SENATO DELLA REPUBBLICA - DDL 1905-B

                          Attesto che il Senato della Repubblica,

                          il 23 dicembre 2010, ha approvato il seguente disegno di

                          legge, d’iniziativa del Governo, gia` approvato dal Senato e

                          modificato dalla Camera dei deputati:

                        “Norme in materia di organizzazione delle universita`, di personale

                          accademico e reclutamento, nonche´ delega al Governo per

                          incentivare la qualita` e l’efficienza del sistema universitario”

                                                                             TITOLO I

             ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA

           UNIVERSITARIO

          Art. 1.

             (Princıpi ispiratori della riforma)

 

TITOLO I

ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA

UNIVERSITARIO

Art. 1.

(Princıpi ispiratori della riforma)

 1. Le universita` sono sede primaria di libera

 ricerca e di libera formazione nell’ambito

dei rispettivi ordinamenti e sono luogo

di apprendimento ed elaborazione critica

delle conoscenze; operano, combinando in

modo organico ricerca e didattica, per il progresso

culturale, civile ed economico della

Repubblica.

2. In attuazione delle disposizioni di cui

all’articolo 33 e al titolo V della parte II

della Costituzione, ciascuna universita` opera

ispirandosi a princı`pi di autonomia e di responsabilita`.

Sulla base di accordi di programma

con il Ministero dell’istruzione, dell’universita`

e della ricerca, di seguito denominato

«Ministero», le universita` che hanno

conseguito la stabilita` e sostenibilita` del bilancio,

nonche´ risultati di elevato livello

nel campo della didattica e della ricerca, possono

sperimentare propri modelli funzionali

e organizzativi, ivi comprese modalita` di

composizione e costituzione degli organi di

governo e forme sostenibili di organizzazione

della didattica e della ricerca su base

policentrica, diverse da quelle indicate nell’articolo

2. Il Ministero, con decreto di natura

non regolamentare, definisce i criteri

per l’ammissione alla sperimentazione e le

modalita` di verifica periodica dei risultati

conseguiti.

3. Il Ministero, nel rispetto delle competenze

delle regioni, provvede a valorizzare

il merito, a rimuovere gli ostacoli all’istruzione

universitaria e a garantire l’effettiva

realizzazione del diritto allo studio. A tal

fine, pone in essere specifici interventi per

                    – 2 –

gli studenti capaci e meritevoli, anche se

privi di mezzi, che intendano iscriversi al sistema

universitario della Repubblica per portare

a termine il loro percorso formativo.

4. Il Ministero, nel rispetto della liberta` di

insegnamento e dell’autonomia delle universita`,

indica obiettivi e indirizzi strategici

per il sistema e le sue componenti e, tramite

l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema

universitario e della ricerca (ANVUR)

per quanto di sua competenza, ne verifica e

valuta i risultati secondo criteri di qualita`,

trasparenza e promozione del merito, anche

sulla base delle migliori esperienze diffuse

a livello internazionale, garantendo una distribuzione

delle risorse pubbliche coerente

con gli obiettivi, gli indirizzi e le attivita`

svolte da ciascun ateneo, nel rispetto del

principio della coesione nazionale, nonche´

con la valutazione dei risultati conseguiti.

5. La distribuzione delle risorse pubbliche

deve essere garantita in maniera coerente con

gli obiettivi e gli indirizzi strategici per il sistema

e le sue componenti, definiti ai sensi

del comma 4.

6. Sono possibili accordi di programma tra

le singole universita` o aggregazioni delle

stesse e il Ministero al fine di favorire la

competitivita` delle universita`, migliorandone

la qualita` dei risultati, tenuto conto degli indicatori

di contesto relativi alle condizioni di

sviluppo regionale.

Art. 2.

(Organi e articolazione interna

delle universita`)

1. Le universita` statali, nel quadro del

complessivo processo di riordino della pubblica

amministrazione, provvedono, entro

sei mesi dalla data di entrata in vigore della

presente legge, a modificare i propri statuti

in materia di organizzazione e di organi di

governo dell’ateneo, nel rispetto dei princı`pi

di autonomia di cui all’articolo 33 della Costituzione,

ai sensi dell’articolo 6 della legge

9 maggio 1989, n. 168, secondo princı`pi di

semplificazione, efficienza, efficacia, trasparenza

dell’attivita` amministrativa e accessibilita`

delle informazioni relative all’ateneo,

con l’osservanza dei seguenti princı`pi e criteri

direttivi:

a) previsione dei seguenti organi:

1) rettore;

2) senato accademico;

3) consiglio di amministrazione;

4) collegio dei revisori dei conti;

5) nucleo di valutazione;

6) direttore generale;

b) attribuzione al rettore della rappresentanza

legale dell’universita` e delle funzioni

di indirizzo, di iniziativa e di coordinamento

delle attivita` scientifiche e didattiche;

della responsabilita` del perseguimento delle

finalita` dell’universita` secondo criteri di qualita`

e nel rispetto dei princı`pi di efficacia, efficienza,

trasparenza e promozione del merito;

della funzione di proposta del documento

di programmazione triennale di ateneo,

di cui all’articolo 1-ter del decretolegge

31 gennaio 2005, n. 7, convertito,

con modificazioni, dalla legge 31 marzo

2005, n. 43, anche tenuto conto delle proposte

e dei pareri del senato accademico, nonche

´ della funzione di proposta del bilancio

di previsione annuale e triennale e del conto

consuntivo; della funzione di proposta del direttore

generale ai sensi della lettera n) del

presente comma, nonche´ di iniziativa dei

procedimenti disciplinari, secondo le modalita`

previste dall’articolo 10; di ogni altra

funzione non espressamente attribuita ad altri

organi dallo statuto;

c) determinazione delle modalita` di elezione

del rettore tra i professori ordinari in

servizio presso le universita` italiane. Qualora

risulti eletto un professore appartenente ad

altro ateneo, l’elezione si configura anche

come chiamata e concomitante trasferimento

nell’organico dei professori della nuova sede,

                     – 3 –

comportando altresı` lo spostamento della

quota di finanziamento ordinario relativa

alla somma degli oneri stipendiali in godimento

presso la sede di provenienza del professore

stesso. Il posto che si rende in tal

modo vacante puo` essere coperto solo in attuazione

delle disposizioni vigenti in materia

di assunzioni;

d) durata della carica di rettore per un

unico mandato di sei anni, non rinnovabile;

e) attribuzione al senato accademico

della competenza a formulare proposte e pareri

obbligatori in materia di didattica, di ricerca

e di servizi agli studenti, anche con riferimento

al documento di programmazione

triennale di ateneo, di cui all’articolo 1-ter

del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito,

con modificazioni, dalla legge 31

marzo 2005, n. 43, nonche´ di attivazione,

modifica o soppressione di corsi, sedi, dipartimenti,

strutture di cui al comma 2, lettera

c); ad approvare il regolamento di ateneo;

ad approvare, previo parere favorevole del

consiglio di amministrazione, i regolamenti,

compresi quelli di competenza dei dipartimenti

e delle strutture di cui al comma 2, lettera

c), in materia di didattica e di ricerca,

nonche´ il codice etico di cui al comma 4;

a svolgere funzioni di coordinamento e di

raccordo con i dipartimenti e con le strutture

di cui al comma 2, lettera c); a proporre al

corpo elettorale con maggioranza di almeno

due terzi dei suoi componenti una mozione

di sfiducia al rettore non prima che siano trascorsi

due anni dall’inizio del suo mandato;

ad esprimere parere obbligatorio sul bilancio

di previsione annuale e triennale e sul conto

consuntivo dell’universita`;

f) costituzione del senato accademico su

base elettiva, in un numero di membri proporzionato

alle dimensioni dell’ateneo e

non superiore a trentacinque unita`, compresi

il rettore e una rappresentanza elettiva degli

studenti; composizione per almeno due terzi

con docenti di ruolo, almeno un terzo dei

quali direttori di dipartimento, eletti in

modo da rispettare le diverse aree scientifico-

disciplinari dell’ateneo;

g) durata in carica del senato accademico

per un massimo di quattro anni e rinnovabilita`

del mandato per una sola volta;

h) attribuzione al consiglio di amministrazione

delle funzioni di indirizzo strategico,

di approvazione della programmazione

finanziaria annuale e triennale e del personale,

nonche´ di vigilanza sulla sostenibilita`

finanziaria delle attivita`; della competenza a

deliberare, previo parere del senato accademico,

l’attivazione o soppressione di corsi e

sedi; della competenza ad adottare il regolamento

di amministrazione e contabilita`, nonche

´, su proposta del rettore e previo parere

del senato accademico per gli aspetti di sua

competenza, ad approvare il bilancio di previsione

annuale e triennale, il conto consuntivo

e il documento di programmazione

triennale di cui alla lettera b) del presente

comma; del dovere di trasmettere al Ministero

e al Ministero dell’economia e delle finanze

sia il bilancio di previsione annuale e

triennale sia il conto consuntivo; della competenza

a conferire l’incarico di direttore generale

di cui alla lettera a), numero 6), del

presente comma; della competenza disciplinare

relativamente ai professori e ricercatori

universitari, ai sensi dell’articolo 10; della

competenza ad approvare la proposta di chiamata

da parte del dipartimento, ai sensi dell’articolo

18, comma 1, lettera e), e dell’articolo

24, comma 2, lettera d);

i) composizione del consiglio di amministrazione

nel numero massimo di undici

componenti, inclusi il rettore, componente

di diritto, ed una rappresentanza elettiva degli

studenti; designazione o scelta degli altri

componenti, secondo modalita` previste dallo

statuto, tra candidature individuate, anche

mediante avvisi pubblici, tra personalita` italiane

o straniere in possesso di comprovata

competenza in campo gestionale ovvero di

un’esperienza professionale di alto livello

con una necessaria attenzione alla qualificazione

scientifica culturale; non appartenenza

                    – 4 –

ai ruoli dell’ateneo, a decorrere dai tre anni

precedenti alla designazione e per tutta la

durata dell’incarico, di un numero di consiglieri

non inferiore a tre nel caso in cui il

consiglio di amministrazione sia composto

da undici membri e non inferiore a due nel

caso in cui il consiglio di amministrazione

sia composto da un numero di membri inferiore

a undici; previsione che fra i membri

non appartenenti al ruolo dell’ateneo non

siano computati i rappresentanti degli studenti

iscritti all’ateneo medesimo; previsione

che il presidente del consiglio di amministrazione

sia il rettore o uno dei predetti consiglieri

esterni ai ruoli dell’ateneo, eletto dal

consiglio stesso; possibilita` di prevedere il

rinnovo non contestuale dei diversi membri

del consiglio di amministrazione al fine di

garantire un rinnovo graduale dell’intero

consiglio;

l) previsione, nella nomina dei componenti

il consiglio di amministrazione, del rispetto,

da parte di ciascuna componente,

del principio costituzionale delle pari opportunita`

tra uomini e donne nell’accesso agli

uffici pubblici;

m) durata in carica del consiglio di amministrazione

per un massimo di quattro

anni; durata quadriennale del mandato fatta

eccezione per quello dei rappresentanti degli

studenti, di durata biennale; rinnovabilita` del

mandato per una sola volta;

n) sostituzione della figura del direttore

amministrativo con la figura del direttore generale,

da scegliere tra personalita` di elevata

qualificazione professionale e comprovata

esperienza pluriennale con funzioni dirigenziali;

conferimento da parte del consiglio di

amministrazione, su proposta del rettore, sentito

il parere del senato accademico, dell’incarico

di direttore generale, regolato con

contratto di lavoro a tempo determinato di

diritto privato di durata non superiore a quattro

anni rinnovabile; determinazione del trattamento

economico spettante al direttore generale

in conformita` a criteri e parametri fissati

con decreto del Ministro dell’istruzione,

dell’universita` e della ricerca, di seguito denominato

«Ministro», di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze; previsione

del collocamento in aspettativa senza

assegni per tutta la durata del contratto in

caso di conferimento dell’incarico a dipendente

pubblico;

o) attribuzione al direttore generale,

sulla base degli indirizzi forniti dal consiglio

di amministrazione, della complessiva gestione

e organizzazione dei servizi, delle risorse

strumentali e del personale tecnico-amministrativo

dell’ateneo, nonche´ dei compiti,

in quanto compatibili, di cui all’articolo 16

del decreto legislativo 30 marzo 2001,

n. 165; partecipazione del direttore generale,

senza diritto di voto, alle sedute del consiglio

di amministrazione;

p) composizione del collegio dei revisori

dei conti in numero di tre componenti

effettivi e due supplenti, di cui un membro

effettivo, con funzioni di presidente, scelto

tra i magistrati amministrativi e contabili e

gli avvocati dello Stato; uno effettivo e uno

supplente, designati dal Ministero dell’economia

e delle finanze; uno effettivo e uno

supplente scelti dal Ministero tra dirigenti e

funzionari del Ministero stesso; nomina dei

componenti con decreto rettorale; durata del

mandato per un massimo di quattro anni; rinnovabilita`

dell’incarico per una sola volta e

divieto di conferimento dello stesso a personale

dipendente della medesima universita`;

iscrizione di almeno due componenti al Registro

dei revisori contabili;

q) composizione del nucleo di valutazione,

ai sensi della legge 19 ottobre 1999,

n. 370, con soggetti di elevata qualificazione

professionale in prevalenza esterni all’ateneo,

il cui curriculum e` reso pubblico nel

sito internet dell’universita`; il coordinatore

puo` essere individuato tra i professori di

ruolo dell’ateneo;

r) attribuzione al nucleo di valutazione

della funzione di verifica della qualita` e dell’efficacia

dell’offerta didattica, anche sulla

base degli indicatori individuati dalle com

                 –  5 –

missioni paritetiche docenti-studenti, di cui

al comma 2, lettera g), del presente articolo,

nonche´ della funzione di verifica dell’attivita`

di ricerca svolta dai dipartimenti e della congruita`

del curriculum scientifico o professionale

dei titolari dei contratti di insegnamento

di cui all’articolo 23, comma 1, e attribuzione,

in raccordo con l’attivita` dell’ANVUR,

delle funzioni di cui all’articolo 14

del decreto legislativo 27 ottobre 2009,

n. 150, relative alle procedure di valutazione

delle strutture e del personale, al fine di promuovere

nelle universita`, in piena autonomia

e con modalita` organizzative proprie, il merito

e il miglioramento della performance organizzativa

e individuale;

s) divieto per i componenti del senato

accademico e del consiglio di amministrazione

di ricoprire altre cariche accademiche,

fatta eccezione per il rettore limitatamente

al senato accademico e al consiglio di amministrazione

e, per i direttori di dipartimento,

limitatamente allo stesso senato, qualora risultino

eletti a farne parte; di essere componente

di altri organi dell’universita` salvo che

del consiglio di dipartimento; di ricoprire il

ruolo di direttore o presidente delle scuole

di specializzazione o di fare parte del consiglio

di amministrazione delle scuole di specializzazione;

di rivestire alcun incarico di

natura politica per la durata del mandato e

di ricoprire la carica di rettore o far parte

del consiglio di amministrazione, del senato

accademico, del nucleo di valutazione o del

collegio dei revisori dei conti di altre universita`

italiane statali, non statali o telematiche;

di svolgere funzioni inerenti alla programmazione,

al finanziamento e alla valutazione

delle attivita` universitarie nel Ministero e

nell’ANVUR; decadenza per i componenti

del senato accademico e del consiglio di amministrazione

che non partecipino con continuita`

alle sedute dell’organo di appartenenza.

2. Per le medesime finalita` ed entro lo

stesso termine di cui al comma 1, le universita`

statali modificano, altresı`, i propri statuti

in tema di articolazione interna, con l’osservanza

dei seguenti vincoli e criteri direttivi:

a) semplificazione dell’articolazione interna,

con contestuale attribuzione al dipartimento

delle funzioni finalizzate allo svolgimento

della ricerca scientifica, delle attivita`

didattiche e formative, nonche´ delle attivita`

rivolte all’esterno ad esse correlate o accessorie;

b) riorganizzazione dei dipartimenti assicurando

che a ciascuno di essi afferisca

un numero di professori, ricercatori di ruolo

e ricercatori a tempo determinato non inferiore

a trentacinque, ovvero quaranta nelle

universita` con un numero di professori, ricercatori

di ruolo e a tempo determinato superiore

a mille unita`, afferenti a settori scientifico-

disciplinari omogenei;

c) previsione della facolta` di istituire tra

piu` dipartimenti, raggruppati in relazione a

criteri di affinita` disciplinare, strutture di raccordo,

comunque denominate, con funzioni

di coordinamento e razionalizzazione delle

attivita` didattiche, compresa la proposta di

attivazione o soppressione di corsi di studio,

e di gestione dei servizi comuni; previsione

che, ove alle funzioni didattiche e di ricerca

si affianchino funzioni assistenziali nell’ambito

delle disposizioni statali in materia, le

strutture assumano i compiti conseguenti secondo

le modalita` e nei limiti concertati con

la regione di ubicazione, garantendo l’inscindibilita`

delle funzioni assistenziali dei docenti

di materie cliniche da quelle di insegnamento

e di ricerca;

d) previsione della proporzionalita` del

numero complessivo delle strutture di cui

alla lettera c) alle dimensioni dell’ateneo, anche

in relazione alla tipologia scientifico-disciplinare

dell’ateneo stesso, fermo restando

che il numero delle stesse non puo` comunque

essere superiore a dodici;

e) previsione della possibilita`, per le

universita` con un organico di professori, di

ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato

inferiore a cinquecento unita`, di

                  – 6 –

darsi un’articolazione organizzativa interna

semplificata alla quale vengono attribuite

unitariamente le funzioni di cui alle lettere

a) e c);

f) istituzione di un organo deliberante

delle strutture di cui alla lettera c), ove esistenti,

composto dai direttori dei dipartimenti

in esse raggruppati, da una rappresentanza

elettiva degli studenti, nonche´, in misura

complessivamente non superiore al 10 per

cento dei componenti dei consigli dei dipartimenti

stessi, da docenti scelti, con modalita`

definite dagli statuti, tra i componenti delle

giunte dei dipartimenti, ovvero tra i coordinatori

di corsi di studio o di dottorato ovvero

tra i responsabili delle attivita` assistenziali di

competenza della struttura, ove previste; attribuzione

delle funzioni di presidente dell’organo

ad un professore ordinario afferente

alla struttura eletto dall’organo stesso ovvero

nominato secondo modalita` determinate dallo

statuto; durata triennale della carica e rinnovabilita`

della stessa per una sola volta. La

partecipazione all’organo di cui alla presente

lettera non da` luogo alla corresponsione di

compensi, emolumenti, indennita` o rimborsi

spese;

g) istituzione in ciascun dipartimento,

ovvero in ciascuna delle strutture di cui

alle lettere c) ovvero e), senza maggiori

oneri a carico della finanza pubblica, di

una commissione paritetica docenti-studenti,

competente a svolgere attivita` di monitoraggio

dell’offerta formativa e della qualita`

della didattica nonche´ dell’attivita` di servizio

agli studenti da parte dei professori e dei ricercatori;

ad individuare indicatori per la valutazione

dei risultati delle stesse; a formulare

pareri sull’attivazione e la soppressione

di corsi di studio. La partecipazione alla

commissione paritetica di cui alla presente

lettera non da` luogo alla corresponsione di

compensi, emolumenti, indennita` o rimborsi

spese;

h) garanzia di una rappresentanza elettiva

degli studenti negli organi di cui al

comma 1, lettere f), i) e q), nonche´ alle lettere

f) e g) del presente comma, in conformita`

a quanto previsto dall’articolo 6,

comma 1, del decreto-legge 21 aprile 1995,

n. 120, convertito, con modificazioni, dalla

legge 21 giugno 1995, n. 236; attribuzione

dell’elettorato passivo agli iscritti per la

prima volta e non oltre il primo anno fuori

corso ai corsi di laurea, laurea magistrale e

dottorato di ricerca dell’universita`; durata

biennale di ogni mandato e rinnovabilita`

per una sola volta;

i) introduzione di misure a tutela della

rappresentanza studentesca, compresa la possibilita`

di accesso, nel rispetto della vigente

normativa, ai dati necessari per l’esplicazione

dei compiti ad essa attribuiti;

l) rafforzamento dell’internazionalizzazione

anche attraverso una maggiore mobilita`

dei docenti e degli studenti, programmi

integrati di studio, iniziative di cooperazione

interuniversitaria per attivita` di studio e di ricerca

e l’attivazione, nell’ambito delle risorse

umane, finanziarie e strumentali disponibili

a legislazione vigente, di insegnamenti,

di corsi di studio e di forme di selezione

svolti in lingua straniera;

m) introduzione di sanzioni da irrogare

in caso di violazioni del codice etico.

3. Gli istituti di istruzione universitaria a

ordinamento speciale adottano, senza nuovi

o maggiori oneri per la finanza pubblica,

proprie modalita` di organizzazione, nel rispetto

dei princı`pi di semplificazione, efficienza,

efficacia, trasparenza dell’attivita` amministrativa

e accessibilita` delle informazioni

relative all’ateneo di cui al comma 1 del presente

articolo, fatto salvo quanto disposto

dall’articolo 6, comma 9, della legge 9 maggio

1989, n. 168.

4. Le universita` che ne fossero prive adottano

entro centottanta giorni dalla data di entrata

in vigore della presente legge un codice

etico della comunita` universitaria formata dal

personale docente e ricercatore, dal personale

tecnico-amministrativo e dagli studenti dell’ateneo.

Il codice etico determina i valori

                       – 7 –

fondamentali della comunita` universitaria,

promuove il riconoscimento e il rispetto dei

diritti individuali, nonche´ l’accettazione di

doveri e responsabilita` nei confronti dell’istituzione

di appartenenza, detta le regole di

condotta nell’ambito della comunita`. Le

norme sono volte ad evitare ogni forma di

discriminazione e di abuso, nonche´ a regolare

i casi di conflitto di interessi o di proprieta`

intellettuale. Sulle violazioni del codice

etico, qualora non ricadano sotto la

competenza del collegio di disciplina, decide,

su proposta del rettore, il senato accademico.

5. In prima applicazione, lo statuto contenente

le modifiche statutarie di cui ai commi

1 e 2 e` predisposto da apposito organo istituito

con decreto rettorale senza nuovi o

maggiori oneri per la finanza pubblica e

composto da quindici componenti, tra i quali

il rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti

degli studenti, sei designati dal

senato accademico e sei dal consiglio di amministrazione.

La partecipazione all’organo

di cui al presente comma non da` luogo alla

corresponsione di compensi, emolumenti, indennita`

o rimborsi spese. Ad eccezione del

rettore e dei rappresentanti degli studenti, i

componenti non possono essere membri del

senato accademico e del consiglio di amministrazione.

Lo statuto contenente le modifiche

statutarie e` adottato con delibera del senato

accademico, previo parere favorevole

del consiglio di amministrazione.

6. In caso di mancato rispetto del termine

di cui al comma 1, il Ministero assegna all’universita`

un termine di tre mesi per adottare

le modifiche statutarie; decorso inutilmente

tale termine, il Ministro costituisce,

senza nuovi o maggiori oneri per la finanza

pubblica, una commissione composta da tre

membri, compreso il presidente, in possesso

di adeguata professionalita`, con il compito

di predisporre le necessarie modifiche statutarie.

7. Lo statuto, adottato ai sensi dei commi

5 e 6 del presente articolo, e` trasmesso al

Ministero che esercita il controllo previsto

all’articolo 6 della legge 9 maggio 1989,

n. 168, entro centoventi giorni dalla ricezione

dello stesso.

8. In relazione a quanto previsto dai

commi 1 e 2, entro trenta giorni dalla data

di pubblicazione dei nuovi statuti nella Gazzetta

Ufficiale, i competenti organi universitari

avviano le procedure per la costituzione

dei nuovi organi statutari.

9. Gli organi collegiali delle universita` decadono

al momento della costituzione di

quelli previsti dal nuovo statuto. Gli organi

il cui mandato scade entro il termine di cui

al comma 1 restano in carica fino alla costituzione

degli stessi ai sensi del nuovo statuto.

Il mandato dei rettori in carica al momento

dell’adozione dello statuto di cui ai

commi 5 e 6 e` prorogato fino al termine dell’anno

accademico successivo. Sono comunque

fatte salve le scadenze dei mandati in

corso previste alla data dell’elezione dei rettori

eletti, o in carica, se successive al predetto

anno accademico. Il mandato dei rettori

i quali, alla data di entrata in vigore della

presente legge, sono stati eletti ovvero stanno

espletando il primo mandato e` prorogato di

due anni e non e` rinnovabile. Tale proroga

assorbe quella di cui al terzo periodo del presente

comma.

10. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni

sui limiti del mandato o delle cariche

di cui al comma 1, lettere d), g) e m), sono

considerati anche i periodi gia` espletati nell’ateneo

alla data di entrata in vigore dei

nuovi statuti.

11. L’elettorato passivo per le cariche accademiche

e` riservato ai docenti che assicurano

un numero di anni di servizio almeno

pari alla durata del mandato prima della

data di collocamento a riposo.

12. Il rispetto dei princı`pi di semplificazione,

razionale dimensionamento delle strutture,

efficienza ed efficacia di cui al presente

articolo rientra tra i criteri di valutazione

delle universita` valevoli ai fini dell’allocazione

delle risorse, secondo criteri e parame

                   – 8 –

tri definiti con decreto del Ministro, su proposta

dell’ANVUR.

13. A decorrere dalla data di entrata in vigore

delle modifiche statutarie, adottate dall’ateneo

ai sensi del presente articolo, perdono

efficacia nei confronti dello stesso le

seguenti disposizioni:

a) l’articolo 16, comma 4, lettere b) ed

f), della legge 9 maggio 1989, n. 168;

b) l’articolo 17, comma 110, della legge

15 maggio 1997, n. 127.

Art. 3.

(Federazione e fusione di atenei

e razionalizzazione dell’offerta formativa)

1. Al fine di migliorare la qualita`, l’efficienza

e l’efficacia dell’attivita` didattica, di

ricerca e gestionale, di razionalizzare la distribuzione

delle sedi universitarie e di ottimizzare

l’utilizzazione delle strutture e delle

risorse, nell’ambito dei princı`pi ispiratori

della presente riforma di cui all’articolo 1,

due o piu` universita` possono federarsi, anche

limitatamente ad alcuni settori di attivita` o

strutture, ovvero fondersi.

2. La federazione puo` avere luogo, altresı`,

tra universita` ed enti o istituzioni operanti

nei settori della ricerca e dell’alta formazione,

ivi compresi gli istituti tecnici superiori

di cui al capo II del decreto del Presidente

del Consiglio dei ministri 25 gennaio

2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale

n. 86 dell’11 aprile 2008, nonche´ all’articolo

2, comma 4, del regolamento di cui al decreto

del Presidente della Repubblica 15

marzo 2010, n. 87, e all’articolo 2, comma

4, del regolamento di cui al decreto del Presidente

della Repubblica 15 marzo 2010,

n. 88, sulla base di progetti coerenti ed omogenei

con le caratteristiche e le specificita`

dei partecipanti.

3. La federazione ovvero la fusione ha

luogo sulla base di un progetto contenente,

in forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi,

le compatibilita` finanziarie e logistiche,

le proposte di riallocazione dell’organico e

delle strutture in coerenza con gli obiettivi

di cui al comma 1. Nel caso di federazione,

il progetto deve prevedere le modalita` di governance

della federazione, l’iter di approvazione

di tali modalita`, nonche´ le regole per

l’accesso alle strutture di governance, da riservare

comunque a componenti delle strutture

di governance delle istituzioni che si federano.

I fondi risultanti dai risparmi prodotti

dalla realizzazione della federazione o fusione

degli atenei possono restare nella disponibilita`

degli atenei che li hanno prodotti,

purche´ indicati nel progetto e approvati, ai

sensi del comma 4, dal Ministero.

4. Il progetto di cui al comma 3, deliberato

dai competenti organi di ciascuna delle

istituzioni interessate, e` sottoposto per l’approvazione

all’esame del Ministero, che si

esprime entro tre mesi, previa valutazione

dell’ANVUR e dei rispettivi comitati regionali

di coordinamento di cui all’articolo 3

del regolamento di cui al decreto del Presidente

della Repubblica 27 gennaio 1998,

n. 25.

5. In attuazione dei procedimenti di federazione

o di fusione di cui al presente articolo,

il progetto di cui al comma 3 dispone,

altresı`, in merito a eventuali procedure di

mobilita` dei professori e dei ricercatori, nonche

´ del personale tecnico-amministrativo. In

particolare, per i professori e i ricercatori,

l’eventuale trasferimento avviene previo

espletamento di apposite procedure di mobilita`

ad istanza degli interessati. In caso di

esito negativo delle predette procedure, il

Ministro puo` provvedere, con proprio decreto,

al trasferimento del personale interessato

disponendo, altresı`, in ordine alla concessione

agli interessati di incentivi finanziari

a carico del fondo di finanziamento ordinario,

sentito il Ministero dell’economia e

delle finanze.

6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano

anche a seguito dei processi di revisione

e razionalizzazione dell’offerta forma

                      – 9 –

tiva e della conseguente disattivazione dei

corsi di studio universitari, delle facolta` e

delle sedi universitarie decentrate, ai sensi

dell’articolo 1-ter del decreto-legge 31 gennaio

2005, n. 7, convertito, con modificazioni,

dalla legge 31 marzo 2005, n. 43.

 TITOLO II

NORME E DELEGA LEGISLATIVA IN

MATERIA DI QUALITA` ED EFFICIENZA

DEL SISTEMA UNIVERSITARIO

Art. 4.

(Fondo per il merito)

1. E`

istituito presso il Ministero un fondo

speciale, di seguito denominato «fondo», finalizzato

a promuovere l’eccellenza e il merito

fra gli studenti dei corsi di laurea e laurea

magistrale individuati, per gli iscritti al

primo anno per la prima volta, mediante

prove nazionali standard e, per gli iscritti

agli anni successivi, mediante criteri nazionali

standard di valutazione. Il fondo e` destinato

a:

a) erogare premi di studio, estesi anche

alle esperienze di formazione da realizzare

presso universita` e centri di ricerca di Paesi

esteri;

b) fornire buoni studio, che prevedano

una quota, determinata in relazione ai risultati

accademici conseguiti, da restituire a

partire dal termine degli studi, secondo tempi

parametrati al reddito percepito. Nei limiti

delle risorse disponibili sul fondo, sono

esclusi dall’obbligo della restituzione gli studenti

che hanno conseguito il titolo di laurea

ovvero di laurea specialistica o magistrale

con il massimo dei voti ed entro i termini

di durata normale del corso;

c) garantire finanziamenti erogati per le

finalita` di cui al presente comma.

2. Gli interventi previsti al comma 1 sono

cumulabili con le borse di studio assegnate ai

sensi dell’articolo 8 della legge 2 dicembre

1991, n. 390.

3. Il Ministro, di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza

permanente per i rapporti tra lo

Stato, le regioni e le province autonome di

Trento e di Bolzano, con propri decreti di

natura non regolamentare disciplina i criteri

e le modalita` di attuazione del presente articolo

ed in particolare:

a) i criteri di accesso alle prove nazionali

standard e i criteri nazionali standard

di valutazione di cui al comma 1;

b) i criteri e le modalita` di attribuzione

dei premi e dei buoni, nonche´ le modalita` di

accesso ai finanziamenti garantiti;

c) i criteri e le modalita` di restituzione

della quota di cui al comma 1, lettera b), prevedendo

una graduazione della stessa in base

al reddito percepito nell’attivita` lavorativa;

d) le caratteristiche, l’ammontare dei

premi e dei buoni e i criteri e le modalita`

per la loro eventuale differenziazione;

e) l’ammontare massimo garantito per

ciascuno studente per ciascun anno, anche

in ragione delle diverse tipologie di studenti;

f) i requisiti di merito che gli studenti

devono rispettare nel corso degli studi per

mantenere il diritto a premi, buoni e finanziamenti

garantiti;

g) le modalita` di utilizzo di premi,

buoni e finanziamenti garantiti;

h) le caratteristiche dei finanziamenti,

prevedendo un contributo a carico degli istituti

concedenti pari all’1 per cento delle

somme erogate e allo 0,1 per cento delle

rate rimborsate;

i) i criteri e le modalita` di utilizzo del

fondo e la ripartizione delle risorse del fondo

stesso tra le destinazioni di cui al comma 1;

l) la predisposizione di idonee iniziative

di divulgazione e informazione, nonche´ di

assistenza a studenti e universita` in merito

                     – 10 –

alle modalita` di accesso agli interventi di cui

al presente articolo;

m) le modalita` di monitoraggio, con

idonei strumenti informatici, della concessione

dei premi, dei buoni e dei finanziamenti,

del rimborso degli stessi, nonche´ dell’esposizione

del fondo;

n) le modalita` di selezione con procedura

competitiva dell’istituto o degli istituti

finanziari fornitori delle provviste finanziarie;

o) la previsione, nell’ambito della programmazione

degli accessi alle borse di studio,

di riservare la quota del 10 per cento

agli studenti iscritti nelle universita` della regione

in cui risultano residenti.

4. L’ammissione, a seguito del relativo

bando di concorso, presso i collegi universitari

legalmente riconosciuti e presso i collegi

di cui all’articolo 1, comma 603, della legge

27 dicembre 2006, n. 296, costituisce un titolo

valutabile per i candidati, ai fini della

predisposizione delle graduatorie per la concessione

dei contributi di cui al comma 3.

5. Il coordinamento operativo della somministrazione

delle prove nazionali, da effettuare

secondo i migliori standard tecnologici

e di sicurezza, e` svolto dal Ministero, secondo

modalita` individuate con decreto di

natura non regolamentare del Ministro, di

concerto con il Ministro dell’economia e

delle finanze, che disciplina altresı` il contributo

massimo richiesto agli studenti per la

partecipazione alle prove, con l’esenzione

per gli studenti privi di mezzi, nonche´ le modalita`

di predisposizione e svolgimento delle

stesse.

6. Gli oneri di gestione e le spese di funzionamento

degli interventi relativi al fondo

sono a carico delle risorse finanziarie del

fondo stesso.

7. Il Ministero dell’economia e delle finanze,

con propri decreti, determina, secondo

criteri di mercato, il corrispettivo per la garanzia

dello Stato, da imputare ai finanziamenti

erogati. I corrispettivi asserviti all’esercizio

della garanzia dello Stato sono depositati

su apposito conto aperto presso la Tesoreria

statale.

8. Il fondo, gestito dal Ministero di concerto

con il Ministero dell’economia e delle

finanze, e` alimentato con:

a) versamenti effettuati a titolo spontaneo

e solidale da privati, societa`, enti e fondazioni,

anche vincolati, nel rispetto delle finalita`

del fondo, a specifici usi;

b) trasferimenti pubblici, previsti da

specifiche disposizioni, limitatamente agli interventi

di cui al comma 1, lettera a);

c) i corrispettivi di cui al comma 7, da

utilizzare in via esclusiva per le finalita` di

cui al comma 1, lettera c);

d) i contributi di cui al comma 3, lettera

h), e al comma 5, da utilizzare per le finalita`

di cui al comma 6.

9. Il Ministero, di concerto con il Ministero

dell’economia e delle finanze, promuove,

anche con apposite convenzioni, il

concorso dei privati e disciplina con proprio

decreto di natura non regolamentare le modalita`

con cui i soggetti donatori possono

partecipare allo sviluppo del fondo, anche

costituendo, senza nuovi o maggiori oneri

per la finanza pubblica, un comitato consultivo

formato da rappresentanti dei Ministeri,

dei donatori e degli studenti, questi ultimi

designati dal Consiglio nazionale degli studenti

universitari (CNSU) tra i propri componenti.

10. All’articolo 10, comma 1, lettera lquater),

del testo unico delle imposte sui

redditi di cui al decreto del Presidente della

Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo

le parole: «articolo 59, comma 3, della legge

23 dicembre 2000, n. 388,» sono inserite le

seguenti: «del Fondo per il merito degli studenti

universitari».

                     – 11 –

Art. 5.

(Delega in materia di interventi per la qualita`

e l’efficienza del sistema universitario)

1. Il Governo e` delegato ad adottare, entro

il termine di dodici mesi dalla data di entrata

in vigore della presente legge, uno o piu` decreti

legislativi finalizzati a riformare il sistema

universitario per il raggiungimento

dei seguenti obiettivi:

a) valorizzazione della qualita` e dell’efficienza

delle universita` e conseguente introduzione

di meccanismi premiali nella distribuzione

delle risorse pubbliche sulla base

di criteri definiti ex ante, anche mediante

previsione di un sistema di accreditamento

periodico delle universita`; valorizzazione

dei collegi universitari legalmente riconosciuti,

ivi compresi i collegi storici, mediante

la previsione di una apposita disciplina per il

riconoscimento e l’accreditamento degli

stessi anche ai fini della concessione del finanziamento

statale; valorizzazione della figura

dei ricercatori; realizzazione di opportunita`

uniformi, su tutto il territorio nazionale,

di accesso e scelta dei percorsi formativi;

b) revisione della disciplina concernente

la contabilita`, al fine di garantirne coerenza

con la programmazione triennale di ateneo,

maggiore trasparenza ed omogeneita`, e di

consentire l’individuazione della esatta condizione

patrimoniale dell’ateneo e dell’andamento

complessivo della gestione; previsione

di meccanismi di commissariamento in caso

di dissesto finanziario degli atenei;

c) introduzione, sentita l’ANVUR, di un

sistema di valutazione ex post delle politiche

di reclutamento degli atenei, sulla base di

criteri definiti ex ante;

d) revisione, in attuazione del titolo V

della parte II della Costituzione, della normativa

di principio in materia di diritto allo

studio, al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine

economico e sociale che limitano l’accesso

all’istruzione superiore, e contestuale

definizione dei livelli essenziali delle prestazioni

(LEP) erogate dalle universita` statali.

2. L’attuazione del comma 1, lettere a), b)

e c), ad eccezione di quanto previsto al

comma 3, lettera g), e al comma 4, lettera

l), non deve determinare nuovi o maggiori

oneri per la finanza pubblica. Gli eventuali

maggiori oneri derivanti dall’attuazione del

comma 1, lettera d), dovranno essere quantificati

e coperti, ai sensi dell’articolo 17,

comma 2, della legge 31 dicembre 2009,

n. 196.

3. Nell’esercizio della delega di cui al

comma 1, lettera a), del presente articolo,

il Governo si attiene ai princı`pi di riordino

di cui all’articolo 20 della legge 15 marzo

1997, n. 59, e ai seguenti princı`pi e criteri

direttivi:

a) introduzione di un sistema di accreditamento

delle sedi e dei corsi di studio universitari

di cui all’articolo 3 del regolamento

di cui al decreto del Ministro dell’istruzione,

dell’universita` e della ricerca 22 ottobre

2004, n. 270, fondato sull’utilizzazione di

specifici indicatori definiti ex ante dall’ANVUR

per la verifica del possesso da parte degli

atenei di idonei requisiti didattici, strutturali,

organizzativi, di qualificazione dei docenti

e delle attivita` di ricerca, nonche´ di sostenibilita`

economico-finanziaria;

b) introduzione di un sistema di valutazione

periodica basato su criteri e indicatori

stabiliti ex ante, da parte dell’ANVUR, dell’efficienza

e dei risultati conseguiti nell’ambito

della didattica e della ricerca dalle singole

universita` e dalle loro articolazioni interne;

c) potenziamento del sistema di autovalutazione

della qualita` e dell’efficacia delle

proprie attivita` da parte delle universita`, anche

avvalendosi dei propri nuclei di valutazione

e dei contributi provenienti dalle commissioni

paritetiche di cui all’articolo 2,

comma 2, lettera g);

d) definizione del sistema di valutazione

e di assicurazione della qualita` degli atenei

                 – 12 –

in coerenza con quanto concordato a livello

europeo, in particolare secondo le linee guida

adottate dai Ministri dell’istruzione superiore

dei Paesi aderenti all’Area europea dell’istruzione

superiore;

e) previsione di meccanismi volti a garantire

incentivi correlati al conseguimento

dei risultati di cui alla lettera b), nell’ambito

delle risorse disponibili del fondo di finanziamento

ordinario delle universita` allo

scopo annualmente predeterminate;

f) previsione per i collegi universitari legalmente

riconosciuti, quali strutture a carattere

residenziale, di rilevanza nazionale, di

elevata qualificazione culturale, che assicurano

agli studenti servizi educativi, di orientamento

e di integrazione dell’offerta formativa

degli atenei, di requisiti e di standard

minimi a carattere istituzionale, logistico e

funzionale necessari per il riconoscimento

da parte del Ministero e successivo accreditamento

riservato ai collegi legalmente riconosciuti

da almeno cinque anni; rinvio ad apposito

decreto ministeriale della disciplina

delle procedure di iscrizione, delle modalita`

di verifica della permanenza delle condizioni

richieste, nonche´ delle modalita` di accesso ai

finanziamenti statali riservati ai collegi accreditati;

g) revisione del trattamento economico

dei ricercatori non confermati a tempo indeterminato,

nel primo anno di attivita`, nel rispetto

del limite di spesa di cui all’articolo

29, comma 22, primo periodo.

4. Nell’esercizio della delega di cui al

comma 1, lettera b), il Governo si attiene

ai seguenti princı`pi e criteri direttivi:

a) introduzione di un sistema di contabilita`

economico-patrimoniale e analitica,

del bilancio unico e del bilancio consolidato

di ateneo sulla base di princı`pi contabili e

schemi di bilancio stabiliti e aggiornati dal

Ministero, di concerto con il Ministero dell’economia

e delle finanze, sentita la Conferenza

dei rettori delle universita` italiane

(CRUI), garantendo, al fine del consolidamento

e del monitoraggio dei conti delle amministrazioni

pubbliche, la predisposizione di

un bilancio preventivo e di un rendiconto in

contabilita` finanziaria, in conformita` alla disciplina

adottata ai sensi dell’articolo 2,

comma 2, della legge 31 dicembre 2009,

n. 196;

b) adozione di un piano economico-finanziario

triennale al fine di garantire la sostenibilita`

di tutte le attivita` dell’ateneo;

c) previsione che gli effetti delle misure

di cui alla presente legge trovano adeguata

compensazione nei piani previsti alla lettera

d); comunicazione al Ministero dell’economia

e delle finanze, con cadenza annuale,

dei risultati della programmazione triennale

riferiti al sistema universitario nel suo complesso,

ai fini del monitoraggio degli andamenti

della finanza pubblica;

d) predisposizione di un piano triennale

diretto a riequilibrare, entro intervalli di percentuali

definiti dal Ministero, e secondo criteri

di piena sostenibilita` finanziaria, i rapporti

di consistenza del personale docente, ricercatore

e tecnico-amministrativo, ed il numero

dei professori e ricercatori di cui all’articolo

1, comma 9, della legge 4 novembre

2005, n. 230, e successive modificazioni;

previsione che la mancata adozione, parziale

o totale, del predetto piano comporti la non

erogazione delle quote di finanziamento ordinario

relative alle unita` di personale che

eccedono i limiti previsti;

e) determinazione di un limite massimo

all’incidenza complessiva delle spese per

l’indebitamento e delle spese per il personale

di ruolo e a tempo determinato, inclusi gli

oneri per la contrattazione integrativa, sulle

entrate complessive dell’ateneo, al netto di

quelle a destinazione vincolata;

f) introduzione del costo standard unitario

di formazione per studente in corso, calcolato

secondo indici commisurati alle diverse

tipologie dei corsi di studio e ai differenti

contesti economici, territoriali e infrastrutturali

in cui opera l’universita`, cui collegare

l’attribuzione all’universita` di una per

                     –13 –

centuale della parte di fondo di finanziamento

ordinario non assegnata ai sensi dell’articolo

2 del decreto-legge 10 novembre

2008, n. 180, convertito, con modificazioni,

dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1; individuazione

degli indici da utilizzare per la quantificazione

del costo standard unitario di formazione

per studente in corso, sentita l’ANVUR;

g) previsione della declaratoria di dissesto

finanziario nell’ipotesi in cui l’universita`

non possa garantire l’assolvimento delle proprie

funzioni indispensabili ovvero non possa

fare fronte ai debiti liquidi ed esigibili nei

confronti dei terzi;

h) disciplina delle conseguenze del dissesto

finanziario con previsione dell’inoltro

da parte del Ministero di preventiva diffida

e sollecitazione a predisporre, entro un termine

non superiore a centottanta giorni, un

piano di rientro da sottoporre all’approvazione

del Ministero, di concerto con il Ministero

dell’economia e delle finanze, e da attuare

nel limite massimo di un quinquennio;

previsione delle modalita` di controllo periodico

dell’attuazione del predetto piano;

i) previsione, per i casi di mancata predisposizione,

mancata approvazione ovvero

omessa o incompleta attuazione del piano,

del commissariamento dell’ateneo e disciplina

delle modalita` di assunzione da parte

del Governo, su proposta del Ministro, di

concerto con il Ministro dell’economia e

delle finanze, della delibera di commissariamento

e di nomina di uno o piu` commissari,

ad esclusione del rettore, con il compito di

provvedere alla predisposizione ovvero all’attuazione

del piano di rientro finanziario;

l) previsione di un apposito fondo di rotazione,

distinto ed aggiuntivo rispetto alle

risorse destinate al fondo di finanziamento

ordinario per le universita`, a garanzia del riequilibrio

finanziario degli atenei;

m) previsione che gli eventuali maggiori

oneri derivanti dall’attuazione della lettera l)

del presente comma siano quantificati e coperti,

ai sensi dell’articolo 17, comma 2,

della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

5. Nell’esercizio della delega di cui al

comma 1, lettera c), il Governo si attiene

al principio e criterio direttivo dell’attribuzione

di una quota non superiore al 10 per

cento del fondo di funzionamento ordinario

correlata a meccanismi di valutazione delle

politiche di reclutamento degli atenei, elaborati

da parte dell’ANVUR e fondati su: la

produzione scientifica dei professori e dei ricercatori

successiva alla loro presa di servizio

ovvero al passaggio a diverso ruolo o fascia

nell’ateneo; la percentuale di ricercatori

a tempo determinato in servizio che non

hanno trascorso l’intero percorso di dottorato

e di post-dottorato, o, nel caso delle facolta`

di medicina e chirurgia, di scuola di specializzazione,

nella medesima universita`; la percentuale

dei professori reclutati da altri atenei;

la percentuale dei professori e ricercatori

in servizio responsabili scientifici di progetti

di ricerca internazionali e comunitari; il

grado di internazionalizzazione del corpo docente.

6. Nell’esercizio della delega di cui al

comma 1, lettera d), il Governo si attiene

ai seguenti princı`pi e criteri direttivi:

a) definire i LEP, anche con riferimento

ai requisiti di merito ed economici, tali da

assicurare gli strumenti ed i servizi, quali

borse di studio, trasporti, assistenza sanitaria,

ristorazione, accesso alla cultura, alloggi, gia`

disponibili a legislazione vigente, per il conseguimento

del pieno successo formativo degli

studenti dell’istruzione superiore e rimuovere

gli ostacoli di ordine economico, sociale

e personale che limitano l’accesso ed il conseguimento

dei piu` alti gradi di istruzione superiore

agli studenti capaci e meritevoli, ma

privi di mezzi;

b) garantire agli studenti la piu` ampia liberta`

di scelta in relazione alla fruizione dei

servizi per il diritto allo studio universitario;

c) definire i criteri per l’attribuzione alle

regioni e alle province autonome di Trento e

                      – 14 –

di Bolzano del Fondo integrativo per la concessione

di prestiti d’onore e di borse di studio,

di cui all’articolo 16, comma 4, della

legge 2 dicembre 1991, n. 390;

d) favorire il raccordo tra le regioni e le

province autonome di Trento e di Bolzano,

le universita` e le diverse istituzioni che concorrono

al successo formativo degli studenti

al fine di potenziare la gamma dei servizi e

degli interventi posti in essere dalle predette

istituzioni, nell’ambito della propria autonomia

statutaria;

e) prevedere la stipula di specifici accordi

con le regioni e le province autonome

di Trento e di Bolzano, per la sperimentazione

di nuovi modelli nella gestione e nell’erogazione

degli interventi;

f) definire le tipologie di strutture residenziali

destinate agli studenti universitari e

le caratteristiche peculiari delle stesse.

7. Gli schemi dei decreti legislativi di cui

al comma 1 sono adottati, su proposta del

Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia

e delle finanze e con il Ministro

per la pubblica amministrazione e l’innovazione,

e, con riferimento alle disposizioni

di cui al comma 6, di concerto con il Ministro

della gioventu`, previa intesa con la Conferenza

permanente per i rapporti tra lo

Stato, le regioni e le province autonome di

Trento e di Bolzano, ai sensi dell’articolo 3

del decreto legislativo 28 agosto 1997,

n. 281, e sono trasmessi alle Camere per l’espressione

del parere delle Commissioni parlamentari

competenti per materia e per i profili

finanziari, le quali si esprimono entro

sessanta giorni dalla data di trasmissione; decorso

tale termine, i decreti sono adottati anche

in mancanza del parere. Qualora il termine

per l’espressione del parere parlamentare

scada nei trenta giorni che precedono

la scadenza del termine di cui al comma 1,

o successivamente, quest’ultimo termine e`

prorogato di sessanta giorni.

8. In attuazione di quanto stabilito dall’articolo

17, comma 2, della legge 31 dicembre

2009, n. 196, in considerazione della complessita`

della materia trattata dai decreti legislativi

di cui al comma 1 del presente articolo,

nell’impossibilita` di procedere alla determinazione

degli effetti finanziari dagli

stessi derivanti, la loro quantificazione e` effettuata

al momento dell’adozione dei singoli

decreti legislativi. I decreti legislativi dai

quali derivano nuovi o maggiori oneri sono

emanati solo successivamente all’entrata in

vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino

le occorrenti risorse finanziarie. A ciascuno

schema di decreto legislativo e` allegata

una relazione tecnica, predisposta ai

sensi dell’articolo 17, comma 5, della citata

legge n. 196 del 2009, che da` conto della

neutralita` finanziaria del medesimo decreto

ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso

derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.

9. Entro diciotto mesi dalla data di entrata

in vigore dei decreti legislativi di cui al

comma 1, il Governo puo` adottare eventuali

disposizioni integrative e correttive, con le

medesime modalita` e nel rispetto dei medesimi

princı`pi e criteri direttivi.

Art. 6.

(Stato giuridico dei professori

e dei ricercatori di ruolo)

1. Il regime di impegno dei professori e

dei ricercatori e` a tempo pieno o a tempo definito.

Ai fini della rendicontazione dei progetti

di ricerca, la quantificazione figurativa

delle attivita` annue di ricerca, di studio e

di insegnamento, con i connessi compiti preparatori,

di verifica e organizzativi, e` pari a

1.500 ore annue per i professori e i ricercatori

a tempo pieno e a 750 ore per i professori

e i ricercatori a tempo definito.

2. I professori svolgono attivita` di ricerca

e di aggiornamento scientifico e, sulla base

di criteri e modalita` stabiliti con regolamento

di ateneo, sono tenuti a riservare annual

                    –15 –

mente a compiti didattici e di servizio agli

studenti, inclusi l’orientamento e il tutorato,

nonche´ ad attivita` di verifica dell’apprendimento,

non meno di 350 ore in regime di

tempo pieno e non meno di 250 ore in regime

di tempo definito.

3. I ricercatori di ruolo svolgono attivita` di

ricerca e di aggiornamento scientifico e,

sulla base di criteri e modalita` stabiliti con

regolamento di ateneo, sono tenuti a riservare

annualmente a compiti di didattica integrativa

e di servizio agli studenti, inclusi l’orientamento

e il tutorato, nonche´ ad attivita`

di verifica dell’apprendimento, fino ad un

massimo di 350 ore in regime di tempo

pieno e fino ad un massimo di 200 ore in regime

di tempo definito.

4. Ai ricercatori a tempo indeterminato,

agli assistenti del ruolo ad esaurimento e ai

tecnici laureati di cui all’articolo 50 del decreto

del Presidente della Repubblica 11 luglio

1980, n. 382, che hanno svolto tre

anni di insegnamento ai sensi dell’articolo

12 della legge 19 novembre 1990, n. 341, e

successive modificazioni, nonche´ ai professori

incaricati stabilizzati sono affidati, con

il loro consenso e fermo restando il rispettivo

inquadramento e trattamento giuridico ed

economico, corsi e moduli curriculari compatibilmente

con la programmazione didattica

definita dai competenti organi accademici

nonche´ compiti di tutorato e di didattica

integrativa. Ad essi e` attribuito il titolo di

professore aggregato per l’anno accademico

in cui essi svolgono tali corsi e moduli. Il titolo

e` conservato altresı` nei periodi di congedo

straordinario per motivi di studio di

cui il ricercatore usufruisce nell’anno successivo

a quello in cui ha svolto tali corsi e moduli.

Ciascuna universita`, nei limiti delle disponibilita`

di bilancio e sulla base di criteri e

modalita` stabiliti con proprio regolamento,

determina la retribuzione aggiuntiva dei ricercatori

di ruolo ai quali, con il loro consenso,

sono affidati moduli o corsi curriculari.

5. All’articolo 1, comma 11, della legge 4

novembre 2005, n. 230, le parole: «per il periodo

di durata degli stessi corsi e moduli»

sono sostituite dalle seguenti: «per l’anno accademico

in cui essi svolgono tali corsi e

moduli. Il titolo e` conservato altresı` nei periodi

di congedo straordinario per motivi di

studio di cui il ricercatore usufruisce nell’anno

successivo a quello in cui ha svolto

tali corsi e moduli».

6. L’opzione per l’uno o l’altro regime di

cui al comma 1 e` esercitata su domanda dell’interessato

all’atto della presa di servizio

ovvero, nel caso di passaggio dall’uno all’altro

regime, con domanda da presentare al

rettore almeno sei mesi prima dell’inizio dell’anno

accademico dal quale far decorrere

l’opzione e comporta l’obbligo di mantenere

il regime prescelto per almeno un anno accademico.

7. Le modalita` per l’autocertificazione e la

verifica dell’effettivo svolgimento della attivita`

didattica e di servizio agli studenti dei

professori e dei ricercatori sono definite

con regolamento di ateneo, che prevede altresı`

la differenziazione dei compiti didattici

in relazione alle diverse aree scientifico-disciplinari

e alla tipologia di insegnamento,

nonche´ in relazione all’assunzione da parte

del docente di specifici incarichi di responsabilita`

gestionale o di ricerca. Fatta salva la

competenza esclusiva delle universita` a valutare

positivamente o negativamente le attivita`

dei singoli docenti e ricercatori, l’ANVUR

stabilisce criteri oggettivi di verifica dei risultati

dell’attivita` di ricerca ai fini del

comma 8.

8. In caso di valutazione negativa ai sensi

del comma 7, i professori e i ricercatori sono

esclusi dalle commissioni di abilitazione, selezione

e progressione di carriera del personale

accademico, nonche´ dagli organi di valutazione

dei progetti di ricerca.

9. La posizione di professore e ricercatore

e` incompatibile con l’esercizio del commercio

e dell’industria fatta salva la possibilita`

di costituire societa` con caratteristiche di

                  – 16 –

spin off o di start up universitari, ai sensi degli

articoli 2 e 3 del decreto legislativo 27 luglio

1999, n. 297, anche assumendo in tale

ambito responsabilita` formali, nei limiti temporali

e secondo la disciplina in materia dell’ateneo

di appartenenza, nel rispetto dei criteri

definiti con regolamento adottato con decreto

del Ministro ai sensi dell’articolo 17,

comma 3, della legge 23 agosto 1988,

n. 400. L’esercizio di attivita` libero-professionale

e` incompatibile con il regime di

tempo pieno. Resta fermo quanto disposto

dagli articoli 13, 14 e 15 del decreto del Presidente

della Repubblica 11 luglio 1980,

n. 382, fatto salvo quanto stabilito dalle convenzioni

adottate ai sensi del comma 13 del

presente articolo.

10. I professori e i ricercatori a tempo

pieno, fatto salvo il rispetto dei loro obblighi

istituzionali, possono svolgere liberamente,

anche con retribuzione, attivita` di valutazione

e di referaggio, lezioni e seminari di

carattere occasionale, attivita` di collaborazione

scientifica e di consulenza, attivita` di

comunicazione e divulgazione scientifica e

culturale, nonche´ attivita` pubblicistiche ed

editoriali. I professori e i ricercatori a tempo

pieno possono altresı` svolgere, previa autorizzazione

del rettore, funzioni didattiche e

di ricerca, nonche´ compiti istituzionali e gestionali

senza vincolo di subordinazione

presso enti pubblici e privati senza scopo

di lucro, purche´ non si determinino situazioni

di conflitto di interesse con l’universita` di

appartenenza, a condizione comunque che

l’attivita` non rappresenti detrimento delle attivita`

didattiche, scientifiche e gestionali loro

affidate dall’universita` di appartenenza.

11. I professori e i ricercatori a tempo

pieno possono svolgere attivita` didattica e

di ricerca anche presso un altro ateneo, sulla

base di una convenzione tra i due atenei finalizzata

al conseguimento di obiettivi di comune

interesse. La convenzione stabilisce altresı`,

con l’accordo dell’interessato, le modalita`

di ripartizione tra i due atenei dell’impegno

annuo dell’interessato, dei relativi oneri

stipendiali e delle modalita` di valutazione

di cui al comma 7. Per un periodo complessivamente

non superiore a cinque anni l’impegno

puo` essere totalmente svolto presso il

secondo ateneo, che provvede alla corresponsione

degli oneri stipendiali. In tal caso, l’interessato

esercita il diritto di elettorato attivo

e passivo presso il secondo ateneo. Ai fini

della valutazione delle attivita` di ricerca e

delle politiche di reclutamento degli atenei,

l’apporto dell’interessato e` ripartito in proporzione

alla durata e alla quantita` dell’impegno

in ciascuno di essi. Con decreto del

Ministro, da emanare entro centoventi giorni

dalla data di entrata in vigore della presente

legge, sono stabiliti i criteri per l’attivazione

delle convenzioni.

12. I professori e i ricercatori a tempo definito

possono svolgere attivita` libero-professionali

e di lavoro autonomo anche continuative,

purche´ non determinino situazioni di

conflitto di interesse rispetto all’ateneo di appartenenza.

La condizione di professore a

tempo definito e` incompatibile con l’esercizio

di cariche accademiche. Gli statuti di ateneo

disciplinano il regime della predetta incompatibilita`.

Possono altresı` svolgere attivita`

didattica e di ricerca presso universita`

o enti di ricerca esteri, previa autorizzazione

del rettore che valuta la compatibilita` con

l’adempimento degli obblighi istituzionali.

In tal caso, ai fini della valutazione delle attivita`

di ricerca e delle politiche di reclutamento

degli atenei, l’apporto dell’interessato

e` considerato in proporzione alla durata e

alla quantita` dell’impegno reso nell’ateneo

di appartenenza.

13. Entro centoventi giorni dalla data di

entrata in vigore della presente legge, il Ministero,

di concerto con il Ministero della salute,

d’intesa con la Conferenza permanente

per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province

autonome di Trento e di Bolzano, sentita

la Conferenza dei presidi delle facolta` di

medicina e chirurgia riguardo alle strutture

cliniche e di ricerca traslazionale necessarie

per la formazione nei corsi di laurea di

                     – 17 –

area sanitaria di cui alla direttiva 2005/36/CE

del Parlamento europeo e del Consiglio, del

7 settembre 2005, predispone lo schematipo

delle convenzioni al quale devono attenersi

le universita` e le regioni per regolare

i rapporti in materia di attivita` sanitarie

svolte per conto del Servizio sanitario nazionale.

14. I professori e i ricercatori sono tenuti a

presentare una relazione triennale sul complesso

delle attivita` didattiche, di ricerca e

gestionali svolte, unitamente alla richiesta

di attribuzione dello scatto stipendiale di

cui agli articoli 36 e 38 del decreto del Presidente

della Repubblica 11 luglio 1980,

n. 382, fermo restando quanto previsto in

materia dal decreto-legge 31 maggio 2010,

n. 78, convertito, con modificazioni, dalla

legge 30 luglio 2010, n. 122. La valutazione

del complessivo impegno didattico, di ricerca

e gestionale ai fini dell’attribuzione degli

scatti triennali di cui all’articolo 8 e` di competenza

delle singole universita` secondo

quanto stabilito nei regolamenti di ateneo.

In caso di valutazione negativa, la richiesta

di attribuzione dello scatto puo` essere reiterata

dopo che sia trascorso almeno un anno

accademico. Nell’ipotesi di mancata attribuzione

dello scatto, la somma corrispondente

e` conferita al Fondo di ateneo per la premialita`

dei professori e dei ricercatori di cui all’articolo

9.

Art. 7.

(Norme in materia di mobilita`

dei professori e dei ricercatori)

1. I professori e i ricercatori universitari

possono, a domanda, essere collocati per un

periodo massimo di cinque anni, anche consecutivi,

in aspettativa senza assegni per lo

svolgimento di attivita` presso soggetti e organismi,

pubblici o privati, anche operanti

in sede internazionale, i quali provvedono

anche al relativo trattamento economico e

previdenziale.

2. Il collocamento in aspettativa di cui al

comma 1 e` disposto dal rettore, sentite le

strutture di afferenza del docente, e ad esso

si applicano le disposizioni di cui all’articolo

13, commi quarto, quinto e sesto, del decreto

del Presidente della Repubblica 11 luglio

1980, n. 382. E`

ammessa la ricongiunzione

dei periodi contributivi a domanda dell’interessato,

ai sensi della legge 7 febbraio 1979,

n. 29. Quando l’incarico e` espletato presso

organismi operanti in sede internazionale, la

ricongiunzione dei periodi contributivi e` a

carico dell’interessato, salvo che l’ordinamento

dell’amministrazione di destinazione

non disponga altrimenti.

3. Al fine di incentivare la mobilita` interuniversitaria

del personale accademico, ai professori

e ai ricercatori che prendono servizio

presso atenei aventi sede in altra regione rispetto

a quella della sede di provenienza, o

nella stessa regione se previsto da un accordo

di programma approvato dal Ministero

ovvero, a seguito delle procedure di cui all’articolo

3, in una sede diversa da quella

di appartenenza, possono essere attribuiti incentivi

finanziari, a carico del fondo di finanziamento

ordinario. L’incentivazione

della mobilita` universitaria e` altresı` favorita

dalla possibilita` che il trasferimento di professori

e ricercatori possa avvenire attraverso

lo scambio contestuale di docenti in possesso

della stessa qualifica tra due sedi universitarie

consenzienti.

4. In caso di cambiamento di sede, i professori,

i ricercatori di ruolo e i ricercatori

a tempo determinato responsabili di progetti

di ricerca finanziati da soggetti diversi dall’universita`

di appartenenza conservano la titolarita`

dei progetti e dei relativi finanziamenti,

ove scientificamente possibile e con

l’accordo del committente di ricerca.

5. Con decreto del Ministro sono stabiliti

criteri e modalita` per favorire, senza nuovi

o maggiori oneri per la finanza pubblica, la

mobilita` interregionale dei professori univer

                    –18 –

sitari che hanno prestato servizio presso corsi

di laurea o sedi soppresse a seguito di procedure

di razionalizzazione dell’offerta didattica.

Art. 8.

(Revisione del trattamento economico dei

professori e dei ricercatori universitari)

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in

vigore della presente legge il Governo, tenendo

conto anche delle disposizioni recate

in materia dal decreto-legge 31 maggio

2010, n. 78, convertito, con modificazioni,

dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, adotta

un regolamento ai sensi dell’articolo 17,

comma 2, della legge 23 agosto 1988,

n. 400, per la revisione della disciplina del

trattamento economico dei professori e dei

ricercatori universitari gia` in servizio e di

quelli vincitori di concorsi indetti fino alla

data di entrata in vigore della presente legge,

come determinato dagli articoli 36, 38 e 39

del decreto del Presidente della Repubblica

11 luglio 1980, n. 382, secondo le seguenti

norme regolatrici:

a) trasformazione della progressione

biennale per classi e scatti di stipendio in

progressione triennale;

b) invarianza complessiva della progressione;

c) decorrenza della trasformazione dal

primo scatto successivo a quello in corso

alla data di entrata in vigore della presente

legge.

2. E`

abrogato il comma 3 dell’articolo 3-

ter del decreto-legge 10 novembre 2008,

n. 180, convertito, con modificazioni, dalla

legge 9 gennaio 2009, n. 1.

3. Entro sei mesi dalla data di entrata in

vigore della presente legge, il Governo

adotta un regolamento ai sensi dell’articolo

17, comma 2, della legge 23 agosto 1988,

n. 400, per la rimodulazione, senza nuovi o

maggiori oneri per la finanza pubblica, della

progressione economica e dei relativi importi,

anche su base premiale, per i professori

e i ricercatori assunti ai sensi della presente

legge, secondo le seguenti norme regolatrici:

a) abolizione del periodo di straordinariato

e di conferma rispettivamente per i professori

di prima fascia e per i professori di

seconda fascia;

b) eliminazione delle procedure di ricostruzione

di carriera e conseguente rivalutazione

del trattamento iniziale;

c) possibilita`, per i professori e i ricercatori

nominati secondo il regime previgente,

di optare per il regime di cui al presente

comma.

4. I regolamenti di cui al presente articolo

sono adottati su proposta del Ministro, sentito

il Ministro dell’economia e delle finanze.

Art. 9.

(Fondo per la premialita`)

1. E`

istituito un Fondo di ateneo per la

premialita` di professori e ricercatori tenuto

conto di quanto previsto dall’articolo 1,

comma 16, della legge 4 novembre 2005,

n. 230, cui affluiscono le risorse di cui all’articolo

6, comma 14, ultimo periodo, della

presente legge. Ulteriori somme possono essere

attribuite a ciascuna universita` con decreto

del Ministro, in proporzione alla valutazione

dei risultati raggiunti effettuata dall’ANVUR.

Il Fondo puo` essere integrato

dai singoli atenei anche con una quota dei

proventi delle attivita` conto terzi ovvero

con finanziamenti pubblici o privati. In tal

caso, le universita` possono prevedere, con

appositi regolamenti, compensi aggiuntivi

per il personale docente e tecnico amministrativo

che contribuisce all’acquisizione di

commesse conto terzi ovvero di finanziamenti

privati, nei limiti delle risorse del

Fondo non derivanti da finanziamenti pubblici.

                     – 19 –

Art. 10.

(Competenza disciplinare)

1. Presso ogni universita` e` istituito un collegio

di disciplina, composto esclusivamente

da professori universitari in regime di tempo

pieno e da ricercatori a tempo indeterminato

in regime di tempo pieno, secondo modalita`

definite dallo statuto, competente a svolgere

la fase istruttoria dei procedimenti disciplinari

e ad esprimere in merito parere conclusivo.

Il collegio opera secondo il principio

del giudizio fra pari, nel rispetto del contraddittorio.

La partecipazione al collegio di disciplina

non da` luogo alla corresponsione di

compensi, emolumenti, indennita` o rimborsi

spese.

2. L’avvio del procedimento disciplinare

spetta al rettore che, per ogni fatto che possa

dar luogo all’irrogazione di una sanzione piu`

grave della censura tra quelle previste dall’articolo

87 del testo unico delle leggi sull’istruzione

superiore di cui al regio decreto 31

agosto 1933, n. 1592, entro trenta giorni dal

momento della conoscenza dei fatti, trasmette

gli atti al collegio di disciplina, formulando

motivata proposta.

3. Il collegio di disciplina, uditi il rettore

ovvero un suo delegato, nonche´ il professore

o il ricercatore sottoposto ad azione disciplinare,

eventualmente assistito da un difensore

di fiducia, entro trenta giorni esprime parere

sulla proposta avanzata dal rettore sia in relazione

alla rilevanza dei fatti sul piano disciplinare

sia in relazione al tipo di sanzione

da irrogare e trasmette gli atti al consiglio di

amministrazione per l’assunzione delle conseguenti

deliberazioni. Il procedimento davanti

al collegio resta disciplinato dalla normativa

vigente.

4. Entro trenta giorni dalla ricezione del

parere, il consiglio di amministrazione, senza

la rappresentanza degli studenti, infligge la

sanzione ovvero dispone l’archiviazione del

procedimento, conformemente al parere vincolante

espresso dal collegio di disciplina.

5. Il procedimento si estingue ove la decisione

di cui al comma 4 non intervenga nel

termine di centottanta giorni dalla data di

trasmissione degli atti al consiglio di amministrazione.

Il termine e` sospeso fino alla ricostituzione

del collegio di disciplina ovvero

del consiglio di amministrazione nel caso in

cui siano in corso le operazioni preordinate

alla formazione dello stesso che ne impediscono

il regolare funzionamento. Il termine

e` altresı` sospeso, per non piu` di due volte

e per un periodo non superiore a sessanta

giorni in relazione a ciascuna sospensione,

ove il collegio ritenga di dover acquisire ulteriori

atti o documenti per motivi istruttori.

Il rettore e` tenuto a dare esecuzione alle richieste

istruttorie avanzate dal collegio.

6. E`

abrogato l’articolo 3 della legge 16

gennaio 2006, n. 18.

Art. 11.

(Interventi perequativi

per le universita` statali)

1. A decorrere dal 2011, allo scopo di accelerare

il processo di riequilibrio delle universita`

statali e tenuto conto della primaria

esigenza di assicurare la copertura delle

spese fisse di personale di ruolo entro i limiti

della normativa vigente, una quota pari almeno

all’1,5 per cento del fondo di finanziamento

ordinario e delle eventuali assegnazioni

destinate al funzionamento del sistema

universitario e` destinata ad essere ripartita tra

le universita` che, sulla base delle differenze

percentuali del valore del fondo di finanziamento

ordinario consolidato del 2010, presentino

una situazione di sottofinanziamento

superiore al 5 per cento rispetto al modello

per la ripartizione teorica del fondo di finanziamento

ordinario elaborato dai competenti

organismi di valutazione del sistema universitario.

L’intervento perequativo viene ri

                    –20 –

dotto proporzionalmente laddove la situazione

di sottofinanziamento derivi dall’applicazione

delle misure di valutazione della

qualita` di cui all’articolo 5 della presente

legge e all’articolo 2 del decreto-legge 10

novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni,

dalla legge 9 gennaio 2009, n.

1. Il calcolo degli squilibri finanziari dei singoli

atenei puo` tenere conto delle specificita`

delle universita` sede di facolta` di medicina e

chirurgia collegate ad aziende ospedaliere

nate da ex policlinici a gestione diretta,

escludendo ogni intervento per il ripiano di

eventuali disavanzi previsto dall’articolo 5,

comma 4, lettere g), h), i), l) e m), della presente

legge.

2. Il Ministro provvede con proprio decreto

alla ripartizione della percentuale di

cui al comma 1.

Art. 12.

(Universita` non statali

legalmente riconosciute)

1. Al fine di incentivare la correlazione tra

la distribuzione delle risorse statali e il conseguimento

di risultati di particolare rilievo

nel campo della didattica e della ricerca,

una quota non superiore al 20 per cento dell’ammontare

complessivo dei contributi di

cui alla legge 29 luglio 1991, n. 243, relativi

alle universita` non statali legalmente riconosciute,

con progressivi incrementi negli anni

successivi, e` ripartita sulla base di criteri, determinati

con decreto del Ministro, sentita

l’ANVUR, tenuto conto degli indicatori definiti

ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del decreto-

legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito,

con modificazioni, dalla legge 9 gennaio

2009, n. 1.

2. Gli incrementi di cui al comma 1 sono

disposti annualmente, con decreto del Ministro,

in misura compresa tra il 2 per cento

e il 4 per cento dell’ammontare complessivo

dei contributi relativi alle universita` non statali,

determinata tenendo conto delle risorse

complessivamente disponibili e dei risultati

conseguiti nel miglioramento dell’efficacia

e dell’efficienza nell’utilizzo delle risorse.

3. Le previsioni di cui al presente articolo

non si applicano alle universita` telematiche

ad eccezione di quelle, individuate con decreto

del Ministro, sentita l’ANVUR e, nelle

more della sua costituzione, con il parere del

Comitato nazionale per la valutazione del sistema

universitario (CNVSU), che rispettino

i criteri di cui al comma 1.

Art. 13.

(Misure per la qualita`

del sistema universitario)

1. All’articolo 2 del decreto-legge 10 novembre

2008, n. 180, convertito, con modificazioni,

dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1,

sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, lettera c), e` aggiunto, in

fine, il seguente periodo: «Ai fini di cui alla

presente lettera, sono presi in considerazione

i parametri relativi all’incidenza del costo del

personale sulle risorse complessivamente disponibili,

nonche´ il numero e l’entita` dei

progetti di ricerca di rilievo nazionale ed internazionale

assegnati all’ateneo»;

b) dopo il comma 1, e` inserito il seguente:

«1-bis. Gli incrementi di cui al comma 1

sono disposti annualmente, con decreto del

Ministro dell’istruzione, dell’universita` e

della ricerca, in misura compresa tra lo 0,5

per cento e il 2 per cento del fondo di finanziamento

ordinario di cui all’articolo 5 della

legge 24 dicembre 1993, n. 537, determinata

tenendo conto delle risorse complessivamente

disponibili e dei risultati conseguiti

nel miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza

nell’utilizzo delle risorse».

                     – 21 –

Art. 14.

(Disciplina di riconoscimento dei crediti)

1. All’articolo 2, comma 147, del decretolegge

3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con

modificazioni, dalla legge 24 novembre

2006, n. 286, la parola: «sessanta» e` sostituita

dalla seguente: «dodici» e sono aggiunti,

in fine, i seguenti periodi: «Il riconoscimento

deve essere effettuato esclusivamente

sulla base delle competenze dimostrate

da ciascuno studente. Sono escluse

forme di riconoscimento attribuite collettivamente.

Le universita` possono riconoscere

quali crediti formativi, entro il medesimo limite,

il conseguimento da parte dello studente

di medaglia olimpica o paralimpica ovvero

del titolo di campione mondiale assoluto,

campione europeo assoluto o campione

italiano assoluto nelle discipline riconosciute

dal Comitato olimpico nazionale italiano o

dal Comitato italiano paralimpico».

2. Con decreto del Ministro, adottato ai

sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge

23 agosto 1988, n. 400, sentiti i Ministri

competenti, sono definite le modalita` attuative

e le eventuali deroghe debitamente motivate

alle disposizioni di cui al comma 1,

anche con riferimento al limite massimo di

crediti riconoscibili in relazione alle attivita`

formative svolte nei cicli di studio presso

gli istituti di formazione della pubblica amministrazione,

nonche´ alle altre conoscenze

e abilita` maturate in attivita` formative di livello

post-secondario, alla cui progettazione

e realizzazione l’universita` abbia concorso.

3. Con il medesimo decreto di cui al

comma 2 sono definiti i criteri per il riconoscimento

dei crediti acquisiti dallo studente a

conclusione dei percorsi realizzati dagli istituti

tecnici superiori di cui al capo II del decreto

del Presidente del Consiglio dei ministri

25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale n. 86 dell’11 aprile 2008, definiti

ai sensi dell’articolo 69, comma 1,

della legge 17 maggio 1999, n. 144, nell’ambito

dei progetti attuati con le universita` attraverso

le federazioni di cui all’articolo 3

della presente legge.

TITOLO III

 NORME IN MATERIA DI PERSONALE

ACCADEMICO E RIORDINO DELLA

DISCIPLINA CONCERNENTE

IL RECLUTAMENTO

Art. 15.

(Settori concorsuali e settori

scientifico-disciplinari)

1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata

in vigore della presente legge il Ministro,

con proprio decreto di natura non regolamentare,

sentito il Consiglio universitario

nazionale (CUN), definisce, secondo criteri

di affinita`, i settori concorsuali in relazione

ai quali si svolgono le procedure per il conseguimento

dell’abilitazione di cui all’articolo

16. I settori concorsuali sono raggruppati

in macrosettori concorsuali. Ciascun settore

concorsuale puo` essere articolato in settori

scientifico-disciplinari, che sono utilizzati

esclusivamente per quanto previsto agli

articoli 18, 22, 23 e 24 della presente legge,

nonche´ per la definizione degli ordinamenti

didattici di cui all’articolo 17, commi 95 e

seguenti, della legge 15 maggio 1997,

n. 127.

2. Ai settori concorsuali afferiscono, in

sede di prima applicazione, almeno cinquanta

professori di prima fascia e, a regime,

almeno trenta professori di prima fascia.

3. Con il decreto di cui al comma 1 sono

definite le modalita` di revisione dei settori

concorsuali e dei relativi settori scientificodisciplinari

con cadenza almeno quinquennale.

                     – 22 –

Art. 16.

(Istituzione dell’abilitazione

scientifica nazionale)

1. E`

istituita l’abilitazione scientifica nazionale,

di seguito denominata «abilitazione

». L’abilitazione ha durata quadriennale

e richiede requisiti distinti per le funzioni di

professore di prima e di seconda fascia. L’abilitazione

attesta la qualificazione scientifica

che costituisce requisito necessario per

l’accesso alla prima e alla seconda fascia

dei professori.

2. Entro novanta giorni dalla data di entrata

in vigore della presente legge, con

uno o piu` regolamenti emanati ai sensi dell’articolo

17, comma 2, della legge 23 agosto

1988, n. 400, su proposta del Ministro, di

concerto con il Ministro dell’economia e

delle finanze e con il Ministro per la pubblica

amministrazione e l’innovazione, sono

disciplinate le modalita` di espletamento delle

procedure finalizzate al conseguimento dell’abilitazione,

in conformita` ai criteri di cui

al comma 3.

3. I regolamenti di cui al comma 2 prevedono:

a) l’attribuzione dell’abilitazione con

motivato giudizio fondato sulla valutazione

analitica dei titoli e delle pubblicazioni

scientifiche, previa sintetica descrizione del

contributo individuale alle attivita` di ricerca

e sviluppo svolte, ed espresso sulla base di

criteri e parametri differenziati per funzioni

e per area disciplinare, definiti con decreto

del Ministro;

b) la possibilita` che il decreto di cui alla

lettera a) prescriva un numero massimo di

pubblicazioni che ciascun candidato puo` presentare

ai fini del conseguimento dell’abilitazione,

anche differenziato per fascia e per

area disciplinare e in ogni caso non inferiore

a dodici;

c) meccanismi di verifica quinquennale

dell’adeguatezza e congruita` dei criteri e parametri

di cui alla lettera a) e di revisione o

adeguamento degli stessi con apposito decreto

ministeriale;

d) l’indizione obbligatoria, con frequenza

annuale inderogabile, delle procedure

per il conseguimento dell’abilitazione;

e) i termini e le modalita` di espletamento

delle procedure di abilitazione, distinte

per settori concorsuali, e l’individuazione

di modalita`, anche informatiche, idonee

a consentire la conclusione delle stesse

entro cinque mesi dall’indizione; la garanzia

della pubblicita` degli atti e dei giudizi

espressi dalle commissioni giudicatrici;

f) l’istituzione per ciascun settore concorsuale,

senza nuovi o maggiori oneri a carico

della finanza pubblica ed a carico delle

disponibilita` di bilancio degli atenei, di un’unica

commissione nazionale di durata biennale

per le procedure di abilitazione alle funzioni

di professore di prima e di seconda fascia,

mediante sorteggio di quattro commissari

all’interno di una lista di professori ordinari

costituita ai sensi della lettera h) e sorteggio

di un commissario all’interno di una

lista, curata dall’ANVUR, di studiosi e di

esperti di pari livello in servizio presso universita`

di un Paese aderente all’Organizzazione

per la cooperazione e lo sviluppo economico

(OCSE). La partecipazione alla commissione

nazionale di cui alla presente lettera

non da` luogo alla corresponsione di compensi,

emolumenti ed indennita`;

g) il divieto che della commissione di

cui alla lettera f) faccia parte piu` di un commissario

della stessa universita`; la possibilita`

che i commissari in servizio presso atenei

italiani siano, a richiesta, parzialmente esentati

dalla ordinaria attivita` didattica, nell’ambito

della programmazione didattica e senza

oneri aggiuntivi per la finanza pubblica; la

corresponsione ai commissari in servizio all’estero

di un compenso determinato con decreto

non regolamentare del Ministro, di concerto

con il Ministro dell’economia e delle

finanze;

                     – 23 –

h) l’effettuazione del sorteggio di cui

alla lettera f) all’interno di liste, una per ciascun

settore concorsuale e contenente i nominativi

dei professori ordinari appartenenti

allo stesso che hanno presentato domanda

per esservi inclusi, corredata della documentazione

concernente la propria attivita` scientifica

complessiva, con particolare riferimento

all’ultimo quinquennio; l’inclusione

nelle liste dei soli professori positivamente

valutati ai sensi dell’articolo 6, comma 7,

ed in possesso di un curriculum, reso pubblico

per via telematica, coerente con i criteri

e i parametri di cui alla lettera a) del presente

comma, riferiti alla fascia e al settore

di appartenenza;

i) il sorteggio di cui alla lettera h) assicura

che della commissione faccia parte almeno

un commissario per ciascun settore

scientifico-disciplinare, ricompreso nel settore

concorsuale, al quale afferiscano almeno

trenta professori ordinari; la commissione

puo` acquisire pareri scritti pro veritate sull’attivita`

scientifica dei candidati da parte

di esperti revisori in possesso delle caratteristiche

di cui alla lettera h); i pareri sono pubblici

ed allegati agli atti della procedura;

l) il divieto per i commissari di far parte

contemporaneamente di piu` di una commissione

di abilitazione e, per tre anni dalla conclusione

del mandato, di commissioni per il

conferimento dell’abilitazione relativa a qualunque

settore concorsuale;

m) la preclusione, in caso di mancato

conseguimento dell’abilitazione, a partecipare

alle procedure indette nel biennio successivo

per l’attribuzione della stessa o per

l’attribuzione dell’abilitazione alla funzione

superiore;

n) la valutazione dell’abilitazione come

titolo preferenziale per l’attribuzione dei

contratti di insegnamento di cui all’articolo

23, comma 2;

o) lo svolgimento delle procedure per il

conseguimento dell’abilitazione presso universita`

dotate di idonee strutture e l’individuazione

delle procedure per la scelta delle

stesse; le universita` prescelte assicurano le

strutture e il supporto di segreteria nei limiti

delle risorse umane, strumentali e finanziarie

disponibili e sostengono gli oneri relativi al

funzionamento di ciascuna commissione; di

tale onere si tiene conto nella ripartizione

del fondo di finanziamento ordinario.

4. Il conseguimento dell’abilitazione

scientifica non costituisce titolo di idoneita`

ne´ da` alcun diritto relativamente al reclutamento

in ruolo o alla promozione presso

un’universita` al di fuori delle procedure previste

dall’articolo 18.

Art. 17.

(Equipollenze)

1. I diplomi delle scuole dirette a fini speciali

istituite ai sensi del decreto del Presidente

della Repubblica 10 marzo 1982, n.

162, riconosciuti al termine di un corso di

durata triennale, e i diplomi universitari istituiti

ai sensi della legge 19 novembre 1990,

n. 341, purche´ della medesima durata, sono

equipollenti alle lauree di cui all’articolo 3,

comma 1, lettera a), del regolamento di cui

al decreto del Ministro dell’universita` e della

ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre

1999, n. 509.

2. Ai diplomati di cui al comma 1 compete

la qualifica accademica di «dottore»

prevista per i laureati di cui all’articolo 13,

comma 7, del decreto del Ministro dell’istruzione,

dell’universita` e della ricerca 22 ottobre

2004, n. 270.

3. Ai diplomi delle scuole dirette a fini

speciali, istituite ai sensi del citato decreto

del Presidente della Repubblica n. 162 del

1982, e ai diplomi universitari istituiti ai

sensi della citata legge n. 341 del 1990, di

durata inferiore a tre anni, si applicano le disposizioni

di cui all’articolo 13, comma 3,

del citato regolamento di cui al decreto del

Ministro dell’universita` e della ricerca scientifica

e tecnologica n. 509 del 1999.

                  – 24 –

4. Con decreto del Ministro, da emanare

entro centoventi giorni dalla data di entrata

in vigore della presente legge, e` identificata

l’attuale classe di appartenenza del titolo di

laurea a cui fanno riferimento i diplomi universitari

rilasciati dalle scuole dirette a fini

speciali e i diplomi universitari dell’ordinamento

previgente.

Art. 18.

(Chiamata dei professori)

1. Le universita`, con proprio regolamento

adottato ai sensi della legge 9 maggio

1989, n. 168, disciplinano, nel rispetto del

codice etico, la chiamata dei professori di

prima e di seconda fascia nel rispetto dei

princı`pi enunciati dalla Carta europea dei ricercatori,

di cui alla raccomandazione della

Commissione delle Comunita` europee

n. 251 dell’11 marzo 2005, e specificamente

dei seguenti criteri:

a) pubblicita` del procedimento di chiamata

sul sito dell’ateneo e su quelli del Ministero

e dell’Unione europea; specificazione

del settore concorsuale e di un eventuale profilo

esclusivamente tramite indicazione di

uno o piu` settori scientifico-disciplinari; informazioni

dettagliate sulle specifiche funzioni,

sui diritti e i doveri e sul relativo trattamento

economico e previdenziale;

b) ammissione al procedimento, fatto

salvo quanto previsto dall’articolo 29,

comma 8, di studiosi in possesso dell’abilitazione

per il settore concorsuale e per le funzioni

oggetto del procedimento, ovvero per

funzioni superiori purche´ non gia` titolari

delle medesime funzioni superiori. Ai procedimenti

per la chiamata di professori di

prima e di seconda fascia possono partecipare

altresı` i professori, rispettivamente, di

prima e di seconda fascia gia` in servizio

alla data di entrata in vigore della presente

legge, nonche´ gli studiosi stabilmente impegnati

all’estero in attivita` di ricerca o insegnamento

a livello universitario in posizioni

di livello pari a quelle oggetto del bando,

sulla base di tabelle di corrispondenza, aggiornate

ogni tre anni, definite dal Ministro,

sentito il CUN. In ogni caso, ai procedimenti

per la chiamata, di cui al presente articolo,

non possono partecipare coloro che abbiano

un grado di parentela o di affinita`, fino al

quarto grado compreso, con un professore

appartenente al dipartimento o alla struttura

che effettua la chiamata ovvero con il rettore,

il direttore generale o un componente

del consiglio di amministrazione dell’ateneo;

c) applicazione dei criteri di cui alla lettera

b), ultimo periodo, in relazione al conferimento

degli assegni di ricerca di cui all’articolo

22 e alla stipulazione dei contratti di

cui all’articolo 24 e di contratti a qualsiasi titolo

erogati dall’ateneo;

d) valutazione delle pubblicazioni scientifiche,

del curriculum e dell’attivita` didattica

degli studiosi di cui alla lettera b). Le universita`

possono stabilire il numero massimo

delle pubblicazioni in conformita` a quanto

prescritto dal decreto di cui all’articolo 16,

comma 3, lettera b), e accertare, oltre alla

qualificazione scientifica dell’aspirante, anche

le competenze linguistiche necessarie in

relazione al profilo plurilingue dell’ateneo

ovvero alle esigenze didattiche dei corsi di

studio in lingua estera;

e) formulazione della proposta di chiamata

da parte del dipartimento con voto favorevole

della maggioranza assoluta dei professori

di prima fascia per la chiamata di

professori di prima fascia, e dei professori

di prima e di seconda fascia per la chiamata

dei professori di seconda fascia, e approvazione

della stessa con delibera del consiglio

di amministrazione.

2. Nell’ambito delle disponibilita` di bilancio

di ciascun ateneo i procedimenti per la

chiamata dei professori di prima e di seconda

fascia di cui al comma 1, nonche´ per l’attribuzione

dei contratti di cui all’articolo 24, di

ciascun ateneo statale sono effettuati sulla

                    – 25 –

base della programmazione triennale di cui

all’articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre

2004, n. 311, e di cui all’articolo

1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005,

n. 7, convertito, con modificazioni, dalla

legge 31 marzo 2005, n. 43, nonche´ delle disposizioni

di cui all’articolo 5, comma 4, lettera

d), della presente legge. La programmazione

assicura la sostenibilita` nel tempo degli

oneri stipendiali, compresi i maggiori oneri

derivanti dall’attribuzione degli scatti stipendiali,

dagli incrementi annuali e dalla dinamica

di progressione di carriera del personale.

La programmazione assicura altresı` la

copertura finanziaria degli oneri derivanti

da quanto previsto dall’articolo 24, comma

5.

3. Gli oneri derivanti dalla chiamata di

professori di cui al comma 1 e dall’attribuzione

dei contratti di cui all’articolo 24 possono

essere a carico totale di altri soggetti

pubblici e di soggetti privati, previa stipula

di convenzioni di durata almeno quindicennale

per i professori e i ricercatori titolari

del secondo contratto di cui all’articolo 24,

comma 5, ovvero di durata almeno pari a

quella del contratto per i ricercatori.

4. Ciascuna universita` statale, nell’ambito

della programmazione triennale, vincola le

risorse corrispondenti ad almeno un quinto

dei posti disponibili di professore di ruolo

alla chiamata di coloro che nell’ultimo triennio

non hanno prestato servizio, o non sono

stati titolari di assegni di ricerca ovvero

iscritti a corsi universitari nell’universita`

stessa.

5. La partecipazione ai gruppi e ai progetti

di ricerca delle universita`, qualunque ne sia

l’ente finanziatore, e lo svolgimento delle attivita`

di ricerca presso le universita` sono riservati

esclusivamente:

a) ai professori e ai ricercatori universitari,

anche a tempo determinato;

b) ai titolari degli assegni di ricerca di

cui all’articolo 22;

c) agli studenti dei corsi di dottorato di

ricerca, nonche´ a studenti di corsi di laurea

magistrale nell’ambito di specifiche attivita`

formative;

d) ai professori a contratto di cui all’articolo

23;

e) al personale tecnico-amministrativo

in servizio a tempo indeterminato presso le

universita` purche´ in possesso di specifiche

competenze nel campo della ricerca;

f) ai dipendenti di altre amministrazioni

pubbliche, di enti pubblici o privati, di imprese,

ovvero a titolari di borse di studio o

di ricerca banditi da tali amministrazioni,

enti o imprese, purche´ sulla base di specifiche

convenzioni e senza oneri finanziari

per l’universita` ad eccezione dei costi diretti

relativi allo svolgimento dell’attivita` di ricerca

e degli eventuali costi assicurativi.

6. Alla partecipazione ai progetti di ricerca

finanziati dall’Unione europea o da altre istituzioni

straniere, internazionali o sovranazionali,

e allo svolgimento delle relative attivita`

si applicano le norme previste dai relativi

bandi.

Art. 19.

(Disposizioni in materia

di dottorato di ricerca)

1. All’articolo 4 della legge 3 luglio 1998,

n. 210, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 2 e` sostituito dal seguente:

«2. I corsi di dottorato di ricerca sono istituiti,

previo accreditamento da parte del Ministro

dell’istruzione, dell’universita` e della

ricerca, su conforme parere dell’Agenzia nazionale

di valutazione del sistema universitario

e della ricerca (ANVUR), dalle universita`,

dagli istituti di istruzione universitaria

ad ordinamento speciale e da qualificate istituzioni

italiane di formazione e ricerca avanzate.

I corsi possono essere altresı` istituiti da

                  – 26 –

consorzi tra universita` o tra universita` ed enti

di ricerca pubblici e privati di alta qualificazione,

fermo restando in tal caso il rilascio

del relativo titolo accademico da parte delle

istituzioni universitarie. Le modalita` di accreditamento

delle sedi e dei corsi di dottorato,

quale condizione necessaria ai fini dell’istituzione

e dell’attivazione dei corsi, e le

condizioni di eventuale revoca dell’accreditamento,

nonche´ le modalita` di individuazione

delle qualificate istituzioni italiane di formazione

e ricerca di cui al primo periodo, sono

disciplinate con decreto del Ministro dell’istruzione,

dell’universita` e della ricerca, su

proposta dell’ANVUR. Il medesimo decreto

definisce altresı` i criteri e i parametri sulla

base dei quali i soggetti accreditati disciplinano,

con proprio regolamento, l’istituzione

dei corsi di dottorato, le modalita` di accesso

e di conseguimento del titolo, gli obiettivi

formativi e il relativo programma di studi,

la durata, il contributo per l’accesso e la frequenza,

il numero, le modalita` di conferimento

e l’importo delle borse di studio di

cui al comma 5, nonche´ le convenzioni di

cui al comma 4»;

b) al comma 5, lettera c):

1) le parole: «comunque non inferiore

alla meta` dei dottorandi» sono soppresse;

2) dopo le parole: «borse di studio da

assegnare» sono inserite le seguenti: «e dei

contratti di apprendistato di cui all’articolo

50 del decreto legislativo 10 settembre

2003, n. 276, e successive modificazioni, da

stipulare»;

c) dopo il comma 6 e` inserito il seguente:

«6-bis. E`

consentita la frequenza congiunta

del corso di specializzazione medica

e del corso di dottorato di ricerca. In caso

di frequenza congiunta, la durata del corso

di dottorato e` ridotta ad un minimo di due

anni»;

d) e` aggiunto, in fine, il seguente

comma:

«8-bis. Il titolo di dottore di ricerca e` abbreviato

con le diciture: "Dott. Ric." ovvero

"Ph. D."».

2. La disposizione di cui al numero 1)

della lettera b) del comma 1 del presente articolo

acquista efficacia a decorrere dalla

data di entrata in vigore del decreto del Ministro

di cui al comma 2 dell’articolo 4 della

legge 3 luglio 1998, n. 210, come sostituito

dalla lettera a) del medesimo comma 1 del

presente articolo.

3. All’articolo 2, primo comma, della

legge 13 agosto 1984, n. 476, e successive

modificazioni, sono apportate le seguenti

modificazioni:

a) al primo periodo, dopo le parole: «e`

collocato a domanda» sono inserite le seguenti:

«, compatibilmente con le esigenze

dell’amministrazione,»;

b) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi:

«Non hanno diritto al congedo straordinario,

con o senza assegni, i pubblici dipendenti

che abbiano gia` conseguito il titolo

di dottore di ricerca, ne´ i pubblici dipendenti

che siano stati iscritti a corsi di dottorato per

almeno un anno accademico, beneficiando di

detto congedo. I congedi straordinari e i connessi

benefı`ci in godimento alla data di entrata

in vigore della presente disposizione

sono mantenuti».

Art. 20.

(Valutazione tra pari per la selezione

dei progetti di ricerca)

1. Con decreto del Presidente del Consiglio

dei ministri, da emanare, di concerto con

il Ministro e con il Ministro della salute, entro

sessanta giorni dalla data di entrata in vigore

della presente legge, si provvede, a valere

sulle risorse finanziarie, umane e strumentali

disponibili a legislazione vigente,

                  – 27 –

per un periodo sperimentale di tre anni ad

applicare il principio della tecnica di valutazione

tra pari, svolta da comitati composti

per almeno un terzo da studiosi operanti all’estero,

ai fini della selezione di tutti i progetti

di ricerca, finanziati a carico delle risorse

di cui all’autorizzazione di spesa recata

dall’articolo 12 del decreto legislativo 30 dicembre

1992, n. 502, e successive modificazioni,

e a carico del Fondo per gli investimenti

nella ricerca scientifica e tecnologica,

di cui all’articolo 1, comma 870, della legge

27 dicembre 2006, n. 296, ferma restando la

possibilita` di una disciplina particolare in relazione

al Fondo per le agevolazioni alla ricerca,

di cui all’articolo 5 del decreto legislativo

27 luglio 1999, n. 297. Restano ferme le

norme di cui all’articolo 1, commi 814 e

815, della legge 27 dicembre 2006, n. 296,

e successive modificazioni, e all’articolo 2,

commi 313, 314 e 315, della legge 24 dicembre

2007, n. 244. Sono altresı` fatti salvi,

nel rispetto, ove possibile, del principio della

tecnica di valutazione tra pari, i vincoli gia`

previsti di destinazione di quote dei suddetti

stanziamenti in favore di determinati settori,

ambiti di soggetti o finalita`.

2. All’articolo 2, comma 313, della legge

24 dicembre 2007, n. 244, dopo le parole:

«italiana o straniera,» sono inserite le seguenti:

«in maggioranza».

Art. 21.

(Comitato nazionale dei garanti

per la ricerca)

1. Al fine di promuovere la qualita` della

ricerca e assicurare il buon funzionamento

delle procedure di valutazione tra pari previste

dall’articolo 20, e` istituito il Comitato nazionale

dei garanti per la ricerca (CNGR). Il

CNGR e` composto da sette studiosi, italiani

o stranieri, di elevata qualificazione scientifica

internazionale, appartenenti a una pluralita`

di aree disciplinari, tra i quali almeno

due donne e due uomini, nominati dal Ministro,

il quale sceglie in un elenco composto

da non meno di dieci e non piu` di quindici

persone definito da un comitato di selezione.

Il comitato di selezione, istituito con decreto

del Ministro, e` composto da cinque membri

di alta qualificazione, designati, uno ciascuno,

dal Ministro, dal presidente del Consiglio

direttivo dell’ANVUR, dal vice presidente

del Comitato di esperti per la politica

della ricerca (CEPR), dal presidente dell’European

Research Council, dal presidente dell’European

Science Foundation.

2. Il CNGR indica criteri generali per le

attivita` di valutazione dei risultati, tenendo

in massima considerazione le raccomandazioni

approvate da organismi internazionali

cui l’Italia aderisce in virtu` di convenzioni

e trattati; nomina gli studiosi che fanno parte

dei comitati di selezione di cui al comma 1

dell’articolo 20 e coordina le attivita` dei comitati

suddetti; subentra alla commissione di

cui all’articolo 3, comma 1, del decreto del

Ministro dell’istruzione, dell’universita` e

della ricerca 26 marzo 2004, pubblicato nella

Gazzetta Ufficiale n. 173 del 26 luglio 2004,

nonche´ alla commissione di garanzia prevista

per i programmi di ricerca di interesse nazionale.

Le predette commissioni sono soppresse

dalla data in cui sono nominati i componenti

del CNGR. Con specifici accordi di

programma dotati di adeguata copertura degli

oneri da essi derivanti, il CNGR puo`

provvedere all’espletamento delle procedure

di selezione dei progetti o programmi di ricerca

attivati da enti pubblici o privati. Nell’esercizio

delle sue funzioni, il CNGR si avvale

delle risorse umane, strumentali e finanziarie

del Ministero relative alle attivita` contemplate

dal presente comma.

3. La spesa per il funzionamento del

CNGR e per i compensi relativi alle procedure

di selezione e valutazione dei progetti

di ricerca e` compresa nell’ambito dei fondi

riguardanti il finanziamento dei progetti o

programmi di ricerca, per un importo massimo

non superiore al 3 per cento dei pre

                  –28 –

detti fondi, senza nuovi o maggiori oneri per

la finanza pubblica. Il decreto del Ministro

che nomina i componenti del CNGR determina

le indennita` spettanti ai suoi componenti.

4. Il CNGR definisce le proprie regole di

organizzazione e funzionamento ed elegge

al proprio interno il presidente, a maggioranza

dei due terzi dei suoi componenti. I dipendenti

pubblici possono essere collocati in

aspettativa per la durata del mandato. I componenti

del CNGR restano in carica per un

triennio e non possono essere nuovamente

nominati prima che siano trascorsi almeno

cinque anni. Essi cessano automaticamente

dalla carica al compimento del settantesimo

anno di eta`. Se uno dei componenti cessa

dalla carica prima della scadenza del proprio

mandato, il componente che viene nominato

in sostituzione resta in carica per la durata

residua del mandato. Il predetto componente

e` scelto dal Ministro nello stesso elenco di

cui al secondo periodo del comma 1.

5. In sede di prima applicazione, mediante

sorteggio, sono individuati due componenti

del CNGR che durano in carica due anni e

tre componenti che durano in carica tre

anni. Il CNGR predispone rapporti specifici

sull’attivita` svolta e una relazione annuale

in materia di valutazione della ricerca, che

trasmette al Ministro, il quale cura la pubblicazione

e la diffusione dei rapporti e delle

relazioni del CNGR.

Art. 22.

(Assegni di ricerca)

1. Le universita`, le istituzioni e gli enti

pubblici di ricerca e sperimentazione, l’Agenzia

nazionale per le nuove tecnologie,

l’energia e lo sviluppo economico sostenibile

(ENEA) e l’Agenzia spaziale italiana (ASI),

nonche´ le istituzioni il cui diploma di perfezionamento

scientifico e` stato riconosciuto

equipollente al titolo di dottore di ricerca ai

sensi dell’articolo 74, quarto comma, del decreto

del Presidente della Repubblica 11 luglio

1980, n. 382, nell’ambito delle relative

disponibilita` di bilancio, possono conferire

assegni per lo svolgimento di attivita` di ricerca.

I bandi, resi pubblici anche per via telematica

sui siti dell’ateneo, ente o istituzione,

del Ministero e dell’Unione europea,

contengono informazioni dettagliate sulle

specifiche funzioni, sui diritti e i doveri relativi

alla posizione e sul trattamento economico

e previdenziale spettante.

2. Possono essere destinatari degli assegni

studiosi in possesso di curriculum scientifico

professionale idoneo allo svolgimento di attivita`

di ricerca, con esclusione del personale

di ruolo dei soggetti di cui al comma 1. I

medesimi soggetti possono stabilire che il

dottorato di ricerca o titolo equivalente conseguito

all’estero ovvero, per i settori interessati,

il titolo di specializzazione di area medica

corredato di una adeguata produzione

scientifica, costituiscono requisito obbligatorio

per l’ammissione al bando; in assenza

di tale disposizione, i suddetti titoli costituiscono

titolo preferenziale ai fini dell’attribuzione

degli assegni.

3. Gli assegni possono avere una durata

compresa tra uno e tre anni, sono rinnovabili

e non cumulabili con borse di studio a qualsiasi

titolo conferite, ad eccezione di quelle

concesse da istituzioni nazionali o straniere

utili ad integrare, con soggiorni all’estero,

l’attivita` di ricerca dei titolari. La durata

complessiva dei rapporti instaurati ai sensi

del presente articolo, compresi gli eventuali

rinnovi, non puo` comunque essere superiore

a quattro anni, ad esclusione del periodo in

cui l’assegno e` stato fruito in coincidenza

con il dottorato di ricerca, nel limite massimo

della durata legale del relativo corso.

La titolarita` dell’assegno non e` compatibile

con la partecipazione a corsi di laurea, laurea

specialistica o magistrale, dottorato di ricerca

con borsa o specializzazione medica, in Italia

o all’estero, e comporta il collocamento in

                     – 29 –

aspettativa senza assegni per il dipendente in

servizio presso amministrazioni pubbliche.

4. I soggetti di cui al comma 1 disciplinano

le modalita` di conferimento degli assegni

con apposito regolamento, prevedendo la

possibilita` di attribuire gli stessi mediante le

seguenti procedure:

a) pubblicazione di un unico bando relativo

alle aree scientifiche di interesse del

soggetto che intende conferire assegni per attivita`

di ricerca, seguito dalla presentazione

direttamente dai candidati dei progetti di ricerca,

corredati dei titoli e delle pubblicazioni

e valutati da parte di un’unica commissione,

che puo` avvalersi, senza oneri aggiuntivi

a carico della finanza pubblica, di esperti

revisori di elevata qualificazione italiani o

stranieri esterni al soggetto medesimo e che

formula, sulla base dei punteggi attribuiti,

una graduatoria per ciascuna delle aree interessate;

b) pubblicazione di bandi relativi a specifici

programmi di ricerca dotati di propri

finanziamenti, secondo procedure stabilite

dal soggetto che intende conferire assegni

per attivita` di ricerca.

5. I soggetti di cui al comma 1, con proprio

regolamento, possono riservare una

quota di assegni di ricerca a studiosi italiani

o stranieri che hanno conseguito il dottorato

di ricerca, o titolo equivalente, all’estero ovvero

a studiosi stranieri che hanno conseguito

il dottorato di ricerca in Italia.

6. A decorrere dall’anno 2011, agli assegni

di cui al presente articolo si applicano, in

materia fiscale, le disposizioni di cui all’articolo

4 della legge 13 agosto 1984, n. 476,

nonche´, in materia previdenziale, quelle di

cui all’articolo 2, commi 26 e seguenti, della

legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive

modificazioni, in materia di astensione obbligatoria

per maternita`, le disposizioni di cui al

decreto del Ministro del lavoro e della previdenza

sociale 12 luglio 2007, pubblicato

nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre

2007, e, in materia di congedo per malattia,

l’articolo 1, comma 788, della legge 27 dicembre

2006, n. 296, e successive modificazioni.

Nel periodo di astensione obbligatoria

per maternita`, l’indennita` corrisposta dall’INPS

ai sensi dell’articolo 5 del citato decreto

12 luglio 2007 e` integrata dall’universita`

fino a concorrenza dell’intero importo

dell’assegno di ricerca.

7. L’importo degli assegni di cui al presente

articolo e` determinato dal soggetto

che intende conferire gli assegni medesimi,

sulla base di un importo minimo stabilito

con decreto del Ministro.

8. Gli assegni non danno luogo a diritti in

ordine all’accesso ai ruoli dei soggetti di cui

al comma 1.

9. La durata complessiva dei rapporti instaurati

con i titolari degli assegni di cui al

presente articolo e dei contratti di cui all’articolo

24, intercorsi anche con atenei diversi,

statali, non statali o telematici, nonche´ con

gli enti di cui al comma 1 del presente articolo,

con il medesimo soggetto, non puo` in

ogni caso superare i dodici anni, anche non

continuativi. Ai fini della durata dei predetti

rapporti non rilevano i periodi trascorsi in

aspettativa per maternita` o per motivi di salute

secondo la normativa vigente.

Art. 23.

(Contratti per attivita`

di insegnamento)

1. Le universita`, anche sulla base di specifiche

convenzioni con gli enti pubblici e le

istituzioni di ricerca di cui all’articolo 8 del

regolamento di cui al decreto del Presidente

del Consiglio dei ministri 30 dicembre

1993, n. 593, possono stipulare contratti

della durata di un anno accademico e rinnovabili

annualmente per un periodo massimo

di cinque anni, a titolo gratuito o oneroso,

per attivita` di insegnamento al fine di avvalersi

della collaborazione di esperti di alta

qualificazione in possesso di un significativo

                   – 30 –

curriculum scientifico o professionale, che

siano dipendenti da altre amministrazioni,

enti o imprese, ovvero titolari di pensione,

ovvero lavoratori autonomi in possesso di

un reddito annuo non inferiore a 40.000

euro lordi. I predetti contratti sono stipulati

dal rettore, su proposta dei competenti organi

accademici. I contratti a titolo gratuito possono

essere stipulati esclusivamente con soggetti

in possesso di un reddito da lavoro

autonomo o dipendente, fermi restando i requisiti

richiesti. I contratti a titolo gratuito,

ad eccezione di quelli stipulati nell’ambito

di convenzioni con enti pubblici, non possono

superare, nell’anno accademico, il 5

per cento dell’organico dei professori e ricercatori

di ruolo in servizio presso l’ateneo.

2. Fermo restando l’affidamento a titolo

oneroso o gratuito di incarichi di insegnamento

al personale docente e ricercatore universitario,

le universita` possono, altresı`, stipulare

contratti a titolo oneroso, nell’ambito

delle proprie disponibilita` di bilancio, per

fare fronte a specifiche esigenze didattiche,

anche integrative, con soggetti in possesso

di adeguati requisiti scientifici e professionali.

Il possesso del titolo di dottore di ricerca,

della specializzazione medica, dell’abilitazione,

ovvero di titoli equivalenti conseguiti

all’estero, costituisce titolo preferenziale

ai fini dell’attribuzione dei predetti contratti.

I contratti sono attribuiti previo espletamento

di procedure disciplinate con regolamenti

di ateneo, nel rispetto del codice etico,

che assicurino la valutazione comparativa dei

candidati e la pubblicita` degli atti. Il trattamento

economico spettante ai titolari dei predetti

contratti e` determinato, entro tre mesi

dalla data di entrata in vigore della presente

legge, con decreto del Ministro, di concerto

con il Ministro dell’economia e delle finanze.

3. Al fine di favorire l’internazionalizzazione,

le universita` possono attribuire, nell’ambito

delle proprie disponibilita` di bilancio

o utilizzando fondi donati ad hoc da privati,

imprese o fondazioni, insegnamenti a

contratto a docenti, studiosi o professionisti

stranieri di chiara fama. Il trattamento economico

e` stabilito dal consiglio di amministrazione

sulla base di un adeguato confronto

con incarichi simili attribuiti da altre universita`

europee. La proposta dell’incarico e` formulata

al consiglio di amministrazione dal

rettore, previo parere del senato accademico

e pubblicizzazione del curriculum del candidato

nel sito internet dell’universita`.

4. La stipulazione di contratti per attivita`

di insegnamento ai sensi del presente articolo

non da` luogo a diritti in ordine all’accesso ai

ruoli universitari.

Art. 24.

(Ricercatori a tempo determinato)

1. Nell’ambito delle risorse disponibili per

la programmazione, al fine di svolgere attivita`

di ricerca, di didattica, di didattica integrativa

e di servizio agli studenti, le universita`

possono stipulare contratti di lavoro subordinato

a tempo determinato. Il contratto

stabilisce, sulla base dei regolamenti di ateneo,

le modalita` di svolgimento delle attivita`

di didattica, di didattica integrativa e di servizio

agli studenti nonche´ delle attivita` di ricerca.

2. I destinatari sono scelti mediante procedure

pubbliche di selezione disciplinate dalle

universita` con regolamento ai sensi della

legge 9 maggio 1989, n. 168, nel rispetto

dei princı`pi enunciati dalla Carta europea

dei ricercatori, di cui alla raccomandazione

della Commissione delle Comunita` europee

n. 251 dell’11 marzo 2005, e specificamente

dei seguenti criteri:

a) pubblicita` dei bandi sul sito dell’ateneo

e su quelli del Ministero e dell’Unione

europea; specificazione del settore concorsuale

e di un eventuale profilo esclusivamente

tramite indicazione di uno o piu` settori

scientifico-disciplinari; informazioni dettagliate

sulle specifiche funzioni, sui diritti e

                 – 31 –

i doveri e sul relativo trattamento economico

e previdenziale; previsione di modalita` di

trasmissione telematica delle candidature

nonche´, per quanto possibile, dei titoli e

delle pubblicazioni;

b) ammissione alle procedure dei possessori

del titolo di dottore di ricerca o titolo

equivalente, ovvero, per i settori interessati,

del diploma di specializzazione medica, nonche

´ di eventuali ulteriori requisiti definiti nel

regolamento di ateneo, con esclusione dei

soggetti gia` assunti a tempo indeterminato

come professori universitari di prima o di seconda

fascia o come ricercatori, ancorche´

cessati dal servizio;

c) valutazione preliminare dei candidati,

con motivato giudizio analitico sui titoli, sul

curriculum e sulla produzione scientifica, ivi

compresa la tesi di dottorato, secondo criteri

e parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale,

individuati con decreto del Ministro,

sentiti l’ANVUR e il CUN; a seguito

della valutazione preliminare, ammissione

dei candidati comparativamente piu` meritevoli,

in misura compresa tra il 10 e il 20

per cento del numero degli stessi e comunque

non inferiore a sei unita`, alla discussione

pubblica con la commissione dei titoli e

della produzione scientifica; i candidati

sono tutti ammessi alla discussione qualora

il loro numero sia pari o inferiore a sei; attribuzione

di un punteggio ai titoli e a ciascuna

delle pubblicazioni presentate dai candidati

ammessi alla discussione, a seguito della

stessa; possibilita` di prevedere un numero

massimo, comunque non inferiore a dodici,

delle pubblicazioni che ciascun candidato

puo` presentare. Sono esclusi esami scritti e

orali, ad eccezione di una prova orale volta

ad accertare l’adeguata conoscenza di una

lingua straniera; l’ateneo puo` specificare

nel bando la lingua straniera di cui e` richiesta

la conoscenza in relazione al profilo plurilingue

dell’ateneo stesso ovvero alle esigenze

didattiche dei corsi di studio in lingua

estera; la prova orale avviene contestualmente

alla discussione dei titoli e delle pubblicazioni.

Nelle more dell’emanazione del

decreto di cui al primo periodo, si applicano

i parametri e criteri di cui al decreto del Ministro

adottato in attuazione dell’articolo 1,

comma 7, del decreto-legge 10 novembre

2008, n. 180, convertito, con modificazioni,

dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1;

d) formulazione della proposta di chiamata

da parte del dipartimento con voto favorevole

della maggioranza assoluta dei professori

di prima e di seconda fascia e approvazione

della stessa con delibera del consiglio

di amministrazione.

3. I contratti hanno le seguenti tipologie:

a) contratti di durata triennale prorogabili

per soli due anni, per una sola volta, previa

positiva valutazione delle attivita` didattiche

e di ricerca svolte, effettuata sulla base

di modalita`, criteri e parametri definiti con

decreto del Ministro; i predetti contratti possono

essere stipulati con il medesimo soggetto

anche in sedi diverse;

b) contratti triennali non rinnovabili, riservati

a candidati che hanno usufruito dei

contratti di cui alla lettera a), ovvero, per almeno

tre anni anche non consecutivi, di assegni

di ricerca ai sensi dell’articolo 51,

comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n.

449, e successive modificazioni, o di borse

post-dottorato ai sensi dell’articolo 4 della

legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero di

analoghi contratti, assegni o borse in atenei

stranieri.

4. I contratti di cui al comma 3, lettera a),

possono prevedere il regime di tempo pieno

o di tempo definito. I contratti di cui al

comma 3, lettera b), sono stipulati esclusivamente

con regime di tempo pieno. L’impegno

annuo complessivo per lo svolgimento

delle attivita` di didattica, di didattica integrativa

e di servizio agli studenti e` pari a 350

ore per il regime di tempo pieno e a 200

ore per il regime di tempo definito.

5. Nell’ambito delle risorse disponibili per

la programmazione, nel terzo anno di con

                    –32 –

tratto di cui al comma 3, lettera b), l’universita`

valuta il titolare del contratto stesso, che

abbia conseguito l’abilitazione scientifica di

cui all’articolo 16, ai fini della chiamata

nel ruolo di professore associato, ai sensi

dell’articolo 18, comma 1, lettera e). In

caso di esito positivo della valutazione, il titolare

del contratto, alla scadenza dello

stesso, e` inquadrato nel ruolo dei professori

associati. La valutazione si svolge in conformita`

agli standard qualitativi riconosciuti a

livello internazionale individuati con apposito

regolamento di ateneo nell’ambito dei

criteri fissati con decreto del Ministro. La

programmazione di cui all’articolo 18,

comma 2, assicura la disponibilita` delle risorse

necessarie in caso di esito positivo

della procedura di valutazione. Alla procedura

e` data pubblicita` sul sito dell’ateneo.

6. Nell’ambito delle risorse disponibili per

la programmazione, fermo restando quanto

previsto dall’articolo 18, comma 2, dalla

data di entrata in vigore della presente legge

e fino al 31 dicembre del sesto anno successivo,

la procedura di cui al comma 5 puo` essere

utilizzata per la chiamata nel ruolo di

professore di prima e seconda fascia di professori

di seconda fascia e ricercatori a

tempo indeterminato in servizio nell’universita`

medesima, che abbiano conseguito l’abilitazione

scientifica di cui all’articolo 16. A

tal fine le universita` possono utilizzare fino

alla meta` delle risorse equivalenti a quelle

necessarie per coprire i posti disponibili di

professore di ruolo. A decorrere dal settimo

anno l’universita` puo` utilizzare le risorse

corrispondenti fino alla meta` dei posti disponibili

di professore di ruolo per le chiamate

di cui al comma 5.

7. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo

22, comma 9.

8. Il trattamento economico spettante ai

destinatari dei contratti di cui al comma 3,

lettera a), e` pari al trattamento iniziale spettante

al ricercatore confermato a seconda del

regime di impegno. Per i titolari dei contratti

di cui al comma 3, lettera b), il trattamento

annuo lordo onnicomprensivo e` pari al trattamento

iniziale spettante al ricercatore confermato

a tempo pieno elevato fino a un massimo

del 30 per cento.

9. I contratti di cui al presente articolo non

danno luogo a diritti in ordine all’accesso ai

ruoli. L’espletamento del contratto di cui al

comma 3, lettere a) e b), costituisce titolo

preferenziale nei concorsi per l’accesso alle

pubbliche amministrazioni.

Art. 25.

(Collocamento a riposo dei professori

e dei ricercatori)

1. L’articolo 16 del decreto legislativo 30

dicembre 1992, n. 503, non si applica a professori

e ricercatori universitari. I provvedimenti

adottati dalle universita` ai sensi della

predetta norma decadono alla data di entrata

in vigore della presente legge, ad eccezione

di quelli che hanno gia` iniziato a produrre i

loro effetti.

Art. 26.

(Disciplina dei lettori di scambio)

1. In esecuzione di accordi culturali internazionali

che prevedono l’utilizzo reciproco

di lettori, le universita` possono conferire a

studiosi stranieri in possesso di qualificata e

comprovata professionalita` incarichi annuali

rinnovabili per lo svolgimento di attivita` finalizzate

alla diffusione della lingua e della

cultura del Paese di origine e alla cooperazione

internazionale.

2. Gli incarichi di cui al comma 1 sono

conferiti con decreto rettorale, previa delibera

degli organi accademici competenti.

Con decreto del Ministro, di concerto con

il Ministro degli affari esteri e con il Ministro

dell’economia e delle finanze, sono definite

le modalita` per il conferimento degli incarichi,

ivi compreso il trattamento econo

                   –33 –

mico a carico degli accordi di cui al comma

1.

3. L’articolo 1, comma 1, del decretolegge

14 gennaio 2004, n. 2, convertito,

con modificazioni, dalla legge 5 marzo

2004, n. 63, si interpreta nel senso che, in

esecuzione della sentenza della Corte di giustizia

delle Comunita` europee 26 giugno

2001, nella causa C-212/99, ai collaboratori

esperti linguistici, assunti dalle universita` interessate

quali lettori di madrelingua straniera,

il trattamento economico corrispondente

a quello del ricercatore confermato a

tempo definito, in misura proporzionata all’impegno

orario effettivamente assolto,

deve essere attribuito con effetto dalla data

di prima assunzione quali lettori di madrelingua

straniera a norma dell’articolo 28 del decreto

del Presidente della Repubblica 11 luglio

1980, n. 382, sino alla data di instaurazione

del nuovo rapporto quali collaboratori

esperti linguistici, a norma dell’articolo 4

del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120,

convertito, con modificazioni, dalla legge

21 giugno 1995, n. 236. A decorrere da quest’ultima

data, a tutela dei diritti maturati nel

rapporto di lavoro precedente, i collaboratori

esperti linguistici hanno diritto a conservare,

quale trattamento retributivo individuale,

l’importo corrispondente alla differenza tra

l’ultima retribuzione percepita come lettori

di madrelingua straniera, computata secondo

i criteri dettati dal citato decreto-legge n. 2

del 2004, convertito, con modificazioni, dalla

legge n. 63 del 2004, e, ove inferiore, la retribuzione

complessiva loro spettante secondo

le previsioni della contrattazione collettiva

di comparto e decentrata applicabile

a norma del decreto-legge 21 aprile 1995,

n. 120, convertito, con modificazioni, dalla

legge 21 giugno 1995, n. 236. Sono estinti

i giudizi in materia, in corso alla data di entrata

in vigore della presente legge.

Art. 27.

(Anagrafe degli studenti)

1. All’articolo 1-bis, comma 1, alinea, del

decreto-legge 9 maggio 2003, n. 105, convertito,

con modificazioni, dalla legge 11 luglio

2003, n. 170, le parole: «, in particolare,

» sono soppresse.

Art. 28.

(Istituzione di un Fondo per la formazione e

l’aggiornamento della dirigenza presso il

Ministero dell’istruzione, dell’universita` e

della ricerca)

1. Al fine di contribuire alla formazione e

all’aggiornamento dei funzionari pubblici,

con particolare attenzione al personale degli

enti locali in vista delle nuove responsabilita`

connesse all’applicazione del federalismo fiscale,

e` istituito presso il Ministero il Fondo

per la formazione e l’aggiornamento della dirigenza.

A valere su detto Fondo, il Ministro

puo` concedere contributi per il finanziamento

di iniziative di studio, ricerca e formazione

sviluppate da universita` pubbliche in

collaborazione con le regioni e gli enti locali.

2. Possono accedere alle risorse del Fondo

universita` pubbliche, private, fondazioni tra

universita` ed enti locali, anche appositamente

costituite, nell’ambito delle risorse umane,

strumentali e finanziarie disponibili a legislazione

vigente, per le finalita` di cui al presente

articolo, in numero massimo di due

sul territorio nazionale, di cui una avente

sede nelle aree delle regioni dell’obiettivo 1

di cui al regolamento (CE) n. 1260/1999

del Consiglio, del 21 giugno 1999.

3. Con decreto del Ministero, da emanare

entro centoventi giorni dalla data di entrata

in vigore della presente legge, sono stabiliti

i criteri e le modalita` di attuazione delle presenti

disposizioni e sono altresı` individuati i

soggetti destinatari.

                      – 34 –

4. Per le finalita` del presente articolo e`

autorizzata la spesa di 2 milioni di euro annui

a decorrere dall’anno 2012 e fino all’anno

2017.

5. All’onere derivante dalle disposizioni di

cui al presente articolo si provvede mediante

corrispondente riduzione del Fondo per interventi

strutturali di politica economica, di cui

all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge

29 novembre 2004, n. 282, convertito, con

modificazioni, dalla legge 27 dicembre

2004, n. 307.

6. Il Ministro dell’economia e delle finanze

e` autorizzato ad apportare, con propri

decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 29.

(Norme transitorie e finali)

1. Fermo restando quanto previsto dal

comma 2 del presente articolo, a decorrere

dalla data di entrata in vigore della presente

legge, per la copertura dei posti di professore

ordinario e associato, di ricercatore e di assegnista

di ricerca, le universita` possono avviare

esclusivamente le procedure previste

dal presente titolo.

2. Le universita` continuano ad avvalersi

delle disposizioni vigenti alla data di entrata

in vigore della presente legge in materia di

assunzione in servizio, fino alla adozione

dei regolamenti di cui all’articolo 18, comma

1.

3. All’articolo 1, comma 4, del decretolegge

10 novembre 2008, n. 180, convertito,

con modificazioni, dalla legge 9 gennaio

2009, n. 1, dopo il quinto periodo e` inserito

il seguente: «Si procede altresı` direttamente

al sorteggio nell’ipotesi in cui il numero

dei professori ordinari appartenenti al settore

scientifico disciplinare oggetto del bando e`

inferiore a quattro».

4. Coloro che hanno conseguito l’idoneita`

per i ruoli di professore associato e ordinario

possono comunque essere destinatari di chiamata

ai sensi della legge 3 luglio 1998,

n. 210, fino al termine del periodo di durata

dell’idoneita` stessa previsto dall’articolo 1,

comma 6, della legge 4 novembre 2005,

n. 230. In tale ipotesi e nel caso di idoneita`

conseguita all’esito delle procedure di valutazione

comparativa, bandite ai sensi dell’articolo

12, comma 2, del decreto-legge 31 dicembre

2007, n. 248, convertito, con modificazioni,

dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31,

e successive modificazioni, e dell’articolo

4-bis, comma 16, del decreto-legge 3 giugno

2008, n. 97, convertito, con modificazioni,

dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, nei novanta

giorni successivi alla deliberazione,

da parte dell’universita` che ha indetto il

bando, di voler effettuare la chiamata, devono

seguire il decreto di nomina e la presa

di servizio dell’idoneo, in mancanza dei

quali quest’ultimo puo` essere chiamato da altre

universita`, ferma restando per l’universita`

che ha indetto il bando la possibilita` di ripetere

la chiamata.

5. I contratti di cui all’articolo 24, comma

3, lettera b), possono essere stipulati, con le

modalita` previste dal medesimo articolo, anche

con coloro che hanno usufruito per almeno

tre anni dei contratti stipulati ai sensi

dell’articolo 1, comma 14, della citata legge

n. 230 del 2005.

6. Entro centottanta giorni dalla data di

entrata in vigore della presente legge, il Ministro,

con decreto adottato di concerto con il

Ministro della salute, provvede alla rideterminazione

del numero dei posti disponibili

nei corsi di laurea in medicina e chirurgia

e alla loro distribuzione su base regionale anche

al fine di riequilibrare l’offerta formativa

in relazione al fabbisogno di personale medico

del bacino territoriale di riferimento.

7. All’articolo 1, comma 9, della legge 4

novembre 2005, n. 230, e successive modificazioni,

al primo periodo, dopo la parola:

«universitarie» sono inserite le seguenti: «o

di ricerca» e dopo le parole: «proposta la

chiamata» sono aggiunte le seguenti: «, ov

                      –35 –

vero di studiosi che siano risultati vincitori

nell’ambito di specifici programmi di ricerca

di alta qualificazione, identificati con decreto

del Ministro dell’istruzione, dell’universita` e

della ricerca, sentiti l’Agenzia nazionale di

valutazione del sistema universitario e della

ricerca e il Consiglio universitario nazionale,

finanziati dall’Unione europea o dal Ministero

dell’istruzione, dell’universita` e della

ricerca»; il secondo periodo e` soppresso; al

quarto periodo, le parole: «A tal fine» sono

sostituite dalle seguenti: «A tali fini».

8. Ai fini dei procedimenti di chiamata dei

professori di cui all’articolo 18 della presente

legge l’idoneita` conseguita ai sensi della

legge 3 luglio 1998, n. 210, e` equiparata all’abilitazione

limitatamente al periodo di durata

della stessa di cui all’articolo 2, comma

1, lettera g), della medesima legge, nonche´

all’articolo 1, comma 6, della legge 4 novembre

2005, n. 230, e successive modificazioni.

9. A valere sulle risorse previste dalla

legge di stabilita` per il 2011 per il fondo

per il finanziamento ordinario delle universita`,

e` riservata una quota non superiore a

13 milioni di euro per l’anno 2011, 93 milioni

di euro per l’anno 2012 e 173 milioni

di euro annui a decorrere dall’anno 2013,

per la chiamata di professori di seconda fascia,

secondo le procedure di cui agli articoli

18 e 24, comma 6, della presente legge. L’utilizzo

delle predette risorse e` disposto con

decreto del Ministro, adottato di concerto

con il Ministro dell’economia e delle finanze,

previo parere conforme delle Commissioni

parlamentari competenti.

10. La disciplina dei trasferimenti di cui

all’articolo 3 della legge 3 luglio 1998,

n. 210, si applica esclusivamente ai ricercatori

a tempo indeterminato.

11. A decorrere dalla data di entrata in vigore

della presente legge sono abrogati:

a) l’articolo 14, quinto comma, della

legge 18 marzo 1958, n. 311;

b) l’articolo 4 della legge 30 novembre

1989, n. 398;

c) l’articolo 1, commi 8, 10, 11 e 14,

della legge 4 novembre 2005, n. 230;

d) l’articolo 51, comma 6, della legge

27 dicembre 1997, n. 449.

12. A decorrere dalla data di entrata in vigore

dei regolamenti di cui all’articolo 16,

comma 2, della presente legge, e` abrogato

il decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 164.

13. Fino all’anno 2015 la laurea magistrale

o equivalente, unitamente ad un curriculum

scientifico professionale idoneo allo svolgimento

di attivita` di ricerca, e` titolo valido

per la partecipazione alle procedure pubbliche

di selezione relative ai contratti di cui all’articolo

24.

14. Fino alla definizione dei criteri di cui

all’articolo 5, comma 1, lettera c), e dei criteri

e indicatori di cui al comma 3, lettera b),

del medesimo articolo, continuano ad applicarsi

le disposizioni vigenti in materia.

15. All’articolo 6, comma 12, quarto periodo,

del decreto-legge 31 maggio 2010,

n. 78, convertito, con modificazioni, dalla

legge 30 luglio 2010, n. 122, dopo le parole:

«compiti ispettivi» sono aggiunte le seguenti:

«e a quella effettuata dalle universita` e dagli

enti di ricerca con risorse derivanti da finanziamenti

dell’Unione europea ovvero di soggetti

privati».

16. All’articolo 2, comma 140, lettera b),

del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262,

convertito, con modificazioni, dalla legge

24 novembre 2006, n. 286, dopo le parole:

«e le relative indennita`» sono aggiunte, in

fine, le seguenti parole: «, prevedendo che,

ferma restando l’applicazione delle disposizioni

vigenti in materia di collocamento a riposo,

la carica di presidente o di componente

dell’organo direttivo puo` essere ricoperta

fino al compimento del settantesimo anno

di eta`».

17. Nella prima tornata delle procedure di

abilitazione di cui all’articolo 16, qualora

                    – 36 –

l’ANVUR non abbia provveduto in tempo

utile a formulare la lista di studiosi ed esperti

in servizio all’estero di cui al citato articolo

16, comma 3, lettera f), in relazione a uno

specifico settore concorsuale, la commissione

nazionale, relativamente a tale settore, e` integralmente

composta ai sensi della lettera h)

del medesimo comma 3.

18. All’articolo 66, comma 13, del decreto-

legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito,

con modificazioni, dalla legge 6 agosto

2008, n. 133, e successive modificazioni, il

secondo periodo e` sostituito dal seguente:

«Ciascuna universita` destina tale somma

per una quota non inferiore al 50 per cento

all’assunzione di ricercatori e per una quota

non superiore al 20 per cento all’assunzione

di professori ordinari».

19. In attuazione di quanto disposto dagli

articoli 6, comma 14, e 8 della presente

legge, e fermo restando quanto previsto dall’articolo

9, comma 21, del decreto-legge 31

maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,

dalla legge 30 luglio 2010, n. 122,

e` autorizzata la spesa di 18 milioni di euro

per l’anno 2011 e di 50 milioni di euro per

ciascuno degli anni 2012 e 2013. Con decreto

del Ministro, adottato di concerto con

il Ministro dell’economia e delle finanze entro

quarantacinque giorni dalla data di entrata

in vigore della presente legge, sono indicati

criteri e modalita` per l’attuazione del

presente comma con riferimento alla ripartizione

delle risorse tra gli atenei e alla selezione

dei destinatari dell’intervento secondo

criteri di merito accademico e scientifico.

Al relativo onere si provvede, quanto a 18

milioni di euro per l’anno 2011, mediante

corrispondente riduzione dell’autorizzazione

di spesa di cui all’articolo 17, comma 2,

della legge 7 agosto 1990, n. 245, e quanto

a 50 milioni di euro per ciascuno degli

anni 2012 e 2013, mediante corrispondente

riduzione delle proiezioni, per l’anno 2012,

dello stanziamento del fondo speciale di

parte corrente, iscritto, ai fini del bilancio

triennale 2010-2012, nell’ambito del programma

«Fondi di riserva e speciali» della

missione «Fondi da ripartire» dello stato di

previsione del Ministero dell’economia e

delle finanze per l’anno 2010, allo scopo

parzialmente utilizzando l’accantonamento

relativo al Ministero dell’istruzione, dell’universita`

e della ricerca. Il Ministro dell’economia

e delle finanze e` autorizzato ad apportare,

con propri decreti, le occorrenti variazioni

di bilancio.

20. Agli studiosi impegnati all’estero che

abbiano svolto per chiamata diretta autorizzata

dal Ministero nell’ambito del programma

di rientro dei cervelli un periodo

di ricerca e di docenza nelle universita` italiane,

il servizio prestato e` riconosciuto per

i due terzi ai fini della carriera e per intero,

a domanda e con onere a carico del richiedente,

ai fini del trattamento di quiescenza

e previdenza. Al relativo onere, pari a euro

340.000 annui a decorrere dall’anno 2011,

si provvede mediante corrispondente riduzione

dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo

5, comma 1, della legge 19 ottobre

1999, n. 370.

21. Con decreto del Ministro, da emanare

entro centottanta giorni dalla data di entrata

in vigore della presente legge, previo parere

del CUN e del Consiglio nazionale per l’alta

formazione artistica e musicale (CNAM),

sono disciplinate le modalita` organizzative

per consentire agli studenti la contemporanea

iscrizione a corsi di studio universitari e a

corsi di studi presso i conservatori di musica,

gli istituti musicali pareggiati e l’Accademia

nazionale di danza.

22. All’onere derivante dall’applicazione

dell’articolo 5, comma 3, lettera g), si provvede

nel limite massimo di 11 milioni di

euro per l’anno 2011 mediante corrispondente

riduzione per il medesimo anno dell’autorizzazione

di spesa di cui all’articolo

5, comma 1, della legge 19 ottobre 1999,

n. 370. All’onere derivante dall’articolo 22,

comma 6, valutato in 3,5 milioni di euro annui,

a decorrere dall’anno 2011, si provvede

                    – 37 –

mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione

di spesa di cui all’articolo 5,

comma 1, della medesima legge n. 370 del

1999. Il Ministro dell’economia e delle finanze

e` autorizzato ad apportare, con propri

decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Dall’attuazione delle rimanenti disposizioni

della presente legge non devono derivare

nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

 IL PRESIDENTE