LE COLLABORAZIONI COORDINATE E CONTINUATIVE ALLA LUCE DELLA RIFORMA BIAGI.

 di Edoardo Mazzella

 La legge delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro prevede una nuova forma di lavoro autonomo : il lavoro a progetto (1).

La figura che corrisponde a questa nuova forma contrattuale si riferisce alle collaborazioni coordinate e continuative.

Prima di analizzare le novità introdotte dalla legge Biagi sopraccitata,è opportuno richiamare le modifiche normative apportate dal legislatore, negli ultimi anni, ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

I riferimenti civilistici di tali rapporti sono contenuti nell’articolo 409 del codice di procedura civile che prevede l’osservanza delle disposizioni relative alle controversie individuali di lavoro anche per i rapporti di collaborazione che si concretizzino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato.

Per quanto riguarda l’imposizione sul reddito la nozione di collaborazione coordinata e continuativa è stata introdotta dal d.P.R. 29 settembre 1973, n.597, all’art.49,com- ma 3, lettera a), il quale stabiliva che : “Sono inoltre redditi di lavoro autonomo : a)i redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa aventi per oggetto la prestazione, senza vincolo di subordinazione, di attività diverse da quelle considerate nei titoli II e V, quali i redditi derivanti dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società ed enti, quelli derivanti dalla collaborazione a giornali, riviste ed enciclopedie, e simili”.

Per la dottrina si tratta di redditi assimilati a quelli derivanti dall’esercizio di arti e professioni che determinano proventi che non in tutti i casi ne presentano appieno ed in modo evidente le caratteristiche, ma che possono comunque considerarsi come frutto di un’attività svolta con il prevalente apporto lavorativo proprio del soggetto e senza vincolo di subordinazione (2).

“ La formula adottata dal legislatore è, bensì,ispirata al lodevole intento di distinguere i redditi in questione, da un lato, da quelli di lavoro dipendente (ancorché essi non siano definiti tali dalle stesse parti per sfuggire, ad esempio, agli obblighi contributi- vi) ; dall’altro, da quelli tipicamente professionali, ma presenta indubbiamente elementi di genericità ed equivocità che non consentono di individuare con precisione le attività lavorative rientranti nella categoria, che non siano quelle esemplificativa- mente previste dalla stessa norma, e cioè : i rediti derivanti dagli uffici di amministra- tore, sindaco o revisore di società, associazioni ed enti; dalla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie; dalla partecipazione a collegi e commissioni” (3).

La normativa della riforma tributaria del 1973 stabiliva come unico elemento caratterizzante l’assenza di subordinazione e quindi l’assenza di un orario di lavoro, della soggezione al potere gerarchico e disciplinare del datore di lavoro, il rispetto delle direttive da questo impartite (4).

La presenza o meno della subordinazione qualifica i redditi come lavoro dipendente o come lavoro autonomo, ma tale distinzione è meno netta quando si tratta di qualificare i redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

Tale difficoltà ha generato negli ultimi decenni un notevole contenzioso, a titolo esemplificativo si possono citare alcune interpretazioni ministeriali : con nota n. 367389 del 17 novembre 1979, è stata esclusa l’applicazione dell’Iva sulle prestazioni fornite dagli “assuntori di custodia” cioè dagli incaricati della custodia di monumenti e di zone archeologiche di proprietà dello Stato, i quali svolgono un servizio di custodia senza vincolo di subordinazione e di orari (5) ; con nota n.380423 del 27 febbraio 1980 (in “il fisco” n.12/1980,pag.1179), sono state comprese tra le collaborazioni coordinate e continuative le prestazioni didattiche che, pur non assumendo il carattere di lavoro dipendente, comportano da parte del soggetto collaborante (dipendente dello Stato e di altri enti ) l’adeguamento funzionale alle istruzioni e direttive della direzione e dell’istituto privato di istruzione ; con circolare n. 35/382567 del 13 settembre 1980 ( in “il fisco n.33/1980,3109), si è riconosciuto il carattere di collaborazione coordinata alle prestazioni fornite dai membri delle Commissioni tributarie non aventi rapporti di dipendenza con la Pubblica Amministrazione, mentre sono state collocate tra le attività assimilate a quelle di lavoro dipendente le prestazioni rese dai predetti membri quando sono dipendenti della Pubblica Amministrazione (6) ; con nota n. 250405 del 28 maggio 1984, è stata configurata come collaborazione coordinata e continuativa quella resa a favore della Università da parte di lettori, studenti, tecnici ed esperti (7) ; con nota n. 400674 del 30 maggio 1985 (in “il fisco” n.23/1995, 3531), è stato precisato che i compensi per incarichi di collaudo corrisposti a pubblici dipendenti in attività di servizio sono da considerare fuori del campo di applicazione dell’Iva in quanto dette prestazioni sono riconducibili tra quelle di collaborazione coordinata e continuativa rese da soggetti che non svolgono altra attività di lavoro autonomo (8).

La risoluzione del 2 giugno 1995, n.130/E ha stabilito che la partecipazione ad organi di tipo collegiale rappresenta un tipico rapporto di collaborazione coordinata e continuativa (9).

Mentre l’assenza di subordinazione distingue le collaborazioni coordinate e continuative dai redditi di lavoro dipendente, si può dire che tali rapporti si differenziano dalla nozione di lavoro autonomo per essere caratterizzati dalla continuità intesa come permanenza nel tempo del vincolo che lega il prestatore d’opera al committente (10), e dalla coordinazione nell’ambito delle direttive programmatiche del richiedente (11).

Con l’entrata in vigore del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 ( testo unico delle imposte sui redditi), i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa ricevono dal legislatore una definizione più precisa.

L’art.49, comma 2, lettera a), dopo aver elencato tutti quei redditi derivanti dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni ed altri enti con o senza personalità giuridica, dalla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili, dalla partecipazione a collegi e commissioni e da altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, definiva rapporti di collaborazione coordinata e continuativa anche quelli aventi per oggetto la prestazione di attività, non rientranti nell’oggetto dell’arte o professione esercitata dal contribuente ai sensi del comma 1, che pur avendo contenuto intrinsecamente artistico o professionale, venivano svolte senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione periodica prestabilita.

Le caratteristiche tipiche di tali rapporti erano quelle che derivavano da una attività :

-         che  abbia contenuto artistico o professionale;

-         che sia svolta senza vincolo di subordinazione;

-         che sia svolta a favore di un soggetto ( nulla vieta che si abbiano più rapporti se le attività sono svolte a favore di più soggetti );

-         che il rapporto sia unitario nella sua durata e non spezzettato;

-         che il rapporto sia continuativo;

-         che il prestatore d’opera non impieghi mezzi organizzati;

-         che il compenso sia periodico e prestabilito;

-         che l’attività non rientri tra quelle che formano oggetto della professione esercitata dal contribuente (12).

Qual è la conseguenza della mancanza di uno dei sopraindicati requisiti delineati dalla norma? La risposta sembra ovvia : trattasi allora di un rapporto di lavoro autonomo, non qualificabile fiscalmente come rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e pertanto assoggettabile ad imposizione sulla base del reddito netto rappresentato dalla differenza tra compensi e spese di cui al successivo art. 50 del Tuir, approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n.917 (13).

Da poco meno di tre anni la disciplina fiscale dei rapporti di collaborazione coordina- ta e continuativa ha subito una radicale modifica. Infatti ai sensi dell’art.34,comma 3, della legge 21 novembre 2000, n.342, tutti i riferimenti all’art. 49 , comma 2 , lettera a), del Tuir, contenuti in disposizioni legislative emanate anteriormente alla data di entrata in vigore della predetta legge devono intendersi come effettuati all’art.47, comma 1, lettera c-bis), del medesimo testo unico testo unico ( redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente) ; in vigore dal 1° gennaio 2001 (14).

Tra gli elementi caratteristici del rapporto non è più richiesto il “contenuto intrinsecamente artistico o professionale della prestazione” precedentemente previsto nell’art. 49 , la mancanza del vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto rimane l’unico elemento che distingue tali rapporti da quelli di lavoro dipendente ; per effetto di tale modifica il contratto di collaborazione coordinata e continuativa è ora applicabile anche ad attività manuali, come ad esempio, fattorini, autisti, addetti alle pulizie, attività di segreteria.

In relazione all’attività di trasporto di plichi per conto di agenzie di recapito ( pony express ) la Corte di Cassazione si era già pronunciata,stabilendo che essa rappresenta le caratteristiche del lavoro autonomo, in quanto svolta senza vincolo di subordina- zione, considerato che gli addetti a tale attività erano liberi di non accettare l’incarico di recapito trasmesso via radio dalla sede aziendale (15).

“ Il sostituto d’imposta per i compensi erogati per le collaborazioni coordinate e continuative, in luogo della ritenuta d’acconto del 20 per cento, dovrà comportarsi come un vero e proprio datore di lavoro, in particolare, dovrà provvedere a :

-         iscrivere i collaboratori nei libri paga e matricola ;

-         operare le ritenute in base agli scaglioni Irpef, sulla parte imponibile dei compensi corrisposti in ciascun periodo di paga ( il collaboratore, come precisato dall’Agenzia delle Entrate nel corso di “Telefisco 2001”, può richiedere al committente di applicare la ritenuta periodica con aliquote più alte allo scopo di evitare conguagli di fine anno con importi elevati) ;

-         considerare le detrazioni spettanti per il lavoro dipendente e quelle per carichi di famiglia ;

-         rilasciare un “prospetto paga” (avente le caratteristiche simili alla busta paga) in forma libera contenente gli oneri fiscali e contributivi ;

-         effettuare il conguaglio di fine anno, qualora sia l’unico sostituto o a richiesta del collaboratore anche per gli altri redditi erogati allo stesso titolo da altri sostituti ;

-         rilasciare entro il mese di marzo dell’anno successivo il Modello “Cud” contenente il riepilogo delle somme corrisposte nell’anno precedente” (16).

In attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo di attuazione della legge delega, con riferimento alle collaborazioni coordinate e continuative si è prevista la stipulazione dei relativi contratti mediante un atto scritto da cui risulta la durata, determinata o determinabile, della collaborazione, la riconducibilità di questa a  uno o più progetti o programmi di lavoro o fasi di esso, resi con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione, nonché l’indicazione di un corrispettivo, che deve essere proporzionato alla qualità e quantità del lavoro; la differenziazione rispetto ai rapporti di lavoro meramente occasionali, intendendosi per tali i rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivo per lo svolgimento della prestazione sia superiore a 5.000 euro ; la previsione di tutele fondamentali a presidio della dignità e della sicurezza dei collaboratori, con particolare riferimento a maternità, malattia e infortunio, nonché alla sicurezza nei luoghi di lavoro, anche nel quadro di imprese collettive ; la previsione di un adeguato sistema sanzionatorio nei casi di inosservanza delle disposizioni di legge; il ricorso ad adeguati meccanismi di certificazione della volontà delle parti contraenti, in relazione a quest’ultimo punto, la legge delega individua fra i soggetti preposti alla certificazione gli enti bilaterali costituiti ad iniziativa di associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentativi, ovvero strutture pubbliche aventi competenza in materia, o anche Università. Lo scopo di queste procedure è quello di ridurre il contenzioso in materia di qualificazione dei rapporti.

Per quanto riguarda la remunerazione del collaboratore, il legislatore abbandona il termine retribuzione tipico del lavoro dipendente, e stabilisce che il corrispettivo, tipico del lavoro autonomo, deve comunque garantire al lavoratore ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa, un’indicazione utile per evitare abusi ed adeguatamente rinforzato da un sistema sanzionatorio.

Un’altra novità della delega è la distinzione tra rapporto di collaborazione e lavoro occasionale.

Escludendo le attività per il cui svolgimento è necessaria l’iscrizione ad un Albo, che non ammettono di per sé l’occasionalità, ben può una prestazione essere svolta con caratteristiche diverse dalle collaborazioni coordinate e continuative, pur essendo la stessa attività protratta nel tempo o di importo consistente. Con la riforma saranno esclusi dall’ambito delle collaborazioni coordinate e continuative i rapporti di lavoro, intrattenuti con lo stesso committente, per non oltre trenta giorni complessivi nell’anno solare, a meno che il compenso corrisposto non superi i cinquemila euro.

 In “Il Fisco n.36/2003, fascicolo n.1 , 5608 e ss. .