LEGGE 27 maggio 2015, n. 69 

Disposizioni in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, di associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio. (15G00083) (GU Serie Generale n.124 del 30-5-2015)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 14/06/2015

 

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno
approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
 
                              Promulga 
 
la seguente legge:            Capo I 

Disposizioni in materia di delitti contro la pubblica
amministrazione, di associazioni di tipo mafioso, nonche' ulteriori
modifiche al codice di procedura penale, alle relative norme di
attuazione e alla legge 6 novembre 2012, n. 190.
 
                               Art. 1 
 
 
Modifiche alla disciplina sanzionatoria in materia di delitti  contro
                     la pubblica amministrazione 
 
  1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all'articolo  32-ter,  secondo  comma,  la  parola:  «tre»  e'
sostituita dalla seguente: «cinque»; 
    b) all'articolo 32-quinquies,  la  parola:  «tre»  e'  sostituita
dalla seguente: «due»; 
    c) all'articolo 35, secondo comma, le parole:  «quindici  giorni»
sono sostituite dalle seguenti: «tre mesi» e le  parole:  «due  anni»
sono sostituite dalle seguenti: «tre anni»; 
    d) all'articolo 314, primo comma, le parole: «da quattro a  dieci
anni» sono sostituite dalle seguenti: «da quattro anni a dieci anni e
sei mesi»; 
    e) all'articolo 318, le parole:  «da  uno  a  cinque  anni»  sono
sostituite dalle seguenti: «da uno a sei anni»; 
    f) all'articolo 319, le parole: «da quattro  a  otto  anni»  sono
sostituite dalle seguenti: «da sei a dieci anni»; 
    g) all'articolo 319-ter: 
      1) al primo comma, le parole: «da quattro a  dieci  anni»  sono
sostituite dalle seguenti: «da sei a dodici anni»; 
      2) al secondo comma, le parole: «da cinque a dodici anni»  sono
sostituite dalle seguenti: «da sei a quattordici anni» e  le  parole:
«da sei a venti anni» sono sostituite  dalle  seguenti:  «da  otto  a
venti anni»; 
    h) all'articolo 319-quater, primo comma, le  parole:  «da  tre  a
otto anni» sono sostituite dalle seguenti: «da sei anni a dieci  anni
e sei mesi»; 
    i) all'articolo 323-bis: 
      1) e' aggiunto, in fine, il seguente comma: 
        «Per i delitti previsti dagli  articoli  318,  319,  319-ter,
319-quater, 320, 321, 322 e 322-bis, per  chi  si  sia  efficacemente
adoperato per  evitare  che  l'attivita'  delittuosa  sia  portata  a
conseguenze ulteriori, per  assicurare  le  prove  dei  reati  e  per
l'individuazione degli altri responsabili  ovvero  per  il  sequestro
delle somme o altre utilita' trasferite, la pena e' diminuita  da  un
terzo a due terzi»; 
      2)  la  rubrica  e'  sostituita  dalla  seguente:  «Circostanze
attenuanti». 
 
          Avvertenza: 
 
              Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art.  10,  commi  2  e  3,  del  testo   unico   delle
          disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,
          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
          e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,
          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n.1092, al solo fine
          di  facilitare  la  lettura  delle  disposizioni  di  legge
          modificate o alle  quali  e'  operato  il  rinvio.  Restano
          invariati il valore e l'efficacia  degli  atti  legislativi
          qui trascritti. 
 
          Note all'art. 1: 
              -  Si  riporta  il   testo   degli   articoli   32-ter,
          32-quinquies, 35, 314,  318,  319,  319-ter,  319-quater  e
          323-bis del codice penale, come modificati  dalla  presente
          legge: 
              «Art.  32-ter.  (Incapacita'  di  contrattare  con   la
          pubblica amministrazione). - L'incapacita'  di  contrattare
          con la  pubblica  amministrazione  importa  il  divieto  di
          concludere contratti con la pubblica amministrazione, salvo
          che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio. 
              Essa non puo' avere durata inferiore  ad  un  anno  ne'
          superiore a cinque anni.». 
              «Art.  32-quinquies.  Casi  nei  quali  alla   condanna
          consegue l'estinzione del rapporto di lavoro o di impiego. 
              Salvo quanto  previsto  dagli  articoli  29  e  31,  la
          condanna alla reclusione per un tempo non inferiore  a  due
          anni per i delitti di cui agli articoli 314,  primo  comma,
          317, 318, 319, 319-ter,  319-quater,  primo  comma,  e  320
          importa altresi' l'estinzione del rapporto di lavoro  o  di
          impiego nei confronti del dipendente di amministrazioni  od
          enti pubblici ovvero di enti  a  prevalente  partecipazione
          pubblica.». 
              «Art.   35.   (Sospensione   dall'esercizio   di    una
          professione o di un'arte). - La sospensione  dall'esercizio
          di una professione o di un'arte priva il  condannato  della
          capacita'  di  esercitare,  durante  la  sospensione,   una
          professione, arte, industria, o un  commercio  o  mestiere,
          per i quali  e'  richiesto  uno  speciale  permesso  o  una
          speciale    abilitazione,    autorizzazione    o    licenza
          dell'autorita'. 
              La sospensione dall'esercizio di una professione  o  di
          un'arte non puo' avere una durata inferiore a tre mesi, ne'
          superiore a tre anni. 
              Essa consegue a ogni condanna per contravvenzione,  che
          sia commessa con abuso della professione, arte,  industria,
          o del commercio  o  mestiere,  ovvero  con  violazione  dei
          doveri ad essi inerenti, quando la  pena  inflitta  non  e'
          inferiore a un anno d'arresto.». 
              «Art.  314.  (Peculato).  -  Il  pubblico  ufficiale  o
          l'incaricato di  un  pubblico  servizio,  che,  avendo  per
          ragione del suo ufficio o servizio il possesso  o  comunque
          la disponibilita' di denaro o di altra cosa mobile  altrui,
          se ne appropria, e' punito con  la  reclusione  da  quattro
          anni a dieci anni e sei mesi. 
              Si applica la pena della reclusione da sei mesi  a  tre
          anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso
          momentaneo della cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo,  e'
          stata immediatamente restituita.». 
              «Art. 318. (Corruzione per l'esercizio della funzione).
          - Il pubblico ufficiale  che,  per  l'esercizio  delle  sue
          funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per se' o
          per un terzo, denaro o  altra  utilita'  o  ne  accetta  la
          promessa e' punito con la reclusione da uno a sei anni.». 
              «Art. 319. (Corruzione per un atto contrario ai  doveri
          d'ufficio). - Il pubblico ufficiale  che,  per  omettere  o
          ritardare o per aver omesso o ritardato  un  atto  del  suo
          ufficio, ovvero per compiere o per aver  compiuto  un  atto
          contrario ai doveri di ufficio, riceve, per se'  o  per  un
          terzo, denaro od altra utilita', o ne accetta la  promessa,
          e' punito con la reclusione da sei a dieci anni.». 
              «Art. 319-ter. (Corruzione in atti giudiziari). - Se  i
          fatti indicati negli articoli 318 e 319 sono  commessi  per
          favorire o danneggiare una parte  in  un  processo  civile,
          penale  o  amministrativo,  si  applica   la   pena   della
          reclusione da sei a dodici anni. 
              Se dal fatto deriva l'ingiusta condanna di taluno  alla
          reclusione non superiore a cinque anni, la  pena  e'  della
          reclusione da sei a quattordici anni; se deriva  l'ingiusta
          condanna  alla  reclusione  superiore  a  cinque   anni   o
          all'ergastolo, la pena e' della reclusione da otto a  venti
          anni.». 
              «Art.  319-quater.  (Induzione  indebita   a   dare   o
          promettere utilita'). - Salvo che il fatto costituisca piu'
          grave  reato,  il  pubblico  ufficiale  o  l'incaricato  di
          pubblico servizio che, abusando della sua  qualita'  o  dei
          suoi  poteri,  induce  taluno  a  dare   o   a   promettere
          indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra  utilita'
          e' punito con la reclusione da sei anni a dieci anni e  sei
          mesi. 
              Nei casi previsti dal primo comma, chi da'  o  promette
          denaro o altra utilita' e' punito con la reclusione fino  a
          tre anni.». 
              «Art. 323-bis. (Circostanze attenuanti). - Se  i  fatti
          previsti dagli articoli 314, 316,  316-bis,  316-ter,  317,
          318, 319, 319-quater, 320,  322,  322-bis  e  323  sono  di
          particolare tenuita', le pene sono diminuite. 
              Per  i  delitti  previsti  dagli  articoli  318,   319,
          319-ter, 319-quater, 320, 321, 322 e 322-bis,  per  chi  si
          sia efficacemente adoperato  per  evitare  che  l'attivita'
          delittuosa  sia  portata  a  conseguenze   ulteriori,   per
          assicurare le prove dei reati e per l'individuazione  degli
          altri responsabili ovvero per il sequestro  delle  somme  o
          altre utilita' trasferite, la pena e' diminuita da un terzo
          a due terzi.». 
                                      Art. 2 
 
 
Modifica  all'articolo  165  del  codice  penale,   in   materia   di
                 sospensione condizionale della pena 
 
  1. Dopo il terzo comma  dell'articolo  165  del  codice  penale  e'
inserito il seguente: 
  «Nei casi di condanna per i reati previsti dagli articoli 314, 317,
318,  319,  319-ter,  319-quater,  320  e  322-bis,  la   sospensione
condizionale della pena e' comunque subordinata al pagamento  di  una
somma equivalente al  profitto  del  reato  ovvero  all'ammontare  di
quanto   indebitamente   percepito   dal   pubblico    ufficiale    o
dall'incaricato di un pubblico  servizio,  a  titolo  di  riparazione
pecunaria in favore  dell'amministrazione  lesa  dalla  condotta  del
pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio, ovvero,
nel caso di cui all'articolo 319-ter, in favore  dell'amministrazione
della giustizia, fermo restando il  diritto  all'ulteriore  eventuale
risarcimento del danno». 
 
          Note all'art. 2: 
              - Si riporta il  testo  dell'articolo  165  del  codice
          penale, come modificato dalla presente legge: 
              «Art. 165. (Obblighi del condannato). - La  sospensione
          condizionale   della   pena   puo'    essere    subordinata
          all'adempimento   dell'obbligo   delle   restituzioni,   al
          pagamento della somma liquidata a  titolo  di  risarcimento
          del danno o provvisoriamente  assegnata  sull'ammontare  di
          esso e  alla  pubblicazione  della  sentenza  a  titolo  di
          riparazione del danno; puo'  altresi'  essere  subordinata,
          salvo che la legge  disponga  altrimenti,  all'eliminazione
          delle conseguenze dannose o pericolose del  reato,  ovvero,
          se  il  condannato  non  si  oppone,  alla  prestazione  di
          attivita' non retribuita a favore della  collettivita'  per
          un tempo determinato comunque  non  superiore  alla  durata
          della pena  sospesa,  secondo  le  modalita'  indicate  dal
          giudice nella sentenza di condanna. 
              La  sospensione  condizionale  della  pena,  quando  e'
          concessa a persona che ne ha gia'  usufruito,  deve  essere
          subordinata all'adempimento di uno degli obblighi  previsti
          nel comma precedente. 
              La  disposizione  del  secondo  comma  non  si  applica
          qualora la sospensione condizionale della  pena  sia  stata
          concessa ai sensi del quarto comma dell'articolo 163. 
              Nei  casi  di  condanna  per  i  reati  previsti  dagli
          articoli 314, 317, 318, 319,  319-ter,  319-quater,  320  e
          322-bis, la sospensione condizionale della pena e' comunque
          subordinata  al  pagamento  di  una  somma  equivalente  al
          profitto  del  reato   ovvero   all'ammontare   di   quanto
          indebitamente   percepito   dal   pubblico   ufficiale    o
          dall'incaricato  di  un  pubblico  servizio,  a  titolo  di
          riparazione pecunaria in favore  dell'amministrazione  lesa
          dalla condotta del pubblico ufficiale o dell'incaricato  di
          un pubblico servizio, ovvero, nel caso di cui  all'articolo
          319-ter, in favore  dell'amministrazione  della  giustizia,
          fermo   restando   il   diritto   all'ulteriore   eventuale
          risarcimento del danno. 
              Il giudice nella sentenza stabilisce il  termine  entro
          il quale gli obblighi devono essere adempiuti.». 

                                       Art. 3
 
 
Modifica  dell'articolo  317  del  codice  penale,  in   materia   di
                             concussione
 
  1. L'articolo 317 del codice penale e' sostituito dal seguente:
  «Art. 317 (Concussione). - Il pubblico ufficiale o l'incaricato  di
un pubblico servizio che, abusando della  sua  qualita'  o  dei  suoi
poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o
a un terzo, denaro o altra utilita', e' punito con la  reclusione  da
sei a dodici anni».

                                     Art. 4
 
 
Introduzione dell'articolo 322-quater del codice penale,  in  materia
                      di riparazione pecuniaria
 
  1. Dopo  l'articolo  322-ter  del  codice  penale  e'  inserito  il
seguente:
  «Art. 322-quater (Riparazione pecuniaria). -  Con  la  sentenza  di
condanna per i reati previsti dagli  articoli  314,  317,  318,  319,
319-ter, 319-quater, 320 e 322-bis, e' sempre ordinato  il  pagamento
di una somma pari all'ammontare di quanto indebitamente ricevuto  dal
pubblico ufficiale o dall'incaricato di un pubblico servizio a titolo
di riparazione  pecuniaria  in  favore  dell'amministrazione  cui  il
pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio appartiene,
ovvero,  nel  caso   di   cui   all'articolo   319-ter,   in   favore
dell'amministrazione  della  giustizia,  restando  impregiudicato  il
diritto al risarcimento del danno».
 

                                   Art. 5 
 
 
            Associazioni di tipo mafioso, anche straniere 
 
  1.  All'articolo  416-bis  del  codice  penale  sono  apportate  le
seguenti modificazioni: 
  a) al primo comma,  le  parole:  «da  sette  a  dodici  anni»  sono
sostituite dalle seguenti: «da dieci a quindici anni»; 
  b) al secondo comma, le parole: «da nove a quattordici  anni»  sono
sostituite dalle seguenti: «da dodici a diciotto anni»; 
  c) al quarto comma, le parole:  «da  nove  a  quindici  anni»  sono
sostituite dalle seguenti: «da dodici a venti anni» e le parole:  «da
dodici a ventiquattro  anni»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «da
quindici a ventisei anni». 
 
          Note all'art. 5: 
              - Si riporta il testo dell'articolo 416-bis del  codice
          penale, come modificato dalla presente legge: 
              «Art. 416-bis.  (Associazioni  di  tipo  mafioso  anche
          straniere). - Chiunque fa parte di un'associazione di  tipo
          mafioso formata da tre o piu' persone,  e'  punito  con  la
          reclusione da dieci a quindici anni. 
              Coloro   che   promuovono,   dirigono   o   organizzano
          l'associazione  sono  puniti,  per  cio'   solo,   con   la
          reclusione da dodici a diciotto anni. 
              L'associazione e' di tipo mafioso quando coloro che  ne
          fanno parte si avvalgono della forza di  intimidazione  del
          vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e
          di omerta'  che  ne  deriva  per  commettere  delitti,  per
          acquisire  in  modo  diretto  o  indiretto  la  gestione  o
          comunque  il  controllo   di   attivita'   economiche,   di
          concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi  pubblici
          o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per se' o per
          altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare  il  libero
          esercizio del voto o di procurare voti a se' o ad altri  in
          occasione di consultazioni elettorali. 
              Se l'associazione e' armata si applica  la  pena  della
          reclusione da dodici a venti anni  nei  casi  previsti  dal
          primo comma e da quindici a ventisei anni nei casi previsti
          dal secondo comma. 
              L'associazione   si   considera   armata    quando    i
          partecipanti hanno la disponibilita', per il  conseguimento
          della  finalita'  dell'associazione,  di  armi  o   materie
          esplodenti,  anche  se  occultate  o  tenute  in  luogo  di
          deposito. 
              Se  le  attivita'  economiche  di  cui  gli   associati
          intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate
          in tutto o in parte  con  il  prezzo,  il  prodotto,  o  il
          profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti
          sono aumentate da un terzo alla meta'. 
              Nei confronti del condannato e' sempre obbligatoria  la
          confisca delle cose che  servirono  o  furono  destinate  a
          commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo,  il
          prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego. 
              Le disposizioni  del  presente  articolo  si  applicano
          anche  alla  camorra,  alla  'ndrangheta   e   alle   altre
          associazioni,   comunque   localmente   denominate,   anche
          straniere, che  valendosi  della  forza  intimidatrice  del
          vincolo  associativo  perseguono  scopi  corrispondenti   a
          quelli delle associazioni di tipo mafioso.». 
                                        Art. 6 
 
 
Integrazione dell'articolo 444 del codice  di  procedura  penale,  in
  materia di applicazione della pena su richiesta delle parti 
 
  1. All'articolo 444 del codice di procedura penale, dopo  il  comma
1-bis e' inserito il seguente: 
  «1-ter. Nei procedimenti per i delitti previsti dagli articoli 314,
317, 318, 319, 319-ter,  319-quater  e  322-bis  del  codice  penale,
l'ammissibilita' della richiesta di cui al  comma  1  e'  subordinata
alla restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato». 
 
          Note all'art. 6: 
              - Si riporta il testo dell'articolo 444 del  codice  di
          procedura penale, come modificato dalla presente legge: 
              «Art. 444. (Applicazione della pena su richiesta). - 1.
          L'imputato e il  pubblico  ministero  possono  chiedere  al
          giudice  l'applicazione,  nella  specie  e   nella   misura
          indicata,  di  una  sanzione  sostitutiva  o  di  una  pena
          pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di  una  pena
          detentiva quando questa, tenuto conto delle  circostanze  e
          diminuita fino a un terzo, non supera cinque  anni  soli  o
          congiunti a pena pecuniaria. 
              1-bis. Sono esclusi dall'applicazione  del  comma  1  i
          procedimenti per i delitti di cui  all'articolo  51,  commi
          3-bis e 3-quater, i procedimenti per i delitti di cui  agli
          articoli  600-bis,  600-quater,  primo,  secondo,  terzo  e
          quinto  comma,  600-quater,  secondo  comma,  600-quater.1,
          relativamente alla condotta di produzione  o  commercio  di
          materiale  pornografico,  600-quinquies,  nonche'  609-bis,
          609-ter, 609-quater e 609-octies del codice penale, nonche'
          quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti
          abituali, professionali e per tendenza, o recidivi ai sensi
          dell'articolo 99, quarto comma, del codice penale,  qualora
          la pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria. 
              1-ter. Nei procedimenti per i  delitti  previsti  dagli
          articoli 314, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater e  322-bis
          del codice penale, l'ammissibilita' della richiesta di  cui
          al comma 1 e' subordinata alla restituzione  integrale  del
          prezzo o del profitto del reato. 
              2. Se vi e' il consenso anche della parte  che  non  ha
          formulato  la  richiesta  e  non  deve  essere  pronunciata
          sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo  129,  il
          giudice, sulla base degli  atti,  se  ritiene  corrette  la
          qualificazione giuridica del  fatto,  l'applicazione  e  la
          comparazione delle  circostanze  prospettate  dalle  parti,
          nonche' congrua la pena indicata, ne dispone  con  sentenza
          l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi  e'  stata
          la richiesta delle parti. Se vi e'  costituzione  di  parte
          civile, il  giudice  non  decide  sulla  relativa  domanda;
          l'imputato e' tuttavia condannato al pagamento delle  spese
          sostenute dalla parte civile, salvo  che  ricorrano  giusti
          motivi per la  compensazione  totale  o  parziale.  Non  si
          applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3. 
              3.  La  parte,  nel  formulare   la   richiesta,   puo'
          subordinarne   l'efficacia,    alla    concessione    della
          sospensione condizionale della  pena.  In  questo  caso  il
          giudice, se ritiene che  la  sospensione  condizionale  non
          puo' essere concessa, rigetta la richiesta.». 
                                        Art. 7 
 
 
Informazione  sull'esercizio  dell'azione  penale  per  i  fatti   di
                             corruzione 
 
  1. All'articolo  129,  comma  3,  delle  norme  di  attuazione,  di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al
decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, e' aggiunto, in fine,  il
seguente periodo: «Quando esercita l'azione penale per i  delitti  di
cui agli articoli 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter,  319-quater,  320,
321, 322, 322-bis, 346-bis, 353  e  353-bis  del  codice  penale,  il
pubblico ministero informa  il  presidente  dell'Autorita'  nazionale
anticorruzione, dando notizia dell'imputazione». 
 
          Note all'art. 7: 
              - Si riporta il testo  dell'articolo  129  del  decreto
          legislativo 28 luglio 1989, n. 271 (Norme di attuazione, di
          coordinamento  e  transitorie  del  codice   di   procedura
          penale), come modificato dalla presente legge: 
              «Art. 129.  (Informazioni  sull'azione  penale).  -  1.
          Quando  esercita  l'azione  penale  nei  confronti  di   un
          impiegato dello Stato o di altro ente pubblico, il pubblico
          ministero informa l'autorita' da cui  l'impiegato  dipende,
          dando  notizia  dell'imputazione.  Quando  si   tratta   di
          personale dipendente dai servizi per le informazioni  e  la
          sicurezza militare  o  democratica,  ne  da'  comunicazione
          anche  al  comitato   parlamentare   per   i   servizi   di
          informazione e sicurezza e per il segreto di Stato. 
              2. Quando l'azione penale e' esercitata  nei  confronti
          di un ecclesiastico o di un religioso del culto  cattolico,
          l'informazione e' inviata all'Ordinario della diocesi a cui
          appartiene l'imputato. 
              3. Quando esercita l'azione penale per un reato che  ha
          cagionato un danno  per  l'erario,  il  pubblico  ministero
          informa il procuratore generale presso la Corte dei  conti,
          dando notizia della imputazione. Quando  esercita  l'azione
          penale per i delitti di cui agli articoli  317,  318,  319,
          319-bis,  319-ter,  319-quater,  320,  321,  322,  322-bis,
          346-bis, 353 e  353-bis  del  codice  penale,  il  pubblico
          ministero informa il  presidente  dell'Autorita'  nazionale
          anticorruzione, dando notizia dell'imputazione. 
              3-bis. Il  pubblico  ministero  invia  la  informazione
          contenente la indicazione  delle  norme  di  legge  che  si
          assumono violate anche quando taluno dei soggetti  indicati
          nei commi 1 e 2 e' stato  arrestato  o  fermato  ovvero  si
          trova in stato di custodia cautelare. 
              3-ter. Quando esercita  l'azione  penale  per  i  reati
          previsti nel decreto legislativo 3  aprile  2006,  n.  152,
          ovvero per i reati previsti dal codice penale  o  da  leggi
          speciali comportanti  un  pericolo  o  un  pregiudizio  per
          l'ambiente, il  pubblico  ministero  informa  il  Ministero
          dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e la
          Regione nel cui territorio  i  fatti  si  sono  verificati.
          Qualora i reati  di  cui  al  primo  periodo  arrechino  un
          concreto pericolo alla tutela della salute o alla sicurezza
          agroalimentare, il  pubblico  ministero  informa  anche  il
          Ministero della  salute  o  il  Ministero  delle  politiche
          agricole alimentari e  forestali.  Il  pubblico  ministero,
          nell'informazione, indica le norme di legge che si assumono
          violate.  Le  sentenze  e  i  provvedimenti  definitori  di
          ciascun grado di giudizio sono trasmessi  per  estratto,  a
          cura  della  cancelleria  del  giudice  che  ha  emesso   i
          provvedimenti medesimi, alle amministrazioni  indicate  nei
          primi due periodi del presente  comma.  I  procedimenti  di
          competenza  delle  amministrazioni  di   cui   ai   periodi
          precedenti, che abbiano ad oggetto, in tutto  o  in  parte,
          fatti   in   relazione   ai   quali   procede   l'autorita'
          giudiziaria, possono essere avviati o proseguiti  anche  in
          pendenza del procedimento penale, in conformita' alle norme
          vigenti. Per le infrazioni di maggiore gravita', sanzionate
          con la revoca  di  autorizzazioni  o  con  la  chiusura  di
          impianti, l'ufficio competente,  nei  casi  di  particolare
          complessita' dell'accertamento dei fatti  addebitati,  puo'
          sospendere il procedimento amministrativo fino  al  termine
          di  quello  penale,  salva  la  possibilita'  di   adottare
          strumenti cautelari.». 
                                  Art. 8 
 
 
            Modifiche alla legge 6 novembre 2012, n. 190 
 
  1. All'articolo 1, comma 2, della legge 6 novembre  2012,  n.  190,
dopo la lettera f) e' inserita la seguente: 
    «f-bis) esercita la vigilanza e il controllo sui contratti di cui
agli articoli  17  e  seguenti  del  codice  dei  contratti  pubblici
relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo
12 aprile 2006, n. 163». 
  2. All'articolo 1, comma 32, della legge 6 novembre 2012,  n.  190,
dopo  il  primo  periodo  e'  inserito  il  seguente:  «Le   stazioni
appaltanti  sono  tenute   altresi'   a   trasmettere   le   predette
informazioni ogni semestre alla commissione di cui al comma 2». 
  3. All'articolo 1 della legge 6 novembre  2012,  n.  190,  dopo  il
comma 32 e' inserito il seguente: 
    «32-bis. Nelle controversie concernenti  le  materie  di  cui  al
comma 1, lettera e), dell'articolo 133 del codice di cui all'allegato
1  al  decreto  legislativo  2  luglio  2010,  n.  104,  il   giudice
amministrativo trasmette alla commissione ogni informazione o notizia
rilevante emersa nel corso del giudizio che, anche  in  esito  a  una
sommaria valutazione, ponga in evidenza condotte o atti  contrastanti
con le regole della trasparenza». 
 
          Note all'art. 8: 
              - Si riporta il testo dei commi 2 e 32 dell'articolo  1
          della legge 6 novembre 2012, n. 190  (Disposizioni  per  la
          prevenzione   e   la   repressione   della   corruzione   e
          dell'illegalita'  nella  pubblica  amministrazione),   come
          modificati dalla presente legge, nonche' del  comma  32-bis
          introdotto da quest'ultima: 
              «Art.  1.  (Disposizioni  per  la  prevenzione   e   la
          repressione  della  corruzione  e  dell'illegalita'   nella
          pubblica amministrazione). - 1. (Omissis). 
              2. La Commissione per la valutazione, la trasparenza  e
          l'integrita'  delle  amministrazioni  pubbliche,   di   cui
          all'articolo 13 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n.
          150, e  successive  modificazioni,  di  seguito  denominata
          «Commissione»,    opera    quale    Autorita'     nazionale
          anticorruzione, ai sensi del comma 1 del presente articolo.
          In particolare, la Commissione: 
                a) collabora con i  paritetici  organismi  stranieri,
          con   le   organizzazioni   regionali   ed   internazionali
          competenti; 
                b)  approva   il   Piano   nazionale   anticorruzione
          predisposto dal Dipartimento della  funzione  pubblica,  di
          cui al comma 4, lettera c); 
                c) analizza le cause e i fattori della  corruzione  e
          individua  gli  interventi  che  ne  possono  favorire   la
          prevenzione e il contrasto; 
                d)  esprime  parere  obbligatorio   sugli   atti   di
          direttiva e  di  indirizzo,  nonche'  sulle  circolari  del
          Ministro   per   la   pubblica   amministrazione    e    la
          semplificazione  in  materia  di  conformita'  di  atti   e
          comportamenti dei funzionari pubblici alla legge, ai codici
          di comportamento e ai contratti, collettivi e  individuali,
          regolanti il rapporto di lavoro pubblico; 
                e)  esprime  pareri   facoltativi   in   materia   di
          autorizzazioni,  di  cui  all'articolo   53   del   decreto
          legislativo  30  marzo   2001,   n.   165,   e   successive
          modificazioni, allo svolgimento  di  incarichi  esterni  da
          parte dei dirigenti amministrativi dello Stato e degli enti
          pubblici    nazionali,    con    particolare    riferimento
          all'applicazione del comma 16-ter, introdotto dal comma 42,
          lettera l), del presente articolo; 
                f)   esercita   la   vigilanza   e    il    controllo
          sull'effettiva applicazione e sull'efficacia  delle  misure
          adottate dalle pubbliche amministrazioni ai sensi dei commi
          4 e 5 del presente articolo e  sul  rispetto  delle  regole
          sulla trasparenza  dell'attivita'  amministrativa  previste
          dai commi da 15 a 36 del presente articolo  e  dalle  altre
          disposizioni vigenti; 
                f-bis) esercita  la  vigilanza  e  il  controllo  sui
          contratti di cui agli articoli 17 e seguenti del codice dei
          contratti pubblici relativi a lavori, servizi e  forniture,
          di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163; 
                g) riferisce al Parlamento, presentando una relazione
          entro il 31 dicembre di  ciascun  anno,  sull'attivita'  di
          contrasto  della  corruzione   e   dell'illegalita'   nella
          pubblica    amministrazione    e    sull'efficacia    delle
          disposizioni vigenti in materia. 
                Commi da 3 a 31. (Omissis). 
              32. Con riferimento ai procedimenti di cui al comma 16,
          lettera b), del presente articolo, le  stazioni  appaltanti
          sono in ogni caso tenute a pubblicare nei propri  siti  web
          istituzionali:  la  struttura  proponente;  l'oggetto   del
          bando;  l'elenco  degli  operatori  invitati  a  presentare
          offerte; l'aggiudicatario; l'importo di  aggiudicazione;  i
          tempi di completamento dell'opera,  servizio  o  fornitura;
          l'importo delle somme  liquidate.  Le  stazioni  appaltanti
          sono tenute altresi' a trasmettere le predette informazioni
          ogni semestre alla Commissione di cui al comma 2. Entro  il
          31 gennaio di ogni anno, tali  informazioni,  relativamente
          all'anno precedente, sono pubblicate in tabelle riassuntive
          rese  liberamente  scaricabili  in  un   formato   digitale
          standard aperto che consenta di analizzare  e  rielaborare,
          anche  a  fini   statistici,   i   dati   informatici.   Le
          amministrazioni  trasmettono  in  formato   digitale   tali
          informazioni all'Autorita' per la vigilanza  sui  contratti
          pubblici di lavori, servizi e forniture,  che  le  pubblica
          nel  proprio  sito   web   in   una   sezione   liberamente
          consultabile da tutti i cittadini, catalogate in base  alla
          tipologia di stazione appaltante e per regione. L'Autorita'
          individua  con  propria   deliberazione   le   informazioni
          rilevanti e le relative modalita' di trasmissione. Entro il
          30 aprile di ciascun anno, l'Autorita' per la vigilanza sui
          contratti pubblici di lavori, servizi e forniture trasmette
          alla Corte dei conti  l'elenco  delle  amministrazioni  che
          hanno omesso di trasmettere e pubblicare,  in  tutto  o  in
          parte, le informazioni di cui al presente comma in  formato
          digitale standard aperto. Si applica  l'articolo  6,  comma
          11, del codice di cui  al  decreto  legislativo  12  aprile
          2006, n. 163. 
              32-bis. Nelle controversie concernenti  le  materie  di
          cui al comma 1, lettera e), dell'articolo 133 del codice di
          cui all'allegato 1 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n.
          104, il giudice amministrativo trasmette  alla  Commissione
          ogni informazione o notizia rilevante emersa nel corso  del
          giudizio che, anche in esito a  una  sommaria  valutazione,
          ponga in evidenza  condotte  o  atti  contrastanti  con  le
          regole della trasparenza. 
              Commi da 33 a 83. (Omissis).». 

                                    Capo II

              Disposizioni penali in materia di societa' e consorzi

                                     Art. 9
 
 
            Modifica dell'articolo 2621 del codice civile
 
  1. L'articolo 2621 del codice civile e' sostituito dal seguente:
  «Art. 2621 (False comunicazioni sociali). - Fuori dai casi previsti
dall'art. 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti
preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i  sindaci
e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per se' o  per  altri
un ingiusto profitto, nei bilanci,  nelle  relazioni  o  nelle  altre
comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico,  previste  dalla
legge,  consapevolmente  espongono  fatti  materiali  rilevanti   non
rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la  cui
comunicazione e' imposta  dalla  legge  sulla  situazione  economica,
patrimoniale o finanziaria della societa' o del gruppo  al  quale  la
stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre  altri  in
errore, sono puniti con la pena della  reclusione  da  uno  a  cinque
anni.
  La stessa pena si applica anche  se  le  falsita'  o  le  omissioni
riguardano beni posseduti o amministrati dalla societa' per conto  di
terzi».
                                       Art. 10
 
 
  Introduzione degli articoli 2621-bis e 2621-ter del codice civile
 
  1. Dopo l'articolo 2621 del codice civile sono inseriti i seguenti:
    «Art.  2621-bis  (Fatti  di   lieve   entita').   -   Salvo   che
costituiscano piu' grave reato, si applica la pena da sei mesi a  tre
anni di reclusione se i fatti di cui all'articolo 2621 sono di  lieve
entita', tenuto conto della natura e delle dimensioni della  societa'
e delle modalita' o degli effetti della condotta.
    Salvo che costituiscano piu' grave reato, si  applica  la  stessa
pena di cui al comma precedente quando i fatti  di  cui  all'articolo
2621 riguardano societa' che  non  superano  i  limiti  indicati  dal
secondo comma dell'articolo 1 del regio decreto  16  marzo  1942,  n.
267. In  tale  caso,  il  delitto  e'  procedibile  a  querela  della
societa', dei soci, dei creditori o  degli  altri  destinatari  della
comunicazione sociale.
    Art. 2621-ter (Non punibilita' per particolare  tenuita').  -  Ai
fini della non punibilita' per particolare tenuita' del fatto, di cui
all'articolo 131-bis del codice penale, il giudice  valuta,  in  modo
prevalente, l'entita' dell'eventuale danno cagionato  alla  societa',
ai soci o ai creditori conseguente ai fatti di cui agli articoli 2621
e 2621-bis».
                                 Art. 11
 
 
            Modifica dell'articolo 2622 del codice civile
 
  1. L'articolo 2622 del codice civile e' sostituito dal seguente:
  «Art. 2622 (False comunicazioni sociali delle societa' quotate).  -
Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti  preposti  alla
redazione  dei  documenti  contabili  societari,  i   sindaci   e   i
liquidatori di societa' emittenti strumenti finanziari  ammessi  alla
negoziazione in un mercato regolamentato italiano o  di  altro  Paese
dell'Unione europea, i quali, al fine di conseguire  per  se'  o  per
altri un ingiusto profitto, nei  bilanci,  nelle  relazioni  o  nelle
altre  comunicazioni  sociali  dirette  ai   soci   o   al   pubblico
consapevolmente espongono fatti materiali  non  rispondenti  al  vero
ovvero omettono fatti materiali rilevanti  la  cui  comunicazione  e'
imposta  dalla  legge  sulla  situazione  economica,  patrimoniale  o
finanziaria  della  societa'  o  del  gruppo  al  quale   la   stessa
appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in  errore,
sono puniti con la pena della reclusione da tre a otto anni.
  Alle societa' indicate nel comma precedente sono equiparate:
  1) le societa' emittenti strumenti finanziari per i quali e'  stata
presentata una  richiesta  di  ammissione  alla  negoziazione  in  un
mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea;
  2)  le  societa'  emittenti  strumenti  finanziari   ammessi   alla
negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione italiano;
  3)  le  societa'  che  controllano  societa'  emittenti   strumenti
finanziari ammessi alla  negoziazione  in  un  mercato  regolamentato
italiano o di altro Paese dell'Unione europea;
  4) le societa' che  fanno  appello  al  pubblico  risparmio  o  che
comunque lo gestiscono.
  Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche se le
falsita' o le omissioni  riguardano  beni  posseduti  o  amministrati
dalla societa' per conto di terzi».

 

                                     Art. 12 
 
 
Modifiche  alle  disposizioni  sulla  responsabilita'  amministrativa
             degli enti in relazione ai reati societari 
 
  1. All'articolo 25-ter, comma 1, del decreto legislativo  8  giugno
2001, n. 231, sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) l'alinea e' sostituito dal seguente: «In relazione ai  reati  in
materia societaria previsti dal codice civile, si applicano  all'ente
le seguenti sanzioni pecuniarie:»; 
  b) la lettera a) e' sostituita dalla seguente: 
  «a)  per  il  delitto  di  false  comunicazioni  sociali   previsto
dall'articolo 2621 del  codice  civile,  la  sanzione  pecuniaria  da
duecento a quattrocento quote»; 
  c) dopo la lettera a) e' inserita la seguente: 
  «a-bis) per il delitto  di  false  comunicazioni  sociali  previsto
dall'articolo 2621-bis del codice civile, la sanzione  pecuniaria  da
cento a duecento quote»; 
  d) la lettera b) e' sostituita dalla seguente: 
  «b)  per  il  delitto  di  false  comunicazioni  sociali   previsto
dall'articolo 2622 del  codice  civile,  la  sanzione  pecuniaria  da
quattrocento a seicento quote»; 
  e) la lettera c) e' abrogata. 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
 
    Data a Roma, addi' 27 maggio 2015 
 
                             MATTARELLA 
 
 
                                  Renzi, Presidente del Consiglio dei
                                  ministri 
 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 
 
 
          Note all'art. 12: 
              - Si riporta il testo dell'articolo 25-ter del  decreto
          legislativo  8  giugno  2001,  n.  231  (Disciplina   della
          responsabilita' amministrativa  delle  persone  giuridiche,
          delle  societa'  e  delle  associazioni  anche   prive   di
          personalita' giuridica,  a  norma  dell'articolo  11  della
          legge 29 settembre 2000, n.  300),  come  modificato  dalla
          presente legge: 
              «Art. 25-ter. (Reati societari). - 1. In  relazione  ai
          reati in materia societaria previsti dal codice civile,  si
          applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie: 
              a)  per  il  delitto  di  false  comunicazioni  sociali
          previsto dall'articolo 2621 del codice civile, la  sanzione
          pecuniaria da duecento a quattrocento quote; 
              a-bis) per il delitto di  false  comunicazioni  sociali
          previsto  dall'articolo  2621-bis  del  codice  civile,  la
          sanzione pecuniaria da cento a duecento quote; 
              b)  per  il  delitto  di  false  comunicazioni  sociali
          previsto dall'articolo 2622 del codice civile, la  sanzione
          pecuniaria da quattrocento a seicento quote; 
                c) (Abrogata). 
                d) per la  contravvenzione  di  falso  in  prospetto,
          prevista  dall'articolo  2623,  primo  comma,  del   codice
          civile,   la   sanzione   pecuniaria    da    duecento    a
          duecentosessanta quote; 
                e) per il delitto di  falso  in  prospetto,  previsto
          dall'articolo 2623, secondo comma, del  codice  civile,  la
          sanzione  pecuniaria  da  quattrocento  a  seicentosessanta
          quote; 
                f) per la contravvenzione di falsita' nelle relazioni
          o nelle comunicazioni delle societa' di revisione, prevista
          dall'articolo 2624, primo  comma,  del  codice  civile,  la
          sanzione pecuniaria da duecento a duecentosessanta quote; 
                g) per il delitto di falsita' nelle relazioni o nelle
          comunicazioni  delle  societa'   di   revisione,   previsto
          dall'articolo 2624, secondo comma, del  codice  civile,  la
          sanzione pecuniaria da quattrocento a ottocento quote; 
                h) per il delitto  di  impedito  controllo,  previsto
          dall'articolo 2625, secondo comma, del  codice  civile,  la
          sanzione pecuniaria da duecento a trecentosessanta quote; 
                i)  per  il  delitto  di  formazione   fittizia   del
          capitale, previsto dall'articolo 2632 del codice civile, la
          sanzione pecuniaria da duecento a trecentosessanta quote; 
                l)  per  il  delitto  di  indebita  restituzione  dei
          conferimenti,  previsto  dall'articolo  2626   del   codice
          civile,   la   sanzione   pecuniaria    da    duecento    a
          trecentosessanta quote; 
                m) per la contravvenzione  di  illegale  ripartizione
          degli utili e delle riserve,  prevista  dall'articolo  2627
          del codice civile, la sanzione  pecuniaria  da  duecento  a
          duecentosessanta quote; 
                n) per il delitto di illecite operazioni sulle azioni
          o quote sociali o  della  societa'  controllante,  previsto
          dall'articolo  2628  del   codice   civile,   la   sanzione
          pecuniaria da duecento a trecentosessanta quote; 
                o) per il delitto di operazioni  in  pregiudizio  dei
          creditori, previsto dall'articolo 2629 del  codice  civile,
          la  sanzione  pecuniaria  da  trecento  a  seicentosessanta
          quote; 
                p) per il delitto di indebita ripartizione  dei  beni
          sociali da parte dei  liquidatori,  previsto  dall'articolo
          2633 del codice civile, la sanzione pecuniaria da  trecento
          a seicentosessanta quote; 
                q)   per   il   delitto   di    illecita    influenza
          sull'assemblea,  previsto  dall'articolo  2636  del  codice
          civile,   la   sanzione   pecuniaria    da    trecento    a
          seicentosessanta quote; 
                r)  per   il   delitto   di   aggiotaggio,   previsto
          dall'articolo 2637 del codice civile e per  il  delitto  di
          omessa comunicazione  del  conflitto  d'interessi  previsto
          dall'articolo  2629-bis  del  codice  civile,  la  sanzione
          pecuniaria da quattrocento a mille quote; 
                s) per i  delitti  di  ostacolo  all'esercizio  delle
          funzioni delle autorita' pubbliche di  vigilanza,  previsti
          dall'articolo 2638,  primo  e  secondo  comma,  del  codice
          civile, la sanzione pecuniaria da quattrocento a  ottocento
          quote; 
                s-bis) per il delitto di corruzione tra privati,  nei
          casi previsti dal terzo comma dell'articolo 2635 del codice
          civile, la sanzione pecuniaria da duecento  a  quattrocento
          quote. 
              2. Se, in seguito alla commissione dei reati di cui  al
          comma 1, l'ente ha  conseguito  un  profitto  di  rilevante
          entita', la sanzione pecuniaria e' aumentata di un terzo.». 

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        Fonte: sito della Gazzetta Ufficiale