Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della trasmissione alla Commissione europea del Piano nazionale di ripresa e resilienza e conseguente discussione - 27 aprile 2021

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DRAGHI - Presidente del Consiglio dei ministri. -  Signor Presidente, onorevoli senatori, sbaglieremmo tutti a pensare che il Piano nazionale di ripresa e resilienza, pur nella sua storica importanza, sia solo un insieme di progetti tanto necessari quanto ambiziosi, un insieme di numeri, di obiettivi, di scadenze. Vi proporrei di leggerlo anche in un altro modo: metteteci dentro le vite degli italiani, le nostre ma soprattutto quelle dei giovani, delle donne, dei cittadini che verranno, le attese di chi più ha sofferto gli effetti devastanti della pandemia, le aspirazioni delle famiglie preoccupate per l'educazione e il futuro dei propri figli, le giuste rivendicazioni di chi un lavoro non ce l'ha o lo ha perso, le preoccupazioni di chi ha dovuto chiudere la propria attività per permettere a noi tutti di frenare il contagio, l'ansia dei territori svantaggiati di affrancarsi da disagi e povertà, la consapevolezza di ogni comunità che l'ambiente va tutelato e protetto.

Nell'insieme dei programmi che oggi presento alla vostra attenzione c'è però anche e soprattutto il destino del Paese, la misura di quello che sarà il suo ruolo nella comunità internazionale, la sua credibilità e la sua reputazione come fondatore dell'Unione europea e protagonista del mondo occidentale. Non è dunque solo una questione di reddito, lavoro, benessere ma anche di valori civili, di sentimenti della nostra comunità nazionale che nessun numero, nessuna tabella potranno mai rappresentare.

Dico questo perché sia chiaro che, nel realizzare i progetti, ritardi, inefficienze e miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite (soprattutto su quelle dei cittadini più deboli e dei nostri figli e nipoti) e forse non vi sarà più tempo per porvi rimedio.

Nel presentare questo documento al quale è strettamente legato il nostro futuro, vorrei riprendere, specie all'indomani della celebrazione dell'anniversario della liberazione d'Italia, la testimonianza di uno dei Padri della nostra Repubblica. Scriveva Alcide De Gasperi nel 1943: «vero è che il funzionamento della democrazia economica esige disinteresse, come quello della democrazia politica suppone la virtù del carattere. L'opera di rinnovamento fallirà se in tutte le categorie e in tutti i centri non sorgeranno degli uomini» - diremmo oggi delle persone - «disinteressati, pronti a faticare e sacrificarsi per il bene comune». (Applausi). «A noi l'onere e l'onore di preparare nel modo migliore l'Italia di domani».

Prima di concentrarmi sulla descrizione del Piano, vorrei ringraziarvi per il prezioso lavoro di interlocuzione con istituzioni e parti sociali svolto dal Parlamento. La buona riuscita del Piano richiede uno sforzo corale delle diverse Istituzioni coinvolte e un dialogo aperto e costruttivo. Il Parlamento ha effettuato con rapidità - ne sono consapevole - un ingente lavoro di sintesi delle osservazioni e istanze di numerosi enti istituzionali, associazioni di categoria ed esperti, che ha contribuito alla fase finale di definizione del Piano. Tale lavoro di sintesi si è affiancato all'intensa collaborazione tra i diversi Ministeri a vario titolo coinvolti nella predisposizione del Piano. Si tratta di un lavoro che ha beneficiato grandemente dell'azione già svolta dal precedente Governo.

Ringrazio anche le Regioni, le Province e i Comuni, il cui ruolo - come sappiamo e vedremo - va ben oltre le consultazioni. Gli enti territoriali sono determinanti per l'attuazione e la riuscita del Piano.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha tre obiettivi principali. Il primo, con un orizzonte temporale ravvicinato, risiede nel riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica. La pandemia ci ha colpito più dei nostri vicini europei: abbiamo raggiunto il numero di quasi 120.000 morti per il Covid-19, a cui si aggiungono i tanti mai registrati; nel 2020 il PIL si è ridotto dell'8,9 per cento e l'occupazione del 2,8 per cento, ma il crollo delle ore lavorate è stato pari all'11 per cento e questo dà la misura della gravità della crisi. I giovani e le donne hanno sofferto un calo di occupazione molto superiore alla media, particolarmente nel caso dei giovani facenti parte della fascia di età compresa tra i quindici e i ventiquattro anni.

Le misure di sostegno all'occupazione e ai redditi dei lavoratori hanno notevolmente attutito l'impatto sociale della pandemia, che tuttavia si è sentito soprattutto tra le fasce più deboli della popolazione. Tra il 2005 e il 2019 (quindi fino al momento della pandemia) il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 al 7,7 per cento (veniamo quindi da una storia di crescente povertà assoluta) ed è poi aumentato fino a quasi il 9,5 per cento nel 2020. Ancora una volta, ad essere colpiti sono stati donne e giovani e, ancora una volta, soprattutto nel Mezzogiorno. Con una prospettiva più di medio e lungo termine, il Piano affronta alcune debolezze che affliggono la nostra economia e la nostra società da decenni: i perduranti divari territoriali, le disparità di genere, la debole crescita della produttività e il basso investimento in capitale umano e fisico. Infine, le risorse del Piano contribuiscono a dare impulso a una compiuta transizione ecologica.

Il Piano è articolato in progetti di investimento e riforme. L'accento sulle riforme è fondamentale. Queste, non solo consentono di dare efficacia e rapida attuazione gli stessi investimenti (senza queste riforme, dispero di spendere tutti questi soldi: insomma, è difficilissimo già ora), ma anche di superare le debolezze strutturali che hanno, per lungo tempo, rallentato la crescita e determinato livelli occupazionali insoddisfacenti, soprattutto per giovani e donne.

Le riforme e gli investimenti sono corredati da obiettivi quantitativi e traguardi intermedi e sono organizzati in sei missioni. I progetti di ciascuna missione mirano ad affrontare tre nodi strutturali del nostro Paese, che costituiscono gli obiettivi orizzontali dell'intero Piano. Si tratta di colmare le disparità regionali tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord, le disuguaglianze di genere e i divari generazionali.

Le risorse fornite attraverso il dispositivo di ripresa e resilienza dell'Unione europea sono pari a 191 miliardi e mezzo. Il Governo ha deciso di stanziare ulteriori 30,6 miliardi per il finanziamento di un Piano nazionale complementare da affiancare al dispositivo europeo. Questo Piano complementare finanzia progetti coerenti con le strategie del PNRR, che tuttavia eccedevano il tetto di risorse ottenibili con dispositivo europeo. PNRR e Piano nazionale complementare sono stati disegnati in modo integrato. Anche i progetti del secondo, cioè del Piano complementare, avranno gli stessi strumenti attuativi.

Sono stati stanziati, inoltre, entro il 2032, ulteriori 26 miliardi da destinare alla realizzazione di opere specifiche. Queste includono la linea ferroviaria ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria, che diventerà una vera alta velocità: quindi, non più lenta di quella esistente. Inoltre, vi sarà l'attraversamento di Vicenza, relativo alla linea ad alta velocità Milano-Venezia. È poi previsto il reintegro delle risorse del Fondo sviluppo e coesione utilizzate nell'ambito del dispositivo europeo per il potenziamento dei progetti ivi previsti per 15 miliardi e mezzo.

Nel complesso, insomma, potremo disporre di circa 248 miliardi di euro. A tali risorse, si aggiungono poi quelle rese disponibili dal programma React-EU, che, come previsto dalla normativa dell'Unione europea, vengono spese negli anni 2021-2023. Si tratta di altri fondi per ulteriori 13 miliardi. Se si tiene conto solo del Piano di resilienza e del fondo complementare, la quota dei progetti verdi è pari al 40 per cento del totale; quella dei progetti digitali è pari al 27 per cento. Il Piano destina 82 miliardi al Mezzogiorno, su 206 miliardi, per una quota dunque del 40 per cento circa. C'è una forte attenzione all'inclusione di genere e al sostegno per i giovani.

Questo Piano, se attuato bene, ha effetti significativi su tutte le principali variabili economiche. Nel 2026 il prodotto interno lordo sarà di circa 3,6 punti percentuali superiore rispetto a uno scenario di riferimento che non tiene conto dell'attuazione del Piano.

Ne beneficia anche l'occupazione, che sarà più elevata di 3,2 punti percentuali rispetto allo scenario di base nel triennio 2024-2026. Queste stime ipotizzano un'elevata efficienza degli investimenti pubblici effettuati, ma non quantificano l'ulteriore impulso che potrà derivare dalle riforme previste dal Piano e, per quanto riguarda l'occupazione femminile e giovanile, non tiene conto della clausola di condizionalità trasversale a tutto il Piano.

L'accelerazione della crescita può essere superiore a quanto riportato nel PNRR se riusciamo ad attuare riforme efficaci e mirate a migliorare la competitività della nostra economia.

Il governo del Piano è strutturato su diversi livelli. L'attuazione delle iniziative e delle riforme, nonché la gestione delle risorse finanziarie, sono responsabilità dei Ministeri e delle autorità locali, che sono chiamati a uno straordinario impegno in termini di organizzazione, programmazione e gestione. Le funzioni di monitoraggio, controllo, rendicontazione e i contatti con la Commissione europea sono affidati al Ministero dell'economia e delle finanze. È anche prevista una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio con il compito, tra l'altro, di interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità nell'attuazione del Piano.

Voglio sottolineare l'importante ruolo svolto da Regioni ed enti locali nell'ambito di attuazione del Piano. Sono, infatti, responsabili della realizzazione di quasi 90 miliardi di investimento, circa il 40 per cento del totale, in particolare con riguardo alla transizione ecologica, all'inclusione, alla coesione sociale e alla salute.

La prima missione riguarda il tema della digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura. Nel complesso, le risorse destinate a questa missione sono quasi 50 miliardi, di cui 41 finanziati con il dispositivo europeo e 8,5 con il Piano complementare nazionale, pari al 27 per cento delle risorse totali del Piano. L'obiettivo principale è promuovere e sostenere la trasformazione digitale e l'innovazione del sistema produttivo del Paese. Abbiamo scelto di investire nella crescita dimensionale delle nostre imprese e in filiere ad alta tecnologia.

Una particolare attenzione va poi al turismo e alla cultura, ma facciamo un attimo un passo indietro rispetto a questi numeri e riflettiamo che è facile, quando si parla di digitale, parlare di fibra, di cloud, di 5G, di identità digitale, di telemedicina e delle molte altre tecnologie sulle quali proponiamo di investire. In realtà, dobbiamo chiederci per cosa la trasformazione digitale è essenziale per il nostro Paese.

Noi vogliamo che dal 2027 le nostre ragazze e ragazzi possano avere accesso alle migliori esperienze educative, ovunque esse siano in Italia. (Applausi). Vogliamo che i nostri imprenditori, piccoli e grandi, possano lanciare e far crescere le loro attività rapidamente ed efficientemente. Vogliamo permettere alle donne imprenditrici di realizzare i loro progetti; vogliamo che i lavoratori e le lavoratrici continuino ad acquisire le competenze per le professioni di oggi e di domani. Vogliamo che le persone più sole e vulnerabili possano essere assistite da operatori sanitari, dai volontari e dai loro familiari nel migliore e più tempestivo modo possibile. Vogliamo che le pubbliche amministrazioni e i loro servizi siano accessibili senza ostacoli, senza costi e senza inutile spreco di tempo. Vogliamo, insomma, accelerare l'adozione della tecnologia nel pubblico, nel privato e nelle famiglie per dare alla fine del quinquennio 2021-2026 eque opportunità a tutti, in particolare a giovani e donne e, soprattutto, a chi vive nei territori meno connessi. (Applausi).

Per il rilancio della cultura e del turismo, due settori chiave per l'Italia anche per il loro significato identitario, una prima linea di azione riguarda interventi di valorizzazione di siti storici e culturali, volti a migliorare la capacità attrattiva, la sicurezza e l'accessibilità dei luoghi. Gli interventi sono dedicati non solo ai cosiddetti grandi attrattori, ma anche alla tutela e alla valorizzazione dei siti minori. Si aggiungono misure per una riqualificazione ambientalmente sostenibile delle strutture e dei servizi turistici, che fanno leva anche sulle nuove tecnologie.

Il Piano non trascura il fatto che il rafforzamento della digitalizzazione e la spinta all'innovazione devono essere realizzati in maniera sinergica tra settori e aree di intervento.

Molte misure di cui dirò più avanti relativamente ad altre missioni, ad esempio relativamente a istruzione e ricerca o sanità, completano la strategia del Governo in questa area.

La seconda missione, denominata rivoluzione verde e transizione ecologica, si occupa dei grandi temi dell'agricoltura sostenibile, dell'economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell'efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell'inquinamento. Essa è particolarmente importante per l'Italia perché - in parte per l'orografia, in parte per la delicatezza dei siti ambientali ma anche per gli abusi a cui è stata sottoposta - è maggiormente esposta a rischi climatici rispetto ad altri Paesi.

La missione migliora la sostenibilità del sistema economico e assicura una transizione equa e inclusiva verso una società a impatto ambientale pari a zero. La dotazione complessiva di questa missione è la più cospicua tra le sei proposte (quasi 70 miliardi, di cui 60 finanziati con il dispositivo europeo). Vi sono inoltre investimenti a supporto della transizione ecologica anche in altre missioni. Questa prevede misure per migliorare la gestione dei rifiuti e per l'economia circolare; rafforza le infrastrutture per la raccolta differenziata, ammoderna o sviluppa nuovi impianti di trattamento rifiuti.

Per raggiungere la progressiva decarbonizzazione sono previsti interventi per incrementare significativamente l'utilizzo di fonti di energia rinnovabili, per il rafforzamento delle reti e una mobilità più sostenibile. Vi è uno sforzo significativo per promuovere l'efficientamento energetico di edifici pubblici e privati.

Per il superbonus al 110 per cento sono previsti, tra PNRR e Fondo complementare, oltre 18 miliardi, le stesse risorse stanziate dal precedente Governo. Non c'è alcun taglio. La misura è finanziata fino alla fine del 2022, con estensione al giugno 2023 solo per le case popolari. È un provvedimento importante per il settore delle costruzioni e per l'ambiente.

Per il futuro, il Governo si impegna a inserire nel disegno di legge di bilancio per il 2022 una proroga dell'ecobonus per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione quest'anno, con riguardo agli effetti finanziari, alla natura degli interventi realizzati, al conseguimento degli obiettivi di risparmio energetico e di sicurezza degli edifici.

Inoltre, nella missione non sono stati trascurati i temi della sicurezza del territorio, con interventi di prevenzione e di ripristino a fronte di significativi rischi idrogeologici, della salvaguardia delle aree verdi e della biodiversità, e quelli relativi all'eliminazione dell'inquinamento delle acque e del terreno e alla disponibilità di risorse idriche.

La missione 3 dispone una serie di investimenti finalizzati allo sviluppo di una rete di infrastrutture di trasporto moderna, digitale, sostenibile e interconnessa. Per questa finalità sono allocati oltre 31 miliardi di euro. Gran parte delle risorse è destinata all'ammodernamento e al potenziamento della rete ferroviaria. Si prevede il completamento dei principali assi ferroviari ad alta velocità e ad alta capacità, per una spesa stimata in 13,2 miliardi di euro, l'integrazione tra questi e la rete ferroviaria regionale e la messa in sicurezza dell'intera rete. Vi sono poi interventi per la digitalizzazione del sistema della logistica, per migliorare la sicurezza di ponti e viadotti e misure per innalzare competitività, capacità e produttività dei porti italiani.

La missione 4, "Istruzione e ricerca", incide su fattori indispensabili per un'economia basata sulla conoscenza. Oltre ai loro risvolti benefici sulla crescita, tali fattori sono determinanti anche per l'inclusione e l'equità. I progetti proposti intendono rafforzare il sistema educativo lungo tutto il percorso di istruzione, sostenere la ricerca e favorire la sua integrazione con il sistema produttivo. Gli interventi principali riguardano il miglioramento qualitativo e l'ampliamento quantitativo dei servizi di istruzione, a partire dal rafforzamento dell'offerta di asili nido, scuole materne e servizi di educazione e cura per la prima infanzia, lo sviluppo e il rafforzamento dell'istruzione professionalizzante, i processi di reclutamento e di formazione degli insegnanti, il potenziamento e l'ammodernamento delle infrastrutture scolastiche, ad esempio con il cablaggio interno di circa 40.000 edifici scolastici, la riforma e l'ampliamento dei dottorati, il rafforzamento della ricerca e la diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata, condotta in sinergia tra università e imprese, il sostegno ai processi di innovazione e trasferimento tecnologico. A questa missione sono destinati quasi 32 miliardi di euro, di cui 1 finanziato con risorse nazionali, tramite il fondo complementare, e 31 con il dispositivo europeo.

La quinta missione è destinata alle politiche attive del lavoro e della formazione, all'inclusione sociale e alla coesione territoriale. I fondi destinati a questi obiettivi superano nel complesso i 22 miliardi di euro e ulteriori 7,3 miliardi di euro di interventi beneficeranno delle risorse del Fondo React-EU. Sono previsti investimenti in attività di formazione e riqualificazione dei lavoratori, si prevedono l'introduzione di una riforma organica integrata in materia di politiche attive e formazione, nonché misure specifiche per favorire l'occupazione giovanile. Sono introdotte misure a sostegno dell'imprenditorialità femminile e un sistema di certificazione della parità di genere, che accompagni e incentivi le imprese ad adottare politiche adeguate a ridurre il gap di genere. (Applausi).

Si è scelto poi di destinare importanti risorse alle infrastrutture sociali funzionali alla realizzazione di politiche a sostegno delle famiglie, dei minori, delle persone con gravi disabilità e degli anziani non autosufficienti. (Applausi). A queste si affiancano misure per la riqualificazione dei tessuti urbani più vulnerabili, in particolare le periferie e le aree interne del Paese, e interventi di potenziamento dell'edilizia residenziale pubblica e di housing temporaneo e sociale. Mi scuso di nuovo, ma sono le parole che sono entrate nei vari programmi.

La missione 6 riguarda la salute, un settore critico, che ha affrontato sfide di portata storica nell'ultimo anno. La pandemia da Covid-19 ha confermato il valore universale della salute, la sua natura di bene pubblico fondamentale e la rilevanza macroeconomica dei servizi sanitari pubblici. Le riforme e gli investimenti proposti con il Piano in quest'area hanno due obiettivi principali: rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio e modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario, al fine di garantire un equo accesso a cure efficaci.

La dotazione per questa missione è complessivamente di 18,5 miliardi, di cui 15,6 relativamente a finanziamenti del dispositivo europeo e 2,9 di risorse nazionali.

Particolare attenzione è stata dedicata in questa missione all'assistenza domiciliare. Il volume delle prestazioni in assistenza domiciliare aumenterà significativamente, fino a prendere in carico, entro il 2026, il 10 per cento di coloro che hanno un'età sopra i sessantacinque anni, in particolare con patologie croniche o non autosufficienti.

Il miglioramento delle prestazioni erogate sul territorio è perseguito attraverso il potenziamento e la creazione di strutture e presidi territoriali (come le case della comunità e gli ospedali di comunità), il rafforzamento dell'assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari.

A queste misure si affiancano progetti per il rinnovamento e l'ammodernamento delle strutture tecnologiche e digitali esistenti; per il completamento e la diffusione del fascicolo sanitario elettronico; per una migliore capacità di erogazione e monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza.

Rilevanti risorse sono destinate, inoltre, alla ricerca scientifica, a favorire il trasferimento tecnologico, a rafforzare le competenze e il capitale umano del Servizio sanitario nazionale.

Nel più generale ambito socio-sanitario, si introduce un'importante riforma per la non autosufficienza, con l'obiettivo primario di offrire risposte ai problemi degli anziani. Questa misura affronta in maniera coordinata i diversi bisogni che scaturiscono dalle conseguenze dell'invecchiamento. Vogliamo che i nostri anziani possano essere messi in condizione di mantenere o riguadagnare la massima autonomia possibile, in un contesto il più possibile deistituzionalizzato. (Applausi). Dopo le sofferenze e le paure di questi mesi di pandemia, credo sia il minimo che possiamo fare.

Vediamo ora l'impatto del Piano su donne, giovani e Sud. Eliminare gli ostacoli che limitano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è fondamentale per la ripresa del nostro Paese. Il Piano interviene sulle molteplici dimensioni del divario di genere e si inserisce nel percorso di riforma avviato con il Family Act (questo il nome della legge).

Il Governo intende lanciare entro il primo semestre 2021 la Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026. Il PNRR sviluppa le priorità di questa Strategia nazionale e le articola in un ampio programma: 4,6 miliardi sono destinati a costruire nuovi asili nido, scuole materne e servizi di educazione e cura per la prima infanzia; quasi un miliardo va a finanziare l'estensione del tempo pieno nelle scuole primarie per permettere alle famiglie - e alle madri, in particolare - di conciliare meglio la loro vita professionale e lavorativa. Il Piano prevede 400 milioni per favorire l'imprenditorialità femminile, e stanzia oltre un miliardo per la promozione delle competenze in ambito tecnico-scientifico, soprattutto per le studentesse. Infine, grazie all'azione di questo Parlamento, l'assegno unico diventerà lo strumento centrale e onnicomprensivo per il sostegno alle famiglie con figli, in sostituzione delle misure frammentarie fino ad oggi vigenti.

È una riforma che rappresenta un cambio di paradigma nelle politiche per la famiglia e a sostegno della natalità. Un Piano che guarda alle prossime generazioni deve infatti riconoscere la nostra realtà demografica. Siamo uno dei Paesi con la più bassa fecondità in Europa, meno di 1,3 figli per ciascuna donna contro quasi 1,6 della media europea.

Per mettere i nostri giovani nella condizione di formare una famiglia dobbiamo rispondere a tre loro richieste: un welfare adeguato, una casa e un lavoro sicuro. (Applausi).

Oltre al piano degli asili nido, di cui ho già parlato, i giovani beneficiano delle misure per le infrastrutture sociali e le case popolari. In un prossimo decreto-legge sono previste altre risorse per aiutare i giovani a contrarre un mutuo per acquistare una casa e in particolare, oltre ad agevolazioni fiscali significative, per ridurre l'anticipo grazie all'introduzione di una garanzia dello Stato. (Applausi).

Poco meno di 2 miliardi di euro (1,8 miliardi) vanno ad accrescere la competitività delle imprese turistiche, di cui una parte importante è destinata ad incentivare la creazione di nuove imprese per chi ha meno di trentacinque anni. Potenziamo il servizio civile universale per i giovani tra i diciotto e i ventotto anni, a cui destiniamo 650 milioni per il periodo 2021-2023. Si tratta di una forma di cittadinanza attiva che, allo stesso tempo, è uno strumento di formazione e un motore di inclusione e coesione sociale. I giovani possono orientarsi rispetto allo sviluppo della propria vita professionale e, allo stesso tempo, rendere un servizio nobile alla propria comunità e all'Italia.

Sempre per i giovani investiamo 600 milioni per rafforzare il sistema duale e rendere i sistemi di istruzione e formazione più in linea col mercato del lavoro. (Applausi). Questo intervento agevola l'occupazione giovanile e, allo stesso tempo, viene incontro alle esigenze delle imprese in termini di competenze. Tra le altre misure legate all'istruzione, ribadiamo la centralità dello sport nel percorso formativo dei ragazzi e delle ragazze.

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Fonte: sito del Senato della Repubblica