LEGGE 14 luglio 2017, n. 110 

Introduzione del delitto di tortura nell'ordinamento italiano. (17G00126) (GU Serie Generale n.166 del 18-07-2017)

 note: Entrata in vigore del provvedimento: 18/07/2017

 

 La  Camera  dei  deputati ed  il  Senato  della  Repubblica   hanno
approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
                              Promulga 
 
la seguente legge: 
 
                               Art. 1 
 
Introduzione degli articoli 613-bis  e  613-ter  del  codice  penale,
  concernenti i reati  di  tortura  e  di  istigazione  del  pubblico
  ufficiale alla tortura 
  1. Nel libro secondo, titolo XII, capo III, sezione III, del codice
penale, dopo l'articolo 613 sono aggiunti i seguenti: 
  «Art. 613-bis (Tortura). - Chiunque, con violenze o minacce  gravi,
ovvero agendo con crudelta', cagiona acute sofferenze  fisiche  o  un
verificabile trauma psichico a una  persona  privata  della  liberta'
personale  o  affidata  alla  sua  custodia,   potesta',   vigilanza,
controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi  in  condizioni  di
minorata difesa, e' punito con la pena della reclusione da quattro  a
dieci anni se il fatto e' commesso mediante piu' condotte  ovvero  se
comporta un trattamento inumano e degradante per  la  dignita'  della
persona. 
  Se i fatti di cui al primo  comma  sono  commessi  da  un  pubblico
ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con  abuso  dei
poteri o in  violazione  dei  doveri  inerenti  alla  funzione  o  al
servizio, la pena e' della reclusione da cinque a dodici anni. 
  Il  comma  precedente  non  si  applica  nel  caso  di   sofferenze
risultanti unicamente dall'esecuzione di legittime misure privative o
limitative di diritti. 
  Se dai fatti di cui al primo comma deriva una lesione personale  le
pene di cui ai commi precedenti sono  aumentate;  se  ne  deriva  una
lesione personale grave sono aumentate di un terzo e se ne deriva una
lesione personale gravissima sono aumentate della meta'. 
  Se  dai  fatti  di  cui  al  primo  comma  deriva  la  morte  quale
conseguenza non voluta, la pena e' della reclusione di  anni  trenta.
Se  il  colpevole  cagiona  volontariamente  la  morte,  la  pena  e'
dell'ergastolo. 
  Art.  613-ter (Istigazione  del  pubblico  ufficiale  a  commettere
tortura). - Il pubblico  ufficiale  o  l'incaricato  di  un  pubblico
servizio il quale, nell'esercizio  delle  funzioni  o  del  servizio,
istiga in modo concretamente idoneo altro pubblico ufficiale o  altro
incaricato di  un  pubblico  servizio  a  commettere  il  delitto  di
tortura, se l'istigazione non e' accolta ovvero se  l'istigazione  e'
accolta ma il delitto non e' commesso, e' punito con la reclusione da
sei mesi a tre anni». 
                                     NOTE 
 
          Avvertenza: 
              Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art. 10, comma 2, del testo unico  delle  disposizioni
          sulla  promulgazione  delle  leggi,   sull'emanazione   dei
          decreti   del   Presidente   della   Repubblica   e   sulle
          pubblicazioni   ufficiali   della   Repubblica    italiana,
          approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  28
          dicembre 1985, n. 1092,  al  solo  fine  di  facilitare  la
          lettura delle disposizioni  di  legge  modificate.  Restano
          invariati il valore e l'efficacia  degli  atti  legislativi
          qui trascritti. 
 
                                  Art. 2 
 
      Modifica all'articolo 191 del codice di procedura penale 
 
  1. All'articolo 191 del codice di procedura penale, dopo il comma 2
e' aggiunto il seguente: 
  «2-bis. Le dichiarazioni o le  informazioni  ottenute  mediante  il
delitto di tortura non sono comunque utilizzabili, salvo  che  contro
le persone accusate di tale delitto e al solo  fine  di  provarne  la
responsabilita' penale». 
           Note all'art. 2: 
              - Si riporta il  testo  dell'art.  191  del  Codice  di
          procedura penale, come modificato dalla presente legge: 
              «Art. 191. (Prove illegittimamente acquisite). - 1.  Le
          prove acquisite in violazione dei divieti  stabiliti  dalla
          legge non possono essere utilizzate. 
              2. L'inutilizzabilita' e' rilevabile anche  di  ufficio
          in ogni stato e grado del procedimento. 
              2-bis. Le  dichiarazioni  o  le  informazioni  ottenute
          mediante  il  delitto  di   tortura   non   sono   comunque
          utilizzabili, salvo che contro le persone accusate di  tale
          delitto e al  solo  fine  di  provarne  la  responsabilita'
          penale.». 
                                  Art. 3 
 
              Modifica all'articolo 19 del testo unico 
        di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 
 
  1. All'articolo 19 del testo unico delle  disposizioni  concernenti
la  disciplina  dell'immigrazione  e  norme  sulla  condizione  dello
straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo
il comma 1 e' inserito il seguente: 
  «1.1.  Non  sono  ammessi  il  respingimento   o   l'espulsione   o
l'estradizione di  una  persona  verso  uno  Stato  qualora  esistano
fondati motivi di ritenere che essa rischi  di  essere  sottoposta  a
tortura. Nella valutazione  di  tali  motivi  si  tiene  conto  anche
dell'esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi  di
diritti umani». 
          Note all'art. 3: 
              -  Si  riporta  il  testo  dell'art.  19  del   decreto
          legislativo 25 luglio  1998,  n.  286  (Testo  unico  delle
          disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione  e
          norme sulla condizione dello  straniero),  come  modificato
          dalla presente legge: 
              «Art. 19. (Divieti di espulsione  e  di  respingimento.
          Disposizioni in materia di categorie vulnerabili). - 1.  In
          nessun caso puo' disporsi l'espulsione o  il  respingimento
          verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di
          persecuzione per motivi di razza, di sesso, di  lingua,  di
          cittadinanza,  di  religione,  di  opinioni  politiche,  di
          condizioni personali o sociali, ovvero possa  rischiare  di
          essere rinviato verso un altro  Stato  nel  quale  non  sia
          protetto dalla persecuzione. 
              1.1 Non sono ammessi il respingimento o l'espulsione  o
          l'estradizione di  una  persona  verso  uno  Stato  qualora
          esistano fondati motivi di  ritenere  che  essa  rischi  di
          essere sottoposta a  tortura.  Nella  valutazione  di  tali
          motivi si tiene conto anche dell'esistenza, in tale  Stato,
          di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani. 
              1-bis. In nessun caso puo'  disporsi  il  respingimento
          alla frontiera di minori stranieri non accompagnati. 
              2. Non e' consentita l'espulsione, salvo che  nei  casi
          previsti dall'art. 13, comma 1, nei confronti: 
                a) degli stranieri minori di anni diciotto, salvo  il
          diritto a seguire il genitore o l'affidatario espulsi; 
                b)  degli  stranieri  in  possesso  della  carta   di
          soggiorno, salvo il disposto dell'art. 9; 
                c) degli stranieri conviventi con  parenti  entro  il
          secondo grado o con il coniuge, di nazionalita' italiana; 
                d) delle donne in stato di gravidanza o nei sei  mesi
          successivi alla nascita del figlio cui provvedono. 
              2-bis. Il respingimento o l'esecuzione  dell'espulsione
          di persone  affette  da  disabilita',  degli  anziani,  dei
          minori, dei componenti di famiglie monoparentali con  figli
          minori nonche' dei minori, ovvero delle  vittime  di  gravi
          violenze psicologiche, fisiche o sessuali  sono  effettuate
          con  modalita'  compatibili  con  le   singole   situazioni
          personali, debitamente accertate.». 

                                  Art. 4
 
                     Esclusione dall'immunita'.
                  Estradizione nei casi di tortura
 
  1. Non puo' essere riconosciuta  alcuna  forma  di  immunita'  agli
stranieri sottoposti a procedimento penale o condannati per il  reato
di tortura in altro Stato o da un tribunale internazionale.
  2. Nel rispetto del diritto interno e dei trattati  internazionali,
nei casi di cui al comma 1, lo straniero e' estradato verso lo  Stato
richiedente nel quale e' in corso il procedimento penale o  e'  stata
pronunciata sentenza di condanna per il reato di tortura o, nel  caso
di procedimento davanti ad  un  tribunale  internazionale,  verso  il
tribunale stesso o lo Stato individuato ai sensi  dello  statuto  del
medesimo tribunale
.
       

 
                         Art. 5
 
                       Invarianza degli oneri
 
  1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o
maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

                            Art. 6
 
                          Entrata in vigore
 
  1. La presente legge entra in vigore il  giorno  stesso  della  sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
    Data a Roma, addi' 14 luglio 2017
 
                             MATTARELLA
 
                               Gentiloni  Silveri,   Presidente   del
                               Consiglio dei ministri
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando

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Fonte: sito della Gazzetta Ufficiale