IL PROGRAMMA DELLA LISTA BONINO-PANNELLA  

                                                         (Elezioni amministrative 28-29 marzo 2010)

1) PREMESSA
 I principi generali della nostra proposta
Una campagna di verità senza promesse illusorie e senza demagogia
Il Lazio è una delle regioni italiane più dinamiche. Il reddito pro capite è superiore alla
media nazionale. Negli ultimi quindici anni si è reso protagonista di un importante sviluppo
nell'industria e nei servizi, nell'agricoltura e nel turismo, con punte di eccellenza nella ricerca e
nell'innovazione. La politica e l'istituzione regionali devono essere un fattore trainante nel governo
di questo sviluppo, di difesa dalla crisi e di rilancio, non possono esserne un fattore di freno. Il
Lazio può divenire una grande regione d'Europa, e deve, per continuare ad assolvere alla sua
funzione di cerniera dell’unità d’Italia..
Perché questo non resti uno slogan e diventi un impegno politico, la Regione Lazio deve uscire
definitivamente nell’arco della prossima legislatura dalla crisi finanziaria, strutturale, decisionale
che tuttora lo attanaglia..
E’ necessaria perciò una campagna elettorale senza accuse reciproche, demagogia, promesse
illusorie, che sappia invece confrontarsi con i problemi, proporne con coraggio le possibili soluzioni
e parlare ai cittadini il linguaggio della verità e della responsabilità.
Un programma di governo, non un programma solo elettorale
Non partiamo da zero. Gli interventi dell’ultima legislatura hanno posto le premesse del
risanamento finanziario di un indebitamento figlio di una lunga sedimentazione storica, ma che
aveva raggiunto livelli di incontrollabilità nel periodo del governo di centro-destra dal 2001 al
2005..
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La strada tuttavia resta in salita. Il governo della Regione è appena uscito dal commissariamento
della gestione dello smaltimento dei rifiuti ed è subito stato commissariato per la gestione del
sistema sanitario regionale.
La sanità continua ad assorbire gran parte della spesa regionale, comprimendo fortemente gli
investimenti attesi da altri settori di competenza della politica regionale, tanto più in un momento in
cui bisogna mobilitare tutte le risorse per combattere la crisi economica e la disoccupazione.
Nell’arco dei cinque anni di legislatura occorre dunque riequilibrare gradatamente la spesa
regionale avvicinando l’incidenza della sanità sulla spesa complessiva al livello della media delle
altre regioni italiane.
La spesa sanitaria va riordinata in modo da superare lo squilibrio oggi esistente fra la costosissima
spesa ospedaliera e la insufficienza di strutture socio-sanitarie territoriali: uno squilibrio che
continua a produrre elevati disavanzi senza tradursi in vantaggi per la salute dei cittadini, sui quali
gravano le più alte addizionali Irpef e Irap d’Italia e i costi di un disservizio come testimoniano la
lunghezza delle liste d’attesa e, in mancanza di altre strutture, l’intasamento dei pronti soccorsi e
l’affollamento delle corsie degli ospedali.
Legalità, trasparenza, progettualità: i tre criteri ispiratori della politica regionale
La politica deve fare un passo avanti nella capacità di governo dello sviluppo regionale e un
passo indietro nella gestione amministrativa. Il Consiglio regionale deve tornare ad esercitare, se 
necessario anche attraverso modifiche statutarie e regolamentari, la pienezza dei suoi poteri
legislativi, di indirizzo e di controllo, attraverso i quali deve esplicarsi anche la correttezza dei
rapporti fra maggioranza e opposizione, facendo deperire ogni pratica di spartizione consociativa.
Sono necessari: piena trasparenza in ogni settore della attività regionale, riduzione dei costi della
politica, anagrafe degli eletti e dei nominati, atti accessibili a tutti, regole e criteri nelle nomine dei
dirigenti amministrativi e dei manager, basati sul merito e non sull’appartenenza o sulla protezione
politica o corporativa, rispetto delle regole europee per le gare e gli appalti, monitoraggio delle
attività e verifica triennale dei risultati conseguiti dai dirigenti affidata a una autorità indipendente.
Legalità, Trasparenza e Progettualità devono divenire in ogni campo i tre principi ispiratori della
politica regionale.
Una riforma uninominale che restituisca ai cittadini la pienezza della scelta
elettorale
Insieme ad una riforma che restituisca al consiglio regionale la pienezza deii poteri
legislativi, di indirizzo e di controllo, è necessaria una riforma elettorale che restituisca ai cittadini
la pienezza della scelta elettorale dei candidati. La Lista Bonino-Pannella ribadisce che il sistema
dei collegi uninominali è l’unica scelta capace di salvaguardare il sistema maggioritario
rafforzando al contempo il potere esecutivo e l’autonomia del potere legislativo e limitando i
condizionamenti partitocratrici sugli istituti elettivi. Il sistema uninominale, come dimostra
l’esperienza dei paesi anglosassoni, è inoltre l’unico che assicuri una piena rappresentanza dei
territori e una selezione della classe dirigente aperta alla società civile, attenta alle capacità e ai
meriti, non limitata com’è ora alla cooptazione degli apparati.    
 

2) CONDIZIONI E OBIETTIVI PER UN BUON PROGRAMMA
Con Emma ci impegniamo a:
- creare condizioni per un aumento del reddito netto delle famiglie e dei cittadini;
- far sì che lo sviluppo non peggiori gli squilibri sociali;
- migliorare la qualità della vita, per un benessere “oltre il Pil”.
Lo sviluppo di oggi non deve danneggiare le nuove generazioni: quindi, una crescita sostenibile,
che non distrugga il capitale economico, ambientale, umano, sociale del territorio.
E' però una scommessa difficile. Infatti siamo in presenza di:
un contesto globale competitivo, rapido nei mutamenti, che mette a dura prova la tenuta della
struttura produttiva laziale e al tempo stesso accentua le tensioni sociali attraverso l’inevitabile
flusso migratorio;
sfide indilazionabili come il deterioramento delle condizioni climatiche, che costringe a progettare
un diverso modello di consumi e di produzione;
un’Europa ben lontana dal federalismo dei padri fondatori, priva di una strategia complessiva e di
una visione comune; che tuttavia mette a disposizione risorse ancora importanti che vanno ai più
efficienti nel coglierle;
un Paese in cui il declino economico si accompagna al degrado delle sue istituzioni, della sua
cultura, del suo patrimonio di valori;
un governo nazionale che tende a nascondere anziché affrontare queste realtà;
una realtà dominante all’interno della Regione, cioè la città di Roma, con cui il rapporto è da
sempre complesso e difficile, e oggi non agevolato dall’amministrazione comunale di centrodestra  
che tende a sfuggire a tentativi di sinergia e coordinamento privilegiando soluzioni pasticciate ma
autonome;
un’estrema povertà delle risorse regionali, fortemente condizionate dal debito sanitario pregresso,
che obbliga a un rigoroso realismo nella scelta degli impegni da assumere;
i limiti della stessa macchina regionale che, nonostante gli sforzi della precedente amministrazione,
risente dei difetti di tutte le strutture pubbliche italiane: lentezza nelle decisioni, scarsa trasparenza
di fronte ai cittadini, dispersione degli interventi.
Abbiamo cominciato elencando le difficoltà per mettere in guardia i
cittadini contro le facili illusioni. La nostra sfida può essere vinta
soltanto a queste condizioni:
scegliere obiettivi prioritari sui quali puntare le risorse, evitando finanziamenti a pioggia;
concentrare l’azione dell’intero governo regionale su questi obiettivi, in modo coordinato e con
strutture specifiche dedicate a questo compito;
dare attenzione ed evidenza alle risorse umane, ambientali, artistiche, culturali di tutto il territorio;
creare le condizioni favorevoli per le attività economiche già operanti e per lo sviluppo delle
capacità imprenditoriali, soprattutto dei giovani;
recuperare le capacità lavorative disperse e “bruciate” dalla crisi, attraverso formazione, reimpiego,
solidarietà;
stimolare sinergie e collaborazioni tra l’istituto regionale e i cittadini e tra i cittadini attraverso tutti
gli strumenti, informatici e non, che aiutano a “fare rete”.
promuovere quindi rapporti che offrano trasparenza e al tempo stesso garantiscano rigore per la
sicurezza di tutti, il rispetto delle leggi, la lotta all’abusivismo in tutte le sue forme.
Un ambiente migliore, un’energia pulita
Energia e ambiente saranno la sfida centrale di questo decennio, verso gli obiettivi europei al
2020 di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, risparmio energetico e aumento delle
energie rinnovabili. Si tratta di una sfida che offre anche grandi opportunità: di ricerca, sviluppo di
nuove attività industriali e servizi, edilizia di riconversione. In Francia e in Germania l’economia
verde sta diventando una grande occasione per rinnovare il sistema produttivo. L’Italia manca di un
piano adeguato, preferisce svolgere il ruolo di frenatore e puntare tutto su un improbabile rilancio
del nucleare. Il Lazio deve invece accelerare su risparmio energetico ed energie alternative
approfittando anche della ricchezza dei suoi centri di ricerca scientifica e tecnologica e del lavoro
già svolto. L’energia pulita, insieme all’ambiente, deve essere un impegno prioritario della
prossima Giunta.
Rimettere in circolo i talenti
Per rilanciare il Lazio serve tutta l’intelligenza, la tenacia, l’energia, il talento delle
donne
Nel Lazio il tasso di occupazione femminile è al disotto della già poco esaltante media italiana
(46.6% contro il 48% nazionale). Ma è proprio sulla quantità e la qualità del lavoro, sulla
conoscenza, sul tasso di occupazione femminili che si gioca la sfida della crescita e dello sviluppo
sociale ed economico, sia a livello nazionale che a livello regionale.
    
Non c’è politica per le famiglie che non passi per le politiche a favore delle donne e per la loro
liberazione. Non c’è politica contro la povertà delle famiglie e contro la povertà infantile, che non
passi dal rendere nuclei familiari, qualsiasi essi siano e comunque siano composti o organizzati, da
monoreddito a percettori di più redditi. . “Più donne occupate” significa investire nel settore dei
servizi alla persona, attività economicamente rilevanti e che produrrebbero occasioni occupazionali
per tutti e un consequenziale aumento della ricchezza prodotta. Più donne nel mercato del lavoro è
sinonimo anche di merito: le donne sono attualmente le più qualificate, eppure discriminate nel
mercato del lavoro. Nel Lazio le donne con titolo di studio di laurea breve, laurea e dottorato sono
379 mila, contro i 338 mila uomini. Il numero di occupati/e laureati/e è quasi equivalente. Tuttavia
la quantità di donne inattive o in cerca di lavoro laureate è praticamente doppia rispetto a quella
degli uomini.
Le donne attualmente inattive in età lavorativa immediatamente disponibili a lavorare se ne
avessero l’occasione sono tra le 150 mila e le 200 mila. Perché dovrebbero rinunciare? Perché
dovremmo rinunciarci noi?
Noi vogliamo liberare le donne dall’essere le tappabuchi di un welfare che non c’è. Per questo
vogliamo più asili nido, più servizi di cura e assistenza per le famiglie, vogliamo spostare risorse
dal collo di bottiglia della sanità, dove si scaricano malamente i costi di politiche assistenziali
inesistenti, alle politiche socio assistenziali, rendendo più funzionali, capillari ed efficienti i servizi
sanitari territoriali; vorremmo prevedere voucher per anziani o famiglie da spendere per pagare
regolarmente le badanti. Vogliamo premiare la creatività delle donne proseguendo con politiche di
aiuto e incentivo all’imprenditoria femminile.
Per rilanciare il Lazio serve tutta l’intelligenza, la tenacia, l’energia, il
talento dei giovani
Il Lazio ospita circa 15 università, 4 centri di eccellenza, 48 tra enti e istituti di ricerca, 6 parchi
scientifici e tecnologici ed esprime il 23% della ricerca attualmente svolta in Italia. Il Lazio conta
ogni anno un numero notevole di laureati, circa il 13% del totale nazionale e ha un elevato tasso di
scolarizzazione (83% Lazio, obiettivo europeo 85%).
I recenti tagli al comparto università e ricerca hanno causato nella Regione Lazio circa 3.800
disoccupati.
E’ indispensabile utilizzare questa energia sperperata o inespressa, prevedendo più borse di studio,
prestiti d’onore, contributi alla residenzialità, nonché contributi per la mobilità internazionale.
Occorre incrementare, con l’utilizzo dei fondi europei, la funzione delle Università come poli di
collaborazione tra ricercatori e imprese per l’innovazione.
Una Regione solidale
Che siano donne, giovani, anziani, immigrati, ognuno è una risorsa e non un costo. Ognuno è un
investimento per il futuro della Regione e del nostro Paese. Dobbiamo avere grande cura delle
persone, senza cadere in logiche assistenziali, anzi limitandole.
Favorire sviluppo e pensare al sociale oggi significa incrementare politiche attive del lavoro, la
formazione e la riqualificazione degli inattivi o disoccupati, garantire legalità, sicurezza sul lavoro
con controlli più frequenti a tappeto, per chi spesso viene sfruttato.
Ridurre la povertà, che nella Regione coinvolge oltre 540 mila persone, deve essere un impegno
prioritario anche se non esclusivo della Regione. Il reddito minimo garantito non può farsi carico di
competenze e di carenze proprie dello Stato in tema di ammortizzatori sociali, ma rivolgersi solo
alle persone più povere e con una condizione economica familiare particolarmente disagiata,
accompagnando questa misura con politiche attive per il lavoro.
   
Una Regione per il rispetto delle diversità
La Regione sosterrà politiche antidiscriminatorie, in particolare di lotta all’omofobia e alla
transfobia e a qualsiasi forma di razzismo, favorendo iniziative di educazione civica e sessuale e
un’attività di sensibilizzazione nelle scuole medie inferiori e superiori in materia di prevenzione del
bullismo. Maggiore attenzione sarà data alle attività specifiche di prevenzione delle malattie
sessualmente trasmissibili. Occorre altresì riconsiderare i soggetti destinatari degli interventi di
sostegno economico e socio.sanitario previsti dalla programmazione regionale, facendo riferimento
alla famiglia anagrafica così come è individuata e descritta nella legge del 1989 e accrescere l’opera
di prevenzione delle discriminazioni nel mondo del lavoro.
Un’economia in rete
Banda larga come servizio universale e diritto dei cittadini
Il servizio universale nelle telecomunicazioni, oggi limitato alla telefonia, va esteso anche
all’accesso ad una banda larga in linea coi tempi. Oggi il 20% della popolazione non ha questo
servizio e oltre il 50% fruisce comunque una banda larga insufficiente (ovvero inferiore a 2 Mbit).
L'obiettivo, essenziale per il tessuto produttivo delle PMI, è di raggiungere le aree non servite e di
migliorare il servizio a quelle servite rafforzando ed ampliando le infrastrutture di
telecomunicazioni mobili e le infrastrutture di rete fissa in fibra ottica.
Questo obiettivo dovrebbe essere realizzato in un contesto concorrenziale tramite investimenti
sostenuti da convenzioni con la Regione e portati avanti anche da piccoli e medi operatori locali
L’impegno è che a nessun cittadino del Lazio sia negata una connessione a banda larga.
Wi-Fi gratuito in ogni comune per lo sviluppo territoriale
La Regione si impegna a infrastrutturare aree di accesso senza fili gratuito a internet con
tecnologia Wi-Fi.
Si valorizzeranno e si integreranno soluzioni già esistenti evitando duplicazioni e riutilizzando
esperienze e servizi già operativi come quelle della Provincia di Roma.
Edifici digitali cablati con rottamazione delle antenne
I cittadini residenti in condomini sia piccoli che grandi possono avere un significativo
vantaggio se i loro immobili vengono cablati, oltre che per la larga banda, per realizzare impianti di
antenna centralizzata digitale terrestre e satellitare, eliminando così le brutture largamente diffuse
delle "antenne selvagge" attraverso un programma di rottamazione delle antenne.
Lo sportello telematico e il registro telematico per le imprese   Lo sportello telematico e il registro telematico devono consentire un facile e aggiornato
accesso all’elenco degli adempimenti amministrativi previsti dalle Pubbliche Amministrazioni per
l’avvio e l’esercizio delle attività d’impresa.
Uno stretto rapporto con l’Europa
Cooperazione rafforzata tra le Regioni
L’Europa funziona anche grazie alla cooperazione rafforzata tra alcuni Stati più decisi a
proseguire sulla via dell’integrazione: lo dimostra l’esperienza dell’euro. Questa tipologia di
cooperazione vale anche per la gestione del territorio. Il dialogo con la Commissione europea,
fondamentale nelle strategie della Regione, deve anche avvalersi di progetti interregionali capaci di
rendere più forti e credibili le istituzioni: il turismo, per esempio, può essere un campo importante
    
di sperimentazione per una cooperazione rafforzata tra le regioni dell’Italia Centrale, in stretta
interazione con Bruxelles.
Osservatorio sulle buone pratiche europee
La Regione Lazio può essere un grande osservatorio e catalizzatore di progetti di sviluppo
ed eccellenza e di servizi commisurati alle migliori pratiche europee. Vorremmo in tal senso
realizzare un osservatorio per monitorare attentamente la sperimentazione, l’efficacia e l’efficienza
di nuove buone pratiche sui servizi (ad esempio l’utilizzo di voucher per servizi di cura e assistenza,
tagesmutter (asili a domicilio), o tarare gli importantissimi sistemi di monitoraggio dei livelli
essenziali delle prestazioni nella amministrazione regionale, dalle prestazioni sanitarie a quelle dei
centri per l’impiego).
Fondi europei: non perderli per inefficienza, usarli davvero e meglio
Europa nel Lazio significa anche potenzialità e risorse inutilizzate: siamo gravemente in
ritardo nella presentazione e valutazione di progetti finanziabili con i necessari e anche generosi
fondi europei. Bisogna subito creare un supporto operativo di esperti che aiutino enti e comparti
produttivi a presentare progetti su specifici settori e proposte realmente innovative. Ad
esempio,sono senz’altro da favorire le università che dovessero creare poli di ricerca e innovazione
da mettere al servizio di partnership o associazioni temporanee di imprese (piccole e medie).
 

3) LAZIO E ROMA
La città di Roma, croce e delizia del Lazio
Una questione di (ri)equilibrio
“Il Lazio è Roma, o quantomeno il Lazio è poca cosa al di fuori di Roma”? Considerando il
territorio, la popolazione e la realtà produttiva come un insieme di relazioni dinamiche, il giudizio
va ridimensionato: il Lazio non può fare a meno di Roma, ma vale soprattutto il viceversa. È Roma
a non poter fare a meno del territorio che la circonda anche oltre i confini regionali
Cosa mette a disposizione questo territorio?
• forza lavoro e serbatoi demografici;
• logistica per l’approvvigionamento;
• territorio (ancora) non consumato dall’inurbazione e qualità ambientale.
Roma ripaga con reddito e occupazione ma il territorio circostante sopporta dei costi riconducibili
alla congestione dovuta alle esigenze di servizio della Capitale: traffico, sopravvalutazione
immobiliare, disordine urbanistico, inquinamento, inefficienza amministrativa, i classici costi
dell’inurbazione moderna e post-moderna.
Tra Roma e Lazio esiste però uno squilibrio che deriva da un puzzle amministrativo poco logico e
poco efficiente. Il nodo irrisolto è quello dell’Area Metropolitana di cui si dibatte da tempo senza
risultati. Due i modelli contrapposti:
- superare l’attuale compresenza di Comune e Provincia, disegnando una “Grande Roma”, cui
riconoscere uno status politico-amministrativo di livello pari a quello regionale (una specie di
District of Columbia);
- insistere su “Roma Capitale”, modello basato sul riconoscimento di fondi e poteri speciali, di tipo
commissariale, in capo al Sindaco di Roma, per la gestione di competenze ordinarie e straordinarie.
 
Il secondo modello, attualmente utilizzato, crea tensione tra la città di Roma e territori circostanti.
Roma non può fare a meno del Lazio in special modo rispetto alla gestione e risoluzione di alcuni
problemi:
l’offerta dei servizi pubblici locali (energia, acqua, trasporti);
le politiche di sviluppo (politiche industriali e infrastrutturali);
le politiche sociali (sanità, scuola e formazione, assistenza);
la gestione del ciclo dei rifiuti e la qualità ambientale in genere.
I “Fondi per Roma Capitale” sono riconosciuti in base all’assunto – corretto – che Roma, in quanto
Capitale d’Italia, assume su di sé i costi di una serie di servizi resi a tutta la Nazione. Roma sarebbe
“usata” più di quanto farebbero solamente i suoi cittadini. Ma se il peso di Roma si riverbera oltre i
confini amministrativi del Comune, non si vede perché la titolarità di tali fondi e poteri speciali
debba essere limitata al solo Sindaco.
Alla Regione va riconosciuto un ruolo soprattutto a fini perequativi. La disparità di risorse, ma
anche semplicemente di visibilità e ruolo politico, è fortemente patita nelle altre province laziali.
La mancanza di una gestione perequativa, basata su un’ottica di area vasta, fa aumentare
artificialmente il peso gravitazionale di Roma, comportando gravi inefficienze e ritardi.
Alcune aree regionali sono – e si sentono – drammaticamente periferiche
(il Sud-Pontino, il reatino oltre Rieti, stretto tra l’Umbria, le Marche e l’Abruzzo, la Tuscia
viterbese, la zona Tiburtino-Sublacense, la Ciociaria interna, Sora e la valle del Liri. E se ne
potrebbero aggiungere altre)
Per queste aree occorre rilanciare il ruolo perequativo della Regione che la passata amministrazione
ha già cominciato a esercitare, in alcuni casi molto bene. Bisogna continuare e migliorare.
L’attenzione va soprattutto ai seguenti settori di attività:
• pianificazione territoriale, assetti urbanistici, gestione delle risorse ambientali e prevenzione
dei rischi (idrogeologico, sismico, energia, rifuti, ecc.);
• sviluppo turistico, marketing territoriale, valorizzazione dei beni culturali e ambientali:
• politiche industriali e di sviluppo fortemente territorializzate, declinate secondo i territori più
che per settori ;
• infrastrutturazione locale e presidio sociale del territorio, sia per la parte direttamente
pubblica (collegamenti, reti, servizi pubblici), sia per la parte del privato sociale
(associazioni, volontariato, no-profit) da sostenere economicamente e organizzativamente.
 

4) I PUNTI FONDAMENTALI DEL PROGRAMMA
Sanità: uscire dall’emergenza
Una grande operazione verità
La precedente Giunta regionale ha il merito di aver fatto emergere l’enorme indebitamento
in gran parte occulto che la Regione Lazio aveva accumulato durante gli anni della Giunta Storace-
Augello. Nel 2005 e 2006 si è scoperta la situazione reale che consisteva (dato della Corte dei
Conti) in un indebitamento di 9,9 miliardi. Con difficoltà vi si è posto rimedio mediante un mutuo
trentennale che costerà alla Regione 310 milioni l’anno, riparando anche ai guasti della finanza
creativa che in quegli anni contagiò anche la giunta di centrodestra.
L’opera di risanamento ha consentito di concordare con il Governo un piano di rientro costoso e
difficile,che la passata amministrazione ha già cominciato ad attuare. Dai due miliardi di euro,
 
sfiorati o superati negli anni 2005 e 2006, l’entità del disavanzo annuo è scesa negli anni successivi
fino all’attuale un miliardo e 350 milioni previsto a consuntivo per il 2009.
Nonostante questi interventi, la Regione continua a produrre disavanzo e la sua copertura può
avvenire solo grazie alle imposte addizionali (IRPEF e IRAP) che sono le più alte d’Italia e alla
compressione di altre voci di spesa in altri settori di competenza regionale.
Bisogna riprendere e accelerare, il processo di riordino della sanità nel Lazio per riportare sotto
controllo la spesa sanitaria, seguendo non soltanto una logica quantitativa (maggiore contenimento
e più tagli) ma modificando profondamente la qualità della spesa sanitaria, facendo corrispondere i
bisogni dei cittadini alle strutture e non viceversa.
Nei primi tre mesi dell’attività di governo occorrerà fare un’opera preliminare di
ricognizione e di conoscenza, una grande operazione verità che getti luce su ogni zona di opacità. I
dati ci sono. Devono però essere elaborati e resi pubblici, accessibili a tutti. Essa deve costituire il
presupposto per un piano di interventi che ci conduca in tempi ragionevoli fuori dall’emergenza .
Essa deve concludersi con un libro bianco sulla sanità del Lazio: nel libro bianco ci saranno i dati
veri dei costi degli ospedali pubblici e delle cliniche private, consentendo di leggere e di
confrontare i bilanci delle asl e degli ospedali,pubblici, religiosi, privati.
Il Libro bianco presenterà i risultati della sanità del Lazio dal punto di vista delle prestazioni
effettuate, del loro numero e della loro efficacia, della loro qualità, provincia per provincia e tra le
varie Asl di Roma. Si aprirà una discussione vera insieme ai medici, agli addetti ai lavori, alle
organizzazioni sindacali, alle associazioni di difesa dei cittadini: gli Stati Generali della sanità.
Questo non è mai stato fatto, e ci può servire per costruire insieme una nuova strategia.
La Regione vanta crediti nei confronti dello Stato ed è giusto che la partecipazione del Lazio
al Fondo sanitario nazionale, oggi sottostimata e svantaggiata sia rinegoziata con lo Stato e con le
altre Regioni. Ma questa rinegoziazione sarà tanto più forte e credibile quanto più il Lazio sarà in
grado di far uscire definitivamente la sanità regionale dalla crisi.
Solo dopo questa opera di accertamento, elaborazione e valutazione sarà vagliabile
l’opportunità e la necessità di una riorganizzazione del sistema sanitario regionale, se accorpare
alcune Asl o unificare alcuni servizi. Farlo prima renderebbe più difficile la lettura dei dati, la
correzione delle disfunzioni e dei disservizi, l’individuazione delle cause e delle responsabilità.
Sommando i posti letto ospedalieri delle strutture pubbliche, della case di cura private e dei
cinque policlinici che operano nella città di Roma saltano agli occhi due squilibri:
1) tra l’offerta ospedaliera e l’offerta di altri servizi sanitari, il che comporta uno scarico sugli
ospedali di esigenze che dovrebbero essere assicurate da altre strutture;
2) tra l’offerta ospedaliera della città di Roma e quella del resto della Regione (non tanto in termini
di numero di ospedali quanto di efficacia e adeguatezza dell’offerta ospedaliera).
Per conseguire questi obiettivi si deve agire secondo queste linee:
• Intervenire sulla programmazione della spesa ospedaliera, in modo da misurare l’offerta
delle prestazioni agli effettivi bisogni della popolazione.
• Riequilibrare la spesa sanitaria . La spesa sanitaria; che grava per oltre il 55% sull’intero
bilancio regionale va progressivamente avvicinata alla media dell’incidenza sui bilanci delle altre
regioni italiane.
• Creare reti a livello locale e regionale, capaci di far funzionare in modo collegato, all’interno
di un percorso di cura, il medico di famiglia, il distretto sul territorio, il medico specialista
ospedaliero, il centro di alta specializzazione o il centro di riferimento regionale. Costruire le reti
dei servizi a partire dai bisogni di salute del cittadino è la priorità.
    
• Generalizzare i criteri di programmazione-monitoraggio-valutazione, indicati dal documento
commissionato al prof. Ichino dalla Regione, già applicati con risultati positivi in altri settori della
Pubblica Amministrazione regionale. Da introdurre anche i criteri, di trasparenza (anagrafe degli
eletti e dei nominati), pubblicità degli atti riguardanti appalti, gare, concorsi quale condizione per la
loro validità e operatività.
• Ridurre in maniera significativa la lunghezza delle liste d’attesa, facendo funzionare il
sistema unificato RECUP (Servizio di prenotazione obbligatoria) . Occorre che le strutture
assicurino le disponibilità loro richiese e assegnate. Occorre vigilare sulla produttività dei servizi e
sui tempi di utilizzazione delle macchine. La lunghezza delle liste d’attesa non può diventare un
modo per calmierare un eccesso di richiesta di prescrizioni, che va invece combattuta attraverso una
corretta collaborazione tra medici di famiglia e strutture sanitarie. Le strutture accreditate devono
partecipare al RECUP, allo stesso titolo di quelle pubbliche.
• Rendere rigoroso ed efficace il sistema di controlli tramite la completa informatizzazione del
sistema sanitario del Lazio.
• Riconsiderare e rinegoziare la partecipazione dei Policlinici universitari al sistema sanitario
regionale.
• Riconsiderare i meccanismi della spesa farmaceutica, assicurando in tempi rapidi il
passaggio alla conservazione informatica della documentazione delle ricette e delle prescrizioni.
• Assicurare la qualità della selezione dei primari attraverso concorsi pubblici, realizzati
secondo criteri di imparzialità, correttezza e trasparenza . Stessa attenzione va posta nella scelta dei
manager, cui vanno dati obbiettivi di gestione chiari, pubblici e pubblicizzati, verificandone poi i
risultati effettivamente conseguiti. Introdurre la cultura della valutazione dei risultati, con riguardo
all’efficacia dei servizi, dei percorsi terapeutici, delle strutture sanitarie rendendo pubblici e
facilmente accessibili le valutazioni e risultati, in modo che siano utili al governo regionale e ai
cittadini nelle loro scelte.
• Introdurre in modo organizzato cultura e sistemi di gestione e prevenzione degli errori
clinici a difesa della sicurezza dei cittadini e dell’attività degli operatori, imponendo la diffusione di
Unità di Gestione del Rischio in ogni azienda sanitaria, investendo in formazione e tecnologie
finalizzate.
• Introdurre un sistema elettronico in tutti gli ospedali pubblici ed accreditati per consentire ai
cittadini, nel rispetto della privacy, di compilare schede di valutazione sui servizi, sul personale e su
tutto quello che concerne i nosocomi. per valutare l’efficienza delle strutture pubbliche ed
accreditate.
Il dramma della sanità negli istituti di pena
Gli enti regionali sono chiamati, oggi più che in passato, ad assumersi le proprie
responsabilità per ridurre la distanza tra principi proclamati ed impegni presi in sede sovranazionale
e le condizioni di vita nelle carceri. La gestione della profonda crisi che stanno vivendo le carceri
italiane non può infatti essere lasciata alla sola passiva responsabilità del Governo centrale.
Gli istituti di pena presenti nel Lazio sono 15. In essi i detenuti complessivamente presenti sono
5.835 (5.419 uomini e 416 donne), a fronte di una capienza regolamentare di 4.619. Quindi un
eccesso di ben 1200 detenuti. Dopo Lombardia, Sicilia e Campania, il Lazio è la regione con il
maggior numero di carcerati. Molti di questi sono disabili, tossicodipendenti, malati mentali,
sieropositivi, immunodepressi, affetti da epatite e da altre gravi patologie.
È necessario adottare misure urgenti e di forte impatto.
- Promuovere una iniziativa presso il ministro delle Regioni e la Conferenza Stato-Regioni per
ottenere il trasferimento delle risorse stanziate dal Ministero dell’Economia e il completamento del
   
passaggio delle competenze in materia di salute dal Ministero della Giustizia al Sistema Sanitario
Nazionale.
- Investire nelle strutture, nella sicurezza dei posti di lavoro, nel rinnovo della tecnologia,
negli adeguamenti degli organici e nella formazione del personale per rendere seria e credibile la
Riforma della Medicina Penitenziaria, deciso dal Governo Prodi.
- Far sì che le ASL possano mettere a disposizione dei detenuti la loro qualificata rete dei
servizi, in modo di rendere effettiva la riforma della Medicina Penitenziaria.
- Piano regionale di assunzione di psicologi penitenziari per ridurre il numero dei suicidi, dei
tentati suicidi e degli atti di autolesionismo.
- Prevedere visite ispettive due volte l’anno delle ASL competenti per verificare le condizioni
igienico-sanitarie degli ambienti carcerari.
- Istituzionalizzare una maggiore sinergia fra Amministrazione Penitenziaria, Ente Regione, gli
enti locali, il volontariato e il mondo delle cooperative allo scopo di realizzare, per la popolazione
detenuta, gli indispensabili progetti di formazione professionale, di lavoro e di tempo libero, il che
renderebbe sicuramente più vivibili i nostri istituti di pena e darebbe concreta attuazione al
principio costituzionale della funzione rieducativi della pena
Dal corpo dei disabili al cuore della politica
Dimensioni del problema disabilità
In complesso vi sono in Italia circa 3 milioni di persone con disabilità comunque
importanti, seppure a diversi livelli. I casi gravi sono circa 1.500.000. Un problema particolare è
rappresentato dal “dopo di noi”: si stima che il 50% delle persone disabili vivrà senza genitori e
quindi senza il loro sostegno per venti anni in media. Infine, con l’invecchiamento della
popolazione è destinato ad aumentare drammaticamente il numero dei vecchi non autosufficienti.
Alla fine del 2009 gli ultraottantenni erano il 5,6% della popolazione.
L’assistenza delle persone con grave disabilità è sopportata quasi interamente dalle famiglie e
rappresenta un onere che si ripercuote sulla vita dell’intero nucleo familiare. Le risorse di cui le
Regioni e gli Enti locali dispongono per l’assistenza ai disabili e alle loro famiglie sono largamente
insufficienti e questa mancanza di mezzi determina una stridente contraddizione fra lo stato di
avanzamento della legislazione, che riconosce finalmente al disabile piena dignità di persona che
deve essere messa in grado di vivere la propria vita con un sufficiente grado di dignità, di sicurezza
e di autonomia e le concrete condizioni in cui è costretto a vivere insieme alla propria famiglia. E
come spesso accade, le risorse che vengono lesinate per un efficace e significativo sostegno alle
famiglie debbono essere poi spese per affrontare i costi sociali determinati dall’impoverimento e
dall’emarginazione delle famiglie e dalla necessità di istituzionalizzazione dei disabili.
La Regione è in grave ritardo legislativo. Due legislature non sono state sufficienti per recepire la
legge 328 del 2000 che ha riscritto le regole dell’assistenza pubblica. Questo ritardo va
immediatamente colmato con l’approvazione di una legge regionale che recepisca anche
l’importante Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità. L’approvazione della
legge può e deve essere l’occasione per riordinare l’intera materia che non può essere affrontata
solo con gli strumenti della assistenza sanitaria o parasanitaria. Quando infatti si parla di riequilibrio
della spesa sanitaria si deve prima di tutto parlare di riequilibrio a favore della spesa sociosanitaria.
Occorre valutare ciò che concretamente si fa in materia di residenze sanitarie assistite, assistenza
domiciliare, centri di igiene mentale, forme di sostegno indiretto alle famiglie. E quanto gli
strumenti e le strutture pubbliche e private siano adeguate a promuovere l’autonomia del disabile e
la sua partecipazione alla vita sociale. Allo stesso modo sarà necessario valutare gli impegni
necessari per promuovere l’integrazione del disabile nella scuola e nel lavoro, la possibilità di
accedere agli ausili tecnici necessari a consentirgli possibilità di comunicazione e di autonomia,
 
oggi resa difficoltosa da un superato “nomenclatore tariffario”. La Giunta regionale lo farà
direttamente se le saranno restituite la pienezza delle sue competenze, altrimenti dovrà farlo
confrontandosi con il commissario di governo a cui si imputa la responsabilità di una intepretazione
della norma fiscale che colpisce le famiglie.
E’ tuttavia del tutto evidente che quello della disabilità, nella diversità delle sue forme, è il più
grave e doloroso fenomeno sociale del nostro tempo, destinato ad aggravarsi con il prolungarsi della
durata della vita. Per la sua complessità e rilevanza esso richiede di essere ormai affrontato con
forme di previdenza sociale e non più con gli strumenti inadeguati della tradizionale assistenza.
Dal 1995 abbiamo anche un modello legislativo di riferimento nella soluzione legislativa
previdenziale approvata dal Parlamento della Repubblica federale tedesca. Non è la Regione Lazio
che potrà risolvere una questione che non rientra nelle sue competenze. Non almeno la Regione
Lazio da sola. Ma insieme alle altre Regioni, nell’ambito della conferenza Stato-Regioni, il
problema potrà e dovrà essere posto al Governo nazionale e al Parlamento.
La spesa per le cure di lungo periodo destinate alla disabilità assorbe l’1,6% del PIL, pari a 25
miliardi di euro (dato del 2005), già oggi per due terzi assorbita da persone con oltre 65 anni di età.
E’ una spesa insopportabile per le famiglie e per istituzioni prive di cespiti finanziari sicuri ed è
con ogni evidenza destinata ad aumentare. E’ tempo dunque di provvedere.
Un ambiente che migliori la qualità della vita
La tutela delle aree naturali protette
Il sistema regionale delle aree protette è costituito da circa 50 Parchi e riserve naturali di
interesse regionale, dai cosiddetti Monumenti naturali e dalle parti del territorio regionale collocati
all’inerno dei Parchi Nazionali del Circeo, del Gran Sasso Monti della Laga e dell’Abruzzo, Lazio e
Molise e delle Riserve Statali del Litorale Romano e della Tenuta di Castelporziano.
Per rafforzare la gestione di questo ampio e articolato sistema di aree naturali protette è necessario
muoversi in tre direzioni:
• convocare una Conferenza regionale dei Parchi e delle Riserve naturali - aperta agli enti di
gestione, agli amministratori locali e all’associazionismo - nel corso della quale rendere pubblici le
attività svolte e i risultati ottenuti nel campo della protezione della natura, e operare una
ricognizione puntuale dello stato di attuazione delle leggistatali e regionali con particolare
attenzione alle disposizioni normative che impongono l’approvazione regionale dei Piani di Assetto
dei Parchi e delle Riserve regionali e dei Piani dei Parchi Nazionali;
• avviare una cooperazione tecnico-istituzionale con le regioni confinanti, a partire dagli
obblighi in materia di approvazione dei Piani dei Parchi Nazionali, per la definizione, a scala
interregionale, delle linee di assetto del territorio con particolare attenzione all’identificazione delle
continuità ecologiche da preservare e delle forme d’uso dello spazio fisico da promuovere;
• lanciare una rinnovata strategia regionale finalizzata a rafforzare il patrimonio di aree di
proprietà pubblica o sulle quali vigono diritti collettivi costituendo - sul modello del Conservatoire
de l’espace littoral francese (introdotto in Italia dalla regione Sardegna per la protezione delle sue
coste) - una Conservatoria Regionale per la Protezione della Natura che abbia come compiti
esclusivi: la costruzione e l’aggiornamento continuo di un’anagrafe pubblica delle aree naturali di
proprietà pubblica, dei beni ad uso collettivo, delle riserve e dei parchi regionali, provinciali e
comunali e delle aree comunque preservate dall’urbanizzazione; l’acquisizione in proprietà e la
gestione dei beni di interesse ambientale e culturale da conservare.
 
Per finanziare questo processo di patrimonializzazione delle aree protette si ricorrerà,
nell’immediato, a una rimodulazione dei contributi previsti (oneri concessori e il cosiddetto
contributo straordinario) a fronte delle operazioni di trasformazione urbanistica ed edilizia del
territorio urbanizzato, e in prospettiva alle nuove prerogative affidate alle regioni dal c.d.
federalismo fiscale. Su questo terreno, la Regione Lazio si impegnerà a utilizzare i nuovi poteri
impositivi anche per premiare le prestazioni ecologiche - in termini di protezione e risparmio di
natura - che determinati ambiti territoriali assicurano alla collettività regionale, attraverso
contropartite economiche e finanziarie a carico degli ambiti territoriali più vasti, che dalle scelte
conservative traggono benefici.
Meno rifiuti: ridurli, riusarli, riciclarli
Prevenire la produzione dei rifiuti attraverso la riduzione degli involucri e il riuso, anche
mediante accordi con le aziende produttive e con la distribuzione;
raggiungere il 50% di raccolta differenziata;
incentivare e promuovere l’industria del riciclo;
limitare al massimo i rifiuti solidi urbani destinati all’incenerimento e alla discarica:
sono questi gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere per far uscire il Lazio da una
situazione di criticità che ne ha determinato a lungo il commissariamento da parte del
Governo.
Nella nostra regione la produzione di rifiuti solidi urbani (v. rapporto rifiuti Ispra 2008) è stata nel
2007 di 3.359.554 tonnellate con un aumento di circa il 14% rispetto al 2003. Di questa quantità
enorme di rifiuti, circa l’83% viene smaltito in una delle dieci discariche del Lazio. Negli ultimi
dieci anni questa percentuale non ha subito notevoli variazioni, a dimostrazione che la “cultura”
della discarica è stata predominante per lo smaltimento dell’RSU (rifiuti solidi urbani). I dati sulla
raccolta differenziata sono tutt’altro che buoni: nel 2007 il Lazio si è attestato sul 12.1%, lontano da
quel 35% previsto per decenni come limite minimo dalle normative nazionali, che ormai indicano il
più elevato traguardo di almeno il 50%. Nello stesso anno la Lombardia è arrivata al 44.5%, il
Veneto al 51.4%, con una media italiana del 27.5 %.
Il numero di termovalorizzatori o di impianti equivalenti previsti dal Piano dei rifiuti concordato tra
la Giunta regionale uscente e il Governo è sufficiente per accompagnare e facilitare gli sforzi rivolti
al perseguimento di questi obiettivi entro il prossimo quinquennio.
E’ necessario tuttavia completare rapidamente (nei primi due anni della legislatura) gli impianti,
oggi insufficienti:
• di selezione e separazione del multimateriale (vetro,plastica,metallo) raccolto soprattutto a
Roma,
• del Trattamento Meccanico Biologico (TMB), che devono assicurare materiale
ecologicamente sostenibile ai termovalorizzatori,
• di compostaggio destinati al trattamento della raccolta differenziata del materiale organico.
Questo progetto, deve essere sostenuto da una forte campagna, che coinvolga amministratori,
operatori e cittadini, per il passaggio dalla cultura fino ad oggi prevalente della discarica a quella
della riduzione, del riuso e del riciclaggio: non realizzarlo nei tempi previsti espone il Lazio a un
nuovo commissariamento e la censura dell’UE, con il rischio di un aumento indiscriminato di
discariche e inceneritori.
 
La raccolta differenziata
Viste le differenze territoriali, urbanistiche ed edilizie che esistono nella Regione Lazio, è
impensabile attuare un unico metodo di raccolta differenziata. La complessità del territorio ci
suggerisce di adeguare la raccolta alle complessità esistenti, anche se il “porta a porta”, lì dove è
possibile, rimane il metodo da seguire.
Per aumentare la raccolta differenziata occorre:
- superare il metodo della raccolta multi materiale stradale (plastica/ vetro) visto che questo rende
necessaria una ulteriore fase di trattamento che ne diminuisce di molto la resa e la qualità del
prodotto da riusare.
- Continuare, ed estendere, la riorganizzazione della raccolta differenziata, verso modalità di
“domiciliarizzate” o di “prossimità”, superando l’attuale prevalenza di grandi contenitori in sede
stradale.
- Aumentare i centri di raccolta e le isole ecologiche con l’introduzione di sistemi di premialità
verso i cittadini che vi conferiscono RSU differenziato.
- Prevedere sperimentazioni con la grande distribuzione per il conferimento dei rifiuti provenienti
dai loro prodotti presso aree attrezzate nei punti di vendita, che includano meccanismi di
“convenienza economica” sia per i cittadini che per le imprese interessate.
- Adeguare immediatamente la logistica a favore della raccolta differenziata.
- Realizzare accordi di programma con gli enti locali e la grande distribuzione per favorire la
raccolta differenziata.
Controlli, trasparenza e reati ambientali
I controlli sui termovalorizzatori ed i gassificatori presenti nel Lazio vanno aumentati. I
valori delle emissioni prodotte da questi impianti saranno disponibili sul portale della Regione e li
aggiorneremo periodicamente. I sistemi di controllo dei “fumi” saranno continuamente verificati.
Parimenti, in tutte le discariche del Lazio saranno notevolmente aumentate le centraline per il
controllo dell’aria, e incrementati i test sull’acqua e sulle falde; anche i risultati di queste analisi
saranno pubblicati sul sito. La Regione Lazio si costituirà parte civile in tutti i processi per reati
ambientali riguardanti il suo territorio.
No al nucleare, sì all’energia pulita
La vera alternativa al nucleare è rappresentata dall’efficienza energetica e dalle energie
rinnovabili.
Più tecnologia, ricerca, efficienza energetica e tutela dell’ambiente sono la bussola delle politiche
industriali, energetiche e ambientali dei prossimi anni.
L’obiettivo europeo e nazionale si tradurrà nei prossimi mesi in obiettivi per le Regioni, cui la
legislazione primaria dà potere esclusivo di autorizzare centrali elettriche da fonti rinnovabili,
centrali di medio-piccola taglia e reti elettriche a mediobassa tensione.
Un sistema premiante statale per le Regioni che contribuiscono di più all’obiettivo è già in studio.
Le Regioni in grado di integrare meglio questa sfida nel proprio tessuto economico ne trarranno
notevoli vantaggi anche in termini di sviluppo.
Il modo più conveniente per contrastare gli effetti ambientali avversi del ciclo energetico è:
• dare priorità all’efficienza energetica, attraverso investimenti soprattutto nei settori
industriale, edilizio e dei trasporti.
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• sviluppare le energie da fonti rinnovabili.
Il costo del nucleare – calcolato, come è corretto fare, dal momento della costruzione a quello dello
smantellamento dell’impianto e della messa in sicurezza dei materiali contaminati - non dà garanzie
di economicità rispetto alle altre fonti e comporta nella sua fase d’avvio enormi criticità finanziarie
che alla prima difficoltà si tradurrebbero in un balzello irrimediabile sulle nostre bollette.
Il Piano Energetico e Ambientale che proporremo per il Lazio lancerà una politica di investimenti
per l’uso e per la produzione sostenibile di energia, mirata a valorizzare l’industria del territorio
anziché a ospitare nuovi grandi poli produttivi ad alto impatto.. Il Lazio del resto già ora con le
centrali elettriche in costruzione sta diventando un esportatore netto di elettricità.
Per un miglior uso del territorio
Per un’urbanistica europea
Obiettivo rilevante della politica urbanistica regionale è un adeguamento alla legislazione europea
in materia di partecipazione dei cittadini e delle associazioni a una seria applicazione delle pratiche
di valutazione ambientale strategica (VAS) e di valutazione di impatto ambientale (VIA).
Correlativamente, va limitata ai casi effettivamente eccezionali la logica dell’emergenza e delle
conseguenti deroghe alle leggi e ai vincoli urbanistici, ambientali, storico-culturali e paesaggistici,
ponendo fine allo scandalo della continua e abusiva estensione delle norme previste per le catastrofi
naturali ai grandi eventi e alle manifestazioni sportive internazionali.
In quest’ottica va fermata l’ulteriore cementificazione del territorio agricolo, indirizzando invece
l’attività alla riqualificazione urbanistica di ambiti semi abbandonati o degradati, alla messa in
sicurezza dei centri abitati rispetto ai rischi idrogeologici e alla rottamazione edilizia.
Edilizia: c’è molto da ricostruire
Nonostante il settore edile residenziale nel Lazio (e soprattutto a Roma) continui a produrre
nuovi immobili, e nonostante moltissimi alloggi sfitti , esiste una grandissima necessità di edilizia
popolare, di case cioè da destinare alle fasce socialmente più deboli.
La risposta a questa esigenza deve essere trovata rafforzando le forme di finanziamenti pubblici per
la casa già avviate dalla Regione Lazio con la legge di assestamento di bilancio 2009 e non
consentendo, se non in casi assolutamente straordinari, cubature aggiuntive rispetto a quelle già
individuate dai già dilatati piani regolatori . Il recupero dell’immenso patrimonio immobiliare deve
partire dagli immobili pubblici dismessi che già consentirebbero, ad esempio a Roma, la
sistemazione di 15 mila famiglie (sono 50 mila quelle bisognose) e va integrato dall’acquisto, come
avviene in Francia e Germania da parte dello Stato, di immobili da riqualificare e da destinare a tale
esigenza. Si deve inoltre usare la leva fiscale per incentivare l’immissione nel mercato di immobili
sfitti (si stimano tra i 100 e i 200 mila quelli a Roma) . Questo anche per non creare quartieri-ghetto
sconnessi alla città in termini di mobilità e di servizi.
La regione dovrà agire su i seguenti fronti:
favorire l’affitto degli alloggi sfitti anche al fine di diminuire la richiesta di costruzione di nuove
case;
favorire l’individuazione delle necessarie cubature da destinarsi all’edilizia popolare all’interno
delle cubature ancora da realizzarsi già previste dai vari piani regolatori;
individuare forme d’incentivo fiscale per favorire gli affitti secondo canoni non speculativi;
approvare disposizioni che mettano i Comuni nelle condizioni di dover approvare in via prioritaria
la realizzazione dell’edilizia popolare prima di ogni altro ulteriore intervento residenziale per
garantire la realizzazione di nuovi alloggi popolari;
 
proseguire nell'applicazione delle norme già esistenti sull'autorecupero e l'autocostruzione,
incentivando nuove forme di abitare sostenibile, tra cui il cohousing.
Tutto questo deve rientrare poi in una cornice di garanzie e di tutela che preservi il territorio
regionale da ulteriori processi speculativi. A tal fine è necessario ultimare il processo di
pianificazione paesaggistica già avviato che, adeguandosi alle nuove disposizione del Codice dei
Beni Culturali, prevede eventuali espansione urbane solo in un quadro dove gli elementi paesaggisti
ed ambientali che caratterizzano il Lazio vengono preservati, valorizzati e correttamente gestiti
senza alterare la loro bellezza e la loro funzionalità ecologica.
La grande opportunità del turismo
Il settore turismo, determinante per il sistema Regione Lazio, ha ancora grandissime
potenzialità di crescita.
La Regione deve continuare ad avere un ruolo fondamentale primario nel settore, ma certe forme di
concorrenza tra le Regioni, che danno luogo ad inutili sprechi, devono essere sostituite da
esperienze di collaborazione. E’ per esempio opportuno promuovere un “dialogo turistico” con
l’Abruzzo, il Molise e le Marche, per stimolare un rapporto interregionale che veda nelle regioni
centrali una nuova piattaforma di collegamento fra i Balcani e il Mediterraneo verso la riva sud,
partendo proprio dal settore turismo.
Per quanto riguarda le politiche specifiche per il turismo in ambito regionale, ecco alcune linee di
intervento:
- Affrontare in modo serio e completo il problema della stagionalità sfruttando il clima mite anche
in stagioni come primavera ed autunno, per allacciare partenariati con paesi nordici e dell’Europa
orientale.
- Stimolare la trasformazione dell’offerta:
• rilanciando il turismo qualificato attraverso un graduale potenziamento del territorio laziale,
da ottenersi in special modo con l’inserimento – all’interno dei percorsi turistici imperniati su
Roma – di tappe alternative nelle bellezze periferiche della regione Lazio.
• sfruttando le potenzialità dei prodotti enogastronomici locali, attirando per questa via un
turismo mirato in grado di valorizzare la Regione e non soltanto la Capitale.
• promuovendo un turismo locale che migliori il rapporto tra Roma e territorio attraverso
l’acquisto diretto del consumatore presso il produttore di prodotti a kilometro zero.
Agricoltura: contro l’abbandono delle terre coltivate
Purtroppo il Lazio è una delle regioni in cui, nonostante il grande impegno dell’assessorato
in questo campo, si è verificato uno dei più alti tassi di sparizione delle aziende agricole. La
redditività agricola non può certo competere con la rendita fondiaria e immobiliare, specie se ci
saranno in vista nuovi condoni edilizi. Bisogna inoltre che si giunga ad una incisiva legislazione,
anzitutto regionale, sul consumo di suolo. E’ indispensabile un binomio virtuoso
Parchi/Agricoltura, promuovendo – come già avviene – all’interno dei Parchi stessi un’agricoltura
biologica, tipizzata, di qualità. Stanno aumentando nella regione i giovani agricoltori. Bisogna
aiutarli, sostenerli di più.
Trasporti: una rete che sia davvero al servizio dei cittadini
Il sistema di trasporto regionale
    
È necessario di disporre di una rete di trasporto pubblico efficiente. È però evidente che il deficit
infrastrutturale cumulato negli anni del dopoguerra nel trasporto ferroviario (in particolare quello
locale) rispetto ad altri paesi è impressionante e non potrà essere colmato in tempi brevi.
Proposte:
Intervenire sull’attuale Servizio di Trasporto di competenza Regionale per mezzo della creazione di
un unico organismo responsabile dei trasporti nella Regione. Quest’unica Autorità, da creare con il
concorso del Comune di Roma e delle Province sul modello dello STIF (Syndicat des Transports de
l’Ile-de-France) o del Consorcio de Transportes de Madrid, deve superare la frammentazione di
competenze tra le diverse amministrazioni ed essere l’unico responsabile nel Lazio dell’offerta di
trasporto (ferrovie FS, ferrovie concesse, servizi extraurbani su gomma, integrazione delle reti su
gomma locali al livello provinciale, eventuali altri modi di trasporto), della tariffazione, dei contratti
di servizio e delle gare di affidamento dei servizi di trasporto nonché della pianificazione della rete
e degli interventi infrastrutturali. Questo si realizza in sostanza con un ampliamento di ruolo
dell’AREMOL) unificandola con l’Agenzia per la mobilità del Comune di Roma recentemente
costituita (" Roma servizi per la Mobilità");
Rilancio di Metrebus e dell’Integrazione Tariffaria Regionale affidando tutta la competenza
sull’emissione dei biglietti, degli abbonamenti e dei controlli alla suddetta Autorità.
Intervento sulla gara di Trenitalia per l’acquisto dei nuovi treni regionali richiedendo una tipologia
di materiale rotabile di caratteristiche analoghe a quelle delle S-Bahn tedesche, RER parigine o
Cercànias Madrilene per le linee a carattere spiccatamente “metropolitano” come la FR1 (Aeroporto
– Fara Sabina), FR3 (La Storta – Ostiense), le linee per i Castelli (FR4) e Tivoli (FR2);
Ridefinizione della rete di trasporto su gomma del CO.TRA.L. e dei bacini sovracomunali per
creare un servizio di adduzione alla rete ferroviaria;
Intervento sul nodo ferroviario di Roma in maniera contestuale agli interventi sul territorio
regionale perché è nel nodo che si concentrano le criticità infrastrutturali (sia nel numero di binari
che nelle tecnologie di gestione del traffico) che non permettono di conseguire un apprezzabile
incremento di efficienza del servizio anche con una maggiore offerta di treni sui rami periferici.
Ripensare la logica della rete Metrebus 3 + 3 (peraltro nei fatti già abbandonata) con i 3 passanti
ferroviari differenziando le linee con un sistema di gerarchie di tipo “metropolitano” per le FR1,
FR2, FR3 ed FR4 (a servizio dell’area metropolitana, con frequenze inferiori ai 10 minuti dentro
Roma e binari completamente dedicati con adozione di tecnologie specifiche), di tipo “Regionale”
per le FR5, FR6, FR7 e FR8 che ammettono frequenze maggiori compatibili con l’esercizio
promiscuo merci sui cui corridoi occorre investire in maniera prioritaria;
Una regione ricca di cultura, fucina d’innovazione
Diritto allo studio
La Regione seguirà queste linee direttive:
• Promuovere l’aumento delle residenze destinate agli studenti.
• Incrementare dall’attuale 43% ad almeno il 60% la copertura di borse di studio per gli
studenti aventi diritto.
• Migliorare la gestione e realizzare tempestivamente le opere di manutenzione ordinaria delle
residenze universitarie oggi fatiscenti e non a norma.
• Abbinare l’elargizione di residenze e borse di studio all’inizio dell’anno accademico,
evitando i disagi che ne conseguono.
• Adeguare le strutture di ausili e supporti specialistici per studenti disabili.
 
• Favorire le agevolazioni per i trasporti.
• Incrementare i contributi per la mobilità internazionale, stage e tirocini all’estero.
La cultura: uno spazio di libertà e di convivenza
La cultura ha sempre rappresentato uno spazio pubblico di libertà, di democrazia, di libera
convivenza e - senza sottovalutare l’importantissimo contributo economico al benessere collettivo -
di cittadinanza piena.
Al contrario, il declino di un territorio, di una comunità, di una città è sempre rivelato da scenari
cupi, fatti di grigiore culturale, provincialismo artistico, teatri che si chiudono, luci che si
spengono, patrimoni culturali e artistici abbandonati.
Tutto ciò vale per l’Italia e per la maggior parte delle sue regioni, ma assume un ruolo decisivo per
il nostro territorio. Nel Lazio, infatti, non solo risiedono la maggioranza delle compagnie teatrali,
musicali, delle associazioni culturali, delle fondazioni, delle imprese dell’audiovisivo e dello
spettacolo dal vivo del nostro paese, ma, in virtù di questa peculiarità, è proprio in questa regione
che la crisi economica e i drammatici tagli operati dal governo nazionale alla cultura hanno colpito
con più durezza il tessuto vitale delle realtà artistiche e culturali.
L’amministrazione deve essere attore e protagonista accanto al mondo della cultura, non solo nella
battaglia per il ripristino delle risorse oggi tagliate, ma anche per la riforma di criteri di
distribuzione arcaici e burocratici.
Più risorse alla cultura, ma non solo.
In questa direzione è un ragionevole obiettivo programmatico quello di riportare l’1% della spesa
regionale dei prossimi tre anni destinandola alle politiche culturali. Un investimento per nulla
straordinario che dovrà assumere caratteristiche di spesa minima ordinaria.
Sostegno alla creatività giovanile: un problema di spazi, servizi, occasioni.
Un secondo obiettivo riguarda quello di organizzare una rete di servizi, in collaborazione con gli
enti locali, i comuni e le province, a sostegno della produzione culturale e artistica, con particolare
attenzione alla creatività giovanile, alla produzione indipendente, alle culture locali. Un mondo che
richiede occasioni e opportunità: in poche parole servizi e spazi disponibili, piuttosto che
finanziamenti disorganici e occasionali. Intendiamo contribuire a realizzare: luoghi di
sperimentazione, sale di prova gratuite, accessi alla comunicazione, momenti di visibilità. La stessa
esperienza delle Officine Culturali va proseguita, come vanno immaginati dei veri e propri
Laboratori Urbani per queste realtà. Occorre, più in generale, promuovere e sostenere i circuiti
teatrali indipendenti..
Spettacolo dal vivo: il riconoscimento di imprese a pieno titolo.
Un altro settore d’intervento decisivo riguarda il sostegno allo spettacolo dal vivo. I tagli del
governo hanno lasciato l’intero mondo della cultura e dell’arte in una situazione di drammatica
solitudine. Il sostegno a questo settore rappresenta per noi non solo un tema di chiara rilevanza
economica ma anche l’occasione per affermare un diverso modello di convivenza civile,di
alternativa all’isolamento civile e culturale delle nostre comunità.
E’ necessaria l’elaborazione di una legge regionale che possa intervenire direttamente sulla
produzione anche attraverso un diverso utilizzo della leva fiscale, sia di reinvestimento degli utili da
parte dei privati in produzione artistica, sia mutuando su base regionale il modello della “tax
credit” e della “tax shelter”.
    
Il vero problema di moltissime realtà teatrali è rappresentato oggi dal mancato riconoscimento della
caratteristica di impresa a pieno titolo. Da tempo le imprese dello spettacolo dal vivo reclamano il
riconoscimento di Piccole e Medie Imprese. Un vuoto normativo che impedisce a moltissime
realtà l’accesso al credito, agli ammortizzatori sociali o agli stessi finanziamenti previsti per le altre
imprese.
Analogo intervento intendiamo metterlo in campo nel settore teatrale. Sia difendendo i tanti teatri
dal rischio di chiusura, sia difendendo esperienze originali che rischiano la marginalità, in assenza
di spazi e occasioni.
Le risorse per la cultura: trasparenza, semplificazione, unificazione delle competenze.
Più in generale è anche il sistema di distribuzione delle risorse e di sostegno alla cultura che deve
essere reso più semplice e trasparente. Non solo i contributi - sia alla produzione che agli eventi -
debbono essere accessibili e controllabili pubblicamente, ma anche riportati sotto un’unica
direzione – quella del dipartimento culturale - ed un'unica voce, sottraendoli alle mille competenze
che intervengono nel settore.
Un distretto per l’audiovisivo.
Un’attenzione particolare va rivolta al settore dell’audiovisivo. Il Lazio è la regione del cinema e
della produzione televisiva. Qui si concentrano la stragrande maggioranza delle imprese del settore
(circa 130.000 occupati): con un fatturato di sette miliardi di euro è la seconda filiera industriale
dopo il settore edilizio. L’approvazione di una nuova legge regionale per l’audiovisivo sarebbe un
segnale importante nei confronti del settore, potrebbe essere approvata nei primi 100 giorni di
governo della nuova giunta.
Si tratterebbe della prima legge-quadro regionale in materia di audiovisivo, a sostegno della
produzione di film e fiction, di promozione dell’innovazione tecnologica e di facilitazione di
accesso al credito.
Oltre alla produzione è nostra intenzione sostenere la promozione del territorio attraverso il rilancio
della Film Commission; analogo impegno va messo in campo per la diffusione della cultura
cinematografica: attraverso interventi per la ristrutturazione e messa norma delle sale
cinematografiche; per l’adeguamento tecnologico; per la tutela dei piccoli esercizi
cinematografici; per le sale dedicate alla programmazione del cinema italiano ed europeo; per la
salvaguardia delle sale nei centri storici e nei territori più svantaggiati.
Piccola editoria.
La piccola e media editoria ha trovato nel Lazio una propria dimensione inedita nel panorama
nazionale. Un settore che in questi anni è cresciuto sia in termini di visibilità, sia di vivacità
culturale. Per questo intendiamo sostenere un’editoria fatta d’idee e di qualità, attraverso il sostegno
a fiere dedicate, facilitazione dell’accesso al credito per i piccoli editori, integrazione con il circuito
delle biblioteche regionali e con il mondo della scuola.È necessario creare nel Lazio, e in particolare
a Roma, una “CITTA’ DEL LIBRO”, luogo e strumento per sostenere ad un tempo le attività
creative, quelle produttive, quelle di promozione, con risorse pubbliche che ne consentano l’avvio.
Il Lazio un grande patrimonio culturale.
I beni culturali nel Lazio ed i suoi musei sono anche la sua ricchezza più esclusiva, spesso poco
conosciuta e valorizzata. Puntare sui Grandi Attrattori Culturali della regione come poli di
investimento per uno sviluppo sostenibile del territorio attraverso il potenziamento di strutture
turistiche e ricettive, rappresenta una politica lungimirante a basso impatto ambientale e ad alto
margine di incremento a breve termine. Il lavoro svolto nello sviluppo di luoghi di eccellenza come
le Ville di Tivoli, il parco di Vulci, l’abbazia di Fossanova, la via del Sale, disseminati su tutto il
territorio regionale sono una prova concreta di come gli investimenti in cultura possano
rapidamente trasformarsi in volani economici virtuosi.
   
Unire la memoria dell’antico con il sapere moderno è un meccanismo vincente in tanti altri campi.
Pensiamo al Lazio come terra delle grandi abbazie, da Farfa, a Subiaco, a Montecassino, i luoghi
che hanno consentito la trasmissione della cultura occidentale dal papiro alla carta stampata. E oggi
siamo a un altro passaggio cruciale dal libro al supporto digitale, con progetti molto ambiziosi. Noi
siamo assenti, mentre potremmo candidare la regione delle antiche abbazie come polo della
digitalizzazione dei saperi, promuovendo la ricerca e la nascita di nuove imprese specializzate nel
software dei beni culturali, cominciare con l’archiviazione fotografica del nostro patrimonio
artistico, per esempio, potrebbe essere un primo passo verso la tutela e la valorizzazione del nostro
patrimonio.
Occorre approvare una Legge quadro sulla valorizzazione dei beni culturali, che raccolga le
innovazioni avviate in questi anni e recepisca a livello regionale quanto disposto dall’art. 117 della
Costituzione. Occorre favorire lo sviluppo, anche in questo campo, della piccola e media impresa e
della innovazione tecnologica..
Lavoro e politiche sociali
Le proposte qualificanti per valorizzare l’offerta di lavoro
• Ottimizzare il fondo di Reddito Minimo Garantito per le fasce svantaggiate. L’istituto del
Reddito minimo garantito della Regione Lazio, che sarà erogato a circa 10 mila disoccupati,
inoccupati e precari, deve caratterizzarsi maggiormente come intervento assistenziale, non
sostitutivo degli ammortizzatori sociali erogati dallo Stato, ed essere maggiormente vincolato alla
condizione economica della famiglia per rilevare effettivamente lo stato di povertà relativa.
• Incrementare e migliorare i centri per l’impiego: rendendoli nuovo punto di riferimento per
chi perde il lavoro ampliando gli sportelli a disposizione dei disoccupati coinvolgendo, attraverso
l’istituto dell’accreditamento, anche altri soggetti pubblici e privati. E’ necessario anche elevare la
qualità del servizi pubblici per il lavoro definendo i livelli essenziali delle prestazioni che devono
essere erogate ai disoccupati e i meccanismi premiali per i centri che li raggiungono.
• Orientare maggiormente la formazione professionale alla creazione delle figure professionali
richieste dalle imprese. Deve essere questa la componente “chiave” delle politiche attive del
lavoro, lo strumento essenziale per rendere più occupabili e più competitivi i lavoratori. Per queste
ragioni è necessario un approccio integrato delle politiche sul mercato del lavoro e sulla formazione
professionale che devono essere gestite da un unico assessorato.
• aumentare sia l’offerta che la domanda di figure professionali con alte specializzazioni per
promuovere l’innovazione del sistema produttivo. A questo fine occorre istituire nella Regione gli
Istituti tecnici superiori per far fronte alle esigenze di tecnici altamente specializzati e rafforzare gli
sportelli universitari per l’inserimento nel lavoro dei neolaureati, integrandoli in modo stabile e
operativo nella rete dei servizi per il lavoro della Regione.
• Operazione legalità contro il lavoro nero e per l’integrazione degli immigrati intercettando
tempestivamente i lavoratori immigrati che hanno perso il lavoro, attraverso il sistema informativo
delle comunicazioni obbligatorie, per offrire loro servizi di ricollocamento, facilitati dalla
disponibilità di incentivi nazionali e regionali per le imprese che assumono lavoratori disoccupati,
con o senza ammortizzatori sociali
Integrare gli immigrati
L'Integrazione va a vantaggio di tutti, può essere un fattore di sviluppo sociale ed economico.
   
Le leggi ci sono ma vanno attuate. La legge regionale del Lazio approvata nel giugno 2008
conteneva delle novità importanti, come la creazione di tre nuovi istituti: la Consulta regionale per
l’immigrazione, con funzioni di rappresentanza e proposta per l’adeguamento delle politiche
regionali; le Assemblee provinciali di cittadini stranieri immigrati; l’Osservatorio regionale contro il
razzismo e la discriminazione, ancora da costituire.
Proposte:
• Attuazione della legge regionale del Lazio approvata nel giugno 2008 Controllo ed
informazione sui servizi e sui diritti acquisiti in base alla legislazione nazionale vigente. Sostegno
alla formazione scolastica, professionale, universitaria, all’inserimento nel mondo del lavoro, anche
in forma imprenditoriale. Introduzione di una anagrafe pubblica di tutti i nominati nelle consulte e
negli osservatori per l'immigrazione.
• Emanazione di una legge per i rifugiati sul modello di quella approvata dalla Regione
Calabria nel giugno 2009: interventi di protezione, accoglienza ed integrazione sociale dei rifugiati.
Sostegno per azioni indirizzate all'inserimento socio-lavorativo. Promozione di un sistema regionale
integrato di accoglienza e di una rete di servizi territoriali. Monitoraggio sull’andamento dei
progetti finanziati.
 

5) UN NUOVO RAPPORTO CON I CITTADINI
La Presidenza di Emma Bonino intende basare il governo della Regione sui tre principi di
trasparenza, partecipazione e efficienza come fondamento di un nuovo rapporto con i cittadini.
-> La trasparenza promuove la responsabilità rendendo disponibili ai cittadini le informazioni su
quello che l’amministrazione sta facendo.
-> La partecipazione consente ai cittadini di contribuire con idee e competenze in modo che
l’amministrazione possa portare avanti le sue politiche con il beneficio delle informazioni che sono
diffuse nella società. -­‐>  La  misurazione  dei  servizi,  legata  a  meccanismi  premiali  e  all’inclusione  dei  cittadini  nella   valutazione,  produce  decisioni  e  servizi  migliori,  un’amministrazione  più  efficiente  e  un   contenimento  della  spesa  pubblica.  
Efficienza e misurazione dei servizi al cittadino
Emma Bonino intende far proprio il progetto Ichino per la Regione Lazio “Quattro scelte
coraggiore per una svolta” perseguendo i suoi obiettivi:
-> Attivazione di un sistema di valutazione indipendente dell’operato dell’amministrazione e dei
progressi nell’azione di risanamento, capace di coinvolgere nel modo più esteso e penetrante
l’opinione pubblica e gli osservatori qualificati esterni, anche mediante l’applicazione più estesa del
principio di trasparenza totale;
-> Responsabilizzazione della dirigenza con obiettivi precisi e verificabili di riallineamento
nell’arco di un biennio alla media delle altre Regioni (secondo la tecnica del benchmarking
comparativo):
a) dell’organico dirigenziale;
b) del tasso di assenze del personale;
-> Premio di rendimento legato alla valutazione espressa dai cittadini utenti su alcuni servizi gestiti
direttamente dalla Regione.
   
Nel 1° rapporto sull’attuazione del progetto si legge: “In materia di controlli interni le criticità
principali riguardano l’assenza di misure adeguate a sanzionare l’eventuale inadempimento e a
incentivare, invece, la realizzazione degli obiettivi fissati”.
E' impegno della prossima amministrazione introdurre sanzioni e incentivi legati alla misurazione
della qualità dei servizi, dei livelli essenziali delle prestazioni, dell'efficienza della pubblica
amministrazione.
Trasparenza
Emma Bonino intende proseguire e ampliare il progetto “trasparenza totale” secondo le linee guida
stilate dal gruppo di lavoro dell’Università di Milano presieduto da Pietro Ichino e traducendolo in
legge regionale.
Per aumentare la responsabilità del governo, promuovere una partecipazione informata dei cittadini,
e creare nuove opportunità economiche, sotto la presidenza di Emma Bonino ogni agenzia
dell’amministrazione regionale sarà obbligata a rendere disponibili su internet tutti i dati pubblici in
suo possesso in formato aperto, a partire dalla creazione di un’anagrafe pubblica degli eletti e dei
nominati.
Questi dati sono infatti raccolti a spese del pubblico e riguardano attività finanziate con le tasse, ma
sono stati finora inaccessibili al comune cittadino. Esempi di dati pubblici sono: i rimborsi delle
spese dei consiglieri regionali, i beneficiari di contratti pubblici, i dati sull’inquinamento
ambientale, le liste di attesa per gli asili comunali, gli stipendi e i curricula dei funzionari pubblici,
dei dirigenti sanitari, i bilanci, i contratti con privati per la fornitura di servizi.
Negli ultimi anni alcune delle amministrazioni più innovative del mondo, sia di destra che di
sinistra, come il Governo Usa (http://www.whitehouse.gov/open), il Comune di Londra
(http://data.london.gov.uk/) e quello di San Francisco (http://datasf.org/), hanno messo a
disposizione su internet, attraverso apposite direttive, tutti i dati pubblici in loro possesso, attraverso
il principio dei “dati aperti”.
Secondo questo principio, che la Regione Lazio farà proprio, tutti i dati in possesso
dell’amministrazione regionale saranno da intendersi come “pubblici”, eccetto quando dimostrate
ragioni di riservatezza o sicurezza saranno opposte alla loro pubblicazione. Tutti i dati pubblici
saranno rilasciati in formato aperto, ovvero messi a disposizione dei cittadini su internet con queste
caratteristiche:
-> Completi: Tutti i dati pubblici sono resi disponibili. I dati pubblici sono tutti i dati eccetto quelli
che sono soggetti e valide restrizioni di riservatezza e sicurezza.
-> Primari: I dati sono raccolti alla fonte, con il massimo livello possibile di dettaglio, non in forme
aggregate o modificate.
-> Tempestivi: I dati sono resi pubblici tanto velocemente quanto è necessario per preservarne il
valore.
-> Accessibili: I dati sono disponibili al più ampio numero di utenti per la più ampia varietà di
scopi.
-> Leggibili dai computer: I dati sono strutturati per consentire di essere processati in modo
automatico.
> Non discriminatori: I dati sono disponibili a chiunque, senza necessità di registrazione.
-> Non proprietari: I dati sono disponibili in un formato sul quale nessuna entità ha esclusivo
controllo.
-> Liberi: L’uso e il riuso dei dati non deve essere soggetto ad alcuna restrizione derivante da
copyright o brevetto.
   
Diritti digitali del cittadino
Emma Bonino intende porre il problema della legalità anche rispetto ai servizi che tutti noi
possiamo pretendere: informare il cittadino dei suoi diritti ed offrirgli gli strumenti per "esigerli" ed
esprimersi sui servizi a cui lui ha accesso è lo strumento chiave per "imporre" innovazione alla
pubblica amministrazione e renderla strumentale alla qualità dei servizi resi nonchè alla vita degli
utenti del settore pubblico.
Un miglioramento dei servizi può essere data proprio dalla Amministrazione Regionale operando su
due fronti:
1) legislativo, in modo da rendere ancora più efficaci gli strumenti normativi in materia;
2) amministrativo, predisponendo un meccanismo di monitoraggio e verifica dell’efficacia delle
politiche di innovazione decise.
In particolare l'iniziativa legislativa e il monitoraggio saranno indirizzati a consentire:
-> Diritto all’uso delle tecnologie, in tutte le comunicazioni con la pubblica amministrazione: le
Amministrazioni non possono più obbligare i privati a recarsi presso gli uffici a richiedere
informazioni, ottenere e depositare documenti.
-> Diritto al procedimento amministrativo informatico: le Amministrazioni devono informare
dell'avvio dei procedimento, consentire l'accesso ai documenti relativi, e dare la possibilità di
depositarli, tutto per via telematica.
-> Diritto all’effettuazione dei pagamenti con modalità informatiche, dai bolli ai servizi a
pagamento.
-> Diritto alla comunicazione mediante posta elettronica certificata: le Amministrazioni devono
consentire la possibilità di scegliere un indirizzo di posta elettronica quale proprio domicilio
-> Diritto alla qualità dei servizi: l’Amministrazione deve monitorare la soddisfazione dei propri
clienti attraverso meccanismi che consentano loro di esprimere giudizi sul livello del servizio.
-> Alfabetizzazione informatica: per evitare che la digitalizzazione costituisca una discriminazione
tra i soggetti che sanno utilizzare questi strumenti e sono in grado di accedervi e coloro che, per
diversi motivi (collocazione geografica, grado di istruzione, possibilità economiche), non hanno tale
possibilità.
Partecipazione
Una delle azioni strutturali necessarie per aumentare la responsabilità della pubblica
amministrazione nei confronti dei cittadini, ridurre la corruzione, e riformare il sistema politico è
una grande opera per la costruzioni di moderne ed efficienti "infrastrutture civiche" per valorizzare
il ruolo dei cittadini, che si accompagni all’impegno per migliorare le infrastrutture dei trasporti,
industriali e tecnologiche.
Questo approccio trova un saldo riferimento nel principio di sussidiarietà stabilito dalla
Costituzione, secondo il quale: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni
favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di
interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà” (art. 118, ultimo comma).
La Presidenza di Emma Bonino rifiuterà un’interpretazione in negativo di questo principio, secondo
la quale laddove i privati si attivano, il pubblico deve ritrarsi. La responsabilità dei soggetti pubblici
non può venir meno non solo per assolvere al loro compito di garantire i diritti civili e sociali, ma
perché l'essenza della sussidiarietà consiste nell'essere la piattaforma costituzionale su cui è
possibile costruire un'alleanza fra cittadini attivi e amministrazioni locali, per prendersi
congiuntamente cura dei beni comuni e dell'interesse pubblico.
   
Istituti di partecipazione e controllo
Varie forme di referendum e iniziative, se ben concepite, sono uno strumento essenziale per
migliorare il funzionamento, il rendimento e la qualità delle democrazie liberali: lo confermano, in
primo luogo, due secoli di esperienze referendarie in Svizzera e in molti stati americani.
L'art. 123, comma 1, della Costituzione prevede che gli Statuti regionali debbano regolare
l'esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della
Regione. Si tratta dunque di un contenuto minimo che deve necessariamente essere presente in tutti
gli Statuti.
A livello regionale c'è domanda di referendum bloccata in primo luogo dal vincolo del quorum.
Negli ultimi due anni sono stati promossi referendum regionali, falliti unicamente a causa del
quorum, in Sardegna, Umbria, Val d'Aosta e Trentino Alto Adige.
A partire dall’obiettivo dell’approvazione di una legge attuativa complessiva degli istituti di
partecipazione, la Regione Lazio potrebbe rappresentare un esperimento di innovazione
istituzionale diretta a un maggiore coinvolgimento dei cittadini alle scelte che li riguardano,
anzitutto attraverso l’abolizione del quorum per i referendum, l’introduzione del referendum
abrogativo di atti amministrativi, e del referendum propositivo sul modello svizzero.
Audit civico
L’Audit Civico è un sistema di valutazione dei servizi pubblici che coinvolge direttamente i
cittadini. Reclutati su base volontaria i cittadini valutano i servizi forniti da una struttura specifica e
formulano giudizi e proposte di miglioramento.
Emma Bonino intende estendere l’utilizzo di questa forma di valutazione dei servizi pubblici:
collegando incentivi e disincentivi di carattere economico e di promozione in carriera di dirigenti e
funzionari pubblici ai risultati della misurazione dei servizi attraverso le valutazioni dei cittadini,
secondo quanto previsto dal Rapporto Ichino per la Regione Lazio,
inserendo il punto di vista dei cittadini negli organismi di valutazione regionali,
promuovendo l’audit civico nel protocollo che dovrà stipulare la Conferenza Stato-Regioni con la
Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità,
estendendo attraverso protocolli di intesa con i comuni del Lazio, l’applicazione delle linee guida
già esistenti per diffondere l’audit civico nei Comuni, negli istituti scolastixci e per la valutazione di
tutti i servizi pubblici
Promuovere la collaborazione tra Amministrazione e cittadini attivi
La Regione Lazio promuoverà forme di collaborazione tra Amministrazione e cittadini, sia
attraverso procedure di consultazione dei cittadini che consentano un’azione di governo meglio
informata senza tuttavia bloccare il processo decisionale, sia attraverso la promozione di progetti di
sussidiarietà orizzontale, a partire dai “microprogetti” previsti dall'art. 23 della legge n. 2/2009, che
consentono a gruppi di cittadini organizzati di formulare all'ente locale territoriale competente
proposte operative di pronta attuazione per la realizzazione di opere di arredo urbano o di interesse
locale.