LA RIFORMA DELL’ARTICOLO 117 DELLA COSTITUZIONE (COSIDDETTA DEVOLUTION)                              16 NOVEMBRE 2005

 

a cura di Giuseppe Di Leo

 

«Quel che non è normale, e che fa scandalo, è che una riforma costituzionale venga attuata a dispetto degli esperti, e cioè dei costituzionalisti, e platealmente infischiandosi del loro parere –tuona Giovanni Sartori dalla prima pagina del CORRIERE DELLA SERA del 28 settembre (Devoluzione in salsa italiana). Ma non è questo il principale limite che Sartori imputa alla cosiddetta devolution. Ci sono due problemi insoluti, sostiene Sartori, «uno di costo, l’altro di cattiva ingegneria». Prosegue il politologo: «Una delle stime che circolano arriva a prevedere addirittura 100 miliardi di euro (200mila miliardi di vecchie lire) gradualizzati in cinque anni » il costo di questa riforma. La cifra è grande «e c’è poco da scherzare».. Ma il problema vero sono i costi aggiuntivi «che dipenderanno da quanti impiegati dello Stato non si lasceranno trasferire da Roma alle capitali regionali, e da quanti saranno i nuovi uffici che le Regioni istituiranno per espletare le nuove funzioni». Sartori è pessimista su questo aspetto ed è sicuro «che i sotto-Stati regionali si gonfieranno ben oltre il necessario per sistemare clientele e compagnucci di partito». Poi c’è la questione se il federalismo “in salsa italiana” stia in piedi o no. Anche su questo punto Sartori è categorico: «No, perché si fonda su gambe sbagliate, su un Senato federale che non è federale (come i futuri governatori delle Regioni hanno capito), e anche perché fabbrica un sistema complessivo di dissennata macchinosità che sarà anche un paradiso di litigi e di conflitti di competenze».

 

L’approvazione da parte della Camera dei deputati del nuovo articolo 118 della Costituzione, con cui si costituzionalizza la Conferenza Stato-regioni, preoccupa il presidente del Senato Marcello Pera. Scrive Silvio Buzzanca su LA REPUBBLICA del 30 settembre (Riforme, Pera accusa la Camera: “Ha tolto poteri al nuovo Senato”, pag. 21) che per Pera aver attribuito alla Conferenza Stato-Regioni «il compito di promuovere accordi e intese, e non aver limitato questo compito alle sole funzioni amministrative, costituisca una forte limitazione alle prerogative del Parlamento e in particolare del Senato. In pratica il presidente del Senato non vuole correre il rischio che il Parlamento, e soprattutto il Senato federale, si riduca a Camera di ratifica di accordi presi in altre sedi senza garanzie di pubblicità e trasparenza per il cittadino».

 

«Dopo vent’anni di battaglie, la Lega vede il principale dei suoi obiettivi vicini alla realizzazione –scrive IL FOGLIO  del 30 settembre (Bossi e la devoluzione regionale, pag. 3). E’ il successo di Bossi. Sostiene Il Foglio: «Bossi ha saputo, nella difficile vicenda politica degli ultimi mesi, tenere ferma la rotta della Lega. Lo spazio di manovra e di dialogo con gli alleati e persino con l’opposizione che ha consentito a Calderoni di portare avanti l’approvazione della riforma non avrebbe potuto esserci senza l’approvazione del leader (…). Bossi conferma la sua qualità politica, la capacità di dosare e alternare atteggiamenti di sfida e di ragionevolezza, senza smarrire mai il senso dell’obiettivo».

 

In una intervista a FAMIGLIA CRISTIANA (Ecco la dittatura delle maggioranze) l’ex presidente della Corte Costituzionale, Francesco P. Casavola, critica il metodo con cui si approvano riforme come la devolution o il federalismo da parte del centrosinistra e del centrodestra. Sostiene Casavola: «Il centrosinistra, quando ha riformato il titolo V della Costituzione per quattro voti, ha esercitato la sua dittatura. E quella riforma è l’anticamera della devolution». Casavola lo spiega con motivazioni di carattere storico: «La classe politica non ha voluto organizzare tempestivamente lo Stato delle autonomie. Ognuno temeva Regioni bianche, rosse o nere. E adesso si è deciso di cambiare addirittura la forma di Stato». Casavola nell’intervista parla di vera e propria «de-sovranizzazione della repubblica su materie dove si misura il principio di eguaglianza fra i cittadini: salute, istruzione e sicurezza». Previsioni? «La confusione tra competenze esclusive e competenze concorrenti –conclude sconsolato.

Con la devolution, scrive Enzo Balboni su EUROPA del 30 settembre (Uno strazio da fermare. Col referendum, pag. 1), «cantano ovviamente vittoria gli esponenti leghisti e si accodano i rappresentanti della coalizione, in attesa che, nei prossimi giorni, tocchi anche a loro quanto è stato pattuito nella spartizione delle spoglie costituzionali: ad An il premierato assoluto, all’Udc la speranza del ritorno al proporzionale e a Forza Italia l’intesa a non disturbare il manovratore nella tutela dei suoi interessi». Balboni contesta che con questa modifica dell’articolo 117 della Costituzione ci sarà una competenza esclusiva delle regioni in materia di sanità, assistenza, istruzione e sicurezza. Sostiene l’articolista: «La competenza esclusiva attiene all’assistenza e organizzazione sanitaria, restando fermo che le norme generali a tutela della salute entrano nella competenza esclusiva dello Stato». E conclude il suo articolo con una previsione nefasta: «La confusione di ruoli e competenze (…) produrrà decine di conflitti tra Stato e regioni e si può essere facili profeti a immaginare che questi saranno arbitrati dalla Corte Costituzionale piuttosto a vantaggio della competenza dello Stato (…). Un bel risultato davvero per chi predicava contro lo statalismo romano».

 

Molto critico anche il giudizio di Agazio Loiero che dalle pagine dell’UNITA’ del 30 settembre (Devolution, il pasticcio devastante, pag. 27) scrive che « al centrosinistra non resterà fra qualche mese che promuovere il referendum per tentare di cancellare la legge».