LEGGE 28 dicembre 2015, n. 221 

Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali. (16G00006) (GU Serie Generale n.13 del 18-1-2016)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 02/02/2016

 

                                                                                       Capo I
                                                                Disposizioni relative alla protezione

                                                    della natura e per la strategia dello sviluppo sostenibile

  La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno
approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
                              Promulga 
 
la seguente legge: 
 
                               Art. 1 
 
Misure  per  la  sensibilizzazione  dei   proprietari   dei   carichi
                   inquinanti trasportati via mare 
 
  1. All'articolo 12, quarto comma, della legge 31 dicembre 1982,  n.
979, sono aggiunte,  in  fine,  le  seguenti  parole:  «,  anche  con
riferimento all'utilizzazione di una nave inadeguata alla qualita'  e
alla  quantita'  del  carico  trasportato.  Ai   predetti   fini   il
proprietario del carico si munisce di idonea polizza  assicurativa  a
copertura integrale dei rischi anche potenziali, rilasciandone  copia
al comandante della nave che e' tenuto ad esibirla tra i documenti di
bordo necessari in occasione dei  controlli  disposti  dall'autorita'
marittima». 
  Avvertenza: 
              Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art.  10,  commi  2  e  3,  del  testo   unico   delle
          disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,
          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
          e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,
          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo
          fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge
          modificate o alle  quali  e'  operato  il  rinvio.  Restano
          invariati il valore e l'efficacia  degli  atti  legislativi
          qui trascritti. 
 
          Note all'art. 1: 
              Si  riporta  il  testo  dell'art.  12  della  legge  31
          dicembre 1982, n. 979, recante "Disposizioni per la  difesa
          del mare" come modificato dalla presente legge: 
              "Art. 12. - Il comandante, l'armatore o il proprietario
          di una nave o il responsabile di un mezzo o di un  impianto
          situato sulla piattaforma continentale o sulla  terraferma,
          nel caso di avarie o di incidenti agli stessi, suscettibili
          di arrecare, attraverso il versamento di idrocarburi  o  di
          altre sostanze  nocive  o  inquinanti,  danni  all'ambiente
          marino, al litorale o agli interessi connessi, sono  tenuti
          ad  informare  senza  indugio  l'autorita'  marittima  piu'
          vicina al luogo del sinistro, e ad adottare ogni misura che
          risulti al momento possibile per evitare ulteriori danni ed
          eliminare gli effetti dannosi gia' prodotti. 
              L'autorita' marittima rivolge ai soggetti indicati  nel
          comma precedente immediata  diffida  a  prendere  tutte  le
          misure  ritenute  necessarie  per  prevenire  il   pericolo
          d'inquinamento e per eliminare gli effetti  gia'  prodotti.
          Nel caso in cui tale diffida resti  senza  effetto,  o  non
          produca  gli  effetti  sperati  in  un  periodo  di   tempo
          assegnato, l'autorita' marittima fara' eseguire  le  misure
          ritenute  necessarie  per   conto   dell'armatore   o   del
          proprietario,  recuperando,  poi,  dagli  stessi  le  spese
          sostenute. 
              Nei  casi  di  urgenza,  l'autorita'  marittima   fara'
          eseguire per conto  dell'armatore  o  del  proprietario  le
          misure   necessarie,   recuperandone,   poi,   le    spese,
          indipendentemente dalla preventiva diffida a provvedere. 
              Nei casi in cui l'amministrazione fa eseguire le misure
          necessarie ai sensi del secondo e  terzo  comma,  le  spese
          sostenute sono recuperate, nei limiti del valore del carico
          anche nei confronti  del  proprietario  del  carico  stesso
          quando, in relazione all'evento, si dimostri il dolo  o  la
          colpa del medesimo, anche con riferimento all'utilizzazione
          di una nave inadeguata alla qualita' e alla  quantita'  del
          carico trasportato. Ai predetti fini  il  proprietario  del
          carico  si  munisce  di  idonea  polizza   assicurativa   a
          copertura   integrale   dei   rischi   anche    potenziali,
          rilasciandone copia al comandante della nave che e'  tenuto
          ad esibirla tra i documenti di bordo necessari in occasione
          dei controlli disposti dall'autorita' marittima." 
                                      Art. 2 
 
Modifica all'articolo 6 del decreto legislativo  3  aprile  2006,  n.
  152, e disposizioni in materia di operazioni in  mare  nel  settore
  degli idrocarburi 
 
  1. All'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006,
n. 152, e successive modificazioni, all'ultimo periodo, le parole da:
«del Ministero dell'ambiente e della  tutela  del  territorio  e  del
mare» fino alla fine del periodo sono sostituite dalle  seguenti:  «,
rispettivamente, del  Ministero  dello  sviluppo  economico,  per  lo
svolgimento delle attivita' di vigilanza e controllo della  sicurezza
anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare,  e
del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,
per assicurare il pieno svolgimento delle azioni di monitoraggio, ivi
compresi gli adempimenti  connessi  alle  valutazioni  ambientali  in
ambito costiero e  marino,  anche  mediante  l'impiego  dell'Istituto
superiore per la protezione e la ricerca  ambientale  (ISPRA),  delle
Agenzie regionali per l'ambiente e delle strutture tecniche dei corpi
dello Stato  preposti  alla  vigilanza  ambientale,  e  di  contrasto
dell'inquinamento marino». 
           Note all'art. 2: 
              Si riporta il testo dell'art. 6 del decreto legislativo
          3  aprile  2006,  n.  152,  recante   "Norme   in   materia
          ambientale", come modificato dalla presente legge: 
              "Art. 6. Oggetto della disciplina. - 1. La  valutazione
          ambientale strategica riguarda i piani e  i  programmi  che
          possono avere impatti  significativi  sull'ambiente  e  sul
          patrimonio culturale. 
              2. Fatto  salvo  quanto  disposto  al  comma  3,  viene
          effettuata una valutazione per tutti i piani e i programmi: 
              a) che sono elaborati per  la  valutazione  e  gestione
          della qualita' dell'aria ambiente, per i settori  agricolo,
          forestale,  della  pesca,  energetico,   industriale,   dei
          trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque,  delle
          telecomunicazioni,    turistico,    della    pianificazione
          territoriale  o  della  destinazione  dei  suoli,   e   che
          definiscono il quadro di  riferimento  per  l'approvazione,
          l'autorizzazione, l'area di localizzazione  o  comunque  la
          realizzazione dei progetti elencati negli allegati II,  III
          e IV del presente decreto; 
              b) per i quali, in considerazione dei possibili impatti
          sulle finalita' di conservazione dei  siti  designati  come
          zone di protezione  speciale  per  la  conservazione  degli
          uccelli  selvatici  e  quelli  classificati  come  siti  di
          importanza comunitaria  per  la  protezione  degli  habitat
          naturali e della flora e della fauna selvatica, si  ritiene
          necessaria una valutazione d'incidenza ai sensi dell'art. 5
          del decreto del Presidente  della  Repubblica  8  settembre
          1997, n. 357, e successive modificazioni. 
              3. Per i piani e i programmi di  cui  al  comma  2  che
          determinano l'uso di piccole aree a livello locale e per le
          modifiche minori dei piani e dei programmi di cui al  comma
          2,  la  valutazione  ambientale   e'   necessaria   qualora
          l'autorita'  competente  valuti   che   producano   impatti
          significativi sull'ambiente, secondo le disposizioni di cui
          all'art.  12  e  tenuto  conto  del  diverso   livello   di
          sensibilita' ambientale dell'area oggetto di intervento. 
              3-bis.  L'autorita'  competente  valuta,   secondo   le
          disposizioni di cui all'art. 12, se i piani e i  programmi,
          diversi da quelli di cui al comma  2,  che  definiscono  il
          quadro di riferimento per  l'autorizzazione  dei  progetti,
          producano impatti significativi sull'ambiente. 
              3-ter.  Per  progetti  di   opere   e   interventi   da
          realizzarsi nell'ambito del Piano regolatore portuale, gia'
          sottoposti ad una valutazione ambientale strategica, e  che
          rientrano tra le categorie per  le  quali  e'  prevista  la
          Valutazione  di  impatto  ambientale,  costituiscono   dati
          acquisiti tutti gli elementi valutati  in  sede  di  VAS  o
          comunque desumibili dal Piano regolatore portuale.  Qualora
          il Piano regolatore Portuale ovvero le rispettive  varianti
          abbiano contenuti tali da essere sottoposti  a  valutazione
          di impatto ambientale nella loro interezza secondo le norme
          comunitarie, tale  valutazione  e'  effettuata  secondo  le
          modalita' e le competenze previste dalla Parte Seconda  del
          presente  decreto  ed  e'   integrata   dalla   valutazione
          ambientale  strategica  per  gli  eventuali  contenuti   di
          pianificazione  del  Piano  e  si  conclude  con  un  unico
          provvedimento. 
              4. Sono comunque esclusi dal campo di applicazione  del
          presente decreto: 
              a) i piani e i  programmi  destinati  esclusivamente  a
          scopi di difesa nazionale caratterizzati da somma urgenza o
          ricadenti nella disciplina di cui all'art. 17  del  decreto
          legislativo  12  aprile  2006,   n.   163,   e   successive
          modificazioni; 
              b) i piani e i programmi finanziari o di bilancio; 
              c) i piani di protezione civile in caso di pericolo per
          l'incolumita' pubblica; 
              c-bis)  i  piani  di  gestione  forestale  o  strumenti
          equivalenti,   riferiti   ad   un   ambito   aziendale    o
          sovraziendale di livello locale, redatti secondo i  criteri
          della gestione  forestale  sostenibile  e  approvati  dalle
          regioni o dagli organismi dalle stesse individuati. 
              5.  La  valutazione  d'impatto  ambientale  riguarda  i
          progetti che possono avere impatti significativi e negativi
          sull'ambiente e sul patrimonio culturale. 
              6. Fatto  salvo  quanto  disposto  al  comma  7,  viene
          effettuata altresi' una valutazione per: 
              a) i progetti di cui agli allegati II e III al presente
          decreto; 
              b) i  progetti  di  cui  all'allegato  IV  al  presente
          decreto,  relativi  ad  opere   o   interventi   di   nuova
          realizzazione,   che    ricadono,    anche    parzialmente,
          all'interno di aree naturali protette come  definite  dalla
          legge 6 dicembre 1991, n. 394. 
              7. La valutazione e' inoltre  necessaria,  qualora,  in
          base alle disposizioni di cui al  successivo  art.  20,  si
          ritenga  che  possano  produrre  impatti  significativi   e
          negativi sull'ambiente, per: 
              a) i progetti elencati  nell'allegato  II  che  servono
          esclusivamente o  essenzialmente  per  lo  sviluppo  ed  il
          collaudo di nuovi metodi o prodotti e non  sono  utilizzati
          per piu' di due anni; 
              b) le modifiche  o  estensioni  dei  progetti  elencati
          nell'allegato II che possono avere impatti significativi  e
          negativi sull'ambiente; 
              c) i  progetti  elencati  nell'allegato  IV;  per  tali
          progetti, con decreto del Ministro  dell'ambiente  e  della
          tutela del territorio  e  del  mare,  di  concerto  con  il
          Ministero  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti  per  i
          profili connessi ai progetti di infrastrutture di rilevanza
          strategica, previa intesa in sede di Conferenza  permanente
          per i rapporti tra lo  Stato,  le  regioni  e  le  province
          autonome di Trento e  di  Bolzano  e  previo  parere  delle
          Commissioni  parlamentari  competenti  per  materia,   sono
          definiti  i  criteri  e  le   soglie   da   applicare   per
          l'assoggettamento dei progetti di cui all'allegato IV  alla
          procedura  di  cui  all'art.  20  sulla  base  dei  criteri
          stabiliti nell'allegato V. Tali  disposizioni  individuano,
          altresi', le modalita' con cui le  regioni  e  le  province
          autonome, tenuto conto dei criteri di cui all'allegato V  e
          nel rispetto  di  quanto  stabilito  nello  stesso  decreto
          ministeriale,  adeguano  i  criteri  e   le   soglie   alle
          specifiche situazioni ambientali e territoriali. Fino  alla
          data  di  entrata  in  vigore  del  suddetto  decreto,   la
          procedura di cui all'art. 20 e' effettuata caso  per  caso,
          sulla base dei criteri stabiliti nell'allegato V. 
              8. Per i progetti  di  cui  agli  allegati  III  e  IV,
          ricadenti all'interno di aree naturali protette, le  soglie
          dimensionali, ove previste, sono ridotte del cinquanta  per
          cento. Le medesime riduzioni  si  applicano  anche  per  le
          soglie dimensionali dei progetti di  cui  all'allegato  II,
          punti 4-bis) e 4-ter), relativi agli  elettrodotti  facenti
          parte della rete elettrica di trasmissione nazionale. 
              9. Fatto salvo  quanto  disposto  nell'allegato  IV,  a
          decorrere dalla data di entrata in vigore del  decreto  del
          Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e  del
          mare di cui al comma  7,  lettera  c),  le  soglie  di  cui
          all'allegato  IV,  ove  previste,  sono   integrate   dalle
          disposizioni contenute nel medesimo decreto. 
              10. L'autorita' competente in sede statale valuta  caso
          per  caso  i  progetti  relativi  ad  opere  ed  interventi
          destinati esclusivamente a scopo di  difesa  nazionale  non
          aventi i requisiti di  cui  al  comma  4,  lettera  a).  La
          esclusione di tali progetti dal campo di  applicazione  del
          decreto, se cio' possa pregiudicare gli scopi della  difesa
          nazionale, e' determinata con decreto interministeriale del
          Ministro della difesa e del Ministro dell'ambiente e  della
          tutela del territorio e del mare. 
              11. Sono esclusi in tutto  o  in  parte  dal  campo  di
          applicazione del presente decreto, quando non sia possibile
          in  alcun  modo  svolgere   la   valutazione   di   impatto
          ambientale, singoli interventi disposti in  via  d'urgenza,
          ai sensi dell'art. 5, commi 2 e 5 della legge  24  febbraio
          1992, n. 225, al solo scopo di salvaguardare  l'incolumita'
          delle persone e di mettere in sicurezza gli immobili da  un
          pericolo imminente o a seguito di calamita'. In  tale  caso
          l'autorita' competente,  sulla  base  della  documentazione
          immediatamente trasmessa  dalle  autorita'  che  dispongono
          tali interventi: 
              a)  esamina  se  sia  opportuna   un'altra   forma   di
          valutazione; 
              b) mette  a  disposizione  del  pubblico  coinvolto  le
          informazioni raccolte con le altre forme di valutazione  di
          cui  alla  lettera  a),  le  informazioni   relative   alla
          decisione di esenzione  e  le  ragioni  per  cui  e'  stata
          concessa; 
              c) informa la Commissione europea, tramite il Ministero
          dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare  nel
          caso  di  interventi  di  competenza  regionale,  prima  di
          consentire   il   rilascio    dell'autorizzazione,    delle
          motivazioni  dell'esclusione  accludendo  le   informazioni
          messe a disposizione del pubblico. 
              12.  Per  le  modifiche  dei  piani  e  dei   programmi
          elaborati  per  la  pianificazione  territoriale  o   della
          destinazione  dei  suoli  conseguenti  a  provvedimenti  di
          autorizzazione  di  opere  singole  che  hanno  per   legge
          l'effetto di variante ai suddetti piani e programmi,  ferma
          restando l'applicazione della disciplina in materia di VIA,
          la valutazione ambientale strategica non e' necessaria  per
          la localizzazione delle singole opere. 
              13. L'autorizzazione integrata ambientale e' necessaria
          per: 
              a) le  installazioni  che  svolgono  attivita'  di  cui
          all'Allegato VIII alla Parte Seconda; 
              b) le modifiche sostanziali degli impianti di cui  alla
          lettera a) del presente comma. 
              14. Per le attivita' di smaltimento o  di  recupero  di
          rifiuti svolte nelle installazioni di cui all'art. 6, comma
          13,  anche  qualora  costituiscano  solo  una  parte  delle
          attivita'   svolte   nell'installazione,   l'autorizzazione
          integrata ambientale, ai sensi di quanto disposto dall'art.
          29-quater, comma 11, costituisce anche autorizzazione  alla
          realizzazione o alla modifica, come disciplinato  dall'art.
          208. 
              15. Per le installazioni di cui  alla  lettera  a)  del
          comma  13,  nonche'  per  le  loro  modifiche  sostanziali,
          l'autorizzazione integrata  ambientale  e'  rilasciata  nel
          rispetto della disciplina di cui al presente decreto e  dei
          termini di cui all'art. 29-quater, comma 10. 
              16.  L'autorita'   competente,   nel   determinare   le
          condizioni per l'autorizzazione integrata ambientale, fermo
          restando il rispetto delle norme  di  qualita'  ambientale,
          tiene conto dei seguenti principi generali: 
              a)  devono  essere  prese  le   opportune   misure   di
          prevenzione dell'inquinamento, applicando in particolare le
          migliori tecniche disponibili; 
              b) non si devono verificare  fenomeni  di  inquinamento
          significativi; 
              c) e' prevenuta la  produzione  dei  rifiuti,  a  norma
          della parte quarta del presente decreto; i rifiuti  la  cui
          produzione non e' prevenibile sono in ordine di priorita' e
          conformemente  alla  parte  quarta  del  presente  decreto,
          riutilizzati,  riciclati,  ricuperati  o,  ove   cio'   sia
          tecnicamente ed economicamente impossibile,  sono  smaltiti
          evitando e riducendo ogni loro impatto sull'ambiente; 
              d) l'energia deve essere utilizzata in modo efficace ed
          efficiente; 
              e)  devono  essere  prese  le  misure  necessarie   per
          prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze; 
              f)   deve   essere   evitato   qualsiasi   rischio   di
          inquinamento al momento della cessazione  definitiva  delle
          attivita'  e  il  sito  stesso  deve  essere   ripristinato
          conformemente a quanto previsto all'art.  29-sexies,  comma
          9-quinquies. 
              17. Ai fini di tutela dell'ambiente e  dell'ecosistema,
          all'interno del perimetro delle aree marine  e  costiere  a
          qualsiasi titolo protette per scopi di  tutela  ambientale,
          in virtu' di leggi nazionali, regionali o in attuazione  di
          atti e convenzioni  dell'Unione  europea  e  internazionali
          sono  vietate  le  attivita'  di  ricerca,  di  prospezione
          nonche' di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in
          mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge  9  gennaio
          1991, n. 9. Il divieto e' altresi' stabilito nelle zone  di
          mare poste entro dodici miglia dalle linee di  costa  lungo
          l'intero  perimetro  costiero  nazionale  e  dal  perimetro
          esterno delle suddette aree  marine  e  costiere  protette,
          fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli  articoli
          4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso  alla  data  di
          entrata in vigore del decreto legislativo 29  giugno  2010,
          n.  128  ed  i  procedimenti  autorizzatori  e   concessori
          conseguenti e  connessi,  nonche'  l'efficacia  dei  titoli
          abilitativi gia' rilasciati alla medesima  data,  anche  ai
          fini della esecuzione delle attivita' di ricerca,  sviluppo
          e  coltivazione  da  autorizzare  nell'ambito  dei   titoli
          stessi,   delle   eventuali   relative   proroghe   e   dei
          procedimenti  autorizzatori  e  concessori  conseguenti   e
          connessi. Le predette  attivita'  sono  autorizzate  previa
          sottoposizione alla procedura  di  valutazione  di  impatto
          ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del  presente
          decreto, sentito il parere degli enti locali  posti  in  un
          raggio di  dodici  miglia  dalle  aree  marine  e  costiere
          interessate dalle attivita' di cui al primo periodo,  fatte
          salve le attivita' di  cui  all'art.  1,  comma  82-sexies,
          della legge  23  agosto  2004,  n.  239,  autorizzate,  nel
          rispetto dei vincoli ambientali da  esso  stabiliti,  dagli
          uffici territoriali  di  vigilanza  dell'Ufficio  nazionale
          minerario  per  gli  idrocarburi  e  le   georisorse,   che
          trasmettono  copia   delle   relative   autorizzazioni   al
          Ministero  dello  sviluppo   economico   e   al   Ministero
          dell'ambiente e della tutela del  territorio  e  del  mare.
          Dall'entrata  in  vigore  delle  disposizioni  di  cui   al
          presente comma e' abrogato il comma 81  dell'art.  1  della
          legge 23 agosto 2004, n. 239. A  decorrere  dalla  data  di
          entrata in vigore della presente disposizione,  i  titolari
          delle concessioni di coltivazione in  mare  sono  tenuti  a
          corrispondere annualmente l'aliquota  di  prodotto  di  cui
          all'art. 19, comma 1 del decreto  legislativo  25  novembre
          1996, n. 625, elevata dal 7% al 10% per il gas e dal 4%  al
          7% per l'olio. Il titolare unico o contitolare di  ciascuna
          concessione e' tenuto a versare le somme corrispondenti  al
          valore dell'incremento dell'aliquota ad  apposito  capitolo
          dell'entrata  del  bilancio   dello   Stato,   per   essere
          interamente  riassegnate,  in  parti  uguali,  ad  appositi
          capitoli   istituiti    nello    stato    di    previsione,
          rispettivamente, del Ministero  dello  sviluppo  economico,
          per lo svolgimento delle attivita' di vigilanza e controllo
          della sicurezza anche ambientale degli impianti di  ricerca
          e coltivazione in mare, e  del  Ministero  dell'ambiente  e
          della tutela del territorio e del mare, per  assicurare  il
          pieno  svolgimento  delle  azioni  di   monitoraggio,   ivi
          compresi  gli   adempimenti   connessi   alle   valutazioni
          ambientali in ambito  costiero  e  marino,  anche  mediante
          l'impiego dell'Istituto superiore per la  protezione  e  la
          ricerca ambientale (ISPRA),  delle  Agenzie  regionali  per
          l'ambiente e delle strutture tecniche dei corpi dello Stato
          preposti  alla  vigilanza  ambientale,   e   di   contrasto
          dell'inquinamento marino." 
                                   Art. 3 
 
Modifica all'articolo 34 del decreto legislativo 3  aprile  2006,  n.
  152, concernente la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile 
 
  1. All'articolo 34, comma 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006,
n. 152, e successive modificazioni, le parole: «Entro sei mesi  dalla
data di entrata in vigore del  presente  decreto  il  Governo,»  sono
sostituite dalle seguenti: «Il Governo,» e dopo la parola: «provvede»
sono inserite le seguenti: «, con cadenza almeno triennale,». 
  2. In sede di prima attuazione delle disposizioni di cui  al  comma
1,  l'aggiornamento  della  Strategia  nazionale  per   lo   sviluppo
sostenibile, integrata con un apposito  capitolo  che  considera  gli
aspetti  inerenti  alla  «crescita  blu»  del  contesto  marino,   e'
effettuato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge. 
           Note all'art. 3: 
              Si  riporta  il  testo   dell'art.   34   del   decreto
          legislativo 3  aprile  2006,  n.  152,  recante  "Norme  in
          materia ambientale", come modificato dalla presente legge: 
              "Art. 34. Norme tecniche, organizzative e  integrative.
          - 1. Entro un anno dalla data  di  entrata  in  vigore  del
          presente decreto, con uno o piu' regolamenti  da  emanarsi,
          previo parere della Conferenza permanente  per  i  rapporti
          tra lo Stato, le regioni e le province autonome,  ai  sensi
          dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.  400,
          il Governo, su proposta del Ministro dell'ambiente e  della
          tutela del territorio  e  del  mare,  di  concerto  con  il
          Ministro per i beni e le attivita' culturali, provvede alla
          modifica  ed  all'integrazione  delle  norme  tecniche   in
          materia  di  valutazione  ambientale  nel  rispetto   delle
          finalita', dei principi e  delle  disposizioni  di  cui  al
          presente decreto. Resta ferma l'applicazione  dell'art.  13
          della legge  4  febbraio  2005,  n.  11,  relativamente  al
          recepimento di  direttive  comunitarie  modificative  delle
          modalita' esecutive e di caratteristiche di ordine  tecnico
          di  direttive  gia'  recepite  nell'ordinamento  nazionale.
          Resta ferma  altresi',  nelle  more  dell'emanazione  delle
          norme tecniche di cui al presente comma, l'applicazione  di
          quanto previsto dal decreto del  Presidente  del  Consiglio
          dei ministri 27 dicembre 1988. 
              2. Al fine della predisposizione dei  provvedimenti  di
          cui al comma 1, il Ministro dell'ambiente  e  della  tutela
          del territorio  e  del  mare  acquisisce  il  parere  delle
          associazioni ambientali  munite  di  requisiti  sostanziali
          omologhi a quelli  previsti  dall'art.  13  della  legge  8
          luglio 1986, n. 349. 
              3. Il  Governo,  con  apposita  delibera  del  Comitato
          interministeriale  per  la  programmazione  economica,   su
          proposta del Ministero dell'ambiente  e  della  tutela  del
          territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per
          i rapporti tra lo Stato le regioni e le province  autonome,
          ed acquisito il parere delle associazioni ambientali munite
          di  requisiti  sostanziali  omologhi  a   quelli   previsti
          dall'art. 13 della legge 8 luglio 1986, n.  349,  provvede,
          con  cadenza  almeno  triennale,  all'aggiornamento   della
          Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile di cui alla
          delibera   del   Comitato    interministeriale    per    la
          programmazione economica del 2 agosto 2002. 
              4. Entro dodici mesi dalla  delibera  di  aggiornamento
          della strategia nazionale di cui al comma 3, le regioni  si
          dotano,  attraverso   adeguati   processi   informativi   e
          partecipativi, senza oneri aggiuntivi a carico dei  bilanci
          regionali,  di  una  complessiva  strategia   di   sviluppo
          sostenibile che sia coerente e definisca il contributo alla
          realizzazione degli obiettivi della strategia nazionale. Le
          strategie regionali indicano insieme  al  contributo  della
          regione agli obiettivi  nazionali,  la  strumentazione,  le
          priorita', le azioni che  si  intendono  intraprendere.  In
          tale ambito le regioni assicurano unitarieta' all'attivita'
          di pianificazione. Le regioni promuovono l'attivita'  delle
          amministrazioni locali che, anche attraverso i processi  di
          Agenda  21  locale,  si  dotano  di  strumenti   strategici
          coerenti  e  capaci   di   portare   un   contributo   alla
          realizzazione degli obiettivi della strategia regionale. 
              5. Le strategie di sviluppo sostenibile definiscono  il
          quadro di riferimento per le valutazioni ambientali di  cui
          al   presente   decreto.    Dette    strategie,    definite
          coerentemente ai diversi livelli  territoriali,  attraverso
          la partecipazione dei cittadini e delle loro  associazioni,
          in rappresentanza  delle  diverse  istanze,  assicurano  la
          dissociazione fra la crescita economica ed il  suo  impatto
          sull'ambiente, il rispetto delle condizioni  di  stabilita'
          ecologica,  la  salvaguardia  della  biodiversita'  ed   il
          soddisfacimento  dei  requisiti   sociali   connessi   allo
          sviluppo delle potenzialita' individuali quali  presupposti
          necessari  per   la   crescita   della   competitivita'   e
          dell'occupazione. 
              6.  Il  Ministero  dell'ambiente  e  della  tutela  del
          territorio e del mare, le regioni e  le  province  autonome
          cooperano  per  assicurare  assetti  organizzativi,   anche
          mediante la  costituzione  di  apposite  unita'  operative,
          senza aggravio per la finanza pubblica, e  risorse  atti  a
          garantire le condizioni  per  lo  svolgimento  di  funzioni
          finalizzate a: 
              a) determinare, nell'ottica della strategia di sviluppo
          sostenibile, i requisiti per una piena  integrazione  della
          dimensione ambientale nella definizione  e  valutazione  di
          politiche, piani, programmi e progetti; 
              b) garantire le funzioni di orientamento,  valutazione,
          sorveglianza e controllo  nei  processi  decisionali  della
          pubblica amministrazione; 
              c)  assicurare  lo  scambio  e   la   condivisione   di
          esperienze e contenuti tecnico-scientifici  in  materia  di
          valutazione ambientale; 
              d) favorire la promozione e  diffusione  della  cultura
          della sostenibilita' dell'integrazione ambientale; 
              e)  agevolare   la   partecipazione   delle   autorita'
          interessate e  del  pubblico  ai  processi  decisionali  ed
          assicurare   un'ampia   diffusione    delle    informazioni
          ambientali. 
              7. Le  norme  tecniche  assicurano  la  semplificazione
          delle procedure di valutazione. In particolare,  assicurano
          che la valutazione ambientale strategica e  la  valutazione
          d'impatto ambientale si riferiscano al  livello  strategico
          pertinente analizzando la  coerenza  ed  il  contributo  di
          piani,  programmi  e  progetti  alla  realizzazione   degli
          obiettivi e delle azioni di livello superiore. Il  processo
          di valutazione nella sua interezza  deve  anche  assicurare
          che piani, programmi  e  progetti  riducano  il  flusso  di
          materia ed energia che attraversa il sistema economico e la
          connessa produzione di rifiuti. 
              8.  Il  sistema  di  monitoraggio,   effettuato   anche
          avvalendosi  delle  Agenzie  ambientali   e   dell'Istituto
          superiore  per  la  protezione  e  la  ricerca   ambientale
          (ISPRA), garantisce la raccolta dei  dati  concernenti  gli
          indicatori strutturali  comunitari  o  altri  appositamente
          scelti dall'autorita' competente. 
              9. Salvo quanto disposto dai commi 9-bis  e  9-ter,  le
          modifiche agli allegati alla  parte  seconda  del  presente
          decreto sono apportate con regolamenti da emanarsi,  previo
          parere della Conferenza permanente per i  rapporti  tra  lo
          Stato,  le  regioni  e  le  province  autonome,  ai   sensi
          dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.  400,
          su proposta del Ministro dell'ambiente e della  tutela  del
          territorio e del mare. 
              9-bis.  L'elenco  riportato   nell'allegato   IX,   ove
          necessario,  e'  modificato  con   decreto   del   Ministro
          dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,  di
          concerto con i Ministri  dello  sviluppo  economico  e  del
          lavoro, della salute e delle  politiche  sociali,  d'intesa
          con la Conferenza unificata istituita ai sensi del  decreto
          legislativo  28  agosto  1997,  n.  281.  Con   le   stesse
          modalita', possono essere introdotte modifiche all'allegato
          XII, anche per assicurare il coordinamento tra le procedure
          di  rilascio  dell'autorizzazione  integrata  ambientale  e
          quelle in materia di valutazione d'impatto ambientale. 
              9-ter. Con decreto del Ministro dell'ambiente  e  della
          tutela del territorio e del mare, previa  comunicazione  ai
          Ministri dello  sviluppo  economico,  del  lavoro  e  delle
          politiche sociali, della salute e delle politiche agricole,
          alimentari e  forestali,  si  provvede  al  recepimento  di
          direttive tecniche di modifica degli allegati VIII, X e  XI
          e XII emanate dalla Commissione europea." 
                               Art. 4 
 
                Modifica dell'articolo 37 della legge 
                        23 luglio 2009, n. 99 
 
  1. L'articolo 37 della legge 23 luglio 2009, n. 99,  e'  sostituito
dal seguente: 
  «Art.  37  (Istituzione  dell'Agenzia  nazionale   per   le   nuove
tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile - ENEA).  -
1. E' istituita, sotto la  vigilanza  del  Ministero  dello  sviluppo
economico, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie,  l'energia  e
lo sviluppo economico sostenibile (ENEA). 
  2. L'ENEA e' un ente di diritto pubblico finalizzato alla ricerca e
all'innovazione tecnologica,  nonche'  alla  prestazione  di  servizi
avanzati alle imprese, alla pubblica amministrazione e  ai  cittadini
nei settori dell'energia, dell'ambiente e  dello  sviluppo  economico
sostenibile.  Assolve  alle  specifiche  funzioni  di   agenzia   per
l'efficienza energetica previste dal decreto  legislativo  30  maggio
2008, n. 115, e ad ogni  altra  funzione  ad  essa  attribuita  dalla
legislazione vigente o delegata dal  Ministero  vigilante,  al  quale
fornisce supporto per gli  ambiti  di  competenza  e  altresi'  nella
partecipazione a specifici gruppi di lavoro o ad organismi nazionali,
europei ed internazionali. 
  3. L'ENEA  opera  in  piena  autonomia  per  lo  svolgimento  delle
funzioni istituzionali assegnate dal presente articolo e  dagli  atti
indicati  al  comma  7,  nel  limite   delle   risorse   finanziarie,
strumentali  e  di  personale  del  soppresso  Ente  per   le   nuove
tecnologie, l'energia e l'ambiente di cui al  decreto  legislativo  3
settembre 2003, n. 257. 
  4. Sono organi dell'ENEA: 
  a) il presidente; 
  b) il consiglio di amministrazione; 
  c) il collegio dei revisori dei conti. 
  5. Il presidente e' il legale rappresentante dell'ENEA, la dirige e
ne e' responsabile. 
  6. Il consiglio di  amministrazione,  formato  da  tre  componenti,
incluso il presidente, e' nominato con  decreto  del  Ministro  dello
sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare, per quattro anni,  rinnovabili  una
sola volta, ed i componenti sono scelti tra  persone  con  elevata  e
documentata qualificazione  tecnica,  scientifica  o  gestionale  nei
settori di competenza dell'ENEA. 
  7. Entro sei mesi dalla  nomina  il  consiglio  di  amministrazione
propone  al  Ministro  dello  sviluppo  economico,  in  coerenza  con
obiettivi di funzionalita', efficienza ed economicita', lo schema  di
statuto e i regolamenti di amministrazione, finanza e contabilita'  e
del  personale,  che  sono  adottati  dal  Ministro  dello   sviluppo
economico sentito  il  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del
territorio e del mare. Con lo statuto sono altresi'  disciplinate  le
modalita' di nomina, le attribuzioni e le regole di funzionamento del
collegio dei revisori dei conti, formato da tre  componenti,  di  cui
uno nominato dal Ministro dello sviluppo economico, uno dal  Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e  del  mare  e  uno  dal
Ministro dell'economia e delle finanze. 
  8. Entro sessanta giorni dalla ricezione degli atti di cui al comma
7 il Ministro dello  sviluppo  economico  esercita  il  controllo  di
legittimita' e di merito sui predetti atti in conformita' ai principi
e criteri direttivi previsti dall'articolo 8, comma  4,  del  decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300,  in  quanto  compatibili  con  la
presente legge, sentiti, per le  parti  di  competenza,  il  Ministro
dell'economia e delle finanze,  il  Ministro  dell'ambiente  e  della
tutela del territorio e del mare e il Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione. 
  9. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  di  concerto
con il Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del
mare e con il Ministro dell'economia e  delle  finanze,  da  adottare
entro quarantacinque giorni dalla nomina del presidente dell'ENEA, e'
determinata  la  dotazione  delle  risorse   umane,   finanziarie   e
strumentali necessarie al  funzionamento  dell'ENEA,  attenendosi  al
principio dell'ottimizzazione e razionalizzazione della spesa. 
  10. Alle risorse umane dell'ENEA si applica il contratto di  lavoro
dei dipendenti degli enti di ricerca. 
  11. Nel quadro del complessivo riordino del sistema nazionale della
ricerca, sono individuate, con decreto del  Ministro  dello  sviluppo
economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e  della  tutela
del territorio e del mare, su proposta dell'ENEA, le risorse umane  e
strumentali funzionali allo svolgimento delle previste attivita'. 
  12. A decorrere dalla scadenza del termine  di  approvazione  degli
atti previsti al comma  7,  e'  abrogato  il  decreto  legislativo  3
settembre 2003, n. 257. 
  13. All'attuazione delle disposizioni di cui al  presente  articolo
si provvede  nell'ambito  delle  risorse  finanziarie  disponibili  a
legislazione vigente senza nuovi o  maggiori  oneri  a  carico  della
finanza pubblica». 
                                   Art. 5 
 
        Disposizioni per incentivare la mobilita' sostenibile 
 
  1. Nell'ambito dei progetti finanziati ai sensi  dell'articolo  19,
comma 6, del decreto legislativo 13 marzo 2013, n. 30,  la  quota  di
risorse di competenza del Ministero dell'ambiente e della tutela  del
territorio e del mare e' destinata prioritariamente, nel limite di 35
milioni di euro, al programma  sperimentale  nazionale  di  mobilita'
sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, di cui al comma 2 del presente
articolo, per il finanziamento di progetti, predisposti da uno o piu'
enti locali e riferiti  a  un  ambito  territoriale  con  popolazione
superiore a 100.000 abitanti, diretti  a  incentivare  iniziative  di
mobilita'   sostenibile,   incluse   iniziative   di   piedibus,   di
car-pooling, di car-sharing, di bike-pooling e  di  bike-sharing,  la
realizzazione  di  percorsi  protetti  per  gli  spostamenti,   anche
collettivi e guidati, tra casa e scuola, a piedi o in bicicletta,  di
laboratori e uscite didattiche con mezzi sostenibili, di programmi di
educazione  e  sicurezza  stradale,  di   riduzione   del   traffico,
dell'inquinamento e della  sosta  degli  autoveicoli  in  prossimita'
degli istituti scolastici o delle sedi di lavoro, anche  al  fine  di
contrastare problemi derivanti dalla vita sedentaria. Tali  programmi
possono  comprendere  la  cessione  a  titolo  gratuito   di   «buoni
mobilita'» ai lavoratori che usano mezzi  di  trasporto  sostenibili.
Nel  sito  web  del  Ministero  dell'ambiente  e  della  tutela   del
territorio  e  del  mare  e'  predisposta  una   sezione   denominata
«Mobilita' sostenibile», nella quale  sono  inseriti  e  tracciati  i
finanziamenti erogati per il programma di mobilita'  sostenibile,  ai
fini della trasparenza e della maggiore fruibilita' dei progetti. 
  2. Entro sessanta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare, sentito, per i profili di  competenza,  il
Ministro delle infrastrutture  e  dei  trasporti,  sono  definiti  il
programma sperimentale nazionale di mobilita' sostenibile casa-scuola
e casa-lavoro nonche' le modalita' e i criteri per  la  presentazione
dei progetti di  cui  al  comma  1  mediante  procedure  di  evidenza
pubblica. Entro sessanta giorni dalla presentazione dei progetti, con
decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e
del mare, sentito, per i profili di  competenza,  il  Ministro  delle
infrastrutture e dei trasporti, si provvede alla  ripartizione  delle
risorse e all'individuazione degli enti beneficiari. Gli  schemi  dei
decreti di cui al primo e al secondo periodo, da predisporre  sentita
la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo
28  agosto  1997,  n.  281,  sono  trasmessi  alle  Camere,  ai  fini
dell'acquisizione   del   parere   delle   Commissioni   parlamentari
competenti per materia. I  pareri  di  cui  al  presente  comma  sono
espressi entro trenta giorni dall'assegnazione,  decorsi  i  quali  i
decreti sono comunque adottati. 
  3. Al fine di incentivare la mobilita'  sostenibile  tra  i  centri
abitati dislocati lungo l'asse ferroviario Bologna-Verona, promuovere
i trasferimenti casa-lavoro nonche' favorire il  ciclo-turismo  verso
le citta' d'arte della Pianura padana attraverso il completamento del
corridoio   europeo   EUROVELO   7,   e'   assegnato   alla   regione
Emilia-Romagna, promotrice a tal  fine  di  un  apposito  accordo  di
programma con gli enti interessati,  un  contributo  pari  a  euro  5
milioni per l'anno 2016 per il recupero e la riqualificazione ad  uso
ciclo-pedonale del vecchio tracciato  ferroviario  dismesso,  la  cui
area di sedime  e'  gia'  nella  disponibilita'  dei  suddetti  enti.
All'onere derivante dal  presente  comma  si  provvede,  quanto  a  4
milioni    di     euro,     mediante     corrispondente     riduzione
dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo  10,  comma  5,  del
decreto-legge   29   novembre   2004,   n.   282,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, e, quanto  ad  1
milione di euro,  mediante  corrispondente  riduzione  delle  risorse
dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo  29,  comma  1,  del
decreto-legge  30   settembre   2003,   n.   269,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003,  n.  326,  iscritte  nel
capitolo 3070 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e
delle finanze. 
  4. All'articolo 2, terzo comma, del testo unico di cui  al  decreto
del Presidente della Repubblica 30 giugno  1965,  n.  1124,  dopo  il
terzo periodo e' inserito il seguente: «L'uso  del  velocipede,  come
definito ai sensi dell'articolo 50 del decreto legislativo 30  aprile
1992, n. 285,  e  successive  modificazioni,  deve,  per  i  positivi
riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato». 
  5. All'articolo 210, quinto  comma,  del  testo  unico  di  cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, dopo
il terzo periodo e' inserito il seguente: «L'uso del velocipede, come
definito ai sensi dell'articolo 50 del decreto legislativo 30  aprile
1992, n. 285,  e  successive  modificazioni,  deve,  per  i  positivi
riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato». 
  6. Al fine di assicurare l'abbattimento dei livelli di inquinamento
atmosferico  ed  acustico,  la  riduzione  dei  consumi   energetici,
l'aumento dei livelli di sicurezza del trasporto e della circolazione
stradale, la riduzione al minimo dell'uso individuale dell'automobile
privata e il contenimento del traffico, nel rispetto della  normativa
vigente e fatte salve l'autonomia didattica e la liberta'  di  scelta
dei docenti, il Ministro dell'istruzione,  dell'universita'  e  della
ricerca adotta, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, sentiti per i profili di competenza i  Ministri
delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e  della  tutela
del territorio e  del  mare,  specifiche  linee  guida  per  favorire
l'istituzione in tutti gli  istituti  scolastici  di  ogni  ordine  e
grado,   nell'ambito   della   loro   autonomia   amministrativa   ed
organizzativa, della figura del mobility manager  scolastico,  scelto
su base  volontaria  e  senza  riduzione  del  carico  didattico,  in
coerenza con  il  piano  dell'offerta  formativa,  con  l'ordinamento
scolastico e tenuto conto dell'organizzazione didattica esistente. Il
mobility manager scolastico ha il compito di organizzare e coordinare
gli spostamenti casa-scuola-casa del  personale  scolastico  e  degli
alunni; mantenere i collegamenti  con  le  strutture  comunali  e  le
aziende di trasporto; coordinarsi con gli altri  istituti  scolastici
presenti nel medesimo comune; verificare soluzioni, con  il  supporto
delle aziende che gestiscono i servizi di trasporto locale, su  gomma
e su ferro, per il miglioramento dei servizi e  l'integrazione  degli
stessi;  garantire  l'intermodalita'   e   l'interscambio;   favorire
l'utilizzo della bicicletta e  di  servizi  di  noleggio  di  veicoli
elettrici  o  a  basso  impatto  ambientale;  segnalare   all'ufficio
scolastico regionale  eventuali  problemi  legati  al  trasporto  dei
disabili. Dall'attuazione del  presente  comma  non  devono  derivare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 
                             Note all'art. 5: 
              Si riporta il testo dell'art. 19 del  d.lgs.  13  marzo
          2013, n. 30  (Attuazione  della  direttiva  2009/29/CE  che
          modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed
          estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di
          emissione di gas a  effetto  serra),  ",  pubblicato  nella
          Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2013: 
              "Art. 19. Messa all'asta delle quote. - 1. A  decorrere
          dall'anno 2013, la messa all'asta della quantita' di  quote
          determinata con decisione  della  Commissione  europea,  ai
          sensi  dell'art.   10,   paragrafo   2,   della   direttiva
          2003/87/CE, e' disciplinata dal regolamento sulle  aste.  A
          tale fine il GSE svolge il ruolo  di  responsabile  per  il
          collocamento di cui al regolamento sulle  aste  e  pone  in
          essere  a  questo  scopo  tutte  le  attivita'  necessarie,
          propedeutiche, connesse e conseguenti, ivi  incluse  quelle
          finalizzate  a  consentire  alla  Piattaforma   d'Asta   di
          trattenere le  risorse  necessarie  per  il  pagamento  del
          Sorvegliante d'Asta, in conformita' al citato regolamento e
          agli eventuali indirizzi e norme dei Ministeri competenti. 
              2. I proventi delle aste sono  versati  al  GSE  in  un
          apposito conto corrente dedicato "Trans-European  Automated
          Real-time  Gross  Settlement   Express   Transfer   System"
          ("TARGET2"). Il GSE trasferisce i proventi delle aste ed  i
          relativi interessi maturati su  un  apposito  conto  acceso
          presso la Tesoreria dello Stato, intestato al  Dipartimento
          del tesoro, dandone contestuale comunicazione ai  ministeri
          interessati. Detti proventi  sono  successivamente  versati
          all'entrata   del   bilancio   dello   Stato   per   essere
          riassegnati, fatto salvo quanto previsto dal  comma  5,  ad
          appositi capitoli per spese di investimento, con vincolo di
          destinazione in quanto derivante da obblighi comunitari, ai
          sensi e per gli effetti della direttiva  2009/29/CE,  degli
          stati di previsione interessati. Le somme di cui  al  primo
          ed al secondo periodo del presente comma sono sottoposte  a
          gestione separata e non sono pignorabili. 
              3. Alla ripartizione delle risorse di cui al comma 2 si
          provvede,  previa   verifica   dell'entita'   delle   quote
          restituite e dei corrispondenti  proventi  derivanti  dalla
          messa all'asta delle quote di cui al comma 1,  con  decreti
          del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e
          del  mare,  di  concerto  con  i  Ministri  dello  sviluppo
          economico e dell'economia e delle finanze da emanarsi entro
          il 31 maggio dell'anno successivo a quello di effettuazione
          delle aste, nella misura del 70  per  cento  a  favore  del
          Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del
          mare e del 30  per  cento  a  favore  del  Ministero  dello
          sviluppo economico. 
              4.   Un'apposita   convenzione   fra    il    Ministero
          dell'economia e delle finanze - Dipartimento del  tesoro  e
          il GSE definisce le attivita' che lo stesso GSE sostiene in
          qualita' di "responsabile del  collocamento",  in  coerenza
          con il regolamento n. 1031/2011, ivi compresa  la  gestione
          del conto di cui al presente articolo. Ai relativi oneri si
          provvede a valere sui proventi  delle  aste  ai  sensi  del
          comma 6, lettera i). 
              5. Il 50 per cento dei proventi derivanti dalle singole
          aste e' riassegnato con i decreti di  cui  al  comma  3  ad
          apposito capitolo di spesa  del  Ministero  dello  sviluppo
          economico,  ai  fini  di  cui  al  comma  5,  art.  2,  del
          decreto-legge  20  maggio  2010,  n.  72,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 19 luglio  2010,  n.  111,  sino
          alla concorrenza dei crediti previsti dal comma 3, art.  2,
          del citato decreto-legge n. 72 del 2010.  I  crediti  degli
          aventi diritto  di  cui  al  citato  comma  3  dell'art.  2
          verranno liquidati entro l'anno 2015. Dall'anno 2016  detti
          proventi sono riassegnati, ai sensi dell'art. 25, comma  1,
          del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 22 dicembre  2011,  n.  214,  al
          Fondo ammortamento titoli di Stato di cui all'art. 2, comma
          1, della legge 27 ottobre 1993, n. 432. 
              6. Fatto salvo quanto previsto dal comma 5, il  50  per
          cento dei proventi delle singole  aste  e'  destinato  alle
          seguenti attivita'  per  misure  aggiuntive  rispetto  agli
          oneri complessivamente derivanti  a  carico  della  finanza
          pubblica dalla normativa vigente alla data  di  entrata  in
          vigore del presente decreto: 
              a) ridurre le emissioni dei gas a effetto serra,  anche
          contribuendo al Fondo globale per l'efficienza energetica e
          le energie rinnovabili e al  Fondo  di  adattamento,  cosi'
          come  reso  operativo  dalla  conferenza  di   Poznan   sui
          cambiamenti  climatici  (COP  14  e  COP/MOP  4),  favorire
          l'adattamento agli  impatti  dei  cambiamenti  climatici  e
          finanziare attivita' di ricerca e di  sviluppo  e  progetti
          dimostrativi  volti  all'abbattimento  delle  emissioni   e
          all'adattamento  ai  cambiamenti  climatici,  compresa   la
          partecipazione alle iniziative realizzate  nell'ambito  del
          Piano strategico europeo per le  tecnologie  energetiche  e
          delle piattaforme tecnologiche europee; 
              b)  sviluppare  le  energie  rinnovabili  al  fine   di
          rispettare l'impegno comunitario di utilizzare  il  20  per
          cento di energia rinnovabile entro  il  2020  e  sviluppare
          altre tecnologie che contribuiscano alla transizione  verso
          un'economia  a  basse  emissioni  di  carbonio   sicura   e
          sostenibile e aiutare a rispettare l'impegno comunitario di
          incrementare l'efficienza energetica del 20 per  cento  per
          il 2020; 
              c) favorire misure atte ad evitare la deforestazione  e
          ad accrescere  l'afforestazione  e  la  riforestazione  nei
          Paesi in via di sviluppo che avranno  ratificato  l'accordo
          internazionale  sui   cambiamenti   climatici,   trasferire
          tecnologie e favorire l'adattamento  agli  effetti  avversi
          del cambiamento climatico in tali Paesi; 
              d) favorire il sequestro  mediante  silvicoltura  nella
          Comunita'; 
              d-bis) rafforzare la tutela degli ecosistemi  terrestri
          e  marini,  a  partire  dalle  aree  e  dai  siti  protetti
          nazionali,  internazionali  e  dell'Unione  europea,  anche
          mediante l'impiego di  idonei  mezzi  e  strutture  per  il
          monitoraggio,    il    controllo     e     il     contrasto
          dell'inquinamento; 
              e) incentivare la cattura  e  lo  stoccaggio  geologico
          ambientalmente sicuri di CO2, in particolare quello  emesso
          dalle centrali a combustibili fossili solidi e da una serie
          di settori e  sottosettori  industriali,  anche  nei  Paesi
          terzi; 
              f) incoraggiare il passaggio a modalita'  di  trasporto
          pubblico a basse emissioni; 
              g) finanziare la ricerca e lo sviluppo  dell'efficienza
          energetica  e   delle   tecnologie   pulite   nei   settori
          disciplinati dal presente decreto; 
              h) favorire misure  intese  ad  aumentare  l'efficienza
          energetica e l'isolamento delle abitazioni o a  fornire  un
          sostegno  finanziario  per  affrontare   le   problematiche
          sociali dei nuclei a reddito medio-basso; 
              i) coprire le spese amministrative connesse al  sistema
          per lo scambio di quote di  emissioni  di  gas  ad  effetto
          serra nella Comunita' istituito ai  sensi  della  direttiva
          2003/87/CE,  diverse  dai  costi  di  cui  alla   direttiva
          2003/87/CE, diverse dai costi di cui all'art. 41. 
              7.  Il  Ministero  dell'ambiente  e  della  tutela  del
          territorio  e  del  mare  e  il  Ministero  dello  sviluppo
          economico  presentano,   a   norma   della   decisione   n.
          280/2004/CE,  alla  Commissione   europea   una   relazione
          sull'utilizzo dei  proventi  e  sulle  azioni  adottate  in
          conformita' con il comma 5. 
              8. Al fine di consentire alla  Commissione  europea  la
          predisposizione  della  relazione  sul  funzionamento   del
          mercato del carbonio di cui all'art.  10,  comma  5,  della
          direttiva 2003/87/CE, il Comitato, se necessario, trasmette
          alla  Commissione  europea  ogni  informazione   pertinente
          almeno  due  mesi   prima   l'approvazione   della   citata
          relazione. A tale fine,  fermo  restando  gli  obblighi  di
          riservatezza di cui al regolamento aste, il  Comitato  puo'
          richiedere  le  informazioni  necessarie  alla   Segreteria
          tecnica ed  al  GSE  relativamente  alla  sua  funzione  di
          responsabile per il collocamento." 
              Si riporta il testo dell'art. 8 del  d.lgs.  28  agosto
          1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni
          della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
          regioni e le province  autonome  di  Trento  e  Bolzano  ed
          unificazione, per le materie  ed  i  compiti  di  interesse
          comune delle regioni, delle province e dei comuni,  con  la
          Conferenza Stato-citta' ed  autonomie  locali),  pubblicato
          nella Gazzetta Ufficiale del 30 agosto 1997, n. 202: 
              "Art. 8 Conferenza Stato-citta' ed autonomie  locali  e
          Conferenza unificata. - 1. La  Conferenza  Stato-citta'  ed
          autonomie locali e' unificata per le materie ed  i  compiti
          di interesse comune  delle  regioni,  delle  province,  dei
          comuni  e  delle  comunita'  montane,  con  la   Conferenza
          Stato-regioni. 
              2. La Conferenza Stato-citta' ed  autonomie  locali  e'
          presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri o, per
          sua delega, dal Ministro dell'interno o  dal  Ministro  per
          gli  affari   regionali   nella   materia   di   rispettiva
          competenza; ne fanno parte altresi' il Ministro del  tesoro
          e  del  bilancio  e  della  programmazione  economica,   il
          Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
          Ministro della  sanita',  il  presidente  dell'Associazione
          nazionale  dei  comuni  d'Italia  -  ANCI,  il   presidente
          dell'Unione  province  d'Italia  -  UPI  ed  il  presidente
          dell'Unione nazionale comuni, comunita' ed enti  montani  -
          UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
          dall'ANCI e sei presidenti di provincia designati dall'UPI.
          Dei  quattordici   sindaci   designati   dall'ANCI   cinque
          rappresentano le  citta'  individuate  dall'art.  17  della
          legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni  possono  essere
          invitati altri membri del Governo,  nonche'  rappresentanti
          di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici. 
              3. La Conferenza Stato-citta' ed  autonomie  locali  e'
          convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i  casi
          il presidente ne ravvisi la necessita' o qualora ne  faccia
          richiesta il presidente dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM. 
              4. La  Conferenza  unificata  di  cui  al  comma  1  e'
          convocata dal Presidente del  Consiglio  dei  ministri.  Le
          sedute sono presiedute dal  Presidente  del  Consiglio  dei
          ministri o, su sua delega,  dal  Ministro  per  gli  affari
          regionali  o,  se  tale  incarico  non  e'  conferito,  dal
          Ministro dell'interno." 
              Si riporta il testo dell'art. 10, comma 5,  del  citato
          decreto-legge 29 novembre 2004,  n.  282,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307: 
              "5.  Al  fine  di  agevolare  il  perseguimento   degli
          obiettivi di finanza pubblica,  anche  mediante  interventi
          volti alla riduzione della pressione fiscale,  nello  stato
          di previsione del Ministero dell'economia e  delle  finanze
          e' istituito un apposito «Fondo per interventi  strutturali
          di politica economica», alla cui costituzione concorrono le
          maggiori entrate, valutate in 2.215,5 milioni di  euro  per
          l'anno 2005, derivanti dal comma 1." 
              Si riporta il testo dell'art. 29, comma 1,  del  citato
          decreto-legge 30 settembre 2003, n.  269,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326: 
              "1.  Ai  fini  del  perseguimento  degli  obiettivi  di
          finanza pubblica previsti per  l'anno  2004  attraverso  la
          dismissione di beni immobili dello Stato, in  funzione  del
          patto  di  stabilita'  e   crescita,   si   provvede   alla
          alienazione di tali immobili con prioritario riferimento  a
          quelli per i quali sia stato gia' determinato il valore  di
          mercato. L'Agenzia del demanio e' autorizzata, con  decreto
          dirigenziale del Ministero dell'economia e delle finanze di
          concerto  con  i  Ministeri  interessati,   a   vendere   a
          trattativa privata, anche in blocco, beni immobili  adibiti
          o comunque destinati ad uffici  pubblici  non  assoggettati
          alle disposizioni  in  materia  di  tutela  del  patrimonio
          culturale dettate dal decreto legislativo 29 ottobre  1999,
          n. 490, ovvero per i quali  sia  stato  accertato,  con  le
          modalita'  indicate  nell'art.  27  del  presente  decreto,
          l'inesistenza  dell'interesse  culturale.  La  vendita   fa
          venire meno l'uso  governativo,  ovvero  l'uso  pubblico  e
          l'eventuale  diritto  di  prelazione  spettante   ad   enti
          pubblici anche  in  caso  di  rivendita.  Si  applicano  le
          disposizioni  di  cui  al  secondo  periodo  del  comma  17
          dell'art. 3 del decreto-legge 25 settembre  2001,  n.  351,
          convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  23  novembre
          2001, n. 410, nonche' al primo ed al  secondo  periodo  del
          comma 18 del medesimo art. 3. Per l'anno  2004,  una  quota
          delle entrate rivenienti dalla vendita  degli  immobili  di
          cui al presente articolo, nel limite di 50 milioni di euro,
          e'  iscritta  nello  stato  di  previsione  del   Ministero
          dell'economia  e  delle  finanze  in  apposito  fondo,  per
          provvedere alla spesa per canoni, oneri  e  ogni  ulteriore
          incombenza connessi alla locazione degli  immobili  stessi.
          Una quota, stabilita con decreto del Ministro dell'economia
          e delle finanze, delle risorse di  cui  agli  articoli  28,
          comma 3, e 29, comma 4, della legge 18  febbraio  1999,  n.
          28, non impegnate  al  termine  dell'esercizio  finanziario
          2003, e' versata all'entrata del bilancio dello  Stato  per
          essere riassegnata, con decreto del Ministro  dell'economia
          e delle finanze, al fondo di cui al precedente periodo,  ai
          sensi del regolamento di  cui  al  decreto  del  Presidente
          della Repubblica 10 novembre 1999, n. 469. Resta fermo  che
          le risorse di cui all'art. 29, comma 4, della legge  n.  28
          del 1999, affidate al  citato  fondo  sono  destinate  alla
          spesa per i canoni di locazione di immobili  per  il  Corpo
          della Guardia di finanza; la rimanente parte delle  risorse
          stanziate per  l'anno  2000  e  non  impegnate  al  termine
          dell'esercizio finanziario 2003 e' destinata all'incremento
          delle dotazioni finanziarie finalizzate alla  realizzazione
          del programma di interventi infrastrutturali del Corpo.  Il
          fondo e' attribuito alle pertinenti unita' previsionali  di
          base degli stati di previsione interessati con decreti  del
          Ministro dell'economia e delle  finanze,  su  proposta  del
          Ministro competente,  da  comunicare,  anche  con  evidenze
          informatiche, tramite l'Ufficio centrale di  bilancio  alle
          relative Commissioni parlamentari e alla Corte dei conti. A
          decorrere  dall'anno   2005,   l'importo   del   fondo   e'
          determinato con la legge di bilancio. Agli immobili  ceduti
          ai sensi del presente comma si applicano  l'ultimo  periodo
          dell'art.  2,  comma  6,  e  l'art.  4,  comma  2-ter,  del
          decreto-legge 25 settembre 2001, n.  351,  convertito,  con
          modificazioni, della legge 23 novembre 2001, n. 410." 
              Si riporta il testo degli articoli 2 e  210  del  testo
          unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica  30
          giugno 1965, n. 1124, come modificati dalla presente legge: 
              "Art. 2. - L'assicurazione comprende tutti  i  casi  di
          infortunio avvenuti per  causa  violenta  in  occasione  di
          lavoro, da  cui  sia  derivata  la  morte  o  un'inabilita'
          permanente  al  lavoro,   assoluta   o   parziale,   ovvero
          un'inabilita' temporanea assoluta che importi  l'astensione
          dal lavoro per piu' di tre giorni. 
              Agli  effetti  del  presente  decreto,  e'  considerata
          infortunio sul  lavoro  l'infezione  carbonchiosa.  Non  e'
          invece  compreso  tra  i  casi  di  infortunio  sul  lavoro
          l'evento dannoso derivante da infezione malarica, il  quale
          e' regolato da disposizioni speciali. 
              Salvo il caso di interruzione o  deviazione  del  tutto
          indipendenti  dal  lavoro  o,  comunque,  non  necessitate,
          l'assicurazione  comprende  gli  infortuni   occorsi   alle
          persone assicurate durante il normale percorso di andata  e
          ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, durante
          il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se  il
          lavoratore ha piu' rapporti di lavoro e,  qualora  non  sia
          presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale
          percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro  a  quello
          di consumazione abituale dei  pasti.  L'interruzione  e  la
          deviazione si intendono necessitate quando  sono  dovute  a
          cause  di  forza  maggiore,  ad  esigenze   essenziali   ed
          improrogabili  o  all'adempimento  di  obblighi  penalmente
          rilevanti. L'assicurazione opera anche nel caso di utilizzo
          del mezzo di trasporto privato, purche' necessitato.  L'uso
          del velocipede, come definito ai  sensi  dell'art.  50  del
          decreto legislativo 30 aprile 1992, n.  285,  e  successive
          modificazioni, deve, per i  positivi  riflessi  ambientali,
          intendersi sempre necessitato.  Restano,  in  questo  caso,
          esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall'abuso  di
          alcolici e di psicofarmaci o dall'uso  non  terapeutico  di
          stupefacenti ed allucinogeni; l'assicurazione, inoltre, non
          opera  nei  confronti  del  conducente   sprovvisto   della
          prescritta abilitazione di guida." 
              "Art. 210. - L'assicurazione secondo il presente titolo
          comprende tutti i casi di  infortunio  avvenuto  per  causa
          violenta in occasione di lavoro, da  cui  sia  derivata  la
          morte o un'inabilita'  permanente  al  lavoro,  assoluta  o
          parziale,  ovvero  un'inabilita'  temporanea  assoluta  che
          importi l'astensione dal lavoro per piu' di tre giorni. 
              Deve considerarsi come inabilita'  permanente  assoluta
          la  conseguenza   di   un   infortunio   la   quale   tolga
          completamente e per tutta la vita l'attitudine al lavoro. 
              Deve considerarsi come inabilita'  permanente  parziale
          la conseguenza di un infortunio,  la  quale  diminuisca  in
          misura superiore al quindici per cento e per tutta la  vita
          l'attitudine  al  lavoro,  in  conformita'  della   tabella
          allegato n. 2. 
              Si considera come  inabilita'  temporanea  assoluta  la
          conseguenza di un infortunio che impedisca totalmente e  di
          fatto per un determinato periodo di tempo di  attendere  al
          lavoro. 
              Salvo il caso di interruzione o  deviazione  del  tutto
          indipendenti  dal  lavoro  o,  comunque,  non  necessitate,
          l'assicurazione  comprende  gli  infortuni   occorsi   alle
          persone assicurate durante il normale percorso di andata  e
          ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, durante
          il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se  il
          lavoratore ha piu' rapporti di lavoro e,  qualora  non  sia
          presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale
          percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro  a  quello
          di consumazione abituale dei  pasti.  L'interruzione  e  la
          deviazione si intendono necessitate quando  sono  dovute  a
          cause  di  forza  maggiore,  ad  esigenze   essenziali   ed
          improrogabili  o  all'adempimento  di  obblighi  penalmente
          rilevanti. L'assicurazione opera anche nel caso di utilizzo
          del mezzo di trasporto privato, purche' necessitato.  L'uso
          del velocipede, come definito ai  sensi  dell'art.  50  del
          decreto legislativo 30 aprile 1992, n.  285,  e  successive
          modificazioni, deve, per i  positivi  riflessi  ambientali,
          intendersi sempre necessitato.  Restano,  in  questo  caso,
          esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall'abuso  di
          alcolici e di psicofarmaci o dall'uso  non  terapeutico  di
          stupefacenti ed allucinogeni; l'assicurazione, inoltre, non
          opera  nei  confronti  del  conducente   sprovvisto   della
          prescritta abilitazione di guida." 
                                Art. 6 
 
           Disposizioni in materia di aree marine protette 
 
  1. Per la piu'  rapida  istituzione  delle  aree  marine  protette,
l'autorizzazione di spesa di  cui  all'articolo  32  della  legge  31
dicembre 1982, n. 979, e' incrementata di  800.000  euro  per  l'anno
2015. Per il potenziamento della gestione e del  funzionamento  delle
aree marine protette istituite,  l'autorizzazione  di  spesa  di  cui
all'articolo 8, comma 10, della  legge  23  marzo  2001,  n.  93,  e'
incrementata di 1 milione di euro a decorrere dal 2016. 
  2. Agli oneri di cui al comma 1, pari a  800.000  euro  per  l'anno
2015 e a 1 milione di euro  annui  a  decorrere  dall'anno  2016,  si
provvede mediante corrispondente  riduzione  dello  stanziamento  del
fondo speciale di parte  corrente  iscritto,  ai  fini  del  bilancio
triennnale 2015-2017, nell'ambito del programma «Fondi di  riserva  e
speciali»  della  missione  «Fondi  da  ripartire»  dello  stato   di
previsione del Ministero dell'economia e  delle  finanze  per  l'anno
2015, allo scopo parzialmente utilizzando  l'accantonamento  relativo
al medesimo Ministero. 
  3. Al fine di valorizzare la peculiare  specificita'  naturalistica
di straordinari ecosistemi marini sommersi, all'articolo 36, comma 1,
della legge 6 dicembre 1991, n. 394, dopo la  lettera  ee-sexies)  e'
aggiunta la seguente: 
  «ee-septies) Banchi Graham, Terribile, Pantelleria e Avventura  nel
Canale  di  Sicilia,  limitatamente  alle  parti   rientranti   nella
giurisdizione nazionale, da istituire anche separatamente». 
          Note all'art. 6: 
              Si  riporta  il  testo  dell'art.  32  della  legge  31
          dicembre 1982, n.  979  (Disposizioni  per  la  difesa  del
          mare), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 16 (S.O.) del
          18 gennaio 1983: 
              "Art. 32. - Per l'onere derivante dall'attuazione degli
          articoli 26 e 28 e' autorizzata, per il periodo  1982-1985,
          la spesa complessiva di lire 3.000  milioni,  da  iscrivere
          nello stato di previsione della spesa del  Ministero  della
          marina mercantile secondo quote che saranno determinate  in
          sede di legge finanziaria di cui all'art. 11 della legge  5
          agosto 1978, n. 468 . 
              La quota relativa all'anno 1982 e' determinata in  lire
          500 milioni." 
              Si riporta il testo dell'art. 8, comma 10, della  legge
          23 marzo 2001, n. 93  "Disposizioni  in  campo  ambientale"
          pubblicata nella Gazzetta Ufficiale  n.  79  del  4  aprile
          2001: 
              "10. Per il funzionamento  e  la  gestione  delle  aree
          protette marine previste dalla legge 31 dicembre  1982,  n.
          979, e legge 6 dicembre 1991, n.  394,  e'  autorizzata  la
          spesa di lire 3.000 milioni  a  decorrere  dall'anno  2001.
          Nelle medesime aree  protette  marine  e'  autorizzata  per
          investimenti la spesa di lire  2.000  milioni  a  decorrere
          dall'anno 2000." 
              Si riporta il testo dell'art. 36, comma 1, della  legge
          6 dicembre 1991, n. 394,  come  modificato  dalla  presente
          legge: 
              "Art. 36 Aree marine di reperimento. -  1.  Sulla  base
          delle indicazioni programmatiche di cui all'art. 4, possono
          essere istituiti parchi marini o riserve marine, oltre  che
          nelle aree di cui all'art. 31 della legge 31 dicembre 1982,
          n. 979, nelle seguenti aree: 
              a) Isola di Gallinara; 
              b) Monti dell'Uccellina - Formiche di Grosseto  -  Foce
          dell'Ombrone - Talamone; 
              c) Secche di Torpaterno; 
              d) Penisola della Campanella - Isola di Capri; 
              e) Costa degli Infreschi; 
              f) Costa di Maratea; 
              g) Penisola Salentina (Grotte Zinzulusa e Romanelli); 
              h) Costa del Monte Conero; 
              i) Isola di Pantelleria; 
              l) Promontorio Monte Cofano - Golfo di Custonaci; 
              m) Acicastello - Le Grotte; 
              n)  Arcipelago  della  Maddalena  (isole  ed   isolotti
          compresi nel territorio del comune della Maddalena); 
              o) Capo Spartivento - Capo Teulada; 
              p) Capo Testa - Punta Falcone; 
              q) Santa Maria di Castellabate; 
              r) Monte di Scauri; 
              s) Monte a Capo Gallo - Isola di Fuori o delle Femmine; 
              t) Parco marino del Piceno; 
              u) Isole di  Ischia,  Vivara  e  Procida,  area  marina
          protetta integrata denominata «regno di Nettuno»; 
              v) Isola di Bergeggi; 
              z) Stagnone di Marsala; 
              aa) Capo Passero; 
              bb) Pantani di Vindicari; 
              cc) Isola di San Pietro; 
              dd) Isola dell'Asinara; 
              ee) Capo Carbonara; 
              ee-bis) Parco marino «Torre del Cerrano»; 
              ee-ter)  Alto   Tirreno-Mar   Ligure   «Santuario   dei
          cetacei»; 
              ee-quater) Penisola Maddalena-Capo Murro Di Porco; 
              ee-quinquies) Grotte di Ripalta-Torre Calderina; 
              ee-sexies) Capo Milazzo; 
              ee-septies) Banchi  Graham,  Terribile,  Pantelleria  e
          Avventura nel Canale di Sicilia, limitatamente  alle  parti
          rientranti  nella  giurisdizione  nazionale,  da  istituire
          anche separatamente." 
                                   Art. 7 
 
Disposizioni per il contenimento della diffusione del cinghiale nelle
  aree protette e vulnerabili e modifiche alla legge n. 157 del 1992 
 
  1. E' vietata l'immissione di  cinghiali  su  tutto  il  territorio
nazionale, ad eccezione delle aziende  faunistico-venatorie  e  delle
aziende  agri-turistico-venatorie   adeguatamente   recintate.   Alla
violazione  di  tale  divieto  si  applica   la   sanzione   prevista
dall'articolo 30, comma 1, lettera l), della legge 11 febbraio  1992,
n. 157. 
  2. E' vietato il  foraggiamento  di  cinghiali,  ad  esclusione  di
quello finalizzato alle attivita' di controllo.  Alla  violazione  di
tale divieto si applica la sanzione prevista dall'articolo 30,  comma
1, lettera l), della citata legge n. 157 del 1992. 
  3. Fermi restando i divieti di cui ai commi 1 e 2, entro  sei  mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le
province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano   adeguano   i   piani
faunistico-venatori di cui all'articolo 10 della  legge  11  febbraio
1992, n. 157, provvedendo  alla  individuazione,  nel  territorio  di
propria  competenza,  delle  aree  nelle  quali,  in  relazione  alla
presenza o alla contiguita' con aree naturali  protette  o  con  zone
caratterizzate   dalla   localizzazione   di   produzioni    agricole
particolarmente vulnerabili, e' fatto divieto di allevare e immettere
la specie cinghiale (Sus scrofa). 
  4. All'articolo 19-bis della legge 11 febbraio  1992,  n.  157,  e'
aggiunto, in fine, il seguente comma: 
  «6-bis. Ai fini dell'esercizio delle deroghe previste dall'articolo
9 della direttiva 2009/147/CE, le regioni, in sede di rilascio  delle
autorizzazioni per il prelievo dello  storno  (Sturnus  vulgaris)  ai
sensi del presente  articolo,  con  riferimento  alla  individuazione
delle condizioni di rischio e delle circostanze di luogo,  consentono
l'esercizio dell'attivita' di prelievo qualora esso sia praticato  in
prossimita'  di  nuclei  vegetazionali  produttivi   sparsi   e   sia
finalizzato  alla  tutela  della  specificita'   delle   coltivazioni
regionali». 
  5. Alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le  seguenti
modificazioni: 
    a) all'articolo 2, il comma 2 e' sostituito dal seguente: 
  «2. Le norme della presente legge non si applicano alle  talpe,  ai
ratti, ai topi propriamente detti, alle  nutrie,  alle  arvicole.  In
ogni caso, per le specie alloctone, comprese quelle di cui al periodo
precedente, con esclusione delle specie individuate dal  decreto  del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e  del  mare  19
gennaio 2015,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  n.  31  del  7
febbraio 2015, la gestione e' finalizzata all'eradicazione o comunque
al  controllo  delle  popolazioni;  gli  interventi  di  controllo  o
eradicazione sono realizzati come disposto dall'articolo 19»; 
  b) all'articolo 2, il comma 2-bis e' abrogato; 
  c) all'articolo 5, dopo il comma 3 sono inseriti i seguenti: 
  «3-bis.  L'autorizzazione  rilasciata  ai   sensi   del   comma   3
costituisce titolo abilitativo e condizione per la  sistemazione  del
sito e  l'istallazione  degli  appostamenti  strettamente  funzionali
all'attivita',   che    possono    permanere    fino    a    scadenza
dell'autorizzazione stessa e che, fatte salve le preesistenze a norma
delle leggi vigenti,  non  comportino  alterazione  permanente  dello
stato dei luoghi, abbiano natura precaria, siano realizzati in  legno
o con altri materiali  leggeri  o  tradizionali  della  zona,  o  con
strutture  in  ferro  anche  tubolari,  o  in  prefabbricato   quando
interrati o immersi, siano privi  di  opere  di  fondazione  e  siano
facilmente    ed    immediatamente    rimuovibili    alla    scadenza
dell'autorizzazione. 
  3-ter. Le regioni e le province autonome di  Trento  e  di  Bolzano
definiscono con proprie norme le caratteristiche  degli  appostamenti
nel rispetto del comma 3-bis». 
          Note all'art. 7: 
              Si riporta il testo degli articoli 30,  comma  1  e  10
          della  legge  11  febbraio  1992,  n.  157  "Norme  per  la
          protezione  della  fauna  selvatica  omeoterma  e  per   il
          prelievo venatorio", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.
          46 del 25 febbraio 1992: 
              "Art. 30 Sanzioni penali. - 1. Per le violazioni  delle
          disposizioni della presente legge e delle  leggi  regionali
          si applicano le seguenti sanzioni: 
              a) l'arresto da tre mesi ad un anno o l'ammenda da lire
          1.800.000 a lire 5.000.000 (da euro 929 a euro  2.582)  per
          chi esercita la caccia  in  periodo  di  divieto  generale,
          intercorrente tra la data di chiusura e la data di apertura
          fissata dall'art. 18; 
              b) l'arresto da due a otto mesi  o  l'ammenda  da  lire
          1.500.000 a lire 4.000.000 (da euro 774 a euro  2.065)  per
          chi abbatte, cattura o detiene mammiferi o uccelli compresi
          nell'elenco di cui all'art. 2; 
              c) l'arresto da tre mesi ad un anno e l'ammenda da lire
          2.000.000 a lire 12.000.000 (da euro 1.032  a  euro  6.197)
          per chi abbatte,  cattura  o  detiene  esemplari  di  orso,
          stambecco, camoscio d'Abruzzo, muflone sardo; 
              d) l'arresto fino  a  sei  mesi  e  l'ammenda  da  lire
          900.000 a lire 3.000.000 (da euro 464 a euro 1.549) per chi
          esercita  la  caccia  nei  parchi  nazionali,  nei   parchi
          naturali regionali, nelle riserve naturali, nelle  oasi  di
          protezione, nelle zone  di  ripopolamento  e  cattura,  nei
          parchi e giardini urbani, nei terreni adibiti ad  attivita'
          sportive; 
              e) l'arresto fino  ad  un  anno  o  l'ammenda  da  lire
          1.500.000 a lire 4.000.000 (da euro 774 a euro  2.065)  per
          chi esercita l'uccellagione; 
              f) l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda  fino  a  lire
          1.000.000 (euro 516) per chi esercita la caccia nei  giorni
          di silenzio venatorio; 
              g) l'ammenda fino a lire 6.000.000 (euro 3.098) per chi
          abbatte, cattura  o  detiene  esemplari  appartenenti  alla
          tipica  fauna  stanziale  alpina,  non  contemplati   nella
          lettera b), della quale sia vietato l'abbattimento; 
              h) l'ammenda fino a lire 3.000.000 (euro 1.549) per chi
          abbatte, cattura o detiene specie di  mammiferi  o  uccelli
          nei cui confronti la caccia non e' consentita o fringillidi
          in numero superiore a cinque o per chi esercita  la  caccia
          con mezzi vietati. La stessa pena si applica a chi esercita
          la caccia con l'ausilio di richiami vietati di cui all'art.
          21, comma 1, lettera r). Nel caso  di  tale  infrazione  si
          applica altresi' la misura della confisca dei richiami; 
              i) l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda  fino  a  lire
          4.000.000 (euro 2.065) per chi esercita la caccia  sparando
          da autoveicoli, da natanti o da aeromobili; 
              l) l'arresto da due a sei  mesi  o  l'ammenda  da  lire
          1.000.000 a lire 4.000.000 (da euro 516 a euro  2.065)  per
          chi pone in commercio o detiene a tal fine fauna  selvatica
          in violazione della presente legge. Se il fatto riguarda la
          fauna di cui alle  lettere  b),  c)  e  g),  le  pene  sono
          raddoppiate." 
              "Art. 10  Piani  faunistico-venatori.  -  1.  Tutto  il
          territorio agro-silvo-pastorale  nazionale  e'  soggetto  a
          pianificazione faunistico-venatoria finalizzata, per quanto
          attiene alle specie  carnivore,  alla  conservazione  delle
          effettive capacita' riproduttive e al contenimento naturale
          di altre specie e, per quanto riguarda le altre specie,  al
          conseguimento  della   densita'   ottimale   e   alla   sua
          conservazione mediante la  riqualificazione  delle  risorse
          ambientali e la regolamentazione del prelievo venatorio. 
              2. Le regioni e le province, con le modalita'  previste
          ai commi 7 e 10, realizzano la  pianificazione  di  cui  al
          comma  1  mediante  la   destinazione   differenziata   del
          territorio. 
              3. Il territorio agro-silvo-pastorale di  ogni  regione
          e' destinato per una  quota  dal  20  al  30  per  cento  a
          protezione della fauna selvatica, fatta  eccezione  per  il
          territorio delle Alpi di ciascuna regione, che  costituisce
          zona faunistica a se' stante ed e' destinato  a  protezione
          nella  percentuale  dal  10  al  20  per  cento.  In  dette
          percentuali sono compresi  i  territori  ove  sia  comunque
          vietata l'attivita' venatoria anche per  effetto  di  altre
          leggi o disposizioni. 
              4. Il territorio  di  protezione  di  cui  al  comma  3
          comprende anche i territori di cui al comma 8, lettere  a),
          b)  e  c).  Si  intende  per  protezione  il   divieto   di
          abbattimento e cattura  a  fini  venatori  accompagnato  da
          provvedimenti atti ad agevolare la sosta  della  fauna,  la
          riproduzione, la cura della prole. 
              5. Il territorio  agro-silvo-pastorale  regionale  puo'
          essere destinato nella percentuale massima globale  del  15
          per cento a caccia riservata a gestione  privata  ai  sensi
          dell'art. 16, comma 1, e a centri privati  di  riproduzione
          della fauna selvatica allo stato naturale. 
              6. Sul  rimanente  territorio  agro-silvo-pastorale  le
          regioni promuovono  forme  di  gestione  programmata  della
          caccia, secondo le modalita' stabilite dall'art. 14. 
              7. Ai fini della pianificazione generale del territorio
          agro-silvo-pastorale     le     province     predispongono,
          articolandoli    per    comprensori     omogenei,     piani
          faunistico-venatori.  Le  province  predispongono  altresi'
          piani  di  miglioramento  ambientale  tesi  a  favorire  la
          riproduzione naturale di fauna selvatica nonche'  piani  di
          immissione di fauna selvatica anche tramite la  cattura  di
          selvatici presenti in soprannumero nei parchi  nazionali  e
          regionali ed in altri ambiti faunistici, salvo accertamento
          delle  compatibilita'  genetiche  da  parte   dell'Istituto
          nazionale   per   la   fauna   selvatica   e   sentite   le
          organizzazioni professionali agricole presenti nel Comitato
          tecnico  faunistico-venatorio  nazionale  tramite  le  loro
          strutture regionali. 
              8. I  piani  faunistico-venatori  di  cui  al  comma  7
          comprendono: 
              a) le oasi di protezione, destinate  al  rifugio,  alla
          riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica; 
              b) le zone di ripopolamento e cattura,  destinate  alla
          riproduzione della fauna selvatica allo stato  naturale  ed
          alla cattura della stessa per l'immissione  sul  territorio
          in tempi e condizioni  utili  all'ambientamento  fino  alla
          ricostituzione  e  alla  stabilizzazione   della   densita'
          faunistica ottimale per il territorio; 
              c)  i  centri  pubblici  di  riproduzione  della  fauna
          selvatica allo stato naturale, ai  fini  di  ricostituzione
          delle popolazioni autoctone; 
              d) i centri privati di riproduzione di fauna  selvatica
          allo  stato  naturale,  organizzati  in  forma  di  azienda
          agricola singola, consortile o cooperativa, ove e'  vietato
          l'esercizio dell'attivita' venatoria ed  e'  consentito  il
          prelievo  di  animali  allevati   appartenenti   a   specie
          cacciabili da parte del titolare dell'impresa agricola,  di
          dipendenti  della  stessa  e  di  persone   nominativamente
          indicate; 
              e)  le  zone   e   i   periodi   per   l'addestramento,
          l'allenamento e le gare di cani anche  su  fauna  selvatica
          naturale o  con  l'abbattimento  di  fauna  di  allevamento
          appartenente a specie  cacciabili,  la  cui  gestione  puo'
          essere affidata ad associazioni venatorie e cinofile ovvero
          ad imprenditori agricoli singoli o associati; 
              f) i criteri per la determinazione del risarcimento  in
          favore  dei  conduttori  dei  fondi  rustici  per  i  danni
          arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni  agricole  e
          alle opere approntate su fondi vincolati per gli  scopi  di
          cui alle lettere a), b) e c); 
              g) i criteri per la corresponsione degli  incentivi  in
          favore dei proprietari  o  conduttori  dei  fondi  rustici,
          singoli o associati, che si impegnino  alla  tutela  ed  al
          ripristino degli habitat naturali  e  all'incremento  della
          fauna selvatica nelle zone di cui alle lettere a) e b); 
              h) l'identificazione delle zone in cui sono collocabili
          gli appostamenti fissi. 
              9.  Ogni  zona  dovra'  essere  indicata   da   tabelle
          perimetrali,  esenti  da  tasse,  secondo  le  disposizioni
          impartite  dalle  regioni,  apposte   a   cura   dell'ente,
          associazione o privato che sia preposto o incaricato  della
          gestione della singola zona. 
              10.    Le    regioni    attuano    la    pianificazione
          faunistico-venatoria mediante il  coordinamento  dei  piani
          provinciali di cui al comma 7  secondo  criteri  dei  quali
          l'Istituto nazionale per la fauna selvatica  garantisce  la
          omogeneita' e la congruenza a norma del comma  11,  nonche'
          con l'esercizio di poteri sostitutivi nel caso  di  mancato
          adempimento da parte delle province dopo dodici mesi  dalla
          data di entrata in vigore della presente legge. 
              11. Entro quattro mesi dalla data di entrata in  vigore
          della presente legge, l'Istituto  nazionale  per  la  fauna
          selvatica trasmette al Ministro  dell'agricoltura  e  delle
          foreste e al  Ministro  dell'ambiente  il  primo  documento
          orientativo circa i criteri di omogeneita' e congruenza che
          orienteranno  la  pianificazione  faunistico-venatoria.   I
          Ministri, d'intesa, trasmettono alle  regioni  con  proprie
          osservazioni  i  criteri  della  programmazione,  che  deve
          essere basata anche sulla conoscenza delle risorse e  della
          consistenza  faunistica,  da  conseguirsi  anche   mediante
          modalita' omogenee di rilevazione e di censimento. 
              12. Il piano faunistico-venatorio regionale determina i
          criteri per la individuazione dei  territori  da  destinare
          alla  costituzione  di  aziende  faunistico-venatorie,   di
          aziende agri-turistico-venatorie e  di  centri  privati  di
          riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale. 
              13. La deliberazione che determina il  perimetro  delle
          zone da vincolare, come indicato al comma 8, lettere a), b)
          e c), deve essere notificata ai  proprietari  o  conduttori
          dei fondi  interessati  e  pubblicata  mediante  affissione
          all'albo pretorio dei comuni territorialmente interessati. 
              14.  Qualora  nei  successivi   sessanta   giorni   sia
          presentata  opposizione  motivata,  in  carta  semplice  ed
          esente  da  oneri  fiscali,  da  parte  dei  proprietari  o
          conduttori dei fondi costituenti almeno  il  40  per  cento
          della superficie complessiva che si intende  vincolare,  la
          zona non puo' essere istituita. 
              15. Il consenso si intende validamente accordato  anche
          nel  caso  in  cui  non  sia   stata   presentata   formale
          opposizione. 
              16. Le regioni, in via  eccezionale,  ed  in  vista  di
          particolari  necessita'  ambientali,  possono  disporre  la
          costituzione coattiva di oasi di protezione e  di  zone  di
          ripopolamento e cattura, nonche' l'attuazione dei piani  di
          miglioramento ambientale di cui al comma 7. 
              17.  Nelle  zone  non  vincolate  per  la   opposizione
          manifestata  dai  proprietari   o   conduttori   di   fondi
          interessati, resta,  in  ogni  caso,  precluso  l'esercizio
          dell'attivita' venatoria. Le regioni possono  destinare  le
          suddette aree ad altro uso nell'ambito della pianificazione
          faunistico-venatoria." 
              Si riporta il testo degli articoli 19-bis, 2 e 5  della
          citata legge 11 febbraio  1992,  n.  157,  come  modificati
          dalla presente legge: 
              "Art.  19-bis.   Esercizio   delle   deroghe   previste
          dall'art. 9 della direttiva 2009/147/CE. -  1.  Le  regioni
          disciplinano  l'esercizio  delle  deroghe  previste   dalla
          direttiva  2009/147/CE  del  Parlamento   europeo   e   del
          Consiglio,  del  30  novembre  2009,   conformandosi   alle
          prescrizioni dell'art. 9,  ai  principi  e  alle  finalita'
          degli articoli  1  e  2  della  stessa  direttiva  ed  alle
          disposizioni della presente legge. 
              2. Le deroghe possono essere disposte dalle  regioni  e
          province autonome, con atto amministrativo, solo in assenza
          di altre soluzioni soddisfacenti, in via eccezionale e  per
          periodi limitati. Le deroghe devono essere giustificate  da
          un'analisi puntuale dei presupposti e  delle  condizioni  e
          devono menzionare  la  valutazione  sull'assenza  di  altre
          soluzioni soddisfacenti, le specie che ne formano  oggetto,
          i mezzi, gli impianti e i metodi di  prelievo  autorizzati,
          le condizioni di rischio, le  circostanze  di  tempo  e  di
          luogo del prelievo,  il  numero  dei  capi  giornalmente  e
          complessivamente prelevabili nel periodo, i controlli e  le
          particolari forme di vigilanza cui il prelievo e'  soggetto
          e gli organi incaricati della stessa, fermo restando quanto
          previsto dall'art. 27, comma 2.  I  soggetti  abilitati  al
          prelievo in deroga vengono individuati dalle regioni. Fatte
          salve le deroghe adottate ai sensi dell'art.  9,  paragrafo
          1, lettera b), della  direttiva  2009/147/CE,  ai  soggetti
          abilitati e' fornito un tesserino sul quale  devono  essere
          annotati i capi oggetto  di  deroga  subito  dopo  il  loro
          recupero.  Le  regioni  prevedono  sistemi   periodici   di
          verifica  allo  scopo  di  sospendere  tempestivamente   il
          provvedimento  di   deroga   qualora   sia   accertato   il
          raggiungimento del numero di capi autorizzato al prelievo o
          dello scopo, in data antecedente a  quella  originariamente
          prevista. 
              3. Le deroghe di cui al comma 1 sono  adottate  sentito
          l'ISPRA e non possono avere comunque ad oggetto  specie  la
          cui  consistenza  numerica  sia   in   grave   diminuzione.
          L'intenzione di adottare un  provvedimento  di  deroga  che
          abbia ad oggetto specie migratrici deve entro  il  mese  di
          aprile di ogni anno essere comunicata all'ISPRA,  il  quale
          si  esprime  entro  e  non  oltre  quaranta  giorni   dalla
          ricezione  della  comunicazione.  Per   tali   specie,   la
          designazione della piccola quantita' per  deroghe  adottate
          ai sensi  dell'art.  9,  paragrafo  1,  lettera  c),  della
          direttiva  2009/147/CE  e'  determinata,   annualmente,   a
          livello  nazionale,  dall'ISPRA.   Nei   limiti   stabiliti
          dall'ISPRA, la Conferenza permanente per i rapporti tra  lo
          Stato, le regioni e le province autonome  di  Trento  e  di
          Bolzano provvede a ripartire tra le regioni interessate  il
          numero  di  capi  prelevabili  per  ciascuna   specie.   Le
          disposizioni di cui  al  terzo  e  al  quarto  periodo  del
          presente comma non si applicano alle  deroghe  adottate  ai
          sensi dell'art. 9, paragrafo 1, lettera b), della direttiva
          2009/147/CE. 
              4. Il provvedimento di deroga, ad eccezione  di  quelli
          adottati ai sensi dell'art. 9,  paragrafo  1,  lettera  b),
          della direttiva 2009/147/CE, e' pubblicato  nel  Bollettino
          Ufficiale regionale almeno sessanta giorni prima della data
          prevista per l'inizio delle attivita'  di  prelievo.  Della
          pubblicazione  e'   data   contestuale   comunicazione   al
          Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del
          mare. Fatto salvo il potere sostitutivo  d'urgenza  di  cui
          all'art. 8, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131,  il
          Presidente del Consiglio  dei  ministri,  su  proposta  del
          Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e  del
          mare, diffida la regione  interessata  ad  adeguare,  entro
          quindici giorni dal ricevimento  della  diffida  stessa,  i
          provvedimenti  di  deroga  adottati  in  violazione   delle
          disposizioni  della  presente  legge  e   della   direttiva
          2009/147/CE. Trascorso tale termine  e  valutati  gli  atti
          eventualmente posti in essere dalla regione,  il  Consiglio
          dei Ministri, su  proposta  del  Ministro  dell'ambiente  e
          della  tutela  del  territorio  e  del  mare,  ne   dispone
          l'annullamento. 
              5. Le regioni,  nell'esercizio  delle  deroghe  di  cui
          all'art.  9,  paragrafo  1,  lettera  a),  della  direttiva
          2009/147/CE, provvedono, ferma  restando  la  temporaneita'
          dei provvedimenti adottati, nel  rispetto  di  linee  guida
          emanate con decreto del  Presidente  della  Repubblica,  su
          proposta del Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del
          territorio e del mare, di concerto con  il  Ministro  delle
          politiche agricole alimentari e forestali, d'intesa con  la
          Conferenza permanente per  i  rapporti  tra  lo  Stato,  le
          regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 
              6. Entro il 30 giugno di ogni  anno,  ciascuna  regione
          trasmette al Presidente del Consiglio dei  ministri  ovvero
          al  Ministro  per  gli  affari   regionali,   al   Ministro
          dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,  al
          Ministro delle politiche agricole alimentari  e  forestali,
          al Ministro per gli affari europei, nonche'  all'ISPRA  una
          relazione sull'attuazione delle deroghe di cui al  presente
          articolo;  detta  relazione  e'  altresi'  trasmessa   alle
          competenti Commissioni parlamentari. Nel caso risulti dalla
          relazione trasmessa che in una regione sia  stato  superato
          il numero massimo di capi prelevabili di cui  al  comma  3,
          quarto periodo, la  medesima  regione  non  e'  ammessa  al
          riparto nell'anno successivo. Il Ministro  dell'ambiente  e
          della  tutela  del  territorio   e   del   mare   trasmette
          annualmente alla Commissione europea la  relazione  di  cui
          all'art. 9, paragrafo 3, della direttiva 2009/147/CE. 
              6-bis. Ai fini dell'esercizio  delle  deroghe  previste
          dall'art. 9 della direttiva  2009/147/CE,  le  regioni,  in
          sede di rilascio delle autorizzazioni per il prelievo dello
          storno (Sturnus vulgaris) ai sensi del  presente  articolo,
          con riferimento alla  individuazione  delle  condizioni  di
          rischio  e   delle   circostanze   di   luogo,   consentono
          l'esercizio dell'attivita' di  prelievo  qualora  esso  sia
          praticato in prossimita' di nuclei vegetazionali produttivi
          sparsi e sia finalizzato  alla  tutela  della  specificita'
          delle coltivazioni regionali." 
              "Art. 2. Oggetto della tutela. - 1. Fanno  parte  della
          fauna selvatica oggetto della tutela della  presente  legge
          le specie di mammiferi e  di  uccelli  dei  quali  esistono
          popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in  stato
          di  naturale  liberta'  nel  territorio   nazionale.   Sono
          particolarmente   protette,   anche   sotto   il    profilo
          sanzionatorio, le seguenti specie: 
              a) mammiferi:  lupo  (Canis  lupus),  sciacallo  dorato
          (Canis  aureus),  orso  (Ursus  arctos),  martora   (Martes
          martes), puzzola (Mustela putorius), lontra (Lutra  lutra),
          gatto selvatico (Felis sylvestris), lince (Lynx lynx), foca
          monaca (Monachus monachus),  tutte  le  specie  di  cetacei
          (Cetacea),  cervo  sardo   (Cervus   elaphus   corsicanus),
          camoscio d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica); 
              b) uccelli: marangone minore  (Phalacrocorax  pigmeus),
          marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), tutte  le
          specie  di  pellicani  (Pelecanidae),  tarabuso   (Botaurus
          stellaris),  tutte  le  specie  di  cicogne   (Ciconiidae),
          spatola   (Platalea   leucorodia),   mignattaio   (Plegadis
          falcinellus),  fenicottero  (Phoenicopterus  ruber),  cigno
          reale  (Cygnus  olor),  cigno  selvatico  (Cygnus  cygnus),
          volpoca (Tadorna tadorna), fistione turco  (Netta  rufina),
          gobbo rugginoso (Oxyura leucocephala), tutte le  specie  di
          rapaci  diurni  (Accipitriformes  e  falconiformes),  pollo
          sultano (Porphyrio porphyrio), otarda (Otis tarda), gallina
          prataiola  (Tetrax  tetrax),  gru  (Grus   grus),   piviere
          tortolino (Eudromias morinellus),  avocetta  (Recurvirostra
          avosetta),  cavaliere  d'Italia  (Himantopus   himantopus),
          occhione (Burhinus oedicnemus), pernice di  mare  (Glareola
          pratincola), gabbiano  corso  (Larus  audouinii),  gabbiano
          corallino (Larus  melanocephalus),  gabbiano  roseo  (Larus
          genei), sterna zampenere  (Gelochelidon  nilotica),  sterna
          maggiore  (Sterna  caspia),  tutte  le  specie  di   rapaci
          notturni   (Strigiformes),   ghiandaia   marina   (Coracias
          garrulus), tutte le specie di  picchi  (Picidae),  gracchio
          corallino (Phyrrhocorax pyrrhocorax); 
              c) tutte le altre specie che  direttive  comunitarie  o
          convenzioni   internazionali   o   apposito   decreto   del
          Presidente  del  Consiglio  dei  ministri   indicano   come
          minacciate di estinzione. 
              2. Le norme della presente legge non si applicano  alle
          talpe, ai ratti, ai topi propriamente detti,  alle  nutrie,
          alle arvicole. In  ogni  caso,  per  le  specie  alloctone,
          comprese  quelle  di  cui  al   periodo   precedente,   con
          esclusione  delle  specie  individuate  dal   decreto   del
          Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e  del
          mare 19 gennaio 2015, pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale
          n. 31 del 7  febbraio  2015,  la  gestione  e'  finalizzata
          all'eradicazione o comunque al controllo delle popolazioni;
          gli interventi di controllo o eradicazione sono  realizzati
          come disposto dall'art. 19. 
              2-bis.(abrogato) 
              3.  Il  controllo  del  livello  di  popolazione  degli
          uccelli negli aeroporti, ai fini della sicurezza aerea,  e'
          affidato al Ministro dei trasporti." 
              "Art. 5 Esercizio venatorio  da  appostamento  fisso  e
          richiami vivi. - 1. Le  regioni,  su  parere  dell'Istituto
          nazionale  per  la  fauna  selvatica,  emanano  norme   per
          regolamentare l'allevamento, la vendita e la detenzione  di
          uccelli  allevati  appartenenti  alle  specie   cacciabili,
          nonche' il loro uso in funzione di richiami. 
              2. Le regioni  emanano  altresi'  norme  relative  alla
          costituzione e gestione del patrimonio di richiami vivi  di
          cattura appartenenti alle specie di cui all'art.  4,  comma
          4, consentendo, ad ogni cacciatore che eserciti l'attivita'
          venatoria ai sensi dell'art. 12, comma 5,  lettera  b),  la
          detenzione di un numero massimo di dieci  unita'  per  ogni
          specie, fino ad un massimo complessivo di quaranta  unita'.
          Per i cacciatori che esercitano  l'attivita'  venatoria  da
          appostamento temporaneo con richiami vivi, il patrimonio di
          cui sopra non potra' superare il numero massimo complessivo
          di dieci unita'. 
              3. Le regioni emanano norme per l'autorizzazione  degli
          appostamenti fissi, che le province  rilasciano  in  numero
          non superiore a  quello  rilasciato  nell'annata  venatoria
          1989-1990. 
              3-bis. L'autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 3
          costituisce  titolo  abilitativo  e   condizione   per   la
          sistemazione del sito e l'istallazione  degli  appostamenti
          strettamente   funzionali   all'attivita',   che    possono
          permanere fino a scadenza dell'autorizzazione stessa e che,
          fatte salve le preesistenze a norma  delle  leggi  vigenti,
          non  comportino  alterazione  permanente  dello  stato  dei
          luoghi, abbiano natura precaria, siano realizzati in  legno
          o con altri materiali leggeri o tradizionali della zona,  o
          con strutture in ferro anche tubolari, o  in  prefabbricato
          quando  interrati  o  immersi,  siano  privi  di  opere  di
          fondazione e siano facilmente ed immediatamente rimuovibili
          alla scadenza dell'autorizzazione. 
              3-ter. Le regioni e le province autonome di Trento e di
          Bolzano definiscono con proprie  norme  le  caratteristiche
          degli apposta-menti nel rispetto del comma 3-bis. 
              4. L'autorizzazione di  cui  al  comma  3  puo'  essere
          richiesta da coloro che ne erano  in  possesso  nell'annata
          venatoria  1989-1990.  Ove  si   realizzi   una   possibile
          capienza,  l'autorizzazione  puo'  essere  richiesta  dagli
          ultrasessantenni  nel  rispetto  delle  priorita'  definite
          dalle norme regionali. 
              5. Non sono  considerati  fissi  ai  sensi  e  per  gli
          effetti di cui all'art. 12, comma 5, gli  appostamenti  per
          la caccia agli ungulati e ai colombacci e gli  appostamenti
          di cui all'art. 14, comma 12. 
              6. L'accesso con armi  proprie  all'appostamento  fisso
          con l'uso di  richiami  vivi  e'  consentito  unicamente  a
          coloro che hanno optato per  la  forma  di  caccia  di  cui
          all'art. 12,  comma  5,  lettera  b).  Oltre  al  titolare,
          possono  accedere   all'appostamento   fisso   le   persone
          autorizzate dal titolare medesimo. 
              7.  E'  vietato  l'uso  di  richiami  che   non   siano
          identificabili  mediante   anello   inamovibile,   numerato
          secondo  le  norme  regionali  che  disciplinano  anche  la
          procedura in materia. 
              8.  La  sostituzione  di  un  richiamo  puo'   avvenire
          soltanto  dietro  presentazione  all'ente  competente   del
          richiamo morto da sostituire. 
              9.  E'  vietata  la  vendita  di  uccelli  di   cattura
          utilizzabili come richiami vivi per l'attivita' venatoria." 
                                                                    Capo II
                       Disposizioni relative alle procedure di Valutazione di impatto ambientale e sanitario
                                  Art. 8 
 
Norme  di  semplificazione  in  materia  di  valutazioni  di  impatto
  ambientale incidenti su attivita' di scarico a mare di acque  e  di
  materiale di escavo di fondali marini e di loro movimentazione 
 
  1. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 26,  comma  4,  del
decreto  legislativo  3   aprile   2006,   n.   152,   e   successive
modificazioni, al medesimo decreto legislativo n. 152 del  2006  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all'articolo 104, dopo il comma 8 e' aggiunto il seguente: 
  «8-bis. Per gli interventi assoggettati a  valutazione  di  impatto
ambientale, nazionale o regionale, le  autorizzazioni  ambientali  di
cui ai commi 5 e 7 sono istruite a livello di  progetto  esecutivo  e
rilasciate dalla stessa autorita' competente per il provvedimento che
conclude motivatamente il  procedimento  di  valutazione  di  impatto
ambientale»; 
    b) all'articolo 109: 
  1) il secondo periodo del comma 5 e' soppresso; 
  2) dopo il comma 5 e' aggiunto il seguente: 
  «5-bis. Per gli interventi assoggettati a  valutazione  di  impatto
ambientale, nazionale o regionale, le  autorizzazioni  ambientali  di
cui ai commi 2 e 5 sono istruite e rilasciate dalla stessa  autorita'
competente  per  il  provvedimento  che  conclude  motivatamente   il
procedimento di  valutazione  di  impatto  ambientale.  Nel  caso  di
condotte o cavi facenti parte della rete  nazionale  di  trasmissione
dell'energia elettrica o di connessione con reti energetiche di altri
Stati,  non   soggetti   a   valutazione   di   impatto   ambientale,
l'autorizzazione e' rilasciata dal Ministero  dell'ambiente  e  della
tutela del territorio e del mare,  sentite  le  regioni  interessate,
nell'ambito del procedimento unico  di  autorizzazione  delle  stesse
reti». 
  2. Al punto 4-bis) dell'allegato II alla parte seconda del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le  parole:  «ed  elettrodotti  in
cavo interrato in corrente  alternata,  con  tracciato  di  lunghezza
superiore a 40 chilometri, facenti  parte  della  rete  elettrica  di
trasmissione nazionale»  sono  soppresse.  La  disciplina  risultante
dall'applicazione della disposizione di  cui  al  presente  comma  si
applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore
della presente legge. 
          Note all'art. 8: 
              Si riporta il testo dell'art. 26 del citato  d.lgs.  n.
          152 del 2006: 
              "Art.  26.  Decisione.  -  1.  Salvo  quanto   previsto
          dall'art.   24,   l'autorita'   competente   conclude   con
          provvedimento  espresso  e  motivato  il  procedimento   di
          valutazione  dell'impatto  ambientale  nei   centocinquanta
          giorni successivi alla presentazione  dell'istanza  di  cui
          all'art. 23,  comma  1.  Nei  casi  in  cui  e'  necessario
          procedere  ad  accertamenti  ed  indagini  di   particolare
          complessita', l'autorita' competente,  con  atto  motivato,
          dispone il prolungamento del  procedimento  di  valutazione
          sino ad un massimo di  ulteriori  sessanta  giorni  dandone
          comunicazione al proponente. 
              2. L'inutile decorso dei termini previsti dal  presente
          articolo  ovvero  dall'art.  24,  implica  l'esercizio  del
          potere sostitutivo da parte del Consiglio dei Ministri, che
          provvede, su istanza delle amministrazioni  o  delle  parti
          interessate,  entro   sessanta   giorni,   previa   diffida
          all'organo competente ad adempire entro il termine di venti
          giorni. Per i progetti sottoposti a valutazione di  impatto
          ambientale  in  sede   non   statale,   si   applicano   le
          disposizioni di cui al periodo precedente fino  all'entrata
          in vigore di apposite  norme  regionali  e  delle  province
          autonome,  da  adottarsi  nel  rispetto  della   disciplina
          comunitaria vigente in materia e  dei  principi  richiamati
          all'art. 7, comma 7, lettera e) del presente decreto. 
              2-bis.    La     tutela     avverso     il     silenzio
          dell'Amministrazione  e'  disciplinata  dalle  disposizioni
          generali del processo amministrativo. 
              3. L'autorita' competente puo' richiedere al proponente
          entro trenta giorni  dalla  scadenza  del  termine  di  cui
          all'art. 24, comma 4, in un'unica  soluzione,  integrazioni
          alla documentazione presentata,  con  l'indicazione  di  un
          termine  per  la  risposta  che   non   puo'   superare   i
          quarantacinque  giorni,   prorogabili,   su   istanza   del
          proponente, per  un  massimo  di  ulteriori  quarantacinque
          giorni. L'autorita' competente esprime il provvedimento  di
          valutazione dell'impatto ambientale  entro  novanta  giorni
          dalla presentazione degli elaborati modificati. 
              3-bis.  L'autorita'  competente,  ove  ritenga  che  le
          modifiche apportate siano sostanziali e  rilevanti  per  il
          pubblico, dispone che il proponente  depositi  copia  delle
          stesse ai sensi dell'art. 23, comma 3, e,  contestualmente,
          dia avviso dell'avvenuto deposito secondo le  modalita'  di
          cui all'art. 24, commi 2 e 3. Entro il termine di  sessanta
          giorni dalla pubblicazione del progetto emendato  ai  sensi
          del  presente  articolo,  chiunque  abbia  interesse   puo'
          prendere visione del progetto  e  del  relativo  studio  di
          impatto ambientale, presentare proprie osservazioni,  anche
          fornendo  nuovi  o   ulteriori   elementi   conoscitivi   e
          valutativi in relazione alle sole modifiche apportate  agli
          elaborati ai sensi del comma 3. In questo caso, l'autorita'
          competente  esprime   il   provvedimento   di   valutazione
          dell'impatto ambientale entro novanta giorni dalla scadenza
          del   termine   previsto   per   la   presentazione   delle
          osservazioni. 
              3-ter. Nel caso in cui il proponente non ottemperi alle
          richieste   di   integrazioni   da   parte   dell'autorita'
          competente, non presentando  gli  elaborati  modificati,  o
          ritiri la domanda, non si procede all'ulteriore corso della
          valutazione. 
              4.  Il  provvedimento   di   valutazione   dell'impatto
          ambientale sostituisce o coordina tutte le  autorizzazioni,
          intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e  assensi
          comunque denominati in materia ambientale, necessari per la
          realizzazione e l'esercizio dell'opera o dell'impianto. 
              5. Il  provvedimento  contiene  le  condizioni  per  la
          realizzazione,  esercizio  e  dismissione   dei   progetti,
          nonche' quelle relative ad eventuali  malfunzionamenti.  In
          nessun caso puo' farsi luogo all'inizio  dei  lavori  senza
          che  sia  intervenuto  il  provvedimento   di   valutazione
          dell'impatto ambientale. 
              6. I  progetti  sottoposti  alla  fase  di  valutazione
          devono  essere   realizzati   entro   cinque   anni   dalla
          pubblicazione del provvedimento di valutazione dell'impatto
          ambientale. Tenuto conto delle caratteristiche del progetto
          il provvedimento puo'  stabilire  un  periodo  piu'  lungo.
          Trascorso detto periodo, salvo proroga concessa, su istanza
          del  proponente,   dall'autorita'   che   ha   emanato   il
          provvedimento, la  procedura  di  valutazione  dell'impatto
          ambientale deve essere  reiterata.  I  termini  di  cui  al
          presente  comma  si  applicano  ai   procedimenti   avviati
          successivamente alla data di entrata in vigore del  decreto
          legislativo 16 gennaio 2008, n. 4." 
              Si riporta il testo degli articoli 104, 109 e del punto
          4-bis) dell'allegato II alla parte seconda  del  citato  d.
          lgs. n. 152 del 2006, come modificati dalla presente legge: 
              "Art.  104.  Scarichi  nel  sottosuolo  e  nelle  acque
          sotterranee. - 1. E' vietato lo scarico diretto nelle acque
          sotterranee e nel sottosuolo. 
              2. In deroga a quanto previsto al comma 1,  l'autorita'
          competente, dopo indagine preventiva, puo' autorizzare  gli
          scarichi nella stessa  falda  delle  acque  utilizzate  per
          scopi geotermici, delle acque di infiltrazione di miniere o
          cave o delle acque pompate nel corso di determinati  lavori
          di ingegneria civile, ivi comprese quelle degli impianti di
          scambio termico. 
              3. In deroga a  quanto  previsto  al  comma  1,  per  i
          giacimenti a  mare,  il  Ministero  dell'ambiente  e  della
          tutela del territorio e del mare, d'intesa con il Ministero
          dello sviluppo economico e, per i giacimenti a terra, ferme
          restando  le  competenze  del  Ministero   dello   sviluppo
          economico  in  materia  di  ricerca   e   coltivazione   di
          idrocarburi  liquidi  e   gassosi,   le   regioni   possono
          autorizzare lo scarico di acque risultanti  dall'estrazione
          di idrocarburi nelle unita' geologiche profonde da cui  gli
          stessi idrocarburi sono stati  estratti  ovvero  in  unita'
          dotate  delle  stesse  caratteristiche  che  contengano,  o
          abbiano  contenuto,  idrocarburi,  indicando  le  modalita'
          dello scarico. Lo scarico non deve contenere altre acque di
          scarico o altre sostanze pericolose diverse, per qualita' e
          quantita', da  quelle  derivanti  dalla  separazione  degli
          idrocarburi. Le relative autorizzazioni sono rilasciate con
          la prescrizione delle  precauzioni  tecniche  necessarie  a
          garantire che le acque di scarico non  possano  raggiungere
          altri sistemi idrici o nuocere ad altri ecosistemi. 
              4. In deroga a quanto previsto al comma 1,  l'autorita'
          competente, dopo indagine preventiva anche finalizzata alla
          verifica   dell'assenza   di   sostanze   estranee,    puo'
          autorizzare gli scarichi nella  stessa  falda  delle  acque
          utilizzate per il lavaggio e la lavorazione  degli  inerti,
          purche' i relativi fanghi siano  costituiti  esclusivamente
          da acqua ed inerti naturali ed il loro scarico non comporti
          danneggiamento alla falda acquifera. A tal fine,  l'Agenzia
          regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA) competente
          per  territorio,   a   spese   del   soggetto   richiedente
          l'autorizzazione, accerta le caratteristiche quantitative e
          qualitative dei fanghi e l'assenza di possibili  danni  per
          la  falda,  esprimendosi  con   parere   vincolante   sulla
          richiesta di autorizzazione allo scarico. 
              4-bis. Fermo restando il divieto di  cui  al  comma  1,
          l'autorita'  competente,   al   fine   del   raggiungimento
          dell'obiettivo di qualita' dei  corpi  idrici  sotterranei,
          puo'  autorizzare   il   ravvenamento   o   l'accrescimento
          artificiale dei corpi sotterranei, nel rispetto dei criteri
          stabiliti con decreto del Ministero dell'ambiente  e  della
          tutela del territorio e del mare.  L'acqua  impiegata  puo'
          essere  di  provenienza  superficiale  o   sotterranea,   a
          condizione che l'impiego della  fonte  non  comprometta  la
          realizzazione degli obiettivi  ambientali  fissati  per  la
          fonte  o  per  il  corpo  idrico  sotterraneo  oggetto   di
          ravvenamento o accrescimento. Tali misure sono  riesaminate
          periodicamente e aggiornate quando occorre nell'ambito  del
          Piano di tutela e del Piano di gestione. 
              5.  Per  le  attivita'  di   prospezione,   ricerca   e
          coltivazione di idrocarburi liquidi o gassosi in  mare,  lo
          scarico delle acque diretto  in  mare  avviene  secondo  le
          modalita'  previste  dal  Ministro  dell'ambiente  e  della
          tutela del territorio  e  del  mare  con  proprio  decreto,
          purche' la concentrazione di olii minerali sia inferiore  a
          40 mg/l. Lo scarico  diretto  a  mare  e'  progressivamente
          sostituito  dalla  iniezione  o   reiniezione   in   unita'
          geologiche profonde, non appena disponibili pozzi non  piu'
          produttivi ed idonei all'iniezione o  reiniezione,  e  deve
          avvenire comunque nel rispetto di quanto previsto dai commi
          2 e 3. 
              5-bis. In deroga  a  quanto  previsto  al  comma  1  e'
          consentita l'iniezione, a fini di stoccaggio, di flussi  di
          biossido di carbonio  in  formazioni  geologiche  prive  di
          scambio di fluidi  con  altre  formazioni  che  per  motivi
          naturali sono definitivamente inadatte ad  altri  scopi,  a
          condizione che  l'iniezione  sia  effettuata  a  norma  del
          decreto  legislativo   di   recepimento   della   direttiva
          2009/31/CE in materia di stoccaggio geologico  di  biossido
          di carbonio. 
              6.  Il  Ministero  dell'ambiente  e  della  tutela  del
          territorio e del  mare,  in  sede  di  autorizzazione  allo
          scarico in unita' geologiche profonde di cui  al  comma  3,
          autorizza anche lo  scarico  diretto  a  mare,  secondo  le
          modalita' previste dai commi 5 e 7, per i seguenti casi: 
              a) per la  frazione  di  acqua  eccedente,  qualora  la
          capacita'  del  pozzo  iniettore  o  reiniettore  non   sia
          sufficiente a  garantire  la  ricezione  di  tutta  l'acqua
          risultante dall'estrazione di idrocarburi; 
              b) per  il  tempo  necessario  allo  svolgimento  della
          manutenzione, ordinaria e straordinaria, volta a  garantire
          la  corretta  funzionalita'   e   sicurezza   del   sistema
          costituito dal pozzo e  dall'impianto  di  iniezione  o  di
          reiniezione. 
              7. Lo scarico diretto in mare delle  acque  di  cui  ai
          commi 5 e 6 e' autorizzato previa presentazione di un piano
          di monitoraggio volto a verificare  l'assenza  di  pericoli
          per le acque e per gli ecosistemi acquatici. 
              8. Al di fuori delle ipotesi previste dai commi 2, 3, 5
          e 7, gli scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee,
          esistenti  e   debitamente   autorizzati,   devono   essere
          convogliati in corpi idrici superficiali ovvero  destinati,
          ove   possibile,    al    riciclo,    al    riutilizzo    o
          all'utilizzazione   agronomica.   In   caso   di    mancata
          ottemperanza agli obblighi indicati, l'autorizzazione  allo
          scarico e' revocata. 
              8-bis. Per gli interventi assoggettati a valutazione di
          impatto   ambientale,    nazionale    o    regionale,    le
          autorizzazioni ambientali di  cui  ai  commi  5  e  7  sono
          istruite a livello di progetto esecutivo e rilasciate dalla
          stessa  autorita'  competente  per  il  provvedimento   che
          conclude motivatamente il procedimento  di  valutazione  di
          impatto ambientale." 
              "Art. 109. Immersione in mare di materiale derivante da
          attivita' di escavo e attivita' di posa in mare di  cavi  e
          condotte. - 1. Al fine della tutela dell'ambiente marino  e
          in  conformita'   alle   disposizioni   delle   convenzioni
          internazionali   vigenti   in   materia,   e'    consentita
          l'immersione deliberata in mare da navi ovvero aeromobili e
          da strutture ubicate nelle acque del mare o  in  ambiti  ad
          esso contigui, quali spiagge, lagune e stagni  salmastri  e
          terrapieni costieri, dei materiali seguenti: 
              a) materiali di escavo di fondali marini o salmastri  o
          di terreni litoranei emersi; 
              b) inerti, materiali geologici inorganici  e  manufatti
          al  solo  fine  di  utilizzo,  ove  ne  sia  dimostrata  la
          compatibilita' e l'innocuita' ambientale; 
              c) materiale organico e inorganico di origine marina  o
          salmastra, prodotto durante l'attivita' di pesca effettuata
          in mare o laguna o stagni salmastri. 
              2.  L'autorizzazione   all'immersione   in   mare   dei
          materiali di cui al comma  1,  lettera  a),  e'  rilasciata
          dalla regione, fatta eccezione per gli interventi ricadenti
          in aree protette nazionali di cui alle  leggi  31  dicembre
          1982, n. 979 e 6 dicembre 1991, n.  394,  per  i  quali  e'
          rilasciata dal Ministero dell'ambiente e della  tutela  del
          territorio  e  del  mare,  in  conformita'  alle  modalita'
          stabilite con decreto del Ministro  dell'ambiente  e  della
          tutela del  territorio  e  del  mare,  di  concerto  con  i
          Ministri  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti,   delle
          politiche agricole e forestali, delle attivita'  produttive
          previa intesa con la Conferenza permanente per  i  rapporti
          tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
          di Bolzano, da emanarsi entro centoventi giorni dalla  data
          di  entrata  in  vigore  della  parte  terza  del  presente
          decreto. 
              3. L'immersione in mare di materiale di cui al comma 1,
          lettera b), e' soggetta ad  autorizzazione  regionale,  con
          esclusione dei nuovi manufatti soggetti alla valutazione di
          impatto ambientale. Per le opere  di  ripristino,  che  non
          comportino aumento della cubatura delle opere preesistenti,
          e' dovuta la sola comunicazione all'autorita' competente. 
              4. L'immersione in mare dei materiali di cui  al  comma
          1, lettera c), non e' soggetta ad autorizzazione. 
              5.  La  movimentazione  dei  fondali  marini  derivante
          dall'attivita' di posa  in  mare  di  cavi  e  condotte  e'
          soggetta  ad  autorizzazione   regionale   rilasciata,   in
          conformita' alle modalita' tecniche stabilite  con  decreto
          del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  e
          del mare,  di  concerto  con  i  Ministri  delle  attivita'
          produttive, delle infrastrutture e dei  trasporti  e  delle
          politiche agricole e forestali, per quanto  di  competenza,
          da emanarsi entro centoventi giorni dalla data  di  entrata
          in vigore della parte terza del presente decreto. 
              5-bis. Per gli interventi assoggettati a valutazione di
          impatto   ambientale,    nazionale    o    regionale,    le
          autorizzazioni ambientali di  cui  ai  commi  2  e  5  sono
          istruite e rilasciate dalla stessa autorita' competente per
          il provvedimento che conclude motivatamente il procedimento
          di valutazione di impatto ambientale. Nel caso di  condotte
          o cavi facenti parte della rete nazionale  di  trasmissione
          dell'energia  elettrica   o   di   connessione   con   reti
          energetiche di altri Stati, non soggetti a  valutazione  di
          impatto  ambientale,  l'autorizzazione  e'  rilasciata  dal
          Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del
          mare,  sentite  le  regioni  interessate,  nell'ambito  del
          procedimento unico di autorizzazione delle stesse reti." 
              "4-bis) Elettrodotti aerei per il trasporto di  energia
          elettrica,  facenti   parte   della   rete   elettrica   di
          trasmissione nazionale, con tensione nominale  superiore  a
          100 kV e con tracciato di lunghezza superiore a 10 Km." 
                                  Art. 9 
 
Valutazione di  impatto  sanitario  per  i  progetti  riguardanti  le
  centrali termiche e  altri  impianti  di  combustione  con  potenza
  termica superiore a  300  MW,  nonche'  impianti  di  raffinazione,
  gassificazione e liquefazione 
 
  1. All'articolo 26 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e
successive modificazioni, dopo il comma 5 e' inserito il seguente: 
  «5-bis. Nei provvedimenti concernenti i progetti di cui al punto 1)
dell'allegato II alla presente parte  e  i  progetti  riguardanti  le
centrali termiche e altri impianti di combustione con potenza termica
superiore a 300 MW, di cui al punto 2) del medesimo allegato  II,  e'
prevista  la  predisposizione  da  parte  del   proponente   di   una
valutazione di impatto sanitario (VIS),  in  conformita'  alle  linee
guida predisposte dall'Istituto superiore  di  sanita',  da  svolgere
nell'ambito del procedimento di VIA. Per le attivita' di controllo  e
di monitoraggio relative alla valutazione di cui  al  presente  comma
l'autorita' competente si avvale dell'Istituto superiore di  sanita',
che opera con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili
a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri  per
la finanza pubblica». 
  2. Le disposizioni del comma 5-bis  dell'articolo  26  del  decreto
legislativo 3 aprile  2006,  n.  152,  introdotto  dal  comma  1  del
presente articolo, si applicano ai procedimenti iniziati dopo la data
di entrata in vigore della presente legge. 
           Note all'art. 9: 
              Si riporta il testo dell'art. 26 del citato  d.lgs.  n.
          152 del 2006, come modificato dalla presente legge: 
              "Art.  26.  Decisione.  -  1.  Salvo  quanto   previsto
          dall'art.   24,   l'autorita'   competente   conclude   con
          provvedimento  espresso  e  motivato  il  procedimento   di
          valutazione  dell'impatto  ambientale  nei   centocinquanta
          giorni successivi alla presentazione  dell'istanza  di  cui
          all'art. 23,  comma  1.  Nei  casi  in  cui  e'  necessario
          procedere  ad  accertamenti  ed  indagini  di   particolare
          complessita', l'autorita' competente,  con  atto  motivato,
          dispone il prolungamento del  procedimento  di  valutazione
          sino ad un massimo di  ulteriori  sessanta  giorni  dandone
          comunicazione al proponente. 
              2. L'inutile decorso dei termini previsti dal  presente
          articolo  ovvero  dall'art.  24,  implica  l'esercizio  del
          potere sostitutivo da parte del Consiglio dei Ministri, che
          provvede, su istanza delle amministrazioni  o  delle  parti
          interessate,  entro   sessanta   giorni,   previa   diffida
          all'organo competente ad adempire entro il termine di venti
          giorni. Per i progetti sottoposti a valutazione di  impatto
          ambientale  in  sede   non   statale,   si   applicano   le
          disposizioni di cui al periodo precedente fino  all'entrata
          in vigore di apposite  norme  regionali  e  delle  province
          autonome,  da  adottarsi  nel  rispetto  della   disciplina
          comunitaria vigente in materia e  dei  principi  richiamati
          all'art. 7, comma 7, lettera e) del presente decreto. 
              2-bis.    La     tutela     avverso     il     silenzio
          dell'Amministrazione  e'  disciplinata  dalle  disposizioni
          generali del processo amministrativo. 
              3. L'autorita' competente puo' richiedere al proponente
          entro trenta giorni  dalla  scadenza  del  termine  di  cui
          all'art. 24, comma 4, in un'unica  soluzione,  integrazioni
          alla documentazione presentata,  con  l'indicazione  di  un
          termine  per  la  risposta  che   non   puo'   superare   i
          quarantacinque  giorni,   prorogabili,   su   istanza   del
          proponente, per  un  massimo  di  ulteriori  quarantacinque
          giorni. L'autorita' competente esprime il provvedimento  di
          valutazione dell'impatto ambientale  entro  novanta  giorni
          dalla presentazione degli elaborati modificati. 
              3-bis.  L'autorita'  competente,  ove  ritenga  che  le
          modifiche apportate siano sostanziali e  rilevanti  per  il
          pubblico, dispone che il proponente  depositi  copia  delle
          stesse ai sensi dell'art. 23, comma 3, e,  contestualmente,
          dia avviso dell'avvenuto deposito secondo le  modalita'  di
          cui all'art. 24, commi 2 e 3. Entro il termine di  sessanta
          giorni dalla pubblicazione del progetto emendato  ai  sensi
          del  presente  articolo,  chiunque  abbia  interesse   puo'
          prendere visione del progetto  e  del  relativo  studio  di
          impatto ambientale, presentare proprie osservazioni,  anche
          fornendo  nuovi  o   ulteriori   elementi   conoscitivi   e
          valutativi in relazione alle sole modifiche apportate  agli
          elaborati ai sensi del comma 3. In questo caso, l'autorita'
          competente  esprime   il   provvedimento   di   valutazione
          dell'impatto ambientale entro novanta giorni dalla scadenza
          del   termine   previsto   per   la   presentazione   delle
          osservazioni. 
              3-ter. Nel caso in cui il proponente non ottemperi alle
          richieste   di   integrazioni   da   parte   dell'autorita'
          competente, non presentando  gli  elaborati  modificati,  o
          ritiri la domanda, non si procede all'ulteriore corso della
          valutazione. 
              4.  Il  provvedimento   di   valutazione   dell'impatto
          ambientale sostituisce o coordina tutte le  autorizzazioni,
          intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e  assensi
          comunque denominati in materia ambientale, necessari per la
          realizzazione e l'esercizio dell'opera o dell'impianto. 
              5. Il  provvedimento  contiene  le  condizioni  per  la
          realizzazione,  esercizio  e  dismissione   dei   progetti,
          nonche' quelle relative ad eventuali  malfunzionamenti.  In
          nessun caso puo' farsi luogo all'inizio  dei  lavori  senza
          che  sia  intervenuto  il  provvedimento   di   valutazione
          dell'impatto ambientale. 
              5-bis. Nei provvedimenti concernenti i progetti di  cui
          al punto 1)  dell'allegato  II  alla  presente  parte  e  i
          progetti riguardanti le centrali termiche e altri  impianti
          di combustione con potenza termica superiore a 300  MW,  di
          cui al punto 2) del medesimo allegato II,  e'  prevista  la
          predisposizione da parte del proponente di una  valutazione
          di impatto sanitario (VIS), in conformita' alle linee guida
          predisposte dall'Istituto superiore di sanita', da svolgere
          nell'ambito del procedimento di VIA. Per  le  attivita'  di
          controllo e di monitoraggio relative  alla  valutazione  di
          cui al presente  comma  l'autorita'  competente  si  avvale
          dell'Istituto  superiore  di  sanita',  che  opera  con  le
          risorse umane,  strumentali  e  finanziarie  disponibili  a
          legislazione vigente e, comunque, senza  nuovi  o  maggiori
          oneri per la finanza pubblica. 
              6. I  progetti  sottoposti  alla  fase  di  valutazione
          devono  essere   realizzati   entro   cinque   anni   dalla
          pubblicazione del provvedimento di valutazione dell'impatto
          ambientale. Tenuto conto delle caratteristiche del progetto
          il provvedimento puo'  stabilire  un  periodo  piu'  lungo.
          Trascorso detto periodo, salvo proroga concessa, su istanza
          del  proponente,   dall'autorita'   che   ha   emanato   il
          provvedimento, la  procedura  di  valutazione  dell'impatto
          ambientale deve essere  reiterata.  I  termini  di  cui  al
          presente  comma  si  applicano  ai   procedimenti   avviati
          successivamente alla data di entrata in vigore del  decreto
          legislativo 16 gennaio 2008, n. 4." 
                      
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Fonte: sito della Gazzetta Ufficiale