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CONFERENZA INTERGOVERNATIVA di BRUXELLES
21-22 Giugno 2007
Sotto la Presidenza del Cancelliere tedesco Angela
Merkel
Schema delle norme di riforma
- Il mandato per la Conferenza intergovernativa (Cig)
approvata nella notte dai 27 affronta tutti gli aspetti fondamentali
della riforma dei trattati attualmente vigenti nell'Unione Europea.
Anzitutto, si conferma come previsto l'abbandono dell'idea di trattato
costituzionale ex novo, ma si torna alla formula tradizionale del
'trattato di riforma'.
Ne scaturiscono due nuovi trattati. Il primo mantiene il nome di
'Trattato sull'Unione Europea', mentre il vecchio 'Trattato che
stabilisce la Comunità Europea' viene sostituito da un 'Trattato sul
funzionamento dell'Unione'. Entrambi hanno lo stesso valore legale. Si
afferma esplicitamente che i due nuovi trattati "non hanno un carattere
costituzionale".
Non solo: nel testo si afferma la rinuncia alle espressioni "legge" e
"legge quadro" e si ritorna alla tradizionale denominazione
"regolamenti", "direttive", "decisioni". Si rinuncia inoltre ai simboli
previsti dal Trattato Costituzionale, come l'inno, il motto e la
bandiera.
Rimane l'Alto rappresentante. L'Ue in compenso acquisisce una
personalità giuridica, mentre finora questa caratteristica era propria
solo della Comunità europea e non dell'Ue. E' prevista la possibilità di
recesso. Inoltre, come previsto dal Trattato costituzionale, vi è una
presidenza stabile di due anni dell'Unione. Il responsabile della
politica estera e di difesa dell'Ue non si chiamerà più ministro degli
Esteri, come era stato proposto, ma mantiene il titolo di Alto
rappresentante, assumendo però anche la funzione di vicepresidente della
Commissione.
Per la politica estera si specifica però, come chiesto a gran voce da
Londra, che essa "non influisce sulle responsabilità degli stati membri,
per la formulazione e la condotta della propria politica estera nè per
la propria rappresentanza nazionale in paesi terzi e in organismi
internazionali". Si sottolinea che "le norme che governano la politica
di sicurezza e difesa comune non pregiudicano il carattere specifico
della politica di difesa e di sicurezza degli Stati membri".
Il richiamo al Consiglio di Sicurezza Onu. Infine, sempre su
richiesta britannica, si afferma che "l'Ue e i suoi stati membri
rimangono legati alle norme della Carta delle Nazioni Unite e, in
particolare, alle responsabilità primarie del Consiglio di sicurezza e
dei suoi stati membri per il mantenimento della pace e della sicurezza":
Londra ha voluto così garantire il proprio particolare ruolo di membro
permanente del Consiglio di sicurezza, evitando di essere 'scavalcata'
in sede Onu dall'Alto rappresentante Ue.
La doppia maggioranza per il voto. La spinosa questione della
doppia maggioranza al summit di Bruxelles è stato risolta con un
complicato meccanismo per convincere la Polonia. Così si mantiene la
doppia soglia del 55% degli stati e del 65% della popolazione, ma con un
rinvio dell'entrata in vigore al 2014, con un "periodo di transizione"
che durerà fino al 2017 durante il quale la Polonia avrà facoltà di
chiedere un voto secondo il voto ponderato del Trattato di Nizza se più
conveniente rispetto alla doppia maggioranza. In più si applica la
'clausola di Ioannina', e cioè la possibilità che un piccolo gruppo di
paesi che si ritrovi in minoranza possa chiedere il proseguimento dei
negoziati. Infine per una minoranza di blocco si sale da un minimo di 4
stati a uno di 5.
La clausola pro Common Law. La Carta fondamentale dei diritti
assume un valore vincolante, come previsto dal defunto Trattato
costituzionale, ma ciò avviene solo con un riferimento contenuto
nell'articolo dedicato ai diritti fondamentali. Qui va notato il
riconoscimento concesso alla Gran Bretagna, cui viene dedicata una lunga
nota a piè di pagina. "La Carta - si legge - non estende la capacità
della Corte di giustizia europea, nè di alcuna corte o tribunale del
Regno Unito, a stabilire che leggi, regolamenti o requisiti
amministrativi, pratiche o azioni del Regno Unito siano in contrasto con
i diritti fondamentali, le libertà e i principi riaffermati". Si tratta
di una clausola di salvaguardia della Common Law.
Rafforzati i poteri dei Parlamenti nazionali. Nel mandato
concordato a Bruxelles si specifica inoltre il rafforzamento dei
Parlamenti nazionali, questione che stava molto a cuore all'Olanda.
Anzitutto in base all'accordo di Bruxelles si estende da 6 a 8 settimane
il periodo concesso ad essi per esaminare bozze di direttive e per dare
un parere motivato sulla sussidiarietà. Non solo, "qualora una bozza
legislativa - si legge - sia contestata da una semplice maggioranza dei
voti assegnati ai parlamenti nazionali, la Commissione riesaminerà la
bozza".
Infine, come chiesto da vari stati, anzitutto Olanda e Repubblica Ceca,
si definiscono con più precisioni le divisioni di poteri tra Bruxelles e
stati membri: "Le competenze non conferite all'Unione dai trattati - si
legge nel testo - rimangono con gli Stati membri".
(Da La Repubblica del 23 giugno 2007)
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