. La Regione deve realizzare un sistema integrato, non solo sul piano delle competenze istituzionali, ma soprattutto su quello del territorio, per evitare che la criminalità e la percezione di insicurezza siano diverse da provincia a provincia. Negli ultimi anni le politiche regionali per la sicurezza sono state concepite in termini tradizionali di sussidio e di supporto finanziario ai progetti locali ed in termini di partecipazione ai tavoli interistituzionali con le Autorità centrali. La Regione Lazio può e deve fare molto di più per garantire omogeneità e stabilità al sistema di sicurezza del territorio. E’ necessario che la Regione assuma iniziative che le conferiscano una nuova centralità e che mirino alla realizzazione di un effettivo “sistema integrato di sicurezza”. Programmazione delle politiche, armonizzazione degli obiettivi da raggiungere, coordinamento delle iniziative sul territorio, apertura di una conferenza permanente tra e con le autorità locali, costituiscono allora i punti cardine di una nuova politica regionale sulla sicurezza, elaborata tanto sul piano legislativo, quanto su quello amministrativo. 48. LA VALORIZZAZIONE E LA RIQUALIFICAZIONE TERRITORIALE Occorre valorizzare le parti
urbane e territoriali caratterizzate da notevoli valenze e potenzialità
storiche e architettoniche, nelle quali i segni delle trasformazioni
incontrollate hanno determinato uno stato di degrado. I campi d’azione
privilegiati per la valorizzazione sono dunque i centri storici, la
città consolidata e le aree protette regionali. Contemporaneamente è
necessario riqualificare gli insediamenti cresciuti senza adeguate
infrastrutture, con scarsi servizi ed elevate quote di abusivismo, con
particolare riferimento alle aree periferiche, ai tessuti edilizi
incompiuti e ai vuoti urbani non definiti, predisponendo programmi I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 49. IL PIANO TERRITORIALE PAESAGGISTICO I piani paesistici possono essere un ulteriore strumento di riqualificazione, divenendo lo strumento da un lato di una trasformazione ambientale ordinata, e dall’altro di una riqualificazione urbanistica ed edilizia delle città e del territorio. Il Piano assumerebbe così il valore non solo di tutela, ma anche di recupero, riqualificazione o valorizzazione delle aree e del patrimonio edilizio degradato. Rientrano tra gli strumenti di attuazione del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale: • I programmi di intervento per il paesaggio. • I programmi di intervento per la tutela e la valorizzazione delle architetture rurali. • I parchi culturali e archeologici. • I piani attuativi comunali con valenza paesistica. • Le varianti speciali per il recupero dei nuclei abusivi in ambito paesistico. Occorrerà dunque una veloce approvazione del Piano, sulla base delle osservazioni pervenute dagli Enti Locali, per assicurare uno sviluppo del territorio compatibile con le vocazioni e le esigenze che esso esprime. 50. TESTO UNICO DELLE NORME IN MATERIA URBANISTICA Per rendere operative le politiche urbanistiche secondo le logiche dello sviluppo sostenibile occorre innanzitutto dotare la Regione di un quadro normativo che innovi alcuni procedimenti e introduca o modifichi strumenti operativi. Occorre dunque una completa revisione della politica di gestione del territorio regionale, in quanto la proliferazione di normative e di strumenti di pianificazione ha generato un freno allo sviluppo del territorio e al contempo non ha garantito una effettiva salvaguardia dei beni ambientali e paesaggistici. A tal fine potrebbe essere opportuno inserire la partecipazione della Regione Lazio in strutture esistenti ed operanti del Comune di Roma che già si occupano di pianificazione strategica, sviluppo e trasformazione urbana, sistemi di infrastrutture e reti, tutti temi nei quali le intersezioni tra il governo regionale e quello comunale sono di tutta evidenza. Ciò anche per recuperare un’armonizzazione degli interventi e delle risorse investite quanto mai auspicabile nel rapporto tra istituzioni diverse competenti sugli stessi territori. Serve una nuova fase che richiede regole, modalità e condizioni per la pianificazione, che devono essere definite e assicurate con una revisione della legge regionale. Sarà un obiettivo prioritario della nuova amministrazione regionale quello di completare e aggiornare il Testo Unico sull’urbanistica regionale, per definire in maniera esaustiva le competenze di Comuni, Province e Regione, a sostituzione della legge regionale n. 38 del 1999. Il Testo Unico è lo strumento normativo indispensabile per dotare la Regione Lazio di quel quadro normativo che definisca il suo ruolo di programmazione ovvero d’indirizzo, valorizzazione, tutela del territorio, non solo come sistema di vincolo ma come sistema di prevenzione dei dissesti ambientali. 51. IL PIANO TERRITORIALE REGIONALE GENERALE Per coordinare e organizzare tali
scelte all’interno di un quadro conoscitivo organizzato si deve lavorare
verso il modello del Piano Generale Territoriale che assume un valore
strutturale e strategico, che definisce gli elementi di natura
prescrittiva con riferimento agli strumenti territoriali che esercitano
tale efficacia (Piano Territoriale Regionale Generale, Piano dei Parchi,
Piani di Assetto Idrogeologico ) e che soprattutto delinea gli scenari
dei futuri obiettivi e tale da renderlo cogente e sovraordinato alla
pianificazione comunale. Sarà un vero strumento strategico della
pianificazione del territorio, finalizzato alla valutazione I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 52. LA LEGGE REGIONALE SUI LAVORI PUBBLICI La Regione Lazio attende ancora una legge in materia di appalti pubblici che possa garantire un giusto equilibrio nel rapporto tra la P.A. e le imprese esecutrici di lavori pubblici, capace di offrire certezze nei reciproci rapporti, superando e semplificando le rigidità burocratiche. A tal fine si aprirà un tavolo di partecipazione degli stakeholders. 53. I CENTRI STORICI La riqualificazione dei centri storici costituisce una priorità importante al fine di valorizzare un patrimonio storico ed architettonico di grande rilievo. A tal fine occorre rendere stabile il sistema degli incentivi e offrire modelli validi e sperimentati di intervento elaborati dalla Regione. A questo riguardo la Regione Lazio, quando era al governo la Giunta di centrodestra, ha già realizzato un’importante iniziativa di restauro, finanziando e portando a completamento il progetto pilota per il recupero e il risanamento di nove centri storici nell’alta valle dell’Aniene. Il progetto ha introdotto un cambiamento di metodo: non più finanziamenti per il singolo edificio, ma restauri per valorizzare rilevanti porzioni del centro storico, restauri che nei loro risvolti sociali ed economici possono contribuire a sostenere e rilanciare intere comunità. Visto lo straordinario risultato raggiunto, nel 2004 si è ritenuto opportuno dare una continuità a questo progetto mediante la pubblicazione di un secondo Bando per il recupero e il risanamento delle abitazioni dei centri storici minori del Lazio, tuttora in fase di attuazione. 54. CONTROLLO DELLA QUALITÀ URBANISTICA Una delle priorità della pubblica amministrazione è porre attenzione alla qualità del prodotto architettonico, nel momento in cui tale prodotto possa incidere sulla trasformazione urbanistica del territorio. È necessario che i Comuni (anche riuniti in consorzio) si dotino di una Commissione per la qualità urbanistica, chiamata ad esprimersi con parere vincolante prima dell’approvazione dei Piani Attuativi, abbandonando definitivamente la vecchia commissione edilizia il cui ruolo oggi sembra assolutamente inutile. 55. RIQUALIFICAZIONE DELLA FASCIA COSTIERA Il litorale laziale presenta
in alcune zone della costa una edificazione di scarsa qualità, che
costituisce un continuum, tale da condizionare l’uso delle stesse
spiagge e presenta una barriera di cemento, tale da dequalificare zone
di pregio che altrimenti avrebbero un valore ambientale ed economico
importante. Escludendo qualsiasi intervento di carattere obbligante,
trattandosi di zone edificate legalmente o sanate, appare utile offrire
ampi incentivi finalizzati alla demolizione e ricostruzione con notevole
premio di cubatura, in zone dell’entroterra, individuate dai Comuni. I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 56. FAVORIRE L’AUTONOMIA DI ROMA CAPITALE E RILANCIARE LO SVILUPPO DELL’AREA METROPOLITANA DI ROMA Roma rappresenta una realtà territoriale e amministrativa complessa che necessita di una governance speciale che preveda il trasferimento delle maggiori responsabilità a livello locale. Tra i punti fondamentali dell’autonomia di Roma Capitale vi è anche l’autogoverno urbanistico del territorio. Questo trasferimento di competenze – assieme all’approvazione della legge di riforma sull’urbanistica – risulta necessario per evitare che il Comune di Roma continui a dover affrontare gli importanti nodi dello sviluppo e del recupero del territorio con tempi e procedure lunghe, farraginose e incerte. A tale proposito, prendendo atto che l’Amministrazione comunale ha recentemente approvato una Deliberazione che costituisce un deciso passo in avanti per la riqualificazione dei Nuovi Nuclei di edilizia spontanea (c.d. Toponimi), occorrerà costituire un tavolo di co-pianificazione tra la Regione Lazio e il Comune di Roma, al fine di affrontare e risolvere nel minor tempo possibile tutti i nodi connessi alla manovra di recupero della Periferia, facendo ricorso ad un accordo procedimentale per la definizione del nuovo assetto della Città Periferica. 57. LA CASA: UN DIRITTO DI TUTTI Il piano casa Il Piano Casa
regionale approvato ad agosto 2009 ha tradito le aspettative create dal
governo Berlusconi, rispondendo solo parzialmente agli obiettivi che si
era posto, essendo troppo condizionato da un’impostazione vincolistica.
Bisogna intervenire sulla legge regionale, incrementando con decisione
il premio di cubatura per gli interventi di sostituzione edilizia, una
tipologia d'intervento che oggi è penalizzata da complesse procedure,
diseconomicità e tempi elefantiaci. Lo strumento della demolizione e
ricostruzione deve al contrario rappresentare il principale elemento
della nuova stagione di riqualificazione e risanamento. Programmi
specifici verranno sottoposti al concorso delle amministrazioni comunali
interessate soprattutto negli insediamenti di edilizia intensiva,
caratterizzati da forti elementi di degrado strutturale e da condizioni
di marginalità sociale. Garantire una casa alla famiglie più deboli
Utilizzando subito gli stanziamenti oggi disponibili per l’emergenza
abitativa, occorre costituire un apposito fondo regionale per contributi
ai Comuni, che consenta di disporre progressivamente di un
“parco-alloggi”, in attesa che vengano realizzate nuove abitazioni. Un
programma regionale per la costruzione di nuove case Occorre predisporre
un programma regionale pluriennale di interventi per la costruzione di
abitazioni da parte delle A.T.E.R. (Azienda Territoriale per l’Edilizia
Residenziale), da assegnare alle famiglie che hanno presentato domanda
ai Comuni e che sono collocate da tempo nelle graduatorie
specificatamente stilate, iniziando, previa verifica, da quelle che
versano nelle situazioni di maggiore criticità. Una politica degli
affitti e la lotta all’abusivismo Un forte contributo regionale deve
essere dato al mercato delle locazioni private, predisponendo forme
diversificate di incentivi nei riguardi sia degli inquilini, per
sostenerli nel pagamento dei canoni, sia dei proprietari delle seconde
case – attualmente inoccupate (e sono molte a Roma ed in altri grossi
centri urbani) – sotto forma di garanzia e/o di sgravi fiscali che i
Comuni potranno disporre a fronte di un reintegro da parte della
Regione. Per quanto riguarda gli incentivi per favorire nuove locazioni,
occorre predisporre specifici accordi con i Comuni, le Associazioni
della proprietà edilizia e le Organizzazioni dell’inquilinato per I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO 58. UNA MOBILITA’ SOSTENIBILE E ACCESSIBILE Investimenti prioritari del
trasporto pubblico Per le infrastrutture del trasporto pubblico la
Regione Lazio promuoverà e coordinerà la sottoscrizione di un Accordo di
Programma Quadro con il Ministero delle Infrastrutture, il Comune di
Roma e le Province del Lazio per la realizzazione dei seguenti
investimenti prioritari: - quadruplicamento della FR1 (Ferrovia
Regionale) tra Trastevere e Fiumicino Aeroporto; - interventi sul
segnalamento e la tecnologia di gestione della circolazione; - raddoppio
della FR3 da Cesano a Bracciano; - raddoppio della FR8 da Campoleone ad
Aprilia; - potenziamento della FR4 Frascati, Albano e Velletri; -
cadenzamento dei servizi, un treno ogni 15 minuti da Colleferro a Roma;
- cadenzamento dei servizi, un treno ogni 15 minuti da Latina a Roma. Il
sistema dei trasporti della Regione ha bisogno di un grande intervento
di innovazione tecnologica che dovrà riguardare gli oltre 1.100 km di
linee ferroviarie regionali, la rete tramviaria, le metropolitane e le
ferrovie concesse. Interventi che riguardano la regolazione della
circolazione, la specializzazione dei mezzi di trasporto, il controllo
della flotta. Chiusura dell’anello ferroviario Ci impegniamo per la
chiusura a Nord dell’Anello Ferroviario e la realizzazione di 5 nuove
fermate, entro il 2015. Ciò permetterà un incremento dei passeggeri
nell’area metropolitana e la possibilità di liberare alcune tracce
sull’arco sud-est dell’anello, da poter sfruttare per i prolungamenti
delle linee FR1 e FR3. Rappresenterebbe inoltre un’alternativa di
tracciato transitoria all’esercizio anche in previsione dei lavori che
dovrebbero interessare la parte est dell’Anello Ferroviario.
Riqualificazione delle stazioni La Giunta Marrazzo nel 2008 ha
sottoscritto un protocollo di intesa con RFI (Rete Ferroviaria Italiana)
per riqualificare 156 stazioni del Lazio, destinando in bilancio 70 mln
di euro di fondi POR NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO I NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA REGIONE
LAZIO 59. IL PIANO AEROPORTUALE E PORTUALE La Regione Lazio sarà impegnata
nella realizzazione delle scelte di riordino del Piano Aeroportuale, con
le seguenti priorità: - Aeroporto di Ciampino: spostamento
dell’aeroporto e sua diversa utilizzazione compatibile con la situazione
territoriale e urbanistica; - Aeroporto di Viterbo: previsione di un
corredo infrastrutturale a servizio dell’aeroporto, che dovrà avere un
doppio collegamento ferroviario verso Roma e verso Orte. Orte
rappresenta per l’aeroporto di Viterbo la porta verso l’Umbria, la
Toscana e in generale NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO NOSTRI 60 IMPEGNI PER LA
REGIONE LAZIO “La Regione contribuisce a valorizzare Roma, capitale della Repubblica e simbolo dell’unità d’Italia, centro del Cattolicesimo e del dialogo fra i cristiani, luogo di incontro fra culture diverse e patrimonio storico e culturale universale. Promuove, in considerazione della presenza di Roma nel territorio regionale, la destinazione, anche da parte dello Stato, di risorse aggiuntive nonché l’effettuazione di interventi speciali. Opera affinché il ruolo e le funzioni nazionali ed internazionali di Roma contribuiscano allo sviluppo economico, sociale e culturale equilibrato dell’intero territorio regionale”. Così recita l’articolo 5 dello Statuto della Regione Lazio, approvato con legge n. 11 del 2004, che rappresenta il punto di partenza per uno sviluppo integrato e armonico tra la realtà socio-economica regionale e quella del suo importante capoluogo. Il riconoscimento della specialità di Roma Capitale, già presente nello statuto regionale, rappresenta la consapevolezza di come la Regione Lazio e la Città di Roma si considerino un unicum territoriale, nel quale la popolazione residente rinviene l’esistenza di un’autentica coesione per storia, tradizioni, costumi, identità. L’impegno alla valorizzazione di Roma Capitale, presente nello Statuto regionale, muove proprio da questo riconoscimento, che intravede nello sviluppo di Roma una sorta di “volano moltiplicatore” per il benessere sociale ed economico dell’intero territorio regionale. Lo sviluppo della regione non può infatti essere disgiunto dalla valorizzazione di Roma Capitale, e viceversa: su queste basi, allora, l’assetto introdotto dall’art. 24 della Legge n. 42 del 2009, con il quale si è avviato il percorso normativo del nuovo ordinamento di Roma Capitale, rappresenta un’opportunità unica, per la Città e per la Regione. Per la Città, perché il riconoscimento del ruolo che essa riveste sul piano nazionale ed internazionale non ha soltanto valenza culturale, ma è destinato a tradursi in un insieme di strumenti concreti e di diretta attuazione. Per la Regione, perché questo riconoscimento fa operare un vero “salto di qualità” nella valorizzazione dell’intero territorio regionale, poiché la dinamica delle nuove opportunità per Roma si esprimono, ancor più di quanto finora accaduto, in una direzione biunivoca, dalla Città verso la Regione e viceversa. La Regione continua ad essere protagonista assoluta delle funzioni legislative del suo territorio, ma nell’ottica del conferimento di funzioni a Roma Capitale rappresenta anche un soggetto di primaria interlocuzione per la progettazione delle funzioni conferibili. Inoltre, il nostro impegno sarà quello di tutelare al massimo l’intero territorio regionale lavorando a un disegno costituzionale che preveda la trasformazione del Lazio in una Regione a statuto speciale. |