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I
Papi e gli Angeli, di Don Marcello Stanzione
Marcello
Stanzione I Papi e gli angeli
Gribaudi, 2010, pp. 237 - euro 11.50
Ricordo che la
prima preghierina che mi fu insegnata in famiglia è stata una prece
dedicata all’Angelo custode. Chissà - ma ho molti dubbi in proposito- se
ancora oggi nelle famiglie si trasmette agli infanti il culto per
l’Angelo custode. Per molto tempo, è l’accusa che viene rivolta da non
pochi cattolici, la Chiesa ha tralasciato di catechizzare su alcuni
temi: l’inferno, i dieci comandamenti e appunto gli Angeli custodi.
C’è in Italia un angelo che custodisce il culto degli Angeli custodi. Si
chiama don Marcello Stanzione. Da circa vent’anni, ogni anno, pubblica
almeno un paio di libri dedicati all’angelologia: tanto da essere ormai,
a ragione, considerato uno dei massimi esperti del settore in ambito
cattolico. E non si limita a scrivere libri sugli Angeli. Ha nella sua
parrocchia a Campagna nel salernitano la più grande raccolta in Italia
di statuine di Angeli; inoltre organizza ogni anno all’inizio di giugno
un convegno nazionale di angelologia (info:
miliziadisanmichelearcangelo.org).
Il libro in
questione si intitola I Papi e gli Angeli. E’ un excursus
meticoloso sul magistero dei Pontefici romani, da san Pietro al Papa
attuale.
San Pietro, primo Vescovo di Roma, sperimenta l’azione dell’Angelo, che
lo libera dalle catene del carcere. San Leone Magno, prima di affrontare
Attila, consacra la città a san Michele arcangelo: si realizza, così,
l’incredibile, ossia Attila accetta di risparmiare Roma. Suggestivo
l’episodio che ha per protagonista un altro grande papa, Gregorio Magno:
egli era solito ricevere dodici poveri ogni giorno per sfamarli, e un
giorno se ne presentarono tredici, essendosi aggiunto proprio un Angelo,
che subito si manifestò al Pontefice e agli altri dodici mendicanti in
tutta la sua gloria.
Il papa teocrate Gregorio VII, altro gigante della Chiesa, ricorse
all’ausilio di san Michele contro Enrico IV, imperatore di Germania, che
venne sconfitto dalle truppe di Roberto il Guiscardo, giunto appena in
tempo a salvare la ghirba papale.
Pio IX nell’esordio del Concilio Vaticano I “afferma solennemente
l’esistenza degli Angeli e dei demoni”. San Michele è considerato
“l’Angelo custode dei papi”. Anche per questo “Leone XIII rende
obbligatoria, alla fine di ogni Messa, la recita di una preghiera a san
Michele per reclamare il suo soccorso contro gli Angeli ribelli”. E Pio
XI “non esita a chiamarli familiarmente “miei aiutanti in campo”.
Nell’enciclica Humani generis Pio XII condanna la tesi in voga
sugli Angeli “secondo la quale (essi) non sarebbero che delle
raffigurazioni delle nostre pulsioni, delle nostre paure e delle nostre
angosce...”. Papa Pacelli proclamò san Michele Arcangelo patrono e
protettore dei radiologi e dei radioterapeuti e successivamente patrono
dell’Ordine e della Pubblica Sicurezza.
Giovanni XXIII invitava gli automobilisti “a chiedere la protezione”
degli Angeli e numerose sono di Giovanni Paolo II “le allocuzioni a San
Michele, fatte a Roma, in occasione del restauro della statua di Castel
Sant’Angelo e a Monte Sant’Angelo, in occasione della sua celeberrima
visita, in cui coglie l’occasione per deprecare il fatto che sia stata
tolta dal Concilio Vaticano II la supplica a San Michele”.
Benedetto XVI da raffinato teologo della Sacra Scrittura non ha mancato
di ricordare la figura di Michele nella Bibbia, sia nell’Antico che nel
Nuovo Testamento.
Non esiste una cattedra di angelologia nelle facoltà teologiche. Se
dovesse essere prevista, non c’è dubbio: la prima cattedra spetterebbe
di diritto a don Marcello. Prosit!
Giuseppe Di Leo (Maggio 2011) |