LE  INTERVISTE  DELLA  SETTIMANA

 

«So che questo è un momento difficile per Napoli, un momento di disorientamento, ma sono certo che è necessaria una risposta degli stessi napoletani». Sono le  prime parole dell’intervista al quotidiano ROMA del Presidente della Repubblica il 14 novembre («Ho fiducia, Napoli saprà reagire», pag. 3), per il quale tuttavia «non si può chiedere tutto ai cittadini, ed in tal senso le istituzioni, tutte insieme, hanno un loro preciso ruolo». Alla domanda se condivide le accuse del governatore Bassolino sullo scarso impegno del governo, il presidente Ciampi sembra respingerle: «Oggi esiste un canale congiunto, uno sforzo comune che coinvolge governo, magistratura, istituzioni locali e forze dell’ordine per reprimere il crimine». Ma c’è il problema dello sviluppo mancato, anche se «Napoli ha enormi potenzialità. Basti pensare in primo luogo al porto, un centro nevralgico dell’intero sistema economico, un possibile volano per l’economia».

 

 

Su cosa sono e cosa saranno gli Stati Uniti d’Europa, Ralph Dahrendorf ha le idee chiare, che espone nell’intervista pubblicata dal CORRIERE DELLA SERA del 16 novembre («Stati Uniti d’Europa? Solo un’illusione», pag.11). Sostiene Dahrendorf:«Dobbiamo mettere i piedi per terra, perché la UE non sarà mai uno Stato o un insieme di Stati come gli Usa. Ma dico che le istituzioni dell’Unione devono rispettare i principi democratici: non ha senso imporli ai Paesi ex comunisti quando devono accedere alla Ue e poi non rispettarli a Bruxelles». Sul fatto che l’Europa possa essere influenzata dai movimenti religiosi americani l’intervistato si mostra scettico: «Non credo che abbiamo la stessa cultura conservatrice: negli Stati Uniti è molto più profonda. In Europa anche i partiti di ispirazione religiosa cercano di essere più liberali, per esempio sui matrimoni gay». Sulla Costituzione europea, Dahrendorf è abbastanza critico: «Non credo fosse necessaria: non è il modo giusto per affrontare i problemi reali dell’Europa. Avrei preferito che si parlasse di statuti più che di Costituzioni, che si tenesse un profilo più basso».

 

Di diversissimo avviso il premier spagnolo Jose Luis Zapatero, che in un intervista al settimanale L’ESPRESSO del 25 novembre (Teorema Zapatero, pag. 44) sostiene che «la Costituzione europea rappresenta una conquista per i cittadini europei. (…) Noi spagnoli siamo sostenitori del movimento europeo e difensori del concetto di Stato costituzionale. Tuttavia, a causa delle nostre vicende storiche, abbiamo ottenuto in ritardo una nostra Costituzione, soltanto dopo la morte di Franco, e anche in Europa siamo entrati in ritardo. Per questo motivo, oggi vogliamo essere il primo Paese a indire un referendum, il prossimo febbraio, e a dare il buon esempio e incoraggiare altri Stati membri a fare altrettanto». Zapatero è ottimista sul fatto che l’Europa possa diventare «nei prossimi vent’anni la più importante potenza globale perché ha le migliori opportunità per farlo (…) L’euro è forte. Gli Stati membri che avevano difficoltà economiche si stanno riprendendo come dimostrano le situazioni economiche di Francia e Germania. Se riusciamo a diventare più dinamici e produttivi, il significa investire di più in ricerca e istruzione, certamente l’Unione europea assumerà un ruolo di leadership». Dopo aver confermato che la Spagna non invierà truppe di nuovo in Iraq, Zapatero indica la starda che a suo parere va seguita per battere il terrorismo internazionale: «Non si può combattere il terrorismo nel modo in cui si combatte una guerra. Noi spagnoli sappiamo cosa significhi avere a che fare con i terroristi, vista la nostra lunga esperienza con l’Eta. (…) Ovviamente non possiamo sconfiggere i terroristi lanciando missili. Dobbiamo continuare a sostenere i nostri principi e dimostrare che la democrazia è moralmente superiore. Abbiamo bisogno di una stretta cooperazione mondiale fra servizi segreti, organizzazioni di polizia e sistemi giudiziari. Inoltre, dobbiamo fare del nostro meglio per evitare qualunque cosa possa condurre a uno scontro tra culture o religioni. Esistono milioni di musulmani amanti della pace».

Sulle critiche che la Chiesa cattolica rivolge alle riforme di Zapatero, il premier non deflette dalle sue posizioni: «Rispetto la Chiesa, ma credo che la separazione del potere temporale da quello religioso sia fondamentale per permettere a una società di progredire. (…) Non sarà possibile invertire la rotta delle nostre riforme legali. Sono sicuro che persino il Partito Popolare, dovesse nuovamente andare al potere, non potrebbe più metter al bando e rendere illegali i matrimoni gay, ad esempio, perché la maggioranza degli spagnoli è a favore. (…) A mio avviso la coesistenza in una società può funzionare soltanto all’interno di uno Stato secolare. Le libertà civili finiscono quando le regole religiose si mescolano con leggi dello Stato».

 

Ovviamente di opposto avviso il cardinale Joseph Ratzinger, che dice la sua in un’intervista a LA REPUBBLICA del 19 novembre («Il laicismo nuova ideologia, l’Europa non emargini Dio», pag. 16-17). In Europa, sostiene il porporato, «siamo passati da una cultura cristiana a un secolarismo aggressivo e a tratti persino intollerante. E ciò nonostante, sebbene le chiese si svuotino e tanti non riescano più a credere la fede non è morta. Sono sicuro che anche nel contesto di una società multiculturale, e fra grandi contrasti, la fede cristiana rimanga un fattore importante, capace di fornire forza morale e culturale al continente». Si è passati da una giusta visione laica ad un laicismo intollerante. Spiega Ratzinger: «Il laicismo non è più quell’elemento di neutralità, che apre spazi di libertà per tutti. Comincia a trasformarsi in un’ideologia che si impone tramite la politica e non concede spazio pubblico alla visione cattolica e cristiana, la quale rischia così di diventare cosa puramente privata e in fondo mutilata. In questo senso una lotta esiste e noi dobbiamo difendere la libertà religiosa contro l’imposizione di un’ideologia che si presenta come fosse l’unica voce della razionalità, mentre invece è solo l’espressione di un “certo” razionalismo».  Negativo il giudizio sul riconoscimento del matrimonio fra gay ad opera del governo Zapatero. Sostiene il cardinale: «E’ distruttiva per la famiglia e per la società. Il diritto crea la morale o una forma di morale, poiché la gente normale comunemente ritiene che quanto afferma il diritto sia anche moralmente lecito. E se giudichiamo questa unione più o meno equivalente al matrimonio, abbiamo una società che non riconosce più la specificità né il carattere fondamentale della famiglia».