LEGGE 27 febbraio 2015, n. 18 

Disciplina della responsabilita' civile dei magistrati. (15G00034) (GU Serie Generale n.52 del 4-3-2015)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 19/03/2015

 
La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno
approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
                              Promulga 
 
la seguente legge: 
 
                               Art. 1 
 
                         Oggetto e finalita' 
 
   1. La presente legge introduce disposizioni volte a modificare  le
norme di cui alla legge 13 aprile 1988, n. 117, al  fine  di  rendere
effettiva la disciplina che regola la  responsabilita'  civile  dello
Stato e dei magistrati, anche alla luce dell'appartenenza dell'Italia
all'Unione europea. 
 
          Avvertenza: 
              Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art.10,  commi  2  e  3,   del   testo   unico   delle
          disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,
          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
          e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,
          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n.1092, al solo fine
          di  facilitare  la  lettura  delle  disposizioni  di  legge
          modificate o alle  quali  e'  operato  il  rinvio.  Restano
          invariati il valore e l'efficacia  degli  atti  legislativi
          qui trascritti. 
 
          Note all'art. 1: 
              La legge 13 aprile 1988, n. 117 (Risarcimento dei danni
          cagionati  nell'esercizio  delle  funzioni  giudiziarie   e
          responsabilita' civile dei magistrati), e' pubblicata nella
          Gazzetta Ufficiale 15 aprile 1988, n. 88. 
                                   Art. 2 
 
     Modifiche all'articolo 2 della legge 13 aprile 1988, n. 117 
 
  1. All'articolo  2  della  legge  13  aprile  1988,  n.  117,  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 1, le  parole:  «che  derivino  da  privazione  della
liberta' personale» sono soppresse; 
    b) il comma 2 e' sostituito dal seguente: 
      «2. Fatti  salvi  i  commi  3  e  3-bis  ed  i  casi  di  dolo,
nell'esercizio delle  funzioni  giudiziarie  non  puo'  dar  luogo  a
responsabilita' l'attivita' di interpretazione di  norme  di  diritto
ne' quella di valutazione del fatto e delle prove»; 
    c) il comma 3 e' sostituito dai seguenti: 
      «3. Costituisce colpa grave la violazione manifesta della legge
nonche' del diritto dell'Unione europea, il travisamento del fatto  o
delle prove, ovvero l'affermazione di un fatto la  cui  esistenza  e'
incontrastabilmente  esclusa  dagli  atti  del  procedimento   o   la
negazione di un fatto la cui  esistenza  risulta  incontrastabilmente
dagli atti del procedimento, ovvero l'emissione di  un  provvedimento
cautelare personale o reale fuori dai  casi  consentiti  dalla  legge
oppure senza motivazione. 
      3-bis. Fermo restando il giudizio di responsabilita'  contabile
di cui al decreto-legge 23 ottobre  1996,  n.  543,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 20 dicembre 1996, n. 639,  ai  fini  della
determinazione dei casi in cui sussiste la violazione manifesta della
legge nonche' del diritto dell'Unione  europea  si  tiene  conto,  in
particolare, del grado di chiarezza e precisione delle norme  violate
nonche' dell'inescusabilita' e della gravita'  dell'inosservanza.  In
caso di violazione manifesta del diritto dell'Unione europea si  deve
tener conto anche della mancata  osservanza  dell'obbligo  di  rinvio
pregiudiziale  ai  sensi  dell'articolo  267,  terzo  paragrafo,  del
Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nonche' del contrasto
dell'atto o del provvedimento con  l'interpretazione  espressa  dalla
Corte di giustizia dell'Unione europea». 
 
          Note all'art. 2: 
              Si riporta il testo dell'articolo 2 della citata  legge
          13 aprile 1988, n.  117,  come  modificato  dalla  presente
          legge: 
              «Art. 2. Responsabilita' per dolo o colpa grave.  -  1.
          Chi  ha  subito  un  danno  ingiusto  per  effetto  di   un
          comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario
          posto in essere dal  magistrato  con  dolo  o  colpa  grave
          nell'esercizio delle sue funzioni  ovvero  per  diniego  di
          giustizia puo'  agire  contro  lo  Stato  per  ottenere  il
          risarcimento dei danni patrimoniali e anche di  quelli  non
          patrimoniali. 
              2. Fatti salvi i commi 3 e 3-bis ed  i  casi  di  dolo,
          nell'esercizio delle  funzioni  giudiziarie  non  puo'  dar
          luogo a responsabilita' l'attivita' di  interpretazione  di
          norme di diritto ne' quella  di  valutazione  del  fatto  e
          delle prove. 
              3. Costituisce  colpa  grave  la  violazione  manifesta
          della legge nonche' del  diritto  dell'Unione  europea,  il
          travisamento del fatto o delle prove, ovvero l'affermazione
          di un fatto la cui esistenza e' incontrastabilmente esclusa
          dagli atti del procedimento o la negazione di un  fatto  la
          cui esistenza risulta incontrastabilmente  dagli  atti  del
          procedimento,  ovvero  l'emissione  di   un   provvedimento
          cautelare personale o reale fuori dai casi consentiti dalla
          legge oppure senza motivazione. 
              3-bis. Fermo restando il  giudizio  di  responsabilita'
          contabile di cui al decreto-legge 23 ottobre 1996, n.  543,
          convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  20  dicembre
          1996, n. 639, ai fini della determinazione dei casi in  cui
          sussiste la violazione manifesta della  legge  nonche'  del
          diritto dell'Unione europea si tiene conto, in particolare,
          del grado di chiarezza e  precisione  delle  norme  violate
          nonche'    dell'inescusabilita'    e     della     gravita'
          dell'inosservanza. In  caso  di  violazione  manifesta  del
          diritto dell'Unione europea si deve tener conto anche della
          mancata osservanza dell'obbligo di rinvio pregiudiziale  ai
          sensi dell'articolo 267, terzo paragrafo, del Trattato  sul
          funzionamento dell'Unione europea,  nonche'  del  contrasto
          dell'atto  o  del   provvedimento   con   l'interpretazione
          espressa dalla Corte di giustizia dell'Unione europea.». 
                                   Art. 3 
 
Modifiche all'articolo 4 ed abrogazione dell'articolo 5  della  legge
                       13 aprile 1988, n. 117 
 
  1. All'articolo  4  della  legge  13  aprile  1988,  n.  117,  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 2,  secondo  periodo,  le  parole:  «due  anni»  sono
sostituite dalle seguenti: «tre anni»; 
    b) al comma 4,  le  parole:  «due  anni»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «tre anni». 
  2. L'articolo 5 della legge 13 aprile 1988, n. 117, e' abrogato. 
 
          Note all'art. 3: 
              Si riporta il testo dell'articolo 4 della citata  legge
          13 aprile 1988, n.  117,  come  modificato  dalla  presente
          legge: 
              «Art.  4.  Competenza  e  termini.  -  1.  L'azione  di
          risarcimento  del  danno  contro  lo  Stato   deve   essere
          esercitata nei confronti del Presidente del  Consiglio  dei
          Ministri. Competente e'  il  tribunale  del  capoluogo  del
          distretto della corte d'appello, da  determinarsi  a  norma
          dell'articolo  11  del  codice  di   procedura   penale   e
          dell'articolo 1 delle norme di attuazione, di coordinamento
          e transitorie del codice di procedura penale, approvate con
          decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271. 
              2. L'azione di risarcimento del danno contro  lo  Stato
          puo' essere esercitata soltanto quando siano stati esperiti
          i  mezzi  ordinari  di  impugnazione  o  gli  altri  rimedi
          previsti avverso i provvedimenti  cautelari  e  sommari,  e
          comunque quando non siano piu' possibili la modifica  o  la
          revoca del provvedimento ovvero, se tali  rimedi  non  sono
          previsti, quando sia esaurito  il  grado  del  procedimento
          nell'ambito del quale si e'  verificato  il  fatto  che  ha
          cagionato il danno. La domanda deve essere proposta a  pena
          di decadenza entro tre anni che decorrono  dal  momento  in
          cui l'azione e' esperibile. 
              3. L'azione puo' essere  esercitata  decorsi  tre  anni
          dalla data del fatto che ha cagionato il danno  se  in  tal
          termine non  si  e'  concluso  il  grado  del  procedimento
          nell'ambito del quale il fatto stesso si e' verificato. 
              4. Nei casi previsti dall'art. 3 l'azione  deve  essere
          promossa entro tre anni dalla scadenza del termine entro il
          quale il magistrato avrebbe dovuto provvedere sull'istanza. 
              5. In nessun caso  il  termine  decorre  nei  confronti
          della parte che, a causa del segreto istruttorio, non abbia
          avuto conoscenza del fatto.». 
                                    Art. 4 
 
     Modifica dell'articolo 7 della legge 13 aprile 1988, n. 117 
 
  1. L'articolo 7 della legge 13 aprile 1988, n. 117,  e'  sostituito
dal seguente: 
    «Art. 7. - (Azione di rivalsa). - 1. Il Presidente del  Consiglio
dei ministri, entro due anni dal risarcimento avvenuto sulla base  di
titolo  giudiziale  o  di  titolo  stragiudiziale,  ha  l'obbligo  di
esercitare l'azione di rivalsa nei confronti del magistrato nel  caso
di diniego di  giustizia,  ovvero  nei  casi  in  cui  la  violazione
manifesta della legge nonche' del diritto dell'Unione europea  ovvero
il travisamento del fatto o delle prove, di cui all'articolo 2, commi
2,  3  e  3-bis,  sono  stati  determinati  da  dolo   o   negligenza
inescusabile. 
  2. In nessun caso la transazione e' opponibile  al  magistrato  nel
giudizio di rivalsa o nel giudizio disciplinare. 
  3. I giudici popolari  rispondono  soltanto  in  caso  di  dolo.  I
cittadini estranei alla  magistratura  che  concorrono  a  formare  o
formano organi giudiziari collegiali rispondono in  caso  di  dolo  o
negligenza inescusabile per travisamento del fatto o delle prove». 
                                   Art. 5 
 
     Modifica all'articolo 8 della legge 13 aprile 1988, n. 117 
 
  1. All'articolo 8 della legge 13 aprile 1988, n. 117, il comma 3 e'
sostituito dal seguente: 
    «3. La misura della rivalsa non puo' superare una somma pari alla
meta' di una annualita' dello stipendio, al  netto  delle  trattenute
fiscali, percepito  dal  magistrato  al  tempo  in  cui  l'azione  di
risarcimento e' proposta, anche se dal fatto e' derivato danno a piu'
persone e queste hanno agito con distinte azioni di  responsabilita'.
Tale limite non si applica al fatto commesso con  dolo.  L'esecuzione
della rivalsa, quando  viene  effettuata  mediante  trattenuta  sullo
stipendio, non puo' comportare complessivamente il pagamento per rate
mensili in misura superiore ad un terzo dello stipendio netto». 
 
          Note all'art. 5: 
              Si riporta il testo dell'articolo 8 della citata  legge
          13 aprile 1988, n.  117,  come  modificato  dalla  presente
          legge: 
              «Art. 8. Competenza per l'azione di  rivalsa  e  misura
          della  rivalsa.  -  1.  L'azione  di  rivalsa  deve  essere
          promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri. 
              2. L'azione di rivalsa deve essere proposta davanti  al
          tribunale  del  capoluogo   del   distretto   della   corte
          d'appello, da determinarsi a  norma  dell'articolo  11  del
          codice di procedura penale e dell'articolo 1 delle norme di
          attuazione, di coordinamento e transitorie  del  codice  di
          procedura penale,  approvate  con  decreto  legislativo  28
          luglio 1989, n. 271. 
              3. La misura della rivalsa non puo' superare una  somma
          pari alla meta' di una annualita' dello stipendio, al netto
          delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo
          in cui l'azione di risarcimento e' proposta, anche  se  dal
          fatto e' derivato danno a piu' persone e queste hanno agito
          con distinte azioni di responsabilita'. Tale limite non  si
          applica al fatto  commesso  con  dolo.  L'esecuzione  della
          rivalsa, quando viene effettuata mediante trattenuta  sullo
          stipendio,  non   puo'   comportare   complessivamente   il
          pagamento per rate mensili in misura superiore ad un  terzo
          dello stipendio netto. 
              4. Le disposizioni del comma 3 si applicano anche  agli
          estranei  che  partecipano  all'esercizio  delle   funzioni
          giudiziarie. Per essi la misura della rivalsa e'  calcolata
          in rapporto allo stipendio iniziale annuo, al  netto  delle
          trattenute fiscali, che compete al magistrato di tribunale;
          se l'estraneo che partecipa  all'esercizio  delle  funzioni
          giudiziarie percepisce uno stipendio annuo netto o  reddito
          di lavoro autonomo netto inferiore allo stipendio  iniziale
          del magistrato di tribunale, la  misura  della  rivalsa  e'
          calcolata in rapporto a tale stipendio o reddito  al  tempo
          in cui l'azione di risarcimento e' proposta.». 
                                   Art. 6 
 
     Modifica all'articolo 9 della legge 13 aprile 1988, n. 117 
 
  1. All'articolo 9, comma 1, della legge 13 aprile 1988, n. 117,  le
parole: «, entro due mesi dalla  comunicazione  di  cui  al  comma  5
dell'articolo 5» sono soppresse. 
 
          Note all'art. 6: 
              Si riporta il testo dell'articolo 9 della citata  legge
          13 aprile 1988, n.  117,  come  modificato  dalla  presente
          legge: 
              «Art. 9.  Azione  disciplinare.  -  1.  Il  procuratore
          generale presso la Corte di  cassazione  per  i  magistrati
          ordinari o il titolare dell'azione disciplinare negli altri
          casi devono esercitare l'azione disciplinare nei  confronti
          del magistrato per i fatti che hanno dato causa  all'azione
          di risarcimento, salvo che non  sia  stata  gia'  proposta.
          Resta ferma la facolta' del Ministro di grazia e  giustizia
          di cui al secondo comma dell'art. 107 della Costituzione. 
              2. Gli atti del giudizio  disciplinare  possono  essere
          acquisiti, su istanza di parte o d'ufficio, nel giudizio di
          rivalsa. 
              3. La disposizione di cui all'art. 2,  che  circoscrive
          la rilevanza  della  colpa  ai  casi  di  colpa  grave  ivi
          previsti, non si applica nel giudizio disciplinare.». 
                                    Art. 7 
 
     Modifica all'articolo 13 della legge 13 aprile 1988, n. 117 
 
  1. All'articolo 13 della legge 13 aprile  1988,  n.  117,  dopo  il
comma 2 e' aggiunto, in fine, il seguente: 
    «2-bis. Il mancato esercizio dell'azione di regresso, di  cui  al
comma   2,    comporta    responsabilita'    contabile.    Ai    fini
dell'accertamento di tale responsabilita', entro  il  31  gennaio  di
ogni anno la Corte dei conti acquisisce informazioni  dal  Presidente
del Consiglio dei ministri  e  dal  Ministro  della  giustizia  sulle
condanne al  risarcimento  dei  danni  per  fatti  costituenti  reato
commessi dal magistrato nell'esercizio delle sue funzioni, emesse nel
corso dell'anno precedente e sull'esercizio della relativa azione  di
regresso». 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
    Data a Roma, addi' 27 febbraio 2015 
 
                             MATTARELLA 
 
                         Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 
 
          Note all'art. 7: 
              Si riporta il testo dell'articolo 13 della citata legge
          13 aprile 1988, n.  117,  come  modificato  dalla  presente
          legge: 
              «Art. 13. Responsabilita' civile per fatti  costituenti
          reato. - 1. Chi ha subito un danno  in  conseguenza  di  un
          fatto   costituente   reato   commesso    dal    magistrato
          nell'esercizio   delle   sue   funzioni   ha   diritto   al
          risarcimento nei confronti del magistrato e dello Stato. In
          tal caso l'azione civile per il risarcimento del  danno  ed
          il suo esercizio  anche  nei  confronti  dello  Stato  come
          responsabile civile sono regolati dalle norme ordinarie. 
              2. All'azione di regresso dello Stato che sia tenuto al
          risarcimento  nei  confronti  del  danneggiato  si  procede
          altresi'  secondo  le   norme   ordinarie   relative   alla
          responsabilita' dei pubblici dipendenti. 
              2-bis. Il mancato esercizio dell'azione di regresso, di
          cui al comma 2, comporta responsabilita' contabile. Ai fini
          dell'accertamento di  tale  responsabilita',  entro  il  31
          gennaio  di  ogni  anno  la  Corte  dei  conti   acquisisce
          informazioni dal Presidente del Consiglio  dei  Ministri  e
          dal Ministro della giustizia sulle condanne al risarcimento
          dei  danni  per  fatti  costituenti  reato   commessi   dal
          magistrato nell'esercizio delle sue  funzioni,  emesse  nel
          corso dell'anno precedente e sull'esercizio della  relativa
          azione di regresso.». 

*******

Fonte: sito della Gazzetta Ufficiale