DIRETTIVA 2008/115/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 16 dicembre 2008 recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare

 IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

 visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare

l’articolo 63, paragrafo 3, lettera b),

vista la proposta della Commissione,

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del

trattato (1),

 considerando quanto segue:

 (1) Il Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre

1999 ha istituito un approccio coerente in materia di

migrazione e asilo, finalizzato alla creazione di un regime

comune in materia di asilo e di una politica per l'immigrazione

legale nonché alla lotta contro l'immigrazione

clandestina.

 (2) Il Consiglio europeo di Bruxelles del 4 e 5 novembre

2004 ha sollecitato l’istituzione di un’efficace politica in

materia di allontanamento e rimpatrio basata su norme

comuni affinché le persone siano rimpatriate in maniera

umana e nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali e

della loro dignità.

 (3) Il 4 maggio 2005 il Comitato dei Ministri del Consiglio

d'Europa ha adottato «Venti orientamenti sul rimpatrio

forzato».

 (4) Occorrono norme chiare, trasparenti ed eque per definire

una politica di rimpatrio efficace quale elemento necessario

di una politica d’immigrazione correttamente gestita.

 (5) La presente direttiva dovrebbe introdurre un corpus orizzontale

di norme, applicabile a tutti i cittadini di paesi

terzi che non soddisfano o non soddisfano più le condizioni

d'ingresso, di soggiorno o di residenza in uno Stato

membro.

(6) È opportuno che gli Stati membri provvedano a porre

fine al soggiorno irregolare dei cittadini di paesi terzi

secondo una procedura equa e trasparente. In conformità

dei principi generali del diritto dell'Unione europea, le

decisioni ai sensi della presente direttiva dovrebbero essere

adottate caso per caso e tenendo conto di criteri

obiettivi, non limitandosi quindi a prendere in considerazione

il semplice fatto del soggiorno irregolare.

Quando utilizzano modelli uniformi per le decisioni connesse

al rimpatrio, vale a dire le decisioni di rimpatrio e,

ove emesse, le decisioni di divieto d'ingresso e le decisioni

di allontanamento, gli Stati membri dovrebbero

rispettare tale principio e osservare pienamente tutte le

disposizioni applicabili della presente direttiva.

 (7) Al fine di agevolare la procedura di rimpatrio si sottolinea

la necessità di accordi comunitari e bilaterali di riammissione

con i paesi terzi. La cooperazione internazionale

con i paesi d'origine in tutte le fasi della procedura di

rimpatrio è una condizione preliminare per un rimpatrio

sostenibile.

 (8) Si riconosce che è legittimo che gli Stati membri procedano

al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno

è irregolare, purché esistano regimi in materia di

asilo equi ed efficienti che rispettino pienamente il principio

di non-refoulement.

 (9) In conformità della direttiva 2005/85/CE del Consiglio,

del 1o dicembre 2005, recante norme minime per le

procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento

e della revoca dello status di rifugiato (2), il

soggiorno di un cittadino di un paese terzo che abbia

chiesto asilo in uno Stato membro non dovrebbe essere

considerato irregolare nel territorio di tale Stato membro

finché non sia entrata in vigore una decisione negativa in

merito alla sua domanda d'asilo o una decisione che

pone fine al suo diritto di soggiorno quale richiedente

asilo.

 (10) Se non vi è motivo di ritenere che ciò possa compromettere

la finalità della procedura di rimpatrio, si dovrebbe

preferire il rimpatrio volontario al rimpatrio forzato

e concedere un termine per la partenza volontaria.

Si dovrebbe prevedere una proroga del periodo per la

partenza volontaria allorché lo si ritenga necessario in

ragione delle circostanze specifiche del caso individuale.

Al fine di promuovere il rimpatrio volontario, gli Stati

membri dovrebbero prevedere maggiore assistenza e consulenza

al rimpatrio e sfruttare al meglio le relative possibilità

di finanziamento offerte dal Fondo europeo per i

rimpatri.

 (11) Occorre stabilire garanzie giuridiche minime comuni

sulle decisioni connesse al rimpatrio per l'efficace protezione

degli interessi delle persone interessate. Si dovrebbe

garantire la necessaria assistenza legale a chi non disponga

di risorse sufficienti. Gli Stati membri dovrebbero

determinare nella legislazione nazionale i casi in cui l'assistenza

legale è da ritenersi necessaria.

IT L 348/98 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 24.12.2008

(1) Parere del Parlamento europeo del 18 giugno 2008 (non ancora

pubblicato nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del

9 dicembre 2008. (2) GU L 326 del 13.12.2005, pag. 13.

 (12) È necessario occuparsi della situazione dei cittadini di

paesi terzi il cui soggiorno è irregolare ma che non è

ancora possibile allontanare. Le condizioni basilari per il

loro sostentamento dovrebbero essere definite conformemente

alla legislazione nazionale. Affinché possano dimostrare

la loro situazione specifica in caso di verifiche

o controlli amministrativi, tali persone dovrebbero essere

munite di una conferma scritta della loro situazione. Gli

Stati membri dovrebbero godere di un'ampia discrezionalità

quanto al modello e al formato della conferma

scritta e dovrebbero anche poterla includere nelle decisioni

connesse al rimpatrio adottate ai sensi della presente

direttiva.

 (3) L’uso di misure coercitive dovrebbe essere espressamente

subordinato al rispetto dei principi di proporzionalità e

di efficacia per quanto riguarda i mezzi impiegati e gli

obiettivi perseguiti. Occorre stabilire garanzie minime per

l’esecuzione del rimpatrio forzato alla luce della decisione

2004/573/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa

all’organizzazione di voli congiunti per l’allontanamento

dei cittadini di paesi terzi illegalmente presenti nel territorio

di due o più Stati membri (1). Gli Stati membri

dovrebbero poter disporre di diverse possibilità per monitorare

il rimpatrio forzato.

 (14) Occorre conferire una dimensione europea agli effetti

delle misure nazionali di rimpatrio istituendo un divieto

d'ingresso che proibisca l'ingresso e il soggiorno nel territorio

di tutti gli Stati membri. La durata del divieto

d'ingresso dovrebbe essere determinata alla luce di tutte

le circostanze pertinenti per ciascun caso e, di norma,

non dovrebbe superare i cinque anni. In tale contesto,

si dovrebbe tenere conto in modo particolare del fatto

che il cittadino di un paese terzo interessato sia già stato

destinatario di più di una decisione di rimpatrio o provvedimento

di allontanamento o sia entrato nel territorio

di uno Stato membro quando era soggetto a un divieto

d'ingresso.

 (15) Dovrebbe spettare agli Stati membri stabilire se la revisione

di decisioni connesse al rimpatrio implichi la facoltà,

per l'autorità o l'organo preposto alla revisione, di

sostituire la propria decisione connessa al rimpatrio a

quella precedente.

 (16) Il ricorso al trattenimento ai fini dell'allontanamento dovrebbe

essere limitato e subordinato al principio di proporzionalità

con riguardo ai mezzi impiegati e agli obiettivi

perseguiti. Il trattenimento è giustificato soltanto per

preparare il rimpatrio o effettuare l'allontanamento e se

l’uso di misure meno coercitive è insufficiente.

 (17) I cittadini di paesi terzi che sono trattenuti dovrebbero

essere trattati in modo umano e dignitoso, nel pieno

rispetto dei loro diritti fondamentali e in conformità

del diritto nazionale e internazionale. Fatto salvo l'arresto

iniziale da parte delle autorità incaricate dell'applicazione

della legge, disciplinato dal diritto nazionale, il trattenimento

dovrebbe di norma avvenire presso gli appositi

centri di permanenza temporanea.

 (18) Gli Stati membri dovrebbero disporre di un accesso rapido

alle informazioni riguardanti i divieti d'ingresso di

altri Stati membri. Tale scambio di informazioni dovrebbe

svolgersi a norma del regolamento (CE) n.

1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del

20 dicembre 2006, sull’istituzione, l’esercizio e l’uso del

sistema d’informazione Schengen di seconda generazione

(SIS II) (2).

 (19) La cooperazione tra le istituzioni coinvolte a tutti i livelli

nella procedura di rimpatrio nonché lo scambio e la

promozione delle migliori prassi dovrebbero accompagnare

l'attuazione della presente direttiva e assicurare

un valore aggiunto europeo.

 (20) Poiché l’obiettivo della presente direttiva, ossia stabilire

norme comuni in materia di rimpatrio, allontanamento,

uso di misure coercitive, trattenimento e divieti d'ingresso,

non può essere realizzato in misura sufficiente

dagli Stati membri e può dunque, a causa delle sue dimensioni

e dei suoi effetti, essere realizzato meglio a

livello comunitario, la Comunità può intervenire, in

base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5

del trattato. La presente direttiva si limita a quanto è

necessario per conseguire tale obiettivo, in ottemperanza

al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

 (21) Gli Stati membri dovrebbero attuare le disposizioni della

presente direttiva senza operare discriminazioni fondate

su sesso, razza, colore della pelle, origine etnica o sociale,

caratteristiche genetiche, lingua, religione o convinzioni

personali, opinioni politiche o di qualsiasi altra natura,

appartenenza ad una minoranza nazionale, patrimonio,

nascita, disabilità, età o orientamento sessuale.

 (22) In linea con la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti

del fanciullo del 1989, l’«interesse superiore del bambino»

dovrebbe costituire una considerazione preminente degli

Stati membri nell'attuazione della presente direttiva. In

linea con la Convenzione europea per la salvaguardia

dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, il rispetto

della vita familiare dovrebbe costituire una considerazione

preminente degli Stati membri nell'attuazione

della presente direttiva.

 (23) L’applicazione della presente direttiva non pregiudica gli

obblighi derivanti dalla convenzione di Ginevra, del 28 luglio

1951, relativa allo status dei rifugiati, modificata dal

protocollo di New York del 31 gennaio 1967.

 (24) La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e osserva

i principi riconosciuti in particolare nella Carta dei

diritti fondamentali dell'Unione europea.

IT 24.12.2008 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 348/99

(1) GU L 261 del 6.8.2004, pag. 28. (2) GU L 381 del 28.12.2006, pag. 4.

 (25) Ai sensi degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione

della Danimarca allegato al trattato sull’Unione europea e

al trattato che istituisce la Comunità europea, la Danimarca

non partecipa all’adozione della presente direttiva,

non ne è in alcun modo vincolata né è soggetta alla sua

applicazione. Poiché la presente direttiva costituisce uno

sviluppo dell’acquis di Schengen ai sensi della parte terza,

titolo IV, del trattato che istituisce la Comunità europea

nella misura in cui si applica ai cittadini di paesi terzi che

non soddisfano o non soddisfano più le condizioni di

ingresso ai sensi del codice frontiere Schengen (1), la Danimarca

decide, a norma dell’articolo 5 del suddetto protocollo,

entro sei mesi dall’adozione della presente direttiva,

se intende recepirla nel suo diritto interno.

 (26) Nella misura in cui si applica ai cittadini di paesi terzi che

non soddisfano o non soddisfano più le condizioni d'ingresso

ai sensi del codice frontiere Schengen, la presente

direttiva costituisce uno sviluppo delle disposizioni dell’acquis

di Schengen cui il Regno Unito non partecipa, ai

sensi della decisione 2000/365/CE del Consiglio, del

29 maggio 2000, riguardante la richiesta del Regno

Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord di partecipare

ad alcune disposizioni dell'acquis di Schengen (2); inoltre,

ai sensi degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione

del Regno Unito e dell’Irlanda allegato al trattato sull’Unione

europea e al trattato che istituisce la Comunità

europea e fatto salvo l'articolo 4 di tale protocollo, il

Regno Unito non partecipa all'adozione della presente

direttiva e di conseguenza non ne è in alcun modo vincolato,

né è soggetto alla sua applicazione.

 (27) Nella misura in cui si applica ai cittadini di paesi terzi che

non soddisfano o non soddisfano più le condizioni d'ingresso

ai sensi del codice frontiere Schengen, la presente

direttiva costituisce uno sviluppo delle disposizioni dell’acquis

di Schengen cui l'Irlanda non partecipa, ai sensi

della decisione 2002/192/CE del Consiglio, del 28 febbraio

2002, riguardante la richiesta dell'Irlanda di partecipare

ad alcune disposizioni dell'acquis di Schengen (3);

inoltre, ai sensi degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla

posizione del Regno Unito e dell’Irlanda allegato al trattato

sull’Unione europea e al trattato che istituisce la

Comunità europea e fatto salvo l'articolo 4 di tale protocollo,

l'Irlanda non partecipa all'adozione della presente

direttiva e di conseguenza non ne è in alcun modo vincolata,

né è soggetta alla sua applicazione.

 (28) Per quanto riguarda l'Islanda e la Norvegia, la presente

direttiva, nella misura in cui si applica ai cittadini di paesi

terzi che non soddisfano o non soddisfano più le condizioni

di ingresso ai sensi del codice frontiere Schengen,

costituisce uno sviluppo dell’acquis di Schengen ai sensi

dell’accordo concluso tra il Consiglio dell’Unione europea

e la Repubblica d’Islanda e il Regno di Norvegia sull’associazione

di questi due Stati all’attuazione, all’applicazione

e allo sviluppo dell’acquis di Schengen, che rientra

nel settore contemplato all’articolo 1, punto C, della decisione

1999/437/CE del Consiglio (4), relativa ad alcune

modalità per l’applicazione del suddetto accordo.

 (29) Per quanto riguarda la Svizzera, la presente direttiva, nella

misura in cui si applica ai cittadini di paesi terzi che non

soddisfano o non soddisfano più le condizioni di ingresso

ai sensi del codice frontiere Schengen, costituisce

uno sviluppo delle disposizioni dell'acquis di Schengen ai

sensi dell'accordo tra l’Unione europea, la Comunità europea

e la Confederazione svizzera riguardante l’associazione

della Confederazione svizzera all'attuazione, all'applicazione

e allo sviluppo dell'acquis di Schengen, che

rientrano nel settore di cui all’articolo 1, punto C, della

decisione 1999/437/CE, in combinato disposto con l’articolo

3 della decisione 2008/146/CE del Consiglio (5),

relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea,

di tale accordo.

 (30) Per quanto riguarda il Liechtenstein, la presente direttiva,

nella misura in cui si applica ai cittadini di paesi terzi che

non soddisfano o non soddisfano più le condizioni di

ingresso ai sensi del codice frontiere Schengen, costituisce

uno sviluppo delle disposizioni dell'acquis di Schengen ai

sensi del protocollo tra l’Unione europea, la Comunità

europea, la Confederazione svizzera e il Principato del

Liechtenstein sull’adesione del Principato del Liechtenstein

all’accordo tra l’Unione europea, la Comunità europea

e la Confederazione svizzera riguardante l’associazione

della Confederazione svizzera all'attuazione, all'applicazione

e allo sviluppo dell'acquis di Schengen, che

rientrano nel settore di cui all’articolo 1, punto C, della

decisione 1999/437/CE, in combinato disposto con l’articolo

3 della decisione 2008/261/CE del Consiglio (6),

sulla firma, a nome della Comunità europea, e sull’applicazione

provvisoria di alcune disposizioni di tale protocollo,

 HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

 CAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI

 Articolo 1- Oggetto

La presente direttiva stabilisce norme e procedure comuni da

applicarsi negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi

terzi il cui soggiorno è irregolare, nel rispetto dei diritti fondamentali

in quanto principi generali del diritto comunitario e del

diritto internazionale, compresi gli obblighi in materia di protezione

dei rifugiati e di diritti dell'uomo.

IT L 348/100 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 24.12.2008

(1) Regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio,

del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario

relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle

persone (codice frontiere Schengen) (GU L 105 del 13.4.2006,

pag. 1).

(2) GU L 131 dell'1.6.2000, pag. 43.

(3) GU L 64 del 7.3.2002, pag. 20.

(4) GU L 176 del 10.7.1999, pag. 31.

(5) GU L 53 del 27.2.2008, pag. 1.

(6) GU L 83 del 26.3.2008, pag. 3.

Articolo - Ambito di applicazione

 1. La presente direttiva si applica ai cittadini di paesi terzi il

cui soggiorno nel territorio di uno Stato membro è irregolare.

 2. Gli Stati membri possono decidere di non applicare la

presente direttiva ai cittadini di paesi terzi:

a) sottoposti a respingimento alla frontiera conformemente all'articolo

13 del codice frontiere Schengen ovvero fermati o

scoperti dalle competenti autorità in occasione dell'attraversamento

irregolare via terra, mare o aria della frontiera

esterna di uno Stato membro e che non hanno successivamente

ottenuto un'autorizzazione o un diritto di soggiorno

in tale Stato membro;

b) sottoposti a rimpatrio come sanzione penale o come conseguenza

di una sanzione penale, in conformità della legislazione

nazionale, o sottoposti a procedure di estradizione.

 3. La presente direttiva non si applica ai beneficiari del diritto

comunitario alla libera circolazione, quali definiti all'articolo 2,

paragrafo 5, del codice frontiere Schengen.

 Articolo 3 - Definizioni

 Ai fini della presente direttiva, si intende per:

1) «cittadino di un paese terzo» chiunque non sia cittadino

dell’Unione ai sensi dell’articolo 17, paragrafo 1, del trattato

né un beneficiario del diritto comunitario alla libera circolazione,

quale definito all'articolo 2, paragrafo 5, del codice

frontiere Schengen;

 2) «soggiorno irregolare» la presenza nel territorio di uno Stato

membro di un cittadino di un paese terzo che non soddisfi o

non soddisfi più le condizioni d'ingresso di cui all'articolo 5

del codice frontiere Schengen o altre condizioni d'ingresso,

di soggiorno o di residenza in tale Stato membro;

 3) «rimpatrio» il processo di ritorno di un cittadino di un paese

terzo, sia in adempimento volontario di un obbligo di rimpatrio

sia forzatamente:

— nel proprio paese di origine, o

— in un paese di transito in conformità di accordi comunitari

o bilaterali di riammissione o di altre intese, o

— in un altro paese terzo, in cui il cittadino del paese terzo

in questione decide volontariamente di ritornare e in cui

sarà accettato;

 4) «decisione di rimpatrio» decisione o atto amministrativo o

giudiziario che attesti o dichiari l’irregolarità del soggiorno di

un cittadino di paesi terzi e imponga o attesti l’obbligo di

rimpatrio;

 5) «allontanamento» l'esecuzione dell’obbligo di rimpatrio, vale

a dire il trasporto fisico fuori dallo Stato membro;

 6) «divieto d'ingresso» decisione o atto amministrativo o giudiziario

che vieti l'ingresso e il soggiorno nel territorio degli

Stati membri per un periodo determinato e che accompagni

una decisione di rimpatrio;

 7) «rischio di fuga» la sussistenza in un caso individuale di

motivi basati su criteri obiettivi definiti dalla legge per ritenere

che un cittadino di un paese terzo oggetto di una

procedura di rimpatrio possa tentare la fuga;

 8) «partenza volontaria»: l'adempimento dell'obbligo di rimpatrio

entro il termine fissato a tale scopo nella decisione di

rimpatrio;

 9) «persone vulnerabili»: i minori, i minori non accompagnati, i

disabili, gli anziani, le donne in gravidanza, le famiglie monoparentali

con figli minori e le persone che hanno subìto

torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica,

fisica o sessuale.

 Articolo 4 - Disposizioni più favorevoli

 1. La presente direttiva lascia impregiudicate le disposizioni

più favorevoli vigenti in forza di:

a) accordi bilaterali o multilaterali tra la Comunità, o la Comunità

e i suoi Stati membri, e uno o più paesi terzi;

b) accordi bilaterali o multilaterali tra uno o più Stati membri e

uno o più paesi terzi.

 2. La presente direttiva lascia impregiudicate le disposizioni

più favorevoli ai cittadini di paesi terzi previste dall'acquis comunitario

in materia di immigrazione e di asilo.

 3. La presente direttiva lascia impregiudicata la facoltà degli

Stati membri di introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli

alle persone cui si applica, purché compatibili con le

norme in essa stabilite.

IT 24.12.2008 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 348/101

 4. Per quanto riguarda i cittadini di paesi terzi esclusi dall'ambito

di applicazione della presente direttiva conformemente

all'articolo 2, paragrafo 2, lettera a), gli Stati membri:

a) provvedono affinché siano loro riservati un trattamento e un

livello di protezione non meno favorevoli di quanto disposto

all'articolo 8, paragrafi 4 e 5 (limitazione dell’uso di misure

coercitive), all'articolo 9, paragrafo 2, lettera a) (rinvio dell'allontanamento),

all'articolo 14, paragrafo 1, lettere b) e d)

(prestazioni sanitarie d'urgenza e considerazione delle esigenze

delle persone vulnerabili) e agli articoli 16 e 17 (condizioni

di trattenimento) e

b) rispettano il principio di non-refoulement.

 Articolo 5 - Non-refoulement, interesse superiore del bambino, vita

familiare e condizioni di salute

 Nell'applicazione della presente direttiva, gli Stati membri tengono

nella debita considerazione:

a) l'interesse superiore del bambino;

b) la vita familiare;

c) le condizioni di salute del cittadino di un paese terzo interessato;

e rispettano il principio di non-refoulement.

 CAPO II - FINE DEL SOGGIORNO IRREGOLARE

 Articolo 6 - Decisione di rimpatrio

1. Gli Stati membri adottano una decisione di rimpatrio nei

confronti di qualunque cittadino di un paese terzo il cui soggiorno

nel loro territorio è irregolare, fatte salve le deroghe di

cui ai paragrafi da 2 a 5.

 2. Un cittadino di un paese terzo il cui soggiorno nel territorio

di uno Stato membro è irregolare e che è in possesso di

un permesso di soggiorno valido o di un'altra autorizzazione

che conferisca il diritto di soggiornare rilasciati da un altro Stato

membro deve recarsi immediatamente nel territorio di quest'ultimo.

In caso di mancata osservanza di questa prescrizione da

parte del cittadino di un paese terzo interessato ovvero qualora

motivi di ordine pubblico o di sicurezza nazionale impongano

la sua immediata partenza, si applica il paragrafo 1.

 3. Gli Stati membri possono astenersi dall'emettere una decisione

di rimpatrio nei confronti di un cittadino di un paese

terzo il cui soggiorno nel loro territorio è irregolare qualora il

cittadino in questione sia ripreso da un altro Stato membro in

virtù di accordi o intese bilaterali vigenti alla data di entrata in

vigore della presente direttiva. In tal caso lo Stato membro che

riprende il cittadino in questione applica il paragrafo 1.

 4. In qualsiasi momento gli Stati membri possono decidere

di rilasciare per motivi caritatevoli, umanitari o di altra natura

un permesso di soggiorno autonomo o un'altra autorizzazione

che conferisca il diritto di soggiornare a un cittadino di un

paese terzo il cui soggiorno nel loro territorio è irregolare. In

tali casi non è emessa la decisione di rimpatrio. Qualora sia già

stata emessa, la decisione di rimpatrio è revocata o sospesa per

il periodo di validità del titolo di soggiorno o di un'altra autorizzazione

che conferisca il diritto di soggiornare.

 5. Qualora un cittadino di un paese terzo il cui soggiorno nel

territorio di uno Stato membro è irregolare abbia iniziato una

procedura per il rinnovo del permesso di soggiorno o di un'altra

autorizzazione che conferisce il diritto di soggiornare, lo Stato

membro in questione valuta l'opportunità di astenersi dall'emettere

una decisione di rimpatrio fino al completamento della

procedura, fatto salvo il paragrafo 6.

 6. La presente direttiva non osta a che gli Stati membri

decidano di porre fine al soggiorno regolare e dispongano contestualmente

il rimpatrio e/o l'allontanamento e/o il divieto

d'ingresso in un'unica decisione o atto amministrativo o giudiziario

in conformità della legislazione nazionale, fatte salve le

garanzie procedurali previste dal capo III e da altre pertinenti

disposizioni del diritto comunitario e nazionale.

 Articolo 7 - Partenza volontaria

 1. La decisione di rimpatrio fissa per la partenza volontaria

un periodo congruo di durata compresa tra sette e trenta giorni,

fatte salve le deroghe di cui ai paragrafi 2 e 4. Gli Stati membri

possono prevedere nella legislazione nazionale che tale periodo

sia concesso unicamente su richiesta del cittadino di un paese

terzo interessato. In tal caso, gli Stati membri informano i

cittadini di paesi terzi interessati della possibilità di inoltrare

tale richiesta.

Il periodo previsto al primo comma non esclude la possibilità

per i cittadini di paesi terzi interessati di partire prima.

 2. Gli Stati membri prorogano, ove necessario, il periodo per

la partenza volontaria per un periodo congruo, tenendo conto

delle circostanze specifiche del caso individuale, quali la durata

del soggiorno, l'esistenza di bambini che frequentano la scuola e

l'esistenza di altri legami familiari e sociali.

 3. Per la durata del periodo per la partenza volontaria possono

essere imposti obblighi diretti a evitare il rischio di fuga,

come l'obbligo di presentarsi periodicamente alle autorità, la

costituzione di una garanzia finanziaria adeguata, la consegna

di documenti o l’obbligo di dimorare in un determinato luogo.

IT L 348/102 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 24.12.2008

 4. Se sussiste il rischio di fuga o se una domanda di soggiorno

regolare è stata respinta in quanto manifestamente infondata

o fraudolenta o se l'interessato costituisce un pericolo

per l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza nazionale,

gli Stati membri possono astenersi dal concedere un

periodo per la partenza volontaria o concederne uno inferiore a

sette giorni.

 Articolo 8 - Allontanamento

 1. Gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per

eseguire la decisione di rimpatrio qualora non sia stato concesso

un periodo per la partenza volontaria a norma dell’articolo 7,

paragrafo 4, o per mancato adempimento dell’obbligo di rimpatrio

entro il periodo per la partenza volontaria concesso a

norma dell'articolo 7.

 2. Qualora uno Stato membro abbia concesso un periodo

per la partenza volontaria a norma dell’articolo 7, la decisione

di rimpatrio può essere eseguita unicamente alla scadenza di tale

periodo, a meno che nel periodo in questione non sorga uno

dei rischi di cui all'articolo 7, paragrafo 4.

 3. Gli Stati membri possono adottare una decisione o un atto

amministrativo o giudiziario distinto che ordini l'allontanamento.

4. Ove gli Stati membri ricorrano – in ultima istanza – a

misure coercitive per allontanare un cittadino di un paese terzo

che oppone resistenza, tali misure sono proporzionate e non

eccedano un uso ragionevole della forza. Le misure coercitive

sono attuate conformemente a quanto previsto dalla legislazione

nazionale in osservanza dei diritti fondamentali e nel debito

rispetto della dignità e dell'integrità fisica del cittadino di un

paese terzo interessato.

 5. Nell’effettuare l’allontanamento per via aerea gli Stati

membri tengono conto degli orientamenti comuni sulle disposizioni

di sicurezza applicabili all’allontanamento congiunto per

via aerea allegati alla decisione 2004/573/CE.

6. Gli Stati membri prevedono un sistema di monitoraggio

efficace dei rimpatri forzati.

 Articolo 9 - Rinvio dell'allontanamento

 1. Gli Stati membri rinviano l'allontanamento:

a) qualora violi il principio di non-refoulement, oppure

b) per la durata della sospensione concessa ai sensi dell'articolo

13, paragrafo 2.

 2. Gli Stati membri possono rinviare l'allontanamento per un

congruo periodo, tenendo conto delle circostanze specifiche di

ciascun caso. Gli Stati membri tengono conto in particolare:

a) delle condizioni fisiche o mentali del cittadino di un paese

terzo;

b) delle ragioni tecniche, come l'assenza di mezzi di trasporto o

il mancato allontanamento a causa dell'assenza di identificazione.

 3. Ove sia disposto il rinvio dell'allontanamento a norma dei

paragrafi 1 e 2, al cittadino di un paese terzo interessato possono

essere imposti gli obblighi di cui all'articolo 7, paragrafo 3.

 Articolo 10 - Rimpatrio e allontanamento di minori non accompagnati

 1. Prima di emettere una decisione di rimpatrio nei confronti

di un minore non accompagnato è fornita un'assistenza da parte

di organismi appropriati diversi dalle autorità che eseguono il

rimpatrio tenendo nel debito conto l'interesse superiore del

bambino.

 2. Prima di allontanare un minore non accompagnato dal

territorio di uno Stato membro, le autorità di tale Stato membro

si accertano che questi sarà ricondotto ad un membro della sua

famiglia, a un tutore designato o presso adeguate strutture di

accoglienza nello Stato di rimpatrio.

 Articolo 11 - Divieto d'ingresso

 1. Le decisioni di rimpatrio sono corredate di un divieto

d'ingresso:

a) qualora non sia stato concesso un periodo per la partenza

volontaria, oppure

b) qualora non sia stato ottemperato all'obbligo di rimpatrio.

In altri casi le decisioni di rimpatrio possono essere corredate di

un divieto d'ingresso.

 2. La durata del divieto d'ingresso è determinata tenendo

debitamente conto di tutte le circostanze pertinenti di ciascun

caso e non supera di norma i cinque anni. Può comunque

superare i cinque anni se il cittadino di un paese terzo costituisce

una grave minaccia per l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza

o la sicurezza nazionale.

 3. Gli Stati membri valutano la possibilità di revocare o

sospendere un divieto d'ingresso qualora un cittadino di un

paese terzo colpito da un divieto d'ingresso disposto in conformità

del paragrafo 1, secondo comma, possa dimostrare di aver

lasciato il territorio di uno Stato membro in piena ottemperanza

di una decisione di rimpatrio.

IT 24.12.2008 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 348/103

Le vittime della tratta di esseri umani cui è stato concesso un

permesso di soggiorno ai sensi della direttiva 2004/81/CE del

Consiglio, del 29 aprile 2004, riguardante il titolo di soggiorno

da rilasciare ai cittadini di paesi terzi vittime della tratta di esseri

umani o coinvolti in un'azione di favoreggiamento dell'immigrazione

illegale che cooperino con le autorità competenti (1)

non sono soggette a divieto d'ingresso fatte salve le disposizioni

del paragrafo 1, primo comma, lettera b), e purché il cittadino

di un paese terzo in questione non rappresenti una minaccia per

l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza nazionale.

In casi individuali gli Stati membri possono astenersi per motivi

umanitari dall'emettere, revocare o sospendere un divieto d'ingresso.

In casi individuali o in talune categorie di casi gli Stati membri

possono revocare o sospendere un divieto d'ingresso per altri

motivi.

 4. Lo Stato membro che preveda di rilasciare un permesso di

soggiorno o un'altra autorizzazione che conferisca il diritto di

soggiornare ad un cittadino di un paese terzo colpito da un

divieto d'ingresso disposto da un altro Stato membro consulta

preliminarmente lo Stato membro che lo ha disposto e tiene

conto degli interessi di quest'ultimo in conformità dell’articolo

25 della convenzione di applicazione dell’accordo di

Schengen (2).

 5. I paragrafi da 1 a 4 non pregiudicano negli Stati membri il

diritto alla protezione internazionale, quale definita all'articolo 2,

lettera a), della direttiva 2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile

2004, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di

paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona

altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché

norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta (3).

 CAPO III - GARANZIE PROCEDURALI

 Articolo 12 - Forma

 1. Le decisioni di rimpatrio e, ove emesse, le decisioni di

divieto d'ingresso e le decisioni di allontanamento sono adottate

in forma scritta, sono motivate in fatto e in diritto e contengono

informazioni sui mezzi di ricorso disponibili.

Le informazioni sui motivi in fatto possono essere ridotte laddove

la legislazione nazionale consenta che il diritto di informazione

sia limitato, in particolare per salvaguardare la sicurezza

nazionale, la difesa, la pubblica sicurezza e per la prevenzione,

le indagini, l'accertamento e il perseguimento di reati.

 2. Gli Stati membri provvedono, su richiesta, alla traduzione

scritta od orale dei principali elementi delle decisioni connesse

al rimpatrio di cui al paragrafo 1, incluse le modalità di impugnazione

disponibili, in una lingua comprensibile per il cittadino

di un paese terzo o che si può ragionevolmente supporre

tale.

 3. Gli Stati membri possono decidere di non applicare il

paragrafo 2 ai cittadini di paesi terzi che sono entrati in

modo irregolare nel territorio di uno Stato membro e non

hanno successivamente ottenuto un'autorizzazione o un diritto

di soggiorno in tale Stato.

In tali casi le decisioni connesse al rimpatrio di cui al paragrafo

1 sono adottate per mezzo di un modello uniforme previsto

dalla legislazione nazionale.

Gli Stati membri rendono disponibili schede informative generalizzate

che espongono gli elementi principali del modello

uniforme in almeno cinque delle lingue più frequentemente

utilizzate o comprese dagli immigrati che entrano in modo

irregolare nel loro territorio.

 Articolo 13 - Mezzi di ricorso

 1. Al cittadino di un paese terzo interessato sono concessi

mezzi di ricorso effettivo avverso le decisioni connesse al rimpatrio

di cui all'articolo 12, paragrafo 1, o per chiederne la

revisione dinanzi ad un'autorità giudiziaria o amministrativa

competente o a un organo competente composto da membri

imparziali che offrono garanzie di indipendenza.

 2. L'autorità o l'organo menzionati al paragrafo 1 hanno la

facoltà di rivedere le decisioni connesse al rimpatrio di cui

all'articolo 12, paragrafo 1, compresa la possibilità di sospenderne

temporaneamente l'esecuzione, a meno che la sospensione

temporanea sia già applicabile ai sensi del diritto interno.

 3. Il cittadino di un paese terzo interessato ha la facoltà di

farsi consigliare e rappresentare da un legale e, ove necessario,

di avvalersi di un’assistenza linguistica.

 4. Gli Stati membri provvedono a che sia garantita, su richiesta,

la necessaria assistenza e/o rappresentanza legale gratuita ai

sensi della pertinente legislazione o regolamentazione nazionale

in materia e possono disporre che tale assistenza e/o rappresentanza

legale gratuita sia soggetta alle condizioni di cui all'articolo

 15, paragrafi da 3 a 6, della direttiva 2005/85/CE.

 Articolo 14 -Garanzie prima del rimpatrio

 1. Gli Stati membri provvedono, ad esclusione della situazione

di cui agli articoli 16 e 17, affinché si tenga conto il

più possibile dei seguenti principi in relazione ai cittadini di

paesi terzi durante il periodo per la partenza volontaria concesso

a norma dell’articolo 7 e durante i periodi per i quali

l'allontanamento è stato differito ai sensi dell'articolo 9:

IT L 348/104 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 24.12.2008

(1) GU L 261 del 6.8.2004, pag. 19.

(2) GU L 239 del 22.9.2000, pag. 19.

(3) GU L 304 del 30.9.2004, pag. 12.

a) che sia mantenuta l'unità del nucleo familiare con i membri

della famiglia presenti nel territorio;

b) che siano assicurati le prestazioni sanitarie d'urgenza e il

trattamento essenziale delle malattie;

c) che sia garantito l'accesso al sistema educativo di base per i

minori, tenuto conto della durata del soggiorno;

d) che si tenga conto delle esigenze particolari delle persone

vulnerabili.

 2. Gli Stati membri confermano per iscritto alle persone di

cui al paragrafo 1, conformemente alla legislazione nazionale,

che il periodo per la partenza volontaria è stato prorogato ai

sensi dell'articolo 7, paragrafo 2, o che l’esecuzione della decisione

di rimpatrio è temporaneamente sospesa.

 CAPO IV - TRATTENIMENTO AI FINI DELL'ALLONTANAMENTO

Articolo 15 - Trattenimento

 1. Salvo se nel caso concreto possono essere efficacemente

applicate altre misure sufficienti ma meno coercitive, gli Stati

membri possono trattenere il cittadino di un paese terzo sottoposto

a procedure di rimpatrio soltanto per preparare il rimpatrio

e/o effettuare l'allontanamento, in particolare quando:

a) sussiste un rischio di fuga o

b) il cittadino del paese terzo evita od ostacola la preparazione

del rimpatrio o dell'allontanamento.

Il trattenimento ha durata quanto più breve possibile ed è

mantenuto solo per il tempo necessario all'espletamento diligente

delle modalità di rimpatrio.

 2. Il trattenimento è disposto dalle autorità amministrative o

giudiziarie.

Il trattenimento è disposto per iscritto ed è motivato in fatto e

in diritto.

Quando il trattenimento è disposto dalle autorità amministrative,

gli Stati membri:

a) prevedono un pronto riesame giudiziario della legittimità del

trattenimento su cui decidere entro il più breve tempo possibile

dall'inizio del trattenimento stesso,

b) oppure accordano al cittadino di un paese terzo interessato il

diritto di presentare ricorso per sottoporre ad un pronto

riesame giudiziario la legittimità del trattenimento su cui

decidere entro il più breve tempo possibile dall'avvio del

relativo procedimento. In tal caso gli Stati membri informano

immediatamente il cittadino del paese terzo in merito

alla possibilità di presentare tale ricorso.

Il cittadino di un paese terzo interessato è liberato immediatamente

se il trattenimento non è legittimo.

 3. In ogni caso, il trattenimento è riesaminato ad intervalli

ragionevoli su richiesta del cittadino di un paese terzo interessato

o d'ufficio. Nel caso di periodi di trattenimento prolungati

il riesame è sottoposto al controllo di un'autorità giudiziaria.

 4. Quando risulta che non esiste più alcuna prospettiva ragionevole

di allontanamento per motivi di ordine giuridico o

per altri motivi o che non sussistono più le condizioni di cui al

paragrafo 1, il trattenimento non è più giustificato e la persona

interessata è immediatamente rilasciata.

5. Il trattenimento è mantenuto finché perdurano le condizioni

di cui al paragrafo 1 e per il periodo necessario ad assicurare

che l'allontanamento sia eseguito. Ciascuno Stato membro

stabilisce un periodo limitato di trattenimento, che non può

superare i sei mesi.

6. Gli Stati membri non possono prolungare il periodo di cui

al paragrafo 5, salvo per un periodo limitato non superiore ad

altri dodici mesi conformemente alla legislazione nazionale nei

casi in cui, nonostante sia stato compiuto ogni ragionevole

sforzo, l'operazione di allontanamento rischia di durare più a

lungo a causa:

a) della mancata cooperazione da parte del cittadino di un

paese terzo interessato, o

b) dei ritardi nell'ottenimento della necessaria documentazione

dai paesi terzi.

 Articolo 16 - Condizioni di trattenimento

 1. Il trattenimento avviene di norma in appositi centri di

permanenza temporanea. Qualora uno Stato membro non

possa ospitare il cittadino di un paese terzo interessato in un

apposito centro di permanenza temporanea e debba sistemarlo

in un istituto penitenziario, i cittadini di paesi terzi trattenuti

sono tenuti separati dai detenuti ordinari.

 2. I cittadini di paesi terzi trattenuti hanno la possibilità —

su richiesta — di entrare in contatto, a tempo debito, con

rappresentanti legali, familiari e autorità consolari competenti.

 3. Particolare attenzione è prestata alla situazione delle persone

vulnerabili. Sono assicurati le prestazioni sanitarie d'urgenza

e il trattamento essenziale delle malattie.

IT 24.12.2008 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 348/105

 4. I pertinenti e competenti organismi ed organizzazioni nazionali,

internazionali e non governativi hanno la possibilità di

accedere ai centri di permanenza temporanea di cui al paragrafo

1, nella misura in cui essi sono utilizzati per trattenere cittadini

di paesi terzi in conformità del presente capo. Tali visite possono

essere soggette ad autorizzazione.

 5. I cittadini di paesi terzi trattenuti sono sistematicamente

informati delle norme vigenti nel centro e dei loro diritti e

obblighi. Tali informazioni riguardano anche il loro diritto, ai

sensi della legislazione nazionale, di mettersi in contatto con gli

organismi e le organizzazioni di cui al paragrafo 4.

 Articolo 17 - Trattenimento di minori e famiglie

 1. I minori non accompagnati e le famiglie con minori sono

trattenuti solo in mancanza di altra soluzione e per un periodo

adeguato il più breve possibile.

 2. Le famiglie trattenute in attesa di allontanamento usufruiscono

di una sistemazione separata che assicuri loro un adeguato

rispetto della vita privata.

 3. Ai minori trattenuti è offerta la possibilità di svolgere

attività di svago, tra cui attività di gioco e ricreative consone

alla loro età e, in funzione della durata della permanenza, è dato

accesso all'istruzione.

 4. Ai minori non accompagnati è fornita, per quanto possibile,

una sistemazione in istituti dotati di personale e strutture

consoni a soddisfare le esigenze di persone della loro età.

 5. L'interesse superiore del bambino costituisce un criterio

fondamentale per il trattenimento dei minori in attesa di allontanamento.

 Articolo 18 - Situazioni di emergenza

 1. Nei casi in cui un numero eccezionalmente elevato di

cittadini di paesi terzi da rimpatriare comporta un notevole

onere imprevisto per la capacità dei centri di permanenza temporanea

di uno Stato membro o per il suo personale amministrativo

o giudiziario, sino a quando persiste la situazione anomala

detto Stato membro può decidere di accordare per il

riesame giudiziario periodi superiori a quelli previsti dall'articolo

15, paragrafo 2, terzo comma, e adottare misure urgenti

quanto alle condizioni di trattenimento in deroga a quelle previste

all'articolo 16, paragrafo 1, e all'articolo 17, paragrafo 2.

 2. All'atto di ricorrere a tali misure eccezionali, lo Stato

membro in questione ne informa la Commissione. Quest'ultima

è informata anche non appena cessino di sussistere i motivi che

hanno determinato l'applicazione delle suddette misure eccezionali.

 3. Nulla nel presente articolo può essere interpretato nel

senso che gli Stati membri siano autorizzati a derogare al

loro obbligo generale di adottare tutte le misure di carattere

generale e particolare atte ad assicurare l’esecuzione degli obblighi

ad essi incombenti ai sensi della presente direttiva.

 

CAPO V - DISPOSIZIONI FINALI

 Articolo 19 - Relazione

 La Commissione riferisce ogni tre anni al Parlamento europeo e

al Consiglio sull’applicazione della presente direttiva negli Stati

membri e propone eventuali modifiche.

La Commissione presenta la prima relazione entro il 24 dicembre

2013, incentrandola in particolare sull'applicazione dell'articolo

11, dell'articolo 13, paragrafo 4, e dell'articolo 15 negli

Stati membri. Per quanto riguarda l'articolo 13, paragrafo 4, la

Commissione valuta in particolare l'ulteriore impatto finanziario

e amministrativo negli Stati membri.

Articolo 20 - Attuazione

1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative,

regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi

alla presente direttiva entro il 24 dicembre 2010. Per

quanto riguarda l'articolo 13, paragrafo 4, gli Stati membri

mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e

amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva

entro il 24 dicembre 2011. Essi comunicano immediatamente

alla Commissione il testo di tali disposizioni.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono

un riferimento alla presente direttiva o sono corredate

di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le

modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.

 2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo

delle disposizioni essenziali di diritto interno che adottano nel

settore disciplinato dalla presente direttiva.

 Articolo 21 - Relazione con la convenzione Schengen

La presente direttiva sostituisce le disposizioni degli articoli 23 e

24 della convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen.

 Articolo 22 - Entrata in vigore

 La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo

alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

IT L 348/106 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 24.12.2008

Articolo 23 - Destinatari

 Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva conformemente al trattato che istituisce la Comunità

europea.

 Fatto a Strasburgo, addì 16 dicembre 2008.

Per il Parlamento europeo

Il presidente

H.-G. PÖTTERING

Per il Consiglio

Il presidente

B. LE MAIRE

IT 24.12.2008 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 348/107