Il primato della coscienza. Omaggio a San Tommaso Moro nel X anniversario della proclamazione a patrono dei governanti e dei politici

AA.VV. Rubbettino, 2011, pp. 122

 Uno dei film che preferisco (continua sempre a commuovermi quando mi capita di rivederlo) è Un uomo per tutte le stagioni, in cui si narrano con maestria le vicende che portarono alla pena della decapitazione Thomas More.

Sì, la vicenda di Moro non è legata solo ad un particolare momento storico. Il magistero di More supera la contingenza temporale e i confini geografici, al punto che con Motu Proprio in data 31 ottobre 2000 papa Giovanni Paolo II ha inteso, a seguito di numerose petizioni di uomini di Stato e di governo in tal senso, proclamarlo patrono dei governanti e dei politici.

Dopo un decennio dalla proclamazione, Il Cenacolo di Tommaso Moro ha dato alle stampe per Rubbettino questo libro che raccoglie i contributi di cattolici e non-cattolici sulla figura di More. Segnalo, in particolare, gli scritti di Paola Binetti, di Antonio Casu e di Francesco D’Agostino.

Binetti si sofferma su un aspetto un po’ trascurato di More: il suo impegno per l’istruzione delle donne. Scrive Binetti: “Una delle caratteristiche peculiari della scuola creata da Thomas More fu la specifica attenzione alle donne. (...). Sogna per tutti il massimo sviluppo possibile delle loro potenzialità: uomini e donne sono eguali, per dignità e capacità, ma diversi, per interessi e aspirazioni”.

Casu mette in rilievo un altro aspetto del grande inglese. Scrive il direttore della biblioteca della Camera dei deputati: “Uno degli aspetti più rilevanti del suo servizio pubblico è stata la lealtà”. Lealtà al Papa, lealtà al Re. Avendo come punto cardinale il dare a Cesare ciò che spetta a Cesare e a Dio ciò che spetta a Dio. Un uomo laico perché libero e non solo libero perché laico.

Il filosofo del diritto Francesco D’Agostino analizza questo punto con finezza espositiva. Sostiene D’Agostino: “More fu (...) decapitato non tanto per la sua fedeltà a Roma, quanto per una mancata, esplicita, formale espressione di fedeltà al suo sovrano”. Si può tuttavia parlare di martirio? Spiega ancora D’Agostino: “More è stato realmente un martire, non però della dottrina cristiana, cioè di una verità pur mobilissima, ma confessionale, bensì di ciò su cui la dottrina cristiana si fonda, cioè l’idea stessa che esista una verità capace di farce liberi e di cui nessuno - e quindi nemmeno il sovrano - può rivendicare il monopolio”.
Ma la “disubbidienza “di More non è un capriccio. Come bene rileva Rocco Buttiglione nel suo contributo, “la dottrina della Chiesa, cui sir Thomas aderiva, non escludeva il diritto di ribellione ma lo vincolava a condizioni precise. Occorreva una violazione non episodica ma sistematica di diritti umani fondamentali. E anche quella non era sufficiente. Era necessario che non vi fossero mezzi pacifici per ottenere giustizia e che vi fossero anche buone probabilità di non creare attraverso la ribellione condizioni ancora peggiori e più grandi sofferenze per gli innocenti”.
Il libro si conclude con un appendice in cui è possibile leggere i testi dell’istanza inviata al Papa per la proclamazione di More a patrono dei governanti e del Motu proprio di Giovanni Paolo II.


Giuseppe Di Leo (aprile 2011)