Direttiva del Ministro Gelmini

 

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

Dipartimento per l'Istruzione

Direzione Generale per lo studente

 Ufficio per l’integrazione degli alunni stranieri

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Linee guida

per l.accoglienza e l.integrazione degli alunni stranieri

 I parte - Il contesto

1. Lo scenario

2. Italia: la scelta dell’educazione interculturale

3. La normativa come risorsa

 II parte - Indicazioni operative

1. Una equilibrata distribuzione della presenza degli alunni stranieri

2. Come accogliere gli alunni stranieri nella scuola

3. Percorsi per il conseguimento del titolo conclusivo del I ciclo di istruzione

4. L’insegnamento dell’italiano e altri apprendimenti linguistici

5. L’orientamento

6. I mediatori linguistici e culturali a scuola

7. La formazione del personale scolastico

8. La valutazione

9. Libri di testo, biblioteche, materiali didattici

Normativa di riferimento

Nota di approfondimento

1I parte - Il contesto

1. Lo scenario

L’attuale scenario internazionale è caratterizzato dall’interdipendenza delle economie

e dall’intensità degli scambi a tutti i livelli, dalla rapidità dell’informazione e dei progressi

scientifici e tecnologici, dalla globalizzazione delle merci e dei consumi, dalle migrazioni e

dalla mobilità delle persone tra continenti e paesi. Secondo le stime delle Nazioni Unite, gli

immigrati nel mondo sono oggi quasi 180 milioni. Tutti i Paesi hanno tentato di rispondere

all’immigrazione formulando specifici progetti sociali.

Il fenomeno dell’immigrazione è considerato un elemento costitutivo delle nostre

società nelle quali sono sempre più numerosi gli individui appartenenti a diverse culture.

L’integrazione piena degli immigrati nella società di accoglienza è un obiettivo

fondamentale e, in questo processo, il ruolo della scuola è primario. Tale integrazione è

oggi comunemente intesa come un processo bidirezionale, che prevede diritti e doveri tanto

per gli immigrati quanto per la società che li accoglie.

Questo risulta vero sia nei Paesi in cui il fenomeno dell’immigrazione si è verificato

più recentemente, come in Italia, sia in altri Paesi, invece, di più lunga e consolidata

esperienza, in cui sono state già adottate e praticate specifiche politiche di integrazione.

I diversi modelli di integrazione oggi presenti in Europa costituiscono la più concreta

testimonianza di quanto complesso sia l’obiettivo dell’integrazione. La realtà attuale mostra

come non esista una sola risposta alla domanda “Quale è il modo migliore per garantire

l’integrazione?”

Secondo la più recente indagine della Commissione europea, condotta da Eurydice,

L’Integrazione scolastica dei bambini immigrati in Europa, Bruxelles, giugno 2004, la

maggior parte dei Paesi ha introdotto varie misure di sostegno per aiutare gli alunni e le

famiglie immigrate; in particolare le misure di sostegno linguistico sono di gran lunga

quelle più diffuse.

2. Italia: la scelta dell’educazione interculturale

I minori stranieri, come quelli italiani, sono innanzitutto “persone” e, in quanto tali,

titolari di diritti e doveri che prescindono dalla loro origine nazionale.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), infatti, all’art. 2 afferma che:

“Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente

Dichiarazione, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di

opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o

di altra condizione.”; principi confermati dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia del

1989 (ratificata dall’Italia nel 1991), la quale all’art. 2 ribadisce: “Gli Stati parte si

impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione ed a garantirli ad ogni

fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di razza, di colore, di sesso,

di lingua, di religione, di opinione pubblica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o

rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione

finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza”

Si tratta di Dichiarazioni che l’Italia ha fatto proprie, le quali valgono sul nostro

territorio e costituiscono un punto fermo per le politiche e gli interventi che sono rivolti o

che coinvolgono bambini, ragazzi, adolescenti di ogni provenienza.

Vanno fatte due considerazioni per capire la situazione italiana. Esse hanno

rilevanza sulle strategie educative da adottare e anche sulla percezione che di questo

fenomeno hanno gli insegnanti, le famiglie e l’opinione pubblica in generale.

La prima è che la presenza di alunni stranieri è molto disomogenea e differenziata

sul territorio nazionale. La concentrazione di alunni stranieri è molto più elevata nelle aree

del Centro e del Nord del Paese, in particolare nel Nord-Est ed investe non solo le grandi

città, ma anche i piccoli centri. La seconda considerazione relativa alla realtà italiana è che

il cambiamento è stato rapidissimo. Nel triennio 2004/2006 l’incremento di alunni con

cittadinanza non italiana è stato mediamente di circa 60 mila unità all’anno, portando,

nell’anno in corso (2005/2006), il totale degli alunni stranieri oltre le 400 mila unità; con

un’incidenza, rispetto alla popolazione scolastica complessiva, di circa il 5%. I dati

statistici a disposizione segnalano una crescita della presenza di studenti stranieri nella

scuola secondaria superiore, con una tendenza verso gli istituti tecnici e professionali. Si

evidenzia la necessità di porre sotto osservazione questo livello di istruzione seguendo sia i

processi di scelta, che i livelli di riuscita e il successivo inserimento nell’università o nel

lavoro.

I dati ci segnalano anche situazioni di concentrazione di alunni stranieri in singole

scuole o territori. E’ questa una realtà dinamica che pone problemi che non sono né da

sottovalutare, né da drammatizzare, ma che vanno realisticamente affrontati nel confronto

con le politiche educative di altri Paesi.

L’Italia sta passando dalla prima fase, nella quale la scuola si è trovata ad affrontare

il fenomeno come emergenza, ad una fase di valutazione delle esperienze già realizzate e di

programmazione degli interventi. La presenza di alunni stranieri è un dato strutturale e

riguarda tutto il sistema scolastico. E’ necessario, dunque, individuare le migliori pratiche e

disseminarle nel rispetto del Piano dell’offerta formativa (POF) e dell’autonomia scolastica,

d’intesa con gli Enti locali e gli altri soggetti che sul territorio interagiscono per

l’integrazione.

L’Italia ha scelto la piena integrazione di tutti nella scuola e l’educazione

interculturale come suo orizzonte culturale (Circolare ministeriale del 26 luglio 1990, n.

205, La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale; Circolare

ministeriale del 2 marzo 1994, n. 73, Dialogo interculturale e convivenza democratica:

l’impegno progettuale della scuola e art. 36 della Legge 40/98, non modificato dalla Legge

189/02).

Si sta delineando in Italia una scuola delle cittadinanze, europea nel suo orizzonte,

radicata nell’identità nazionale, capace di valorizzare le tante identità locali e, nel

contempo, di far dialogare la molteplicità delle culture entro una cornice di valori condivisi.

Al di là delle buone pratiche e delle singole iniziative di accoglienza e di

integrazione, occorrono tuttavia un impegno organico e un’azione strutturale capaci di

sostenere l’intero sistema formativo nazionale.

L’educazione interculturale costituisce lo sfondo da cui prende avvio la specificità

di percorsi formativi rivolti ad alunni stranieri, nel contesto di attività che devono connotare

l’azione educativa nei confronti di tutti. La scuola infatti è un luogo centrale per la

costruzione e condivisione di regole comuni, in quanto può agire attivando una pratica di

vita quotidiana che si richiami al rispetto delle forme democratiche di convivenza e,

soprattutto, può trasmettere le conoscenze storiche, sociali, giuridiche ed economiche che

sono saperi indispensabili nella formazione della cittadinanza societaria.

L’educazione interculturale rifiuta sia la logica dell’assimilazione, sia la costruzione

ed il rafforzamento di comunità etniche chiuse ed è orientata a favorire il confronto, il

dialogo, il reciproco arricchimento entro la convivenza delle differenze.

 3. La normativa come risorsa

Nel tempo sono state emanate diverse norme che rappresentano oggi una preziosa

risorsa. Ad esse è necessario far riferimento per andare incontro alle necessità degli alunni

stranieri e delle loro famiglie - nel contesto delle aspirazioni educative della totalità degli

allievi - con l’obiettivo di individuare strategie operative comuni in collaborazione con le

diverse istituzioni, associazioni e agenzie educative del territorio.

La tutela del diritto di accesso a scuola del minore straniero trova la sua fonte

normativa nella legge sull’immigrazione, n. 40 del 6 marzo 1998 e nel decreto legislativo

del 25 luglio 1998 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina

dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” che riunisce e coordina gli

interventi in favore dell’accoglienza e integrazione degli immigrati, ponendo particolare

attenzione all’integrazione scolastica. La legge n. 189 del 30 luglio 2002 (cd. Bossi/Fini) ha

confermato le procedure di accoglienza degli alunni stranieri a scuola.

Attualmente il quadro normativo, imperniato sull’autonomia delle istituzioni

scolastiche, con D.P.R. n. 275/99, rappresenta lo strumento principale per affrontare tutti gli

aspetti, come quello dell’integrazione degli stranieri, che richiedono la costruzione di

appropriate e specifiche soluzioni.

La legge di riforma dell’ordinamento scolastico, n. 53/2003, contiene elementi idonei

allo sviluppo delle potenzialità di tutti gli allievi attraverso la personalizzazione dei piani di

studio per la costruzione di percorsi educativi e didattici appropriati a ciascuno studente.

Il Decreto Legislativo n. 76/2005 relativo al diritto-dovere all’istruzione e alla

formazione, nel riprendere ed ampliare il concetto di obbligo formativo (art. 68 Legge

144/99), individua i destinatari in “tutti, ivi compresi i minori stranieri presenti nel territorio

dello Stato” (comma 6 dell’art. 1).

Il crescente aumento del numero di alunni stranieri nelle scuole ha fatto sì che già nel

Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) - Comparto Scuola del 1999 (artt. 5 e

29) venissero previste azioni atte a sostenere l’azione del personale docente impegnato a

favorire l’accoglienza e l’integrazione degli alunni immigrati e/o nomadi. (CC.MM. 155 del

26.10.2001e 106 del 27.9.2002)

Il Contratto collettivo nazionale di lavoro del Comparto scuola 2002/05, all’art. 9,

“Misure incentivanti per progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo immigratorio e

contro l’emarginazione scolastica” ha collocato in un’unica previsione normativa le

situazioni territoriali relative alle aree a rischio e a forte processo immigratorio, ha

ricompreso in un quadro contrattuale unitario gli obiettivi di lotta all’emarginazione

scolastica, ha trasferito alcune competenze dagli Uffici centrali a quelli regionali, ha

prefigurato specifiche modalità di raccordo e di collaborazione tra le istituzioni scolastiche.

 II parte – Indicazioni operative

 1. Un’equilibrata distribuzione della presenza degli alunni stranieri

In presenza di fenomeni di concentrazione di studenti con cittadinanza straniera, si

ritiene proficua un’equilibrata distribuzione delle iscrizioni attraverso un’intesa tra scuole e

reti di scuole e una mirata collaborazione con gli enti locali, avendo come riferimento

normativo l’art. 7 del D.P.R. 275/1999.

La costruzione di reti e coordinamenti è rilevante non solo ai fini della distribuzione,

ma più in generale per la costruzione di un’offerta formativa che riduca le disuguaglianze e i

rischi di esclusione sociale per tutti.

Nell’ambito delle singole scuole, l’orientamento più diffuso è di favorire

l’eterogeneità delle cittadinanze nella composizione delle classi, piuttosto che formare classi

omogenee per provenienza territoriale o religiosa degli stranieri.

Specifiche esigenze didattiche possono richiedere la formazione temporanea di

gruppi omogenei.

E’ importante che in ciascuna fase ci sia il coinvolgimento dei genitori e delle

famiglie, sia italiane che straniere, anche in forma associata, al fine di promuovere scelte

consapevoli e responsabili.

 2. Come accogliere gli alunni stranieri nella scuola

In questo paragrafo si tratterà di vari aspetti che riguardano il primo contatto

dell’alunno e della sua famiglia con la realtà scolastica.

Con il termine accoglienza ci si riferisce all’insieme degli adempimenti e dei

provvedimenti attraverso i quali viene formalizzato il rapporto dell’alunno e della sua

famiglia con la realtà scolastica. Gli ambiti entro cui tale rapporto si sviluppa attengono a tre

aree distinte:

A. Area amministrativa;

B. Area comunicativo-relazionale;

C. Area educativo-didattica.

 A. Area amministrativa

L’iscrizione

L’obbligo scolastico, integrato nel più ampio concetto di diritto-dovere all’istruzione

e alla formazione (art. 68 della Legge 17 maggio 1999, n. 144, ripreso nell’art. 2 della

Legge n. 53/2003 e nell’art..1 del Decreto Legislativo 15 aprile 2005, n. 76 relativi al

diritto-dovere all’istruzione e alla formazione) concerne evidentemente anche i minori

stranieri che abbiano tra i 15 e i 18 anni indipendentemente dalla regolarità della posizione

in ordine al soggiorno in Italia (art. 38 del D.L.vo 25 luglio 1998, n. 286; art. 45 del D.P.R.

n. 394/99). Le iscrizioni, pertanto, possono essere richieste in qualsiasi momento dell’anno

scolastico (D.P.R. n. 394/99, art. 45; C.M. del 23 marzo 2000, n. 87; C.M. del 5 gennaio

2001, n. 3; C.M. del 28 marzo 2002, n. 87; C.M. del 23 dicembre 2005, n. 93).

Gli alunni privi di documentazione anagrafica o in posizione di irregolarità, vengono

iscritti con riserva in attesa della regolarizzazione. L'iscrizione con riserva non pregiudica il

conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado.

(art. 45 del D.P.R. n. 394/99).

L´iscrizione scolastica con riserva non costituisce un requisito per la

regolarizzazione della presenza sul territorio italiano, né per il minore, né per i genitori.

E’ necessario, sin dall’iscrizione, una chiara ricognizione del pregresso scolastico

dell’alunno per interventi specifici e la stretta collaborazione della famiglia per la

definizione del suo percorso formativo.

La documentazione

All’atto dell’iscrizione, devono essere richiesti i documenti appresso elencati e

compilata la domanda di iscrizione predisposta dall’istituto.

Permesso di soggiorno e documenti anagrafici

Il permesso di soggiorno viene rilasciato direttamente all’alunno straniero che abbia

compiuto il 14° anno d’età, in caso contrario ad uno dei due genitori. Nell’attesa del rilascio

del permesso di soggiorno, il dirigente scolastico accetterà la ricevuta della Questura

attestante la richiesta.

Per i documenti anagrafici (carta di identità, codice fiscale, certificato di nascita, atto

di cittadinanza) la recente normativa estende ai cittadini stranieri, regolarmente

soggiornanti, il diritto all’autocertificazione (Leggi n. 15/68 e n. 127/97, D.P.R. n. 403/98),

fermo restando il dovere di esibire il documento di riferimento, se richiesto e se reperibile

agli atti di uffici italiani.

In caso di eventuale discrepanza tra le informazioni contenute nell’autocertificazione

e documenti di riferimento, oppure tra i dati di due documentazioni distinte – di per sé

valide – (ad es. per quanto concerne i dati anagrafici), potranno essere ritenuti validi i dati

del permesso di soggiorno.

In mancanza dei documenti, la scuola iscrive comunque il minore straniero, poiché la

posizione di irregolarità non influisce sull’esercizio di un diritto-dovere riconosciuto. Il

contenuto delle norme citate nel precedente paragrafo esclude che vi sia un obbligo da parte

degli operatori scolastici di denunciare la condizione di soggiorno irregolare degli alunni

che stanno frequentando la scuola e, quindi, esercitano un diritto riconosciuto dalla legge.

Qualora la scuola riscontri il caso di minori stranieri “non accompagnati” (ossia che

risultino abbandonati o privi di genitori o di altri adulti legalmente responsabili della loro

tutela) deve darne subito segnalazione all’autorità pubblica competente per le procedure di

accoglienza e affido, ovvero di rimpatrio assistito (art. 32 del D.L.vo. n. 286/98).

Per quanto concerne l’accertamento della cittadinanza dell’alunno, si ricorda che,

secondo la normativa in vigore nel nostro Paese, chi nasce in Italia da genitori stranieri

acquisisce la cittadinanza dei genitori. Si segnala, altresì, che i figli di coppie miste possono

avere doppia cittadinanza.

Documenti sanitari

Il documento attestante le vaccinazioni obbligatorie effettuate deve essere tradotto in

italiano. Di recente è stato chiarito che i dirigenti degli istituti di istruzione statale, o non

statali, sono tenuti ad accertare se sono state praticate agli alunni le vaccinazioni

obbligatorie, richiedendo la presentazione della relativa certificazione.

Se il minore ne è privo, la famiglia può rivolgersi ai servizi sanitari perché rilevino la

situazione vaccinale ed eseguano l’intervento sanitario eventualmente necessario.

In ogni caso, la mancanza di vaccinazioni non può precludere l’ingresso a scuola, né

la regolare frequenza. Se il minore non è vaccinato e la famiglia dichiara di non volerlo

vaccinare, il Capo d’istituto comunica la circostanza alla ASL di competenza (Circolare

Ministero della Sanità e della Pubblica Istruzione del 23 settembre 1998).

E’ stato, infatti, di recente chiarito che i dirigenti degli istituti di istruzione statale o

non statale sono tenuti ad accertare se siano state praticate agli alunni le vaccinazioni

obbligatorie, richiedendo la presentazione della relativa certificazione.

Documenti scolastici

E’ richiesto il certificato attestante gli studi compiuti nel paese d´origine, o la

dichiarazione del genitore dell’alunno o di chi ha la responsabilità del minore, attestante la

classe e il tipo d´istituto frequentato. Il dirigente scolastico, per le informazioni e le

conferme del caso, può prendere contatto con l´autorità diplomatica o consolare italiana che

rilascia una dichiarazione sul carattere legale della scuola estera di provenienza dell’alunno.

Il documento scolastico - qualora redatto in una lingua non facilmente comprensibile nel

nostro Paese, può essere tradotto da traduttori ufficiali accreditati presso il tribunale.

 B. Area comunicativo-relazionale

La gestione dell’accoglienza implica all’interno dell’istituto un lavoro costante di

formazione del personale, attraverso gli strumenti che la scuola nella sua autonomia riterrà

di adottare. Potrebbe essere utile, come risulta da molte esperienze, una commissione di

lavoro formata da un gruppo ristretto di docenti

I genitori sono la risorsa fondamentale per il raggiungimento del successo scolastico:

pertanto le diverse culture di appartenenza richiedono alla scuola di individuare gli

strumenti migliori di dialogo. Di particolare importanza risulta la capacità della scuola di

facilitare la comunicazione con la famiglia dell’alunno, prestando attenzione anche agli

aspetti non verbali, facendo ricorso, ove possibile a mediatori culturali o ad interpreti, per

superare le difficoltà linguistiche ed anche per facilitare la comprensione delle scelte

educative della scuola. Utile a tal proposito potrebbe essere un foglio informativo, tradotto

nelle diverse lingue, che spieghi l’organizzazione della scuola e le diverse opzioni

educative; riporti il calendario degli incontri scuola-famiglia ed una breve sintesi delle

modalità di valutazione delle competenze.

Rileviamo altresì l’importanza del ruolo facilitatore vicendevole che le famiglie

possono svolgere, l’una a supporto delle altre, come dimostrano alcune esperienze

significative in atto.

 C. Area educativo-didattica

Per l’approfondimento e la rilevazione dei dati relativi al bambino straniero ed alla sua

famiglia è opportuno fissare un incontro successivo all’iscrizione. Risulta utile a tal

proposito che la scuola, attraverso la commissione accoglienza o intercultura, si doti di

una traccia tipo per lo svolgimento di questo colloquio che sia utile a comunicare

informazioni sull’organizzazione della scuola, sulle modalità di rapporto scuola-famiglia

che faciliti la raccolta di informazioni sulla situazione familiare e sulla storia personale e

scolastica dell’alunno, nonché sulle aspirazioni educative della famiglia.

La presenza del mediatore culturale, ove necessaria, potrà contribuire a creare un

clima sereno di comunicazione reale. Sarà importante – in ogni caso – mantenere un

atteggiamento di estremo rispetto ad evitare un approccio che possa essere frainteso come

invasivo.

Il primo colloquio, fondamentale per un sereno e proficuo ingresso dell’alunno a

scuola, va preparato coinvolgendo tutti i soggetti interessati.

E’ utile riuscire ad accertare alcuni livelli di competenze ed abilità per definire

l’assegnazione alla classe. Rimane però fondamentale il criterio generale di inserire l’alunno

secondo l’età anagrafica (art. 45 del D.P.R. 394/99). Slittamenti di un anno su classe

inferiore vanno ponderati con molta attenzione in relazione ai benefici che potrebbero

apportare e sentita la famiglia. Scelte diverse andranno valutate caso per caso dalle

istituzioni scolastiche.

Per un pieno inserimento è necessario che l’alunno trascorra tutto il tempo scuola nel

gruppo classe, fatta eccezione per progetti didattici specifici, ad esempio l’apprendimento

della lingua italiana, previsti dal piano di studio personalizzato. L’immersione, in un

contesto di seconda lingua parlata da adulti e compagni, facilita l’apprendimento del

linguaggio funzionale.

 3. Percorsi per il conseguimento del titolo conclusivo del I ciclo di istruzione

Il decreto legislativo n. 226/2005, relativo al II ciclo, all’art. 1, comma 12, introduce

nell’ordinamento italiano l’obbligo del conseguimento del titolo di scuola secondaria di I

grado ai fini della prosecuzione del percorso formativo nel secondo ciclo: “Al secondo ciclo

del sistema educativo di istruzione e formazione si accede a seguito del superamento

dell’esame di Stato conclusivo del I ciclo d’istruzione”.

Al fine di garantire il proseguimento dell’iter formativo dell’alunno straniero, sarà

cura delle Istituzioni scolastiche realizzare percorsi idonei all’acquisizione di tale titolo,

come previsto dal decreto legislativo n. 76/2005, relativo al diritto-dovere, all’ art. 4,

comma 2: “Nell'ambito della programmazione regionale e nel rispetto del quadro normativo

delle singole regioni, le scuole secondarie di primo grado possono organizzare, in raccordo

con le istituzioni del sistema educativo di istruzione e formazione del secondo ciclo ed i

servizi territoriali previsti dalle regioni stesse, iniziative di orientamento e azioni formative

volte a garantire il conseguimento del titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione, anche

ad integrazione con altri sistemi.”

Per offrire risposte positive ai ragazzi in età compresa tra i 15 e i 18 anni, che non

sono in possesso di tale titolo o di un titolo equivalente, vanno previste azioni organiche e di

sistema, tenendo conto della flessibilità necessaria a corrispondere alle diverse situazioni

degli utenti.

Un’importante risorsa per l’integrazione dei ragazzi stranieri è quella rappresentata

dai Centri Territoriali Permanenti (O.M. n. 455/97). In particolare, la collaborazione dei

CTP con gli organismi di istruzione e formazione professionale, si colloca nel quadro di

esperienze già realizzate in molte realtà del territorio e può trovare opportunità di

ampliamento e diffusione tramite apposite convenzioni da siglare tra CTP e centri di

istruzione e formazione.

Si auspicano altresì azioni contro la dispersione da parte delle scuole secondarie di I

grado in rete con le scuole secondarie di II grado per definire piani di studio personalizzati

finalizzati anche al conseguimento del titolo di studio di scuola secondaria di I grado. E’

possibile, ad esempio, da parte di un Istituto di II grado accogliere giovani stranieri che, per

età e in possesso di almeno 9 anni di scolarità, hanno diritto di frequentare tale corso di

studi, attivando, però contestualmente, un percorso atto a far loro acquisire anche il titolo di

scuola secondaria di I grado spendibile nell’inserimento culturale e sociale.

 4. L’insegnamento dell’italiano e altri apprendimenti linguistici

Uno degli obiettivi prioritari nell’integrazione degli alunni stranieri è quello di

promuovere l’acquisizione di una buona competenza nell’italiano scritto e parlato, nelle

forme ricettive e produttive, per assicurare uno dei principali fattori di successo scolastico e

di inclusione sociale.

Gli alunni stranieri, al momento del loro arrivo, si devono confrontare con due

diverse strumentalità linguistiche:

la lingua italiana del contesto concreto, indispensabile per comunicare

nella vita quotidiana (la lingua per comunicare)

la lingua italiana specifica, necessaria per comprendere ed esprimere

concetti, sviluppare l’apprendimento delle diverse discipline e una

riflessione sulla lingua stessa (la lingua dello studio).

La lingua per comunicare può essere appresa in un arco di tempo che può oscillare da

un mese a un anno, in relazione all’età, alla lingua d’origine, all’utilizzo in ambiente

extrascolastico. Per apprendere la lingua dello studio, invece, possono essere necessari

alcuni anni, considerato che si tratta di competenze specifiche. Lo studio della lingua

italiana deve essere inserito nella quotidianità dell’apprendimento e della vita scolastica

degli alunni stranieri, con attività di laboratorio linguistico e con percorsi e strumenti per

l’insegnamento intensivo dell’italiano.

L’apprendimento e lo sviluppo della lingua italiana come seconda lingua deve essere

al centro dell’azione didattica. Occorre, quindi, che tutti gli insegnanti della classe, di

qualsivoglia disciplina, siano coinvolti (vedi Progetto pilota del MIUR, Direzione generale

del personale della scuola, in collaborazione con 21 Università: “Azione italiano L2: Lingua

di contatto, lingua di culture”).

E’ necessaria, pertanto, una programmazione mirata sui bisogni reali e sul

monitoraggio dei progressi di apprendimento nella lingua italiana, acquisita via via

dall’alunno straniero.

Nella fase iniziale ci si può valere di strumenti e figure di facilitazione linguistica

(cartelloni, alfabetieri, carte geografiche, testi semplificati, strumenti audiovisivi o

multimediali, ecc.) promuovendo la capacità dell’alunno di sviluppare la lingua per

comunicare.

Una volta superata questa fase, va prestata particolare attenzione all’apprendimento

della lingua per lo studio perché rappresenta il principale ostacolo per l’apprendimento

delle varie discipline.

In una prospettiva di globalizzazione, il plurilinguismo europeo può rispondere alle

esigenze anche dei ragazzi immigrati. E’ necessario, tuttavia, che lo studente straniero che

sia impegnato nelle prime fasi dello studio dell’italiano venga introdotto con equilibrata

successione all’apprendimento di altre lingue.

Per quanto riguarda le altre lingue originarie, importante risorsa per lo sviluppo

cognitivo e affettivo, è necessario assumere, per una loro valorizzazione, un’ottica

policentrica che coinvolga sia le famiglie che le agenzie pubbliche e di privato sociale

presenti sul territorio.

 5. L’Orientamento

Le istituzioni scolastiche devono assicurare anche agli studenti stranieri un percorso

orientativo completo e continuativo affinché possano provvedere in modo adeguato alle

proprie scelte scolastiche e lavorative. Tale processo deve avere inizio nella scuola

secondaria di primo grado, con il coinvolgimento delle famiglie e la produzione di materiale

informativo in una pluralità di lingue, con una particolare cura nella spiegazione dei

processi di riforma in atto nel sistema dell’istruzione e della formazione.

Obiettivo di tali pratiche orientative è anche il contenimento del rischio di

dispersione o abbandono scolastico degli studenti.

In relazione a questi obiettivi risultano importanti le anagrafi scolastiche che

permettono di tenere in osservazione i percorsi e di adottare le opportune strategie di

accompagnamento.

 6. I mediatori linguistici e culturali

La richiesta di mediatori linguistici e culturali in ambito educativo e scolastico si

accompagna all’aumento della presenza di allievi stranieri. Nelle scuole che hanno una

presenza consolidata di alunni stranieri e che utilizzano il mediatore, si è cercato di definire

con maggior precisione i compiti di questa figura professionale, intesa quale supporto al

ruolo educativo della scuola.

A partire dalle esperienze consolidate, si possono individuare i seguenti quattro

ambiti di intervento. Il mediatore può collaborare in:

compiti di accoglienza, tutoraggio e facilitazione nei confronti degli allievi neo

arrivati e delle loro famiglie;

compiti di mediazione nei confronti degli insegnanti; fornisce loro informazioni sulla

scuola nei paesi di origine, sulle competenze, la storia scolastica e personale del

singolo alunno;

compiti di interpretariato e traduzione (avvisi, messaggi, documenti orali e scritti) nei

confronti delle famiglie e di assistenza e mediazione negli incontri dei docenti con i

genitori, soprattutto nei casi di particolare problematicità;

compiti relativi a proposte e a percorsi didattici di educazione interculturale, condotti

nelle diverse classi, che prevedono momenti di conoscenza e valorizzazione dei

Paesi, delle culture e delle lingue d’origine.

Dal punto di vista della normativa, le leggi sull’immigrazione (Legge n. 40 del 6

marzo 1998 e n. 189 del 30 luglio 2002) fanno esplicitamente riferimento a questa figura

professionale: “lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni nell’ambito delle proprie

competenze favoriscono la realizzazione di convenzioni con associazioni per l’impiego,

all’interno delle proprie strutture, di stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di

soggiorno di durata non inferiore a due anni, in qualità di mediatori interculturali, al fine di

agevolare i rapporti tra le singole amministrazioni e gli stranieri appartenenti ai diversi

gruppi etnici, nazionali, linguistici e religiosi” (Legge n. 40/98, art. 40, comma 1). L’art. 36

della stessa legge indica, inoltre, la necessità di stabilire “i criteri e le modalità di

comunicazione con le famiglie degli alunni stranieri, anche con l’ausilio di mediatori

culturali qualificati” e, ove possibile, delle famiglie stesse.

Resta fermo che la funzione di mediazione, nel suo insieme, è compito generale e

prioritario della scuola stessa, quale istituzione preposta alla formazione culturale della

totalità degli allievi nel contesto di territorio.

 7. La formazione del personale della scuola

L’educazione interculturale non è una disciplina aggiuntiva, ma una dimensione

trasversale, uno sfondo che accomuna tutti gli insegnanti e gli operatori scolastici. Il

pluralismo culturale e la complessità del nostro tempo richiedono necessariamente una

continua crescita professionale di tutto il personale della scuola. Diventa, quindi, prioritario

il tema della formazione, iniziale e in servizio, e della formazione universitaria dei docenti.

La Direttiva ministeriale n. 45 del 4 aprile 2005, concernente l’individuazione degli

obiettivi formativi prioritari per l’anno scolastico 2005/2006, all’art. 3 prevede interventi

formativi per l’integrazione degli alunni stranieri.

Un ambito di particolare rilevanza per lo sviluppo professionale dei docenti è relativo

alla didattica dell’italiano lingua seconda. Come accennato nel paragrafo 4, il MIUR sta

sviluppando un progetto nazionale di formazione di docenti esperti mediante il sistema

dell’e-learning integrato. I percorsi, i materiali e le competenze così formati potranno presto

costituire supporto a future iniziative di diffusione della formazione.

Modelli e metodi per la qualificazione dei docenti nell’insegnamento dell’Italiano L2

sono stati esperiti nel corso degli anni in diverse realtà e potranno costituire un’utile risorsa

per scambi didattici e laboratori di ricerca-azione da realizzare preferibilmente in reti di

scuole.

Per quanto attiene la formazione in servizio del personale della scuola, anche del

personale amministrativo che per primo entra in contatto con le famiglie, saranno

indispensabili collegamenti con il territorio e con le opportunità offerte anche dalle

Università.

 8. La valutazione

La valutazione degli alunni stranieri, in particolare di coloro che si possono definire

neo-arrivati, pone diversi ordini di problemi, dalle modalità di valutazione a quelle di

certificazione, alla necessità di tener conto del singolo percorso di apprendimento. La pur

significativa normativa esistente sugli alunni con cittadinanza non italiana non fornisce

indicazioni specifiche a proposito della valutazione degli stessi.

Dall'emanazione della legge n. 517 del 4 agosto 1977 ad oggi, l'approccio alla

valutazione nella scuola è positivamente cambiato. Accanto alla funzione certificativa si è

andata sempre più affermando la funzione regolativa in grado di consentire, sulla base delle

informazioni via via raccolte, un continuo adeguamento delle proposte di formazione alle

reali esigenze degli alunni e ai traguardi programmati per il miglioramento dei processi e dei

risultati, sollecitando, altresì, la partecipazione degli alunni e delle famiglie al processo di

apprendimento. L’art. 4 del DPR n. 275/1999, relativo all’autonomia didattica delle

istituzioni scolastiche, assegna alle stesse la responsabilità di individuare le modalità e i

criteri di valutazione degli alunni, prevedendo altresì che esse operino “nel rispetto della

normativa nazionale”.

Il riferimento più congruo a questo tema lo si ritrova nell’art. 45, comma 4, del DPR

n 394 del 31 agosto 1999 che così recita “il collegio dei docenti definisce, in relazione al

livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi

di insegnamento …”. Benché la norma non accenni alla valutazione, ne consegue che il

possibile adattamento dei programmi per i singoli alunni comporti un adattamento della

valutazione, anche in considerazione degli orientamenti generali su questo tema, espressi in

circolari e direttive, che sottolineano fortemente l’attenzione ai percorsi personali degli

alunni. Questa norma va ora inquadrata nel nuovo assetto ordinamentale ed educativo

esplicitato dalle “Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati” e con le finalità

del “Profilo educativo dello studente” che costituiscono il nuovo impianto pedagogico,

didattico ed organizzativo della scuola italiana, basato sulla L 53/03, art. 3, relativi in

particolare alla valutazione.

Per il consiglio di classe che deve valutare alunni stranieri inseriti nel corso dell’anno

scolastico – per i quali i piani individualizzati prevedono interventi di educazione

linguistica e di messa a punto curricolare - diventa fondamentale conoscere, per quanto

possibile, la storia scolastica precedente, gli esiti raggiunti, le caratteristiche delle scuole

frequentate, le abilità e le competenze essenziali acquisite. In questo contesto, che privilegia

la valutazione formativa rispetto a quella “certificativa” si prendono in considerazione il

percorso dell’alunno, i passi realizzati, gli obiettivi possibili, la motivazione e l’impegno e,

soprattutto, le potenzialità di apprendimento dimostrate. In particolare, nel momento in cui

si decide il passaggio o meno da una classe all’altra o da un grado scolastico al successivo,

occorre far riferimento a una pluralità di elementi fra cui non può mancare una previsione di

sviluppo dell’alunno. Emerge chiaramente come nell’attuale contesto normativo vengono

rafforzati il ruolo e la responsabilità delle istituzioni scolastiche autonome e dei docenti

nella valutazione degli alunni.

 9. Libri di testo, biblioteche, materiali didattici

Da qualche anno alcune scuole hanno adottato libri di testo e libri di narrativa per

bambini e ragazzi incentrati sui temi del pluralismo culturale e dell’intercultura ed hanno

organizzato scaffali multiculturali all’interno delle biblioteche scolastiche. Questa tendenza

sta comportando un crescente interesse dell’editoria specializzata. Strumenti preziosi

possono essere i libri in lingua originale, bilingui o plurilingui, i testi facilitati, gli strumenti

per l’avviamento ai testi e i dizionari nelle diverse lingue, i video e i cd rom multimediali

sulle diverse lingue e culture prodotti dall’editoria, dalle stesse istituzioni scolastiche e dalle

associazioni degli immigrati, le autobiografie degli immigrati e degli emigrati italiani.

Diventa strategico da parte delle scuole potenziare le biblioteche scolastiche nella

dimensione multilingue e pluriculturale, anche in collaborazione con i servizi multiculturali

delle biblioteche pubbliche, con i centri interculturali e di documentazione e con le

associazioni di immigrati.

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Di conseguenza sarà necessario un approccio pedagogicamente fondato alla

conoscenza delle più qualificate espressioni e conquiste artistiche e scientifiche dei diversi

popoli, anche nell’ottica di una valorizzazione delle civiltà e dei valori umani universali.

Questi approcci e strumenti didattici saranno rivolti alla comunità scolastica e non

esclusivamente agli allievi stranieri.

Normativa di riferimento

Il complesso fenomeno migratorio, che negli ultimi anni ha interessato numerosi

Paesi, è stato accompagnato da una ricca legislazione internazionale e nazionale, finalizzata

a realizzare forme di convivenza e di integrazione.

Di seguito si presentano, in modo sintetico, i riferimenti legislativi e i documenti

più importanti che, negli ultimi quindici anni, hanno gradualmente definito il tema

dell’educazione interculturale.

Di fronte all’emergenza del fenomeno migratorio, l’educazione interculturale è

individuata inizialmente come risposta ai problemi degli alunni stranieri/immigrati: in

particolare, l’apprendimento della lingua italiana e la valorizzazione della lingua e cultura

d’origine (v. C.M. 8/9/1989, n. 301, “Inserimento degli alunni stranieri nella scuola

dell’obbligo. Promozione e coordinamento delle iniziative per l’esercizio del diritto allo

studio”).

In seguito si afferma il principio del coinvolgimento degli alunni italiani in un rapporto

interattivo con gli alunni stranieri/immigrati, in funzione del reciproco arricchimento (v.

C.M. 22/7/1990, n. 205, “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione

interculturale”). In questa Circolare si introduce per la prima volta il concetto di educazione

interculturale.

Si individua nell’educazione interculturale la forma più alta e globale di prevenzione

e contrasto del razzismo e di ogni forma di intolleranza (v. pronuncia del Consiglio

Nazionale della Pubblica Istruzione del 24/3/1993, “Razzismo e antisemitismo oggi: il ruolo

della scuola”).

Sempre il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione nella pronuncia del

15/6/1993, “La tutela delle minoranze linguistiche” considera le “nuove minoranze” di

immigrati e le minoranze storiche di cittadini a livello regionale e locale.

Nel contesto europeo, la dimensione interculturale dell’insegnamento viene

sviluppata nel trattato di Maastricht e in altri documenti della Comunità Europea e del

Consiglio d’Europa (v. documento “Il dialogo interculturale e la convivenza democratica”,

diffuso con C.M. 2/3/1994, n. 73).

Sempre nella stessa C.M. 2/3/1994 si segnala l’importanza di progettualità efficaci

in termini di strategie, risorse, insegnamenti disciplinari e interdisciplinari e di una cultura

di rete tra scuole e territorio.

Infine nella stessa C.M. si descrive la società globale, in quanto società umana

ravvicinata e interagente, come “società multiculturale” e si colloca la dimensione mondiale

dell’insegnamento nel quadro dell’educazione interculturale. Così è utile richiamare la

sottolineatura, contenuta nella legge sull’immigrazione n. 40 del 6 marzo 1998, art. 36, sul

valore formativo delle differenze linguistiche e culturali: “Nell’esercizio dell’autonomia

didattica e organizzativa, le istituzioni scolastiche realizzano, per tutti gli alunni, progetti

interculturali di ampliamento dell’offerta formativa, finalizzati alla valorizzazione delle

differenze linguistico-culturali e alla promozione di iniziative di accoglienza e di scambio”.

Il Decreto Legislativo del 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni

concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”,

riunisce e coordina le varie disposizioni attualmente in vigore in materia, con la stessa

Legge n. 40/98, ponendo, anche in questo caso, particolare attenzione sugli aspetti

organizzativi della scuola, sull’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, sul

mantenimento della lingua e cultura di origine, sulla formazione dei docenti e

sull’integrazione sociale. Tali principi, unitamente al diritto all’istruzione, sono garantiti nei

confronti dei minori stranieri indipendentemente dalla loro posizione giuridica, così come

espressamente previsto dal Decreto del Presidente della Repubblica del 31 agosto 1999, n.

394 “Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni

concernenti le disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.

La legge 30 luglio 2002, n.182, cosiddetta Bossi-Fini, non ha modificato le procedure

di iscrizione degli alunni stranieri a scuola.

La C.M. n. 155/2001 è finalizzata al sostegno del personale impegnato nelle scuole a

forte processo immigratorio; la C.M. n. 160/2001 è finalizzata all’attivazione dei corsi di

lingua per cittadini extracomunitari, adulti e minori.

Nel C.C.N.L. del comparto scuola 2002/2005 (art. 9), sono previste misure incentivanti

per progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo immigratorio e contro

l’emarginazione scolastica, già attivate a seguito delle Circolari ministeriali n. 40 del 6

aprile 2004, n. 41 del 24 marzo 2005 e n. 91 del 21 dicembre 2005.

Nota di approfondimento

Eurydice, L’integrazione scolastica dei bambini immigrati in Europa, Bruxelles,

2004 (www.indire.it, in “Pubblicazioni rete Eurydice”)

M.I.U.R., Indagine sugli esiti degli alunni con cittadinanza non italiana, anno

scolastico 2003/04, Roma 2005 (www.istruzione.it , in “Pubblicazioni”)

M.I.U.R., Indagine sugli alunni con cittadinanza non italiana, anno scolastico

2004/05, Roma 2005 (www.istruzione.it , in “Pubblicazioni”)

I.S.MU (Iniziative e studi sulla multietnicità), Ricerca sulla condizione dei minori

stranieri in Italia (www.ismu.org), 2004 (Ricerca commissionata dal MIUR).

Protocollo d’Intesa MIUR - Opera Nomadi - stipulato il 22 giugno 2005

(www.istruzione.it, in “Le azioni delle Direzioni Generali del Ministero - studenti”).

Fonte: il Governo