LEGGE 11 gennaio 2018, n. 4 

Modifiche al codice civile, al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani per crimini domestici. (18G00020) (GU Serie Generale n.26 del 01-02-2018)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 16/02/2018

 

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno
approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
                              Promulga 
 
la seguente legge: 
 
                               Art. 1 
 
                         Gratuito patrocinio 
 
  1. All'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e'  aggiunto,  in
fine, il seguente comma: 
  «4-quater. I figli minori o i figli maggiorenni economicamente  non
autosufficienti rimasti orfani di un genitore a seguito  di  omicidio
commesso in danno dello stesso genitore dal coniuge, anche legalmente
separato o divorziato, dall'altra parte dell'unione civile, anche  se
l'unione civile e' cessata, o dalla persona che e' o e' stata  legata
da relazione affettiva e stabile convivenza possono essere ammessi al
patrocinio a spese dello Stato, anche in deroga ai limiti di  reddito
previsti,  applicando  l'ammissibilita'   in   deroga   al   relativo
procedimento penale e a tutti i  procedimenti  civili  derivanti  dal
reato, compresi quelli di esecuzione forzata». 
  2. Agli oneri derivanti dal comma 1, valutati in 10.000 euro  annui
a decorrere dall'anno 2017, si provvede ai  sensi  dell'articolo  11,
comma 3. 
 
                                    N O T E 
 
          Avvertenza: 
              Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art.  10,  commi  2  e  3,  del  testo   unico   delle
          disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,
          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
          e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,
          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo
          fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge
          modificate o alle  quali  e'  operato  il  rinvio.  Restano
          invariati il valore e l'efficacia  degli  atti  legislativi
          qui trascritti. 
              Per le direttive CEE vengono  forniti  gli  estremi  di
          pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione  europea
          (GUUE). 
 
          Note all'art. 1: 
              - Si riporta il testo  dell'art.  76  del  decreto  del
          Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.  115  (Testo
          unico delle disposizioni  legislative  e  regolamentari  in
          materia di spese di giustizia (Testo A)),  come  modificato
          dalla presente legge: 
              «Art. 76 (L) (Condizioni per l'ammissione). 
              1. Puo' essere ammesso al patrocinio chi e' titolare di
          un reddito imponibile ai fini  dell'imposta  personale  sul
          reddito,   risultante   dall'ultima   dichiarazione,    non
          superiore a euro 11.528,41. 
              2. Salvo quanto previsto dall'art. 92, se l'interessato
          convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito e'
          costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel  medesimo
          periodo  da  ogni  componente  della   famiglia,   compreso
          l'istante. 
              3. Ai fini della determinazione dei limiti di  reddito,
          si tiene conto anche dei redditi che per legge sono  esenti
          dall'imposta sul reddito delle persone  fisiche  (IRPEF)  o
          che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta,
          ovvero ad imposta sostitutiva. 
              4. Si tiene conto del  solo  reddito  personale  quando
          sono oggetto della causa diritti della personalita', ovvero
          nei processi in cui gli interessi del richiedente  sono  in
          conflitto con  quelli  degli  altri  componenti  il  nucleo
          familiare con lui conviventi. 
              4-bis. Per i  soggetti  gia'  condannati  con  sentenza
          definitiva per i reati di cui  agli  articoli  416-bis  del
          codice penale, 291-quater del testo unico di cui al decreto
          del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, 73,
          limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell'art. 80,
          e 74, comma 1, del  testo  unico  di  cui  al  decreto  del
          Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonche'
          per i reati commessi avvalendosi delle condizioni  previste
          dal predetto art.  416-bis  ovvero  al  fine  di  agevolare
          l'attivita'  delle  associazioni  previste   dallo   stesso
          articolo, ai soli fini del presente decreto, il reddito  si
          ritiene superiore ai limiti previsti. 
              4-ter. La persona offesa dai reati di cui agli articoli
          572, 583-bis, 609-bis, 609-quater,  609-octies  e  612-bis,
          nonche', ove commessi in danno di minori, dai reati di  cui
          agli articoli 600, 600-bis,  600-ter,  600-quinquies,  601,
          602, 609-quinquies e 609-undecies del codice  penale,  puo'
          essere ammessa al patrocinio anche in deroga ai  limiti  di
          reddito previsti dal presente decreto. 
              4-quater.  Il   minore   straniero   non   accompagnato
          coinvolto   a   qualsiasi   titolo   in   un   procedimento
          giurisdizionale   ha   diritto    di    essere    informato
          dell'opportunita' di nominare un legale di  fiducia,  anche
          attraverso   il   tutore   nominato   o   l'esercente    la
          responsabilita' genitoriale ai sensi dell'art. 3, comma  1,
          della  legge  4  maggio  1983,   n.   184,   e   successive
          modificazioni, e  di  avvalersi,  in  base  alla  normativa
          vigente, del gratuito patrocinio a  spese  dello  Stato  in
          ogni stato e grado del procedimento. Per l'attuazione delle
          disposizioni contenute nel presente comma e' autorizzata la
          spesa di 771.470 euro annui a decorrere dall'anno 2017. 
              4-quater.  I  figli  minori  o  i   figli   maggiorenni
          economicamente non autosufficienti  rimasti  orfani  di  un
          genitore a seguito di  omicidio  commesso  in  danno  dello
          stesso genitore dal coniuge, anche  legalmente  separato  o
          divorziato, dall'altra parte dell'unione civile,  anche  se
          l'unione civile e' cessata, o dalla persona  che  e'  o  e'
          stata legata da relazione affettiva  e  stabile  convivenza
          possono essere ammessi al patrocinio a spese  dello  Stato,
          anche in deroga ai limiti di reddito  previsti,  applicando
          l'ammissibilita' in deroga al relativo procedimento  penale
          e a  tutti  i  procedimenti  civili  derivanti  dal  reato,
          compresi quelli di esecuzione forzata.». 
 
                               Art. 2 
 
            Modifiche all'articolo 577 del codice penale 
 
  1. All'articolo 577 del codice penale sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
  a) al primo comma, numero 1), dopo le parole: «il discendente» sono
aggiunte  le  seguenti:  «o  contro  il  coniuge,  anche   legalmente
separato, contro l'altra parte dell'unione civile o contro la persona
legata al colpevole da relazione affettiva  e  con  esso  stabilmente
convivente»; 
  b) al secondo comma, dopo le parole: «il coniuge» sono inserite  le
seguenti:  «divorziato,  l'altra  parte   dell'unione   civile,   ove
cessata». 
 
          Note all'art. 2: 
              - Si riporta il testo dell'art. 577 del codice  penale,
          come modificato dalla presente legge: 
              «Art. 577. Altre circostanze aggravanti. Ergastolo. 
              Si applica la pena dell'ergastolo se il fatto preveduto
          dall'art. 575 e' commesso: 
              1. contro l'ascendente o il  discendente  o  contro  il
          coniuge, anche legalmente separato,  contro  l'altra  parte
          dell'unione civile o contro la persona legata al  colpevole
          da relazione affettiva e con esso stabilmente convivente; 
              2. col mezzo di sostanze venefiche, ovvero con un altro
          mezzo insidioso; 
              3. con premeditazione; 
              4. col concorso di taluna  delle  circostanze  indicate
          nei numeri 1 e 4 dell'art. 61. 
              La pena e' della reclusione da  ventiquattro  a  trenta
          anni, se il fatto e' commesso contro il coniuge divorziato,
          l'altra parte dell'unione civile, ove cessata, il  fratello
          o la sorella, il padre o la madre  adottivi,  o  il  figlio
          adottivo, o contro un affine in linea retta.». 
                                 Art. 3 
 
                       Sequestro conservativo 
 
  1. Dopo il comma 1 dell'articolo 316 del codice di procedura penale
e' inserito il seguente: 
  «1-bis. Quando procede per il delitto di omicidio  commesso  contro
il coniuge, anche legalmente separato o  divorziato,  contro  l'altra
parte dell'unione civile, anche se  l'unione  civile  e'  cessata,  o
contro la persona che e' o e' stata legata da relazione  affettiva  e
stabile convivenza, il pubblico ministero rileva la presenza di figli
della   vittima   minorenni   o   maggiorenni   economicamente    non
autosufficienti e, in ogni stato e grado del procedimento, chiede  il
sequestro conservativo dei beni di cui al comma  1,  a  garanzia  del
risarcimento dei danni civili subiti dai figli delle vittime». 
 
          Note all'art. 3: 
              - Si riporta il  testo  dell'art.  316  del  codice  di
          procedura penale,  cosi'  come  modificato  dalla  presente
          legge: 
              «Art. 316. Presupposti ed effetti del provvedimento. 
              1. Se vi e' fondata ragione di ritenere che manchino  o
          si disperdano le  garanzie  per  il  pagamento  della  pena
          pecuniaria, delle spese di procedimento  e  di  ogni  altra
          somma dovuta all'erario dello Stato, il pubblico ministero,
          in ogni stato e grado del processo  di  merito,  chiede  il
          sequestro  conservativo  dei   beni   mobili   o   immobili
          dell'imputato o delle somme o cose a lui dovute, nei limiti
          in cui la legge ne consente il pignoramento. 
              1-bis.  Quando  procede  per  il  delitto  di  omicidio
          commesso contro il coniuge,  anche  legalmente  separato  o
          divorziato, contro l'altra parte dell'unione civile,  anche
          se l'unione civile e' cessata, o contro la persona che e' o
          e'  stata  legata  da   relazione   affettiva   e   stabile
          convivenza, il pubblico ministero  rileva  la  presenza  di
          figli della vittima minorenni o maggiorenni  economicamente
          non  autosufficienti  e,  in  ogni  stato   e   grado   del
          procedimento, chiede il sequestro conservativo dei beni  di
          cui al comma 1,  a  garanzia  del  risarcimento  dei  danni
          civili subiti dai figli delle vittime. 
              2. Se vi e' fondata ragione di ritenere che manchino  o
          si  disperdano  le  garanzie  delle   obbligazioni   civili
          derivanti dal  reato  [c.p.  185],  la  parte  civile  puo'
          chiedere il sequestro conservativo dei beni dell'imputato o
          del responsabile civile, secondo quanto previsto dal  comma
          1. 
              3. Il  sequestro  disposto  a  richiesta  del  pubblico
          ministero giova anche alla parte civile. 
              4. Per effetto del sequestro  i  crediti  indicati  nei
          commi 1 e 2 si considerano privilegiati,  rispetto  a  ogni
          altro credito non  privilegiato  di  data  anteriore  e  ai
          crediti  sorti  posteriormente,  salvi,  in  ogni  caso,  i
          privilegi stabiliti a garanzia del pagamento dei tributi.». 
                               Art. 4 
 
                            Provvisionale 
 
  1. All'articolo 539 del codice di procedura penale e' aggiunto,  in
fine, il seguente comma: 
  «2-bis. Nel  caso  di  cui  al  comma  1,  quando  si  procede  per
l'omicidio del  coniuge,  anche  legalmente  separato  o  divorziato,
dell'altra parte dell'unione civile,  anche  se  l'unione  civile  e'
cessata, o della persona che  e'  o  e'  stata  legata  da  relazione
affettiva e stabile convivenza, il giudice, rilevata la  presenza  di
figli  della  vittima  minorenni  o  maggiorenni  economicamente  non
autosufficienti,  costituiti  come  parte  civile,  provvede,   anche
d'ufficio, all'assegnazione di una provvisionale in loro  favore,  in
misura non inferiore al  50  per  cento  del  presumibile  danno,  da
liquidare in  separato  giudizio  civile;  nel  caso  vi  siano  beni
dell'imputato gia' sottoposti a  sequestro  conservativo,  in  deroga
all'articolo 320, comma 1, il sequestro si converte  in  pignoramento
con la  sentenza  di  condanna  in  primo  grado,  nei  limiti  della
provvisionale accordata». 
  2. Al primo periodo del comma 1 dell'articolo  320  del  codice  di
procedura penale sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, fatto
salvo quanto previsto dal comma 2-bis dell'articolo 539». 
 
          Note all'art. 4: 
              - Si riporta il testo degli  articoli  320  e  539  del
          codice di procedura penale, come modificati dalla  presente
          legge: 
              «Art. 320. Esecuzione sui beni sequestrati. 
              1.   Il   sequestro   conservativo   si   converte   in
          pignoramento quando diventa  irrevocabile  la  sentenza  di
          condanna al pagamento di una pena pecuniaria ovvero  quando
          diventa esecutiva la sentenza che condanna l'imputato e  il
          responsabile civile al risarcimento  del  danno  in  favore
          della  parte  civile.  La  conversione  non   estingue   il
          privilegio previsto dall'art.  316  comma  4,  fatto  salvo
          quanto previsto dal comma 2-bis dell'art. 539. 
              2. Salva l'azione per ottenere con le  forme  ordinarie
          il pagamento  delle  somme  che  rimangono  ancora  dovute,
          l'esecuzione forzata sui beni sequestrati  ha  luogo  nelle
          forme prescritte dal codice di procedura civile. Sul prezzo
          ricavato dalla vendita dei beni sequestrati e  sulle  somme
          depositate a titolo di cauzione e non devolute  alla  cassa
          delle ammende, sono pagate, nell'ordine,  le  somme  dovute
          alla parte civile a titolo di risarcimento del danno  e  di
          spese  processuali,  le  pene  pecuniarie,  le   spese   di
          procedimento e ogni altra  somma  dovuta  all'erario  dello
          Stato.» 
              «Art. 539. Condanna generica ai danni e provvisionale. 
              1. Il giudice, se le prove acquisite non consentono  la
          liquidazione  del  danno,  pronuncia  condanna  generica  e
          rimette le parti davanti al giudice civile. 
              2. A richiesta della  parte  civile,  l'imputato  e  il
          responsabile civile sono condannati  al  pagamento  di  una
          provvisionale nei limiti del danno per cui si ritiene  gia'
          raggiunta la prova. 
              2-bis. Nel caso di cui al comma 1,  quando  si  procede
          per l'omicidio del coniuge,  anche  legalmente  separato  o
          divorziato, dell'altra parte dell'unione civile,  anche  se
          l'unione civile e' cessata, o della persona  che  e'  o  e'
          stata legata da relazione affettiva e  stabile  convivenza,
          il giudice, rilevata la presenza  di  figli  della  vittima
          minorenni o maggiorenni economicamente non autosufficienti,
          costituiti come parte civile,  provvede,  anche  d'ufficio,
          all'assegnazione di una provvisionale in  loro  favore,  in
          misura non inferiore al 50 per cento del presumibile danno,
          da liquidare in separato giudizio civile; nel caso vi siano
          beni   dell'imputato   gia'    sottoposti    a    sequestro
          conservativo, in deroga all'art. 320, comma 1, il sequestro
          si converte in pignoramento con la sentenza di condanna  in
          primo grado, nei limiti della provvisionale accordata.». 
                               Art. 5 
 
                       Indegnita' a succedere 
 
  1. Dopo l'articolo 463 del codice civile e' inserito il seguente: 
  «Art. 463-bis (Sospensione dalla successione). - Sono sospesi dalla
successione il coniuge, anche legalmente separato, nonche'  la  parte
dell'unione civile indagati per l'omicidio volontario o  tentato  nei
confronti dell'altro coniuge o dell'altra parte  dell'unione  civile,
fino al decreto  di  archiviazione  o  alla  sentenza  definitiva  di
proscioglimento. In tal caso si fa luogo alla nomina di  un  curatore
ai sensi dell'articolo 528. In caso di  condanna  o  di  applicazione
della pena su richiesta delle parti, ai sensi dell'articolo  444  del
codice  di  procedura  penale,  il  responsabile  e'  escluso   dalla
successione ai sensi dell'articolo 463 del presente codice. 
  Le disposizioni di cui al primo comma si applicano anche  nei  casi
di persona indagata per l'omicidio volontario o tentato nei confronti
di uno o entrambi i genitori, del fratello o della sorella. 
  Il  pubblico  ministero,  compatibilmente  con   le   esigenze   di
segretezza delle indagini, comunica senza  ritardo  alla  cancelleria
del tribunale del circondario in cui  si  e'  aperta  la  successione
l'avvenuta iscrizione nel registro delle notizie di  reato,  ai  fini
della sospensione di cui al presente articolo». 
  2. Alla sezione II del capo II del titolo  III  del  libro  settimo
della parte seconda del codice di procedura penale  e'  aggiunto,  in
fine, il seguente articolo: 
  «Art. 537-bis (Indegnita'  a  succedere).  -  1.  Quando  pronuncia
sentenza di condanna per uno dei fatti previsti dall'articolo 463 del
codice civile,  il  giudice  dichiara  l'indegnita'  dell'imputato  a
succedere». 
  3. Al comma 2 dell'articolo 444 del codice di procedura  penale  e'
aggiunto, in  fine,  il  seguente  periodo:  «Si  applica  l'articolo
537-bis». 
 
          Note all'art. 5: 
              - Si riporta il  testo  dell'art.  444  del  codice  di
          procedura penale, come modificato dalla presente legge: 
              «Art. 444. Applicazione della pena su richiesta. 
              1. L'imputato e il pubblico ministero possono  chiedere
          al giudice l'applicazione,  nella  specie  e  nella  misura
          indicata,  di  una  sanzione  sostitutiva  o  di  una  pena
          pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di  una  pena
          detentiva quando questa, tenuto conto delle  circostanze  e
          diminuita fino a un terzo, non supera cinque  anni  soli  o
          congiunti a pena pecuniaria. 
              1-bis. Sono esclusi dall'applicazione  del  comma  1  i
          procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, commi  3-bis
          e 3-quater, i  procedimenti  per  i  delitti  di  cui  agli
          articoli  600-bis,  600-quater,  primo,  secondo,  terzo  e
          quinto  comma,  600-quater,  secondo  comma,  600-quater.1,
          relativamente alla condotta di produzione  o  commercio  di
          materiale  pornografico,  600-quinquies,  nonche'  609-bis,
          609-ter, 609-quater e 609-octies del codice penale, nonche'
          quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti
          abituali, professionali e per tendenza, o recidivi ai sensi
          dell'art. 99, quarto comma, del codice penale,  qualora  la
          pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria. 
              1-ter. Nei procedimenti per i  delitti  previsti  dagli
          articoli 314, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater e  322-bis
          del codice penale, l'ammissibilita' della richiesta di  cui
          al comma 1 e' subordinata alla restituzione  integrale  del
          prezzo o del profitto del reato. 
              2. Se vi e' il consenso anche della parte  che  non  ha
          formulato  la  richiesta  e  non  deve  essere  pronunciata
          sentenza di  proscioglimento  a  norma  dell'art.  129,  il
          giudice, sulla base degli  atti,  se  ritiene  corrette  la
          qualificazione giuridica del  fatto,  l'applicazione  e  la
          comparazione delle  circostanze  prospettate  dalle  parti,
          nonche' congrua la pena indicata, ne dispone  con  sentenza
          l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi  e'  stata
          la richiesta delle parti. Se vi e'  costituzione  di  parte
          civile, il  giudice  non  decide  sulla  relativa  domanda;
          l'imputato e' tuttavia condannato al pagamento delle  spese
          sostenute dalla parte civile, salvo  che  ricorrano  giusti
          motivi per la  compensazione  totale  o  parziale.  Non  si
          applica la disposizione dell'art. 75, comma 3.  Si  applica
          l'art. 537-bis. 
              3.  La  parte,  nel  formulare   la   richiesta,   puo'
          subordinarne   l'efficacia,    alla    concessione    della
          sospensione condizionale della  pena.  In  questo  caso  il
          giudice, se ritiene che  la  sospensione  condizionale  non
          puo' essere concessa, rigetta la richiesta.». 
                                 Art. 6 
 
               Diritto alla quota di riserva in favore 
                di figli orfani per crimini domestici 
 
  1. La quota di riserva di cui all'articolo 18, comma 2, della legge
12 marzo 1999, n. 68, e' attribuita  anche  ai  figli  orfani  di  un
genitore a  seguito  di  omicidio  commesso  in  danno  del  genitore
medesimo dal coniuge, anche  se  legalmente  separato  o  divorziato,
dall'altra parte dell'unione civile,  anche  se  l'unione  civile  e'
cessata, o dalla persona legata  da  relazione  affettiva  e  stabile
convivenza, condannati  ai  sensi  dell'articolo  577,  primo  comma,
numero 1), ovvero secondo comma, del codice penale. 
 
          Note all'art. 6: 
              - Si riporta il testo  dell'art.  18,  comma  2,  della
          legge 12 marzo 1999, n. 68 (Norme per il diritto al  lavoro
          dei disabili): 
              «2. In attesa di una disciplina organica del diritto al
          lavoro degli orfani e dei coniugi superstiti di coloro  che
          siano  deceduti  per  causa  di  lavoro,  di  guerra  o  di
          servizio,    ovvero    in    conseguenza    dell'aggravarsi
          dell'invalidita' riportata  per  tali  cause,  nonche'  dei
          coniugi  e  dei  figli  di  soggetti  riconosciuti   grandi
          invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro e dei
          profughi   italiani   rimpatriati,   il   cui   status   e'
          riconosciuto ai sensi della legge 26 dicembre 1981, n. 763,
          e' attribuita in favore  di  tali  soggetti  una  quota  di
          riserva, sul numero di  dipendenti  dei  datori  di  lavoro
          pubblici  e  privati  che  occupano   piu'   di   cinquanta
          dipendenti, pari  a  un  punto  percentuale  e  determinata
          secondo la disciplina di cui all'art. 3, commi 3, 4 e 6,  e
          all'art. 4, commi 1,  2  e  3,  della  presente  legge.  La
          predetta quota e' pari ad un'unita' per i datori di lavoro,
          pubblici  e  privati,  che  occupano   da   cinquantuno   a
          centocinquanta dipendenti. Le  assunzioni  sono  effettuate
          con le modalita' di cui all'art. 7, comma 1. Il regolamento
          di  cui  all'art.  20  stabilisce  le  relative  norme   di
          attuazione.». 
              - Per l'art. 577 del Codice penale, si veda nelle  note
          all'art. 2. 
                               Art. 7 
 
                     Pensione di reversibilita' 
 
  1. Dopo il comma 1 dell'articolo 1 della legge 27 luglio  2011,  n.
125, sono inseriti i seguenti: 
  «1-bis.  Sono  altresi'  sospesi  dal  diritto  alla  pensione   di
reversibilita'  o  indiretta  ovvero  all'indennita'  una  tantum  il
coniuge,  anche  legalmente  separato,  separato   con   addebito   o
divorziato,  quando  sia  titolare  di  assegno  di  mantenimento   o
divorzile, nonche' la parte dell'unione  civile,  anche  se  l'unione
civile e' cessata, quando la parte stessa sia  titolare  di  assegno,
per i quali sia stato richiesto il rinvio a giudizio  per  l'omicidio
volontario  nei  confronti  dell'altro  coniuge,   anche   legalmente
separato o divorziato, ovvero dell'altra  parte  dell'unione  civile,
anche se l'unione civile e' cessata, fino alla  sentenza  definitiva.
In caso di passaggio in giudicato della sentenza di  proscioglimento,
sono dovuti gli arretrati dal giorno della maturazione  del  diritto,
ad eccezione dell'ipotesi di cui al comma 1-ter. 
  1-ter.  I  figli  minorenni  o   maggiorenni   economicamente   non
autosufficienti sono destinatari, senza obbligo di restituzione e per
il solo periodo della sospensione di  cui  al  comma  1-bis,  sino  a
quando sussistono i requisiti di legge per la titolarita' in  capo  a
loro del diritto allo stesso tipo  di  prestazione  economica,  della
pensione di reversibilita' o  indiretta  ovvero  dell'indennita'  una
tantum del genitore per il quale e' stata formulata la  richiesta  di
rinvio a giudizio per l'omicidio volontario dell'altro genitore. 
  1-quater. Con la richiesta di  rinvio  a  giudizio  o  di  giudizio
immediato per il delitto di  omicidio  commesso  contro  il  coniuge,
anche legalmente  separato  o  divorziato,  o  contro  l'altra  parte
dell'unione civile, anche se l'unione civile  e'  cessata,  ai  sensi
dell'articolo 577, primo comma,  numero  1),  e  secondo  comma,  del
codice  penale,  il  pubblico  ministero   comunica   senza   ritardo
all'istituto di previdenza l'imputazione, ai fini  della  sospensione
dell'erogazione o del subentro dei figli ai  sensi  del  comma  1-ter
nella titolarita' della pensione di reversibilita' o indiretta ovvero
dell'indennita' una tantum. 
  1-quinquies. Quando pronuncia sentenza di condanna per  il  delitto
di omicidio, aggravato  ai  sensi  dell'articolo  577,  primo  comma,
numero 1), e secondo comma, del codice penale, il giudice condanna al
pagamento, in favore dei soggetti di cui al comma 1-ter, di una somma
di denaro pari  a  quanto  percepito  dal  condannato,  a  titolo  di
indennita' una tantum ovvero a titolo di pensione di reversibilita' o
indiretta, sino alla data della sospensione di cui al comma 1-bis». 
 
          Note all'art. 7: 
              - Si riporta il testo dell'art. 1 della legge 27 luglio
          2011,  n.  125   (Esclusione   dei   familiari   superstiti
          condannati per omicidio del pensionato o dell'iscritto a un
          ente  di  previdenza   dal   diritto   alla   pensione   di
          reversibilita' o indiretta), come modificato dalla presente
          legge: 
              «Art. 1. -  1.  Non  hanno  diritto  alla  pensione  di
          reversibilita' o indiretta ovvero all'indennita' una tantum
          i familiari  superstiti  che  sono  stati  condannati,  con
          sentenza passata in giudicato, per i delitti  di  cui  agli
          articoli  575,  584  e  586  del  codice  penale  in  danno
          dell'iscritto o del pensionato. 
              1-bis. Sono altresi' sospesi dal diritto alla  pensione
          di reversibilita' o  indiretta  ovvero  all'indennita'  una
          tantum il coniuge, anche legalmente separato, separato  con
          addebito o divorziato, quando sia titolare  di  assegno  di
          mantenimento o  divorzile,  nonche'  la  parte  dell'unione
          civile, anche se l'unione  civile  e'  cessata,  quando  la
          parte stessa sia titolare di assegno, per i quali sia stato
          richiesto il rinvio a giudizio  per  l'omicidio  volontario
          nei confronti dell'altro coniuge, anche legalmente separato
          o divorziato, ovvero dell'altra parte  dell'unione  civile,
          anche se l'unione civile e'  cessata,  fino  alla  sentenza
          definitiva.  In  caso  di  passaggio  in  giudicato   della
          sentenza di proscioglimento, sono dovuti gli arretrati  dal
          giorno  della  maturazione  del   diritto,   ad   eccezione
          dell'ipotesi di cui al comma 1-ter. 
              1-ter. I figli minorenni o  maggiorenni  economicamente
          non autosufficienti  sono  destinatari,  senza  obbligo  di
          restituzione e per il solo periodo della sospensione di cui
          al comma 1-bis, sino a quando  sussistono  i  requisiti  di
          legge per la titolarita' in capo a loro  del  diritto  allo
          stesso tipo di prestazione  economica,  della  pensione  di
          reversibilita'  o  indiretta  ovvero  dell'indennita'   una
          tantum del genitore per il  quale  e'  stata  formulata  la
          richiesta di rinvio a giudizio  per  l'omicidio  volontario
          dell'altro genitore. 
              1-quater. Con la richiesta di rinvio a  giudizio  o  di
          giudizio immediato per  il  delitto  di  omicidio  commesso
          contro il coniuge, anche legalmente separato o  divorziato,
          o  contro  l'altra  parte  dell'unione  civile,  anche   se
          l'unione civile e' cessata, ai sensi dell'art.  577,  primo
          comma, numero 1), e secondo comma, del  codice  penale,  il
          pubblico ministero comunica senza ritardo  all'istituto  di
          previdenza  l'imputazione,  ai   fini   della   sospensione
          dell'erogazione o del subentro dei figli ai sensi del comma
          1-ter nella titolarita' della pensione di reversibilita'  o
          indiretta ovvero dell'indennita' una tantum. 
              1-quinquies. Quando pronuncia sentenza di condanna  per
          il delitto di omicidio, aggravato ai sensi  dell'art.  577,
          primo comma, numero 1), e secondo comma, del codice penale,
          il giudice condanna al pagamento, in favore dei soggetti di
          cui al comma 1-ter, di una somma di denaro  pari  a  quanto
          percepito dal condannato, a titolo di indennita' una tantum
          ovvero a titolo di pensione di reversibilita' o  indiretta,
          sino alla data della sospensione di cui al comma 1-bis. 
              2. I soggetti di cui al comma 1 che  sono  titolari  di
          una pensione  di  reversibilita'  o  indiretta  perdono  il
          diritto al relativo trattamento a decorrere dalla  data  di
          entrata in vigore della presente legge. 
              La presente legge,  munita  del  sigillo  dello  Stato,
          sara'  inserita  nella  Raccolta   ufficiale   degli   atti
          normativi della Repubblica italiana. 
              E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla  e  di
          farla osservare come legge dello Stato.». 
                                  Art. 8 
 
          Norme in materia di diritto di accesso ai servizi 
           di assistenza agli orfani per crimini domestici 
 
  1. In attuazione degli articoli 8 e 9  della  direttiva  2012/29/UE
del Parlamento europeo e del  Consiglio,  del  25  ottobre  2012,  lo
Stato, le regioni  e  le  autonomie  locali,  secondo  le  rispettive
attribuzioni: 
  a) possono promuovere e sviluppare presidi  e  servizi  pubblici  e
gratuiti di informazione e orientamento in materia di  diritti  e  di
servizi organizzati in favore delle  vittime  di  reati,  nonche'  di
assistenza, consulenza e sostegno in favore della vittima in funzione
delle sue specifiche necessita'  e  dell'entita'  del  danno  subito,
tenendo  conto  della  sua  eventuale   condizione   di   particolare
vulnerabilita',  anche  affidandone  la  gestione  alle  associazioni
riconosciute operanti nel settore; 
  b) favoriscono l'attivita' delle  organizzazioni  di  volontariato,
coordinandola con quella dei servizi pubblici; 
  c) favoriscono sistemi assicurativi adeguati in favore degli orfani
per crimini domestici; 
  d) predispongono misure di sostegno allo studio e all'avviamento al
lavoro per gli orfani per crimini domestici, nei limiti delle risorse
a tale fine destinate ai sensi dell'articolo 11, commi 1 e 2; 
  e) acquisiscono dati e  monitorano  l'applicazione  delle  norme  a
protezione  delle  vittime  vulnerabili   e   dei   loro   familiari,
relativamente alle necessita' delle vittime stesse e  alla  frequenza
dei  crimini  nei  riguardi  dei  gruppi  piu'  deboli,  al  fine  di
programmare interventi adeguati nel settore anche mediante  inchieste
e ricerche atte a prevenire i crimini stessi. 
  2. Salvo quanto previsto dal comma 1,  lettera  d),  all'attuazione
delle disposizioni di cui al  presente  articolo  le  amministrazioni
interessate  provvedono  con  le   risorse   umane,   strumentali   e
finanziarie disponibili a legislazione  vigente  e,  comunque,  senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
 
          Note all'art. 8: 
              - La direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e  del
          Consiglio del 25 ottobre 2012 
              (Norme minime  in  materia  di  diritti,  assistenza  e
          protezione delle vittime di  reato  e  che  sostituisce  la
          decisione quadro 2001/220/GAI) e' pubblicata nella Gazzetta
          ufficiale dell'Unione europea L 315/57 del 14.11.2012.  
                               Art. 9 
 
      Disposizioni in materia di assistenza medico-psicologica 
 
  1. In favore dei figli minorenni o maggiorenni  economicamente  non
autosufficienti  di  vittime  del  reato  di  cui  all'articolo  575,
aggravato ai sensi dell'articolo  577,  primo  comma,  numero  1),  e
secondo comma, del codice penale e' assicurata un'assistenza gratuita
di tipo medico-psicologico, a cura del Servizio sanitario  nazionale,
per tutto il tempo occorrente al pieno recupero del  loro  equilibrio
psicologico, con esenzione dei beneficiari dalla partecipazione  alla
relativa spesa sanitaria e farmaceutica. 
  2. Agli oneri derivanti dal comma 1, valutati in 64.000 euro  annui
a decorrere dall'anno 2017, si provvede ai  sensi  dell'articolo  11,
comma 3. 
  3. Il livello del finanziamento del Servizio sanitario nazionale e'
incrementato di 64.000 euro annui a decorrere dalla data  di  entrata
in vigore della presente legge. 
 
          Note all'art. 9: 
              - Si riporta il testo dell'art. 575 del codice penale: 
              «Art. 575. Omicidio. 
              Chiunque cagiona la morte di un uomo e' punito  con  la
          reclusione non inferiore ad anni ventuno
                                  Art. 10 
 
         Affidamento dei minori orfani per crimini domestici 
 
  1. All'articolo 4 della legge 4 maggio 1983, n. 184, dopo il  comma
5-quater sono inseriti i seguenti: 
  «5-quinquies. Nel caso di  minore  rimasto  privo  di  un  ambiente
familiare  idoneo  a  causa  della  morte  del  genitore,   cagionata
volontariamente dal coniuge, anche legalmente separato o  divorziato,
dall'altra parte dell'unione civile,  anche  se  l'unione  civile  e'
cessata, dal convivente o da persona legata al genitore stesso, anche
in passato, da relazione affettiva, il tribunale competente, eseguiti
i necessari accertamenti, provvede privilegiando la continuita' delle
relazioni affettive consolidatesi tra il minore stesso  e  i  parenti
fino al terzo grado. Nel caso in cui vi siano fratelli o sorelle,  il
tribunale provvede assicurando, per quanto possibile, la  continuita'
affettiva tra gli stessi. 
  5-sexies. Su  segnalazione  del  tribunale  competente,  i  servizi
sociali assicurano ai minori di cui al comma 5-quinquies un  adeguato
sostegno psicologico e l'accesso alle  misure  di  sostegno  volte  a
garantire il  diritto  allo  studio  e  l'inserimento  nell'attivita'
lavorativa». 
 
          Note all'art. 10: 
              - Si riporta il testo dell'art. 4 della legge 4  maggio
          1983, n. 184 (Diritto del minore  ad  una  famiglia),  come
          modificato dalla presente legge: 
              «Art. 4. - 1. L'affidamento familiare e'  disposto  dal
          servizio sociale locale, previo  consenso  manifestato  dai
          genitori  o  dal  genitore  esercente  la   responsabilita'
          genitoriale, ovvero dal tutore, sentito il  minore  che  ha
          compiuto  gli  anni  dodici  e  anche  il  minore  di  eta'
          inferiore,  in  considerazione  della  sua   capacita'   di
          discernimento. Il giudice tutelare del luogo ove  si  trova
          il minore rende esecutivo il provvedimento con decreto. 
              2. Ove  manchi  l'assenso  dei  genitori  esercenti  la
          responsabilita'  genitoriale  o  del  tutore,  provvede  il
          tribunale per i minorenni. Si applicano gli articoli 330  e
          seguenti del codice civile. 
              3. Nel provvedimento di  affidamento  familiare  devono
          essere indicate specificatamente le  motivazioni  di  esso,
          nonche'  i  tempi  e  i  modi  dell'esercizio  dei   poteri
          riconosciuti all'affidatario, e le modalita' attraverso  le
          quali i genitori e gli altri componenti il nucleo familiare
          possono mantenere i rapporti con il minore.  Deve  altresi'
          essere  indicato  il  servizio  sociale   locale   cui   e'
          attribuita la responsabilita' del programma di  assistenza,
          nonche' la vigilanza durante l'affidamento con l'obbligo di
          tenere costantemente informati il  giudice  tutelare  o  il
          tribunale per i minorenni,  a  seconda  che  si  tratti  di
          provvedimento emesso ai sensi dei commi 1 o 2. Il  servizio
          sociale locale cui e'  attribuita  la  responsabilita'  del
          programma  di  assistenza,  nonche'  la  vigilanza  durante
          l'affidamento,  deve  riferire  senza  indugio  al  giudice
          tutelare o al tribunale per i minorenni del luogo in cui il
          minore si trova, a seconda che si tratti  di  provvedimento
          emesso ai sensi dei commi 1 o 2, ogni evento di particolare
          rilevanza  ed  e'  tenuto  a   presentare   una   relazione
          semestrale  sull'andamento  del  programma  di  assistenza,
          sulla sua presumibile ulteriore  durata  e  sull'evoluzione
          delle condizioni di difficolta'  del  nucleo  familiare  di
          provenienza. 
              4. Nel provvedimento di cui al comma  3,  deve  inoltre
          essere  indicato   il   periodo   di   presumibile   durata
          dell'affidamento che deve essere rapportabile al  complesso
          di interventi volti al recupero della  famiglia  d'origine.
          Tale periodo non puo' superare la  durata  di  ventiquattro
          mesi ed e' prorogabile,  dal  tribunale  per  i  minorenni,
          qualora la sospensione dell'affidamento  rechi  pregiudizio
          al minore. 
              5.  L'affidamento  familiare  cessa  con  provvedimento
          della  stessa  autorita'  che  lo  ha  disposto,   valutato
          l'interesse  del  minore,  quando  sia   venuta   meno   la
          situazione  di  difficolta'   temporanea   della   famiglia
          d'origine che lo ha determinato, ovvero nel caso in cui  la
          prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore. 
              5-bis.  Qualora,  durante  un  prolungato  periodo   di
          affidamento, il minore sia dichiarato adottabile  ai  sensi
          delle disposizioni del capo II del  titolo  II  e  qualora,
          sussistendo i requisiti previsti dall'art. 6,  la  famiglia
          affidataria chieda di poterlo adottare, il tribunale per  i
          minorenni, nel  decidere  sull'adozione,  tiene  conto  dei
          legami affettivi significativi e  del  rapporto  stabile  e
          duraturo  consolidatosi  tra  il  minore  e   la   famiglia
          affidataria. 
              5-ter. Qualora, a seguito di un periodo di affidamento,
          il minore faccia ritorno nella famiglia di  origine  o  sia
          dato in affidamento ad altra famiglia  o  sia  adottato  da
          altra  famiglia,  e'  comunque  tutelata,  se   rispondente
          all'interesse del minore,  la  continuita'  delle  positive
          relazioni     socio-affettive     consolidatesi     durante
          l'affidamento. 
              5-quater. Il giudice, ai fini delle decisioni di cui ai
          commi 5-bis e 5-ter, tiene conto  anche  delle  valutazioni
          documentate dei servizi sociali, ascoltato il minore che ha
          compiuto gli anni dodici  o  anche  di  eta'  inferiore  se
          capace di discernimento. 
              5-quinquies. Nel caso di minore  rimasto  privo  di  un
          ambiente familiare idoneo a causa della morte del genitore,
          cagionata volontariamente  dal  coniuge,  anche  legalmente
          separato o divorziato, dall'altra parte dell'unione civile,
          anche se l'unione civile e' cessata, dal  convivente  o  da
          persona legata al genitore stesso,  anche  in  passato,  da
          relazione affettiva, il tribunale  competente,  eseguiti  i
          necessari   accertamenti,   provvede    privilegiando    la
          continuita' delle relazioni affettive consolidatesi tra  il
          minore stesso e i parenti fino al terzo grado. Nel caso  in
          cui vi siano fratelli  o  sorelle,  il  tribunale  provvede
          assicurando, per quanto possibile, la continuita' affettiva
          tra gli stessi. 
              5-sexies. Su segnalazione del tribunale  competente,  i
          servizi sociali  assicurano  ai  minori  di  cui  al  comma
          5-quinquies un adeguato sostegno  psicologico  e  l'accesso
          alle misure di sostegno volte a garantire il  diritto  allo
          studio e l'inserimento nell'attivita' lavorativa. 
              6. Il giudice tutelare, trascorso il periodo di  durata
          previsto, ovvero intervenute le circostanze di cui al comma
          5, sentiti il servizio sociale  locale  interessato  ed  il
          minore che ha compiuto gli anni dodici e anche il minore di
          eta' inferiore, in considerazione della  sua  capacita'  di
          discernimento,  richiede,  se  necessario,  al   competente
          tribunale  per  i   minorenni   l'adozione   di   ulteriori
          provvedimenti nell'interesse del minore. 
              7. Le disposizioni del presente articolo si  applicano,
          in quanto compatibili, anche nel caso  di  minori  inseriti
          presso una comunita' di tipo familiare  o  un  istituto  di
          assistenza pubblico o privato.». 
                              Art. 11 
 
Fondo di rotazione per la solidarieta' alle vittime dei reati di tipo
  mafioso,  delle  richieste  estorsive,  dell'usura  e   dei   reati
  intenzionali violenti nonche' agli orfani per crimini domestici 
 
  1. La dotazione del Fondo di cui all'articolo  2,  comma  6-sexies,
del  decreto-legge  29  dicembre  2010,  n.  225,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10,  come  modificato
dall'articolo 14 della legge 7 luglio 2016, n. 122,  e'  incrementata
di 2 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2017. Tale somma  e'
destinata all'erogazione di borse di studio in  favore  degli  orfani
per  crimini  domestici  e  al   finanziamento   di   iniziative   di
orientamento, di formazione  e  di  sostegno  per  l'inserimento  dei
medesimi nell'attivita'  lavorativa  secondo  le  disposizioni  della
presente legge. Almeno il 70 per cento di  tale  somma  e'  destinato
agli interventi in favore dei minori; la quota restante e' destinata,
ove ne  ricorrano  i  presupposti,  agli  interventi  in  favore  dei
soggetti maggiorenni economicamente non autosufficienti. 
  2. Con regolamento adottato con decreto del Ministro  dell'economia
e  delle  finanze,  di  concerto  con  il  Ministro  dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca, con il Ministro  dell'interno,  con
il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e  con  il  Ministro
della salute, da emanare entro tre mesi  dalla  data  di  entrata  in
vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri e le  modalita'
per l'utilizzazione delle risorse di cui al comma 1 e  per  l'accesso
agli  interventi  mediante  le  stesse  finanziati.  Lo  schema   del
regolamento di cui al presente comma, corredato di relazione tecnica,
e' trasmesso alle Camere per il parere delle  Commissioni  competenti
per materia e per i profili di carattere finanziario. 
  3. All'onere complessivamente risultante dalle disposizioni di  cui
agli articoli 1, comma 2, e 9, comma 2, nonche' di cui al comma 1 del
presente articolo,  pari  a  2.074.000  euro,  si  provvede  mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento  del  Fondo  speciale  di
parte corrente iscritto, ai fini del  bilancio  triennale  2017-2019,
nell'ambito  del  programma  «Fondi  di  riserva  e  speciali»  della
missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero
dell'economia  e  delle  finanze  per   l'anno   2017,   allo   scopo
parzialmente utilizzando, quanto a 2.064.000 euro annui  a  decorrere
dall'anno 2017, l'accantonamento relativo al  medesimo  Ministero  e,
quanto  a   10.000   euro   annui   a   decorrere   dall'anno   2017,
l'accantonamento relativo al Ministero della giustizia.  Il  Ministro
dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
  4. Il Fondo di rotazione per la solidarieta' alle vittime dei reati
di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell'usura  e  dei  reati
intenzionali violenti assume la denominazione di «Fondo di  rotazione
per la solidarieta' alle vittime dei reati  di  tipo  mafioso,  delle
richieste estorsive, dell'usura e  dei  reati  intenzionali  violenti
nonche' agli orfani per crimini domestici». 
 
          Note all'art. 11: 
              - Si riporta il testo dell'art. 2, comma 6-sexies,  del
          decreto-legge 29 dicembre 2010,  n.  225,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10 (Proroga
          di  termini  previsti  da  disposizioni  legislative  e  di
          interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle
          imprese e alle famiglie): 
              «6-sexies. A decorrere dal termine di  proroga  fissato
          dall'art. 1, comma 1, del presente  decreto,  il  Fondo  di
          solidarieta' per le vittime  delle  richieste  estorsive  e
          dell'usura previsto dall'art. 4, comma 1,  del  regolamento
          di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 agosto
          1999, n. 455, e il Fondo di rotazione per  la  solidarieta'
          alle vittime dei reati di tipo mafioso di cui  all'art.  1,
          comma 1,  della  legge  22  dicembre  1999,  n.  512,  sono
          unificati nel «Fondo di rotazione per la solidarieta'  alle
          vittime  dei  reati  di  tipo  mafioso,   delle   richieste
          estorsive e dell'usura»,  costituito  presso  il  Ministero
          dell'interno, che e' surrogato nei  diritti  delle  vittime
          negli stessi termini e alle stesse condizioni gia' previsti
          per i predetti  fondi  unificati  e  subentra  in  tutti  i
          rapporti giuridici gia' instaurati alla data di entrata  in
          vigore della legge di conversione del presente decreto. Per
          l'alimentazione del Fondo  di  cui  al  presente  comma  si
          applicano le disposizioni previste dall'art. 14, comma  11,
          della legge 7 marzo 1996, n. 108, dall'art.  18,  comma  1,
          della legge 23 febbraio 1999, n. 44, e dall'art.  1,  comma
          1, della legge 22 dicembre 1999, n. 512. E' abrogato l'art.
          1-bis della legge  22  dicembre  1999,  n.  512.  Entro  il
          termine di tre mesi dalla data di entrata in  vigore  della
          legge di conversione del presente decreto, con  regolamento
          adottato ai sensi dell'art. 17, comma  1,  della  legge  23
          agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, il Governo
          provvede  ad  adeguare,   armonizzare   e   coordinare   le
          disposizioni  dei  regolamenti  di  cui  al   decreto   del
          Presidente della Repubblica 16 agosto 1999, n.  455,  e  al
          decreto del Presidente della Repubblica 28 maggio 2001,  n.
          284.». 
              - Si riporta il testo dell'art. 14 della legge 7 luglio
          2016, n. 122 (Disposizioni per l'adempimento degli obblighi
          derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione  europea
          - Legge europea 2015-2016): 
              «Art.  14.  Fondo  per  l'indennizzo  in  favore  delle
          vittime. 
              1. Il Fondo  di  rotazione  per  la  solidarieta'  alle
          vittime  dei  reati  di  tipo  mafioso,   delle   richieste
          estorsive e dell'usura e'  destinato  anche  all'indennizzo
          delle vittime dei reati previsti dall'art. 11 e  assume  la
          denominazione di «Fondo di rotazione  per  la  solidarieta'
          alle vittime dei reati di  tipo  mafioso,  delle  richieste
          estorsive, dell'usura e dei reati intenzionali violenti». 
              2. Ferme restando le disposizioni di cui all'art. 5 del
          regolamento  di  cui  al  decreto  del   Presidente   della
          Repubblica 19 febbraio 2014, n. 60, il  Fondo  e'  altresi'
          alimentato da un contributo  annuale  dello  Stato  pari  a
          2.600.000 euro per l'anno 2016, a 5.400.000 euro per l'anno
          2017 e a 4 milioni di  euro  annui  a  decorrere  dall'anno
          2018. 
              3. Il Fondo e' surrogato, quanto alle somme corrisposte
          a titolo di indennizzo agli  aventi  diritto,  nei  diritti
          della  parte  civile  o  dell'attore  verso   il   soggetto
          condannato al risarcimento del danno. 
              4. In caso di disponibilita' finanziarie  insufficienti
          nell'anno di riferimento a soddisfare gli  aventi  diritto,
          e' possibile per gli stessi un accesso al  Fondo  in  quota
          proporzionale e l'integrazione delle  somme  non  percepite
          dal Fondo medesimo negli anni successivi, senza  interessi,
          rivalutazioni ed oneri aggiuntivi. 
              5. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni
          del titolo  II  del  regolamento  di  cui  al  decreto  del
          Presidente della Repubblica 19 febbraio 2014,  n.  60.  Con
          regolamento da emanare ai  sensi  dell'art.  17,  comma  1,
          della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro  sei  mesi  dalla
          data di  entrata  in  vigore  della  presente  legge,  sono
          apportate le necessarie modifiche al citato regolamento  di
          cui al decreto del Presidente della Repubblica  n.  60  del
          2014.». 

                                Art. 12
 
Decadenza dall'assegnazione dell'alloggio  di  edilizia  residenziale
  pubblica per gli autori di delitti di violenza domestica
 
  1. Dopo l'articolo 3 del  decreto-legge  14  agosto  2013,  n.  93,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013,  n.  119,
e' inserito il seguente:
  «Art. 3-bis (Decadenza dall'assegnazione dell'alloggio di  edilizia
residenziale  pubblica  per  gli  autori  di  delitti   di   violenza
domestica). - 1. In caso di condanna,  anche  non  definitiva,  o  di
applicazione  della  pena  su  richiesta   delle   parti   ai   sensi
dell'articolo 444  del  codice  di  procedura  penale  per  i  reati,
consumati o tentati, di cui agli articoli 564, 572,  575,  578,  582,
583,  584,  605,  609-bis,  609-ter,  609-quinquies,   609-sexies   e
609-octies del codice penale, commessi all'interno della  famiglia  o
del nucleo familiare o tra persone legate, attualmente o in  passato,
da un vincolo di matrimonio, da unione  civile  o  da  una  relazione
affettiva, indipendentemente dal fatto della coabitazione,  anche  in
passato, con la vittima, il condannato assegnatario di un alloggio di
edilizia residenziale pubblica decade dalla relativa assegnazione; in
tal caso le altre  persone  conviventi  non  perdono  il  diritto  di
abitazione e subentrano nella titolarita' del contratto.
  2. Le regioni e  le  province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano
provvedono, quale  livello  essenziale  delle  prestazioni  ai  sensi
dell'articolo 117, secondo comma,  lettera  m),  della  Costituzione,
alla regolamentazione dell'assegnazione  degli  alloggi  di  edilizia
residenziale pubblica in conformita' alla presente disposizione».

 

                              Art. 13 
 
                  Cambio del cognome per gli orfani 
                 delle vittime di crimini domestici 
 
  1. I figli  della  vittima  del  reato  di  cui  all'articolo  575,
aggravato ai sensi dell'articolo  577,  primo  comma,  numero  1),  e
secondo comma, del codice penale possono  chiedere  la  modificazione
del  proprio  cognome,  ove  coincidente  con  quello  del   genitore
condannato in via definitiva. 
  2. Ai fini del comma 1, la domanda di modificazione del cognome per
indegnita' del genitore e' presentata, a norma dell'articolo  89  del
regolamento di cui al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  3
novembre 2000, n. 396, personalmente dal figlio maggiorenne o, previa
autorizzazione del giudice tutelare, dal tutore del figlio minorenne. 
  3. Nel caso di persona  interdetta  in  via  giudiziale,  gli  atti
finalizzati all'esercizio dei diritti previsti dal presente  articolo
sono compiuti,  nell'interesse  della  persona,  dal  tutore,  previa
autorizzazione del giudice tutelare. Nel caso di persona beneficiaria
di amministrazione di sostegno, il giudice tutelare dispone  se  tali
atti possano essere compiuti dall'amministratore di  sostegno  ovvero
dal beneficiario, con l'assistenza dell'amministratore  di  sostegno,
ovvero se il beneficiario conservi per  tali  atti  la  capacita'  di
agire. 
  4. In deroga agli articoli 90, 91 e 92 del regolamento  di  cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n.  396,  il
prefetto,  ricevuta  la  domanda,  autorizza  il  richiedente  a  far
affiggere all'albo pretorio del comune di nascita o  di  sua  attuale
residenza un avviso contenente il sunto della  domanda.  L'affissione
deve avere la durata di dieci giorni consecutivi, trascorsi  i  quali
il prefetto provvede sulla domanda con decreto di autorizzazione alla
modificazione del cognome. 
  5. Alla modificazione del cognome di cui al  presente  articolo  si
applicano le disposizioni di cui all'articolo 94 del  regolamento  di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 3  novembre  2000,  n.
396. 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
    Data a Roma, addi' 11 gennaio 2018 
 
                             MATTARELLA 
 
                               Gentiloni  Silveri,   Presidente   del
                               Consiglio dei ministri 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 
 
          Note all'art. 13: 
              - Si riporta il testo degli articoli 89, 90, 91,  92  e
          94 del decreto del Presidente della Repubblica  3  novembre
          2000,  n.  396  (Regolamento  per   la   revisione   e   la
          semplificazione  dell'ordinamento  dello  stato  civile,  a
          norma dell'art. 2, comma 12, della L. 15  maggio  1997,  n.
          127): 
              «Art. 89. Modificazioni del nome o del cognome. 
              1.  Salvo  quanto  disposto  per   le   rettificazioni,
          chiunque vuole cambiare il nome o aggiungere al proprio  un
          altro nome ovvero vuole cambiare il cognome, anche  perche'
          ridicolo o vergognoso o perche' rivela l'origine naturale o
          aggiungere al proprio un altro cognome, deve farne  domanda
          al prefetto della provincia del luogo  di  residenza  o  di
          quello nella cui circoscrizione e' situato l'ufficio  dello
          stato civile dove si trova l'atto di nascita  al  quale  la
          richiesta  si  riferisce.  Nella  domanda  l'istante   deve
          esporre le ragioni a fondamento della richiesta. 
              2. Nella domanda si deve indicare la modificazione  che
          si vuole apportare al nome o al cognome oppure il nome o il
          cognome che si intende assumere. 
              3. In nessun caso puo' essere richiesta  l'attribuzione
          di cognomi di importanza storica o comunque tali da indurre
          in errore circa l'appartenenza del richiedente  a  famiglie
          illustri o particolarmente note nel luogo in cui  si  trova
          l'atto di nascita  del  richiedente  o  nel  luogo  di  sua
          residenza.» 
              «Art. 90. Affissione. 
              1. Il prefetto, assunte informazioni sulla domanda,  se
          la ritiene meritevole di essere  presa  in  considerazione,
          autorizza con suo decreto il richiedente a  fare  affiggere
          all'albo pretorio  del  comune  di  nascita  e  di  attuale
          residenza del medesimo richiedente un avviso contenente  il
          sunto della domanda. L'affissione deve avere la  durata  di
          giorni trenta consecutivi e deve risultare dalla  relazione
          fatta dal responsabile in calce all'avviso. 
              1-bis. Il decreto di autorizzazione della pubblicazione
          puo' stabilire che il richiedente notifichi  a  determinate
          persone il sunto della domanda.» 
              «Art. 91. Opposizione. 
              1. Chiunque ne abbia interesse  puo'  fare  opposizione
          alla domanda entro il termine di trenta giorni  dalla  data
          dell'ultima  affissione  ovvero  dalla   data   dell'ultima
          notificazione alle persone interessate, effettuata ai sensi
          dell'art. 90. L'opposizione si propone con atto  notificato
          al prefetto.» 
              «Art. 92. Decreto di concessione del prefetto. 
              1.  Trascorso  il  termine  di  cui  all'art.  91,   il
          richiedente presenta al prefetto un  esemplare  dell'avviso
          con la relazione attestante l'eseguita affissione e la  sua
          durata nonche' la documentazione  comprovante  le  avvenute
          notificazioni, ove prescritte. 
              2.  Il  prefetto,  accertata   la   regolarita'   delle
          affissioni e delle notificazioni e  vagliate  le  eventuali
          opposizioni, provvede sulla domanda con decreto. 
              3. Il decreto di concessione di cui  al  comma  2,  nei
          casi  in  cui  vi  e'  stata   opposizione,   deve   essere
          notificato, a cura del richiedente, agli opponenti.» 
              «Art. 94. Annotazioni ed altre formalita'. 
              1. I  decreti  che  autorizzano  il  cambiamento  o  la
          modificazione  del  nome  o  del  cognome   devono   essere
          annotati, su  richiesta  degli  interessati,  nell'atto  di
          nascita  del  richiedente,  nell'atto  di  matrimonio   del
          medesimo e negli atti di nascita di  coloro  che  ne  hanno
          derivato il cognome. L'ufficiale  dello  stato  civile  del
          luogo di residenza,  se  la  nascita  o  il  matrimonio  e'
          avvenuto in altro comune, deve dare prontamente avviso  del
          cambiamento o  della  modifica  all'ufficiale  dello  stato
          civile del luogo della nascita o del matrimonio,  che  deve
          provvedere ad analoga annotazione. 
              2. Gli  effetti  dei  decreti  rimangono  sospesi  fino
          all'adempimento delle formalita' indicate nel comma 1. 
              3.  Per  i  membri  di  una  stessa  famiglia  si  puo'
          provvedere con unico decreto.». 

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Fonte: sito della Gazzetta Ufficiale