Pensieri di Paolo VI raccolti da Padre Leonardo Sapienza

A cura di padre Leonardo Sapienza - L’estasi e il terrore di essere eletto
 

Che papa Paolo VI sia stato un Papa lasciato non poche volte solo dagli stessi suoi collaboratori di curia non è un mistero per quasi nessuno. Che egli però si sentisse solo, no, questo non si può proprio sostenere.

L’opuscolo che qui viene presentato ne è la conferma. Si tratta di alcuni brani del dialogo fra Giovanni Battista Montini, già Paolo VI, e uno dei suoi più fidati amici, il filosofo cattolico Jean Guitton, pubblicato nel 1967 e ora riproposto nel trentaduesimo anniversario della morte del Pontefice da padre Leonardo Sapienza, rogazionista e noto addetto al protocollo della prefettura della Casa Pontificia.

Spulciando qua e là, non posso tralasciarne alcuni. Sulla difficile arte di fare il Papa, mi sembra significativo quanto scrive Montini: “Se il passato ci insegna qualcosa, ci insegna che è meglio correre il rischio di deludere gli impazienti piuttosto che improvvisare nella fretta. E quanto più una autorità è alta, tanto più deve saper aspettare. Studiare è facile, il difficile è decidere”.

Sulla profezia” :“Questa è la profezia: il linguaggio del cuore al cuore non mediato dai concetti, che è ciò che fa l’arte. La profezia è il linguaggio delle cose che non si possono dire o che non si possono ancora dire. Le parole di un Papa non sono quelle di un Capo di Stato. Sono diverse”.

Sul Papa: “La vita di un Papa è senza riposo. La fragilità è nel suo corpo: la vulnerabilità nel suo spirito”.

Ancora sul Papa: “Noi chiamiamo il Papa Santo Padre per significare che non dovrebbe essere fatto della stessa pasta, della stessa materia dei tanti uomini vacillanti”.

Sulla bellezza dell’arte Paolo VI spesso si cimenta: “Questo nostro mondo, per non sprofondare nella disperazione, ha bisogno di bellezza”. Ancora: “Gli artisti sono i testimoni dell’Invisibile”.

Sul Concilio Vaticano II: “Il dopo-Concilio sarà una creazione continua. Per incarnare lo spirito conciliare devono nascere degli apostoli e dei profeti”.

Sulla fede cristiana: “Il cristianesimo non è una religione puritana, astensionista, conservatrice, isolata dalle realtà che travagliano l’uomo. E’ la religione dell’umanità. Ha il genio della riforma e del nuovo, ma anche quello della tradizione e della fedeltà. E’ per natura insoddisfatto: ma è ottimista”.

E poi, infine, il brano che dà il titolo alla raccolta: “In un cuore cattolico tutto si unifica e si fonde, il passo sicuro e la certezza. Pensare che si è eletti ma indegni. Un fardello può essere dolce e pesante. Pensi al verso che riassume la saggezza: Ho l’estasi e il terrore di essere eletto”.

Fu eletto al Soglio di Pietro Giovanni Battista Montini in una calda giornata di giugno del 1963 e il suo fu un grande pontificato. Un pontificato ancora in parte da esplorare.

Giuseppe Di Leo  (Gennaio 2011 )