Il nuovo regime fiscale dei contribuenti minimi in franchigia previsto dal Decreto Bersani

 

Il 1° gennaio 2007 entrerà in vigore un  nuovo regime Iva denominato “contribuenti minimi in franchigia” previsto dal nuovo articolo 32-bis del decreto Iva (d:P.R. 26 ottobre 1972,n.633) che è stato inserito dal comma 15 dell’articolo 37 del d.l. 4 luglio 2006 n.223, convertito in legge 4 agosto 2006, n.248 (1).

Di conseguenza dal 1° gennaio 2007 è abrogato il regime forfetario consentito alle persone fisiche in possesso dei quattro requisiti indicati dall’articolo 3, comma 171, legge 662/96, cioè gli esercenti imprese , arti o professioni che nell’anno precedente : 1) non hanno realizzato un volume d’affari, ragguagliato ad anno, superiore a 10.329,14 euro, tenendo conto anche dei corrispettivi e compensi, non rilevanti ai fini Iva, percepiti nell’esercizio ; 2) non hanno utilizzato beni strumentali di costo complessivo al netto degli ammortamenti superiore a 10.329,14 euro , 3) non hanno effettuato cessioni all’esportazione; 4) non hanno corrisposto, a dipendenti o collaboratori stabili, compensi complessivi,comprensivi dei contributi, superiori al 70% del volume d’affari di cui al n.1. Il forfait si applica all’Iva corrispondente alle operazioni imponibili, compresa l’Iva sulle cessioni di beni strumentali, sulla base delle seguenti percentuali: imprese aventi per oggetto altre attività: 60%; imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi: 73%; esercenti arti e professioni: 84%.

Anche il reddito d’impresa o di lavoro autonomo è determinato in modo forfetario e in relazione all’attività prevalente. Il forfait si applica al volume d’affari, aumentato dei corrispettivi e dei compensi non rilevanti ai fini Iva, nonché di quelli non concorrenti alla formazione del volume d’affari se si tratta di esercenti imprese, percepiti nell’esercizio, sulla base delle seguenti percentuali: a) imprese aventi per oggetto altre attività: 61%; b) imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi: 75%; c) esercenti arti e professioni: 78%.

Il nuovo regime si applicherà ai contribuenti persone fisiche esercenti attività commerciali, agricole e professionali che, nell’anno solare precedente, hanno realizzato o ,in caso di inizio attività, prevedono di realizzare un volume di affari non superiore a 7000 euro, e non hanno effettuato o prevedono di non effettuare cessioni all’esportazione ; sono quindi esclusi i soggetti collettivi, le società di persone e le società di capitali.

Questi contribuenti minimi sono esonerati dal versamento dell’Iva e da tutti gli altri obblighi previsti dal presente decreto, ad eccezione degli obblighi di numerazione e di conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali e di certificazione e comunicazione telematica dei corrispettivi.

Tali soggetti non possono addebitare l’imposta a titolo di rivalsa e non hanno diritto alla detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti, anche intracomunitari, e sulle importazioni. Pertanto le ricevute fiscali e gli scontrini fiscali emessi per certificare i corrispettivi non dovranno recare l’addebito dell’Iva e gl’imponibili fatturati saranno esclusi dal campo di applicazione dell’imposta.

Sono esclusi dal regime della franchigia i soggetti passivi che si avvalgono di regimi speciali di determinazione dell’imposta, come ad esempio quelli delle agenzie di viaggio e turismo, dell’editoria, dei rottami ed operazioni similari, dei giochi, spettacoli ed intrattenimenti, dei beni usati,oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione, del settore agricolo, ed i soggetti non residenti che operano nel territorio dello Stato per il tramite di rappresentanti fiscali o mediante identificazione diretta.

Il regime in esame non si sovrappone alle disposizioni “speciali” dettate dall’articolo 34 del d.P.R. n.633 del 1972 per i produttori agricoli,le quali continueranno pertanto ad applicarsi, anche nella parte riguardante l’ “esonero” di cui al comma 6 del medesimo articolo.

La franchigia Iva trova applicazione, invero, esclusivamente per i produttori agricoli che hanno optato per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari,ai sensi dell’articolo 34,comma 11 del d.P.R. n.633 del 1972.

Sono, inoltre, esclusi dal regime in esame i contribuenti che,in via esclusiva o prevalente,effettuano operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato e terreni edificabili, di cui all’articolo 10, n.8),del d:P.R. n.633/72,ovvero dei mezzi di trasporto nuovi di cui all’articolo 53,comma 1,del d.l. 30 agosto 1993,n.331,convertito con modificazioni in legge 29 ottobre 1993,n.427.

Per la determinazione del volume d’affari occorre fare riferimento,ai sensi dell’articolo 20 del d.P.R. 633 del 1972, all’ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi effettuate, registrate o soggette a registrazione con riferimento all’anno solare precedente- tenendo conto delle variazioni di cui all’articolo 26 del decreto Iva – con esclusione delle cessioni di beni ammortizzabili e dei passaggi di beni e di servizi tra attività separate nell’ambito della stessa impresa (cfr articolo 36,ultimo comma, del d.P.R. n.633/72 ).

Nel caso in cui il soggetto svolga più attività occorre considerare il volume d’affari complessivo relativo a tutte le attività esercitate, anche se gestite con contabilità separata ai sensi del menzionato articolo 36, o assoggettate, dalla normativa Iva, a regimi speciali espressamente disciplinati.

Al calcolo del limite di cui al comma 1 concorrono, quindi, anche i corrispettivi ed i compensi afferenti le attività escluse dal regime in commento in quanto assoggettate a regimi speciali.

Per i contribuenti già in attività, l’Agenzia delle Entrate attribuirà direttamente un numero speciale di partita Iva a seguito della prima comunicazione dei dati Iva, mentre per i soggetti che iniziano l’attività e che ritengono di versare nelle condizioni previste dalla normativa esaminata, l’attribuzione avviene a seguito della presentazione della dichiarazione di inizio attività prevista dall’articolo 35 del decreto Iva.

Il nuovo articolo 32-bis, comma 7, in commento, prevede che i soggetti che rientrano nel regime di cui al presente articolo possono optare per l’applicazione dell’Iva nei modi ordinari .

Sulla base delle regole dettate dal d.P.R. 10 novembre 1997,n.442, l’opzione vincola il contribuente per un triennio (articolo 3) e, trascorso il periodo minimo di permanenza nel regime prescelto, la scelta resta valida per ciascun anno successivo, fino a quando è concretamente applicata. Il decreto stabilisce che l’opzione sia comunicata con la prima dichiarazione annuale Iva da presentare successivamente alla scelta operata; fino a tale momento la scelta si desume dal comportamento concludente tenuto dal contribuente.

Le stesse disposizioni si applicano in caso di revoca dell’opzione, che ha effetto dall’anno nel corso del quale è operata. In tale evenienza, atteso che l’applicazione del regime della franchigia comporta l’esonero per il contribuente dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva, la scelta è comunicata presentando unitamente alla dichiarazione dei redditi ed entro gli stessi termini, il “quadro VO” (comunicazioni delle opzioni e delle revoche) della dichiarazione annuale Iva (articolo 2, comma 2, del d.P.R. n.442 del 1997).

Le nuove disposizioni prevedono che i contribuenti in “franchigia” siano esonerati dagli obblighi di liquidazione e versamento dell’Iva periodica e annuale, e da qualunque altro adempimento previsto dal decreto Iva, cioè dalla registrazione delle fatture emesse ; dalla registrazione dei corrispettivi ; dalla registrazione degli acquisti ; dalla dichiarazione e comunicazione annuale ; dalla compilazione ed invio dei nuovi elenchi clienti e fornitori ; dalla tenuta e conservazione dei registri e documenti,fatta eccezione per le fatture d’acquisto e le bollette doganali d’importazione.

Rimangono, comunque, alcuni adempimenti in capo a tali soggetti, come l’obbligo di numerazione e conservazione delle fatture d’acquisto e delle bollette doganali ; l’obbligo di certificazione dei corrispettivi ; l’obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate ; l’obbligo d’integrare la fattura per gli acquisti intracomunitari e per le altre operazioni di cui risultano debitori d’imposta, ad esempio, per la cosiddetta inversione contabile, con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta ,con l’obbligo del relativo versamento entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.

La norma prevede la disapplicazione di diritto del nuovo regime di “franchigia”, nel caso in cui sia superato anche uno solo dei limiti fissati dall’articolo 32-bis,comma 1, cioè quando il volume d’affari realizzato supera i 7.000 euro oppure sono effettuate cessioni all’esportazione.

A tal proposito l’articolo 32-bis,nel comma 14, dispone che il regime cessa di avere efficacia a decorrere dall’anno solare successivo a quello in cui si è superato uno dei limiti, e quindi oltre i 7.000 euro e fino al limite di 10.500 euro, ovvero a decorrere dal medesimo anno solare, se la soglia viene superata per oltre il 50 per cento del limite stesso,e quindi oltre i 10.500 euro.

Ad esempio se il volume d’affari realizzato nel 2007 sarà pari a 10.400 euro, il contribuente calcolerà l’imposta nei modi ordinari a decorrere dall’anno 2008 ; se,invece,il volume d’affari realizzato nel 2007 sarà pari a 10.600 euro, il soggetto dovrà applicare l’Iva nei modi ordinari già a decorrere dall’anno 2007 ; in tal caso l’imposta andrà applicata secondo le regole ordinarie fin dall’inizio dell’anno e, pertanto,il contribuente dovrà calcolare e versare l’Iva a debito relativa alle operazioni effettuate nell’anno 2007 dopo aver detratto l’imposta sugli acquisti relativi al medesimo periodo.

Il nuovo articolo 32-bis,comma 8, prevede che l’applicazione del regime di franchigia comporta la rettifica dell’Iva già detratta negli anni in cui si è applicato il regime ordinario, ai sensi dell’articolo 19-bis2 del decreto Iva. La fattispecie è disciplinata al comma 3 del predetto articolo, che regola, appunto, le ipotesi in cui nel corso dell’attività esercitata interviene una modifica al regime di applicazione dell’imposta. In tal caso, l’Iva relativa a beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati deve essere rettificata in un’unica soluzione, senza attendere il materiale impiego degli stessi, fatta eccezione per i beni ammortizzabili, compresi i beni immateriali, la cui rettifica va eseguita se non sono ancora trascorsi quattro anni da quello della loro entrata in funzione,ovvero dieci anni dalla data di acquisto o di ultimazione se trattasi di fabbricati o loro porzioni. A tal proposito, si ricorda che il comma 5 dell’articolo19-bis2 dispone che la rettifica non si applica ai beni ammortizzabili di costo unitario non superiore a 516,46 euro ed ai beni il cui coefficiente di ammortamento stabilito ai fini delle imposte sui redditi è superiore al 25 per cento.

Analoga rettifica va applicata quando il contribuente transita,anche per opzione, nel regime ordinario dell’imposta.

Per effettuare la rettifica sarà necessario predisporre un’apposita documentazione nella quale vanno indicate, per categorie omogenee, la quantità ed i valori dei beni facenti parte del patrimonio aziendale, anche al fine di permettere i controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Se, per esempio, un contribuente si avvarrà nel 2007 del nuovo regime in “franchigia” e, pertanto, dovrà eseguire la rettifica dell’Iva pagata sugli acquisti, che farà nella dichiarazione annuale Iva relativa al 2006 che presenterà nel 2007, la situazione sarà la seguente : nel 2007 passerà dal regime ordinario “Iva da Iva” a quello in “franchigia” ; al 31 dicembre 2006 avrà rimanenze finali di merci pari a 4.000 euro, sulle quali ha già fruito della detrazione Iva sugli acquisti pari a 800 euro ; non è obbligato ad eseguire alcuna rettifica Iva sui beni ammortizzabili, l’ultimo dei quali è stato acquistato ed è entrato in funzione nel 2000 . Con la rettifica dell’Iva sugli acquisti,prevista dall’articolo 19-bis2 del d.P.R. n.633/72, il debito di 800 euro dovrà essere versato in tre rate annuali da corrispondere entro il termine previsto per il versamento del saldo a decorrere dall’anno in cui è avvenuta la modifica del regime. In sede di prima applicazione della norma, la prima rata è anticipata al 27 dicembre 2006; la seconda è prevista per il 16 marzo 2008 ; la terza per il 16 marzo 2009.

La norma prevede, inoltre, la facoltà di estinguere il debito mediante lo strumento della compensazione di cui all’articolo 17 del D. Lgs. 9 luglio1997, n.241,e successive modificazioni, ovvero con eventuali crediti risultanti dalle liquidazioni periodiche. Il mancato versamento di ogni singola rata è punibile con la sanzione prevista dall’articolo 13 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n.471 ( pari al trenta per cento dell’importo non versato) e costituisce titolo per la riscossione coattiva.

Le rettifiche della detrazione vanno effettuate nell’ultima dichiarazione annuale presentata,ossia, quella relativa all’anno precedente al transito nel regime in commento . Ad esempio, un contribuente che transita nel nuovo regime il 1° gennaio 2007 deve evidenziare le rettifiche della detrazione conseguenti al passaggio nella dichiarazione annuale per il 2006.

Il comma 9 dell’articolo in esame dispone che con l’ultima dichiarazione annuale presentata deve essere corrisposta anche l’imposta relativa alle operazioni ad esigibilità differita di cui all’articolo 6 del d:P.R. n.633 del 1972, ancorché non se ne sia ancora verificata l’esigibilità ; si tratta dell’imposta relativa alle cessioni di beni ed alle prestazioni di servizi fatte, ad esempio, allo Stato,agli enti pubblici, per le quali l’esigibilità dell’imposta è generalmente differita al momento del pagamento del corrispettivo ; tutto ciò allo scopo di rendere neutrali gli effetti prodotti dal passaggio dal regime ordinario di applicazione dell’Iva al regime della franchigia.

Con riferimento all’ultima dichiarazione annuale Iva relativa al periodo di applicazione dell’imposta nei modi ordinari, qualora, eseguite le opportune rettifiche previste dall’articolo 19-bis2, emerga un’eccedenza di credito Iva, il medesimo potrà essere chiesto a rimborso se sussistono i presupposti di cui all’articolo 30 del d.P.R. n.633 del 1972, oppure,come già accennato, potrà essere utilizzato in compensazione con le altre imposte e contributi ai sensi dell’articolo 17 del D.lgs. n.241 del 1997.

Infine l’ultima modifica è apportata dal comma 16,  all’articolo 41,comma 2-bis, del d.l. 30 agosto 1993, n.331, convertito in legge 29 ottobre 1993, n.427, prevedendo che le cessioni di beni effettuate dai soggetti che applicano il regime di franchigia di cui all’articolo 32-bis del d.P.R. 26 ottobre 1972,n.633, non sono cessioni intracomunitarie rese nei confronti di soggetti di altro Stato membro, con la conseguenza che le stesse si configurano come cessioni interne senza diritto di rivalsa.

 

Da  Il Fisco del  22 settembre 2006.

                                                                                                 Edoardo  MAZZELLA .

 

(1)   in S.O. , n. 183/L , alla G.U. , n. 186 dell’ 11 agosto 2006.