LEGGE 11 agosto 2014, n. 125 

Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo. (14G00130) (GU Serie Generale n.199 del 28-8-2014)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 29/08/2014

 

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno
approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
 
                              Promulga 
 
la seguente legge: 
                            
                                                            Capo I

                  PRINCIPI FONDAMENTALI E FINALITA'
 
                              Art. 1 
 
 
                         Oggetto e finalita' 
 
  1. La cooperazione internazionale per lo  sviluppo  sostenibile,  i
diritti umani e la pace, di  seguito  denominata  «cooperazione  allo
sviluppo», e' parte integrante e qualificante della  politica  estera
dell'Italia. Essa si ispira ai principi  della  Carta  delle  Nazioni
Unite ed alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.  La
sua azione, conformemente al principio di cui all'articolo  11  della
Costituzione,  contribuisce  alla  promozione  della  pace  e   della
giustizia e mira a promuovere relazioni solidali e  paritarie  tra  i
popoli fondate sui principi di interdipendenza e partenariato. 
  2. La cooperazione allo sviluppo, nel  riconoscere  la  centralita'
della persona umana, nella sua dimensione individuale e  comunitaria,
persegue,  in  conformita'  coi  programmi   e   con   le   strategie
internazionali   definiti   dalle   Nazioni   Unite,   dalle    altre
organizzazioni internazionali e dall'Unione  europea,  gli  obiettivi
fondamentali volti a: 
    a) sradicare la poverta' e ridurre le disuguaglianze,  migliorare
le condizioni di vita delle popolazioni  e  promuovere  uno  sviluppo
sostenibile; 
    b)  tutelare  e  affermare   i   diritti   umani,   la   dignita'
dell'individuo, l'uguaglianza di genere, le  pari  opportunita'  e  i
principi di democrazia e dello Stato di diritto; 
    c) prevenire i conflitti, sostenere i processi di  pacificazione,
di   riconciliazione,   di   stabilizzazione    post-conflitto,    di
consolidamento e rafforzamento delle istituzioni democratiche. 
  3. L'aiuto umanitario e' attuato secondo  i  principi  del  diritto
internazionale in materia, in particolare  quelli  di  imparzialita',
neutralita' e non  discriminazione,  e  mira  a  fornire  assistenza,
soccorso e protezione alle popolazioni di Paesi in via  di  sviluppo,
vittime di catastrofi. 
  4.  L'Italia  promuove  l'educazione,  la  sensibilizzazione  e  la
partecipazione di tutti i cittadini alla solidarieta' internazionale,
alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile. 
     
          Avvertenza: 
              - Il testo delle note qui pubblicato e'  stato  redatto
          ai sensi dell'art. 10, commi 2 e 3, del testo  unico  delle
          disposizioni   sulla   promulgazione    delle    leggi    e
          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
          e sulle pubblicazioni ufficiali della  Repubblica  italiana
          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo
          fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge
          alle quali e'  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il
          valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. 
 
          Note all'art. 1: 
              - Il  testo  dell'art.  11  della  Costituzione  e'  il
          seguente: "L'Italia ripudia la  guerra  come  strumento  di
          offesa alla liberta' degli altri popoli  e  come  mezzo  di
          risoluzione delle controversie internazionali; consente, in
          condizioni di parita' con gli altri Stati, alle limitazioni
          di sovranita' necessarie ad un ordinamento che assicuri  la
          pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le
          organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.". 
                                   Art. 2 
 
                           Destinatari e criteri 
 
  1.  L'azione  dell'Italia  nell'ambito  della   cooperazione   allo
sviluppo ha come destinatari  le  popolazioni,  le  organizzazioni  e
associazioni civili, il settore privato, le istituzioni  nazionali  e
le amministrazioni locali dei Paesi partner, individuati in  coerenza
con i principi condivisi  nell'ambito  dell'Unione  europea  e  delle
organizzazioni internazionali di cui l'Italia e' parte. 
  2. L'Italia si adopera per  garantire  che  le  proprie  politiche,
anche non direttamente  inerenti  alla  cooperazione  allo  sviluppo,
siano coerenti con  le  finalita'  ed  i  principi  ispiratori  della
presente  legge,  per  assicurare  che  le  stesse   favoriscano   il
conseguimento degli obiettivi di sviluppo. 
  3. Nel realizzare  le  iniziative  di  cooperazione  allo  sviluppo
l'Italia assicura il rispetto: 
    a) dei principi di efficacia concordati a livello internazionale,
in particolare quelli della  piena  appropriazione  dei  processi  di
sviluppo  da  parte  dei  Paesi  partner,   dell'allineamento   degli
interventi alle priorita' stabilite  dagli  stessi  Paesi  partner  e
dell'uso di sistemi locali, dell'armonizzazione e  coordinamento  tra
donatori, della gestione basata sui risultati e della responsabilita'
reciproca; 
    b) di criteri di  efficienza,  trasparenza  ed  economicita',  da
garantire  attraverso  la  corretta  gestione  delle  risorse  ed  il
coordinamento di  tutte  le  istituzioni  che,  a  qualunque  titolo,
operano nel quadro della cooperazione allo sviluppo. 
  4. Nelle attivita' di cooperazione allo sviluppo  e'  privilegiato,
compatibilmente con la normativa dell'Unione europea e  con  standard
di normale efficienza, l'impiego di beni e servizi prodotti nei Paesi
e nelle aree in cui si realizzano gli interventi. 
  5. Gli stanziamenti destinati alla cooperazione allo  sviluppo  non
possono essere utilizzati,  direttamente  o  indirettamente,  per  il
finanziamento o lo svolgimento di attivita' militari. 
  6. La politica di cooperazione italiana,  promuovendo  lo  sviluppo
locale, anche attraverso il ruolo delle comunita' di immigrati  e  le
loro relazioni con i  Paesi  di  origine,  contribuisce  a  politiche
migratorie condivise con i Paesi partner, ispirate  alla  tutela  dei
diritti umani ed al rispetto delle norme europee e internazionali. 
                                    Art. 3 
 
 
  Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale 
 
  1. All'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 30 luglio 1999,
n. 300, il numero 1) e' sostituito dal seguente: 
  «1)  Ministero   degli   affari   esteri   e   della   cooperazione
internazionale». 
  2.  La  denominazione  «Ministero  degli  affari  esteri  e   della
cooperazione internazionale» sostituisce, ad ogni effetto  e  ovunque
presente, la denominazione «Ministero degli affari esteri». 
 Note all'art. 3: 
              - Si riporta il testo dell'art. 2, comma 1 del  decreto
          legislativo   30   luglio    1999,    n.    300    (Riforma
          dell'organizzazione del Governo, a norma  dell'articolo  11
          della L. 15 marzo  1997,  n.  59),  come  modificato  dalla
          presente legge: 
              "1. I Ministeri sono i seguenti: 
              1) Ministero degli affari esteri e  della  cooperazione
          internazionale; 
              2) Ministero dell'interno; 
              3) Ministero della giustizia; 
              4) Ministero della difesa; 
              5) Ministero dell'economia e delle finanze; 
              6) Ministero dello sviluppo economico; 
              7) Ministero  delle  politiche  agricole  alimentari  e
          forestali; 
              8)  Ministero  dell'ambiente   e   della   tutela   del
          territorio e del mare; 
              9) Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; 
              10) Ministero del lavoro, e delle politiche sociali; 
              11) Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della
          ricerca; 
              12) Ministero dei beni e delle  attivita'  culturali  e
          del turismo; 
              13) Ministero della salute.". 
                                      CAPO II

                               AMBITI DI APPLICAZIONE
                                                             

                                      Art. 4 
 
 
  Ambiti di applicazione della cooperazione pubblica allo sviluppo 
 
  1. L'insieme delle attivita' di cooperazione allo sviluppo, rivolte
ai soggetti di cui all'articolo 2, comma  1,  di  seguito  denominato
«cooperazione  pubblica  allo  sviluppo  (CPS)»,  e'  finalizzato  al
sostegno  di  un  equilibrato  sviluppo  delle  aree  di  intervento,
mediante azioni di  rafforzamento  delle  autonome  risorse  umane  e
materiali, e si articola in: 
    a) iniziative in ambito multilaterale; 
    b)  partecipazione  ai  programmi  di  cooperazione   dell'Unione
europea; 
    c) iniziative a dono,  di  cui  all'articolo  7,  nell'ambito  di
relazioni bilaterali; 
    d) iniziative finanziate con crediti concessionali; 
    e) iniziative di partenariato territoriale; 
    f) interventi internazionali di emergenza umanitaria; 
    g) contributi ad iniziative della societa' civile di cui al  capo
VI. 
                                     Art. 5 
 
                     Iniziative in ambito multilaterale 
 
  1.  Rientra  nell'ambito  della   CPS   la   partecipazione   anche
finanziaria dell'Italia all'attivita' di organismi  internazionali  e
al capitale di banche e fondi di sviluppo multilaterali. Le modalita'
di  tale  partecipazione  devono  permettere   il   controllo   delle
iniziative,   nel    rispetto    dell'autonomia    degli    organismi
internazionali stessi. 
  2. Le iniziative in ambito  multilaterale  si  possono  realizzare,
oltre che con  contributi  al  bilancio  generale  di  organizzazioni
internazionali, anche mediante il finanziamento sia di iniziative  di
cooperazione promosse e realizzate dalle stesse organizzazioni sia di
iniziative di cooperazione promosse dall'Italia ed  affidate  per  la
loro realizzazione alle organizzazioni internazionali. In tale ultimo
caso i contributi devono essere disciplinati da uno specifico accordo
che   determini   i   contenuti   dell'iniziativa,   le    rispettive
responsabilita' e le modalita' per i relativi controlli. 
  3. Rientrano nella cooperazione in ambito  multilaterale  anche  le
iniziative di CPS concordate tra il Governo italiano e le istituzioni
e organizzazioni di integrazione regionale. 
  4.  Il  Ministro  degli  affari   esteri   e   della   cooperazione
internazionale cura le relazioni con le organizzazioni internazionali
e gli enti intergovernativi competenti  in  materia  di  cooperazione
allo sviluppo e stabilisce l'entita'  complessiva  dei  finanziamenti
annuali erogati a ciascuno di essi. L'Agenzia di cui all'articolo  17
eroga i contributi di cui al comma 2 del  presente  articolo,  previa
approvazione del Comitato di cui all'articolo 21. 
  5. Il Ministro dell'economia  e  delle  finanze,  d'intesa  con  il
Ministro degli affari esteri  e  della  cooperazione  internazionale,
cura le relazioni con le banche e i fondi  di  sviluppo  a  carattere
multilaterale e assicura la partecipazione finanziaria  alle  risorse
di detti organismi, nel rispetto delle finalita' e degli indirizzi di
cui agli articoli 11, commi 1 e 2, e 12. 
                                   Art. 6 
 
               Partecipazione ai programmi dell'Unione europea 
 
  1. L'Italia partecipa alla definizione della politica di aiuto allo
sviluppo dell'Unione europea, contribuisce al  bilancio  e  ai  fondi
dell'Unione europea e armonizza i propri indirizzi e le proprie linee
di  programmazione  con  quelli  dell'Unione  europea,  favorendo  la
realizzazione di progetti congiunti. 
  2.  L'Italia  contribuisce  altresi'  all'esecuzione  di  programmi
europei di aiuto allo  sviluppo,  anche  partecipando  alla  gestione
centralizzata  indiretta,  di  norma  mediante   l'Agenzia   di   cui
all'articolo 17. 
  3. Sulla base degli indirizzi contenuti nel documento triennale  di
programmazione di cui  all'articolo  12,  il  Ministro  degli  affari
esteri e della  cooperazione  internazionale  e'  responsabile  delle
relazioni  con  l'Unione  europea  con  riferimento  agli   strumenti
finanziari europei in materia di aiuto allo sviluppo. 
  4. Sulla base degli indirizzi contenuti nel documento triennale  di
programmazione di cui  all'articolo  12,  al  Ministro  degli  affari
esteri e della cooperazione internazionale sono  altresi'  attribuite
la definizione e l'attuazione delle politiche del  Fondo  europeo  di
sviluppo. 
                                      Art. 7 
 
               Iniziative a dono nell'ambito di relazioni bilaterali 
 
  1. La CPS si realizza nella  forma  della  cooperazione  bilaterale
attraverso  progetti,  programmi  e  iniziative  a  dono,  finanziati
interamente o parzialmente dall'amministrazione dello Stato, da  enti
pubblici e da enti locali.  Tali  iniziative,  approvate  secondo  le
procedure di cui alla presente  legge,  sono  finanziate  ed  attuate
tramite l'Agenzia di cui all'articolo 17. Esse  devono  corrispondere
ad una specifica richiesta da parte del Paese partner, in linea con i
principi della piena appropriazione dei processi di sviluppo da parte
dei Paesi partner e del coinvolgimento delle comunita' locali. 
  2. Le iniziative di cui al comma 1 si realizzano  anche  attraverso
contributi finanziari diretti al bilancio pubblico del Paese partner.
Per  assicurare  la  qualita'  degli  interventi  e   rafforzare   la
responsabilita' dei Paesi partner secondo i  principi  sull'efficacia
degli aiuti definiti a livello europeo e internazionale, tali  azioni
di sostegno al bilancio  devono  rispettare  i  criteri  relativi  al
mantenimento della stabilita' macroeconomica del  Paese  partner,  la
trasparenza  e  l'affidabilita'  del   suo   quadro   legislativo   e
istituzionale e implicano modalita' di  controllo  sulla  correttezza
dell'impiego dei fondi e sui risultati conseguiti. 
  3.  Il  Ministro  degli  affari   esteri   e   della   cooperazione
internazionale provvede  alla  negoziazione  ed  alla  stipula  degli
accordi che regolano le iniziative di cui al presente articolo, avuto
riguardo al riconoscimento e alla  valorizzazione  delle  espressioni
della societa' civile  operanti  nei  Paesi  partner  nel  campo  dei
servizi alla persona, in coerenza con il principio di sussidiarieta'. 
                                    Art. 8 
 
             Iniziative di cooperazione con crediti concessionali 
             
  1. Il Ministro dell'economia e delle finanze, previa  delibera  del
Comitato di cui all'articolo  21,  su  proposta  del  Ministro  degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, ed  in  base  alle
procedure stabilite dalla presente legge, autorizza la societa' Cassa
depositi e prestiti Spa a concedere, anche in consorzio  con  enti  o
banche estere, a Stati, banche centrali o enti pubblici di  Stati  di
cui all'articolo 2, comma 1,  nonche'  a  organizzazioni  finanziarie
internazionali, crediti concessionali a  valere  sul  fondo  rotativo
fuori bilancio costituito presso di essa ai  sensi  dell'articolo  26
della legge 24 maggio 1977, n. 227. 
  2. Ove richiesto dalla natura dei programmi di sviluppo, i  crediti
concessionali possono essere destinati  al  finanziamento  dei  costi
locali e di acquisti  in  Paesi  terzi  di  beni,  servizi  e  lavori
inerenti alle iniziative di cui al presente articolo. 
 Note all'art. 8: 
              - Il testo dell'articolo 26 della legge 24 maggio 1977,
          n. 227 (Disposizioni sull'assicurazione e sul finanziamento
          dei crediti inerenti alle esportazioni di merci e  servizi,
          all'esecuzione   di   lavori   all'estero   nonche'    alla
          cooperazione   economica    e    finanziaria    in    campo
          internazionale), e' il  seguente:  "26.  Nel  quadro  della
          cooperazione italiana con i Paesi  in  via  di  sviluppo  e
          sulla base degli indirizzi stabiliti dal CIPES, il Ministro
          del tesoro, su proposta del Ministro degli  affari  esteri,
          di concerto con il Ministro  del  commercio  con  l'estero,
          puo' autorizzare  il  Mediocredito  centrale  a  concedere,
          anche in consorzio con  enti  o  banche  estere,  a  Stati,
          banche centrali  o  enti  di  Stato  di  Paesi  in  via  di
          sviluppo,  crediti  finanziari   agevolati   destinati   al
          miglioramento della situazione  economica  e  monetaria  di
          tali Paesi, tenendo conto della partecipazione  italiana  a
          progetti e programmi di cooperazione approvati nelle  forme
          di legge e diretti a favorire  e  promuovere  il  progresso
          tecnico, culturale, economico e sociale di detti Stati. 
              Per  le  operazioni  di  cui  al  precedente  comma  e'
          costituito  presso  il  Mediocredito  centrale   un   fondo
          rotativo.  La  dotazione  del  fondo  avverra'  con  legge,
          mediante stanziamenti nello stato di previsione della spesa
          del Ministero del tesoro.". 
                                   Art. 9 
 
                         Partenariato territoriale 
 
  1.  I  rapporti  internazionali  delle  regioni  e  delle  province
autonome di Trento e di  Bolzano,  relativi  alla  cooperazione  allo
sviluppo, si svolgono  nel  rispetto  dei  principi  contenuti  nella
presente legge o in altre leggi dello Stato  o  da  esse  desumibili,
nonche' nel rispetto della competenza esclusiva statale in materia di
politica estera e di rapporti  internazionali  dello  Stato,  di  cui
all'articolo 117, secondo comma, lettera a), della  Costituzione.  Ai
fini  dell'adozione  delle  leggi  delle  regioni  e  delle  province
autonome di Trento e di Bolzano volte a disciplinare le iniziative di
cooperazione e di solidarieta' internazionale sulla base  della  loro
potesta' legislativa,  le  disposizioni  della  presente  legge  sono
principi fondamentali. Resta fermo  quanto  previsto  dalla  legge  5
giugno 2003, n. 131. 
  2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano  e  gli
enti locali possono attuare iniziative di cooperazione allo sviluppo,
previo parere favorevole del Comitato congiunto di  cui  all'articolo
21 e nei limiti di quanto disposto dal comma 1 del presente articolo,
di norma avvalendosi dell'Agenzia di cui all'articolo 17. Le regioni,
le province autonome e gli enti locali comunicano preventivamente  al
Ministro degli affari esteri e della  cooperazione  internazionale  e
all'Agenzia di cui  all'articolo  17  le  attivita'  di  partenariato
territoriale, finanziate e  programmate,  ai  fini  dell'applicazione
dell'articolo 11, commi 1 e  2,  e  dell'inclusione  delle  attivita'
stesse nella banca dati di cui all'articolo 17, comma 9. 
          Note all'art. 9: 
              - La legge 5 giugno 2003, n. 131,  reca:  "Disposizioni
          per l'adeguamento dell'ordinamento  della  Repubblica  alla
          L.Cost. 18 ottobre 2001, n. 3.". 
              - Il  testo  dell'articolo  117,  quinto  comma,  della
          Costituzione e' il seguente: 
              "Le Regioni e le  Province  autonome  di  Trento  e  di
          Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
          decisioni dirette  alla  formazione  degli  atti  normativi
          comunitari e  provvedono  all'attuazione  e  all'esecuzioni
          degli  accordi  internazionali  e  deli  atti   dell'unione
          europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
          legge dello Stato, che disciplina le modalita' di esercizio
          del potere sostitutivo in caso di inadempienza". 
                                     Art. 10 
 
 
                  Interventi internazionali di emergenza umanitaria 
 
  1. Gli interventi internazionali di emergenza  umanitaria  compresi
nell'ambito della CPS sono finalizzati al soccorso  e  all'assistenza
delle  popolazioni  e  al  rapido  ristabilimento  delle   condizioni
necessarie per la ripresa dei processi di sviluppo e sono  deliberati
dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione  internazionale
ed attuati dall'Agenzia di cui all'articolo 17, anche avvalendosi dei
soggetti di cui al  capo  VI,  che  abbiano  specifica  e  comprovata
esperienza in  materia,  avvalendosi,  ove  possibile,  dei  soggetti
operanti in loco per gli interventi legati alla primissima emergenza. 
  2. Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari
esteri  e  della  cooperazione  internazionale,  puo'  affidare   gli
interventi di soccorso nell'ambito degli interventi internazionali di
emergenza umanitaria di cui al comma 1 ad altre amministrazioni,  ivi
incluso il Dipartimento della protezione civile della Presidenza  del
Consiglio dei ministri, che, a tale fine, agiscono secondo le proprie
procedure operative e di spesa e organizzano gli interventi di  primo
soccorso affidati, definendone la tipologia e la durata d'intesa  con
il Ministero degli affari esteri e della cooperazione  internazionale
e con l'Agenzia di cui all'articolo 17.  Resta  ferma  la  disciplina
vigente in materia di interventi di  primo  soccorso  all'estero  del
Dipartimento della protezione civile della Presidenza  del  Consiglio
dei ministri, di cui all'articolo 4 del decreto-legge 31 maggio 2005,
n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005,  n.
152. 
Note all'art. 10: 
              - Il testo dell'articolo 4 del decreto-legge 31  maggio
          2005, n. 90 (Disposizioni urgenti in materia di  protezione
          civile), convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  26
          luglio 2005, n. 152 e' il seguente: 
              "Art. 4. Disciplina e  potenziamento  del  Dipartimento
          della  protezione  civile.  -  1.  Al  fine  di   garantire
          l'uniforme determinazione  delle  politiche  di  protezione
          civile, delle attivita' di  coordinamento  e  dei  relativi
          poteri di ordinanza, nonche' il conseguenziale, unitario ed
          efficace  espletamento  delle  attribuzioni  del   Servizio
          nazionale della protezione civile, e' attribuita, ai  sensi
          del disposto di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 24
          febbraio 1992, n. 225, la  titolarita'  della  funzione  in
          materia di protezione civile al  Presidente  del  Consiglio
          dei  Ministri  che  puo'  delegarne  l'esercizio  ai  sensi
          dell'articolo 9, comma 2, della legge 23  agosto  1988,  n.
          400, fatte salve le  competenze  regionali  previste  dalla
          normativa vigente. Le disposizioni previste dagli  articoli
          1, limitatamente alle politiche di protezione civile, 3, 5,
          6-bis  del  decreto-legge  7  settembre   2001,   n.   343,
          convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001,
          n. 401, recanti riferimenti al  Ministro  od  al  Ministero
          dell'interno, sono conseguentemente abrogate. 
              2. Ferme le competenze in materia di  cooperazione  del
          Ministero degli affari esteri, l'articolo 5 della legge  24
          febbraio 1992, n. 225, e l'articolo  5-bis,  comma  5,  del
          decreto-legge 7 settembre 2001,  n.  343,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 9  novembre  2001,  n.  401,  si
          applicano anche agli interventi all'estero del Dipartimento
          della  protezione  civile,  per  quanto  di  competenza  in
          coordinamento con il Ministero degli affari esteri. Per gli
          interventi di cui all'articolo 11, comma 2, della legge  26
          febbraio 1987, n. 49,  possono  essere  adottate  anche  le
          ordinanze di cui all'articolo 5, comma 3,  della  legge  24
          febbraio  1992,  n.  225,  su  richiesta  della   Direzione
          generale per la cooperazione allo sviluppo. 
              3.  Al  fine  di  assicurare  la  migliore   efficienza
          operativa delle strutture del Dipartimento della protezione
          civile, con  riferimento  alla  mobilita'  sul  territorio,
          realizzando le condizioni  per  l'indispensabile  prontezza
          degli interventi  nei  territori  interessati  da  contesti
          emergenziali,    e'    autorizzato,    nell'ambito    delle
          disponibilita' del  Fondo  per  la  protezione  civile,  il
          compimento  delle  necessarie  iniziative   negoziali   per
          conseguire l'ammodernamento della flotta aerea in dotazione
          al Dipartimento  stesso,  anche  sulla  base  di  ordinanze
          emanate ai sensi dell'articolo 5, comma 2, della  legge  24
          febbraio 1992, n. 225. 
              4. Al fine di assicurare la piu' economica gestione dei
          propri mezzi aerei adibiti  al  servizio  di  lotta  attiva
          contro gli incendi boschivi, anche nella prospettiva di  un
          ulteriore  potenziamento  dei  programmi   concernenti   la
          sicurezza,  il  Dipartimento   della   protezione   civile,
          salvaguardando  le  primarie  esigenze  connesse  al   piu'
          efficace assolvimento del predetto servizio, e' autorizzato
          ad assumere iniziative contrattuali d'urgenza con strutture
          anche di altri Paesi,  finalizzate  all'utilizzo  a  titolo
          oneroso di tali mezzi in periodi diversi da quello  estivo.
          Eventuali conseguenti introiti sono versati all'entrata del
          bilancio dello Stato per essere riassegnati alla pertinente
          unita' previsionale di base dello stato di  previsione  del
          Ministero dell'economia  e  delle  finanze  destinata  alla
          Presidenza del Consiglio dei Ministri - Protezione  civile.
          Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad
          apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni  di
          bilancio.". 
                                  Capo III 

         INDIRIZZO POLITICO, GOVERNO E CONTROLLO DELLA COOPERAZIONE ALLO
         SVILUPPO
                                  Art. 11 
 
Competenze del Ministro degli  affari  esteri  e  della  cooperazione
  internazionale e del vice Ministro della cooperazione allo sviluppo 
  1. La responsabilita' politica della cooperazione allo sviluppo  e'
attribuita al Ministro  degli  affari  esteri  e  della  cooperazione
internazionale,  che  ne  stabilisce   gli   indirizzi   e   assicura
l'unitarieta' e il coordinamento di tutte le iniziative nazionali  di
cooperazione, nell'ambito delle deliberazioni assunte dal Comitato di
cui all'articolo 15. 
  2.  Al  Ministro  degli  affari   esteri   e   della   cooperazione
internazionale  sono  attribuiti  il   controllo   e   la   vigilanza
sull'attuazione della politica di cooperazione allo sviluppo  nonche'
la rappresentanza politica dell'Italia nelle  sedi  internazionali  e
dell'Unione europea competenti in materia di CPS. 
  3.  Il  Ministro  degli  affari   esteri   e   della   cooperazione
internazionale, ai sensi dell'articolo 10, comma 3,  della  legge  23
agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, conferisce la delega
in materia di cooperazione allo sviluppo ad un vice Ministro. Con  le
procedure di cui all'articolo 10, comma 4, della suddetta  legge,  il
vice Ministro e' invitato a partecipare, senza diritto di voto,  alle
riunioni del  Consiglio  dei  ministri  nelle  quali  siano  trattate
materie che, in modo diretto  o  indiretto,  possano  incidere  sulla
coerenza  e  sull'efficacia  delle  politiche  di  cooperazione  allo
sviluppo, di cui all'articolo 2, comma 2, della presente legge. 
 Note all'art. 11: 
              - Il testo dell'articolo 10, comma 3,  della  legge  23
          agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita' di Governo e
          ordinamento della Presidenza del Consiglio  dei  Ministri),
          e' il seguente: 
              "3. I sottosegretari di Stato coadiuvano il ministro ed
          esercitano  i  compiti  ad  essi   delegati   con   decreto
          ministeriale pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale.  Fermi
          restando  la  responsabilita'  politica  e  i   poteri   di
          indirizzo politico dei Ministri ai sensi  dell'articolo  95
          della Costituzione, a non piu' di dieci Sottosegretari puo'
          essere attribuito il titolo di vice ministro,  se  ad  essi
          sono conferite deleghe  relative  ad  aree  o  progetti  di
          competenza di una o piu' strutture dipartimentali ovvero di
          piu' direzioni generali. In tale caso la delega,  conferita
          dal Ministro competente, e'  approvata  dal  Consiglio  dei
          Ministri, su proposta  del  Presidente  del  Consiglio  dei
          Ministri.". 
                                   Art. 12 
 
 
Documento triennale di programmazione  e  di  indirizzo  e  relazione
                   sulle attivita' di cooperazione 
 
  1.  Su  proposta  del  Ministro  degli  affari   esteri   e   della
cooperazione   internazionale,   di   concerto   con   il    Ministro
dell'economia e delle finanze per l'esercizio delle competenze di cui
all'articolo 5, comma 5, il Consiglio dei ministri approva, entro  il
31  marzo  di  ogni  anno,  previa  acquisizione  dei  pareri   delle
Commissioni parlamentari ai sensi dell'articolo 13, comma 1, e previa
approvazione da  parte  del  Comitato  di  cui  all'articolo  15,  il
documento triennale di programmazione e di indirizzo  della  politica
di cooperazione allo sviluppo. 
  2. Il documento di cui al comma 1, tenuto conto della relazione  di
cui al comma 4, indica la visione strategica, gli obiettivi di azione
e i criteri di intervento,  la  scelta  delle  priorita'  delle  aree
geografiche e dei singoli Paesi, nonche' dei diversi settori nel  cui
ambito dovra'  essere  attuata  la  cooperazione  allo  sviluppo.  Il
documento esplicita altresi'  gli  indirizzi  politici  e  strategici
relativi  alla  partecipazione  italiana  agli  organismi  europei  e
internazionali e alle istituzioni finanziarie multilaterali. 
  3. Sullo schema del documento  triennale  di  programmazione  e  di
indirizzo, il Ministro  degli  affari  esteri  e  della  cooperazione
internazionale, successivamente all'esame da parte  del  Comitato  di
cui all'articolo 15, acquisisce il parere della Conferenza  unificata
di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
e del Consiglio nazionale  di  cui  all'articolo  16  della  presente
legge. 
  4.  Il  Ministro  degli  affari   esteri   e   della   cooperazione
internazionale, di concerto con il  Ministro  dell'economia  e  delle
finanze, predispone una relazione  sulle  attivita'  di  cooperazione
allo  sviluppo  realizzate  nell'anno  precedente  con  evidenza  dei
risultati conseguiti mediante un  sistema  di  indicatori  misurabili
qualitativi e  quantitativi,  secondo  gli  indicatori  di  efficacia
formulati   in   sede   di   Comitato   di   aiuto   allo    sviluppo
dell'Organizzazione per  la  cooperazione  e  lo  sviluppo  economico
(OCSE-DAC). La relazione da'  conto  dell'attivita'  di  cooperazione
allo sviluppo svolta da tutte le amministrazioni  pubbliche,  nonche'
della partecipazione dell'Italia a banche e fondi di sviluppo e  agli
organismi multilaterali indicando, tra l'altro,  con  riferimento  ai
singoli organismi, il contributo finanziario dell'Italia, il numero e
la  qualifica  dei  funzionari  italiani  e  una  valutazione   delle
modalita'  con  le  quali  tali  istituzioni  hanno  contribuito   al
perseguimento degli obiettivi stabiliti  in  sede  multilaterale.  La
relazione indica in maniera dettagliata i progetti  finanziati  e  il
loro esito nonche' quelli in  corso  di  svolgimento,  i  criteri  di
efficacia, economicita', coerenza e unitarieta' adottati e le imprese
e le organizzazioni beneficiarie di tali erogazioni. Nella  relazione
sono altresi' indicate le retribuzioni di tutti  i  funzionari  delle
amministrazioni pubbliche coinvolti in attivita'  di  cooperazione  e
dei titolari di incarichi di collaborazione  o  consulenza  coinvolti
nelle medesime attivita',  ai  sensi  dell'articolo  15  del  decreto
legislativo 14 marzo 2013, n. 33. La relazione,  previa  approvazione
del  Comitato  di  cui  all'articolo  15  della  presente  legge,  e'
trasmessa alle Camere e alla Conferenza unificata  in  allegato  allo
schema del documento triennale di programmazione e di indirizzo. 
  5. Al fine della  programmazione  degli  impegni  internazionali  a
livello bilaterale e multilaterale, le  proposte  degli  stanziamenti
per la cooperazione allo sviluppo sono quantificate sulla base di una
programmazione triennale, compatibilmente con le esigenze di  finanza
pubblica, con riferimento al documento di cui al comma 1. 
          Note all'art. 12: 
              - Il testo dell'articolo 8 del decreto  legislativo  28
          agosto 1997,  n.  281  (Definizione  ed  ampliamento  delle
          attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra
          lo Stato, le regioni e le province  autonome  di  Trento  e
          Bolzano ed unificazione, per le materie  ed  i  compiti  di
          interesse  comune  delle  regioni,  delle  province  e  dei
          comuni,  con  la  Conferenza  Stato-citta'   ed   autonomie
          locali), e' il seguente: 
              "Art. 8. (Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e
          Conferenza unificata). - 1. La Conferenza  Stato-citta'  ed
          autonomie locali e' unificata per le materie ed  i  compiti
          di interesse comune  delle  regioni,  delle  province,  dei
          comuni  e  delle  comunita'  montane,  con  la   Conferenza
          Stato-regioni. 
              2. La Conferenza Stato-citta' ed  autonomie  locali  e'
          presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
          sua delega, dal Ministro dell'interno o  dal  Ministro  per
          gli  affari   regionali   nella   materia   di   rispettiva
          competenza; ne fanno parte altresi' il Ministro del  tesoro
          e  del  bilancio  e  della  programmazione  economica,   il
          Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
          Ministro della  sanita',  il  presidente  dell'Associazione
          nazionale  dei  comuni  d'Italia  -  ANCI,  il   presidente
          dell'Unione  province  d'Italia  -  UPI  ed  il  presidente
          dell'Unione nazionale comuni, comunita' ed enti  montani  -
          UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
          dall'ANCI e sei presidenti di provincia designati dall'UPI.
          Dei  quattordici   sindaci   designati   dall'ANCI   cinque
          rappresentano le citta' individuate dall'articolo 17  della
          legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni  possono  essere
          invitati altri membri del Governo,  nonche'  rappresentanti
          di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici. 
              3. La Conferenza Stato-citta' ed  autonomie  locali  e'
          convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i  casi
          il presidente ne ravvisi la necessita' o qualora ne  faccia
          richiesta il presidente dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM. 
              4. La  Conferenza  unificata  di  cui  al  comma  1  e'
          convocata dal Presidente del  Consiglio  dei  Ministri.  Le
          sedute sono presiedute dal  Presidente  del  Consiglio  dei
          Ministri o, su sua delega,  dal  Ministro  per  gli  affari
          regionali  o,  se  tale  incarico  non  e'  conferito,  dal
          Ministro dell'interno.". 
              - Il testo dell'articolo 15 del decreto legislativo  14
          marzo 2013, n. 33 (Riordino  della  disciplina  riguardante
          gli obblighi di pubblicita', trasparenza  e  diffusione  di
          informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni),  e'
          il seguente: 
              "Art. 15.  (Obblighi  di  pubblicazione  concernenti  i
          titolari di incarichi dirigenziali e  di  collaborazione  o
          consulenza).  -  1.  Fermi   restando   gli   obblighi   di
          comunicazione di cui all'articolo 17, comma 22, della legge
          15  maggio  1997,  n.  127,  le  pubbliche  amministrazioni
          pubblicano e aggiornano le seguenti  informazioni  relative
          ai titolari di incarichi amministrativi  di  vertice  e  di
          incarichi  dirigenziali,  a  qualsiasi  titolo   conferiti,
          nonche' di collaborazione o consulenza: 
              a) gli estremi dell'atto di conferimento dell'incarico; 
              b) il curriculum vitae; 
              c) i dati relativi allo svolgimento di incarichi  o  la
          titolarita' di cariche in enti di diritto privato  regolati
          o  finanziati   dalla   pubblica   amministrazione   o   lo
          svolgimento di attivita' professionali; 
              d)  i  compensi,  comunque  denominati,   relativi   al
          rapporto di lavoro, di consulenza o di collaborazione,  con
          specifica evidenza delle eventuali componenti  variabili  o
          legate alla valutazione del risultato. 
              2.  La  pubblicazione  degli  estremi  degli  atti   di
          conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti  estranei
          alla  pubblica  amministrazione,  di  collaborazione  o  di
          consulenza a soggetti esterni  a  qualsiasi  titolo  per  i
          quali e' previsto un compenso, completi di indicazione  dei
          soggetti  percettori,   della   ragione   dell'incarico   e
          dell'ammontare  erogato,  nonche'  la  comunicazione   alla
          Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento  della
          funzione pubblica dei relativi dati ai sensi  dell'articolo
          53, comma 14, secondo periodo, del decreto  legislativo  30
          marzo  2001,  n.  165  e  successive  modificazioni,   sono
          condizioni per l'acquisizione  dell'efficacia  dell'atto  e
          per   la   liquidazione   dei   relativi    compensi.    Le
          amministrazioni  pubblicano  e  mantengono  aggiornati  sui
          rispettivi  siti  istituzionali  gli  elenchi  dei   propri
          consulenti indicando l'oggetto, la  durata  e  il  compenso
          dell'incarico.  Il  Dipartimento  della  funzione  pubblica
          consente la consultazione, anche per nominativo,  dei  dati
          di cui al presente comma. 
              3. In caso di omessa pubblicazione di  quanto  previsto
          al comma 2, il pagamento  del  corrispettivo  determina  la
          responsabilita' del dirigente che l'ha disposto,  accertata
          all'esito del  procedimento  disciplinare,  e  comporta  il
          pagamento di una  sanzione  pari  alla  somma  corrisposta,
          fatto salvo il risarcimento del danno del destinatario  ove
          ricorrano le condizioni di cui all'articolo 30 del  decreto
          legislativo 2 luglio 2010, n. 104. 
              4. Le pubbliche amministrazioni pubblicano  i  dati  di
          cui ai  commi  1  e  2  entro  tre  mesi  dal  conferimento
          dell'incarico e per i tre anni successivi  alla  cessazione
          dell'incarico. 
              5. Le pubbliche amministrazioni pubblicano e mantengono
          aggiornato l'elenco delle posizioni dirigenziali, integrato
          dai relativi titoli  e  curricula,  attribuite  a  persone,
          anche esterne alle pubbliche  amministrazioni,  individuate
          discrezionalmente dall'organo di indirizzo  politico  senza
          procedure pubbliche di selezione, di  cui  all'articolo  1,
          commi 39 e 40, della legge 6 novembre 2012, n. 190.". 
                                      Art. 13 
 
                    Poteri di indirizzo e controllo del Parlamento 
 
  1.  Le  Commissioni  parlamentari  competenti  esaminano,  ai  fini
dell'espressione del parere, lo schema  del  documento  triennale  di
programmazione e  di  indirizzo,  di  cui  all'articolo  12,  cui  e'
allegata la relazione di cui all'articolo 12, comma 4. Le Commissioni
si esprimono nei termini previsti dal  regolamento  della  rispettiva
Camera, decorsi i quali il documento e' approvato  anche  in  assenza
del parere. 
  2. Le Commissioni parlamentari competenti  esaminano  altresi',  ai
fini dell'espressione del parere, gli schemi dei regolamenti  di  cui
all'articolo 17, comma 13, e all'articolo 20, comma 1. Le Commissioni
si esprimono nel termine di quarantacinque giorni dalla richiesta. 
                                    Art. 14
 
                Allegati al bilancio e  al  rendiconto  generale  dello  Stato  sulla cooperazione allo sviluppo
 
  1. A decorrere dall'esercizio finanziario successivo alla  data  di
entrata in vigore della presente legge,  in  apposito  allegato  allo
stato di previsione della spesa del Ministero degli affari  esteri  e
della   cooperazione   internazionale   sono   indicati   tutti   gli
stanziamenti, distinti per ciascuno stato di previsione  della  spesa
dei singoli Ministeri, destinati, anche in parte, al finanziamento di
interventi a sostegno di politiche di cooperazione allo sviluppo.
  2. Al rendiconto generale dello Stato  e'  allegata  una  relazione
curata  dal  Ministero  degli  affari  esteri  e  della  cooperazione
internazionale  contenente  i  dati  e   gli   elementi   informativi
sull'utilizzo  degli  stanziamenti  di  cui  al  presente   articolo,
riferiti  all'anno  precedente,  e  l'illustrazione   dei   risultati
conseguiti rispetto agli obiettivi  e  alle  priorita'  indicati  nel
documento  triennale  di  programmazione  e  di  indirizzo   di   cui
all'articolo 12.
                                  Art. 15 
 
  
         Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo 
 
  1. E' istituito il Comitato interministeriale per  la  cooperazione
allo sviluppo (CICS), con il compito di assicurare la  programmazione
ed il coordinamento di tutte  le  attivita'  di  cui  all'articolo  4
nonche' la coerenza  delle  politiche  nazionali  con  i  fini  della
cooperazione allo sviluppo. 
  2. Il CICS e' presieduto dal Presidente del Consiglio dei  ministri
ed e' composto dal Ministro degli affari esteri e della  cooperazione
internazionale, che ne e' vice presidente, dal  vice  ministro  della
cooperazione allo sviluppo, cui il Ministro  degli  affari  esteri  e
della cooperazione internazionale puo' delegare le proprie  funzioni,
e dai Ministri dell'interno,  della  difesa,  dell'economia  e  delle
finanze,  dello  sviluppo   economico,   delle   politiche   agricole
alimentari e forestali, dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare, delle infrastrutture e dei trasporti, del  lavoro  e  delle
politiche sociali, della salute e dell'istruzione, dell'universita' e
della ricerca. 
  3. Sulla base delle finalita' e degli indirizzi della  politica  di
cooperazione  allo  sviluppo  indicati  nel  documento  triennale  di
programmazione e  di  indirizzo  di  cui  all'articolo  12,  il  CICS
verifica la coerenza e il coordinamento delle attivita' di CPS. 
  4. Il CICS, nel corso del procedimento di formazione del disegno di
legge di stabilita', rappresenta le esigenze  finanziarie  necessarie
per l'attuazione delle politiche  di  cooperazione  allo  sviluppo  e
propone la ripartizione degli stanziamenti per ciascun  Ministero  ai
sensi  del  comma  1  dell'articolo  14,  sulla  base  del  documento
triennale di programmazione e di indirizzo di  cui  all'articolo  12,
dell'esito dei negoziati internazionali in materia di  partecipazione
alla ricapitalizzazione di banche e fondi di sviluppo e delle risorse
gia' stanziate a tale fine. 
  5. Qualora  siano  trattate  questioni  di  loro  competenza,  sono
invitati a partecipare alle riunioni  del  CICS  altri  Ministri,  il
presidente della Conferenza delle regioni e delle province  autonome,
i presidenti di regione o di provincia autonoma e i presidenti  delle
associazioni rappresentative degli enti  locali.  Alle  riunioni  del
CICS partecipano senza diritto di voto anche  il  direttore  generale
per la cooperazione allo sviluppo e il direttore dell'Agenzia di  cui
all'articolo 17. 
  6. I Ministri possono delegare le proprie funzioni in seno al  CICS
ai sottosegretari competenti per materia. 
  7. Il CICS adotta un  regolamento  interno  che  ne  disciplina  il
funzionamento. La partecipazione alle riunioni non puo' in ogni  caso
dare  luogo  alla  corresponsione  di   compensi,   rimborsi   spese,
emolumenti o gettoni di presenza comunque denominati. 
  8.  Le  deliberazioni  del  CICS  sono  pubblicate  nella  Gazzetta
Ufficiale. 
  9.  Il  Ministero  degli  affari  esteri   e   della   cooperazione
internazionale fornisce supporto tecnico, operativo e logistico  alle
attivita'  del  CICS,  attraverso  la  Direzione  generale   per   la
cooperazione allo sviluppo di cui all'articolo 20. 
  10.  All'attuazione  del  presente  articolo   le   amministrazioni
interessate  provvedono  con  le   risorse   umane,   strumentali   e
finanziarie disponibili a legislazione vigente. 
                              Art. 16 
 
          Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo 
 
  1.  Con  decreto  del  Ministro  degli  affari   esteri   e   della
cooperazione internazionale, da adottare entro novanta  giorni  dalla
data di entrata in vigore  della  presente  legge,  e'  istituito  un
Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo,  composto  dai
principali soggetti pubblici e privati, profit e  non  profit,  della
cooperazione internazionale allo sviluppo, ivi inclusi rappresentanti
dei Ministeri coinvolti, delle regioni e delle province  autonome  di
Trento  e  di  Bolzano,  degli  enti  locali,  dell'Agenzia  di   cui
all'articolo  17,  delle  principali  reti  di  organizzazioni  della
societa' civile di cooperazione allo  sviluppo  e  aiuto  umanitario,
delle universita' e del volontariato. La partecipazione al  Consiglio
nazionale non da'  luogo  a  compensi,  rimborsi  spese,  gettoni  di
presenza od emolumenti comunque denominati. 
  2. Il Consiglio nazionale, strumento permanente di  partecipazione,
consultazione  e  proposta,  si  riunisce   almeno   annualmente   su
convocazione del Ministro degli affari esteri  e  della  cooperazione
internazionale o del vice ministro della cooperazione allo  sviluppo,
per esprimere pareri sulle materie  attinenti  la  cooperazione  allo
sviluppo ed in particolare sulla  coerenza  delle  scelte  politiche,
sulle strategie, sulle  linee  di  indirizzo,  sulla  programmazione,
sulle forme di intervento, sulla loro efficacia, sulla valutazione. 
  3.  Ogni  tre  anni  il  Ministro  degli  affari  esteri  e   della
cooperazione internazionale convoca una Conferenza pubblica nazionale
per favorire la partecipazione dei cittadini nella definizione  delle
politiche di cooperazione allo sviluppo. 
  4.  All'attuazione  del  presente   articolo   le   amministrazioni
interessate  provvedono  con  le   risorse   umane,   strumentali   e
finanziarie disponibili a legislazione vigente. 
                                    CAPO IV IV                                                                                                                 

AGENZIA PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO E DIREZIONE GENERALE PER LA
COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
 
                                     Art. 17 
 
                  Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo 
 
  1. Per l'attuazione delle politiche di cooperazione  allo  sviluppo
sulla base dei criteri  di  efficacia,  economicita',  unitarieta'  e
trasparenza e' istituita l'Agenzia italiana per la cooperazione  allo
sviluppo, di seguito denominata «Agenzia», con personalita' giuridica
di diritto pubblico, sottoposta al potere di  indirizzo  e  vigilanza
del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 
  2. L'Agenzia opera sulla base di  direttive  emanate  dal  Ministro
degli affari esteri e della cooperazione internazionale,  nell'ambito
degli indirizzi generali indicati nel documento di  cui  all'articolo
12  e  del  coordinamento  di  cui  all'articolo  15.  Salvo  diversa
disposizione della presente legge, il direttore dell'Agenzia  propone
al Comitato  congiunto  di  cui  all'articolo  21  le  iniziative  da
approvare e lo informa di quelle sulle quali dispone autonomamente ai
sensi del comma 6 del presente articolo. 
  3. L'Agenzia svolge, nel quadro degli indirizzi politici di cui  al
comma 2, le attivita' a  carattere  tecnico-operativo  connesse  alle
fasi  di  istruttoria,  formulazione,   finanziamento,   gestione   e
controllo delle iniziative  di  cooperazione  di  cui  alla  presente
legge.  Su  richiesta  del  Ministro  degli  affari  esteri  e  della
cooperazione internazionale o del vice  ministro  della  cooperazione
allo sviluppo, l'Agenzia contribuisce altresi' alla definizione della
programmazione annuale dell'azione di cooperazione allo sviluppo. Per
la realizzazione delle singole iniziative, l'Agenzia opera attraverso
i  soggetti  di  cui  al  capo  VI,  selezionati  mediante  procedure
comparative in linea con  la  normativa  vigente  e  con  i  principi
stabiliti dall'Unione europea, o attraverso  partner  internazionali,
salvo quando si richieda il suo intervento diretto. 
  4. L'Agenzia eroga servizi,  assistenza  e  supporto  tecnico  alle
altre amministrazioni pubbliche che  operano  negli  ambiti  definiti
dagli articoli 1 e 2 della presente  legge,  regolando  i  rispettivi
rapporti con apposite convenzioni; acquisisce incarichi di esecuzione
di programmi e progetti  dell'Unione  europea,  di  banche,  fondi  e
organismi internazionali e collabora con  strutture  di  altri  Paesi
aventi  analoghe  finalita';  promuove  forme  di  partenariato   con
soggetti privati per la realizzazione di specifiche iniziative;  puo'
realizzare iniziative finanziate da soggetti privati. 
  5.  Il  direttore  dell'Agenzia  e'  nominato  dal  Presidente  del
Consiglio dei ministri su proposta del Ministro degli affari esteri e
della  cooperazione  internazionale,  a  seguito  di   procedura   di
selezione con evidenza pubblica improntata a criteri di  trasparenza,
per un mandato della durata di quattro  anni,  rinnovabile  una  sola
volta,  tra  persone  di  particolare  e  comprovata   qualificazione
professionale e in possesso di documentata esperienza in  materia  di
cooperazione allo sviluppo. 
  6. Ferma restando la sua autonomia decisionale di  spesa  entro  un
limite massimo di due milioni  di  euro,  il  direttore  dell'Agenzia
adotta un regolamento interno di contabilita', approvato dal Ministro
degli affari esteri e della cooperazione internazionale, di  concerto
con il Ministro dell'economia e delle finanze, conforme  ai  principi
civilistici e rispondente alle  esigenze  di  efficienza,  efficacia,
trasparenza e speditezza dell'azione amministrativa e della  gestione
contabile  nonche'  coerente  con  le  regole  adottate   dall'Unione
europea. Nel codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006,  n.
163, e nel relativo regolamento di esecuzione di cui al  decreto  del
Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010,  n.  207,  i  riferimenti
alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, si intendono fatti alla  presente
legge. 
  7. L'Agenzia ha la sede principale a  Roma.  Previa  autorizzazione
del  Comitato  congiunto  di  cui  all'articolo  21,   il   direttore
dell'Agenzia, nel rispetto delle  risorse  umane  disponibili  e  nel
limite  delle  risorse  finanziarie  assegnate,  puo'   istituire   o
sopprimere le sedi all'estero  dell'Agenzia  e  determinare  l'ambito
territoriale    di    competenza    delle     stesse,     utilizzando
prioritariamente, laddove possibile, uffici di altre  amministrazioni
pubbliche presenti nelle stesse localita'. Previa autorizzazione  del
Comitato congiunto di cui all'articolo 21, il direttore  dell'Agenzia
dispone l'utilizzazione, laddove possibile,  degli  uffici  di  altre
amministrazioni pubbliche presenti nei Paesi in cui opera l'Agenzia. 
  8. Previa autorizzazione del Comitato congiunto di cui all'articolo
21,  il  direttore  dell'Agenzia  puo',  nel  limite  delle   risorse
finanziarie assegnate, inviare  all'estero  dipendenti  dell'Agenzia,
nell'ambito della dotazione organica di cui all'articolo 19, comma 2,
nonche' del personale di cui all'articolo 32, comma 4, primo periodo,
nel limite massimo delle unita' ivi indicate.  Si  applica  la  parte
terza del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967,  n.
18, ad eccezione dell'articolo 204; salvo quanto previsto dal  quinto
comma dell'articolo 170, il periodo minimo di  permanenza  presso  le
sedi all'estero e' di due anni. Il personale dell'Agenzia  all'estero
e' accreditato secondo le procedure  previste  dall'articolo  31  del
decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio  1967,  n.  18,  in
conformita' alle convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e
consolari e tenendo conto delle consuetudini esistenti nei  Paesi  di
accreditamento. Il personale dell'Agenzia all'estero opera nel quadro
delle funzioni di  direzione,  vigilanza  e  coordinamento  dei  capi
missione, in linea con le  strategie  di  cooperazione  definite  dal
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e in
conformita' con  l'articolo  37  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18. Nei Paesi in cui  opera,  l'Agenzia
mantiene un costante rapporto di consultazione e  collaborazione  con
le organizzazioni della societa' civile presenti in loco  e  assicura
il  coordinamento  tecnico  delle  attivita'  di  cooperazione   allo
sviluppo finanziate con fondi pubblici italiani. 
  9. L'Agenzia realizza e gestisce  una  banca  dati  pubblica  nella
quale sono raccolte tutte le informazioni  relative  ai  progetti  di
cooperazione  realizzati  e  in  corso   di   realizzazione   e,   in
particolare: il Paese partner, la tipologia di intervento, il  valore
dell'intervento, la documentazione relativa alla procedura  di  gara,
l'indicazione degli aggiudicatari. 
  10. L'Agenzia adotta un codice etico cui  devono  attenersi,  nella
realizzazione delle iniziative di cui alla presente  legge,  tutti  i
soggetti pubblici e privati di cui  all'articolo  23,  comma  2,  che
intendano partecipare alle attivita' di  cooperazione  allo  sviluppo
beneficiando di contributi pubblici. Tale codice  richiama  le  fonti
normative internazionali in  materia  di  condizioni  di  lavoro,  di
sostenibilita' ambientale nonche' la legislazione  per  il  contrasto
della criminalita' organizzata e fa  riferimento  espresso  a  quello
vigente per il Ministero degli affari esteri, che resta  applicabile,
se non diversamente stabilito dal codice  dell'Agenzia,  a  tutto  il
personale di quest'ultima e a tutti i soggetti pubblici e privati  di
cui all'articolo 23, comma 2. 
  11. La  Corte  dei  conti  esercita  il  controllo  sulla  gestione
dell'Agenzia e delle relative articolazioni periferiche. 
  12. Salvo quanto diversamente disposto  dalla  presente  legge,  si
applicano le disposizioni di cui agli articoli  8  e  9  del  decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300. 
  13. Con regolamento  del  Ministro  degli  affari  esteri  e  della
cooperazione internazionale,  da  emanare  entro  centottanta  giorni
dalla data di entrata  in  vigore  della  presente  legge,  ai  sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto  1988,  n.  400,  di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,  e'  adottato
lo statuto dell'Agenzia nel quale sono disciplinate le  competenze  e
le regole di funzionamento dell'Agenzia, fra le quali: 
    a) il conferimento al bilancio dell'Agenzia degli stanziamenti ad
essa  destinati   da   altre   amministrazioni   pubbliche   per   la
realizzazione degli interventi di cooperazione nonche' le  condizioni
per la stipula delle convenzioni di cui  al  comma  4,  ivi  comprese
quelle a titolo oneroso; 
    b) le funzioni di vigilanza e controllo da  parte  del  Ministero
degli affari esteri e della cooperazione internazionale; 
    c) le funzioni  di  controllo  interno  e  di  valutazione  delle
attivita'; 
    d) le procedure di reclutamento per il direttore  dell'Agenzia  e
per il restante personale nel rispetto  del  decreto  legislativo  30
marzo 2001, n. 165, e in coerenza con quanto  previsto  dall'articolo
19 della presente legge; 
    e) le procedure comparative di cui al comma 3; 
    f) le procedure di selezione delle organizzazioni e  degli  altri
soggetti di cui all'articolo 26; 
    g) il rapporto fra  la  presenza  dell'Agenzia  all'estero  e  le
rappresentanze  diplomatiche  e  consolari  e   le   condizioni   per
assicurare  il  sostegno  e  il  coordinamento   tecnico   da   parte
dell'Agenzia delle attivita' di  cooperazione  realizzate  con  fondi
pubblici italiani nei Paesi partner; 
    h) il numero massimo di sedi all'estero di cui al comma  7  e  di
dipendenti dell'Agenzia che  possono  essere  destinati  a  prestarvi
servizio; 
    i) le modalita' di armonizzazione del regime degli interventi  in
corso, trasferiti all'Agenzia ai sensi dell'articolo 32; 
    l) le modalita' di riallocazione del  personale,  dei  compiti  e
delle funzioni dell'Istituto agronomico per  l'Oltremare  all'interno
della struttura  dell'Agenzia,  senza  che  cio'  determini  nuovi  o
maggiori oneri per la finanza pubblica; 
    m)  la  previsione  di  un  collegio  dei   revisori   ai   sensi
dell'articolo 8, comma 4, lettera  h),  del  decreto  legislativo  30
luglio 1999, n. 300, composto da un magistrato della Corte dei conti,
in qualita' di presidente, con qualifica non inferiore a consigliere,
designato dal Presidente della Corte  stessa  nonche'  da  un  membro
designato dal Ministro dell'economia e delle finanze e da  un  membro
designato dal Ministro  degli  affari  esteri  e  della  cooperazione
internazionale; 
    n) le  modalita'  di  rendicontazione  e  controllo  delle  spese
effettuate dalle sedi all'estero dell'Agenzia,  anche  attraverso  un
efficiente servizio di audit interno che  assicuri  il  rispetto  dei
principi di economicita', efficacia ed efficienza; 
    o) la previsione che il bilancio dell'Agenzia sia pubblicato  nel
sito internet del medesimo istituto, dopo la sua approvazione. 
           Note all'art. 17: 
              - Il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163,  reca:
          "Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
          forniture  in  attuazione  delle  direttive  2004/17/CE   e
          2004/18/CE". 
              - Il decreto del Presidente della Repubblica 5  ottobre
          2010,  n.  207,  reca:  "Regolamento   di   esecuzione   ed
          attuazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.  163,
          recante «Codice dei contratti pubblici relativi  a  lavori,
          servizi  e  forniture   in   attuazione   delle   direttive
          2004/17/CE e 2004/18/CE»". 
              - Il testo dell'articolo 204 del decreto del Presidente
          della  Repubblica  5  gennaio  1967,  n.  18   (Ordinamento
          dell'amministrazione degli affari esteri) e' il seguente: 
              "Art. 204. Trattamento dei componenti delle delegazioni
          diplomatiche  speciali.  Ai  componenti  delle  delegazioni
          diplomatiche speciali di cui all'articolo 35 e' attribuita,
          con decreto del Ministro degli affari esteri,  di  concerto
          con  il  Ministro  del  tesoro,  del   bilancio   e   della
          programmazione economica su parere della commissione di cui
          all'articolo 172, un'indennita' adeguata ed un assegno  per
          oneri di rappresentanza determinato secondo  i  criteri  di
          cui  all'articolo   171-bis.   Il   trattamento   economico
          complessivo e' comunque  non  superiore  a  quello  che  il
          personale di analogo rango percepisce  o  percepirebbe  nel
          Paese  in  cui  e'  istituita  la  delegazione  diplomatica
          speciale. 
              Ai predetti si applica l'art. 186. Nei casi di  cui  al
          primo   comma   dell'articolo   predetto,    all'indennita'
          personale si intende sostituita quella prevista  dal  primo
          comma del  presente  articolo.  La  indennita'  giornaliera
          prevista dal secondo comma dell'art. 186 e' calcolata,  nei
          casi di cui al punto 1)  dello  stesso  comma,  sulla  base
          dell'indennita'  di  cui  al  primo  comma   del   presente
          articolo. Nei casi contemplati nel punto  2)  dell'articolo
          186, l'indennita' giornaliera e' stabilita  con  la  stessa
          procedura indicata nel primo comma del presente articolo.". 
              - Il testo dell'articolo 170, quinto comma, del decreto
          del Presidente della  Repubblica  5  gennaio  1967,  n.  18
          (Ordinamento dell'amministrazione degli affari  esteri)  e'
          il seguente: 
              "Se destinato all'estero ai sensi dell'articolo 34  per
          un periodo che, anche per effetto  di  eventuali  proroghe,
          non sia complessivamente superiore ad un anno, il personale
          ha titolo al trattamento economico  di  cui  alla  presente
          parte, ad eccezione dei benefici di cui agli articoli  173,
          175, 176, 179, 196, 197, 199, 205 e 206, nonche'  al  primo
          comma dell'articolo 200.". 
              - Il testo dell'articolo 31 del decreto del  Presidente
          della  Repubblica  5  gennaio  1967,  n.  18   (Ordinamento
          dell'amministrazione degli affari esteri) e' il seguente: 
              "Art. 31. (Composizione e organizzazione  degli  uffici
          all'estero). - La composizione, per numero e qualificazione
          del   personale,    e    l'organizzazione    di    ciascuna
          rappresentanza diplomatica e di ciascun  ufficio  consolare
          di I categoria sono determinate dall'azione  specifica  che
          rappresentanze ed uffici sono chiamati a svolgere nell'area
          a ciascuno propria. Il relativo organico comprende, in base
          alle diverse esigenze di servizio, posti per il personale a
          seconda  dei  compiti  da  assolvere.   La   azione   della
          rappresentanza  diplomatica  e  dell'ufficio  consolare  e'
          svolta,  direttamente  o  a  mezzo  del  personale  che  lo
          coadiuva, dal funzionario che vi e' preposto  e  che,  come
          tale, ha la responsabilita' della condotta degli affari. 
              Al servizio delle rappresentanze diplomatiche  e  degli
          uffici consolari e'  adibito  esclusivamente  personale  di
          ruolo  e  a  contratto  dell'Amministrazione  degli  affari
          esteri, salvo quanto diversamente disposto dall'art. 168 ed
          il caso di missione temporanea. 
              E'  vietato  il  conferimento  a  titolo  onorifico  di
          incarichi   presso   uffici   all'estero,   di   qualifiche
          diplomatiche e consolari e di accreditamenti  di  qualsiasi
          genere, salvo per questi ultimi quanto puo' essere disposto
          con  decreto  del  Ministro,  su  motivata   proposta   del
          Consiglio di amministrazione, per eccezionali esigenze. 
              Restano ferme le norme che disciplinano  l'assegnazione
          alle  rappresentanze  diplomatiche  di  addetti   militari,
          navali ed aeronautici.". 
              - Il testo dell'articolo 37 del decreto del  Presidente
          della  Repubblica  5  gennaio  1967,  n.  18   (Ordinamento
          dell'amministrazione degli affari esteri) e' il seguente: 
              "Art. 37. (Funzioni della Missione diplomatica).  -  La
          Missione  diplomatica  svolge,  nell'ambito   del   diritto
          internazionale, funzioni consistenti principalmente nel: 
              proteggere  gli  interessi  nazionali  e   tutelare   i
          cittadini e i loro interessi; 
              trattare gli affari, negoziare, riferire; 
              promuovere relazioni amichevoli e sviluppare i rapporti
          in  tutti  i  settori  tra   l'Italia   e   lo   Stato   di
          accreditamento. 
              L'attivita' di una Missione diplomatica si  esplica  in
          particolare nei  settori  politico-diplomatico,  consolare,
          emigratorio, economico, commerciale, finanziario,  sociale,
          culturale,   scientifico-tecnologico   della   stampa    ed
          informazione. 
              La Missione diplomatica  esercita  altresi'  azione  di
          coordinamento e, nei  casi  previsti,  di  vigilanza  o  di
          direzione  dell'attivita'  di  uffici  ed   Enti   pubblici
          italiani,  operanti   nel   territorio   dello   Stato   di
          accreditamento.". 
              - Il testo degli articoli 8 e 9 del decreto legislativo
          30 luglio 1999, n.  300  (Riforma  dell'organizzazione  del
          Governo, a norma dell'articolo 11 della L. 15  marzo  1997,
          n. 59) e' il seguente: 
              "Art.  8.  (L'ordinamento).  -  1.  Le   agenzie   sono
          strutture che, secondo le previsioni del  presente  decreto
          legislativo,     svolgono     attivita'     a     carattere
          tecnico-operativo   di   interesse   nazionale,   in   atto
          esercitate da ministeri ed enti pubblici. Esse  operano  al
          servizio delle amministrazioni  pubbliche,  comprese  anche
          quelle regionali e locali. 
              2.  Le  agenzie  hanno  piena  autonomia   nei   limiti
          stabiliti dalla legge e sono sottoposte al controllo  della
          Corte dei conti, ai sensi dell'articolo 3, comma  4,  della
          legge 14 gennaio 1994,  n.  20.  Esse  sono  sottoposte  ai
          poteri di indirizzo e di vigilanza di un  ministro  secondo
          le disposizioni  del  successivo  comma  4,  e  secondo  le
          disposizioni generali dettate dagli articoli 3, comma 1,  e
          14 del decreto legislativo n.  29  del  1993  e  successive
          modificazioni. 
              3. L'incarico di direttore generale dell'agenzia  viene
          conferito in  conformita'  alle  disposizioni  dettate  dal
          precedente  articolo  5  del  presente   decreto   per   il
          conferimento dell'incarico di capo del dipartimento. 
              4. Con regolamenti emanati ai sensi  dell'articolo  17,
          comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.  400,  su  proposta
          del presidente del consiglio dei ministri  e  dei  ministri
          competenti, di concerto con il  ministro  del  tesoro,  del
          bilancio e della programmazione economica, sono emanati gli
          statuti  delle  agenzie  istituite  dal  presente   decreto
          legislativo, in conformita' ai seguenti principi e  criteri
          direttivi: 
              a)  definizione  delle   attribuzioni   del   direttore
          generale dell'agenzia anche  sulla  base  delle  previsioni
          contenute nel precedente articolo 5  del  presente  decreto
          con riferimento al capo del dipartimento; 
              b) attribuzione al direttore generale  e  ai  dirigenti
          dell'agenzia  dei  poteri  e  della  responsabilita'  della
          gestione,   nonche'   della    responsabilita'    per    il
          conseguimento dei risultati fissati dal ministro competente
          nelle forme previste dal presente decreto; nell'ambito, ove
          possibile,  di  massimali  di  spesa   predeterminati   dal
          bilancio o, nell'ambito di questo, dal ministro stesso; 
              c) previsione di un  comitato  direttivo,  composto  da
          dirigenti dei principali settori di attivita' dell'agenzia,
          in numero non  superiore  a  quattro,  con  il  compito  di
          coadiuvare  il  direttore  generale  nell'esercizio   delle
          attribuzioni ad esso conferite; 
              d) definizione dei poteri  ministeriali  di  vigilanza,
          che  devono   comprendere,   comunque,   oltre   a   quelli
          espressamente menzionati nel precedente comma 2: 
              d1)   l'approvazione   dei   programmi   di   attivita'
          dell'agenzia e di approvazione dei  bilanci  e  rendiconti,
          secondo   modalita'   idonee   a   garantire    l'autonomia
          dell'agenzia; 
              d2) l'emanazione di direttive con  l'indicazione  degli
          obiettivi da raggiungere; 
              d3) l'acquisizione di dati e notizie e  l'effettuazione
          di ispezioni per accertare l'osservanza delle  prescrizioni
          impartite; 
              d4) l'indicazione di eventuali specifiche attivita'  da
          intraprendere; 
              e) definizione, tramite  una  apposita  convenzione  da
          stipularsi  tra  il  ministro  competente  e  il  direttore
          generale  dell'agenzia,  degli   obiettivi   specificamente
          attribuiti a questa ultima, nell'ambito della  missione  ad
          essa affidata dalla legge; dei risultati attesi in un  arco
          temporale determinato; dell'entita' e delle  modalita'  dei
          finanziamenti  da  accordare  all'agenzia   stessa;   delle
          strategie per il miglioramento dei servizi; delle modalita'
          di verifica dei  risultati  di  gestione;  delle  modalita'
          necessarie  ad  assicurare  al  ministero   competente   la
          conoscenza  dei  fattori  gestionali  interni  all'agenzia,
          quali l'organizzazione, i processi e l'uso delle risorse; 
              f) attribuzione all'agenzia di autonomia  di  bilancio,
          nei limiti del fondo stanziato a  tale  scopo  in  apposita
          unita' previsionale di base dello stato di  previsione  del
          ministero competente; attribuzione altresi' all'agenzia  di
          autonomi  poteri  per   la   determinazione   delle   norme
          concernenti  la  propria  organizzazione  ed   il   proprio
          funzionamento, nei limiti fissati dalla successiva  lettera
          l); 
              g) regolazione su base convenzionale  dei  rapporti  di
          collaborazione, consulenza, assistenza, servizio, supporto,
          promozione    tra    l'agenzia    ed    altre     pubbliche
          amministrazioni,  sulla  base  di  convenzioni  quadro   da
          deliberarsi da parte del ministro competente; 
              h) previsione di un collegio dei revisori, nominato con
          decreto del ministro competente, composto  di  tre  membri,
          due dei quali scelti tra gli iscritti all'albo dei revisori
          dei  conti  o  tra  persone  in   possesso   di   specifica
          professionalita';  previsione  di  un   membro   supplente;
          attribuzione dei  relativi  compensi,  da  determinare  con
          decreto del ministro competente di concerto con quello  del
          tesoro; 
              i) istituzione di un  apposito  organismo  preposto  al
          controllo di gestione ai sensi del decreto  legislativo  di
          riordino e potenziamento  dei  meccanismi  e  strumenti  di
          monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e  dei
          risultati  dell'attivita'  svolta   dalle   amministrazioni
          pubbliche; 
              l) determinazione di  una  organizzazione  dell'agenzia
          rispondente alle  esigenze  di  speditezza,  efficienza  ed
          efficacia  dell'adozione  amministrativa;  attribuzione   a
          regolamenti  interni  di  ciascuna  agenzia,  adottati  dal
          direttore generale dell'agenzia e  approvati  dal  ministro
          competente, della possibilita' di adeguare l'organizzazione
          stessa, nei limiti delle disponibilita'  finanziarie,  alle
          esigenze   funzionali,   e   devoluzione   ad    atti    di
          organizzazione di livello inferiore di ogni altro potere di
          organizzazione;  applicazione  dei  criteri  di   mobilita'
          professionale   e   territoriale   previsti   dal   decreto
          legislativo  3  febbraio   1993,   n.   29   e   successive
          modificazioni e integrazioni; 
              m) facolta'  del  direttore  generale  dell'agenzia  di
          deliberare  e  proporre   all'approvazione   del   ministro
          competente, di concerto con quello del tesoro,  regolamenti
          interni   di   contabilita'   ispirati,    ove    richiesto
          dall'attivita' dell'agenzia, a principi civilistici,  anche
          in deroga alle disposizioni sulla contabilita' pubblica." 
              "Art. 9. (Il personale e la dotazione  finanziaria).  -
          1. Alla copertura dell'organico delle agenzie,  nei  limiti
          determinati per ciascuna di esse dai  successivi  articoli,
          si provvede, nell'ordine: 
              a) mediante l'inquadramento  del  personale  trasferito
          dai ministeri e dagli enti pubblici, di cui  al  precedente
          articolo 8, comma 1; 
              b) mediante le procedure di mobilita' di  cui  al  capo
          III del titolo II del decreto legislativo 3 febbraio  1993,
          n. 29 e successive modificazioni ed integrazioni; 
              c)  a  regime,   mediante   le   ordinarie   forme   di
          reclutamento. 
              2. Al termine delle procedure di inquadramento  di  cui
          al precedente comma 1, sono corrispondentemente ridotte  le
          dotazioni organiche delle amministrazioni e degli  enti  di
          provenienza e le corrispondenti  risorse  finanziarie  sono
          trasferite all'agenzia. In ogni caso, le suddette dotazioni
          organiche non possono essere reintegrate. 
              3. Al personale inquadrato nell'organico  dell'agenzia,
          ai  sensi  del  precedente  comma  1,   e'   mantenuto   il
          trattamento giuridico ed  economico  spettante  presso  gli
          enti, le amministrazioni e gli organismi di provenienza  al
          momento  dell'inquadramento,  fino  alla  stipulazione  del
          primo contratto integrativo collettivo di ciascuna agenzia. 
              4.  Gli  oneri  di  funzionamento   dell'agenzia   sono
          coperti: 
              a)  mediante  le  risorse  finanziarie  trasferite   da
          amministrazioni, secondo  quanto  disposto  dal  precedente
          comma 2; 
              b)  mediante  gli  introiti  derivanti  dai   contratti
          stipulati con le  amministrazioni  per  le  prestazioni  di
          collaborazione, consulenza, assistenza, servizio, supporto,
          promozione; 
              c) mediante un finanziamento annuale,  nei  limiti  del
          fondo  a  tale   scopo   stanziato   in   apposita   unita'
          previsionale  di  base  dello  stato  di   previsione   del
          ministero  competente  e   suddiviso   in   tre   capitoli,
          distintamente riferiti agli oneri  di  gestione,  calcolati
          tenendo conto  dei  vincoli  di  servizio,  alle  spese  di
          investimento,   alla   quota   incentivante   connessa   al
          raggiungimento degli obiettivi gestionali.". 
              - Il testo dell'articolo 17, comma 3,  della  legge  23
          agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita' di Governo e
          ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e'
          il seguente: 
              "3. Con decreto ministeriale  possono  essere  adottati
          regolamenti nelle materie di competenza del ministro  o  di
          autorita'  sottordinate  al  ministro,  quando   la   legge
          espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
          materie di competenza  di  piu'  ministri,  possono  essere
          adottati con decreti interministeriali, ferma  restando  la
          necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
          I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
          dettare norme contrarie a quelle  dei  regolamenti  emanati
          dal Governo. Essi debbono essere comunicati  al  Presidente
          del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione." 
              - Il decreto legislativo 30 marzo 2001, n.  165,  reca:
          "Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze
          delle amministrazioni pubbliche". 
                                        Art. 18 
 
        Disciplina di bilancio dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo
                              sviluppo 
 
  1.   All'Agenzia    e'    attribuita    autonomia    organizzativa,
regolamentare, amministrativa, patrimoniale, contabile e di bilancio. 
  2. I mezzi finanziari complessivi dell'Agenzia sono costituiti: 
    a) dalle risorse finanziarie trasferite da altre amministrazioni,
secondo  quanto  disposto  dall'articolo  9,  comma  2,  del  decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300; 
    b) dagli introiti derivanti dalle convenzioni  stipulate  con  le
amministrazioni  e  altri  soggetti  pubblici  o   privati   per   le
prestazioni  di  collaborazione,  consulenza,  assistenza,  servizio,
supporto, promozione; 
    c) da un finanziamento  annuale  iscritto  in  appositi  capitoli
dello stato di previsione del Ministero degli affari esteri  e  della
cooperazione internazionale; 
    d) da  donazioni,  lasciti,  legati  e  liberalita',  debitamente
accettati; 
    e) da una quota pari al  20  per  cento  della  quota  a  diretta
gestione statale delle somme di cui all'articolo 48  della  legge  20
maggio 1985, n. 222. 
  3. Il bilancio dell'Agenzia e' unico  e  redatto  conformemente  ai
principi civilistici, nel  rispetto  delle  disposizioni  recate  dal
decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 91, e dalla relativa normativa
di attuazione. 
  4. Le risorse finanziarie dell'Agenzia destinate ad attivita'  che,
in  base  alle  statistiche  elaborate   dai   competenti   organismi
internazionali, rientrano nella CPS sono impignorabili. 
          Note all'art. 18: 
              - Il  testo  dell'articolo  9,  comma  2,  del  decreto
          legislativo   30   luglio    1999,    n.    300    (Riforma
          dell'organizzazione del Governo, a norma  dell'articolo  11
          della L. 15 marzo 1997, n. 59) e' il seguente: 
              "2. Al termine delle procedure di inquadramento di  cui
          al precedente comma 1, sono corrispondentemente ridotte  le
          dotazioni organiche delle amministrazioni e degli  enti  di
          provenienza e le corrispondenti  risorse  finanziarie  sono
          trasferite all'agenzia. In ogni caso, le suddette dotazioni
          organiche non possono essere reintegrate.". 
              - Il testo dell'articolo 48 della legge 20 maggio 1985,
          n. 222, e' il seguente: 
              "Art. 48. Le quote  di  cui  all'articolo  47,  secondo
          comma,  sono  utilizzate:  dallo   Stato   per   interventi
          straordinari  per  fame  nel  mondo,  calamita'   naturali,
          assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali, e
          ristrutturazione,  miglioramento,   messa   in   sicurezza,
          adeguamento antisismico ed efficientamento energetico degli
          immobili  di  proprieta'  pubblica  adibiti  all'istruzione
          scolastica; dalla Chiesa cattolica per  esigenze  di  culto
          della  popolazione,  sostentamento  del  clero,  interventi
          caritativi a favore  della  collettivita'  nazionale  o  di
          paesi del terzo mondo". 
              - Il decreto legislativo 31 maggio 2011, n.  91,  reca:
          "Disposizioni  recanti  attuazione  dell'articolo  2  della
          legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia  di  adeguamento
          ed armonizzazione dei sistemi contabili". 
                                     Art. 19 
 
         Personale dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo 
 
  1. Con decreto del Presidente del  Consiglio  dei  ministri  o  del
Ministro delegato per la pubblica amministrazione, da  emanare  entro
centottanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  della  presente
legge,  su  proposta  del  Ministro  degli  affari  esteri  e   della
cooperazione   internazionale,   di   concerto   con   il    Ministro
dell'economia e delle finanze, e' determinata la  dotazione  organica
dell'Agenzia, nel limite massimo di duecento unita'. 
  2. Alla copertura dell'organico dell'Agenzia si provvede: 
    a) mediante l'inquadramento del personale attualmente in servizio
in posizione di comando o fuori ruolo presso  la  Direzione  generale
per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli  affari  esteri
che opti per il transito alle dipendenze dell'Agenzia e previo parere
favorevole  dell'amministrazione   di   appartenenza,   nonche'   del
personale dell'Istituto agronomico per l'Oltremare; 
    b) mediante l'inquadramento  di  non  oltre  quaranta  dipendenti
delle aree funzionali del Ministero degli affari esteri,  che  optino
per il transito alle dipendenze dell'Agenzia; 
    c) mediante le procedure di mobilita' di  cui  al  capo  III  del
titolo II del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.  165,  ricorrendo
prioritariamente  alle  eccedenze  determinatesi  a   seguito   delle
riduzioni  delle  dotazioni  organiche  di  cui  all'articolo  2  del
decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 7 agosto 2012, n. 135; 
    d) a regime, mediante le ordinarie forme di  procedure  selettive
pubbliche ai sensi dell'articolo 35 del decreto legislativo 30  marzo
2001, n. 165, nei  limiti  delle  facolta'  assunzionali  previste  a
legislazione vigente. 
  3. Al momento dell'adozione dei provvedimenti di inquadramento  del
personale di cui al comma  2,  sono  corrispondentemente  ridotte  le
dotazioni organiche delle amministrazioni e degli enti di provenienza
e le corrispondenti risorse finanziarie sono trasferite  all'Agenzia.
In ogni caso, le suddette  dotazioni  organiche  non  possono  essere
reintegrate.  Il  personale  interessato   mantiene   l'inquadramento
previdenziale di provenienza. 
  4.  Al  personale  dell'Agenzia   si   applicano,   salva   diversa
disposizione recata dal presente provvedimento, le  disposizioni  del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ed il contratto collettivo
nazionale del comparto Ministeri. Per gli esperti di cui all'articolo
16, comma 1, lettere c) ed e), della legge 26 febbraio 1987,  n.  49,
in servizio alla data di entrata in vigore della presente  legge,  si
applica l'articolo 32, commi 4 e 5, della presente legge. 
  5. Nei limiti delle disponibilita' del proprio organico, e  per  un
quinquennio a decorrere dalla sua  istituzione  anche  in  deroga  ai
limiti temporali previsti  dalle  vigenti  disposizioni  normative  o
contrattuali, l'Agenzia puo' avvalersi di  personale  proveniente  da
altre amministrazioni pubbliche, collocato in posizione  di  comando,
al quale si applica la disposizione di cui all'articolo 17, comma 14,
della legge 15 maggio 1997, n. 127. 
  6. La disciplina del rapporto di lavoro con  il  personale  locale,
assunto nei Paesi in cui l'Agenzia opera nel limite di un contingente
complessivo pari a cento unita', in aggiunta alla dotazione  organica
di cui al comma 1  del  presente  articolo,  e'  armonizzata  con  le
disposizioni di cui al titolo VI della parte seconda del decreto  del
Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18. E'  fatto  divieto
di  applicare  l'articolo  160  del  decreto  del  Presidente   della
Repubblica  5  gennaio  1967,  n.  18,  e,  in  caso  di  chiusura  o
soppressione di una sede all'estero di cui all'articolo 17, comma  7,
della presente legge, i contratti di lavoro con il personale  di  cui
al presente comma,  che  devono  obbligatoriamente  essere  stipulati
prevedendo  una  condizione  risolutiva  espressa,  sono  risolti  di
diritto. 
  7. Dall'attuazione del presente articolo, fatta eccezione  per  gli
oneri coperti ai sensi dell'articolo 33, comma 2, non devono derivare
nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza   pubblica.   Le
amministrazioni  interessate  provvedono  nel  limite  delle  risorse
umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. 
           Note all'art. 19: 
              - Il capo III del titolo II del decreto legislativo  30
          marzo 2001, n. 165  (Norme  generali  sull'ordinamento  del
          lavoro alle dipendenze  delle  amministrazioni  pubbliche),
          reca: "Uffici, piante organiche, mobilita' e accessi". 
              - Il testo dell'articolo 2 del decreto legge  6  luglio
          2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla  legge  7
          agosto 2012, n. 135 (Disposizioni urgenti per la  revisione
          della  spesa  pubblica  con  invarianza  dei   servizi   ai
          cittadini  nonche'  misure  di  rafforzamento  patrimoniale
          delle imprese del settore bancario) e' il seguente: 
              "Art. 2. (Riduzione  delle  dotazioni  organiche  delle
          pubbliche amministrazioni) - 1. Gli uffici  dirigenziali  e
          le dotazioni organiche delle amministrazioni  dello  Stato,
          anche ad ordinamento autonomo, delle  agenzie,  degli  enti
          pubblici non economici,  degli  enti  di  ricerca,  nonche'
          degli enti pubblici di cui all'articolo 70,  comma  4,  del
          decreto legislativo 30 marzo 2001,  n.  165,  e  successive
          modificazioni  ed  integrazioni  sono   ridotti,   con   le
          modalita' previste dal comma 5, nella seguente misura: 
              a) gli uffici dirigenziali, di livello  generale  e  di
          livello non generale e le relative dotazioni organiche,  in
          misura non inferiore, per entrambe le tipologie di uffici e
          per  ciascuna  dotazione,  al  20  per  cento   di   quelli
          esistenti; 
              b)   le   dotazioni   organiche   del   personale   non
          dirigenziale,   apportando   un'ulteriore   riduzione   non
          inferiore al 10 per cento della spesa complessiva  relativa
          al numero dei posti di organico di tale personale. Per  gli
          enti di ricerca la riduzione di cui alla  presente  lettera
          si riferisce alle dotazioni  organiche  del  personale  non
          dirigenziale, esclusi i ricercatori ed i tecnologi. 
              2. Le riduzioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1
          si  applicano  agli  uffici  e  alle  dotazioni   organiche
          risultanti a  seguito  dell'applicazione  dell'articolo  1,
          comma  3,  del  decreto-legge  13  agosto  2011,  n.   138,
          convertito, con modificazioni,  dalla  legge  14  settembre
          2011, n. 148 per le amministrazioni  destinatarie;  per  le
          restanti amministrazioni  si  prendono  a  riferimento  gli
          uffici e le dotazioni previsti dalla normativa vigente.  Al
          personale  dell'amministrazione  civile   dell'interno   le
          riduzioni di cui alle lettere  a)  e  b)  del  comma  1  si
          applicano  all'esito  della  procedura  di  soppressione  e
          razionalizzazione delle province di cui all'articolo 17,  e
          comunque entro  il  30  aprile  2013,  nel  rispetto  delle
          percentuali previste dalle  suddette  lettere.  Si  applica
          quanto previsto dal comma 6 del presente articolo. 
              3.  Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio   dei
          Ministri,  su  proposta  del  Ministro  della  difesa,   di
          concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,  il
          totale  generale  degli  organici  delle  forze  armate  e'
          ridotto in misura non inferiore al 10  per  cento.  Con  il
          predetto  decreto  e'  rideterminata  la  ripartizione  dei
          volumi  organici  di  cui  all'articolo  799  del   decreto
          legislativo n. 66 del 2010. Al personale  in  eccedenza  si
          applicano le disposizioni di cui al comma 11, lettere da a)
          a d) del presente articolo; il predetto personale, ove  non
          riassorbibile  in  base  alle  predette  disposizioni,   e'
          collocato in aspettativa per riduzione quadri  ai  sensi  e
          con le modalita'  di  cui  agli  articoli  906  e  909,  ad
          eccezione dei commi 4 e 5, del decreto legislativo 15 marzo
          2010, n. 66. In attuazione di quanto previsto dal  presente
          comma, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo  17,
          comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.  400,  su  proposta
          del Ministro della difesa,  di  concerto  con  il  Ministro
          dell'economia  e  delle  finanze,  anche  in  deroga   alle
          disposizioni del codice dell'ordinamento militare,  di  cui
          al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, con effetto  a
          decorrere dal 1° gennaio 2013, sono  ridotte  le  dotazioni
          organiche  degli  ufficiali  di  ciascuna   Forza   armata,
          suddivise per ruolo e grado, ed e' ridotto il numero  delle
          promozioni a scelta, esclusi  l'Arma  dei  carabinieri,  il
          Corpo della Guardia di finanza, il Corpo delle  capitanerie
          di porto e  il  Corpo  di  polizia  penitenziaria.  Con  il
          medesimo regolamento sono previste disposizioni transitorie
          per realizzare la graduale riduzione  dei  volumi  organici
          entro  il  1°  gennaio  2016,  nonche'   disposizioni   per
          l'esplicita estensione dell'istituto  del  collocamento  in
          aspettativa per riduzione di quadri al  personale  militare
          non dirigente. 
              4. Per il comparto scuola e AFAM continuano  a  trovare
          applicazione le specifiche discipline di settore. 
              5. Alle riduzioni di cui al comma 1  si  provvede,  con
          uno  o  piu'  decreti  del  Presidente  del  Consiglio  dei
          Ministri, da adottare entro il 31 ottobre 2012, su proposta
          del  Ministro  per  la  pubblica   amministrazione   e   la
          semplificazione, di concerto con il Ministro  dell'economia
          e delle finanze  considerando  che  le  medesime  riduzioni
          possono essere  effettuate  selettivamente,  anche  tenendo
          conto delle specificita' delle singole amministrazioni,  in
          misura inferiore alle percentuali ivi previste a condizione
          che la differenza  sia  recuperata  operando  una  maggiore
          riduzione delle rispettive  dotazioni  organiche  di  altra
          amministrazione.   Per   il   personale   della    carriera
          diplomatica e per  le  dotazioni  organiche  del  personale
          dirigenziale e  non  del  Ministero  degli  affari  esteri,
          limitatamente ad una quota corrispondente  alle  unita'  in
          servizio all'estero alla data di entrata  in  vigore  della
          legge di conversione del presente decreto, si provvede alle
          riduzioni  di  cui  al  comma  1,  nelle  percentuali   ivi
          previste, all'esito del processo di riorganizzazione  delle
          sedi estere e, comunque, entro e non oltre il  31  dicembre
          2012. Fino a tale data trova applicazione il  comma  6  del
          presente articolo. 
              6. Le amministrazioni per  le  quali  non  siano  stati
          emanati i provvedimenti di cui  al  comma  5  entro  il  31
          ottobre 2012 non possono, a decorrere dalla predetta  data,
          procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi  titolo  e
          con   qualsiasi   contratto.   Fino   all'emanazione    dei
          provvedimenti di cui al comma 5 le dotazioni organiche sono
          provvisoriamente  individuate  in  misura  pari  ai   posti
          coperti  alla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente
          decreto; sono fatte salve le  procedure  concorsuali  e  di
          mobilita' nonche' di conferimento  di  incarichi  ai  sensi
          dell'articolo 19, comma 5-bis, del decreto  legislativo  n.
          165 del 2001 avviate alla predetta data e le procedure  per
          il rinnovo degli incarichi. 
              7.  Sono  escluse  dalla  riduzione  del  comma  1   le
          strutture e il personale del comparto sicurezza e del Corpo
          nazionale dei vigili del fuoco, il personale amministrativo
          operante presso gli  uffici  giudiziari,  il  personale  di
          magistratura.  Sono  altresi'  escluse  le  amministrazioni
          interessate   dalla   riduzione   disposta    dall'articolo
          23-quinquies,  nonche'  la  Presidenza  del  Consiglio  dei
          Ministri che ha provveduto alla riduzione con  decreto  del
          Presidente del Consiglio dei Ministri  in  data  15  giugno
          2012. 
              8. Per il personale degli enti locali si  applicano  le
          disposizioni di cui all'articolo 16, comma 8. 
              9. Restano ferme le vigenti disposizioni in materia  di
          limitazione delle assunzioni. 
              10. Entro sei mesi dall'adozione dei  provvedimenti  di
          cui al comma 5 le amministrazioni  interessate  adottano  i
          regolamenti  di  organizzazione,   secondo   i   rispettivi
          ordinamenti, applicando misure volte: 
              a) alla concentrazione  dell'esercizio  delle  funzioni
          istituzionali,  attraverso  il  riordino  delle  competenze
          degli uffici eliminando eventuali duplicazioni; 
              b) alla  riorganizzazione  degli  uffici  con  funzioni
          ispettive e di controllo; 
              c) alla rideterminazione della rete periferica su  base
          regionale o interregionale; 
              d) all'unificazione, anche in  sede  periferica,  delle
          strutture che svolgono funzioni logistiche  e  strumentali,
          compresa la gestione del personale e dei servizi comuni; 
              e)   alla   conclusione   di   appositi   accordi   tra
          amministrazioni per l'esercizio unitario delle funzioni  di
          cui alla  lettera  d),  ricorrendo  anche  a  strumenti  di
          innovazione amministrativa  e  tecnologica  e  all'utilizzo
          congiunto delle risorse umane; 
              f) alla tendenziale eliminazione degli incarichi di cui
          all'articolo 19, comma 10, del decreto legislativo 30 marzo
          2001, n. 165. 
              10-bis. Per le amministrazioni e gli  enti  di  cui  al
          comma 1 e all'articolo 23-quinquies, il numero degli uffici
          di livello dirigenziale generale e non  generale  non  puo'
          essere incrementato se non con disposizione legislativa  di
          rango primario. 
              10-ter.  Al  fine  di  semplificare  ed  accelerare  il
          riordino   previsto   dal   comma   10   e    dall'articolo
          23-quinquies, a decorrere dalla data di entrata  in  vigore
          della legge di conversione del presente decreto e  fino  al
          31 dicembre  2012,  i  regolamenti  di  organizzazione  dei
          Ministeri sono adottati  con  decreto  del  Presidente  del
          Consiglio  dei   Ministri,   su   proposta   del   Ministro
          competente, di concerto con il  Ministro  per  la  pubblica
          amministrazione e la  semplificazione  e  con  il  Ministro
          dell'economia e  delle  finanze.  I  decreti  previsti  dal
          presente comma sono soggetti  al  controllo  preventivo  di
          legittimita' della Corte dei conti ai  sensi  dell'articolo
          3, commi da 1 a 3, della legge  14  gennaio  1994,  n.  20.
          Sugli  stessi  decreti  il  Presidente  del  Consiglio  dei
          Ministri ha facolta' di richiedere il parere del  Consiglio
          di Stato. A decorrere dalla data di efficacia  di  ciascuno
          dei  predetti  decreti  cessa  di  avere  vigore,  per   il
          Ministero interessato,  il  regolamento  di  organizzazione
          vigente. 
              10-quater. Le disposizioni di cui ai commi da 10  a  16
          del   presente   articolo   si   applicano    anche    alle
          amministrazioni  interessate  dagli  articoli  23-quater  e
          23-quinquies. 
              11. Fermo restando  il  divieto  di  effettuare,  nelle
          qualifiche  o   nelle   aree   interessate   da   posizioni
          soprannumerarie, nuove assunzioni di personale a  qualsiasi
          titolo  per  tutta   la   durata   del   soprannumero,   le
          amministrazioni possono coprire i posti vacanti nelle altre
          aree,  da  computarsi  al  netto  di  un  numero  di  posti
          equivalente dal punto di  vista  finanziario  al  complesso
          delle unita' soprannumerarie di cui alla lettera a), previa
          autorizzazione, secondo la normativa vigente,  e  verifica,
          da parte della Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri  -
          Dipartimento  della  funzione  pubblica  e  del   Ministero
          dell'economia  e  delle  finanze   -   Dipartimento   della
          Ragioneria generale dello  Stato,  anche  sul  piano  degli
          equilibri di finanza pubblica, della  compatibilita'  delle
          assunzioni con il piano di cui al comma 12 e fermo restando
          quanto disposto dall'articolo 14,  comma  7,  del  presente
          decreto.  Per  le   unita'   di   personale   eventualmente
          risultanti  in  soprannumero  all'esito   delle   riduzioni
          previste dal comma  1,  le  amministrazioni,  previo  esame
          congiunto  con  le  organizzazioni  sindacali,  avviano  le
          procedure di cui all'articolo 33 del decreto legislativo 30
          marzo 2001, n. 165, adottando, ai fini di  quanto  previsto
          dal comma 5 dello stesso articolo 33, le seguenti procedure
          e misure in ordine di priorita': 
              a)  applicazione,  ai  lavoratori  che   risultino   in
          possesso dei requisiti anagrafici e contributivi  i  quali,
          ai fini del  diritto  all'accesso  e  alla  decorrenza  del
          trattamento pensionistico in base alla  disciplina  vigente
          prima  dell'entrata  in   vigore   dell'articolo   24   del
          decreto-legge 6 dicembre  2011,  n.  201,  convertito,  con
          modificazioni,  dalla  legge  22  dicembre  2011,  n.  214,
          avrebbero comportato la decorrenza del trattamento medesimo
          entro il 31 dicembre 2016, dei requisiti  anagrafici  e  di
          anzianita' contributiva nonche' del regime delle decorrenze
          previsti  dalla  predetta  disciplina  pensionistica,   con
          conseguente  richiesta  all'ente  di   appartenenza   della
          certificazione  di  tale   diritto.   Si   applica,   senza
          necessita' di motivazione, l'articolo  72,  comma  11,  del
          decreto-legge 25  giugno  2008,  n.  112,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.  Ai  fini
          della  liquidazione  del  trattamento  di   fine   rapporto
          comunque denominato, per il personale di cui alla  presente
          lettera: 
              1) che  ha  maturato  i  requisiti  alla  data  del  31
          dicembre 2011 il  trattamento  di  fine  rapporto  medesimo
          sara' corrisposto al momento della maturazione del  diritto
          alla corresponsione  dello  stesso  sulla  base  di  quanto
          stabilito dall'articolo 1, commi 22 e 23, del decreto-legge
          13 agosto 2011,  n.  138,  convertito,  con  modificazioni,
          dalla legge 14 settembre 2011, n. 148; 
              2) che matura i requisiti indicati  successivamente  al
          31 dicembre 2011  in  ogni  caso  il  trattamento  di  fine
          rapporto sara' corrisposto al momento in  cui  il  soggetto
          avrebbe  maturato  il  diritto  alla  corresponsione  dello
          stesso secondo le disposizioni dell'articolo 24 del  citato
          decreto-legge n. 201  del  2011  e  sulla  base  di  quanto
          stabilito dall'articolo 1, comma 22, del  decreto-legge  13
          agosto 2011, n. 138, convertito, con  modificazioni,  dalla
          legge 14 settembre 2011, n. 148; 
              b) predisposizione, entro il 31 dicembre 2013,  di  una
          previsione  delle  cessazioni  di  personale  in  servizio,
          tenuto conto  di  quanto  previsto  dalla  lettera  a)  del
          presente comma, per verificare i  tempi  di  riassorbimento
          delle posizioni soprannumerarie; 
              c) individuazione dei  soprannumeri  non  riassorbibili
          entro tre anni a decorrere dal 1° gennaio  2013,  al  netto
          dei collocamenti a riposo di cui alla lettera a); 
              d)  in  base  alla  verifica  della  compatibilita'   e
          coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica e del regime
          delle assunzioni, in coerenza  con  la  programmazione  del
          fabbisogno, avvio di processi di mobilita'  guidata,  anche
          intercompartimentale, intesi  alla  ricollocazione,  presso
          uffici  delle  amministrazioni  di  cui  al  comma  1   che
          presentino  vacanze  di   organico,   del   personale   non
          riassorbibile secondo i criteri del collocamento  a  riposo
          da disporre secondo la lettera a). I processi di  cui  alla
          presente  lettera  sono  disposti,  previo  esame  con   le
          organizzazioni  sindacali  che  deve  comunque  concludersi
          entro trenta  giorni,  mediante  uno  o  piu'  decreti  del
          Presidente del Consiglio dei Ministri, di  concerto  con  i
          Ministeri competenti e  con  il  Ministro  dell'economia  e
          delle  finanze.  Il  personale   trasferito   mantiene   il
          trattamento   economico   fondamentale    ed    accessorio,
          limitatamente alle voci fisse e  continuative,  corrisposto
          al  momento  del  trasferimento   nonche'   l'inquadramento
          previdenziale. Nel caso  in  cui  il  predetto  trattamento
          economico risulti piu' elevato rispetto a  quello  previsto
          e' attribuito per la  differenza  un  assegno  ad  personam
          riassorbibile con i successivi  miglioramenti  economici  a
          qualsiasi titolo  conseguiti.  Con  lo  stesso  decreto  e'
          stabilita un'apposita  tabella  di  corrispondenza  tra  le
          qualifiche  e  le  posizioni   economiche   del   personale
          assegnato; 
              e) definizione,  previo  esame  con  le  organizzazioni
          sindacali  che  deve  comunque  concludersi  entro   trenta
          giorni,  di  criteri  e  tempi   di   utilizzo   di   forme
          contrattuali   a   tempo   parziale   del   personale   non
          dirigenziale di cui alla lettera c) che, in relazione  alla
          maggiore   anzianita'   contribuiva,   e'   dichiarato   in
          eccedenza, al netto degli interventi di  cui  alle  lettere
          precedenti. I contratti a tempo parziale sono  definiti  in
          proporzione alle  eccedenze,  con  graduale  riassorbimento
          all'atto delle cessazioni a qualunque  titolo  ed  in  ogni
          caso portando a compensazione i contratti di tempo parziale
          del restante personale. 
              12. Per il personale non riassorbibile nei tempi e  con
          le  modalita'  di  cui  al  comma  11,  le  amministrazioni
          dichiarano l'esubero, comunque non  oltre  il  31  dicembre
          2013. Il periodo di 24 mesi di cui al comma 8 dell'articolo
          33 del decreto legislativo n.  165  del  2001  puo'  essere
          aumentato fino a 48 mesi laddove il personale collocato  in
          disponibilita' maturi entro il predetto  arco  temporale  i
          requisiti per il trattamento pensionistico. 
              13.  La  Presidenza  del  Consiglio  dei   Ministri   -
          Dipartimento della funzione pubblica avvia un  monitoraggio
          dei posti vacanti presso  le  amministrazioni  pubbliche  e
          redige un elenco, da pubblicare sul relativo sito  web.  Il
          personale iscritto negli  elenchi  di  disponibilita'  puo'
          presentare domanda di ricollocazione nei posti  di  cui  al
          medesimo elenco e le amministrazioni pubbliche sono  tenute
          ad accogliere le suddette domande individuando  criteri  di
          scelta nei limiti delle disponibilita' in  organico,  fermo
          restando  il  regime  delle  assunzioni  previsto  mediante
          reclutamento.  Le  amministrazioni  che  non  accolgono  le
          domande  di  ricollocazione  non   possono   procedere   ad
          assunzioni di personale. 
              14. Le disposizioni di  cui  al  presente  articolo  si
          applicano anche in caso di eccedenza dichiarata per ragioni
          funzionali o finanziarie dell'amministrazione. 
              15.   Fino   alla   conclusione   dei    processi    di
          riorganizzazione di cui al presente articolo e comunque non
          oltre il 31 dicembre 2015  sono  sospese  le  modalita'  di
          reclutamento  previste  dall'articolo  28-bis  del  decreto
          legislativo 30 marzo 2001, n. 165. 
              15-bis.  All'articolo  23,   comma   1,   del   decreto
          legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dopo le parole: «per  le
          ipotesi di responsabilita' dirigenziale» sono  aggiunte  le
          seguenti: «, nei limiti dei posti disponibili,  ovvero  nel
          momento in cui si verifica la prima disponibilita' di posto
          utile, tenuto conto, quale criterio di precedenza  ai  fini
          del transito, della data di maturazione del  requisito  dei
          cinque anni e, a parita'  di  data  di  maturazione,  della
          maggiore anzianita' nella qualifica dirigenziale». 
              16. Per favorire i processi  di  mobilita'  di  cui  al
          presente articolo le  amministrazioni  interessate  possono
          avviare percorsi di formazione  nell'ambito  delle  risorse
          finanziarie disponibili. 
              17. Nell'articolo 5, comma 2, del  decreto  legislativo
          30 marzo 2001, n. 165,  le  parole  «fatta  salva  la  sola
          informazione ai sindacati, ove prevista  nei  contratti  di
          cui all'articolo 9» sono sostituite dalle seguenti:  «fatti
          salvi  la   sola   informazione   ai   sindacati   per   le
          determinazioni  relative  all'organizzazione  degli  uffici
          ovvero, limitatamente alle misure riguardanti i rapporti di
          lavoro, l'esame congiunto, ove previsti  nei  contratti  di
          cui all'articolo 9». 
              18. Nell'art. 6, comma 1, del  decreto  legislativo  30
          marzo 2001, n. 165: 
              a) le parole «previa consultazione delle organizzazioni
          sindacali rappresentative ai sensi  dell'articolo  9»  sono
          sostituite  dalle  seguenti:  «previa  informazione   delle
          organizzazioni sindacali rappresentative ove  prevista  nei
          contratti di cui all'articolo 9»; 
              b) dopo il primo periodo,  sono  inseriti  i  seguenti:
          «Nei casi in cui processi di riorganizzazione degli  uffici
          comportano  l'individuazione  di  esuberi  o   l'avvio   di
          processi di mobilita', al fine di assicurare obiettivita' e
          trasparenza, le pubbliche  amministrazioni  sono  tenute  a
          darne  informazione,  ai  sensi  dell'articolo   33,   alle
          organizzazioni  sindacali   rappresentative   del   settore
          interessato e ad avviare con le stesse un esame sui criteri
          per l'individuazione degli esuberi o sulle modalita' per  i
          processi di mobilita'.  Decorsi  trenta  giorni  dall'avvio
          dell'esame, in assenza  dell'individuazione  di  criteri  e
          modalita' condivisi, la  pubblica  amministrazione  procede
          alla dichiarazione di esubero e alla messa in mobilita'». 
              19. Nelle more della disciplina contrattuale successiva
          all'entrata in vigore  del  presente  decreto  e'  comunque
          dovuta  l'informazione  alle  organizzazioni  sindacali  su
          tutte  le  materie  oggetto  di  partecipazione   sindacale
          previste dai vigenti contratti collettivi. 
              20. Ai fini dell'attuazione della riduzione del 20  per
          cento operata sulle  dotazioni  organiche  dirigenziali  di
          prima e seconda fascia dei propri ruoli, la Presidenza  del
          Consiglio   dei   Ministri    provvede    alla    immediata
          riorganizzazione delle  proprie  strutture  sulla  base  di
          criteri di contenimento della spesa e di  ridimensionamento
          strutturale. All'esito di tale  processo,  e  comunque  non
          oltre il 1° novembre 2012, cessano tutti gli incarichi,  in
          corso a quella data, di prima e seconda fascia conferiti ai
          sensi dell'articolo  19,  commi  5-bis  e  6,  del  decreto
          legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Fino al suddetto termine
          non possono essere conferiti o rinnovati incarichi  di  cui
          alla citata normativa. 
              20-bis. Al fine  di  accelerare  il  riordino  previsto
          dagli  articoli  23-quater  e  23-quinquies,  fino  al   31
          dicembre  2012  alle  Agenzie  fiscali   non   si   applica
          l'articolo 19, comma  1-bis,  del  decreto  legislativo  30
          marzo 2001, n. 165, nel caso in cui conferiscano  incarichi
          di livello dirigenziale generale ai sensi del comma  6  del
          citato articolo  19  a  soggetti  gia'  titolari  di  altro
          incarico   presso   le   predette    Agenzie    o    presso
          l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. 
              20-ter. I collegi dei revisori dei conti delle  Agenzie
          fiscali  che   incorporano   altre   amministrazioni   sono
          rinnovati    entro    quindici    giorni     dalla     data
          dell'incorporazione. 
              20-quater.  All'articolo  23-bis  del  decreto-legge  6
          dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla
          legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le  seguenti
          modificazioni: 
              a) al comma 4,  dopo  la  parola:  «controllante»  sono
          inserite le seguenti: «e, comunque, quello di cui al  comma
          5-bis»; 
              b) dopo il comma 5, sono aggiunti i seguenti: 
              «5-bis. Il compenso stabilito  ai  sensi  dell'articolo
          2389, terzo comma,  del  codice  civile,  dai  consigli  di
          amministrazione delle societa' non quotate, direttamente  o
          indirettamente controllate dalle pubbliche  amministrazioni
          di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo  30
          marzo 2001, n. 165, non puo' comunque essere  superiore  al
          trattamento economico del primo presidente della  Corte  di
          cassazione. Sono in ogni caso fatte salve  le  disposizioni
          legislative  e  regolamentari  che  prevedono   limiti   ai
          compensi inferiori a quello previsto al periodo precedente. 
              5-ter. Il trattamento economico  annuo  onnicomprensivo
          dei dipendenti delle societa' non quotate di cui  al  comma
          5-bis non puo' comunque  essere  superiore  al  trattamento
          economico del primo presidente della Corte  di  cassazione.
          Sono in ogni caso fatte salve le disposizioni legislative e
          regolamentari che prevedono limiti ai compensi inferiori  a
          quello previsto al periodo precedente»; 
              c) la rubrica e' sostituita dalla  seguente:  «Compensi
          per gli amministratori e per i  dipendenti  delle  societa'
          controllate dalle pubbliche amministrazioni». 
              20-quinquies. Le disposizioni di cui al comma 20-quater
          si applicano a decorrere dal primo rinnovo dei consigli  di
          amministrazione successivo alla data di entrata  in  vigore
          della legge  di  conversione  del  presente  decreto  e  ai
          contratti stipulati e  agli  atti  emanati  successivamente
          alla data di entrata in vigore della legge  di  conversione
          del presente decreto.". 
              -   Il  testo  dell'articolo  35  del  citato   decreto
          legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e' il seguente: 
              "Art. 35. Reclutamento del personale (Art. 36, commi da
          1 a 6 del d.lgs n.  29  del  1993,  come  sostituiti  prima
          dall'art. 17 del d.lgs n. 546 del 1993 e poi  dall'art.  22
          del  d.lgs  n.  80  del  1998,  successivamente  modificati
          dall'art. 2, comma 2 ter del decreto legge 17 giugno  1999,
          n. 180 convertito con modificazioni dalla legge n. 269  del
          1999; Art. 36-bis  del  d.lgs  n.  29  del  1993,  aggiunto
          dall'art. 23 del d.lgs n. 80  del  1998  e  successivamente
          modificato dall'art. 274, comma 1, lett. aa) del  d.lgs  n.
          267 del 2000): (159) (162) 
              1. L'assunzione nelle amministrazioni pubbliche avviene
          con contratto individuale di lavoro: 
              a) tramite procedure selettive,  conformi  ai  principi
          del comma 3, volte all'accertamento della  professionalita'
          richiesta, che garantiscano in  misura  adeguata  l'accesso
          dall'esterno; 
              b) mediante avviamento degli iscritti  nelle  liste  di
          collocamento ai sensi della  legislazione  vigente  per  le
          qualifiche e profili per  i  quali  e'  richiesto  il  solo
          requisito della  scuola  dell'obbligo,  facendo  salvi  gli
          eventuali    ulteriori     requisiti     per     specifiche
          professionalita'. 
              2.  Le   assunzioni   obbligatorie   da   parte   delle
          amministrazioni pubbliche, aziende  ed  enti  pubblici  dei
          soggetti di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68,  avvengono
          per  chiamata  numerica  degli  iscritti  nelle  liste   di
          collocamento  ai  sensi  della  vigente  normativa,  previa
          verifica della  compatibilita'  della  invalidita'  con  le
          mansioni da svolgere. Per il coniuge  superstite  e  per  i
          figli  del  personale  delle  Forze  armate,  delle   Forze
          dell'ordine, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e del
          personale     della     Polizia     municipale     deceduto
          nell'espletamento del servizio, nonche' delle  vittime  del
          terrorismo e della criminalita'  organizzata  di  cui  alla
          legge 13 agosto 1980, n. 466, e successive modificazioni ed
          integrazioni,  tali  assunzioni  avvengono   per   chiamata
          diretta nominativa. 
              3.  Le  procedure  di  reclutamento   nelle   pubbliche
          amministrazioni si conformano ai seguenti principi: 
              a) adeguata pubblicita' della selezione e modalita'  di
          svolgimento che garantiscano l'imparzialita'  e  assicurino
          economicita' e celerita' di espletamento,  ricorrendo,  ove
          e' opportuno, all'ausilio di sistemi automatizzati, diretti
          anche a realizzare forme di preselezione; 
              b) adozione  di  meccanismi  oggettivi  e  trasparenti,
          idonei a verificare il possesso dei requisiti  attitudinali
          e professionali richiesti in relazione  alla  posizione  da
          ricoprire; 
              c) rispetto delle pari opportunita' tra  lavoratrici  e
          lavoratori; (161) 
              d) decentramento delle procedure di reclutamento; 
              e) composizione delle  commissioni  esclusivamente  con
          esperti di provata competenza nelle  materie  di  concorso,
          scelti tra funzionari  delle  amministrazioni,  docenti  ed
          estranei  alle   medesime,   che   non   siano   componenti
          dell'organo di direzione politica dell'amministrazione, che
          non  ricoprano  cariche   politiche   e   che   non   siano
          rappresentanti sindacali o designati  dalle  confederazioni
          ed   organizzazioni   sindacali   o   dalle    associazioni
          professionali. 
              3-bis. Le amministrazioni pubbliche, nel rispetto della
          programmazione triennale del fabbisogno, nonche' del limite
          massimo  complessivo  del  50  per  cento   delle   risorse
          finanziarie disponibili ai sensi della normativa vigente in
          materia di assunzioni ovvero di contenimento della spesa di
          personale, secondo i rispettivi regimi  limitativi  fissati
          dai documenti di finanza pubblica e, per le amministrazioni
          interessate, previo espletamento della procedura di cui  al
          comma 4, possono avviare procedure di reclutamento mediante
          concorso pubblico: 
              a) con riserva dei posti, nel limite massimo del 40 per
          cento di quelli banditi, a favore dei titolari di  rapporto
          di lavoro subordinato a tempo determinato che, alla data di
          pubblicazione dei bandi, hanno maturato almeno tre anni  di
          servizio alle dipendenze dell'amministrazione che emana  il
          bando; 
              b) per titoli ed esami, finalizzati a valorizzare,  con
          apposito punteggio, l'esperienza professionale maturata dal
          personale di cui alla lettera a) e di coloro che, alla data
          di emanazione del bando, hanno maturato almeno tre anni  di
          contratto  di  collaborazione  coordinata  e   continuativa
          nell'amministrazione che emana il bando. 
              3-ter. Con decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei
          Ministri di concerto con il Ministro dell'economia e  delle
          finanze, da adottare ai sensi dell'articolo  17,  comma  3,
          della legge 23 agosto 1988, n. 400,  entro  il  31  gennaio
          2013, sono dettati  modalita'  e  criteri  applicativi  del
          comma 3-bis e la disciplina della riserva dei posti di  cui
          alla lettera a) del medesimo comma  in  rapporto  ad  altre
          categorie riservatarie. Le disposizioni normative del comma
          3-bis  costituiscono  principi  generali   a   cui   devono
          conformarsi tutte le amministrazioni pubbliche. 
              4. Le determinazioni relative all'avvio di procedure di
          reclutamento sono adottate da  ciascuna  amministrazione  o
          ente  sulla  base  della   programmazione   triennale   del
          fabbisogno di personale deliberata ai  sensi  dell'articolo
          39 della legge 27  dicembre  1997,  n.  449,  e  successive
          modificazioni ed integrazioni. Con decreto  del  Presidente
          del Consiglio dei ministri  di  concerto  con  il  Ministro
          dell'economia e delle  finanze,  sono  autorizzati  l'avvio
          delle procedure concorsuali e le  relative  assunzioni  del
          personale  delle  amministrazioni  dello  Stato,  anche  ad
          ordinamento autonomo, delle agenzie e degli  enti  pubblici
          non economici. Per gli enti  di  ricerca,  l'autorizzazione
          all'avvio  delle  procedure  concorsuali  e  alle  relative
          assunzioni e' concessa, in sede di approvazione  del  piano
          triennale del fabbisogno del personale e della  consistenza
          dell'organico, secondo i rispettivi  ordinamenti.  Per  gli
          enti di ricerca di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto
          legislativo 31 dicembre 2009, n. 213,  l'autorizzazione  di
          cui al presente comma e' concessa in sede  di  approvazione
          dei Piani triennali di attivita' e del piano di  fabbisogno
          del personale e della  consistenza  dell'organico,  di  cui
          all'articolo 5, comma 4, del medesimo decreto. 
              4-bis. L'avvio  delle  procedure  concorsuali  mediante
          l'emanazione  di  apposito  decreto  del   Presidente   del
          Consiglio  dei  Ministri,  di  concerto  con  il   Ministro
          dell'economia e delle finanze, di cui al comma 4 si applica
          anche alle procedure di reclutamento  a  tempo  determinato
          per contingenti superiori alle  cinque  unita',  inclusi  i
          contratti di formazione  e  lavoro,  e  tiene  conto  degli
          aspetti   finanziari,   nonche'   dei   criteri    previsti
          dall'articolo 36. 
              5.  I  concorsi  pubblici  per  le   assunzioni   nelle
          amministrazioni dello Stato e  nelle  aziende  autonome  si
          espletano di norma a livello regionale. Eventuali  deroghe,
          per ragioni tecnico-amministrative o di economicita',  sono
          autorizzate dal Presidente del Consiglio dei ministri.  Per
          gli  uffici  aventi  sede  regionale,   compartimentale   o
          provinciale   possono   essere   banditi   concorsi   unici
          circoscrizionali per l'accesso alle varie professionalita'. 
              5-bis. I vincitori dei concorsi devono permanere  nella
          sede di prima destinazione per un periodo non  inferiore  a
          cinque anni. La presente disposizione costituisce norma non
          derogabile dai contratti collettivi. 
              5-ter. Le graduatorie dei concorsi per il  reclutamento
          del personale presso le amministrazioni pubbliche rimangono
          vigenti  per  un  termine  di  tre  anni  dalla   data   di
          pubblicazione.  Sono  fatti  salvi  i  periodi  di  vigenza
          inferiori previsti da leggi regionali. Il  principio  della
          parita' di condizioni per l'accesso ai pubblici  uffici  e'
          garantito, mediante specifiche disposizioni del bando,  con
          riferimento al luogo di residenza dei  concorrenti,  quando
          tale requisito sia strumentale all'assolvimento di  servizi
          altrimenti  non  attuabili  o  almeno  non  attuabili   con
          identico risultato. 
              6. Ai fini delle  assunzioni  di  personale  presso  la
          Presidenza del Consiglio dei ministri e le  amministrazioni
          che  esercitano  competenze  istituzionali  in  materia  di
          difesa e sicurezza dello Stato, di  polizia,  di  giustizia
          ordinaria,  amministrativa,  contabile  e  di   difesa   in
          giudizio  dello  Stato,  si  applica  il  disposto  di  cui
          all'articolo 26 della legge  1  febbraio  1989,  n.  53,  e
          successive modificazioni ed integrazioni. 
              7. Il regolamento sull'ordinamento degli uffici  e  dei
          servizi  degli  enti   locali   disciplina   le   dotazioni
          organiche, le modalita'  di  assunzione  agli  impieghi,  i
          requisiti  di  accesso  e  le  procedure  concorsuali,  nel
          rispetto dei principi fissati dai commi precedenti.". 
              - Il testo dell'articolo 16, comma 1,  della  legge  26
          febbraio 1987, n. 49 (Nuova disciplina  della  cooperazione
          dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo) e' il seguente: 
              "1. Il personale addetto alla Direzione generale per la
          cooperazione allo sviluppo e' costituito da: 
              a) personale del Ministero degli affari esteri; 
              b) magistrati ordinari o amministrativi, avvocati dello
          Stato, comandati o nominati con le modalita' previste dagli
          ordinamenti  delle  rispettive  istituzioni,   nel   limite
          massimo di sette unita'; 
              c) esperti e tecnici assunti con contratto  di  diritto
          privato, ai sensi dell'articolo 12; 
              d) personale dell'amministrazione  dello  Stato,  degli
          enti locali e di  enti  pubblici  non  economici  posto  in
          posizione di fuori ruolo o di comando anche  in  deroga  ai
          limiti  temporali  previsti  dalle   vigenti   disposizioni
          normative o contrattuali; 
              e)  funzionari  esperti,  di   cittadinanza   italiana,
          provenienti da organismi internazionali nei  limiti  di  un
          contingente  massimo  di  trenta  unita',   assunti   dalla
          Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo  sulla
          base di criteri analoghi a quelli  previsti  dalla  lettera
          c). ". 
              - Il testo dell'articolo 17, comma 14, della  legge  15
          maggio 1997, n. 127  (Misure  urgenti  per  lo  snellimento
          dell'attivita'  amministrativa  e   dei   procedimenti   di
          decisione e di controllo) e' il seguente: 
              "14.  Nel  caso  in  cui  disposizioni   di   legge   o
          regolamentari   dispongano   l'utilizzazione   presso    le
          amministrazioni pubbliche di un contingente di personale in
          posizione di fuori ruolo o di comando,  le  amministrazioni
          di appartenenza sono tenute ad adottare il provvedimento di
          fuori ruolo  o  di  comando  entro  quindici  giorni  dalla
          richiesta.". 
              - Il titolo VI della  parte  seconda  del  decreto  del
          Presidente  della  Repubblica  5  gennaio   1967,   n.   18
          (Ordinamento  dell'amministrazione  degli  affari   esteri)
          reca: "Impiegati assunti a contratto  dalle  rappresentanze
          diplomatiche, dagli uffici consolari e  dagli  istituti  di
          cultura.". 
              - Il testo dell'articolo 160  del  citato  decreto  del
          Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967,  n.  18  e'  il
          seguente: 
              "Art. 160. (Assunzione presso altro ufficio).- Nel caso
          di  chiusura  o  soppressione  di  un  ufficio  all'estero,
          l'amministrazione si impegna, nei limiti  consentiti  dalle
          esigenze di servizio e dalle disponibilita' di bilancio,  a
          ricollocare entro tre mesi gli impiegati a contratto presso
          un altro ufficio all'estero, fermo restando quanto previsto
          dall'articolo 166, primo  comma,  lettera  f).  L'impiegato
          riassunto  presso  altro  ufficio  conserva,  a  tutti  gli
          effetti,  la  precedente  anzianita'  di  servizio  ed   il
          precedente regime contrattuale. 
              L'impiegato che sia cessato dal servizio  per  gravi  e
          documentati motivi personali, dopo avere prestato  lodevole
          servizio  per  almeno  cinque  anni   presso   un   ufficio
          all'estero, puo' in  via  eccezionale  essere  autorizzato,
          tenuto conto delle esigenze  di  servizio,  a  svolgere  le
          proprie mansioni presso un altro ufficio  all'estero  entro
          tre mesi dalla cessazione presso la sede precedente.  Anche
          nei casi di cui al presente comma, l'impiegato conserva  la
          precedente anzianita' di servizio ed il  precedente  regime
          contrattuale. 
              Nei casi previsti dai precedenti  commi  si  prescinde,
          nella riassunzione, dalle disposizioni di cui  all'articolo
          155. Non puo' in ogni caso essere riassunto l'impiegato che
          sia cessato dal  servizio  ai  sensi  dell'articolo  161  e
          dell'articolo 166, primo comma, lettere a), b), c),  d)  ed
          e).  Nel  caso  di  soppressione  o  chiusura  di  istituti
          italiani  di  cultura,  la   riassunzione   potra'   essere
          disposta, tenuto conto delle esigenze di servizio, anche in
          deroga alle dotazioni di personale  a  contratto  stabilite
          per i singoli istituti con apposito decreto ministeriale. 
              Nei soli casi di cui al primo comma, agli  impiegati  a
          contratto viene attribuito  un  contributo  alle  spese  di
          trasferimento nella misura determinata con apposito decreto
          del Ministro  degli  affari  esteri,  di  concerto  con  il
          Ministro del tesoro, del bilancio  e  della  programmazione
          economica.". 
                                     Art. 20 
 
                 Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo 
 
  1. Con regolamento da emanare entro centottanta giorni  dalla  data
di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'articolo 17,
comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988,  n.  400,  su  proposta  del
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale,  si
provvede, in coerenza con  l'istituzione  dell'Agenzia,  al  fine  di
evitare   duplicazioni   e   sovrapposizioni    di    competenze    e
responsabilita',  a   riordinare   e   coordinare   le   disposizioni
riguardanti il Ministero degli affari  esteri  e  della  cooperazione
internazionale, con conseguente  soppressione  di  non  meno  di  sei
strutture di livello dirigenziale non generale. 
  2. Con modalita' stabilite nel regolamento di cui al  comma  1,  la
Direzione generale per la  cooperazione  allo  sviluppo  coadiuva  il
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e il
vice ministro della cooperazione allo sviluppo in tutte le funzioni e
i compiti che la presente legge attribuisce loro, ed  in  particolare
nei seguenti: elaborazione di  indirizzi  per  la  programmazione  in
riferimento ai  Paesi  e  alle  aree  di  intervento;  rappresentanza
politica  e  coerenza  dell'azione  dell'Italia   nell'ambito   delle
organizzazioni internazionali e delle relazioni bilaterali;  proposta
relativa ai contributi volontari alle organizzazioni  internazionali,
agli interventi di emergenza umanitaria e  ai  crediti  di  cui  agli
articoli  8  e  27;  valutazione  dell'impatto  degli  interventi  di
cooperazione  allo  sviluppo  e  verifica  del  raggiungimento  degli
obiettivi programmatici, avvalendosi, a quest'ultimo fine,  anche  di
valutatori indipendenti esterni, a carico delle  risorse  finanziarie
dell'Agenzia  sulla  base  di  convenzioni  approvate  dal   Comitato
congiunto di cui all'articolo 21. 
          Note all'art. 20: 
              - Il testo dell'articolo 17, comma 4-bis, della  citata
          legge 23 agosto 1988, n. 400 e' il seguente: 
              "4-bis. L'organizzazione e la disciplina  degli  uffici
          dei Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati  ai
          sensi del comma 2,  su  proposta  del  Ministro  competente
          d'intesa con il Presidente del Consiglio dei ministri e con
          il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal
          decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.  29,  e  successive
          modificazioni, con  i  contenuti  e  con  l'osservanza  dei
          criteri che seguono: 
              a) riordino degli uffici di diretta collaborazione  con
          i Ministri ed i Sottosegretari  di  Stato,  stabilendo  che
          tali  uffici  hanno  esclusive   competenze   di   supporto
          dell'organo di direzione politica e di raccordo tra  questo
          e l'amministrazione; 
              b) individuazione degli uffici di livello  dirigenziale
          generale, centrali e periferici, mediante  diversificazione
          tra  strutture  con  funzioni   finali   e   con   funzioni
          strumentali e loro organizzazione per funzioni  omogenee  e
          secondo criteri di flessibilita' eliminando le duplicazioni
          funzionali; 
              c)  previsione  di  strumenti  di  verifica   periodica
          dell'organizzazione e dei risultati; 
              d) indicazione e revisione periodica della  consistenza
          delle piante organiche; 
              e) previsione di decreti  ministeriali  di  natura  non
          regolamentare per la definizione dei compiti  delle  unita'
          dirigenziali   nell'ambito   degli   uffici    dirigenziali
          generali". 
                                   Art. 21 
 
            Comitato congiunto per la cooperazione allo sviluppo 
 
  1. Presso il Ministero degli affari  esteri  e  della  cooperazione
internazionale e' istituito il Comitato congiunto per la cooperazione
allo sviluppo. 
  2. Il Comitato e' presieduto dal Ministro  degli  affari  esteri  e
della  cooperazione  internazionale  o  dal   vice   ministro   della
cooperazione allo sviluppo ed e' composto dal direttore generale  per
la cooperazione allo sviluppo e dal direttore dell'Agenzia.  Ad  esso
partecipano, senza diritto di voto, i responsabili  delle  rispettive
strutture competenti  in  relazione  alle  questioni  all'ordine  del
giorno e i rappresentanti del Ministero dell'economia e delle finanze
o di altre  amministrazioni,  qualora  siano  trattate  questioni  di
rispettiva competenza. Quando si trattano questioni  che  interessano
anche le regioni e le province autonome di Trento e  di  Bolzano,  ad
esso partecipano altresi', senza diritto di voto,  un  rappresentante
della Conferenza delle regioni e delle province autonome e,  per  gli
ambiti di competenza  degli  enti  locali,  un  rappresentante  delle
associazioni  rappresentative  dei  medesimi.  La  partecipazione  al
Comitato non  da'  luogo  a  compensi,  rimborsi  spese,  gettoni  di
presenza od emolumenti comunque denominati. 
  3. Il Comitato congiunto per la cooperazione allo sviluppo  approva
tutte le iniziative di cooperazione di valore superiore a due milioni
di euro, delibera le singole iniziative da finanziare  a  valere  sul
fondo rotativo per i crediti concessionali di cui agli articoli  8  e
27, definisce la programmazione annuale con  riferimento  a  Paesi  e
aree di intervento e svolge ogni  altra  funzione  specificata  dalla
presente legge o dai suoi regolamenti  attuativi.  Le  iniziative  di
importo inferiore sono portate a conoscenza del Comitato. 
  4. Al funzionamento del  Comitato  congiunto  si  provvede  con  le
risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili  a  legislazione
vigente. 
                                   CAPO V
                                                                       
ISTITUZIONE FINANZIARIA PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE ALLO
SVILUPPO
                                    Art. 22 
 
 
Istituzione  finanziaria  per  la  cooperazione  internazionale  allo
                              sviluppo 
 
  1. Nell'ambito delle finalita' della presente  legge,  la  societa'
Cassa depositi e prestiti Spa e' autorizzata ad assolvere ai  compiti
di istituzione finanziaria per la  cooperazione  internazionale  allo
sviluppo. 
  2. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 8,  21  e  27,  il
Ministero degli affari esteri e della cooperazione  internazionale  e
l'Agenzia possono stipulare  apposita  convenzione  con  la  societa'
Cassa depositi e prestiti Spa al fine di avvalersi della  medesima  e
delle societa' da essa partecipate per l'istruttoria  e  la  gestione
dei  profili  finanziari  delle  iniziative  di   cooperazione   allo
sviluppo, per le finalita' di  cui  all'articolo  8  nonche'  per  la
strutturazione di prodotti di finanza per lo sviluppo nell'ambito  di
accordi con organizzazioni finanziarie  europee  o  internazionali  o
della partecipazione a programmi dell'Unione europea. 
  3. Gli oneri derivanti dalla convenzione di cui al comma 2  sono  a
carico del bilancio dell'Agenzia italiana per  la  cooperazione  allo
sviluppo. 
  4. La societa' Cassa depositi e prestiti Spa  puo'  destinare,  nel
limite annuo stabilito con  apposita  convenzione  stipulata  tra  la
medesima Cassa e il Ministero dell'economia e delle finanze,  risorse
proprie ad  iniziative  rispondenti  alle  finalita'  della  presente
legge, anche in  regime  di  cofinanziamento  con  soggetti  privati,
pubblici o internazionali,  previo  parere  favorevole  del  Comitato
congiunto di cui all'articolo 21. 
  5. Con la convenzione di cui al comma 2 sono definite le  modalita'
di attuazione del presente articolo. 
                              Capo VI

SOGGETTI DELLA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO, PARTECIPAZIONE DELLA
SOCIETA' CIVILE E PARTENARIATI INTERNAZIONALI
                              Art. 23 
 
 
                  Sistema della cooperazione italiana allo sviluppo 
 
  1. La Repubblica riconosce e promuove il sistema della cooperazione
italiana allo sviluppo, costituito da soggetti  pubblici  e  privati,
per la realizzazione dei programmi e  dei  progetti  di  cooperazione
allo sviluppo, sulla base del principio di sussidiarieta'. 
  2. Sono soggetti del sistema della cooperazione allo sviluppo: 
    a) le amministrazioni dello Stato,  le  universita'  e  gli  enti
pubblici; 
    b) le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e  gli
enti locali; 
    c) le organizzazioni della societa' civile e gli  altri  soggetti
senza finalita' di lucro di cui all'articolo 26; 
    d) i soggetti  con  finalita'  di  lucro,  qualora  agiscano  con
modalita' conformi ai principi della presente legge, aderiscano  agli
standard comunemente adottati sulla responsabilita'  sociale  e  alle
clausole ambientali, nonche' rispettino le norme  sui  diritti  umani
per gli investimenti internazionali. 
                                  Art.. 24
                                                                                                                            Amministrazioni dello Stato, camere di commercio, universita' ed enti pubblici
                             
 
  1.  L'Italia  favorisce  l'apporto  e   la   partecipazione   delle
amministrazioni dello Stato, del sistema delle camere  di  commercio,
industria, artigianato e agricoltura, delle universita' e degli  enti
pubblici alle iniziative di cooperazione  allo  sviluppo,  quando  le
rispettive specifiche competenze tecniche costituiscono un contributo
qualificato  per  la  migliore   realizzazione   dell'intervento,   e
promuove, in particolare, collaborazioni interistituzionali volte  al
perseguimento degli obiettivi e delle finalita' della presente legge.
  2. L'Agenzia, fatte salve le competenze del Comitato  congiunto  di
cui all'articolo 21, mediante convenzione che determina modalita'  di
esecuzione e di finanziamento delle spese sostenute, puo' affidare ai
soggetti di cui al comma 1  del  presente  articolo  l'attuazione  di
iniziative di cooperazione  previste  dalla  presente  legge  o  puo'
concedere contributi ai predetti soggetti  per  la  realizzazione  di
proposte progettuali da essi presentate.
  3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare  nuovi
o maggiori oneri per la finanza pubblica.  Le  istituzioni  pubbliche
coinvolte nell'attuazione di iniziative di cooperazione allo sviluppo
vi  provvedono  con  le  risorse  umane,  strumentali  e  finanziarie
disponibili a legislazione vigente.
                                       Art. 25 
 
                                 Regioni ed enti locali 
 
  1.  Il  Ministero  degli  affari  esteri   e   della   cooperazione
internazionale  e  l'Agenzia  promuovono  forme  di  partenariato   e
collaborazione con le regioni, le province autonome di  Trento  e  di
Bolzano e gli enti locali nel campo della cooperazione allo sviluppo.
Nel rispetto dell'articolo 17,  comma  2,  l'Agenzia  puo'  concedere
contributi al finanziamento  delle  iniziative  di  cui  al  comma  2
dell'articolo 9. 
                                   Art. 26 
 
 
        Organizzazioni  della  societa'  civile  ed  altri   soggetti   senza
                         finalita' di lucro 
 
  1. L'Italia  promuove  la  partecipazione  alla  cooperazione  allo
sviluppo delle  organizzazioni  della  societa'  civile  e  di  altri
soggetti senza finalita'  di  lucro,  sulla  base  del  principio  di
sussidiarieta'. 
  2. Sono soggetti della cooperazione allo sviluppo le organizzazioni
della societa' civile e gli altri soggetti senza finalita'  di  lucro
di seguito elencati: 
    a)  organizzazioni  non  governative  (ONG)  specializzate  nella
cooperazione allo sviluppo e nell'aiuto umanitario; 
    b) organizzazioni  non  lucrative  di  utilita'  sociale  (ONLUS)
statutariamente finalizzate alla cooperazione allo  sviluppo  e  alla
solidarieta' internazionale; 
    c) organizzazioni di commercio equo  e  solidale,  della  finanza
etica e del microcredito  che  nel  proprio  statuto  prevedano  come
finalita' prioritaria la cooperazione internazionale allo sviluppo; 
    d)  le  organizzazioni  e  le  associazioni  delle  comunita'  di
immigrati che mantengano  con  le  comunita'  dei  Paesi  di  origine
rapporti di cooperazione e sostegno allo sviluppo o  che  collaborino
con soggetti provvisti dei requisiti di cui al  presente  articolo  e
attivi nei Paesi coinvolti; 
    e) le imprese cooperative e sociali, le organizzazioni  sindacali
dei lavoratori e degli imprenditori, le fondazioni, le organizzazioni
di volontariato di cui alla legge  11  agosto  1991,  n.  266,  e  le
associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000,
n. 383,  qualora  i  loro  statuti  prevedano  la  cooperazione  allo
sviluppo tra i fini istituzionali; 
    f) le organizzazioni con sede legale  in  Italia  che  godono  da
almeno quattro anni  dello  status  consultivo  presso  il  Consiglio
economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). 
  3. Il Comitato congiunto di cui all'articolo 21 fissa i parametri e
i criteri sulla base dei quali vengono  verificate  le  competenze  e
l'esperienza  acquisita  nella  cooperazione  allo   sviluppo   dalle
organizzazioni e dagli altri soggetti di cui al comma 2 del  presente
articolo che sono iscritti, a seguito di tali verifiche, in  apposito
elenco  pubblicato  e  aggiornato  periodicamente  dall'Agenzia.   La
verifica delle capacita' e dell'efficacia dei  medesimi  soggetti  e'
rinnovata con cadenza almeno biennale. 
  4.  Mediante  procedure  comparative  pubbliche  disciplinate   dal
regolamento di cui all'articolo 17, comma 13, sulla base di requisiti
di  competenza,  esperienza   acquisita,   capacita',   efficacia   e
trasparenza,  l'Agenzia  puo'  concedere  contributi  o  affidare  la
realizzazione  di  iniziative  di  cooperazione  allo   sviluppo   ad
organizzazioni e a soggetti iscritti nell'elenco di cui al  comma  3.
Questi ultimi sono tenuti  a  rendicontare,  per  via  telematica,  i
progetti  beneficiari  di  contributi  concessi  dall'Agenzia  e   le
iniziative di cooperazione allo  sviluppo  la  cui  realizzazione  e'
stata loro affidata dalla medesima. 
  5. Le attivita' di cooperazione allo sviluppo  e  aiuto  umanitario
svolte dai soggetti iscritti nell'elenco di cui al comma  3  sono  da
considerarsi, ai fini fiscali, attivita' di natura non commerciale. 
          Note all'art. 26: 
              - La legge 11 agosto 1991, n. 266, reca:  "Legge-quadro
          sul volontariato". 
              - La legge 7 dicembre 2000, n  383,  reca:  "Disciplina
          delle associazioni di promozione sociale". 
                                         Art. 27 
 
                            Soggetti aventi finalita' di lucro 
 
  1. L'Italia riconosce e favorisce l'apporto delle imprese  e  degli
istituti bancari ai processi di sviluppo  dei  Paesi  partner,  fatta
eccezione  per  le  societa'  e  le  imprese  iscritte  nel  registro
nazionale delle imprese di cui all'articolo 3 della  legge  9  luglio
1990, n. 185, e successive modificazioni, nel rispetto  dei  principi
di trasparenza, concorrenzialita' e responsabilita' sociale. 
  2. E' promossa la piu' ampia partecipazione dei soggetti di cui  al
comma 1 del presente articolo alle procedure di evidenza pubblica dei
contratti per la realizzazione di iniziative di  sviluppo  finanziate
dalla  cooperazione  allo  sviluppo,  nonche'  dai   Paesi   partner,
dall'Unione europea, dagli organismi internazionali, dalle banche  di
sviluppo e dai fondi internazionali, che ricevono finanziamenti dalla
cooperazione allo sviluppo. 
  3. Una quota del fondo rotativo di cui all'articolo 8  puo'  essere
destinata a: 
    a) concedere ad imprese italiane crediti agevolati per assicurare
il finanziamento della quota di capitale di rischio, anche  in  forma
anticipata, per la costituzione di imprese miste  in  Paesi  partner,
individuati con delibera del CICS, con particolare  riferimento  alle
piccole e medie imprese; 
    b) concedere crediti agevolati ad investitori pubblici o  privati
o ad organizzazioni internazionali, affinche' finanzino imprese miste
da  realizzarsi  in  Paesi  partner  o  eroghino   altre   forme   di
agevolazione identificate dal CICS che  promuovano  lo  sviluppo  dei
Paesi partner; 
    c) costituire un fondo di garanzia per i prestiti concessi di cui
alla lettera a). 
  4. Il CICS stabilisce: 
    a) la quota  del  fondo  rotativo  che  puo'  annualmente  essere
impiegata per le finalita' di cui al comma 3; 
    b) i criteri per la selezione delle iniziative di cui al comma  3
che devono tenere conto, oltre che delle finalita' e delle  priorita'
geografiche o settoriali della  cooperazione  italiana,  anche  delle
garanzie offerte  dai  Paesi  partner  a  tutela  degli  investimenti
stranieri.  Tali  criteri  mirano  a  privilegiare  la  creazione  di
occupazione,  nel  rispetto  delle  convenzioni  internazionali   sul
lavoro, e di valore aggiunto locale per lo sviluppo sostenibile; 
    c) le condizioni in base alle quali  possono  essere  concessi  i
crediti. 
  5. All'istituto gestore di cui all'articolo 8  sono  affidate,  con
convenzione stipulata dal Ministero dell'economia  e  delle  finanze,
l'erogazione e la gestione dei crediti di cui al  presente  articolo,
ciascuno  dei   quali   e'   valutato   dall'Agenzia   congiuntamente
all'istituto gestore. Le iniziative di cui al comma  3  del  presente
articolo sono soggette alle medesime procedure di cui all'articolo 8. 
           Note all'art. 27: 
              - Il testo dell'articolo 3 della legge 9  luglio  1990,
          n.  185  (Nuove  norme  sul  controllo   dell'esportazione,
          importazione e transito dei materiali di armamento), e'  il
          seguente: 
              "Art. 3. (Registro nazionale delle  imprese)  -  1.  Il
          registro   nazionale   delle   imprese   e'    disciplinato
          dall'articolo 44 del codice dell'ordinamento  militare,  di
          cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66.". 
                                    Art. 28 
 
Personale  impiegato  all'estero  nelle  attivita'  di   cooperazione
  internazionale  allo  sviluppo.  Collocamento  in  aspettativa  dei
  pubblici dipendenti 
  1. Nell'ambito delle attivita' di cooperazione  allo  sviluppo,  le
organizzazioni della societa' civile e  gli  altri  soggetti  di  cui
all'articolo 26 possono impiegare  all'estero  personale  maggiorenne
italiano, europeo o di altri Stati esteri  in  possesso  di  adeguati
titoli, delle conoscenze tecniche,  dell'esperienza  professionale  e
delle  qualita'  personali  necessarie,  mediante   la   stipula   di
contratti,  i  cui   contenuti   sono   disciplinati   in   sede   di
contrattazione collettiva, nel  rispetto  dei  principi  generali  in
materia  di  lavoro,  anche  autonomo,  stabiliti   dalla   normativa
italiana. Entro sei mesi  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge, presso il Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche
sociali e' convocato un apposito  tavolo  di  contrattazione  per  la
definizione  del  contratto  collettivo   nazionale   del   personale
impiegato all'estero nelle attivita' di cooperazione  allo  sviluppo.
Il personale di cui al presente articolo deve assolvere alle  proprie
mansioni con diligenza in modo conforme  alla  dignita'  del  proprio
compito ed in nessun caso puo'  essere  impiegato  in  operazioni  di
polizia o di carattere militare. 
  2.  L'Italia  riconosce  e  promuove   il   volontariato   prestato
nell'ambito  delle  iniziative  di  cooperazione  allo  sviluppo.  Le
organizzazioni della societa' civile e  gli  altri  soggetti  di  cui
all'articolo 26 possono impiegare il personale di cui al comma 1  del
presente articolo anche a titolo volontario, senza la costituzione di
un rapporto di lavoro. In questo caso, l'inquadramento  giuridico  ed
economico di detto  personale  e'  parametrato  su  quello  stabilito
dall'articolo 9, commi 1 e 2, del decreto legislativo 5 aprile  2002,
n. 77, e successive modificazioni, con oneri integralmente  a  carico
delle organizzazioni e degli altri soggetti di cui al secondo periodo
del presente comma. 
  3. Per lo svolgimento  delle  attivita'  di  cui  al  comma  1  del
presente articolo, in deroga all'articolo 60 del  testo  unico  delle
disposizioni concernenti lo  statuto  degli  impiegati  civili  dello
Stato, di cui al decreto del Presidente della Repubblica  10  gennaio
1957, n. 3, i  dipendenti  delle  amministrazioni  pubbliche  di  cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.
165, hanno diritto ad essere collocati in aspettativa  senza  assegni
per un periodo massimo di quattro anni, eventualmente rinnovabili,  e
comunque non inferiore alla durata del contratto di cui  al  comma  1
del  presente  articolo.  Il  periodo  di  aspettativa  comporta   il
mantenimento della qualifica posseduta. 
  4. L'amministrazione pubblica competente, a domanda del dipendente,
corredata  dell'attestazione  rilasciata  dall'Agenzia  su  richiesta
dell'organizzazione della societa' civile o di altro soggetto che  ha
stipulato il contratto, concede l'aspettativa senza assegni di cui al
comma 3. L'Agenzia stabilisce le  procedure  relative  alla  suddetta
attestazione, che puo' riguardare anche  il  personale  impiegato  in
progetti   finanziati   dall'Unione    europea,    dagli    organismi
internazionali di cui l'Italia fa parte, da altri governi,  da  altre
amministrazioni dello Stato, dalle regioni e dalle province  autonome
di Trento e di Bolzano o  dagli  enti  locali,  nonche'  da  soggetti
privati,  previa  verifica  da  parte  dell'Agenzia  della   coerenza
dell'iniziativa con le finalita' e gli indirizzi di cui agli articoli
1 e 2. Il solo diritto al collocamento in aspettativa  senza  assegni
spetta anche al dipendente  che  segue  il  coniuge  in  servizio  di
cooperazione. 
  5. La prova dell'avvenuto versamento dei  contributi  previdenziali
di cui al comma 7 costituisce attestazione sul servizio e  sulla  sua
durata.   Tale   servizio   costituisce   titolo   preferenziale   di
valutazione,   equiparato   al   servizio    presso    la    pubblica
amministrazione, nella  formazione  delle  graduatorie  dei  pubblici
concorsi per l'ammissione alle carriere  dello  Stato  o  degli  enti
pubblici. Il periodo di servizio e' computato  per  l'elevazione  del
limite massimo di eta' per la partecipazione  ai  pubblici  concorsi.
Salvo piu' favorevoli disposizioni di legge, le attivita' di servizio
prestate dal personale di cui al comma 3 sono  riconosciute  ad  ogni
effetto  giuridico  equivalenti  per  intero  ad  analoghe  attivita'
professionali di ruolo prestate nell'ambito nazionale, in particolare
per l'anzianita' di servizio, per la progressione  della  carriera  e
per il trattamento  di  quiescenza  e  previdenza  in  rapporto  alle
contribuzioni versate. 
  6. In aggiunta ad eventuali condizioni di maggior  favore  previste
nei contratti collettivi di lavoro,  alle  imprese  e  ai  datori  di
lavoro privati che concedono il  collocamento  in  aspettativa  senza
assegni al personale di cui al comma 1 ovvero al coniuge che lo segue
in loco, da essi dipendenti, e'  data  la  possibilita'  di  assumere
personale sostitutivo con contratto di lavoro  a  tempo  determinato,
oltre gli eventuali contingenti e limiti temporali in vigore. 
  7. Le organizzazioni della societa' civile e gli altri soggetti  di
cui all'articolo 26  assumono  tutti  gli  obblighi  discendenti  dal
contratto, ivi inclusi quelli fiscali, previdenziali ed assicurativi.
I contributi previdenziali sono  versati  ai  fondi  stabiliti  dalle
vigenti leggi in ossequio al principio dell'unicita' della  posizione
assicurativa. Si applicano i commi 5 e  6  dell'articolo  23-bis  del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. 
  8. E' escluso ogni rapporto, anche indiretto, tra il  personale  di
cui ai commi da 1 a 7 del presente  articolo  e  il  Ministero  degli
affari esteri e della cooperazione internazionale o l'Agenzia,  anche
nel caso in cui le organizzazioni e  gli  altri  soggetti  contraenti
dovessero venire meno, per qualsiasi ragione, ai propri obblighi  nei
confronti di tale personale. 
  9.  Gli  obblighi  fiscali,  previdenziali  e  assicurativi   delle
organizzazioni  e  degli  altri  soggetti  di  cui  all'articolo  26,
discendenti dal contratto col personale all'estero, sono  commisurati
ai compensi convenzionali da  determinare  annualmente  con  apposito
decreto non regolamentare del Ministro degli affari  esteri  e  della
cooperazione internazionale, di concerto con il Ministro del lavoro e
delle politiche sociali e  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
finanze. 
  10. L'Italia  promuove  e  sostiene  le  forme  di  volontariato  e
servizio civile internazionale, ivi  incluse  quelle  messe  in  atto
dall'Unione europea per la partecipazione dei giovani alle  attivita'
di cooperazione allo sviluppo. I soggetti  di  cui  all'articolo  26,
accreditati ai sensi degli articoli 3 e 9 della legge 6  marzo  2001,
n. 64, organizzano contingenti di corpi  civili  di  pace,  destinati
alla formazione e alla  sperimentazione  della  presenza  di  giovani
volontari da impegnare in azioni di pace non governative  nelle  aree
di conflitto o soggette a  rischio  di  conflitto  o  nelle  aree  di
emergenza ambientale. 
  11. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le  amministrazioni
interessate provvedono nel limite delle risorse umane, strumentali  e
finanziarie disponibili a legislazione vigente. 
          Note all'art. 28: 
              - Il testo dell'articolo 9, commi 1 e  2,  del  decreto
          legislativo 5 aprile 2002, n. 77 (Disciplina  del  Servizio
          civile nazionale a norma dell'articolo 2 della L.  6  marzo
          2001, n. 64) e' il seguente: L'attivita' svolta nell'ambito
          dei   progetti   di   servizio   civile    non    determina
          l'instaurazione di un rapporto di lavoro e non comporta  la
          sospensione e la cancellazione dalle liste di  collocamento
          o dalle liste di mobilita'. 
              2. Agli ammessi a prestare attivita' in un progetto  di
          servizio civile compete un assegno per il servizio  civile,
          non superiore al  trattamento  economico  previsto  per  il
          personale militare volontario in ferma annuale, nonche'  le
          eventuali indennita' da corrispondere in caso  di  servizio
          civile all'estero. In ogni caso non sono dovuti i  benefici
          volti a compensare la condizione militare.  La  misura  del
          compenso dovuto ai volontari del servizio civile  nazionale
          e' determinata con decreto del Presidente del Consiglio dei
          Ministri tenendo conto delle disponibilita' finanziarie del
          Fondo nazionale per il servizio civile." 
              - Il testo  dell'articolo  60  del  testo  unico  delle
          disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati  civili
          dello  Stato,  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della
          Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 e' il seguente: 
              "Art. 60. (Casi di incompatibilita'). - L'impiegato non
          puo'  esercitare  il  commercio,  l'industria,  ne'  alcuna
          professione o assumere impieghi alle dipendenze di  privati
          o accettare cariche in societa' costituite a fine di lucro,
          tranne che si tratti di cariche in societa' o enti  per  le
          quali la nomina e' riservata  allo  Stato  e  sia  all'uopo
          intervenuta l'autorizzazione del Ministro competente.". 
              - Il testo dell'art. 1, comma 2 del decreto legislativo
          30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento  del
          lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.) e'
          il seguente: "2. Per amministrazioni pubbliche si intendono
          tutte le amministrazioni  dello  Stato,  ivi  compresi  gli
          istituti e scuole di ogni ordine e grado e  le  istituzioni
          educative, le aziende ed  amministrazioni  dello  Stato  ad
          ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le
          Comunita' montane,  e  loro  consorzi  e  associazioni,  le
          istituzioni  universitarie,  gli  Istituti  autonomi   case
          popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato  e
          agricoltura e loro associazioni, tutti  gli  enti  pubblici
          non   economici   nazionali,   regionali   e   locali,   le
          amministrazioni,  le  aziende  e  gli  enti  del   Servizio
          sanitario  nazionale,  l'Agenzia  per   la   rappresentanza
          negoziale  delle  pubbliche  amministrazioni  (ARAN)  e  le
          Agenzie di cui al decreto legislativo 30  luglio  1999,  n.
          300. Fino  alla  revisione  organica  della  disciplina  di
          settore,  le  disposizioni  di  cui  al  presente   decreto
          continuano ad applicarsi anche al CONI." 
              - Il testo dell'art. 23-bis, commi 5 e 6,  del  decreto
          legislativo  30  marzo  2001,  n.   165   (Norme   generali
          sull'ordinamento   del   lavoro   alle   dipendenze   delle
          amministrazioni   pubbliche)   e'    il    seguente:    "5.
          L'aspettativa per lo svolgimento di attivita'  o  incarichi
          presso soggetti privati o pubblici da parte  del  personale
          di cui al comma 1 non puo' comunque essere disposta se: 
              a) il personale, nei  due  anni  precedenti,  e'  stato
          addetto a funzioni di vigilanza, di controllo  ovvero,  nel
          medesimo  periodo  di  tempo,  ha  stipulato  contratti   o
          formulato  pareri  o  avvisi  su   contratti   o   concesso
          autorizzazioni a favore di soggetti presso i quali  intende
          svolgere  l'attivita'.  Ove  l'attivita'  che  si   intende
          svolgere sia presso una  impresa,  il  divieto  si  estende
          anche al caso in cui le  predette  attivita'  istituzionali
          abbiano interessato imprese che, anche  indirettamente,  la
          controllano o ne sono controllate, ai  sensi  dell'articolo
          2359 del codice civile; 
              b) il personale intende svolgere attivita' in organismi
          e imprese private  che,  per  la  loro  natura  o  la  loro
          attivita',  in  relazione  alle  funzioni   precedentemente
          esercitate,   possa   cagionare   nocumento    all'immagine
          dell'amministrazione   o    comprometterne    il    normale
          funzionamento o l'imparzialita'. 
              6. Il dirigente non  puo',  nei  successivi  due  anni,
          ricoprire  incarichi  che  comportino   l'esercizio   delle
          funzioni individuate alla lettera a) del comma 5." 
              - Il testo dell'articolo 3 della legge 6 marzo 2001, n.
          64  (Istituzione  del  servizio  civile  nazionale)  e'  il
          seguente: "1. Gli enti  e  le  organizzazioni  privati  che
          intendono  presentare  progetti  per  il  servizio   civile
          volontario devono possedere i seguenti requisiti: 
              a) assenza di scopo di lucro; 
              b) capacita' organizzativa e possibilita' d'impiego  in
          rapporto al servizio civile volontario; 
              c) corrispondenza tra i propri fini istituzionali e  le
          finalita' di cui all'articolo 1; 
              d) svolgimento di un'attivita' continuativa  da  almeno
          tre anni." 
              - Il testo dell'articolo 9 della legge 6 marzo 2001, n.
          64  (Istituzione  del  servizio  civile  nazionale)  e'  il
          seguente:  "1.  Il  servizio  civile  puo'  essere   svolto
          all'estero presso sedi  ove  sono  realizzati  progetti  di
          servizio civile da parte di amministrazioni ed enti, di cui
          all'articolo 7, comma 2, nell'ambito di iniziative  assunte
          dall'Unione europea in materia di servizio civile,  nonche'
          in strutture per interventi di pacificazione e cooperazione
          fra i popoli, istituite dalla stessa Unione  europea  o  da
          organismi internazionali operanti con le medesime finalita'
          ai quali l'Italia partecipa. Resta  salvo  quanto  previsto
          dalla legge 8 luglio 1998, n. 230. 
              2. La Presidenza del Consiglio dei  ministri  definisce
          le   modalita'   di   svolgimento   del   servizio   civile
          all'estero." 
                    
                               Capo VII

                        NORME TRANSITORIE E FINALI
                                                                                           
                                  Art.30
                                                                                                                                        Riallineamento dell'Italia agli  impegni  internazionali  assunti  in materia di cooperazione allo sviluppo
 
  1. A partire dal primo esercizio finanziario successivo  alla  data
di entrata in vigore della presente legge, il Consiglio dei ministri,
su proposta del Ministro degli affari  esteri  e  della  cooperazione
internazionale,  d'intesa  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
finanze, individua un percorso definito di graduale adeguamento degli
stanziamenti  annuali  per  la   cooperazione   internazionale   allo
sviluppo, tale da porre l'Italia in  linea  con  gli  impegni  e  gli
obiettivi assunti a livello europeo e  internazionale  alla  fine  di
tale periodo.
                                  Art. 31
 
            Abrogazioni e modifiche di disposizioni vigenti
 
  1. Dal primo giorno del sesto mese successivo alla data di  entrata
in vigore del regolamento di cui  all'articolo  17,  comma  13,  sono
abrogati:
    a) la legge 26 ottobre 1962, n. 1612;
    b) la legge 26 febbraio 1987, n. 49;
    c) il decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1988,  n.
177;
    d) la legge 29 agosto 1991, n. 288;
    e) il regolamento di cui al decreto  del  Ministro  degli  affari
esteri 15 settembre 2004, n. 337;
    f) l'articolo 13, commi da 1 a 6, della legge 18 giugno 2009,  n.
69;
    g) l'articolo 25 del regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 1º febbraio 2010, n. 54;
    h) la legge 13 agosto 2010, n. 149;
    i)  il  regolamento  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 29 ottobre 2010, n. 243;
    l)  l'articolo  7  del  decreto-legge  21  giugno  2013,  n.  69,
convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98.
  2. Al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300:
    a) all'articolo 12, il comma 1 e' sostituito dal seguente:
  «1.  Al  Ministero  degli  affari  esteri  e   della   cooperazione
internazionale sono attribuiti le funzioni e i compiti spettanti allo
Stato in materia di rapporti politici, economici, sociali e culturali
con l'estero; di rappresentanza, di coordinamento e di  tutela  degli
interessi italiani in sede internazionale; di analisi, definizione  e
attuazione dell'azione italiana in materia di politica internazionale
e di cooperazione allo sviluppo; di rapporti con gli  altri  Stati  e
con le organizzazioni internazionali; di stipulazione e di  revisione
dei trattati e delle convenzioni internazionali  e  di  coordinamento
delle relative attivita' di gestione;  di  studio  e  di  risoluzione
delle questioni di diritto  internazionale,  nonche'  di  contenzioso
internazionale; di rappresentanza della posizione italiana in  ordine
all'attuazione delle disposizioni relative alla politica estera e  di
sicurezza comune previste  dal  Trattato  sull'Unione  europea  e  di
rapporti attinenti alle  relazioni  politiche  ed  economiche  estere
dell'Unione europea; di  emigrazione  e  tutela  delle  collettivita'
italiane e dei lavoratori all'estero;  di  cura  delle  attivita'  di
integrazione  europea  in  relazione  alle  istanze  ed  ai  processi
negoziali riguardanti i trattati sull'Unione europea»;
    b) dopo l'articolo 13 e' inserito il seguente:
  «Art.  13-bis.  -  (Agenzia  italiana  per  la  cooperazione   allo
sviluppo). - 1. I compiti e le funzioni dell'Agenzia italiana per  la
cooperazione  allo  sviluppo  sono  definiti  dalla   legge   recante
disciplina  generale  sulla  cooperazione   internazionale   per   lo
sviluppo».
  3. All'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 24 marzo  2006,
n. 155, e' aggiunta, in fine, la seguente lettera:
  «m-bis) cooperazione allo sviluppo».
  4. All'articolo 10, comma 1, lettera a), del decreto legislativo  4
dicembre 1997, n. 460, dopo il numero 11) e' aggiunto il seguente:
  «11-bis) cooperazione allo sviluppo e solidarieta' internazionale».
  5. All'articolo 5 del decreto-legge  30  settembre  2003,  n.  269,
convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n.  326,
e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 7, lettera a), il secondo e  il  terzo  periodo  sono
sostituiti dai seguenti: «L'utilizzo dei fondi di cui  alla  presente
lettera  e'  consentito  anche  per  il  compimento  di  ogni   altra
operazione di interesse pubblico prevista dallo statuto sociale della
CDP S.p.A. effettuata nei confronti dei medesimi soggetti di  cui  al
primo  periodo,  o  dai  medesimi  promossa,   tenuto   conto   della
sostenibilita' economico-finanziaria  di  ciascuna  operazione.  Tali
operazioni possono essere effettuate  anche  in  cofinanziamento  con
istituzioni finanziarie europee, multilaterali o sovranazionali,  nel
limite annuo stabilito con  apposita  convenzione  stipulata  tra  la
medesima CDP S.p.A. e il Ministero dell'economia e delle finanze.  Le
operazioni di cui alla presente  lettera  possono  essere  effettuate
anche in deroga a quanto previsto dal comma 11, lettera b)»;
    b) dopo il comma 11 e' inserito il seguente:
  «11-bis. Il Ministro dell'economia e delle finanze  determina,  con
decreti di natura non  regolamentare  adottati  di  concerto  con  il
Ministro degli affari esteri e della cooperazione  internazionale,  i
criteri e le modalita' per l'effettuazione delle operazioni di cui al
comma 7, lettera a), terzo periodo».
 
           Note all'art. 31: 
              - La legge 26 ottobre 1962, n. 1612 reca "Riordinamento
          dell'istituto  agronomico  per  l'oltremare,  con  sede  in
          Firenze". 
              -  La  legge  26  febbraio  1987,  n.  49  reca  "Nuova
          disciplina della cooperazione dell'Italia con  i  Paesi  in
          via di sviluppo". 
              - Il decreto del Presidente della Repubblica 12  aprile
          1988,  n.  177  reca  "Approvazione  del   regolamento   di
          esecuzione della legge  26  febbraio  1987,  n.  49,  sulla
          disciplina della cooperazione dell'Italia con  i  Paesi  in
          via di sviluppo." 
              - La legge 29 agosto 1991, n. 288 reca "Modifiche  agli
          articoli 29, 31, 32 e 34 della legge 26 febbraio  1987,  n.
          49, in materia previdenziale ed assicurativa per  volontari
          in servizio civile e cooperanti." 
              - Il  decreto  del  Ministro  degli  affari  esteri  15
          settembre 2004, n. 337 reca "Regolamento di semplificazione
          delle procedure amministrative relative alle Organizzazioni
          Non Governative". 
              - Il testo dell'articolo 13, commi  da  1  a  6,  della
          legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per  lo  sviluppo
          economico, la semplificazione, la competitivita' nonche' in
          materia di processo civile) e' il seguente: "1.  Entro  due
          mesi dalla data di entrata in vigore della presente  legge,
          con decreto del Ministro degli affari esteri,  di  concerto
          con  il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,   sono
          definite le modalita'  semplificate  di  svolgimento  delle
          procedure amministrative e contrattuali riguardanti: 
              a)  gli  interventi  di  cooperazione  a  sostegno  dei
          processi di pace e di stabilizzazione  nei  Paesi  indicati
          dal decreto-legge 31 gennaio 2008, n.  8,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 13 marzo 2008, n. 45; 
              b) gli interventi nelle ulteriori aree individuate  con
          decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  su
          proposta del Ministro degli affari esteri,  finalizzati  al
          superamento delle criticita' di natura umanitaria,  sociale
          o economica. 
              2. Con il decreto di cui al comma 1 sono stabiliti,  in
          particolare: 
              a) le modalita' di approvazione  degli  interventi,  in
          conformita'  all'articolo  11,  comma  3,  della  legge  26
          febbraio  1987,  n.  49,  e  successive  modificazioni,   e
          all'articolo 11, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 1996,
          n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto
          1996, n. 426; 
              b) le specifiche  e  motivate  deroghe  alle  norme  di
          contabilita' generale dello Stato; 
              c)  i  presupposti  per  il  ricorso  ad  esperti  e  a
          consulenti tecnici e giuridici; 
              d)  le  modalita'  di   svolgimento   delle   procedure
          negoziate. 
              3. Il decreto di cui al  comma  1,  relativamente  agli
          interventi di cooperazione di cui alla  legge  26  febbraio
          1987, n. 49, e' emanato nel  rispetto  delle  disposizioni,
          contenute nel regolamento di cui all'articolo 5 del  codice
          dei  contratti  pubblici  relativi  a  lavori,  servizi   e
          forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
          163, attuative di quanto previsto dal comma 6 del  medesimo
          articolo 5. 
              4. Nell'individuazione delle aree di intervento di  cui
          al comma 1, lettera b), e'  data  priorita'  ai  Paesi  che
          hanno sottoscritto accordi di rimpatrio o di collaborazione
          nella gestione  dei  flussi  dell'immigrazione  clandestina
          ovvero  diretti  ad  agevolare  l'esecuzione   delle   pene
          detentive delle persone condannate  in  Italia  presso  gli
          istituti esistenti nei luoghi di origine delle medesime. E'
          inoltre attribuita priorita' ai progetti con i Paesi  terzi
          per il rimpatrio volontario  degli  stranieri  titolari  di
          permesso  di  soggiorno  che  si  trovino   in   stato   di
          disoccupazione a causa della crisi economica. 
              5. Lo schema del decreto di cui al comma 1 e' trasmesso
          alle Camere per l'espressione dei pareri delle  Commissioni
          parlamentari competenti per materia  e  per  i  profili  di
          carattere finanziario. Il  termine  per  l'espressione  del
          parere  e'  stabilito  in  trenta  giorni  dalla  data   di
          trasmissione. Decorso inutilmente il predetto  termine,  il
          decreto puo' essere comunque emanato. 
              6. Oltre alla dotazione finanziaria assegnata da  parte
          del Ministero  degli  affari  esteri,  le  sedi  all'estero
          possono  disporre  di  somme   erogate   da   parte   della
          Commissione europea o di  altri  Stati  membri  dell'Unione
          europea per la realizzazione di interventi di  cooperazione
          allo  sviluppo  per  conto   degli   stessi   donatori.   I
          finanziamenti di cui  al  presente  comma  sono  gestiti  e
          rendicontati   secondo   la   normativa   prevista    dalla
          Commissione europea relativamente al trasferimento di fondi
          agli Stati membri. 
              - Il testo dell'articolo 25 del decreto del  Presidente
          della  Repubblica  1  febbraio  2010,  n.  54  (Regolamento
          recante  norme  in  materia  di  autonomia   gestionale   e
          finanziaria  delle  rappresentanze  diplomatiche  e   degli
          Uffici consolari di I categoria del Ministero degli  affari
          esteri) e' il seguente: "1. Le somme assegnate da parte del
          Ministero  o  da  altre  Amministrazioni  dello  Stato   al
          titolare  dell'ufficio  all'estero  mediante  aperture   di
          credito per attivita' di cooperazione allo sviluppo, di cui
          alla  legge  26  febbraio  1987,  n.  49,  sono  gestite  e
          rendicontate secondo la normativa  vigente  in  materia  di
          contabilita' generale dello Stato. 
              2. Le  entrate  e  le  uscite  ad  esse  relative  sono
          iscritte nel bilancio degli uffici all'estero in  una  voce
          specifica delle partite di giro. 
              3. Le  somme  di  cui  al  comma  1  sono  giustificate
          mediante rendiconti, predisposti sulla base degli  appositi
          registri e da  trasmettersi  entro  sessanta  giorni  dalla
          chiusura del periodo da rendicontare ai  competenti  uffici
          del  Ministero,  dandone  comunicazione,   anche   mediante
          evidenze informatiche  all'ufficio  centrale  del  bilancio
          presso il Ministero degli affari esteri ed alla  Corte  dei
          conti.  In  caso  di  ritardo   nella   presentazione   dei
          rendiconti imputabile al funzionario delegato, quest'ultimo
          e' passibile delle penalita' previste dall'articolo 60  del
          regio  decreto  18  novembre   1923,   n.   2440,   nonche'
          dall'articolo 337 del regio decreto 23 maggio 1924, n. 827,
          come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica
          20 aprile 1994, n. 367. 
              4. I rendiconti  di  cui  al  comma  3  sono  resi  dal
          titolare   dell'ufficio   all'estero,   nella   veste    di
          funzionario  delegato,  che   si   avvale   per   la   loro
          predisposizione     del     personale      del      settore
          amministrativo-contabile.   Ad   essi   si   applicano   le
          disposizioni di cui all'articolo 22, commi 10, 11 e 12." 
              - La legge 13  agosto  2010,  n.  149  reca  "Modifiche
          all'articolo 1 del decreto-legge  14  marzo  2005,  n.  35,
          convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio  2005,
          n. 80, e agli articoli 11 e  13  della  legge  26  febbraio
          1987,  n.   49,   concernenti   la   gestione   dei   fondi
          dell'Amministrazione   degli   affari   esteri    per    la
          cooperazione allo sviluppo." 
              - Il decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre
          2012,  n.  243  reca:  "Regolamento  recante  il   riordino
          dell'Istituto   agronomico   per   l'Oltremare,   a   norma
          dell'articolo 26, comma  1,  del  decreto-legge  25  giugno
          2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6
          agosto 2008, n. 133." 
              - Il testo dell'articolo 7 del decreto-legge 21  giugno
          2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla  legge  9
          agosto 2013, n. 98 (Disposizioni urgenti  per  il  rilancio
          dell'economia) e' il seguente: "1. Il comma 1 dell'articolo
          7 della legge 26 febbraio 1987, n. 49,  e'  sostituito  dal
          seguente: "1. A  valere  sul  Fondo  di  rotazione  di  cui
          all'articolo 6 e con le stesse  procedure,  possono  essere
          concessi  ad  imprese  italiane   crediti   agevolati   per
          assicurare il finanziamento  della  quota  di  capitale  di
          rischio, anche in forma anticipata, per la costituzione  di
          imprese miste. Possono  altresi'  essere  concessi  crediti
          agevolati  ad  investitori  pubblici   o   privati   o   ad
          organizzazioni internazionali, affinche' finanzino  imprese
          miste da realizzarsi in Paesi in via di  sviluppo  (PVS)  o
          concedano altre forme di agevolazione identificate dal CIPE
          che promuovano lo sviluppo dei Paesi beneficiari. Una quota
          del medesimo Fondo puo' essere destinata alla  costituzione
          di  un  Fondo  di  garanzia  per  prestiti  concessi  dagli
          istituti di credito a imprese italiane o per agevolare  gli
          apporti di capitale delle imprese  italiane  nelle  imprese
          miste." 
              1-bis. Nel quadro degli impegni assunti dall'Italia  in
          ambito internazionale per il superamento dell'aiuto legato,
          per accedere  ai  crediti  agevolati  a  valere  sul  Fondo
          rotativo previsto dall'articolo 6 della legge  26  febbraio
          1987,  n.  49,  e  successive  modificazioni,  le   imprese
          italiane  si  devono  formalmente  impegnare  a  rispettare
          quanto previsto dalle Linee guida  dell'Organizzazione  per
          la  cooperazione  e  lo  sviluppo  economico  (OCSE)  sulla
          responsabilita' sociale delle imprese per gli  investimenti
          internazionali  e  dalla  risoluzione  P7-TA(2011)0141  del
          Parlamento europeo,  del  6  aprile  2011,  in  materia  di
          investimenti internazionali e di rispetto  da  parte  delle
          imprese delle clausole sociali e ambientali e  delle  norme
          internazionali sui diritti umani.". 
              - Si riporta il testo dell'articolo  12,  comma  1  del
          decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n.  300   (Riforma
          dell'organizzazione del Governo, a norma  dell'articolo  11
          della legge 15 marzo 1997, n.  59)  come  modificato  dalla
          presente legge: "1. Al  ministero  degli  affari  esteri  e
          della  cooperazione  internazionale  sono   attribuite   le
          funzioni e i compiti spettanti allo  Stato  in  materia  di
          rapporti  politici,  economici,  sociali  e  culturali  con
          l'estero; di rappresentanza, di coordinamento e  di  tutela
          degli  interessi  italiani  in  sede   internazionale;   di
          analisi, definizione e attuazione dell'azione  italiana  in
          materia di politica internazionale e di  cooperazione  allo
          sviluppo;  di  rapporti  con  gli  altri   Stati   con   le
          organizzazioni  internazionali;  di   stipulazione   e   di
          revisione dei trattati e delle convenzioni internazionali e
          di coordinamento delle relative attivita' di  gestione;  di
          studio  e  di  risoluzione  delle  questioni   di   diritto
          intenzionale, nonche'  di  contenzioso  internazionale;  di
          rappresentanza   della   posizione   italiana   in   ordine
          all'attuazione delle disposizioni  relative  alla  politica
          estera  e  di  sicurezza  comune  previste   dal   Trattato
          dell'Unione europea e di rapporti attinenti alle  relazioni
          politiche ed  economiche  estere  dell'Unione  europea;  di
          emigrazione e tutela delle  collettivita'  italiane  e  dei
          lavoratori all'estero; cura delle attivita' di integrazione
          europea in relazione alle istanze ed ai processi  negoziali
          riguardanti i trattati dell'Unione europea, della Comunita'
          europea, della CECA, dell'EURATOM." 
              - Si riporta il testo dell'articolo  2,  comma  1,  del
          decreto legislativo  24  marzo  2006,  n.  155  (Disciplina
          dell'impresa sociale, a norma della legge 13  giugno  2005,
          n.  118),come  modificato  dalla  presente  legge:  "1.  Si
          considerano beni  e  servizi  di  utilita'  sociale  quelli
          prodotti o scambiati nei seguenti settori: 
              a) assistenza sociale, ai sensi della legge 8  novembre
          2000, n. 328, recante legge quadro per la realizzazione del
          sistema integrato di interventi e servizi sociali; 
              b)  assistenza  sanitaria,   per   l'erogazione   delle
          prestazioni di cui al decreto del Presidente del  Consiglio
          dei Ministri in data 29 novembre 2001, recante «Definizione
          dei  livelli  essenziali  di  assistenza»,   e   successive
          modificazioni, pubblicato nel  supplemento  ordinario  alla
          Gazzetta Ufficiale n. 33 dell'8 febbraio 2002; 
              c) assistenza socio-sanitaria, ai sensi del decreto del
          Presidente del Consiglio dei Ministri in data  14  febbraio
          2001, recante «Atto di indirizzo e coordinamento in materia
          di prestazioni socio-sanitarie», pubblicato nella  Gazzetta
          Ufficiale n. 129 del 6 giugno 2001; 
              d) educazione, istruzione e formazione, ai sensi  della
          legge 28 marzo 2003, n. 53, recante delega al  Governo  per
          la definizione delle norme generali sull'istruzione  e  dei
          livelli  essenziali  delle  prestazioni   in   materia   di
          istruzione e formazione professionale; 
              e) tutela dell'ambiente  e  dell'ecosistema,  ai  sensi
          della legge 15 dicembre 2004, n.  308,  recante  delega  al
          Governo per il riordino, il coordinamento e  l'integrazione
          della  legislazione  in  materia  ambientale  e  misure  di
          diretta  applicazione,  con  esclusione  delle   attivita',
          esercitate abitualmente,  di  raccolta  e  riciclaggio  dei
          rifiuti urbani, speciali e pericolosi; 
              f) valorizzazione del patrimonio  culturale,  ai  sensi
          del Codice dei beni culturali e del paesaggio,  di  cui  al
          decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42; 
              g) turismo sociale, di cui all'articolo  7,  comma  10,
          della legge 29 marzo 2001, n. 135,  recante  riforma  della
          legislazione nazionale del turismo; 
              h) formazione universitaria e post-universitaria; 
              i) ricerca ed erogazione di servizi culturali; 
              l)  formazione   extra-scolastica,   finalizzata   alla
          prevenzione della dispersione  scolastica  ed  al  successo
          scolastico e formativo; 
              m) servizi strumentali alle imprese  sociali,  resi  da
          enti composti in misura superiore al settanta per cento  da
          organizzazioni che esercitano un'impresa sociale. 
              m-bis) cooperazione allo sviluppo. 
              - Si  riporta  il  testo  dell'articolo  10,  comma  1,
          lettera a) del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n.  460
          (Riordino  della  disciplina  tributaria  degli  enti   non
          commerciali  e  delle  organizzazioni  non   lucrative   di
          utilita' sociale), come modificato  dalla  presente  legge:
          "a) lo svolgimento di attivita' in uno o piu' dei  seguenti
          settori: 
              1) assistenza sociale e socio-sanitaria; 
              2) assistenza sanitaria; 
              3) beneficenza; 
              4) istruzione; 
              5) formazione; 
              6) sport dilettantistico; 
              7)  tutela,  promozione  e  valorizzazione  delle  cose
          d'interesse artistico e storico di cui alla legge 1  giugno
          1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di  cui
          al decreto del Presidente  della  Repubblica  30  settembre
          1963, n. 1409; 
              8)   tutela   e   valorizzazione   della    natura    e
          dell'ambiente, con  esclusione  dell'attivita',  esercitata
          abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani,
          speciali e pericolosi di cui  all'articolo  7  del  decreto
          legislativo 5 febbraio 1997, n. 22; 
              9) promozione della cultura e dell'arte; 
              10) tutela dei diritti civili; 
              11)  ricerca  scientifica  di   particolare   interesse
          sociale svolta direttamente da fondazioni  ovvero  da  esse
          affidata  ad  universita',  enti  di   ricerca   ed   altre
          fondazioni  che  la  svolgono  direttamente,  in  ambiti  e
          secondo modalita'  da  definire  con  apposito  regolamento
          governativo emanato ai sensi dell'articolo 17  della  legge
          23 agosto 1988, n. 400; 
              11-bis)  cooperazione  allo  sviluppo  e   solidarieta'
          internazionale." 
              - Si riporta il testo dell'articolo 5 del decreto-legge
          30  settembre  2003,  n.  269  (Disposizioni  urgenti   per
          favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei
          conti pubblici), convertito con modificazioni, dalla  legge
          24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, e' il
          seguente: "1. La Cassa depositi e prestiti  e'  trasformata
          in societa' per  azioni  con  la  denominazione  di  "Cassa
          depositi e prestiti societa' per azioni" (CDP S.p.A.),  con
          effetto  dalla  data  della  pubblicazione  nella  Gazzetta
          Ufficiale del decreto ministeriale di cui al  comma  3.  La
          CDP S.p.A., salvo quanto previsto dal comma 3, subentra nei
          rapporti attivi e  passivi  e  conserva  i  diritti  e  gli
          obblighi anteriori alla trasformazione. 
              2. Le azioni della  CDP  S.p.A.  sono  attribuite  allo
          Stato, che  esercita  i  diritti  dell'azionista  ai  sensi
          dell'articolo  24,  comma  1,  lettera  a),   del   decreto
          legislativo 30 luglio 1999, n. 300;  non  si  applicano  le
          disposizioni  dell'articolo  2362  del  codice  civile.  Le
          fondazioni di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 17
          maggio 1999, n. 153, e altri soggetti  pubblici  o  privati
          possono detenere quote complessivamente  di  minoranza  del
          capitale della CDP S.p.A. 
              3. Con  decreto  del  Ministro  dell'economia  e  delle
          finanze di natura non regolamentare, da emanare  entro  due
          mesi dalla data di entrata in vigore del presente  decreto,
          sono determinati: 
              a) le funzioni, le  attivita'  e  le  passivita'  della
          Cassa depositi e prestiti anteriori alla trasformazione che
          sono trasferite al Ministero dell'economia e delle  finanze
          e quelle assegnate alla gestione separata della CDP  S.p.A.
          di cui al comma 8; 
              b) i beni e le partecipazioni societarie  dello  Stato,
          anche indirette, che sono  trasferite  alla  CDP  S.p.A.  e
          assegnate alla gestione separata di cui al comma  8,  anche
          in deroga alla normativa  vigente.  I  relativi  valori  di
          trasferimento e di iscrizione in bilancio sono  determinati
          sulla scorta della relazione giurata di stima  prodotta  da
          uno o piu' soggetti di adeguata esperienza e qualificazione
          professionale nominati dal Ministero, anche in deroga  agli
          articoli da 2342 a 2345 del codice civile  ed  all'articolo
          24 della legge 27 dicembre 2002,  n.  289.  Con  successivi
          decreti  ministeriali  possono  essere  disposti  ulteriori
          trasferimenti e conferimenti. I decreti ministeriali di cui
          alla presente lettera sono soggetti al controllo preventivo
          della  Corte  dei  conti  e   trasmessi   alle   competenti
          Commissioni parlamentari; 
              c) gli impegni accessori assunti dallo Stato; 
              d) il capitale sociale della CDP  S.p.A.,  comunque  in
          misura non inferiore al  fondo  di  dotazione  della  Cassa
          depositi e  prestiti  risultante  dall'ultimo  bilancio  di
          esercizio approvato. 
              4.  Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio   dei
          ministri, di natura  non  regolamentare,  su  proposta  del
          Ministro dell'economia e delle  finanze,  e'  approvato  lo
          Statuto della CDP Spa e  sono  nominati  i  componenti  del
          consiglio di amministrazione e del collegio  sindacale  per
          il primo periodo  di  durata  in  carica.  Per  tale  primo
          periodo restano in carica  i  componenti  del  collego  dei
          revisori indicati ai sensi e per gli effetti  dell'articolo
          10 della legge  13  maggio  1983,  n.  197.  Le  successive
          modifiche allo statuto  della  CDP  Spa  e  le  nomine  dei
          componenti degli organi sociali per  i  successivi  periodi
          sono deliberate a norma del codice civile. 
              5. Il primo  esercizio  sociale  della  CDP  S.p.A.  si
          chiude al 31 dicembre 2004. 
              6. Alla CDP S.p.A. si  applicano  le  disposizioni  del
          Titolo V del testo unico delle leggi in materia bancaria  e
          creditizia, di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993,
          n. 385, previste per gli intermediari iscritti  nell'elenco
          speciale di  cui  all'articolo  107  del  medesimo  decreto
          legislativo,  tenendo  presenti  le   caratteristiche   del
          soggetto vigilato e la speciale disciplina  della  gestione
          separata di cui al comma 8. 
              7. La CDP S.p.A. finanzia, sotto qualsiasi forma: 
              a) lo Stato, le regioni,  gli  enti  locali,  gli  enti
          pubblici e gli organismi di diritto  pubblico,  utilizzando
          fondi rimborsabili sotto forma  di  libretti  di  risparmio
          postale e di  buoni  fruttiferi  postali,  assistiti  dalla
          garanzia  dello  Stato  e  distribuiti   attraverso   Poste
          italiane S.p.A. o societa' da  essa  controllate,  e  fondi
          provenienti dall'emissione di  titoli,  dall'assunzione  di
          finanziamenti  e  da  altre  operazioni  finanziarie,   che
          possono  essere  assistiti  dalla  garanzia  dello   Stato.
          L'utilizzo dei  fondi  di  cui  alla  presente  lettera  e'
          consentito anche per il compimento di ogni altra operazione
          di interesse pubblico prevista dallo statuto sociale  della
          CDP S.p.A effettuata nei confronti dei medesimi soggetti di
          cui al primo periodo, o dai medesimi promossa, tenuto conto
          della  sostenibilita'  economico-finanziaria  di   ciascuna
          operazione. Tali operazioni possono essere effettuate anche
          in cofinanziamento  con  istituzioni  finanziarie  europee,
          multilaterali o sovranazionali, nel limite annuo  stabilito
          con apposita convenzione  stipulata  tra  la  medesima  CDP
          S.p.A. e il Ministero dell'economia  e  delle  finanze.  Le
          operazioni di cui  alla  presente  lettera  possono  essere
          effettuate anche in deroga a quanto previsto dal comma  11,
          lettera b); 
              b) le opere, gli  impianti,  le  reti  e  le  dotazioni
          destinati  alla  fornitura  di  servizi  pubblici  ed  alle
          bonifiche, utilizzando fondi provenienti dall'emissione  di
          titoli,  dall'assunzione  di  finanziamenti  e   da   altre
          operazioni finanziarie, senza garanzia dello  Stato  e  con
          preclusione della raccolta di fondi a vista. 
              7-bis. Fermo restando quanto stabilito al comma  7,  la
          Cassa depositi e prestiti S.p.A., ai  sensi  del  comma  7,
          lettera a), secondo periodo,  puo'  altresi'  fornire  alle
          banche  italiane  e  alle  succursali  di   banche   estere
          comunitarie  ed  extracomunitarie,  operanti  in  Italia  e
          autorizzate    all'esercizio    dell'attivita'    bancaria,
          provvista attraverso finanziamenti, sotto la forma  tecnica
          individuata nella convenzione di cui al  periodo  seguente,
          per l'erogazione di mutui garantiti da ipoteca su  immobili
          residenziali  da  destinare  prioritariamente  all'acquisto
          dell'abitazione principale, preferibilmente appartenente ad
          una delle classi energetiche A, B o C, e ad  interventi  di
          ristrutturazione    e     accrescimento     dell'efficienza
          energetica, con priorita' per  le  giovani  coppie,  per  i
          nuclei  familiari  di  cui  fa  parte  almeno  un  soggetto
          disabile e per le famiglie numerose. A tal fine le predette
          banche possono contrarre  finanziamenti  secondo  contratti
          tipo  definiti  con  apposita  convenzione  tra  la   Cassa
          depositi  e  prestiti  S.p.A.  e  l'Associazione   Bancaria
          Italiana. Nella suddetta convenzione sono altresi' definite
          le modalita' con cui i minori differenziali  sui  tassi  di
          interesse in favore delle banche si trasferiscono sul costo
          del mutuo a vantaggio dei mutuatari.  Ai  finanziamenti  di
          cui alla presente lettera concessi dalla Cassa  depositi  e
          prestiti S.p.A. alle banche, da destinare in via  esclusiva
          alle predette finalita', si applica il  regime  fiscale  di
          cui al comma 24. 
              8. La CDP S.p.A.  assume  partecipazioni  e  svolge  le
          attivita',  strumentali,   connesse   e   accessorie;   per
          l'attuazione di quanto previsto al comma 7, lettera a),  la
          CDP S.p.A. istituisce un  sistema  separato  ai  soli  fini
          contabili ed organizzativi, la cui  gestione  uniformata  a
          criteri di trasparenza e  di  salvaguardia  dell'equilibrio
          economico.  Sono  assegnate  alla  gestione   separata   le
          partecipazioni e le attivita' ad essa strumentali, connesse
          e accessorie, e le attivita' di assistenza e di  consulenza
          in favore dei soggetti di cui al comma 7,  lettera  a).  Il
          decreto ministeriale di cui al comma 3 puo' prevedere forme
          di razionalizzazione e concentrazione delle  partecipazioni
          detenute dalla Cassa  depositi  e  prestiti  alla  data  di
          trasformazione in societa' per azioni. 
              8-bis. Fermo restando quanto previsto al comma  8,  CDP
          S.p.A. puo' altresi' assumere partecipazioni in societa' di
          rilevante interesse nazionale in termini  di  strategicita'
          del settore di operativita', di livelli  occupazionali,  di
          entita' di fatturato ovvero  di  ricadute  per  il  sistema
          economico-produttivo del Paese,  e  che  risultino  in  una
          stabile situazione di equilibri o finanziario, patrimoniale
          ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive
          di redditivita'. Ai fini della qualificazione  di  societa'
          di  interesse   nazionale,   con   decreto   del   Ministro
          dell'economia e delle finanze di natura  non  regolamentare
          sono  definiti  i  requisiti,  anche  quantitativi,   delle
          societa' oggetto di possibile acquisizione da parte di  CDP
          S.p.A. ai sensi del presente comma. Il decreto e' trasmesso
          alle Camere.  Le  medesime  partecipazioni  possono  essere
          acquisite anche attraverso veicoli  societari  o  fondi  di
          investimento partecipati da CDP S.p.A. ed eventualmente  da
          societa' private o controllate dallo Stato o enti pubblici.
          Nel  caso  in  cui  dette  partecipazioni  siano  acquisite
          mediante utilizzo di  risorse  provenienti  dalla  raccolta
          postale,  le  stesse  sono  contabilizzate  nella  gestione
          separata di cui al comma 8. 
              8-ter.  Fermo  restando  quanto  previsto   dai   commi
          precedenti,  la  Cassa  depositi  e  prestiti  S.p.A.  puo'
          acquistare obbligazioni bancarie garantite emesse a  fronte
          di portafogli di mutui garantiti  da  ipoteca  su  immobili
          residenziali e/o titoli emessi  ai  sensi  della  legge  30
          aprile  1999,  n.  130,  nell'ambito   di   operazioni   di
          cartolarizzazione aventi ad oggetto  crediti  derivanti  da
          mutui garantiti da ipoteca su immobili residenziali. 
              8-quater. Fermo  restando  quanto  previsto  dai  commi
          precedenti,  la  Cassa  depositi  e  prestiti  S.p.A.  puo'
          acquistare titoli emessi ai sensi  della  legge  30  aprile
          1999,   n.    130,    nell'ambito    di    operazioni    di
          cartolarizzazione aventi ad oggetto crediti verso piccole e
          medie imprese al fine di accrescere il volume  del  credito
          alle piccole e medie imprese.  Gli  acquisti  dei  predetti
          titoli, ove effettuati a valere sui fondi di cui  al  comma
          7, lettera a), possono essere garantiti dallo Stato secondo
          criteri e modalita' stabiliti con  decreto  di  natura  non
          regolamentare del Ministro dell'economia e  delle  finanze.
          Agli  oneri  derivanti  dalle  eventuali  escussioni  delle
          garanzie di cui al presente  comma  si  provvede  a  valere
          sulle disponibilita' del Fondo di garanzia per le piccole e
          medie imprese di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a),
          della legge 23 dicembre 1996, n. 662. 
              9. Al Ministro dell'economia e delle finanze spetta  il
          potere di indirizzo della gestione separata di cui al comma
          8. E' confermata, per la gestione separata, la  Commissione
          di vigilanza prevista dall'articolo 3 del regio  decreto  2
          gennaio 1913, n. 453, e successive modificazioni. 
              10. Per l'amministrazione della  gestione  separata  di
          cui al comma 8 il consiglio di  amministrazione  della  CDP
          S.p.A.  e'  integrato   dai   membri,   con   funzioni   di
          amministratore, indicati alle lettere  c),  d)  ed  f)  del
          primo comma dell'articolo 7 della legge 13 maggio 1983,  n.
          197. 
              11. Per l'attivita' della gestione separata di  cui  al
          comma 8 il Ministro dell'economia e delle finanze determina
          con propri decreti di natura non regolamentare: 
              a)  i  criteri  per  la  definizione  delle  condizioni
          generali ed economiche dei libretti di  risparmio  postale,
          dei buoni fruttiferi postali, dei titoli, dei finanziamenti
          e  delle  altre  operazioni  finanziarie  assistiti   dalla
          garanzia dello Stato; 
              b)  i  criteri  per  la  definizione  delle  condizioni
          generali ed economiche degli  impieghi,  nel  rispetto  dei
          principi di  accessibilita',  uniformita'  di  trattamento,
          predeterminazione e non discriminazione; 
              c) le norme in  materia  di  trasparenza,  pubblicita',
          contratti e comunicazioni periodiche; 
              d) i criteri di gestione delle partecipazioni assegnate
          ai sensi del comma 3; 
              e) i  criteri  generali  per  la  individuazione  delle
          operazioni promosse dai soggetti di cui al comma 7, lettera
          a), ammissibili a finanziamento; 
              e-bis) con riferimento a ciascun esercizio finanziario,
          le esposizioni assunte o previste da CDP S.p.A.,  ai  sensi
          del comma 7, lettera a), che possono essere garantite dallo
          Stato, anche a livello pluriennale. La garanzia dello Stato
          puo'  essere  rilasciata  a  prima  domanda,  con  rinuncia
          all'azione di regresso su CDP S.p.A., deve essere onerosa e
          compatibile con la normativa dell'Unione europea in materia
          di garanzie onerose concesse dallo Stato  a  condizioni  di
          mercato. 
              11-bis.  Il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze
          determina, con decreti di natura non regolamentare adottati
          di concerto con il Ministro degli  affari  esteri  e  della
          cooperazione internazionale, i criteri e le  modalita'  per
          l'effettuazione delle operazioni di cui al comma 7, lettera
          a), terzo periodo. 
              12. Sino all'emanazione dei decreti di cui al comma  11
          la CDP S.p.A. continua a svolgere le funzioni oggetto della
          gestione separata di cui al comma 8 secondo le disposizioni
          vigenti alla data di trasformazione della Cassa depositi  e
          prestiti in societa' per azioni. I rapporti in essere  e  i
          procedimenti amministrativi in corso alla data  di  entrata
          in vigore dei decreti di cui  al  comma  11  continuano  ad
          essere regolati dai provvedimenti adottati  e  dalle  norme
          legislative e regolamentari vigenti in data anteriore.  Per
          quanto non disciplinato dai decreti  di  cui  al  comma  11
          continua ad  applicarsi  la  normativa  vigente  in  quanto
          compatibile.   Le    attribuzioni    del    consiglio    di
          amministrazione  e  del  direttore  generale  della   Cassa
          depositi e  prestiti  anteriori  alla  trasformazione  sono
          esercitate,    rispettivamente,    dal     consiglio     di
          amministrazione   e,   se   previsto,   dall'amministratore
          delegato della CDP S.p.A. 
              13. All'attivita' di impiego della gestione separata di
          cui al comma 8 continuano  ad  applicarsi  le  disposizioni
          piu' favorevoli previste per la Cassa depositi  e  prestiti
          anteriori alla trasformazione, inclusa la  disposizione  di
          cui all'articolo 204, comma 2, del decreto  legislativo  18
          agosto 2000, n. 267. 
              14. La gestione separata di cui al comma 8 subentra nei
          rapporti attivi e  passivi  e  conserva  i  diritti  e  gli
          obblighi sorti  per  effetto  della  cartolarizzazione  dei
          crediti   effettuata   ai   sensi   dell'articolo   8   del
          decreto-legge  15  aprile  2002,  n.  63,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112. 
              15. La  gestione  separata  di  cui  al  comma  8  puo'
          avvalersi   dell'Avvocatura   dello   Stato,    ai    sensi
          dell'articolo 43 del testo unico delle leggi e delle  norme
          giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio  dello
          Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura  dello  Stato,  di
          cui al regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611 e  successive
          modificazioni. 
              16. Il Ministro dell'economia e  delle  finanze,  sulla
          base di apposita relazione  presentata  dalla  CDP  S.p.A.,
          riferisce annualmente al Parlamento sulle attivita'  svolte
          e sui risultati conseguiti dalla CDP S.p.A. 
              17. Il controllo della Corte dei conti si svolge  sulla
          CDP S.p.A. con le modalita' previste dall'articolo 12 della
          legge 21 marzo 1958, n. 259. 
              18. La CDP S.p.A. puo' destinare propri beni e rapporti
          giuridici al soddisfacimento dei diritti dei  portatori  di
          titoli da essa emessi e di altri soggetti  finanziatori.  A
          tal  fine  la  CDP  S.p.A.  adotta  apposita  deliberazione
          contenente l'esatta descrizione dei  beni  e  dei  rapporti
          giuridici  destinati,  dei  soggetti  a  cui  vantaggio  la
          destinazione e' effettuata, dei diritti ad essi  attribuiti
          e delle modalita'  con  le  quali  e'  possibile  disporre,
          integrare e sostituire elementi del  patrimonio  destinato.
          La deliberazione e' depositata e  iscritta  a  norma  dell'
          articolo 2436 del codice civile.  Dalla  data  di  deposito
          della  deliberazione  i  beni  e   i   rapporti   giuridici
          individuati    sono     destinati     esclusivamente     al
          soddisfacimento dei diritti dei soggetti a cui vantaggio la
          destinazione  e'  effettuata  e  costituiscono   patrimonio
          separato a tutti gli effetti da quello della CDP  S.p.A.  e
          dagli  altri  patrimoni   destinati.   Fino   al   completo
          soddisfacimento dei diritti dei soggetti a cui vantaggio la
          destinazione e' effettuata, sul patrimonio destinato e  sui
          frutti e proventi da esso  derivanti  sono  ammesse  azioni
          soltanto a tutela dei diritti dei predetti soggetti. Se  la
          deliberazione di destinazione del  patrimonio  non  dispone
          diversamente, delle obbligazioni nei confronti dei soggetti
          a cui vantaggio la destinazione e' effettuata la CDP S.p.A.
          risponde esclusivamente nei limiti del patrimonio  ad  essi
          destinato e dei diritti ad essi attribuiti. Resta salva  in
          ogni caso la responsabilita' illimitata  della  CDP  S.p.A.
          per  le  obbligazioni  derivanti  da  fatto  illecito.  Con
          riferimento a ciascun patrimonio  separato  la  CDP  S.p.A.
          tiene  separatamente  i  libri  e  le  scritture  contabili
          prescritti  dagli  articoli  2214  e  seguenti  del  codice
          civile. Per il caso di sottoposizione della CDP S.p.A. alle
          procedure di cui al Titolo IV del testo unico  delle  leggi
          in  materia  bancaria  e  creditizia,  di  cui  al  decreto
          legislativo 1° settembre 1993, n. 385, o ad altra procedura
          concorsuale applicabile, i  contratti  relativi  a  ciascun
          patrimonio  destinato  continuano  ad  avere  esecuzione  e
          continuano  ad  applicarsi  le  previsioni  contenute   nel
          presente comma. Gli organi della  procedura  provvedono  al
          tempestivo pagamento delle passivita' al  cui  servizio  il
          patrimonio e' destinato e nei limiti dello stesso,  secondo
          le scadenze e  gli  altri  termini  previsti  nei  relativi
          contratti preesistenti. Gli organi della procedura  possono
          trasferire o affidare in gestione  a  banche  i  beni  e  i
          rapporti  giuridici  ricompresi   in   ciascun   patrimonio
          destinato e le relative passivita'. 
              19.  Alla  scadenza,  anche  anticipata  per  qualsiasi
          motivo, del contratto di servizio ovvero del  rapporto  con
          il quale e' attribuita la disponibilita' o e'  affidata  la
          gestione delle opere, degli impianti, delle  reti  e  delle
          dotazioni destinati alla fornitura di servizi  pubblici  in
          relazione ai quali e' intervenuto  il  finanziamento  della
          CDP S.p.A. o di altri soggetti autorizzati alla concessione
          di credito, gli indennizzi dovuti al soggetto uscente  sono
          destinati prioritariamente al soddisfacimento  dei  crediti
          della CDP S.p.A. e  degli  altri  finanziatori  di  cui  al
          presente comma, sono indisponibili da  parte  del  soggetto
          uscente  fino  al  completo  soddisfacimento  dei  predetti
          crediti e non possono formare oggetto di azioni da parte di
          creditori  diversi  dalla  CDP   S.p.A.   e   dagli   altri
          finanziatori di cui al presente comma.  Il  nuovo  soggetto
          gestore assume, senza liberazione del debitore  originario,
          l'eventuale debito residuo nei confronti della CDP S.p.A. e
          degli altri finanziatori di cui al presente  comma.  L'ente
          affidante e, se prevista, la  societa'  proprietaria  delle
          opere,  degli  impianti,  delle  reti  e  delle   dotazioni
          garantiscono   in   solido   il   debito    residuo    fino
          all'individuazione del nuovo  soggetto  gestore.  Anche  ai
          finanziamenti concessi dalla CDP  S.p.A.  si  applicano  le
          disposizioni di cui ai commi 3 e  4  dell'articolo  42  del
          testo unico delle leggi in materia bancaria  e  creditizia,
          di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. 
              20. Salvo le deleghe previste dallo  statuto,  l'organo
          amministrativo della CDP S.p.A. delibera le  operazioni  di
          raccolta di fondi con obbligo di rimborso  sotto  qualsiasi
          forma. Ad esse non  si  applicano,  fermo  restando  quanto
          previsto  dalla  lettera  b)  del  comma  7  del   presente
          articolo, il divieto  di  raccolta  del  risparmio  tra  il
          pubblico previsto dall'articolo  11,  comma  2,  del  testo
          unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di  cui
          al decreto legislativo 1° settembre 1993,  n.  385,  ne'  i
          limiti quantitativi alla raccolta previsti dalla  normativa
          vigente; non trovano altresi' applicazione gli articoli  da
          2410 a 2420 del codice civile. Per  ciascuna  emissione  di
          titoli puo' essere nominato un  rappresentante  comune  dei
          portatori dei titoli, il quale ne cura gli interessi  e  in
          loro rappresentanza esclusiva esercita i  poteri  stabiliti
          in  sede  di  nomina  e  approva  le  modificazioni   delle
          condizioni dell'operazione. 
              21. Ai decreti ministeriali emanati in base alle  norme
          contenute   nel   presente   articolo   si   applicano   le
          disposizioni di cui all'articolo 3, comma 13,  della  legge
          14 gennaio 1994, n. 20. 
              22. La pubblicazione del decreto  di  cui  al  comma  3
          nella Gazzetta Ufficiale tiene luogo degli  adempimenti  in
          materia  di  costituzione  delle  societa'  previsti  dalla
          normativa vigente. 
              23. Tutti gli atti e le operazioni posti in essere  per
          la trasformazione della Cassa depositi  e  prestiti  e  per
          l'effettuazione dei trasferimenti e  conferimenti  previsti
          dal presente articolo sono esenti da  imposizione  fiscale,
          diretta e indiretta. 
              24.   Tutti   gli   atti,   contratti,   trasferimenti,
          prestazioni  e  formalita'  relativi  alle  operazioni   di
          raccolta e di impiego, sotto  qualsiasi  forma,  effettuate
          dalla gestione separata  di  cui  al  comma  8,  alla  loro
          esecuzione,  modificazione  ed  estinzione,  alle  garanzie
          anche reali di qualunque tipo da chiunque  e  in  qualsiasi
          momento prestate, sono  esenti  dall'imposta  di  registro,
          dall'imposta di bollo, dalle imposte ipotecaria e catastale
          e da ogni  altra  imposta  indiretta,  nonche'  ogni  altro
          tributo o diritto. Non si applica la  ritenuta  di  cui  ai
          commi 2 e 3 dell'articolo 26  del  decreto  del  Presidente
          della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, sugli interessi
          e gli altri  proventi  dei  conti  correnti  dedicati  alla
          gestione separata di cui al comma 8. 
              25. Gli interessi e gli altri proventi  dei  titoli  di
          qualsiasi natura e di qualsiasi  durata  emessi  dalla  CDP
          S.p.A. sono soggetti  al  regime  dell'imposta  sostitutiva
          delle imposte sui redditi nella misura del 12,50%,  di  cui
          al decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239. 
              26. Il rapporto di lavoro del personale alle dipendenze
          della  Cassa  depositi  e   prestiti   al   momento   della
          trasformazione  prosegue  con   la   CDP   S.p.A.   ed   e'
          disciplinato dalla contrattazione collettiva e dalle  leggi
          che regolano il rapporto  di  lavoro  privato.  Sono  fatti
          salvi i diritti quesiti e gli  effetti,  per  i  dipendenti
          della Cassa, rivenienti dalla  originaria  natura  pubblica
          dell'ente di appartenenza, ivi inclusa l'ammissibilita'  ai
          concorsi pubblici per i quali sia richiesta  una  specifica
          anzianita'  di  servizio,  ove  conseguita.  I  trattamenti
          vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto
          continuano ad applicarsi al personale gia' dipendente della
          Cassa depositi e prestiti  fino  alla  stipulazione  di  un
          nuovo contratto. In sede di prima  applicazione,  non  puo'
          essere attribuito  al  predetto  personale  un  trattamento
          economico meno favorevole di quello spettante alla data  di
          entrata in vigore del presente decreto.  Per  il  personale
          gia' dipendente dalla Cassa depositi e prestiti, che ne  fa
          richiesta, entro sessanta giorni (33) dalla  trasformazione
          si  attivano,  sentite  le  organizzazioni  sindacali,   le
          procedure di mobilita',  con  collocamento  prioritario  al
          Ministero  dell'economia  e  delle  finanze.  Il  personale
          trasferito  e'  inquadrato,  in  base  all'ex  livello   di
          appartenenza e secondo le equipollenze definite dal  D.P.R.
          4 agosto 1984 e successive modificazioni e D.P.R. 4  agosto
          1986 e successive modificazioni, nella corrispondente  area
          e posizione economica, o in quella eventualmente  ricoperta
          in  precedenti  servizi  prestati  presso  altre  pubbliche
          amministrazioni, se superiore. Al  personale  trasferito  o
          reinquadrato nelle pubbliche amministrazioni ai  sensi  del
          presente  comma  e'  riconosciuto  un   assegno   personale
          pensionabile,  riassorbibile   con   qualsiasi   successivo
          miglioramento, pari alla  differenza  tra  la  retribuzione
          globale percepibile al momento della  trasformazione,  come
          definita dal vigente CCNL, e quella spettante  in  base  al
          nuovo  inquadramento;  le   indennita'   spettanti   presso
          l'amministrazione di destinazione  sono  corrisposte  nella
          misura  eventualmente  eccedente  l'importo  del   predetto
          assegno personale. Entro cinque anni dalla  trasformazione,
          il  personale  gia'  dipendente  della  Cassa  depositi   e
          prestiti che ha proseguito il rapporto di lavoro dipendente
          con CDP S.p.A. puo' richiedere il reinquadramento nei ruoli
          delle amministrazioni pubbliche secondo le  modalita'  e  i
          termini previsti dall'articolo 54 del CCNL per il personale
          non dirigente  della  Cassa  depositi  e  prestiti  per  il
          quadriennio normativo 1998-2001. I dipendenti  in  servizio
          all'atto  della   trasformazione   mantengono   il   regime
          pensionistico   e   quello   relativo   all'indennita'   di
          buonuscita secondo le regole vigenti per il personale delle
          pubbliche amministrazioni. Entro sei  mesi  dalla  data  di
          trasformazione, i predetti dipendenti  possono  esercitare,
          con applicazione dell'articolo 6  della  legge  7  febbraio
          1979,  n.  29,  opzione   per   il   regime   pensionistico
          applicabile ai dipendenti assunti in data  successiva  alla
          trasformazione, i  quali  sono  iscritti  all'assicurazione
          obbligatoria  gestita  dall'INPS   e   hanno   diritto   al
          trattamento di fine rapporto ai sensi dell'  articolo  2120
          del codice civile.". 
                                 Art. 32 
 
                        Disposizioni transitorie 
 
  1. La Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo continua
ad operare sulla base della normativa attualmente vigente  fino  alla
data di cui all'articolo 31, comma  1.  A  decorrere  dalla  medesima
data, gli stanziamenti disponibili di cui all'articolo 14,  comma  1,
lettera a), della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e la responsabilita'
per la realizzazione ed il finanziamento degli  interventi  approvati
ed  avviati  sulla  base  della  medesima   legge   sono   trasferiti
all'Agenzia, che, nei limiti previsti dalla presente legge,  subentra
alla  Direzione  generale   per   la   cooperazione   allo   sviluppo
nell'esercizio dei diritti e nell'adempimento degli obblighi connessi
con gli interventi stessi. Il regolamento  di  cui  all'articolo  17,
comma 13, regola le modalita' del trasferimento. 
  2. La rendicontazione  dei  progetti  conclusi  alla  data  di  cui
all'articolo 31, comma 1, e' curata dalla Direzione generale  per  la
cooperazione  allo  sviluppo.  Alla  rendicontazione  si  applica  la
normativa vigente al momento dell'effettuazione della spesa. 
  3. Nel fondo  rotativo  di  cui  all'articolo  8  confluiscono  gli
stanziamenti gia' effettuati per le medesime finalita'  di  cui  alla
presente legge, ai sensi della legge 24 maggio 1977,  n.  227,  della
legge 9 febbraio 1979, n. 38, della legge 3 gennaio  1981,  n.  7,  e
della legge 26 febbraio 1987, n. 49. 
  4. L'Agenzia si avvale degli esperti di cui all'articolo 16,  comma
1, lettere c) ed e), della legge 26 febbraio 1987,  n.  49,  gia'  in
servizio presso  la  Direzione  generale  per  la  cooperazione  allo
sviluppo alla data di entrata in vigore  della  presente  legge,  nel
limite massimo di cinquanta unita'. Entro la data di cui all'articolo
31, comma 1, gli interessati possono optare per  il  mantenimento  in
servizio presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale. 
  5. Il contratto individuale di lavoro del personale di cui al comma
4 resta regolato dalla normativa  attualmente  vigente,  ivi  inclusa
quella relativa al servizio all'estero nel limite dei posti istituiti
ai  sensi  dell'articolo  17,  commi  7  e  8,  ferma   restando   la
possibilita' per gli interessati in possesso dei requisiti  di  legge
di  partecipare  alle  procedure  concorsuali  per   l'accesso   alla
dirigenza dell'Agenzia. 
  6. A  decorrere  dalla  data  di  cui  all'articolo  31,  comma  1,
l'Istituto agronomico  per  l'Oltremare  e'  soppresso.  Le  relative
funzioni e le inerenti  risorse  umane,  finanziarie  e  strumentali,
compresi  i  relativi  rapporti  giuridici  attivi  e  passivi,  sono
contestualmente trasferite all'Agenzia, senza che sia esperita alcuna
procedura di liquidazione, anche giudiziale. 
  7. Le organizzazioni non governative gia'  riconosciute  idonee  ai
sensi  della  legge  26  febbraio  1987,   n.   49,   e   considerate
organizzazioni non lucrative di utilita'  sociale  (ONLUS)  ai  sensi
dell'articolo 10, comma 8, del decreto legislativo 4  dicembre  1997,
n. 460, alla data di entrata in  vigore  della  presente  legge  sono
iscritte nell'Anagrafe unica delle ONLUS, su istanza  avanzata  dalle
stesse presso l'Agenzia delle entrate. In ogni caso, per i primi  sei
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge ovvero fino
al momento dell'avvenuta iscrizione, rimangono validi gli effetti del
riconoscimento  dell'idoneita'  concessa  ai  sensi  della  legge  26
febbraio 1987, n. 49. 
          Note all'art. 32: 
              - Il testo dell'articolo 14, comma 1, lettera a), della
          legge 26 febbraio  1987,  n.  49  (Nuova  disciplina  della
          cooperazione dell'Italia con i Paesi in via  di  sviluppo),
          e'   il   seguente:   "a)   dagli   stanziamenti   iscritti
          nell'apposita rubrica istituita nello stato  di  previsione
          del Ministero degli affari esteri e determinati annualmente
          con le modalita' di cui all'articolo 11, comma  3,  lettera
          d), della legge 5 agosto  1978,  n.  468,  come  sostituito
          dall'articolo 5 della legge 23 agosto 1988, n. 362". 
              - La legge 24 maggio 1977, n.  227  reca  "Disposizioni
          sull'assicurazione e sul finanziamento dei crediti inerenti
          alle esportazioni di merci  e  servizi,  all'esecuzione  di
          lavori all'estero nonche'  alla  cooperazione  economica  e
          finanziaria in campo internazionale. 
              - La legge 9 febbraio 1979, n. 38,  reca  "Cooperazione
          dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo". 
              - La legge 3 gennaio 1981, n.  7,  reca:  "Stanziamenti
          aggiuntivi per l'aiuto pubblico a favore dei Paesi  in  via
          di sviluppo". 
              - La  legge  26  febbraio  1987,  n.  49,  reca  "Nuova
          disciplina della cooperazione dell'Italia con  i  Paesi  in
          via di sviluppo". 
              - Il testo dell'articolo 16, comma 1,  della  legge  26
          febbraio 1987, n. 49 (Nuova disciplina  della  cooperazione
          dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo) e' il seguente:
          "1. Il personale addetto alla  Direzione  generale  per  la
          cooperazione allo sviluppo e' costituito da: 
              a) personale del Ministero degli affari esteri; 
              b) magistrati ordinari o amministrativi, avvocati dello
          Stato, comandati o nominati con le modalita' previste dagli
          ordinamenti  delle  rispettive  istituzioni,   nel   limite
          massimo di sette unita'; 
              c) esperti e tecnici assunti con contratto  di  diritto
          privato, ai sensi dell'articolo 12; 
              d) personale dell'amministrazione  dello  Stato,  degli
          enti locali e di  enti  pubblici  non  economici  posto  in
          posizione di fuori ruolo o di comando anche  in  deroga  ai
          limiti  temporali  previsti  dalle   vigenti   disposizioni
          normative o contrattuali; 
              e)  funzionari  esperti,  di   cittadinanza   italiana,
          provenienti da organismi internazionali nei  limiti  di  un
          contingente  massimo  di  trenta  unita',   assunti   dalla
          Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo  sulla
          base di criteri analoghi a quelli  previsti  dalla  lettera
          c). 
              - Il testo  dell'articolo  10,  comma  8,  del  decreto
          legislativo  4  dicembre  1997,  n.  460  (Riordino   della
          disciplina tributaria degli enti non  commerciali  e  delle
          organizzazioni non lucrative di utilita'  sociale),  e'  il
          seguente:  "8)  tutela  e  valorizzazione  della  natura  e
          dell'ambiente, con  esclusione  dell'attivita',  esercitata
          abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani,
          speciali e pericolosi di cui all'articolo 7  del  D.Lgs.  5
          febbraio 1997, n. 22;". 
                                   Art. 33 
 
                           Copertura finanziaria 
 
  1. Agli  oneri  derivanti  dalle  spese  per  investimenti  di  cui
all'articolo 17, pari ad euro 2.120.000 per l'anno 2014, si  provvede
mediante  corrispondente   riduzione   del   Fondo   per   interventi
strutturali di politica economica di cui all'articolo  10,  comma  5,
del  decreto-legge  29  novembre  2004,  n.  282,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. 
  2.  Agli  oneri  derivanti  dalle  spese  di   personale   di   cui
all'articolo 19, valutati in euro 5.301.962 per l'anno 2015 e in euro
5.279.238 annui a decorrere  dall'anno  2016,  si  provvede  mediante
corrispondente  riduzione  degli  stanziamenti  di   parte   corrente
autorizzati dalla legge 26 febbraio 1987,  n.  49,  come  determinati
dalla tabella C allegata alla legge 27 dicembre 2013, n. 147. 
  3. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12,  della  legge  31  dicembre
2009, n. 196, il Ministro degli affari esteri  e  della  cooperazione
internazionale provvede al monitoraggio degli oneri di cui al comma 2
del presente articolo e riferisce in merito al Ministro dell'economia
e delle finanze. Nel caso si  verifichino  o  siano  in  procinto  di
verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al  comma  2,
il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro  degli
affari esteri e  della  cooperazione  internazionale,  provvede,  con
proprio  decreto,  alla  riduzione,  nella  misura  necessaria   alla
copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attivita'  di
monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente iscritte,
nell'ambito delle spese rimodulabili di cui all'articolo 21, comma 5,
lettera b), della legge n. 196 del 2009, nel programma  «Cooperazione
allo sviluppo» della missione «L'Italia in Europa e nel mondo»  dello
stato di  previsione  del  Ministero  degli  affari  esteri  e  della
cooperazione  internazionale.  Il  Ministro  dell'economia  e   delle
finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in
merito alle cause degli scostamenti e all'adozione  delle  misure  di
cui al secondo periodo. 
  4. Il Ministro dell'economia e  delle  finanze  e'  autorizzato  ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
           Note all'art. 33: 
              - Il testo dell'articolo 17, comma 12, della  legge  31
          dicembre 2009, n. 196  (Legge  di  contabilita'  e  finanza
          pubblica), e' il seguente: "12. La clausola di salvaguardia
          di cui al comma 1 deve essere effettiva e automatica.  Essa
          deve indicare le misure  di  riduzione  delle  spese  o  di
          aumenti di entrata, con esclusione del ricorso ai fondi  di
          riserva, nel caso si verifichino o  siano  in  procinto  di
          verificarsi scostamenti rispetto alle  previsioni  indicate
          dalle leggi al fine della  copertura  finanziaria.  In  tal
          caso, sulla base  di  apposito  monitoraggio,  il  Ministro
          dell'economia e delle finanze adotta, sentito  il  Ministro
          competente,  le   misure   indicate   nella   clausola   di
          salvaguardia  e  riferisce   alle   Camere   con   apposita
          relazione.  La  relazione  espone  le   cause   che   hanno
          determinato gli scostamenti, anche ai fini della  revisione
          dei dati e dei metodi  utilizzati  per  la  quantificazione
          degli oneri autorizzati dalle predette leggi." 
              - Il testo dell'articolo 21, comma 5, lettera b), della
          legge 31 dicembre 1999, n. 196  (Legge  di  contabilita'  e
          finanza  pubblica),  e'  il  seguente  "5.  Nell'ambito  di
          ciascun programma le spese si ripartiscono in: 
              b) spese rimodulabili." 
                                        Art. 34 
 
                                   Entrata in vigore 
 
  1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a  quello
della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
    Data a Roma, addi' 11 agosto 2014 
 
                             NAPOLITANO 
 
                             Renzi, Presidente del  Consiglio  dei
                                ministri 
 
                              Mogherini,  Ministro   degli   affari
                                esteri 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 
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Fonte: sito della Gazzetta Ufficiale