(Pagina pubblicata l'8 febbraio 2011)   -   FONTE: il Governo

Federalismo fiscale

Presentazione

In questa legislatura, con l'attuale governo, il cammino del federalismo fiscale inizia con l'approvazione del disegno di legge delega, da parte del Consiglio dei ministri dell'11 settembre 2008. La delega diventerà legge l'anno successivo (legge delega n.42 del 5 maggio 2009).

Dalla legge delega sono scaturiti 8 decreti attuativi:
1. Federalismo demaniale
2. Roma Capitale
3. Fabbisogni standard
4. Federalismo municipale
5. Autonomia tributaria di regioni e province
6. Perequazione e rimozione squilibri
7. Sanzioni e premi per regioni, province e comuni
8.
Armonizzazione sistemi contabili

Alcuni di questi hanno concluso il loro iter e sono già operativi. In particolare, il federalismo demaniale (decreto legislativo n.85 del 28/5/2010), Roma Capitale (decreto legislativo n.156 del 17/9/2010), i fabbisogni standard (decreto legislativo n.216 del 26/11/2010).

Il contesto della riforma
Il federalismo fiscale mira a dare attuazione all'art.119 della Costituzione che sancisce l'autonomia finanziaria di entrata e di spesa per i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni. L'attuazione dell'art.119 completa il processo di revisione costituzionale contenuto nella legge costituzionale n.3 del 18 ottobre 2001 (riforma del Titolo V della Costituzione) che ha dato un nuovo assetto al sistema delle autonomie territoriali, collocando gli enti territoriali al fianco dello Stato come elementi costitutivi della Repubblica come recita l'art. 114 della Costituzione (Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato hanno pari dignità, pur nella diversità delle rispettive competenze).

Il federalismo nel programma di governo
Considerato una della 6 missioni programmatiche, l'attuazione del federalismo fiscale viene rilanciata dal discorso del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nelle comunicazioni sulla situazione generale del paese, tenuto in Parlamento il 29 settembre 2010. In particolare, ha affermato il Presidente del Consiglio, il federalismo fiscale - che rappresenta uno dei cinque punti del programma di governo - "a regime sarà la cerniera unificante del Paese e un vantaggio per tutte le aree dell'Italia, soprattutto per il Mezzogiorno" (il testo del discorso si trova su questo sito nella sezione del presidente).

La procedura di adozione dei decreti attuativi (Fonte: Camera dei deputati)
La legge n. 42/2009 delinea la procedura di adozione ed esame parlamentare dei decreti legislativi attuativi, fissando il termine per l’adozione di almeno uno di essi entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa (21 maggio 2009) e in ventiquattro mesi il termine generale per l’adozione degli altri decreti.

Entro il 30 giugno 2010, il Governo è chiamato a trasmettere alle Camere la relazione contenente dati sulle implicazioni e le ricadute di carattere finanziario conseguenti all’attuazione della delega, nel quale fornire un quadro generale del finanziamento degli enti territoriali e sulla struttura dei rapporti finanziari tra i diversi livelli di governo. La Relazione è stata presentata alle Camere il 30 giugno 2010.

Gli schemi di decreto, ciascuno dei quali deve essere corredato di una relazione tecnica che ne evidenzi gli effetti finanziari, sono adottati dal Governo, previa intesa in sede di Conferenza unificata Stato-regioni-autonomie locali e successivamente trasmessi alle Camere per l’espressione del parere da parte: della Commissione bicamerale; delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari (vale a dire le Commissioni bilancio delle due Camere).

All’adozione dei decreti si può peraltro procedere anche qualora non venga raggiunta l’intesa in sede di Conferenza unificata: in tal caso, e trascorsi trenta giorni dalla prima seduta della Conferenza in cui gli schemi di decreto legislativo sono posti all’ordine del giorno, il Consiglio dei ministri può comunque deliberare la trasmissione alle Camere, approvando contestualmente una relazione in cui vengono motivate le ragioni per cui l’intesa non è stata raggiunta.

Sia la Commissione bicamerale che le Commissioni bilancio sono chiamate a esprimersi entro 60 giorni (prorogabili di ulteriori 20 giorni) dalla trasmissione dei testi; decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati.

E’ inoltre prevista l'ipotesi in cui il Governo non intenda conformarsi ai pareri parlamentari: in tal caso esso trasmette nuovamente gli schemi alle Camere con le relative osservazioni ed eventuali modificazioni, rendendo a tal fine comunicazioni davanti a ciascuna Camera; trascorsi 30 giorni da tale trasmissione, i decreti legislativi possono essere adottati.

Redazione Internet - Rosella Rega (r.rega@governo)