DISPOSIZIONI URGENTI PER LA CRESCITA, L’EQUITA’ E IL CONSOLIDAMENTO

                                                                    DEI CONTI PUBBLICI

                                                                    Titolo I Sviluppo ed equità

                                                                               Art. 1

Aiuto alla crescita economica (Ace)

1. Ai fini della determinazione del reddito complessivo netto dichiarato dalle società e dagli enti

indicati nell'articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato

con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è ammesso in deduzione un

importo corrispondente al rendimento nozionale del nuovo capitale proprio, secondo le disposizioni

dei commi da 2 a 8.

2. Il rendimento nozionale del nuovo capitale proprio è valutato mediante applicazione dell’aliquota

percentuale individuata con il provvedimento di cui al comma 3 alla variazione in aumento del

capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2011.

3. L’aliquota percentuale per il calcolo del rendimento nozionale del nuovo capitale proprio è

determinata con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanare entro il 31 gennaio

di ogni anno, tenendo conto dei rendimenti finanziari medi dei titoli obbligazionari pubblici,

aumentabili fino a ulteriori 3 punti percentuali per tener conto del maggior rischio.

4. La parte del rendimento nozionale che supera il reddito complessivo netto dichiarato è computata

in aumento dell’importo deducibile dal reddito dei periodi d’imposta successivi.

5. Il capitale proprio esistente alla chiusura dell'esercizio in corso nel primo anno di applicazione

della disposizione è costituito dal patrimonio netto risultante dal relativo bilancio, senza tener conto

dell'utile del medesimo esercizio. Rilevano come variazioni in aumento i conferimenti in denaro

nonché gli utili accantonati a riserva ad esclusione di quelli destinati a riserve non disponibili; come

variazioni in diminuzione: a) le riduzioni del patrimonio netto con attribuzione, a qualsiasi titolo, ai

soci o partecipanti; b) gli acquisti di partecipazioni in società controllate; c) gli acquisti di aziende o

di rami di aziende .

6. Gli incrementi derivanti da conferimenti in denaro rilevano a partire dalla data del versamento;

quelli derivanti dall'accantonamento di utili a partire dall'inizio dell'esercizio in cui le relative

riserve sono formate. I decrementi rilevano a partire dall'inizio dell'esercizio in cui si sono

verificati. Per le aziende e le società di nuova costituzione si considera incremento tutto il

patrimonio conferito.

7. La presente norma si applica anche al reddito d’impresa di persone fisiche, società in nome

collettivo e in accomandita semplice, con le modalità che saranno stabilite con il decreto del

Ministro dell’economia e delle finanze di cui al comma successivo.

8. Le disposizioni di attuazione della presente norma sono emanate con decreto del Ministro

dell’economia e delle finanze adottato entro il 20 dicembre 2011. Con lo stesso provvedimento

possono essere stabilite disposizioni aventi finalità antielusiva specifica.

                                                                                  Art. 2

Deduzione dall'IRES e dall'IRPEF della quota di IRAP riferita analiticamente al costo del

lavoro

1. A decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012 è ammesso in deduzione ai sensi

dell'articolo 99, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del

Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e successive modificazioni, un importo pari

all'imposta regionale sulle attività produttive determinata ai sensi degli articoli 5, 5-bis, 6, 7 e 8 del

decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, relativa alla quota imponibile delle spese per il

personale dipendente e assimilato al netto delle deduzioni spettanti ai sensi dell'articolo 11, commi

1, lettera a), 1-bis, 4-bis, 4-bis.1 del medesimo decreto legislativo n. 446 del 1997.

2. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate sono stabilite le modalità di

presentazione delle istanze di rimborso relative ai periodi imposta precedenti a quello in corso al 31

dicembre 2012, per i quali sia ancora pendente il termine di cui all'articolo 38 del decreto del

Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, nonché ogni altra disposizione di attuazione

del presente articolo.

                                                                                  Art. 3

                                                                     Proroga 36 per cento

                                                                                 Art. 4

Introduzione dell’ISEE per la concessione di agevolazioni fiscali e benefici assistenziali, con

destinazione dei relativi risparmi a favore delle famiglie

1. Con decreto di natura non regolamentare del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare

previo parere delle commissioni parlamentari competenti entro il 31 maggio 2012, sono riviste le

modalità di determinazione dell’ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) al fine

di rafforzare la rilevanza degli elementi di ricchezza patrimoniale della famiglia, nonché della

percezione di somme anche se esenti da imposizione fiscale. Con il medesimo decreto sono

individuate le agevolazioni fiscali e tariffarie, nonché le provvidenze di natura assistenziale che, a

decorrere dal 1° gennaio 2013, non possono essere più riconosciute ai soggetti in possesso di un

Isee non superiore alla soglia individuata con il decreto stesso. Restano, comunque, fermi anche i

requisiti reddituali già previsti dalla normativa vigente. I risparmi a favore del bilancio dello Stato

e degli enti nazionali di previdenza e di assistenza derivanti dall’applicazione del presente comma

sono riassegnati al fondo per le politiche sociali per essere destinati ad interventi in favore delle

famiglie numerose, delle donne e dei giovani.

                                    Titolo II – Rafforzamento del sistema finanziario nazionale e internazionale

                                                                        Art. 5

                                                 Partecipazione italiana a banche e fondi

1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato ad accettare gli emendamenti all’Accordo

istitutivo della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), adottati dal

Consiglio dei Governatori della Banca medesima con le risoluzioni n. 137 e n. 138 del 30

settembre 2011. l Ministro dell’Economia e delle Finanze è incaricato dell’esecuzione della

presente disposizione e dei rapporti da mantenere con l’amministrazione della Banca Europea

per la Ricostruzione e lo Sviluppo, conseguenti ai predetti emendamenti. Piena ed intera

esecuzione è data agli emendamenti di cui al presente comma a decorrere dalla sua entrata in

vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 56 dell’Accordo istitutivo della Banca

Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, ratificato ai sensi della legge 11 febbraio 1991, n.

53 e successive modificazioni.

2. Al fine di adempiere agli impegni dello Stato italiano derivanti dalla partecipazione a

Banche e Fondi internazionali è autorizzata la spesa di 87,642 milioni di euro nell’anno

2012, di 125,061 milioni di euro nel 2013 e di 121,726 milioni di euro nel 2014. Ai relativi

oneri si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per gli anni 2012, 2013

e 2014 dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio

triennale 2011-2013, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione

«Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per

l'anno 2011, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo

Ministero.

3. Per finanziare la partecipazione italiana agli aumenti di capitale nelle Banche

Multilaterali di Sviluppo, la somma di 226 milioni di euro delle disponibilità giacenti sul

conto corrente di Tesoreria di cui all’art. 7, comma 2 bis, del decreto legislativo 31 marzo

1988, n. 143, e successive modifiche e integrazioni, è trasferita nella misura di 26 milioni di

euro nel 2012, 45 milioni di euro nel 2013, 2014 e 2015, 35,5 milioni di euro nel 2016 e 29,5

milioni di euro nel 2017, nello stato di previsione della spesa del Ministero dell’Economia e

delle Finanze, Missione “L’Italia in Europa e nel mondo”, Programma “Politica economica e

finanziaria in ambito internazionale”.

                                                                    Art. 6

                                        Misure per la stabilità del sistema creditizio

1. Ai sensi della Comunicazione della Commissione europea C(2011)8744 concernente

l’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel

contesto della crisi finanziaria, il Ministro dell'economia e delle finanze, fino al 30 giugno 2012, è

autorizzato a concedere la garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane, con scadenza da

tre mesi fino a cinque anni o, a partire dal 1 gennaio 2012, a sette anni per le obbligazioni bancarie

garantite di cui all’art. 7-bis della legge 30 aprile 1999, n. 130, e di emissione successiva alla data di

entrata in vigore del presente decreto. Con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su

proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, si procede all'eventuale proroga del predetto

termine in conformità alla normativa europea in materia.

2. La concessione della garanzia di cui al comma 1 è effettuata sulla base della valutazione da parte

della Banca d'Italia dell'adeguatezza della patrimonializzazione della banca richiedente e della sua

capacità di fare fronte alle obbligazioni assunte.

3. La garanzia dello Stato di cui al comma 1 è incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta.

4. La garanzia dello Stato di cui al comma 1 sarà elencata nell'allegato allo stato di previsione del

Ministero dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 31 della legge 31 dicembre 2009 n. 196.

Ai relativi eventuali oneri si provvede ai sensi dell'articolo 26, comma 2, della legge31 dicembre

2009 n. 196, con imputazione nell’ambito dell’unità di voto parlamentare 8.2.

5. Ai fini del presente articolo, per banche italiane si intendono le banche aventi sede legale in

Italia.

6. L'ammontare delle garanzie concesse ai sensi del comma 1 è limitata a quanto strettamente

necessario per ripristinare la capacità di finanziamento a medio-lungo termine delle banche

beneficiarie. L'insieme delle operazioni e i loro effetti sull'economia sono oggetto di monitoraggio

semestrale da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, con il supporto della Banca d'Italia,

anche al fine di verificare la necessità di mantenere in vigore l’operatività di cui al comma 1 e

l'esigenza di eventuali modifiche operative. I risultati delle verifiche sono comunicati alla

Commissione europea; le eventuali necessità di prolungare la vigenza delle operazioni oltre i sei

mesi dall'entrata in vigore del presente decreto e le eventuali modifiche operative ritenute necessarie

sono notificate alla Commissione europea.Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sulla base

degli elementi forniti dalla Banca d’Italia, presenta entro il 15 aprile 2012 un rapporto sintetico sul

funzionamento dello schema di garanzia di cui al comma 1 e sulle emissioni garantite e non

garantite delle banche.

7. Le banche che ricorrono agli interventi previsti dal presente decreto devono svolgere la propria

attività in modo da non abusare del sostegno ricevuto e conseguire indebiti vantaggi per il tramite

dello stesso, in particolare nelle comunicazioni commerciali rivolte al pubblico.

8. In caso di mancato rispetto delle condizioni di cui al comma 7, il Ministero dell'economia e delle

finanze, su segnalazione della Banca d'Italia, può escludere la banca interessata dall'ammissione alla

garanzia di cui al comma 1, fatte salve le operazioni già in essere. Di tale esclusione è data

comunicazione alla Commissione europea.

9. Per singola banca, l'ammontare massimo complessivo delle operazioni di cui al presente decreto

non può eccedere, di norma, il patrimonio di vigilanza, ivi incluso il patrimonio di terzo livello. La

Banca d'Italia effettua un monitoraggio del rispetto dei suddetti limiti e ne comunica

tempestivamente gli esiti al Dipartimento del Tesoro. Il Dipartimento del Tesoro comunica alla

Commissione europea i risultati del monitoraggio.

10. La garanzia dello Stato può essere concessa su strumenti finanziari di debito emessi da banche

che presentino congiuntamente le seguenti caratteristiche:

a) sono emessi successivamente all'entrata in vigore del presente decreto, anche nell'ambito di

programmi di emissione preesistenti, e hanno durata residua non inferiore a tre mesi e non superiore

a cinque anni, a partire dal 1 gennaio 2012, a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite di cui

all’art. 7-bis della legge 30 aprile 1999, n. 130;

b) prevedono il rimborso del capitale in un'unica soluzione a scadenza;

c) sono a tasso fisso;

d) sono denominati in euro;

e) rappresentano un debito non subordinato nel rimborso del capitale e nel pagamento degli

interessi;

f) non sono titoli strutturati o prodotti complessi ne' incorporano una componente derivata. A tal

fine si fa riferimento alle definizioni contenute nelle Istruzioni di Vigilanza per le banche (Circolare

della Banca d'Italia n. 229 del 21 aprile 1999, Titolo X, Capitolo 1, Sezione I.);

11. La garanzia di cui al precedente comma copre il capitale e gli interessi.

12. Non possono in alcun caso essere assistite da garanzia dello Stato le passività computabili nel

patrimonio di vigilanza, come individuate dalle Nuove disposizioni di Vigilanza prudenziale per le

banche (Circolare della Banca d'Italia n. 263 del 27 dicembre 2006, Titolo I, Capitolo 2).

13. Il volume complessivo di strumenti finanziari di cui al comma 10 emessi dalle banche con

durata superiore ai 3 anni sui quali può essere prestata la garanzia di cui al comma 1, non può

eccedere un terzo del valore nominale totale dei debiti garantiti dallo Stato emessi dalla banca stessa

e garantiti dallo Stato ai sensi del comma 1.

14. Gli oneri economici a carico delle banche beneficiarie della garanzia di cui al comma 1

effettuate a partire dal 1 gennaio 2012, sono così determinati:

a) per passività con durata originaria di almeno 12 mesi, è applicata una commissione pari alla

somma dei seguenti elementi:

(i) una commissione di base di 0,40 punti percentuali; e

(ii) una commissione basata sul rischio eguale al prodotto di 0,40 punti percentuali per una

metrica di rischio composta come segue: la metà del rapporto fra la mediana degli spread sui

contratti di Credit Default Swap (CDS) senior a 5 anni relativi alla banca o alla capogruppo nei tre

anni che terminano il mese precedente la data di emissione della garanzia e la mediana dell’indice

iTraxx Europe Senior Financial a 5 anni nello stesso periodo di tre anni, più la metà del rapporto fra

la mediana degli spread sui contratti CDS senior a 5 anni di tutti gli Stati Membri dell’Unione

Europea e la mediana degli spread sui contratti CDS senior a 5 anni dell’Italia nel medesimo

periodo di tre anni.

b) per le obbligazioni bancarie garantite di cui all’art. 7-bis della legge 30 aprile 1999, n. 130, la

commissione, di cui al punto (ii) della lettera a), è computata per la metà;

c) per passività con durata originaria inferiore a 12 mesi, è applicata una commissione pari alla

somma dei seguenti elementi:

(i) una commissione di base di 0,50 punti percentuali; e

(ii) una commissione basata sul rischio eguale a 0,20 punti percentuali nel caso di banche

aventi un rating del debito senior unsecured di A+ o A ed equivalenti, a 0,30 punti percentuali nel

caso di banche aventi un rating di A- o equivalente, a 0,40 punti percentuali per banche aventi un

rating inferiore a A- o prive di rating.

15. Per le banche per le quali non sono negoziati contratti di CDS o comunque non sono disponibili

dati rappresentativi, la mediana degli spread di cui al punto ii) della lettera a) del comma 14 è

calcolata nel modo seguente:

a) per banche che abbiano un rating rilasciato da ECAI riconosciute: la mediana degli spread sui

contratti di CDS a cinque anni nei tre anni che terminano il mese precedente la data di emissione

della garanzia registrati per un campione di grandi banche, definito dalla Commissione europea,

insediate in paesi dell'area euro appartenenti alla medesima classe di rating del debito senior

unsecured;

b) per banche prive di rating: la mediana degli spread sui contratti CDS registrati nel medesimo

periodo per un campione di grandi banche, definito dalla Commissione europea, insediate in paesi

dell'area dell'euro e appartenenti alla più bassa categoria di rating disponibile.

16. In caso di difformità delle valutazioni di rating, il rating rilevante per il calcolo della

commissione è quello più elevato.

17. I rating di cui al presente articolo sono quelli assegnati al momento della concessione della

garanzia.

18. Nel caso in cui la garanzia dello Stato di cui al comma 1 sia concessa sulle passività emesse nel

periodo intercorrente tra l’entrata in vigore del presente decreto e il 31 dicembre 2011, le

commissioni sono determinate secondo quanto previsto dalle Raccomandazioni della Banca

Centrale Europea del 20 ottobre 2008, come aggiornate dalla Commissione europea a far data dal 1

luglio 2010.

19. La commissione è applicata in ragione d'anno all'ammontare nominale dei titoli emessi dalla

banca. Le commissioni dovute dalle banche interessate sono versate, in rate trimestrali posticipate,

ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al Fondo per

l’ammortamento dei titoli di Stato. Le relative quietanze sono trasmesse dalla banca interessata al

Ministero dell'economia e delle finanze, Dipartimento del Tesoro.

20. Il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, può variare i criteri di

calcolo e la misura delle commissioni del presente articolo in conformità delle Comunicazioni della

Commissione Europea, tenuto conto delle condizioni di mercato. Le variazioni non hanno effetto

sulle operazioni già in essere.

21. Le richieste di ammissione alla garanzia di cui al comma 1 sono presentate dalle banche

interessate nel medesimo giorno alla Banca d'Italia e al Dipartimento del Tesoro con modalità che

assicurano la rapidità e la riservatezza della comunicazione.

22. La richiesta è presentata secondo un modello uniforme predisposto dalla Banca d'Italia e dal

Dipartimento del Tesoro che deve indicare, tra l'altro, il fabbisogno di liquidità, anche prospettico,

della banca, le operazioni di garanzia a cui la banca chiede di essere ammessa e quelle alle quali

eventualmente sia già stata ammessa o per le quali abbia già fatto richiesta di ammissione.

23. Ai fini dell'ammissione alle operazioni, la Banca d'Italia valuta l'adeguatezza patrimoniale e la

capacità di fare fronte alle obbligazioni assunte in particolare sulla base dei seguenti criteri:

a) i coefficienti patrimoniali alla data dell'ultima segnalazione di vigilanza disponibile non siano

inferiori a quelli obbligatori;

b) la capacità reddituale della banca sia adeguata per far fronte agli oneri delle passività

garantite.

24. La Banca d'Italia comunica tempestivamente al Dipartimento del Tesoro, di norma entro 3

giorni dalla presentazione della richiesta, le valutazioni di cui al comma 23. Nel caso di valutazione

positiva la Banca d'Italia comunica inoltre:

a) la valutazione della congruità delle condizioni e dei volumi dell'intervento di liquidità richiesto,

alla luce delle dimensioni della banca e della sua patrimonializzazione;

b) l'ammontare del patrimonio di vigilanza, incluso il patrimonio di terzo livello;

c) l'ammontare della garanzia;

d) la misura della commissione dovuta secondo quanto previsto al comma 14.

25. Sulla base degli elementi comunicati dalla Banca d'Italia, il Dipartimento del Tesoro provvede

tempestivamente e di norma entro cinque giorni dalla ricezione della comunicazione della Banca

d'Italia, in merito alla richiesta presentata della banca. A tal fine tiene conto del complesso delle

richieste provenienti dal sistema, dell'andamento del mercato finanziario e delle esigenze di

stabilizzazione dello stesso, della rilevanza dell'operazione, nonché dell'insieme delle operazioni

attivate dal singolo operatore. Il Dipartimento del Tesoro comunica la decisione alla banca

richiedente e alla Banca d'Italia, con modalità che assicurano la rapidità e la riservatezza della

comunicazione.

26. La banca che non sia in grado di adempiere all'obbligazione garantita presenta richiesta

motivata d'intervento della garanzia al Dipartimento del Tesoro e alla Banca d'Italia, allegando la

relativa documentazione e indicando gli strumenti finanziari o le obbligazioni contrattuali per i

quali richiede l'intervento e i relativi importi dovuti. La richiesta è presentata, di norma, almeno 30

giorni prima della scadenza della passività garantita, salvo casi di motivata urgenza.

27. Il Dipartimento del Tesoro accertata, sulla base delle valutazioni della Banca d'Italia,

l'ammissibilità della richiesta, autorizza l’intervento della garanzia entro il giorno antecedente la

scadenza dell'operazione. Qualora non sia possibile disporre il pagamento con procedure ordinarie,

sulla base della predetta autorizzazione, la Banca d’Italia effettua il pagamento a favore dei creditori

mediante contabilizzazione in conto sospeso collettivo. Il pagamento è regolarizzato entro i

successivi novanta giorni.

28. A seguito dell'intervento della garanzia dello Stato, la banca è tenuta a rimborsare all'erario le

somme pagate dallo Stato maggiorate degli interessi al tasso legale fino al giorno del rimborso. La

banca è altresì tenuta a presentare un piano di ristrutturazione, come previsto dalla Comunicazione

della Commissione europea del 25 ottobre 2008 e successive modificazioni e integrazioni. Tale

piano viene trasmesso alla Commissione europea entro e non oltre sei mesi.

29. Ove uno dei provvedimenti di cui al Titolo IV del Testo unico bancario, sia stato adottato in

conseguenza della escussione della garanzia ai sensi del presente articolo, il provvedimento è

trasmesso alla Commissione Europea entro 6 mesi.

30. Qualora, al fine di soddisfare anche in modo indiretto esigenze di liquidità, la Banca d’Italia

effettui operazioni di finanziamento o di altra natura che siano garantite mediante pegno o cessione

di credito, la garanzia ha effetto nei confronti del debitore e dei terzi all’atto della sua prestazione,

ai sensi degli articoli 1, comma 1, lettera q), e 2, comma 1 lettera b) del decreto legislativo 21

maggio 2004, n. 170 ed in deroga agli articoli 1264, 1265 e 2800 del codice civile e all’art. 3,

comma 1-bis del decreto legislativo 21 maggio 2004, n.170. In caso di garanzia costituita da crediti

ipotecari, non è richiesta l’annotazione prevista dall’articolo 2843 del codice civile. Alle medesime

operazioni si applica l’articolo 67, quarto comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. La

disciplina derogatoria si applica ai contratti di garanzia finanziaria a favore della Banca d’Italia

stipulati entro la data del 31 dicembre 2012.

31. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sulla base degli elementi forniti dalla Banca d’Italia,

presenta alla Commissione europea una relazione (viability review) per ciascuna banca beneficiaria

della garanzia di cui al comma 1 del presente decreto nel caso in cui il totale delle passività

garantite ecceda sia il 5 per cento delle passività totali della banca sia l’ammontare di 500 milioni di

euro. Il rapporto ha ad oggetto la solidità e la capacità di raccolta della banca interessata, è redatto

in conformità dei criteri stabiliti dalla Commissione nella Comunicazione del 19 agosto 2009 ed è

comunicato alla Commissione europea entro 3 mesi dal rilascio della garanzia.

33. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sulla base degli elementi forniti dalla Banca d’Italia,

comunica alla Commissione europea, entro tre mesi successivi a ciascuna emissione di strumenti

garantiti ai sensi del comma 1, l’ammontare della commissione effettivamente applicata con

riferimento a ciascuna emissione.

34. Con decreti di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la

Banca d'Italia, possono essere stabiliti eventuali ulteriori criteri, condizioni e modalità di attuazione

del presente articolo.

Nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato, il Ministro dell’Economia e delle

Finanze può rilasciare, fino al 30 giugno 2012, la garanzia statale su finanziamenti erogati

discrezionalmente dalla Banca d’Italia alle banche italiane e alle succursali di banche estere in Italia

per fronteggiare gravi crisi di liquidità (emergency liquidity assistance).

                                            Titolo III - Consolidamento dei conti pubblici

                               Capo I Misure per l’emersione della base imponibile e la trasparenza fiscale

                                                                   Art. 7

                                         Regime premiale per favorire la trasparenza

1. Al fine di promuovere la trasparenza e l’emersione di base imponibile, a decorrere dal 1 gennaio

2013, ai soggetti che svolgono attività artistica o professionale ovvero attività di impresa in forma

individuale o con le forme associative di cui all’articolo 5 del TUIR sono riconosciuti, alle

condizioni indicate nel comma 2, i seguenti benefici:

a) semplificazione degli adempimenti amministrativi;

b) assistenza negli adempimenti amministrativi da parte dell’Amministrazione finanziaria;

c) semplificazioni per il rimborso o la compensazione dei crediti IVA;

d) per i contribuenti non soggetti all’applicazione degli studi di settore, esclusione dagli

accertamenti di cui al successivo comma 10, lettera a), ferma restando l’applicazione delle

disposizioni dell’articolo 38, comma 4, del D.P.R. 26 settembre 1973, n. 600;

2. I benefici di cui al comma 1 sono riconosciuti a condizione che il contribuente:

a) provveda all’invio telematico all’amministrazione finanziaria dei corrispettivi, delle fatture

emesse e ricevute e delle risultanze degli acquisti e delle cessioni non soggetti a fattura;

b) accetti che, per assicurare la tracciabilità dei flussi finanziari inerenti i redditi di cui

all’articolo precedente, tutti i movimenti finanziari di importo superiore a 1.000 euro siano

effettuati mediante assegni non trasferibili, bonifici ovvero altre modalità di pagamento

bancarie e postali, nonché mediante carte di credito, debito e prepagate e consenta l’accesso

diretto alle evidenze sulle disponibilità finanziarie.

3. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono individuati i benefici di cui al

comma 1, lettere a), b) e c) con particolare riferimento agli obblighi concernenti l’imposta sul

valore aggiunto e gli adempimenti dei sostituti d’imposta. In particolare, col provvedimento potrà

essere previsto:

• predisposizione automatica da parte dell’AF delle liquidazioni periodiche IVA, dei modelli

di versamento e della dichiarazione IVA, eventualmente previo invio telematico da parte del

contribuente di ulteriori informazioni necessarie;

• predisposizione automatica da parte dell’AF del modello 770 semplificato, del modello

CUD e dei modelli di versamento periodico delle ritenute, nonché gestione degli esiti

dell’assistenza fiscale, eventualmente previo invio telematico da parte del contribuente di

ulteriori informazioni necessarie;

• soppressione dell’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante scontrino o ricevuta

fiscale;

• anticipazione del termine di compensazione del credito IVA, abolizione del visto di

conformità per compensazioni superiori a 15.000 euro ed esonero dalla prestazione della

garanzia per i rimborsi IVA.

4. Ai soggetti di cui al comma 1, che non sono in regime di contabilità ordinaria e che rispettano le

condizioni di cui al comma 2, lettera a) e b), sono riconosciuti altresì i seguenti benefici:

a) determinazione del reddito IRPEF secondo il criterio di cassa e predisposizione in forma

automatica da parte dell’AF delle dichiarazioni IRPEF ed IRAP;

b) esonero dalla tenuta delle scritture contabili rilevanti ai fini delle imposte sui redditi e

dell’IRAP e dalla tenuta del registro dei beni ammortizzabili;

c) esonero dalle liquidazioni, dai versamenti periodici e dal versamento dell’acconto ai fini

IVA.

5. Ai contribuenti di minori dimensioni, da individuarsi col provvedimento del Direttore

dell’Agenzia delle entrate di cui al successivo comma 6, che rispettano le condizioni di cui al

comma 2, lettera a) e b) sono riconosciuti altresì i seguenti benefici:

• esonero dall’applicazione dell’Imposta sul Valore aggiunto e dell’IRAP;

• applicazione di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali

nella misura dal 5 al 10 % del reddito imponibile;

• esonero dagli studi di settore.

6. Con uno o più provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanare entro 180

giorni dall’entrata in vigore della presente legge, i benefici di cui ai commi 3 e 4 possono essere

graduati in funzione delle dimensioni e del tipo di attività economica svolta dal contribuente e sono

dettate le relative disposizioni di attuazione. Con i medesimi provvedimenti, previa individuazione

di gruppi omogenei per le caratteristiche dell’attività svolta ed in funzione delle dimensioni della

medesima, sono individuati altresì i contribuenti di cui al comma 5 e possono essere graduati i

relativi benefici. A decorrere dalla data indicata nei provvedimenti previsti nei periodi precedenti

sono soppressi i regimi agevolati o di semplificazione individuati dai medesimi provvedimenti.

7. Le disposizioni di cui ai commi precedenti operano previa opzione da esercitare nella

dichiarazione dei redditi presentata nel periodo d’imposta precedente a quello di applicazione delle

medesime.

8. Il contribuente può adempiere agli obblighi previsti dal comma 2 o direttamente o per il tramite

di un intermediario abilitato ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322.

9. I soggetti che non adempiono agli obblighi di cui al precedente comma 2 perdono il diritto di

avvalersi dei benefici previsti dai commi precedenti e sono soggetti all’applicazione di una sanzione

amministrativa da euro 1.500 a euro 4.000. Nei confronti di tali soggetti le sanzioni previste dal D.

Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471 per le ulteriori violazioni sono sempre applicate nella misura

massima. I soggetti che adempiono agli obblighi di cui al comma 2, lettera a) con un ritardo non

superiore a 90 giorni non decadono dai benefici medesimi, ferma restando l’applicazione della

sanzione di cui al primo periodo, per la quale è possibile avvalersi dell’istituto del ravvedimento

operoso di cui all’articolo 13 del D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472.

10. Nei confronti dei contribuenti soggetti all’applicazione degli studi di settore di cui all'articolo

62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29

ottobre 1993, n. 427, che dichiarano, anche per effetto dell'adeguamento, ricavi o compensi pari o

superiori al livello della congruità ai fini dell'applicazione degli studi medesimi:

a) sono preclusi gli accertamenti basati sulle presunzioni semplici di cui all'articolo

39, primo comma, lettera d), secondo periodo, del decreto del Presidente della

Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e all'articolo 54, secondo comma, ultimo periodo,

del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;

b) sono ridotti di un anno i termini di decadenza per l’attività di accertamento previsti

dall’articolo 43, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre

1973, n. 600, e dall’articolo 57, primo comma, del decreto del Presidente della

Repubblica 29 settembre 1972, n. 633; la disposizione non si applica in caso di violazione

che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell'articolo 331 del codice di procedura

penale per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74;

c) la determinazione sintetica del reddito complessivo di cui all’art. 38 del decreto del

Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, è ammessa a condizione che il

reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un terzo quello dichiarato;

d) i rimborsi in materia di imposta sul valore aggiunto sono gestiti con procedure

accelerate.

11. La disposizione di cui al comma 10 si applica a condizione che:

a) il contribuente abbia presentato il modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai

fini dell'applicazione degli studi di settore indicando fedelmente tutti i dati previsti nel

predetto modello;

b) sulla base dei dati di cui alla precedente lettera a), la posizione del contribuente

risulti coerente con gli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione dello studio di

settore o degli studi di settore applicabili.

12. L’art. 10-ter della legge 8 maggio 1998, n. 146, è abrogato.

13. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono dettate le disposizioni di

attuazione delle previsioni di cui ai precedenti commi 10 e 11.

                                                                       Art. 8

Riduzione del limite per la tracciabilità dei pagamenti a 1.000 euro e contrasto all’uso del

contante

1. Le limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore, di cui all’articolo 49, commi 1, 5,8,12

e 13, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, sono adeguate all’importo di euro mille:

conseguentemente, nel comma 13 del predetto articolo 49, le parole “30 settembre 2011” sono

sostituite dalle seguenti “31 dicembre 2011”.

2. All’articolo 2 del decreto legge n. 138/2011, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente:

“4-bis. Al fine di favorire la modernizzazione e l’efficienza degli strumenti di pagamento,

riducendo i costi finanziari e amministrativi derivanti dalla gestione del denaro contante:

a) le operazioni di pagamento delle spese delle pubbliche amministrazioni centrali e locali e dei loro

enti sono disposte mediante l’utilizzo di strumenti telematici. E’ fatto obbligo alle Pubbliche

Amministrazioni di avviare il processo di superamento di sistemi basati sull’uso di supporti

cartacei;

b) i pagamenti di cui alla lettera precedente si effettuano in via ordinaria mediante accreditamento

sui conti correnti bancari o postali dei creditori ovvero con le modalità offerte dai servizi elettronici

di pagamento interbancari prescelti dal beneficiario. L’eventuale opzione relativa ad un pagamento

per cassa deve essere evidenziata nella disposizione di pagamento trasmessa al tesoriere o al

cassiere dell’ente pagatore;

c) lo stipendio, la pensione, i compensi comunque corrisposti dalla pubblica amministrazione

centrale e locale e dai loro enti, in via continuativa a prestatori d’opera e ogni altro tipo di

emolumento a chiunque destinato, di importo superiore a cinquecento euro, debbono essere erogati

con strumenti diversi dal denaro contante ovvero mediante l’utilizzo di strumenti di pagamento

elettronici bancari o postali, ivi comprese le carte di pagamento prepagate. Il limite di importo di cui

al periodo precedente può essere modificato con decreto del Ministero dell’economia e delle

finanze;

d) per incrementare i livelli di sicurezza fisica e tutelare i soggetti che percepiscono trattamenti

pensionistici minimi, assegni e pensioni sociali, i rapporti recanti gli accrediti di tali somme sono

esenti in modo assoluto dall’imposta di bollo. Per tali rapporti, alle banche e agli altri intermediari

finanziari è fatto divieto di addebitare alcun costo;

e) Per consentire ai soggetti di cui alla lettera a) di riscuotere le entrate di propria competenza con

strumenti diversi dal contante, fatte salve le attività di riscossione dei tributi regolate da specifiche

normative, il Ministero dell’economia e delle finanze promuove la stipula di una o più convenzioni

con gli intermediari finanziari, per il tramite delle associazioni di categoria, affinché i soggetti in

questione possano dotarsi di POS (Point of Sale) a condizioni agevolate, che tengano conto delle

economie realizzate dagli intermediari per effetto delle norme introdotte dal presente articolo.

Relativamente ai Comuni, alla stipula della Convenzione provvede l’ANCI. Analoghe Convenzioni

possono essere stipulate con le Regioni. Resta in ogni caso ferma la possibilità per gli intermediari

di offrire condizioni migliorative di quelle stabilite con le convenzioni.”.

3. Il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Associazione bancaria italiana definiscono con

apposita convenzione, da stipulare entro tre mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, le

caratteristiche di un conto corrente di base.

4. Le banche sono tenute ad offrire il conto corrente di cui al comma 3.

5. La convenzione individua le caratteristiche del conto avendo riguardo ai seguenti criteri:

a) inclusione nell’offerta di un numero adeguato di servizi ed operazioni, compresa la

disponibilità di una carta di debito;

b) struttura dei costi semplice, trasparente, facilmente comparabile;

c) livello dei costi coerente con finalità di inclusione finanziaria e conforme a quanto

stabilito dalla sezione IV della Raccomandazione della Commissione europea del 18

luglio 2011 sull’accesso al conto corrente di base;

d) le fasce socialmente svantaggiate di clientela alle quali il conto corrente è offerto senza

spese.

6. Il rapporto di conto corrente individuato ai sensi del comma 3 è esente dall’imposta di bollo nei

casi di cui al comma 5, lettera d).

7. Se la convenzione prevista dal comma 3 non è stipulata entro tre mesi dall’entrata in vigore del

presente decreto, le caratteristiche del conto corrente sono individuate con decreto del Ministro

dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia.

8. Rimane ferma l’applicazione di quanto previsto per i contratti di conto corrente ai sensi del Titolo

VI del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.

                                             Capo II Disposizioni in materia di maggiori entrate

                                                                         Art. 9

Anticipazione sperimentale dell’imposta municipale propria e rivalutazione delle rendite

1. L'istituzione dell’imposta municipale propria è anticipata, in via sperimentale a decorrere

dall’anno 2012, ed è applicata fino al 2014 in base agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 14

marzo 2011, n. 23, in quanto compatibili, ed alle disposizioni che seguono. Conseguentemente

l’applicazione a regime dell’imposta municipale propria è fissata al 2015.

2. L’imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili, di cui all’articolo 2 del

decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, ivi compresa l’abitazione principale e le pertinenze

della stessa. Per abitazione principale si intende l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio

urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede

anagraficamente. Per pertinenze dell’abitazione principale si intendono esclusivamente quelle

classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un'unità pertinenziale

per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all'unità ad uso

abitativo.

3. La base imponibile dell'imposta municipale propria è costituita dal valore dell'immobile

determinato ai sensi dell'articolo 5, commi 1, 3, 5 e 6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.

504, e dei commi 4 e 5 del presente articolo.

4. Per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito da quello ottenuto applicando

all'ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell'anno di imposizione,

rivalutate del 5 per cento ai sensi dell’articolo 3, comma 48, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i

seguenti moltiplicatori:

a) 160 per i fabbricati classificati o classificabili nei gruppi catastali A, B e C, con esclusione di

A/10 e C/1;

b) 80 per i fabbricati classificati o classificabili nel gruppo catastale D e nella categoria catastale

A/10;

c) 55 per i fabbricati classificati o classificabili nella categoria C/1.

5. Per i terreni agricoli, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all'ammontare del reddito

dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell'anno di imposizione, rivalutato del 25 per

cento ai sensi dell’articolo 3, comma 51, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, un moltiplicatore

pari a 120.

6. L'aliquota di base dell’imposta è pari allo 0,76 per cento. I comuni con deliberazione del

consiglio comunale, adottata ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n.

446, possono modificare, in aumento o in diminuzione, l’aliquota di base sino a 0,3 punti

percentuali, ovvero sino a 0,2 punti percentuali l'aliquota stabilita per l’abitazione principale e per

le relative pertinenze, e per gli immobili locati.

7. L’aliquota è ridotta allo 0,4 per cento per l’abitazione principale e per le relative pertinenze,

nonché per gli immobili locati. I comuni possono ridurre l’aliquota fino allo 0,4 per cento anche nel

caso di immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell'articolo 43 del testo unico di cui al

decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, ovvero nel caso di immobili posseduti dai

soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società.

8. Dall’imposta dovuta per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo

e per le relative pertinenze, si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, euro 200

rapportate al periodo dell'anno durante il quale si protrae tale destinazione; se l'unità immobiliare è

adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi

proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. I comuni possono

stabilire che l'importo di euro 200 può essere elevato, fino a concorrenza dell’imposta dovuta, nel

rispetto dell'equilibrio di bilancio. In tal caso il comune che ha adottato detta deliberazione non può

stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione. La

suddetta detrazione si applica alle unità immobiliari di cui all’articolo 8, comma 4 del decreto

legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. L’aliquota ridotta per l’abitazione principale e per le relative

pertinenze e la detrazione si applicano anche alle fattispecie di cui all’articolo 6, comma 3-bis del

decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e i comuni possono prevedere che queste si applichino

anche ai soggetti di cui all’articolo 3, comma 56, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

9. È riservata allo Stato una quota pari all’X per cento dell’importo versato a titolo di imposta

municipale propria.

10. Il versamento dell'imposta, in deroga all’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n.

446, è effettuato secondo le disposizioni di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997,

n. 241, con le modalità stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.

11. Restano ferme le disposizioni dell’articolo 9, ad eccezione del comma 4, del decreto legislativo

14 marzo 2011, n. 23, e dell’articolo 14, commi 1 e 6 dello stesso decreto.

12. Sono abrogate le seguenti disposizioni:

a) l’articolo 1 del decreto legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito con modificazioni della

legge24 luglio 2008, n. 126.

b) il comma 3, dell’art. 58 e le lettere d), e) ed h) del comma 1, dell’art. 59 del decreto

legislativo 15 dicembre 1997, n. 446;

c) l’ultimo periodo del comma 5 dell’articolo 8 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23.

13. (fondo di solidarietà mutui prima casa) La dotazione del fondo di solidarietà per i mutui per

l’acquisto della prima casa è incrementata di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e

2013.

                                                               Art. 10

Riduzione dell’abbattimento forfetario, ai fini irpef, del canone di locazione

1. All’articolo 37, del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della

Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il comma 4-bis è sostituito dal seguente: “4-bis. Qualora il

canone risultante dal contratto di locazione sia superiore al reddito medio ordinario di cui al comma

1, il reddito è determinato in misura pari a quella del canone di locazione.”.

2. La disposizione di cui al comma 1 si applica a decorrere dal periodo d’imposta 2011.

3. Per l’anno 2011 l’opzione per l’applicazione del regime della cedolare secca di cui all’articolo 3

del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 può essere esercitata dal locatore persona fisica,

proprietario o titolare di diritto reale di godimento di unità immobiliari abitative locate, anche in

sede di presentazione della dichiarazione dei redditi.

                                                                           Art. 11

Istituzione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi

1. A decorrere dal 1° gennaio 2013 è istituito il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, a copertura

dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo

smaltimento, svolto in regime di privativa dai comuni e dei costi relativi ai servizi indivisibili dei

comuni.

2. Soggetto attivo dell’obbligazione tributaria è il comune nel cui territorio insiste, interamente o

prevalentemente, la superficie degli immobili assoggettabili al tributo.

3. Il tributo è dovuto da chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte,

a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.

4. Sono escluse dalla tassazione le aree scoperte pertinenziali o accessorie a civili abitazioni e le

aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o

occupate in via esclusiva.

5. Il tributo è dovuto da coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte di cui ai commi

3 e 4 con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in

comune i locali o le aree stesse.

6. In caso di utilizzi temporanei di durata non superiore a sei mesi nel corso dello stesso anno

solare, il tributo è dovuto soltanto dal possessore dei locali e delle aree a titolo di proprietà,

usufrutto, uso, abitazione, superficie.

7. Nel caso di locali in multiproprietà e di centri commerciali integrati il soggetto che gestisce i

servizi comuni è responsabile del versamento del tributo dovuto per i locali ed aree scoperte di uso

comune e per i locali ed aree scoperte in uso esclusivo ai singoli occupanti o detentori, fermi

restando nei confronti di questi ultimi, gli altri obblighi o diritti derivanti dal rapporto tributario

riguardante i locali e le aree in uso esclusivo.

8. Il tributo è corrisposto in base a tariffa commisurata ad anno solare, cui corrisponde un’autonoma

obbligazione tributaria.

9. La tariffa è commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di

superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte, sulla base dei criteri determinati

con il regolamento di cui al comma 12. Per le unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o

iscrivibili nel catasto edilizio urbano, la superficie assoggettabile al tributo è pari all'80 per cento

della superficie catastale determinata secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui al decreto del

Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 138. Per gli immobili già denunciati, i comuni

modificano d’ufficio, dandone comunicazione agli interessati, le superfici che risultano inferiori alla

predetta percentuale a seguito di incrocio dei dati comunali, comprensivi della toponomastica, con

quelli dell'Agenzia del territorio, secondo modalità di interscambio stabilite con provvedimento del

Direttore della predetta Agenzia, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Nel caso in

cui manchino, negli atti catastali, gli elementi necessari per effettuare la determinazione della

superficie catastale, gli intestatari catastali provvedono, a richiesta del comune, a presentare

all'ufficio provinciale dell'Agenzia del territorio la planimetria catastale del relativo immobile,

secondo le modalità stabilite dal regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 19 aprile

1994, n. 701, per l'eventuale conseguente modifica, presso il comune, della consistenza di

riferimento. Per le altre unità immobiliari la superficie assoggettabile al tributo è costituita da quella

calpestabile.

10. Nella determinazione della superficie assoggettabile al tributo non si tiene conto di quella parte

di essa ove si formano di regola rifiuti speciali, a condizione che il produttore ne dimostri

l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.

11. La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo

del servizio di gestione dei rifiuti, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi

ammortamenti, e da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e

all’entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di

investimento e di esercizio. La tariffa è determinata ricomprendendo anche i costi di cui all’articolo

15 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36.

12. Con regolamento da emanarsi entro il 31 ottobre 2012, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della

legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro

dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie

locali, sono stabiliti i criteri per l’individuazione del costo del servizio di gestione dei rifiuti e per la

determinazione della tariffa. Il regolamento emanato ai sensi del primo periodo del presente comma

si applica a decorrere dall’anno successivo alla data della sua entrata in vigore. Si applicano

comunque in via transitoria, a decorrere dal 1° gennaio 2013 e fino alla data da cui decorre

l’applicazione del regolamento di cui al primo periodo del presente comma, le disposizioni di cui al

decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.

13. Alla tariffa determinata in base alle disposizioni di cui ai commi da 8 a 12, si applica una

maggiorazione pari a X euro per metro quadrato, a copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili

dei comuni, i quali possono, con deliberazione del consiglio comunale, modificare in aumento la

misura della maggiorazione per un importo massimo di X euro.

14. Resta ferma la disciplina del tributo dovuto per il servizio di gestione dei rifiuti delle istituzioni

scolastiche, di cui all’articolo 33-bis, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito con

modificazioni dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31. Il costo relativo alla gestione dei rifiuti delle

istituzioni scolastiche è sottratto dal costo che deve essere coperto con il tributo comunale sui rifiuti

e sui servizi .

15. Il comune con regolamento può prevedere riduzioni tariffarie, nella misura massima del trenta

per cento, nel caso di:

a) abitazioni con unico occupante;

b) abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo;

c) locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non

continuativo, ma ricorrente;

d) abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi

all'anno, all’estero;

e) fabbricati rurali ad uso abitativo.

16. Nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, il tributo è dovuto in misura non superiore al

quaranta per cento della tariffa da determinare, anche in maniera graduale, in relazione alla distanza

dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita.

17. Nella modulazione della tariffa sono assicurate riduzioni per la raccolta differenziata riferibile

alle utenze domestiche.

18. Alla tariffa è applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti

assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero.

19. Il consiglio comunale può deliberare ulteriori riduzioni ed esenzioni. Tali agevolazioni sono

iscritte in bilancio come autorizzazioni di spesa e la relativa copertura è assicurata da risorse diverse

dai proventi del tributo di competenza dell’esercizio al quale si riferisce l’iscrizione stessa.

20. Il tributo è dovuto nella misura massima del 20 per cento della tariffa, in caso di mancato

svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave

violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o

per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta

dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente.

21. Le agevolazioni dai commi da 15 a 20 si applicano anche alla maggiorazione di cui al comma

22. Con regolamento da adottarsi ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997,

n. 446, il consiglio comunale determina la disciplina per l’applicazione del tributo, concernente tra

l’altro:

a) la classificazione delle categorie di attività con omogenea potenzialità di produzione di rifiuti;

b) la disciplina delle riduzioni tariffarie;

c) la disciplina delle eventuali agevolazioni;

d) l’individuazione di categorie di attività produttive di rifiuti speciali alle quali applicare,

nell’obiettiva difficoltà di delimitare le superfici ove tali rifiuti si formano, percentuali di riduzione

rispetto all’intera superficie su cui l’attività viene svolta.

23. Il consiglio comunale deve approvare le tariffe del tributo entro il termine fissato da norme

statali per l’approvazione del bilancio di previsione, in conformità al piano finanziario del servizio

di gestione dei rifiuti urbani, redatto dal soggetto che svolge il servizio stesso ed approvato

dall’autorità competente.

24. Per il servizio di gestione dei rifiuti assimilati prodotti da soggetti che occupano o detengono

temporaneamente, con o senza autorizzazione, locali od aree pubbliche o di uso pubblico, i comuni

stabiliscono con il regolamento le modalità di applicazione del tributo, in base a tariffa giornaliera.

L’occupazione o detenzione è temporanea quando si protrae per periodi inferiori a 183 giorni nel

corso dello stesso anno solare.

25. La misura tariffaria è determinata in base alla tariffa annuale del tributo, rapportata a giorno,

maggiorata di un importo percentuale non superiore al 100 per cento.

26. L’obbligo di presentazione della dichiarazione è assolto con il pagamento del tributo da

effettuarsi con le modalità e nei termini previsti per la tassa di occupazione temporanea di spazi ed

aree pubbliche ovvero per l’imposta municipale secondaria di cui all’articolo 11 del decreto

legislativo 14 marzo 2011, n. 23, a partire dalla data di entrata in vigore della stessa.

27. Per tutto quanto non previsto dai commi da 24 a 26 del presente articolo, si applicano in quanto

compatibili le disposizioni relative al tributo annuale, compresa la maggiorazione di cui al comma.

28. È fatta salva l’applicazione del tributo provinciale per l’esercizio delle funzioni di tutela,

protezione ed igiene dell’ambiente di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.

504. Il tributo provinciale, commisurato alla superficie dei locali ed aree assoggettabili a tributo, è

applicato nella misura percentuale deliberata dalla provincia sull’importo del tributo, esclusa la

maggiorazione di cui al comma 13.

29. I comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti

al servizio pubblico possono, con regolamento, prevedere l’applicazione di una tariffa avente natura

corrispettiva, in luogo del tributo.

30. Il costo del servizio è determinato sulla base dei criteri stabiliti nel regolamento previsto dal

comma 12.

31. La tariffa è applicata e riscossa dal soggetto affidatario del servizio di gestione dei rifiuti urbani.

32. I comuni di cui al comma 29 applicano il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi limitatamente

alla componente diretta alla copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni determinato

ai sensi del comma 13

33. Il comune o il soggetto affidatario del tributo designa il funzionario responsabile a cui sono

attribuiti tutti i poteri per l’esercizio di ogni attività organizzativa e gestionale, compreso quello di

sottoscrivere i provvedimenti afferenti a tali attività, nonché la rappresentanza in giudizio per le

controversie relative al tributo stesso.

34. Ai fini della verifica del corretto assolvimento degli obblighi tributari, il funzionario

responsabile può inviare questionari al contribuente, richiedere dati e notizie a uffici pubblici

ovvero a enti di gestione di servizi pubblici, in esenzione da spese e diritti, e disporre l’accesso ai

locali ed aree assoggettabili a tributo, mediante personale debitamente autorizzato e con preavviso

di almeno sette giorni.

35. In caso di mancata collaborazione del contribuente od altro impedimento alla diretta rilevazione,

l’accertamento può essere effettuato in base a presunzioni semplici di cui all’articolo 2729 del

codice civile.

36. In caso di omesso o insufficiente versamento del tributo risultante dalla dichiarazione, si applica

l’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.

37. In caso di omessa presentazione della dichiarazione, si applica la sanzione dal 100 per cento al

200 per cento del tributo non versato, con un minimo di 50 euro.

38. In caso di infedele dichiarazione, si applica la sanzione dal 50 per cento al 100 per cento del

tributo non versato, con un minimo di 50 euro.

39. In caso di mancata, incompleta o infedele risposta al questionario di cui al comma 33, entro il

termine di sessanta giorni dalla notifica dello stesso, si applica la sanzione da euro 100 a euro 500.

40. Le sanzioni di cui ai commi 37 e 38 sono ridotte ad un terzo se, entro il termine per la

proposizione del ricorso, interviene acquiescenza del contribuente, con pagamento del tributo, se

dovuto, della sanzione e degli interessi.

41. Resta salva la facoltà del comune di deliberare con il regolamento circostanze attenuanti o

esimenti nel rispetto dei principi stabiliti dalla normativa statale.

42. Per tutto quanto non previsto dalle disposizioni del presente articolo concernenti il tributo

comunale rifiuti e servizi, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 1, commi da 161 a 170,

della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Resta ferma l’applicazione dell’articolo 52 del decreto

legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.

43. A decorrere dal 1° gennaio 2013 sono soppressi tutti i vigenti prelievi relativi alla gestione dei

rifiuti urbani, sia di natura patrimoniale sia di natura tributaria. All’articolo 195, comma 2, lettera

e), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono abrogate le parole da “Ai rifiuti assimilati”

fino a “la predetta tariffazione”.

44. L’articolo 14, comma 7, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, è abrogato, con efficacia a

decorrere dalla data di cui al comma 43.

Art. 12

Disposizioni in materia di accise

1. A decorrere dal 1° gennaio 2012, le seguenti aliquote di accisa di cui all'Allegato I del testo unico

delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative

sanzioni penali e amministrative, approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e

successive modificazioni, sono fissate nelle misure sottoindicate:

a) benzina e benzina con piombo: euro 704,20 per mille litri;

b) gasolio usato come carburante: euro 593,20 per mille litri;

c) gas di petrolio liquefatti usati come carburante: euro 267,77 per mille chilogrammi;

d) gas naturale per autotrazione: euro 0,00331per metro cubo.

2. A decorrere dal 1° gennaio 2013, l’aliquota di accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo

nonché l’aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante, di cui all’allegato I del testo unico

richiamato nel comma 1, sono fissate, rispettivamente, ad euro 704,70 per mille litri e ad euro

593,70 per mille litri.

3. Agli aumenti di accisa sulle benzine, disposti dai commi 1, lettera a), e 2, non si applica

l'articolo 1, comma 154, secondo periodo, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

4. Il maggior onere conseguente agli aumenti dell’aliquota di accisa sul gasolio usato come

carburante, disposti dai commi 1, lettera b), e 2, è rimborsato, con le modalità previste dall’articolo

6, comma 2, primo e secondo periodo, del decreto legislativo 2 febbraio 2007, n. 26, nei confronti

dei soggetti di cui all’articolo 5, comma 1, limitatamente agli esercenti le attività di trasporto merci

con veicoli di massa massima complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate, e comma 2, del decreto

legge 28 dicembre 2001, n. 452, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2002, n. 16.

5. Le variazioni di accisa stabilite nel comma 1 per la benzina, per la benzina con piombo, per

il gasolio usato come carburante e per i gas di petrolio liquefatti usati come carburante si applicano

anche ai prodotti già immessi in consumo e che alle ore zero del 1° gennaio 2012 sono posseduti in

quantità superiore a 3.000 chilogrammi dagli esercenti dei depositi per uso commerciale ed in

quantità superiore a 4.000 litri dagli esercenti impianti di distribuzione stradale di carburanti.

6. I possessori dei prodotti di cui al comma 5 comunicano le giacenze possedute agli uffici

delle dogane competenti per territorio entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente

disposizione ed entro lo stesso termine devono versare la differenza di imposta sulle giacenze

dichiarate.

7. Al fine di finanziare le spese relative al trasporto pubblico locale, anche ferroviario, le

regioni a statuto ordinario possono elevare la misura dell’imposta regionale di cui all’articolo 17,

comma 1, del decreto legislativo 21 dicembre 1990, n. 398, fino ad un centesimo di euro per litro,

ulteriore rispetto alla misura massima consentita; per la medesima finalità le predette regioni

possono stabilire, con proprie leggi, che l’imposta regionale anzidetta si applichi, in misura

comunque non superiore ad un centesimo di euro al litro, anche al gasolio usato come carburante

erogato dagli impianti di distribuzione di carburante ubicati nelle rispettive regioni. Le spese

relative al trasporto pubblico locale, anche ferroviario, finanziate con le maggiori entrate derivanti

dal presente comma non rilevano ai fini del rispetto del patto di stabilità interno.

8. (TPL) Per l’anno 2011, alle esigenze del trasporto pubblico locale ferroviario, al fine di

assicurare nelle regioni a statuto ordinario i necessari servizi da parte di Trenitalia s.p.a, si provvede

anche nell’ambito delle risorse in conto esercizio destinate al trasporto pubblico locale di cui

all’articolo 25, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con

modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e dal relativo decreto di attuazione del 22 luglio

2009.

                                                                 Art. 13

                                                 Disposizioni in materia di IRPEF

1. In considerazione della eccezionalità della situazione economica internazionale e tenuto conto

delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede

europea, a decorrere dal 1° gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2014, l’aliquota del 43 per cento

prevista nell’articolo 11, comma 1, lettera e), del testo unico delle imposte sui redditi di cui al

decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), è incrementata di 3 punti

percentuali. Sono abrogate, con effetto dall’anno 2011, le disposizioni di cui all’articolo 2, comma

2, del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre

2011, n. 148, e del relativo decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 21 novembre 2011.

L’incremento previsto dal presente comma non si applica ai redditi assoggettati alla riduzione di cui

all'articolo 9, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,

dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e di cui all'articolo 18, comma 22-bis, del decreto-legge 6 luglio

2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

                                                                            Art. 14

Disposizioni per la tassazione di auto di lusso, imbarcazioni ed aerei

1. (AUTO) A decorrere dai pagamenti dovuti dal 1° gennaio 2012, per le autovetture e per gli

autoveicoli per il trasporto promiscuo di persone, limitatamente a quelli immatricolati a decorrere

dal 1° gennaio 2008, è dovuta un’addizionale erariale della tassa automobilistica, pari ad euro venti

per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a centosettanta chilowatt, da versare alle entrate

del bilancio dello Stato. Il versamento dell'addizionale è effettuato, negli stessi termini di

pagamento della tassa automobilistica ordinaria, esclusivamente con le modalità previste

dall'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, utilizzando il modello «F24 elementi

identificativi», con esclusione della compensazione di cui al medesimo articolo 17 del decreto

legislativo n. 241 del 1997. In caso di omesso o insufficiente versamento dell'addizionale si applica

la sanzione di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, pari al 30 per

cento dell'importo non versato. Resta fermo quanto previsto nel decreto 7 ottobre 2011 del

Ministero dell'economia e delle finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 11 ottobre 2011, n. 237.

2. A decorrere dai pagamenti indicati al comma 1, l’addizionale erariale alla tassa automobilistica

istituita dal comma 21 dell’articolo 23 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con

modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, si applica nella misura ivi prevista limitatamente

alle autovetture e agli autoveicoli per il trasporto promiscuo di persone, immatricolati

antecedentemente al 1° gennaio 2008.

3. (imbarcazioni) Dal 1° maggio 2012 le navi ed imbarcazioni da diporto nazionali ed estere, che

stazionino in porti marittimi nazionali, navighino o siano ancorate in acque pubbliche anche se in

concessione a privati, sono soggette al pagamento della tassa per ogni giorno o frazione di esso,

nelle misure di seguito indicate:

a) euro 7 giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 10,01 metri a 12

metri;

b) euro 12 giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 12,01 metri a 14

metri;

c) euro 40 giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 14,01 a 17 metri;

d) euro 75 giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 17,01 a 24 metri;

e) euro 150 giornalieri per le navi da diporto di lunghezza da 24,01 metri.

4. La tassa di cui al comma 3 è ridotta al 50% per le unità da diporto sopra indicate che si trovino in

un’area di rimessaggio in secco, per i giorni di effettiva permanenza in rimessaggio. In detti casi,

l’importo della riduzione è deducibile da quanto dovuto per gli anni successivi secondo le risultanze

dei relativi contratti di rimessaggio, da conservare secondo i termini di legge. Gli importi non

deducibili possono essere rimborsati con le modalità definite dal provvedimento del Direttore

dell’Agenzia delle Entrate di cui al comma 7.

5. Le disposizioni di cui ai commi da 3 a 11 non si applicano alle navi ed imbarcazioni da diporto

di proprietà o in uso allo Stato e ad altri enti pubblici, a quelle obbligatorie di salvataggio, nonché ai

battelli di servizio, purché questi rechino l’indicazione dell’imbarcazione o della nave al cui

servizio sono posti.

6. Sono tenuti al pagamento della tassa di cui al comma 3 i proprietari, gli usufruttuari, gli

acquirenti con patto di riservato dominio o gli utilizzatori a titolo di locazione finanziaria.

7. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate sono stabilite le modalità ed i

termini di pagamento della tassa di cui al comma 3, di comunicazione dei dati identificativi della

nave o imbarcazione da diporto e delle informazioni necessarie all’attività di controllo. I pagamenti

sono eseguiti anche con moneta elettronica senza oneri a carico del bilancio dello Stato.

8. La ricevuta di pagamento della tassa di cui al comma 3, anche elettronica, deve essere esibita dal

comandante dell’imbarcazione all’Agenzia delle Dogane o all’impianto di distribuzione di

carburante, per l’annotazione nei registri di carico-scarico ed i controlli a posteriori, al fine di

ottenere l’uso agevolato del carburante per lo stazionamento o la navigazione.

9. Il gettito della tassa di cui al comma 3 affluisce all’entrata del bilancio dello Stato.

10. Le Capitanerie di porto, le forze preposte alla tutela della sicurezza e alla vigilanza in mare,

nonché le altre forze preposte alla pubblica sicurezza o gli altri organi di polizia giudiziaria e

tributaria vigilano sul corretto assolvimento degli obblighi derivanti dal presente articolo ed

elevano, in caso di violazione, apposito processo verbale di constatazione che trasmettono alla

direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate competente per territorio, in relazione al luogo della

commissione della violazione, per l’accertamento della stessa. Per l’accertamento, la riscossione e il

contenzioso si applicano le disposizioni in materia di imposte sui redditi; per l’irrogazione delle

sanzioni si applicano le disposizioni di cui al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, esclusa

la definizione ivi prevista. Le violazioni possono essere definite entro sessanta giorni dalla

elevazione del processo verbale di constatazione mediante il pagamento della tassa e della sanzione

minima ridotta al cinquanta per cento. Le controversie concernenti la tassa di cui al comma 3 sono

devolute alla giurisdizione delle commissioni tributarie ai sensi del decreto legislativo 31 dicembre

1992, n. 546.

11. Per l’omesso, ritardato o parziale versamento della tassa di cui al comma 3 si applica una

sanzione amministrativa tributaria dal 200 al 300 per cento dell’importo non versato, oltre

all’importo della tassa dovuta.

12. (aeromobili) È istituita l’imposta erariale sugli aeromobili privati, di cui all’articolo 744 del

codice della navigazione, immatricolati nel registro aeronautico nazionale, nelle seguenti misure

annuali:

a) velivoli con peso massimo al decollo:

1) fino a 1.000 kg., euro 1,50 al kg;

2) fino a 2.000 kg., euro 2,45 al kg;

3) fino a 4.000 kg., euro 4,25 al kg;

4) fino a 6.000 kg., euro 5,75 al kg;

5) fino a 8.000 kg., euro 6,65 al kg;

6) fino a 10.000 kg., euro 7,10 al kg;

7) oltre 10.000 kg., euro 7,55 al kg;

b) elicotteri: l’imposta dovuta è pari al doppio di quella stabilita per i velivoli di

corrispondente peso;

c) alianti, motoalianti, autogiri e aerostati, euro 450,00;

13. L’imposta è dovuta da chi risulta dai pubblici registri essere proprietario, usufruttuario,

acquirente con patto di riservato dominio, ovvero utilizzatore a titolo di locazione finanziaria

dell’aeromobile, ed è corrisposta all’atto della richiesta di rilascio o di rinnovo del certificato di

revisione della aeronavigabilità in relazione all’intero periodo di validità del certificato stesso. Nel

caso in cui il certificato abbia validità inferiore ad un anno l’imposta è dovuta nella misura di un

dodicesimo degli importi di cui al comma 12 per ciascun mese di validità.

14. Per gli aeromobili con certificato di revisione della aeronavigabilità in corso di validità alla data

di entrata in vigore del presente decreto l’imposta è versata, entro novanta giorni da tale data, in

misura pari a un dodicesimo degli importi stabiliti nel comma 12 per ciascun mese da quello in

corso alla predetta data sino al mese in cui scade la validità del predetto certificato. Entro lo stesso

termine deve essere pagata l’imposta relativa agli aeromobili per i quali il rilascio o il rinnovo del

certificato di revisione della aeronavigabilità avviene nel periodo compreso fra la data di entrata in

vigore del presente decreto ed il 31 gennaio 2012.

15. Sono esenti dall’imposta di cui al comma 12 gli aeromobili di Stato e quelli ad essi equiparati;

gli aeromobili di proprietà o in esercenza dei licenziatari dei servizi di linea e non di linea, nonché

del lavoro aereo, di cui al codice della navigazione, parte seconda, libro I, titolo VI, capi I, II e III;

gli aeromobili di proprietà o in esercenza delle Organizzazioni Registrate (OR), delle scuole di

addestramento FTO (Flight Training Organisation) e dei Centri di Addestramento per le

Abilitazioni (TRTO - Type Rating Training Organisation); gli aeromobili di proprietà o in

esercenza dell’Aero Club d’Italia, degli Aero Club locali e dell’Associazione nazionale

paracadutisti d’Italia; gli aeromobili immatricolati a nome dei costruttori e in attesa di vendita; gli

aeromobili esclusivamente destinati all’elisoccorso o all’aviosoccorso.

16. L’imposta di cui al comma 12 è versata secondo modalità stabilite con provvedimento del

Direttore dell’Agenzia delle entrate da emanarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del

presente decreto.

                                                                      Art. 15

                                                                  Canone RAI

1. Le imprese e le società, ai sensi di quanto previsto dal D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, nella

relativa dichiarazione dei redditi, devono indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o

alla televisione la categoria di appartenenza ai fini dell'applicazione della tariffa di abbonamento

radiotelevisivo speciale, nonché gli altri elementi che saranno eventualmente indicati nel

provvedimento di approvazione del modello per la dichiarazione dei redditi, ai fini della verifica del

pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo speciale».

                                                                               Art. 16

                                                                 Clausola di salvaguardia

1. All’articolo 40 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15

luglio 2011, n. 111, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 ter è sostituito dal seguente:

“1-ter. A decorrere dal 1° gennaio 2013 le aliquote Iva del 10 e del 21 per cento sono incrementate

di 2 punti percentuali. A decorrere dal 1° gennaio 2014 le predette aliquote sono ulteriormente

incrementate di 0,5 punti percentuali.

b) al comma 1-quater, la parola: “settembre” è sostituita dalla seguente: “dicembre”; la parola:

“adottati” è sostituita dalle seguenti: “entrati in vigore”; le parole: “4.000 milioni di euro per l’anno

2012, nonché a 16.000 milioni”, sono sostituite dalle seguenti: “12.000 milioni”; le parole: “20.000

milioni” sono sostituite dalle seguenti: “16.000 milioni”.

                                                                       Art. 17

                             Disposizioni in materia di imposta di bollo su titoli, strumenti e prodotti finanziari

1. All’articolo 13 della Tariffa, parte prima, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 642, il comma

2-ter è sostituto dal seguente:

articolo

della

Tariffa

Indicazione degli atti soggetti

all’imposta

Imposte dovute

fisse

Imposte dovute

proporzionali

13 Le comunicazioni relative ai

prodotti e agli strumenti

finanziari, anche non soggetti

ad obbligo di deposito, ad

esclusione dei fondi pensione e

dei fondi sanitari

Per ogni esemplare, sul

complessivo valore di mercato

o, in mancanza, sul valore

nominale o di rimborso (fino

ad un valore massimo di euro

…)

X per cento (o per

mille) annuo

2. Nella Nota 3-ter all’articolo 13 della Tariffa allegata al DPR26 ottobre 1972, n. 642:

- il secondo periodo è sostituito dal seguente: “L’estratto conto, compresa la comunicazione relativa

agli strumenti ed ai prodotti finanziari, anche non soggetti all’obbligo di deposito, si considera in

ogni caso inviato almeno una volta nel corso dell’anno, anche nel caso in cui non sussista un

obbligo di invio. Se le comunicazioni sono inviate periodicamente nel corso dell’anno, l’imposta di

bollo dovuta è rapportata al periodo rendicontato”;

- l’ultimo periodo è sostituito dal seguente: “Non sono altresì soggette all’imposta le comunicazioni

relative ai prodotti e agli strumenti finanziari, il cui complessivo valore di mercato o, in mancanza,

il valore nominale o di rimborso sia pari o inferiore a 5.000 euro presso ciascun soggetto tenuto

all’invio della comunicazione”.

                                                                        Art. 18

                                                           llineamento partecipazioni

1. La disposizione del comma 12 dell’articolo 23 del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito,

con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, si applica anche alle operazioni effettuate nel

periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2011. Il versamento dell'imposta sostitutiva è dovuto in

due rate di pari importo da versare entro il termine di scadenza dei versamenti a saldo delle imposte

sui redditi dovute per i periodi d’imposta 2012 e 2013

2. Gli effetti del riallineamento di cui al comma 1 decorrono dal periodo d'imposta successivo a

quello in corso al 31 dicembre 2014.

3. Si applicano, ove compatibili, le modalità di attuazione dei commi da 12 a 14 dell’articolo 23 del

decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111,

disposte con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 22 novembre 2011.

                                                                      Art. 19

                                                                        DTA

All’art. 2 del decreto-legge 29.12.2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 febbraio

2011, n. 10, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 56:

1) dopo le parole “dei soci” sono aggiunte le seguenti: “- o dei diversi organi

competenti per legge -”;

2) dopo l’ultimo periodo è aggiunto il seguente: “Con decorrenza dal periodo d’imposta

in corso alla data di approvazione del bilancio, non sono deducibili i componenti

negativi corrispondenti alle attività per imposte anticipate trasformate in credito

d’imposta ai sensi del presente comma.”

b) dopo il comma 56, sono inseriti i seguenti:

“56-bis. La quota delle attività per imposte anticipate iscritte in bilancio relative alle perdite

di cui all’art. 84 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente

della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e derivante dalla deduzione dei componenti

negativi di reddito di cui al comma 55, è trasformata per intero in crediti d’imposta. La

trasformazione decorre dalla data di presentazione della dichiarazionedei redditi in cui viene

rilevata la perdita di cui al presente comma. La perdita del periodo d’imposta rilevata nella

dichiarazione dei redditi di cui al periodo precedente è computata in diminuzione del reddito

dei periodi d’imposta successivi per un ammontare pari alla perdita del periodo d’imposta

rilevata nella dichiarazione dei redditi di cui al periodo precedente ridotta dei componenti

negativi di reddito che hanno dato luogo alla quota di attività per imposte anticipate

trasformata in crediti d’imposta ai sensi del presente comma.

56-ter. La disciplina di cui ai commi 55, 56 e 56-bis si applica anche ai bilanci di

liquidazione volontaria ovvero relativi a società sottoposte a procedure concorsuali o di

gestione delle crisi, ivi inclusi quelli riferiti all’amministrazione straordinaria e alla

liquidazione coatta amministrativa di banche e altri intermediari finanziari vigilati dalla

Banca d’Italia. Qualora il bilancio finale per cessazione di attività, dovuta a liquidazione

volontaria, fallimento o liquidazione coatta amministrativa, evidenzi un patrimonio netto

positivo, è trasformato in crediti d’imposta l’intero ammontare di attività per imposte

anticipate di cui ai commi 55 e 56. Alle operazioni di liquidazione volontaria di cui al

presente comma si applicano le disposizioni previste dall’articolo 37-bis del decreto del

Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.”

c) al comma 57:

1) nel primo periodo, le parole “al comma 55” sono sostituite dalle parole “ai commi

55, 56, 56-bis e 56-ter” e le parole “rimborsabile né” sono soppresse;

2) nel secondo periodo, le parole “può essere ceduto ovvero” sono soppresse;

3) nel secondo periodo, dopo le parole “n. 241” sono aggiunte le seguenti: “, ovvero

può essere ceduto al valore nominale secondo quanto previsto dall’articolo 43-ter del

decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.”;

4) dopo il terzo periodo, è aggiunto il seguente periodo: “L’eventuale credito che

residua dopo aver effettuato le compensazioni di cui al secondo periodo del presente

comma è rimborsabile.”;

5) l’ultimo periodo è soppresso.

d) Nel comma 58 dopo le parole “modalitàdi attuazione” sono aggiunte le parole “dei commi

55, 56, 56-bis, 56-ter e 57”.

                                                                            Art. 20

                                               Diminuzione della deduzione per auto aziendali

1. All’articolo 164, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n.

917, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) alla lettera b), le parole: “nella misura del 40 per cento” sono sostituite, ovunque

ricorrano, dalle seguenti parole “nella misura del 30 per cento”;

b) alla lettera b-bis), le parole: “nella misura del 90 per cento” sono sostituite dalle

seguenti parole “nella misura del 70 per cento”.

2. In deroga all’articolo 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, le disposizioni di cui al comma 1

si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del

presente decreto.

                                             Capo III Riduzioni di spesa. Costi degli apparati

                                                                           Art. 21

Soppressione enti e organismi

1. In considerazione del processo di convergenza ed armonizzazione del sistema pensionistico

attraverso l’applicazione del metodo contributivo, nonché al fine di migliorare l’efficienza e

l’efficacia dell’azione amministrativa nel settore previdenziale e assistenziale, l’INPDAP e

l’ENPALS sono soppressi dalla data di entrata in vigore del presente decreto e le relative funzioni

sono attribuite all’ INPS, che succede in tutti i rapporti attivi e passivi degli Enti soppressi.

2. Con decreti di natura non regolamentare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di

concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro 60 giorni

dall’approvazione dei bilanci di chiusura delle relative gestioni degli Enti soppressi alla data di

entrata in vigore del presente decreto legge e sulla base delle risultanze dei bilanci medesimi, da

approvare entro il 31 marzo 2012, le risorse strumentali, umane e finanziarie degli Enti soppressi

sono trasferite all’INPS, la cui dotazione organica è incrementata di un numero corrispondente alle

unità di personale di ruolo dell’INPDAP e dell’ENPALS. I due posti di direttore generale degli Enti

soppressi sono trasformati in altrettanti posti di livello dirigenziale generale dell’INPS, con

conseguente aumento della dotazione organica dell’Istituto incorporante.

3. L’Inps subentra, altresì, nella titolarità dei rapporti di lavoro diversi da quelli di cui al comma 2

per la loro residua durata.

4. Gli organi di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479 e

successive modificazioni e integrazioni, degli Enti soppressi ai sensi del comma 1, cessano dalla

data di adozione dei decreti di cui al comma 2.

5. I posti corrispondenti all’incarico di componente del Collegio dei sindaci dell’INPDAP, di

qualifica dirigenziale generale non inferiore a dirigente generale, in posizione di fuori ruolo

istituzionale, sono così rideterminati:

a) in considerazione dell’incremento dell’attività dell’INPS derivante dalla soppressione degli Enti

di cui al comma 1, due posti, di cui uno per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed uno

per il Ministero dell’economia e delle finanze, incrementano il numero dei componenti del Collegio

dei sindaci dell’ INPS; b) due posti per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e tre posti per

il Ministero dell’economia e delle finanze sono trasformati in posizioni di livello dirigenziale

generale per le esigenze di consulenza, studio e ricerca dei rispettivi Ministeri, in attesa della

emanazione delle disposizioni regolamentari intese ad adeguare in conseguenza l’organizzazione

dei medesimi Ministeri. La disposizione di cui all’articolo 3, comma 7, del citato decreto legislativo

n. 479 del 1994, si interpreta nel senso che i relativi posti concorrono alla determinazione delle

percentuali di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive

modifiche ed integrazioni, relativamente alle dotazioni organiche dei Ministeri di appartenenza.

6. Per le medesime esigenze di cui al comma 5, lettera a), e per assicurare una adeguata

rappresentanza degli interessi cui corrispondevano le funzioni istituzionali di ciascuno degli enti

soppressi di cui al comma 1, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’INPS è integrato di sei

rappresentanti secondo criteri definiti con decreto, non regolamentare, del Ministro del lavoro e

delle politiche sociali.

7. Entro sei mesi dall’emanazione dei decreti di cui al comma 2, l’Inps provvede alla

rideterminazione delle proprie dotazioni organiche e al riassetto organizzativo e funzionale

conseguente alla soppressione degli Enti di cui al comma 1.

8. Le disposizioni dei commi da 1 a 8 comportano una riduzione dei costi complessivi di

funzionamento relativi all’INPS ed agli Enti soppressi non inferiore a 20 milioni di euro nel 2012,

50 milioni di euro per l’anno 2013 e 100 milioni di euro a decorrere dal 2014.

9. Al fine di razionalizzare le attività di approvvigionamento idrico nei territori delle Regioni Puglia

e Basilicata, nonché nei territori della provincia di Avellino, a decorre dalla data di entrata in vigore

del presente decreto, l’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione Fondiaria in Puglia e

Lucania (EIPLI) è soppresso.

10. Le funzioni del soppresso Ente con le relative risorse umane e strumentali, nonché tutti i

rapporti attivi e passivi, a decorrere dalla medesima data, sono trasferiti alle Regioni interessate.

11. Entro sei mesi dalla entrata in vigore del presente decreto, le Regioni interessate provvedono

d’intesa alla riorganizzazione delle strutture e delle funzioni dell’Ente soppresso.

12. A far data dalla soppressione di cui comma 9 e fino all’adozione delle misure di cui al comma

11, le funzioni dell’Ente sono assicurate dall’attuale gestione commissariale.

13. Al fine di razionalizzare lo svolgimento delle attività finanziarie nel settore agricolo, agroindustriale

e agro-alimentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto

la società ISA S.p.A. è sciolta ed è posta in liquidazione con le modalità previste dal codice civile.

çççççççççççççççççççç

16. A decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto, è istituito, sotto la vigilanza del Ministro

dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Consorzio nazionale per i grandi laghi

prealpini, che svolge le funzioni, con le inerenti risorse finanziarie strumentali e di personale,

attribuite dall’articolo 63, comma 8, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 al consorzio del

Ticino - Ente autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio dell'opera regolatrice del lago

Maggiore, al consorzio dell'Oglio - Ente autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio

dell'opera regolatrice del lago d'Iseo e al consorzio dell’Adda - Ente autonomo per la costruzione,

manutenzione ed esercizio dell'opera regolatrice del lago di Como. Per garantire l'ordinaria

amministrazione e lo svolgimento delle attività istituzionali fino all'avvio del Consorzio nazionale,

il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con proprio decreto, da emanarsi

entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, nomina un commissario e un

subcommissario. Dalla data di insediamento del commissario, il consorzio del Ticino - Ente

autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio dell'opera regolatrice del lago Maggiore, il

consorzio dell'Oglio - Ente autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio dell'opera

regolatrice del lago d'Iseo e il consorzio dell’Adda - Ente autonomo per la costruzione,

manutenzione ed esercizio dell'opera regolatrice del lago di Como sono soppressi. La

denominazione “Consorzio nazionale per i grandi laghi prealpini” sostituisce, ad ogni effetto e

ovunque presente, le denominazioni: <<Consorzio del Ticino - Ente autonomo per la costruzione,

manutenzione ed esercizio dell'opera regolatrice del lago Maggiore>>, <<Consorzio dell'Oglio -

Ente autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio dell'opera regolatrice del lago

d'Iseo>> e <<Consorzio dell’Adda - Ente autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio

dell'opera regolatrice del lago di Como». Con decreti di natura non regolamentare del Ministro

dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro dell'economia e delle

finanze, da adottarsi entro e non oltre sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di

conversione del presente decreto, sentite le Commissioni parlamentari competenti in materia di

ambiente, che si esprimono entro venti giorni dalla data di assegnazione, sono determinati, in

coerenza con obiettivi di funzionalità, efficienza, economicità e rappresentatività, gli organi di

amministrazione e controllo, la sede, nonché le modalità di funzionamento, e sono trasferite le

risorse strumentali, umane e finanziarie degli enti soppressi, sulla base delle risultanze dei bilanci di

chiusura delle relative gestioni alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

Dall'attuazione del presente comma, compresa l'attività dei commissari, non devono derivare nuovi

o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

°°°°°°°°°°

24. Gli enti di cui all’allegato B sono soppressi a decorrere dalla data di entrata in vigore del

presente decreto e i relativi organi decadono, fatti salvi gli adempimenti di cui al comma 27.

25. Le funzioni attribuite agli enti di cui al comma 24 dalla normativa vigente e le inerenti risorse di

personale, finanziarie e strumentali, compresi i relativi rapporti giuridici attivi e passivi, sono

trasferiti, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, neppure giudiziale, agli enti

corrispondentemente indicati nel medesimo allegato B.

26. Con decreti non regolamentari del Ministro vigilante interessato, di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la

semplificazione, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto,

sono trasferite le risorse strumentali, umane e finanziarie degli enti soppressi. Fino all’adozione dei

predetti decreti, per garantire la continuità dei rapporti già in capo all’ente soppresso, l’ente

incorporante può delegare uno o più dirigenti per lo svolgimento delle attività di ordinaria

amministrazione, ivi comprese le operazioni di pagamento e riscossione a valere sui conti correnti

già intestati all’ente soppresso che rimangono aperti fino alla data di emanazione dei decreti

medesimi.

27. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legge, i bilanci di

chiusura degli enti soppressi sono deliberati dagli organi in carica alla data di cessazione dell’ente,

corredati della relazione redatta dall’organo interno di controllo in carica alla data di soppressione

dell’ente medesimo e trasmessi per l’approvazione al Ministero vigilante al Ministero

dell’economia e delle finanze. Ai componenti degli organi degli enti di cui al comma 24, i

compensi, indennità o altri emolumenti comunque denominati ad essi spettanti sono corrisposti fino

alla data di soppressione. Per gli adempimenti di cui al primo periodo del presente comma ai

componenti dei predetti organi spetta esclusivamente, ove dovuto, il rimborso delle spese

effettivamente sostenute nella misura prevista dai rispettivi ordinamenti.

28. Il personale a tempo indeterminato in servizio, alla data di entrata in vigore del presente decreto,

presso i predetti enti è trasferito agli enti rispettivamente individuati nel richiamato allegato B, e

sono inquadrati sulla base di un’apposita tabella di corrispondenza approvata con decreto del

Ministro interessato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per

la pubblica amministrazione e la semplificazione.

29. Gli enti di destinazione adeguano le proprie dotazioni organiche in relazione al personale

trasferito mediante i provvedimenti previsti dai rispettivi ordinamenti, nel rispetto dell’articolo 1,

comma 3, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14

settembre 2011, n. 148.

30. I dipendenti trasferiti mantengono l’inquadramento previdenziale di provenienza nonché il

trattamento economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative,

corrisposto al momento dell’inquadramento. Nel caso in cui risulti più elevato rispetto a quello

previsto per il personale dell’amministrazione di destinazione, è attribuito per la differenza un

assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo

conseguiti.

31. Per i restanti rapporti di lavoro le amministrazioni di destinazione subentrano nella titolarità del

rapporto fino alla naturale scadenza.

32. Gli enti di destinazione esercitano i compiti e le funzioni facenti capo agli enti soppressi con le

articolazioni amministrative individuate mediante le ordinarie misure di definizione del relativo

assetto organizzativo. Al fine di garantire la continuità delle attività di interesse pubblico già facenti

capo agli enti di cui al presente comma fino al perfezionamento del processo di riorganizzazione

indicato, l’attività facente capo ai predetti enti continua ad essere esercitata presso le sedi e gli uffici

già a tal fine utilizzati.

                                                                      ALLEGATO B

Ente soppresso Amministrazione

interessata

Ente accorpante

Agenzia nazionale per la regolazione Ministero Autorità per l’energia elettrica e il

e la vigilanza in materia di acqua dell’ambiente e della

tutela del territorio e

del mare

gas

Agenzia per la sicurezza nucleare Ministero per lo

sviluppo economico

Autorità per l’energia elettrica e il

gas

Agenzia nazionale di

regolamentazione del settore postale

Ministero dello

sviluppo economico

Autorità per le garanzie nelle

comunicazioni

33. L’Agenzia nazionale del turismo (ENIT) è soppressa a decorrere dalla data di entrata in vigore

del presente decreto.

34. Salvo quanto previsto nei commi 36 e 37 del presente articolo, le funzioni attribuite all’ENIT

dalla normativa vigente e le inerenti risorse di personale, finanziarie e strumentali, compresi i

relativi rapporti giuridici attivi e passivi, sono trasferiti, senza che sia esperita alcuna procedura di

liquidazione, anche giudiziale, al Ministero dello sviluppo economico, il quale è conseguentemente

riorganizzato ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e successive

modificazioni, nel rispetto dell’articolo 1, comma 3, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138,

convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. Le risorse già destinate

all’ENIT per il finanziamento dell’attività di promozione e di sviluppo del turismo, come

determinate dalla legge 11 ottobre 1990, n. 292 recante “Ordinamento dell’Ente Nazionale per il

Turismo” come rideterminata dalla tabella C della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono trasferite

in un apposito fondo da ripartire per la promozione e lo sviluppo del turismo da istituire nello stato

di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. La dotazione del fondo è determinata in

euro 18.641.742 per l’anno 2012, in euro 18.970.742 per l’anno 2013 ed in euro 19.303.742 a

decorrere dall’anno 2014.

35. Con uno o più decreti di natura non regolamentare del Presidente del Consiglio dei Ministri, su

proposta del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero degli affari esteri, di concerto con

il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro della pubblica amministrazione e la

semplificazione, adottati entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, si

provvede all’individuazione delle risorse umane, strumentali e finanziarie nonché dei rapporti

giuridici attivi e passivi trasferiti al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero degli affari

esteri. Con i medesimi decreti il Ministero dello sviluppo economico provvede a rideterminare le

dotazioni organiche in misura corrispondente alle unità di personale in servizio a tempo

indeterminato trasferito. Fino all’adozione dei predetti decreti, per garantire la continuità dei

rapporti già in capo all’ente soppresso, il Ministero per lo sviluppo economico può delegare uno o

più dirigenti per lo svolgimento delle attività di ordinaria amministrazione, ivi comprese le

operazioni di pagamento e riscossione a valere sui conti correnti intestati all’ENIT che rimangono

aperti fino alla data di emanazione dei decreti medesimi; entro i quindici giorni successivi, le

residue disponibilità finanziarie dell’ENIT sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per

essere riassegnate al fondo di cui al comma 34. Il Ministro dell’economia e delle finanze è

autorizzato ad apportare, con propri decreti, negli stati di previsione dei Ministeri interessati, le

variazioni di bilancio occorrenti in relazione alla soppressione dell’Agenzia.

36. Il personale in servizio presso i soppressi uffici dell’ENIT all’estero opera fino alla scadenza

dell’incarico, nelle Rappresentanze diplomatiche e consolari, all’interno di Sezioni per la

promozione degli scambi appositamente istituite nell’ambito delle risorse trasferite al Ministero

degli affari esteri, ai sensi dei commi 34 e 35. Il personale locale, impiegato con rapporti di lavoro,

anche a tempo indeterminato, disciplinati secondo l’ordinamento dello Stato estero, è attribuito al

Ministero degli affari esteri.

37. Ciascuna sezione per la promozione degli scambi è coordinata dal Capo Missione, nel quadro

delle sue funzioni di vigilanza e di direzione e opera in linea con le strategie di promozione definite

dal Dipartimento del Turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

39

38. I dipendenti a tempo indeterminato del soppresso ENIT, fatto salvo quanto previsto per il

personale locale di cui al comma 36, sono inquadrati nei ruoli del Ministero dello sviluppo

economico sulla base di apposite tabelle di corrispondenza approvate con uno o più decreti del

Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, su proposta del Ministro dello

sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, assicurando

l’invarianza della spesa complessiva.

39 I dipendenti trasferiti mantengono l’inquadramento previdenziale di provenienza nonché il

trattamento economico fondamentale ed accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative,

corrisposto al momento dell’inquadramento. Nel caso in cui tale trattamento risulti più elevato

rispetto a quello previsto per il personale del Ministero, è attribuito per la differenza un assegno ad

personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo conseguiti.

40. Per i restanti rapporti di lavoro l’amministrazione di destinazione subentra nella titolarità del

rapporto fino alla naturale scadenza.

41. Dall’attuazione dei commi da 17 a 40 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della

finanza pubblica.

42. L’articolo 104 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 è soppresso. Le funzioni già svolte

dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione locale sono svolte dalla Scuola superiore

dell’amministrazione dell’interno, che subentra, a decorrere dalla data di entrata in vigore del

presente provvedimento, nella titolarità dei beni, del personale in servizio a tempo indeterminato e

delle risorse finanziarie. All’articolo 98 del predetto decreto legislativo, il comma 4 è sostituito dal

seguente: “4. L'iscrizione all'albo è subordinata al possesso dell'abilitazione concessa dalla Scuola

superiore dell’amministrazione dell’interno.”

43. Il personale a tempo indeterminato in servizio, alla data di entrata in vigore del presente

provvedimento, presso la Scuola superiore dell’amministrazione locale è trasferito alla Scuola

superiore dell’amministrazione dell’interno, ed è inquadrato sulla base di apposita tabella di

corrispondenza, approvata con decreto del Ministro della funzione pubblica di concerto con il

Ministro dell'economia e delle finanze. I dipendenti trasferiti mantengono l’inquadramento

previdenziale di provenienza nonché il trattamento economico fondamentale e accessorio,

limitatamente alle voci fisse e continuative, corrisposto al momento dell'inquadramento. Nel caso in

cui risulti più elevato rispetto a quello previsto per il personale dell'amministrazione di

destinazione, è attribuito per la differenza un assegno ad personam riassorbibile con i successivi

miglioramenti economici a qualsiasi titolo conseguiti.

44. Il primo periodo del comma 5 dell’articolo 2 della legge 29 dicembre 1993, n. 580 è soppresso.

Alla fine del secondo periodo, dopo le parole “sono organismi strumentali dotati di soggettività

tributaria” sono aggiunte le parole “, che operano secondo le norme del diritto privato e nel rispetto

dei criteri di economicità.”

45. Dopo il comma 5 dell’articolo 2 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, sono aggiunti il seguenti:

”5-bis. A decorrere dall’anno 2012, le camere di commercio procedono a liquidare le aziende

speciali che non siano in grado di rispettare il principio di economicità di cui al precedente

comma 5. Il rispetto del medesimo principio è verificato, in fase di prima applicazione, sulla

base del bilancio di esercizio al 31 dicembre 2011 e, successivamente, sulla base del bilanci

di esercizio al 31 dicembre di ciascun anno. Qualora dal bilancio di esercizio al 31 dicembre

risulti che l’equilibrio economico finanziario sia stato conseguito mediante la contribuzione

camerale ovvero qualora l’azienda non abbia approvato o presentato nei termini prescritti il

proprio bilancio d’esercizio al 31 dicembre, la camera di commercio pone l’azienda speciale

in liquidazione entro dieci giorni. Il mancato avvio della procedura di liquidazione comporta

responsabilità erariale a carico dei dirigenti degli uffici responsabili della camera di

commercio, ovvero, qualora questi abbiano presentato l’istruttoria di competenza alla giunta

camerale, a carico dei componenti la giunta stessa. Il liquidatore è nominato tra i dirigenti o i

segretari generali della camera di commercio interessata ovvero di altre camere di

commercio. È vietata la corresponsione di qualsiasi compenso, indennità od emolumento a

qualsiasi titolo al liquidatore. Le liquidazioni si concludono entro il 30 giugno dell’anno

successivo quello cui il bilancio di esercizio si riferisce e, in fase di prima applicazione, entro

il 30 giugno 2012. Oltre il suddetto termine, la camera di commercio subentra nei rapporti

dell’azienda in relazione ai quali esistano contenziosi pendenti. Il collegio dei revisori dei

conti dell’azienda speciale vigila sulla gestione liquidatoria e nessun compenso può essere

corrisposto ai relativi componenti oltre il suddetto termine del 30 giugno 2012.

5-ter. A decorrere dalla data di nomina del commissario liquidatore, il personale a tempo

indeterminato delle aziende speciali poste in liquidazione viene prioritariamente

inquadrato nelle altre aziende speciali della camera di commercio interessata. Ove ciò

non sia possibile, la camera di commercio subentra nei rapporti di lavoro a tempo

indeterminato in essere. Il subentro da parte delle camere di commercio nei rapporti di

lavoro di cui al primo comma avviene nel rispetto di quanto stabilito dall’articolo 76, comma

8, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6

agosto 2008, n. 133. Il trattamento economico complessivamente da riconoscere al predetto

personale non può superare quello percepito dal personale di ruolo della camera che svolge

analoghe funzioni. Al personale delle aziende speciali si applica l’articolo 9 del decreto legge

31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. I

rapporti di lavoro flessibile sono confermati fino alla naturale scadenza e non sono

automaticamente prorogabili o rinnovabili. Per il personale delle aziende speciali sono

confermate le disposizioni di cui al comma 8-bis dell’articolo 76 del decreto legge 25 giugno

2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Le camere di

commercio non possono subentrare nei rapporti con il personale delle aziende speciali poste

in liquidazione i cui statuti, approvati prima dell’entrata in vigore del presente

provvedimento, prevedono la risoluzione dei contratti di lavoro in caso di cessazione

dell’azienda o escludono il subentro della camera di commercio.

46. Entro il 30 giugno 2012, il decreto del Presidente della Repubblica 2 novembre 2005, n. 254, è

adeguato alle previsioni dei commi da 44 a 45.

                                                                              Art. 22

Altre disposizioni in materia di enti e organismi pubblici

1. Ai fini del monitoraggio della spesa pubblica, gli enti e gli organismi pubblici, anche con

personalità giuridica di diritto privato, escluse le società, che ricevono contributi a carico del

bilancio dello Stato o al cui patrimonio lo Stato partecipa mediante apporti, sono tenuti, ove i

rispettivi ordinamenti non lo prevedano, a trasmettere i bilanci alle amministrazioni vigilanti e al

Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, entro

dieci giorni dalla data di delibera o approvazione.

                                                                                  Art. 23

                                     Riduzione dei costi di funzionamento di CNEL, Autorità indipendenti e Province

1. Al fine di perseguire il contenimento della spesa complessiva per il funzionamento delle Autorità

amministrative indipendenti, il numero dei componenti:

a) del Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è ridotto da otto a quattro,

escluso il Presidente;

b) dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture è ridotto da sette a

cinque, compreso il Presidente:

c) dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas è ridotto da cinque a tre, compreso il Presidente;

d) dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato è ridotto da cinque a tre, compreso il

Presidente;

e) della Commissione nazionale per la società e la borsa è ridotto da cinque a tre, compreso il

Presidente;

f) del Consiglio dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo è

ridotto da sei a tre, compreso il Presidente;

g) della Commissione per la vigilanza sui fondi pensione è ridotto da cinque a tre, compreso il

Presidente;

h) della Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni

pubbliche è ridotto da cinque a tre, compreso il Presidente;

i) della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici

essenziali è ridotto da nove a cinque, compreso il Presidente.

2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica ai componenti nominati alla data di entrata in

vigore del presente decreto.

3. L’articolo 1, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni,

nella legge 15 luglio 2011, n. 111, è sostituito dal seguente: “I componenti degli organi di cui

all'allegato B, che siano dipendenti pubblici, possono optare per il mantenimento, in via esclusiva,

del trattamento economico dell'amministrazione di appartenenza, fermo restando il divieto di

cumulo dei trattamenti economici.”.

Ààààààààààà

5. All’articolo 1, comma 3, terzo periodo, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con

modificazioni, nella legge 15 luglio 2011, n. 111, le parole: “31 dicembre 2011” sono sostituite

dalle seguenti: “30 giugno 2012” e le parole: “31 marzo 2012” sono sostituite dalle seguenti: “30

settembre 2012”.

6. Per gli anni 2012 e 2013 le autorità indipendenti possono procedere, per ciascun anno, ad

assunzioni di personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato entro il limite del 20 per cento

delle risorse relative alla cessazione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato intervenute

nell’anno precedente. La predetta facoltà di assunzione di personale è fissata nella misura del 50 per

cento per l’anno 2014 e del 100 per cento a decorrere dall’anno 2015. In ogni caso il numero delle

unità di personale da assumere ai sensi del presente comma non può eccedere quello delle unità

cessate nell’anno precedente.

7. Per gli anni 2012 e 2013 l’articolo 9, commi 1 e 2, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78,

convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 si applica a tutte le autorità

indipendenti, nonché a tutte le pubbliche amministrazioni dell’articolo 1, comma 2, del decreto

legislativo 30 marzo 2001, n. 165, anche ove non incluse nel conto economico consolidato della

pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), ai sensi

del comma 3, dell’art. 1, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

8. All’articolo 33 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, è aggiunto, in fine, il seguente

comma: “3-bis. I Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti affidano le funzioni di

stazione appaltante di lavori, servizi e forniture alle unioni dei comuni, ai sensi dell’articolo 32 del

testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sulla base delle modalità indicate nel

comma 3”.

9. L’articolo 33, comma 3-bis del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, introdotto dal comma 8,

si applica alle gare bandite successivamente al 1° gennaio 2012.

10. Il secondo comma dell’articolo 47, della legge 24 aprile 1980, n. 146 si interpreta nel senso che

ai dipendenti pubblici, che non siano membri del Parlamento e siano chiamati all’ufficio di Ministro

e di Sottosegretario, non spetta la parte del trattamento economico, comprese le componenti

accessoria e variabile della retribuzione, eccedente il limite indicato nella predetta disposizione,

fermo restando, in ogni caso, che il periodo di aspettativa è considerato utile ai fini dell’anzianità di

servizio e del trattamento di quiescenza e di previdenza, con riferimento all’ultimo trattamento

economico in godimento, inclusa, per i dirigenti, la parte fissa e variabile della retribuzione di

posizione, ed esclusa la retribuzione di risultato.

11. L'articolo 17 del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla

legge 14 settembre 2011, n. 148, è modificato come segue:

a) al comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

"a) l'articolo 2 è sostituito dal seguente:

"Art. 2 . (Composizione del Consiglio) – 1. Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro è

composto da esperti, da rappresentanti delle categorie produttive e da rappresentanti delle

associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato, in numero di sessantasei,

oltre al presidente e al segretario generale, secondo la seguente ripartizione:

a) dieci esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, dei quali otto

nominati dal Presidente della Repubblica e due proposti dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

b) quarantotto rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e

privato, dei quali ventidue rappresentanti dei lavoratori dipendenti, nove rappresentanti dei

lavoratori autonomi e diciassette rappresentanti delle imprese. Tali rappresentanti nominano fra

loro tre vicepresidenti, uno per ciascuna delle categorie produttive;

c) otto rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di

volontariato, dei quali, rispettivamente, quattro designati dall’Osservatorio nazionale

dell'associazionismo e quattro designati dall'Osservatorio nazionale per il volontariato. Tali

rappresentanti nominano fra loro un vicepresidente."

b) il comma 2, è sostituito dal seguente:

"2. Entro il termine di 30 giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto, con decreto del

Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa

deliberazione del Consiglio dei Ministri, si provvede alla nomina dei componenti del Consiglio

nazionale dell'economia e del lavoro, secondo la ripartizione di cui all'articolo 2, comma l, della

legge 30 dicembre 1986, n. 936, come modificato dal presente decreto. In sede di prima

applicazione, al fine di evitare soluzione di continuità nel funzionamento del Consiglio, restano

confermati, fino alla nomina dei componenti di cui al precedente capoverso, gli attuali esperti, gli

attuali rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi, nonché gli attuali rappresentanti

delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato. In sede di prima

applicazione, la riduzione numerica, nonché l'assegnazione dei resti percentuali risultanti da tale

riduzione, tiene conto dei seguenti criteri:

a) maggiore rappresentatività nella categoria di riferimento, secondo i dati acquisiti ai fini del

rinnovo della composizione per il quinquennio 2010-2015, tenendo anche conto della specificità del

settore rappresentato nell'ambito della categoria di riferimento;

b) pluralismo. La durata in carica dei componenti del Consiglio nazionale dell’economia e del

lavoro, individuati secondo i criteri di cui sopra, ha scadenza coincidente con quella dell’attuale

consiliatura relativa al quinquennio 2010-2015. Per quanto concerne la procedura di nomina dei

componenti del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro alle successive scadenze, si

applicano le disposizioni dell'articolo 4, della legge n. 936 del 1986. Dall'applicazione delle

disposizioni di cui al presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello

Stato. Restano abrogati gli articoli 6, comma 1 e 15 della legge 30 dicembre 1986, n. 936.”.

12. Spettano alla Provincia esclusivamente le funzioni di indirizzo politico e di coordinamento delle

attività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale, secondo le

rispettive competenze.

13. Sono organi di governo della Provincia il Consiglio provinciale ed il Presidente della Provincia.

Tali organi durano in carica cinque anni.

14. Il Consiglio provinciale è composto da non più di dieci componenti eletti dagli organi elettivi

dei Comuni ricadenti nel territorio della Provincia. Le modalità di elezione sono stabilite dalla

Regione entro il 30 aprile 2012. Decorso tale termine e fino alla data di entrata in vigore delle leggi

regionali, si provvede in via sostitutiva, ai sensi dell’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131,

con legge dello Stato.

15. Il Presidente della Provincia è eletto dal Consiglio provinciale tra i suoi componenti.

16. Gli organi della Provincia sono coadiuvati da una Segreteria particolare e da una Segreteria

tecnica.

17. Fatte salve le funzioni di cui ai commi da 12 a 16, le funzioni conferite dalla normativa vigente

alle Province sono trasferite entro il 30 aprile 2012 dalle Regioni ai Comuni, salvo che, per

assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite alle Regioni, sulla base dei principi di sussidiarietà,

differenziazione ed adeguatezza. In caso di mancato trasferimento delle funzioni da parte delle

Regioni entro il 30 aprile 2012, si provvede in via sostitutiva, ai sensi dell’articolo 8 della legge 5

giugno 2003, n. 131, con legge dello Stato.

18. Le leggi statali o regionali di cui al comma 17, provvedono altresì al trasferimento delle risorse

umane, finanziarie e strumentali per l’esercizio delle funzioni trasferite.

19. Gli organi in carica delle Province decadono al momento dell’entrata in vigore delle leggi statali

o regionali di trasferimento delle funzioni e comunque decadono entro il 30 novembre 2012.

20. I Comuni possono istituire unioni o organi di raccordo per l’esercizio di specifici compiti o

funzioni amministrativi garantendo l’invarianza di spesa.

21. La titolarità di qualsiasi carica, ufficio o organo di natura elettiva di un ente territoriale non

previsto dalla Costituzione è a titolo esclusivamente onorifico e non può essere fonte di alcuna

forma di remunerazione, indennità o gettoni di presenza.

                                                         Capo IV Riduzioni di spesa. Pensioni

                                                                              Art. 24

                                              Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici

1. (pro-rata) A decorrere dal 1° gennaio 2012, con riferimento ai lavoratori di cui all’articolo

1, comma 13, della legge 8 agosto 1995, n. 335 con riferimento alle anzianità contributive

maturate a decorrere dalla predetta data la relativa quota di pensione corrispondente alle

predette anzianità contributive è calcolata secondo il sistema contributivo. (clausola di

salvaguardia) In ogni caso, per i soggetti di cui al presente comma, il complessivo importo

della pensione alla liquidazione non può risultare comunque superiore a quello derivante

dall’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima dell’entrata in vigore del presente

comma.

2. (certezza diritti per requisiti di accesso) Il lavoratore che abbia maturato entro il 31

dicembre 2011 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa vigente

prima della data di entrata in vigore della presente legge, ai fini del diritto all'accesso e alla

decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità, nonché della pensione

nel sistema contributivo, consegue il diritto alla prestazione pensionistica secondo la

predetta normativa e può chiedere all'ente di appartenenza la certificazione di tale diritto.

3. (nuove pensioni: soggetti interessati e definizioni) A decorrere dal 1° gennaio 2012 e con

riferimento ai soggetti che maturano, nei regimi misto e contributivo, i requisiti a partire

dalla medesima data le pensioni di vecchiaia, di vecchiaia anticipata, di anzianità sono

sostituite dalle seguenti prestazioni: «pensione di vecchiaia ordinaria» e «pensione

anticipata» conseguite esclusivamente sulla base rispettivamente dei requisiti di cui al

comma 4 e al comma 6, salvo quanto stabilito ai commi 10, 12 e 13.

4. (pensione di vecchiaia ordinaria e assegno sociale) A decorrere dal 1° gennaio 2012 e

con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti a partire dalla medesima data i requisiti

anagrafici per l’accesso alla pensione di vecchiaia risultano essere i seguenti:

a) per le lavoratrici dipendenti la cui pensione è liquidata a carico

dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima

il requisito anagrafico di sessanta anni per l'accesso alla pensione di vecchiaia nel

sistema misto e il requisito anagrafico di sessanta anni di cui all'articolo 1, comma 6,

lettera b), della legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, è

incrementato di tre anni. Tale requisito anagrafico è ulteriormente incrementato

di un ulteriore anno a decorrere dal 1° gennaio 2014, di un ulteriore anno a

decorrere dal 1° gennaio 2016 e di un ulteriore anno a decorrere dal 1° gennaio

2018.;

b) per le lavoratrici autonome la cui pensione è liquidata a carico dell'assicurazione

generale obbligatoria, nonché della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26,

della legge 8 agosto 1995, n. 335, il requisito anagrafico di sessanta anni per

l'accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema misto e il requisito anagrafico di

sessanta anni di cui all'articolo 1, comma 6, lettera b), della legge 23 agosto 2004, n.

243, e successive modificazioni, è incrementato di tre anni e sei mesi. Tale

requisito anagrafico è ulteriormente incrementato di un ulteriore anno a

decorrere dal 1° gennaio 2014, di un ulteriore anno a decorrere dal 1° gennaio

2016 e di un ulteriore anno a decorrere dal 1° gennaio 2018. ();

c) per i lavoratori dipendenti e per le lavoratrici dipendenti di cui all’articolo 22-

ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni

con legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni e integrazioni, la cui

pensione è liquidata a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme

sostitutive ed esclusive della medesima il requisito anagrafico di sessantacinque

anni per l'accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema misto e il requisito

anagrafico di sessantacinque anni di cui all'articolo 1, comma 6, lettera b), della

legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, è incrementato di un

anno;

d) per i lavoratori autonomi la cui pensione è liquidata a carico dell'assicurazione

generale obbligatoria, nonché della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26,

della legge 8 agosto 1995, n. 335, il requisito anagrafico di sessantacinque anni per

l'accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema misto e il requisito anagrafico di

sessantacinque anni di cui all'articolo 1, comma 6, lettera b), della legge 23 agosto

2004, n. 243, e successive modificazioni, è incrementato di un anno e sei mesi.

Il diritto alla pensione di vecchiaia di cui al presente comma è conseguito in presenza di

un’anzianità contributiva minima pari a 20 anni a condizione che l'importo della pensione

risulti essere non inferiore a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale di cui all'articolo 3,

comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335. Si prescinde dal predetto requisito di

importo minimo se in possesso di un’eta anagrafica pari a settanta anni, ferma

restando un’anzianità contributiva minima effettiva di cinque anni. .Fermo restando

quanto previsto dall’articolo 2 del decreto-legge 28 settembre 2001, n. 355, convertito con

legge 27 novembre 2001, n. 417, all’articolo 1, comma 23 della legge 8 agosto 1995, n. 335,

le parole “, ivi comprese quelle relative ai requisiti di accesso alla prestazione di cui al

comma 19,” sono soppresse. A decorrere dal 1° gennaio 2018 il requisito anagrafico per

il conseguimento dell’assegno di cui all’ articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995,

n. 335 e delle prestazioni di cui all'articolo 10 della legge 26 maggio 1970, n. 381, e

dell'articolo 19 della legge 30 marzo 1971, n. 118, è incrementato di un anno. Resta

ferma la disciplina di adeguamento dei requisiti anagrafici di cui al presente comma agli

incrementi della speranza di vita ai sensi dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio

2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e come

integrato dal comma 9 del presente articolo

5. (clausola età minima pensione di vecchiaia ordinaria riformulata – cfr. articolo 5 legge

n. 183/2011) Ferma restando la disciplina in materia di adeguamento dei requisiti di

accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell'articolo

12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30

luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni, per i lavoratori e le lavoratrici la cui

pensione e' liquidata a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme

esclusive e sostitutive della medesima, nonchè della gestione separata di cui all'articolo

2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, i requisiti anagrafici per l'accesso alla

pensione di vecchiaia di cui al comma 4 del presente articolo devono essere tali da

garantire un'età minima di accesso al trattamento pensionistico non inferiore a 67 anni per i

soggetti, in possesso dei predetti requisiti, che maturano il diritto alla prima decorrenza

utile del pensionamento dall'anno 2022. Qualora, per effetto degli adeguamenti dei

predetti requisiti agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell'articolo 12 del decretolegge

31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010,

n. 122, e successive modificazioni, la predetta età minima di accesso non fosse assicurata,

sono ulteriormente incrementati gli stessi requisiti, con lo stesso decreto direttoriale di

cui al citato articolo 12, comma 12-bis, da emanare entro il 31 dicembre 2020, al fine di

garantire, per i soggetti, in possesso dei predetti requisiti, che maturano il diritto alla

prima decorrenza utile del pensionamento dall'anno 2022, un'età minima di accesso

al trattamento pensionistico comunque non inferiore a 67 anni. Resta ferma la disciplina di

adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza

di vita ai sensi dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con

modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, per gli adeguamenti successivi a quanto

previsto dal penultimo periodo del presente comma.

6. (pensione anticipata) A decorrere dal 1° gennaio 2012 e con riferimento ai soggetti la cui

pensione è liquidata a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme

sostitutive ed esclusive della medesima, nonché della gestione separata di cui all'articolo 2,

comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che maturano i requisiti a partire dalla

medesima data l’accesso alla pensione anticipata ad età inferiori ai requisiti anagrafici di cui

al comma 4 è consentito esclusivamente se risulta maturata anzianità contributiva di 42 anni

e 1 mese per coloro che maturano i requisiti nell’anno 2012. Tale requisito contributivo è

aumentato di un ulteriore mese per l’anno 2013 e di un ulteriore mese a decorrere

dall’anno 2014.

Resta ferma la disciplina di adeguamento dei requisiti contributivi di cui al presente comma

agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell'articolo 12 del decreto-legge 31

maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e

come integrato dal comma 9 del presente articolo.

7. (penalizzazione quota retributiva pensione anticipata se prima di 63 anni). Con

riferimento a coloro che accedono al pensionamento ai sensi del comma 6 del presente

articolo e il cui trattamento risulta liquidato con il sistema misto sulla quota di trattamento

relativa alle anzianità contributive maturate antecedentemente il 1° gennaio 2012 è applicata

una riduzione percentuale pari a 3 punti percentuali per ogni anno di anticipo nell’accesso al

pensionamento rispetto all’età di 63 anni. Nel caso in cui l’età al pensionamento non sia

intera la riduzione percentuale è proporzionale al numero di mesi.

8. (soppressione regime decorrenze- c.d. “finestra”). Con riferimento esclusivamente ai

soggetti che a decorrere dal 1° gennaio 2012 maturano i requisiti per il pensionamento

indicati ai commi 4 e 6 del presente articolo non trovano applicazione le disposizioni di cui

all’articolo 12, commi 1 e 2 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con

modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, e

le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 21, primo periodo del decreto-legge 13 agosto

2011, n. 138, convertito con modificazioni con legge 14 settembre 2011, n. 148.

9. (adeguamento agli incrementi della speranza di vita) Restano fermi gli adeguamenti dei

requisiti per l’accesso al pensionamento, come modificati dal presente articolo, agli

incrementi della speranza di vita previsti dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010,

n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive

modificazioni e integrazioni. All’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,

convertito con modificazioni con legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e

integrazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 12-bis dopo le parole “e all’ articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto

1995, n. 335, e successive modificazioni,” aggiungere le seguenti: “e il requisito

contributivo ai fini del conseguimento del diritto all’accesso al pensionamento

indipendentemente dall’età anagrafica”;

b) al comma 12-ter alla lettera a) le parole “i requisiti di età” sono sostituite dalle

seguenti: “i requisiti di età e di anzianità contributiva”;

c) al comma 12-quater, al primo periodo, è soppressa, alla fine, la parola “anagrafici”.

10. (esenzioni) Le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze

vigenti prima della data di entrata in vigore del presente articolo continuano ad applicarsi ai

soggetti che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2011, ai soggetti di cui all’articolo 1,

comma 9 della legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni e integrazioni,

nonché nei limiti del numero di 50.000 lavoratori beneficiari, ancorché maturino i requisiti

per l'accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011:

a) ai lavoratori collocati in mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991,

n. 223, e successive modificazioni, sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al

31 ottobre 2011 e che maturano i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione

dell'indennità di mobilità di cui all'articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n.

223;

b) ai lavoratori collocati in mobilità lunga ai sensi dell'articolo 7, commi 6 e 7, della legge

23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni e integrazioni, per effetto di accordi

collettivi stipulati entro il 31 ottobre 2011;

c) ai lavoratori che, alla data del 31 ottobre 2011, sono titolari di prestazione straordinaria a

carico dei fondi di solidarietà di settore di cui all'art. 2, comma 28, della legge 23 dicembre

1996, n. 662;

d) lavoratori che, antecedentemente alla data del 31 ottobre 2011, siano stati autorizzati alla

prosecuzione volontaria della contribuzione;

e) ai lavoratori che alla data del 31 ottobre 2011 hanno in corso l’istituto dell’esonero dal

servizio di cui all’articolo 72, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,

convertito con modificazioni con legge 6 agosto 2008, n. 133.

L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e l’INPDAP provvedono al

monitoraggio, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro o dell’inizio del

periodo di esonero di cui alla lettera d), delle domande di pensionamento presentate dai

lavoratori di cui al presente comma che intendono avvalersi dei requisiti di accesso e del

regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del presente articolo.

Qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del numero di 50.000 domande

di pensione, i predetti Istituti non prenderanno in esame ulteriori domande di pensionamento

finalizzate ad usufruire dei benefici previsti dalla disposizione di cui al presente comma.

Nell’ambito del predetto limite numerico vanno computati anche i lavoratori che intendono

avvalersi, qualora ne ricorrano i necessari presupposti e requisiti, congiuntamente del

beneficio di cui al presente comma e di quello relativo al regime delle decorrenze

disciplinato dall’articolo 12, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito,

con modificazioni, con legge 30 luglio 2010, n. 122, per il quale risultano comunque

computati nel relativo limite numerico di cui al predetto articolo 12, comma 5 afferente al

beneficio concernente il regime delle decorrenze.

Resta fermo che, in ogni caso, ai soggetti che maturano i requisiti dal 1° gennaio 2012 di cui

al presente comma trovano comunque applicazione le disposizioni di cui al comma 9.

11. (70 anni e coefficienti) Con il decreto direttoriale previsto, ai sensi dell’articolo 1, comma

11 della legge 8 agosto 1995, n. 335, come modificato dall’ articolo 1, comma 15, della

legge 24 dicembre 2007, n. 247, ai fini dell’aggiornamento triennale del coefficiente di

trasformazione di cui all’articolo 1, comma 6, della predetta legge n. 335 del 1995, in via

derogatoria a quanto previsto all’articolo 12, comma 12-quinquies del decreto legge 31

maggio 2012, n. 78, convertito con modificazioni con legge 30 luglio 2010, n. 122, e

successive modificazioni e integrazioni, con effetto dal 1° gennaio 2013 lo stesso

coefficiente di trasformazione è esteso anche per le età corrispondenti a valori fino a 70. Il

predetto valore di 70 anni è adeguato agli incrementi della speranza di vita nell’ambito del

procedimento già previsto per i requisiti del sistema pensionistico dall'articolo 12 del

decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio

2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni, e, conseguentemente, ogniqualvolta

il predetto adeguamento triennale comporta, con riferimento al valore originariamente

indicato in 70 anni per l’anno 2012, l’incremento dello stesso tale da superare di una o più

unità il predetto valore di 70, il coefficiente di trasformazione di cui al comma 6 dell’

articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335, è esteso, con effetto dalla decorrenza di tale

determinazione, anche per le età corrispondenti a tali valori superiori a 70 nell’ambito della

medesima procedura di cui all’ articolo 1, comma 11, della citata legge n. 335 del 1995.

Resta fermo che la rideterminazione aggiornata del coefficiente di trasformazione esteso ai

sensi del presente comma anche per età corrispondenti a valori superiori a 70 anni è

effettuata con la predetta procedura di cui all’ articolo 1, comma 11, della citata legge n. 335

del 1995.

12. (usuranti) Al decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, sono apportate le seguenti modifiche

all’articolo 1 ai fini del riconoscimento della pensione anticipata, ferma restando la

possibilità di conseguire la stessa ai sensi del comma 6 del presente articolo, per gli addetti

alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, a norma dell'articolo 1 della legge 4

novembre 2010, n. 183:

.. al comma 5, le parole “2008-2012” sono sostituite dalle seguenti: “2008-2011” e alla

lettera d) del medesimo comma 5 le parole “per gli anni 2011 e 2012” sono sostituite

dalle seguenti: “per l’anno 2011”;

.. al comma 4, la parola “2013” è sostituita dalla seguente: “2012” e le parole: “con un'età

anagrafica ridotta di tre anni ed una somma di età anagrafica e anzianità contributiva

ridotta di tre unità rispetto ai requisiti previsti dalla Tabella B” sono sostituite dalle

seguenti: “con i requisiti previsti dalla Tabella B”;

.. al comma 6 le parole “dal 1° luglio 2009” e “ai commi 4 e 5” sono sostituite

rispettivamente dalle seguenti: “dal 1° luglio 2009 al 31 dicembre 2011” e “al comma

5”;

.. dopo il comma 6 è inserito il seguente comma:

“6.bis Per i lavoratori che prestano le attività di cui al comma 1, lettera b), numero 1), per

un numero di giorni lavorativi annui inferiori a 78 e che maturano i requisiti per l'accesso

anticipato dal 1° gennaio 2012, il requisito anagrafico e il valore somma di cui alla Tabella

B di cui all'allegato 1 della legge n. 247 del 2007:

a) sono incrementati rispettivamente di due anni e di due unità per coloro che svolgono

le predette attività per un numero di giorni lavorativi all'anno da 64 a 71;

b) sono incrementati rispettivamente di un anno e di una unità per coloro per per coloro

che svolgono le predette attività lavorative per un numero di giorni lavorativi all'anno da

72 a 77.”

.. al comma 7 le parole “comma 6” sono sostituite dalle seguenti: “commi 6 e 6-bis”

Per i lavoratori di cui al presente comma non si applicano le disposizioni di cui al comma 8

del presente articolo e continuano a trovare applicazione, per i soggetti che maturano i

requisiti per il pensionamento dal 1° gennaio 2012 ai sensi del citato decreto legislativo n.

67 del 2011, come modificato dal presente comma, le disposizioni di cui all’articolo 12,

comma 2 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla

legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni.

13. (armonizzazioni) Allo scopo di assicurare un processo di incremento dei requisiti minimi di

accesso al pensionamento anche ai regimi pensionistici e alle gestioni pensionistiche per cui

siano previsti, alla data di entrata in vigore del presente articolo, requisiti diversi da quelli

vigenti nell’assicurazione generale obbligatoria, ivi compresi i lavoratori di cui all’articolo

78, comma 23, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e il personale di cui al decreto

legislativo 12 maggio 1995, n. 195, di cui alla legge 27 dicembre 1941, n. 1570, nonchè dei

rispettivi dirigenti, con regolamento da emanare entro il 30 giugno 2012, ai sensi

dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni,

su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro

dell'economia e delle finanze, sono adottate le relative misure di armonizzazione dei

requisiti di accesso al sistema pensionistico, tenendo conto delle obiettive peculiarità ed

esigenze dei settori di attività nonché dei rispettivi ordinamenti. Fermo restando quanto

indicato al comma 2, le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai

lavoratori iscritti al Fondo speciale istituto presso l’INPS ai sensi dell’articolo 43 della legge

23 dicembre 1999, n. 488.

14. (totalizzazioni) All’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42, e

successive modificazioni e integrazioni, con effetto dal 1° gennaio 2012 le parole “, di

durata non inferiore a tre anni,” sono soppresse.

15. Resta fermo che l’attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 72 del decreto-legge 25

giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni con legge 6 agosto 2008, n. 133, e

successive modificazioni e integrazioni, con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti

per il pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2012, tiene conto della rideterminazione dei

requisiti di accesso al pensionamento come disciplinata dal presente articolo.

16. (contributo solidarietà fondi speciali) A decorrere dal 1° gennaio 2012 e fino al 31

dicembre 2017 è istituito un contributo di solidarietà a carico degli iscritti e dei pensionati

delle gestioni previdenziali confluite nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti e del Fondo

di previdenza per il personale di volo dipendente da aziende di navigazione aerea, allo scopo

di determinare in modo equo il concorso dei medesimi al riequilibrio del predetto Fondo.

L’ammontare della misura del contributo è definita dalla Tabella A di cui all’Allegato n. 1

del presente decreto legge ed è determinata in rapporto al periodo di iscrizione antecedente

l’armonizzazione conseguente alla legge 8 agosto 1995, n. 335, e alla quota di pensione

calcolata in base ai parametri più favorevoli rispetto al regime dell’assicurazione generale

obbligatoria. Sono escluse dall’assoggettamento al contributo le pensioni di importo pari o

inferiore a 5 volte il trattamento minimo INPS, le pensioni e gli assegni di invalidità e le

pensioni di inabilità. Per le pensioni a carico del Fondo di previdenza per il personale di

volo dipendente da aziende di navigazione aerea l’imponibile di riferimento è al lordo della

quota di pensione capitalizzata al momento del pensionamento. A seguito dell’applicazione

del predetto contributo sui trattamenti pensionistici, il trattamento pensionistico medesimo,

al netto del contributo di solidarietà complessivo non può essere comunque inferiore a 5

volte il trattamento minimo

17. (aumento contributivo lavoratori autonomi) Con effetto dal 1° gennaio 2012 le aliquote

contributive pensionistiche di finanziamento e di computo delle gestioni pensionistiche dei

lavoratori artigiani e commercianti iscritti alle gestioni autonome dell'INPS sono

incrementate di 0,3 punti percentuali ogni anno fino a raggiungere il livello del 22 per cento.

18. (revisione contributiva in agricoltura) Con effetto dal 1° gennaio 2012 le aliquote

contributive pensionistiche di finanziamento e di computo dei lavoratori coltivatori diretti,

mezzadri e coloni iscritti alla relativa gestione autonoma dell’INPS sono rideterminate come

nelle Tabelle B e C di cui all’allegato n. 1 del presente decreto.

19. (enti previdenziali di diritto privato dei professionisti) In considerazione dell’esigenza di

assicurare l’equilibrio finanziario delle rispettive gestioni in conformità alle disposizioni di

cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996,

n. 103, gli enti e le forme gestorie di cui ai predetti decreti adottano, nell’esercizio della loro

autonomia gestionale, entro e non oltre il 31 marzo 2012, misure volte ad assicurare

l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci

tecnici riferiti ad un arco temporale di cinquanta anni. Le delibere in materia sono sottoposte

all’approvazione dei Ministeri vigilanti secondo le disposizioni di cui ai predetti decreti, che

si esprime in modo definitivo entro trenta giorni dalla ricezione di tali delibere. Decorso il

termine del 31 marzo 2012 senza l’adozione dei previsti provvedimenti, ovvero nel caso di

parere negativo dei Ministeri vigilanti, si applicano, con decorrenza dal 1° gennaio 2012: a)

le disposizioni di cui al comma 1 del presente articolo sull’applicazione del pro-rata agli

iscritti alle relative gestioni; b) un contributo di solidarietà, per gli anni 2012 e 2013, a

carico dei pensionati nella misura dell’1 per cento.

20. (rivalutazione) In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione

automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall'articolo 34,

comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 per il biennio 2012 e 2013 è riconosciuta

esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino ad una volta il

trattamento minimo Inps, nella misura del 100 per cento e ai trattamenti pensionistici di importo

complessivo fino a due volte il trattamento minimo Inps nella misura del 50 per cento. L’articolo

18, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con legge 15 luglio 2011, n. 111,

e successive modificazioni e integrazioni, è soppresso. Per le pensioni di importo superiore al

trattamento minimo Inps e inferiore a tale limite, incrementato della quota di rivalutazione

automatica spettante ai sensi del presente comma, l’aumento di rivalutazione è comunque

attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato. Per le pensioni di importo superiore

a due volte il trattamento minimo Inps e inferiore a tale limite, incrementato della quota di

rivalutazione automatica spettante ai sensi del presente comma, l’aumento di rivalutazione è

comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato.

                                                             Capo V

            Misure per la trasparenza, l’emersione e la riduzione del debito    pubblico

                                                              Art. 25

                                               Riduzione del debito pubblico

1. La quota pari al 90 per cento dei proventi di cui al decreto-legge 20 maggio 2010, n. 72,

convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 2010, n. 111, al netto degli importi riassegnati

per essere destinati al rimborso dei crediti di cui all’articolo 2, comma 3, del predetto decreto-legge,

è destinata al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato di cui all’articolo 2, comma 1, della

legge 27 ottobre 1993, n. 462.

                                                                  Art. 26

                                          Prescrizione anticipata delle lire in circolazione

1. In deroga alle disposizioni di cui all’articolo 3, commi 1 ed 1 bis, della legge 7 aprile 1997, n. 96,

e all’articolo 52-ter, commi 1 ed 1 bis, del decreto legislativo 24 giugno 1998, n. 213, le banconote,

i biglietti e le monete in lire ancora in circolazione si prescrivono a favore dell’Erario con

decorrenza immediata per essere riassegnate al Fondo ammortamento dei titoli di Stato .

                                                                 Art. 27

                                                       Dismissioni immobili

1. (Valorizzazione dei beni pubblici anche attraverso strumenti societari) Dopo l’articolo 33 del

decreto legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 è

inserito il seguente articolo:

                                                              “Art. 33 bis

                             (Strumenti sussidiari per la gestione degli immobili pubblici)

1. Per la valorizzazione, trasformazione, gestione e alienazione del patrimonio immobiliare

pubblico di proprietà dei Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni, Stato e delle società ed

Enti interamente controllati dagli stessi, nonché dei diritti reali relativi ai beni immobili, anche

demaniali, il Ministero dell’economia e delle finanze - Agenzia del demanio promuove, anche ai

sensi della presente legge, iniziative idonee per la costituzione di società, consorzi, fondi

immobiliari, che includono nel proprio ambito di intervento i beni e le concessioni anzidetti.

2. L’avvio della verifica di fattibilità delle iniziative di cui al presente articolo è promosso

dall’Agenzia del demanio ed è preceduto dalle attività di cui al comma 4 dell’art. 3 ter del decreto

legge 25 settembre 2001, n. 351 convertito, con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n.

410. Qualora siano compresi immobili soggetti a vincoli di tutela, per l’acquisizione di pareri e

nulla-osta preventivi ovvero orientativi da parte delle Amministrazioni preposte alla tutela,

l’Agenzia del demanio procede alla convocazione di una conferenza dei servizi di cui all’articolo 14

bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 che si deve esprimere nei termini e con i criteri indicati nel

predetto articolo. Conclusa la procedura di individuazione degli immobili di cui al presente comma,

i soggetti interessati si pronunciano entro 60 giorni dal ricevimento della proposta. Le risposte

positive costituiscono intesa preventiva all’avvio dell’iniziative. In caso di mancata espressione

entro i termini anzidetti, la proposta deve essere considerata inattuabile.

3. Qualora le iniziative di cui al presente articolo prevedano forme societarie, ad esse partecipano i

soggetti apportanti e il Ministero dell’economia e delle finanze – Agenzia del demanio, che aderisce

anche nel caso in cui non vi siano inclusi beni di proprietà dello Stato in qualità di finanziatore e di

struttura tecnica di supporto. L’Agenzia del demanio individua, attraverso procedure di evidenza

pubblica, gli eventuali soggetti privati partecipanti. La stessa Agenzia, per lo svolgimento delle

attività relative all’attuazione del presente articolo, può avvalersi di soggetti specializzati nel

settore, individuati tramite procedure ad evidenza pubblica o di altri soggetti pubblici.Tale attività

dovrà avvenire nel limite delle risorse finanziarie disponibili. Le iniziative realizzate in forma

societaria sono soggette al controllo della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria, con le modalità

previste dall’articolo 12 della legge 21 marzo 1958, n. 259.

4. I rapporti tra il Ministero dell’economia e delle finanze – Agenzia del demanio e i soggetti

partecipanti sono disciplinati dalla legge, e da un atto contenente a pena di nullità i diritti e i doveri

delle parti, anche per gli aspetti patrimoniali. Tale atto deve contenere, inoltre, la definizione delle

modalità e dei criteri di eventuale annullamento dell’iniziativa, prevedendo l’attribuzione delle

spese sostenute, in quota proporzionale, tra i soggetti partecipanti

5. Il trasferimento alle società o l’inclusione nelle iniziative concordate ai sensi del presente articolo

non modifica il regime giuridico previsto dagli articoli 823 e 829, primo comma, del codice civile,

dei beni demaniali trasferiti. Per quanto concerne i diritti reali si applicano le leggi generali e

speciali vigenti. Alle iniziative di cui al presente articolo, se costituite in forma di società, consorzi

o fondi immobiliari si applica la disciplina prevista dal codice civile, ovvero le disposizioni generali

sui fondi comuni di investimento immobiliare.

6. L’investimento nelle iniziative avviate ai sensi del presente articolo è compatibile con i fondi

disponibili di cui all’articolo 65 della legge 30 aprile 1969, n. 153 e di cui al comma 3 dell’articolo

33 del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011,

n. 111.

7. Il primo e il secondo comma dell’art. 58 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito, con

modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono così sostituiti:

“1. Per procedere al riordino, gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di Regioni,

Province, Comuni e altri Enti locali, nonché di società o Enti a totale partecipazione dei predetti

enti, ciascuno di essi, con delibera dell'organo di Governo individua, redigendo apposito elenco,

sulla base e nei limiti della documentazione esistente presso i propri archivi e uffici, i singoli beni

immobili ricadenti nel territorio di competenza, non strumentali all'esercizio delle proprie funzioni

istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione. Viene così redatto il piano delle

alienazioni e valorizzazioni immobiliari allegato al bilancio di previsionenel quale, previa intesa,

sono inseriti immobili di proprietà dello Stato individuati dal Ministero dell’economia e delle

finanze-Agenzia del demanio tra quelli che insistono nel relativo territorio.

2. L’inserimento degli immobili nel piano ne determina la conseguente classificazione come

patrimonio disponibile, fatto salvo il rispetto delle tutele ambientali e paesaggistiche. Il pianoè

trasmesso agli Enti competenti, i quali si esprimono entro trenta giorni, decorsi i quali, in caso di

mancata espressione da parte dei medesimi Enti, la predetta classificazione è resa definitiva. La

deliberazione del consiglio comunale di approvazione, ovvero di ratifica dell’atto di deliberazione

se trattasi di società o Ente a totale partecipazione pubblica, del piano delle alienazioni e

valorizzazioni determina le destinazioni d’uso urbanistiche degli immobili. Le Regioni, entro 60

giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, disciplinano l’eventuale equivalenza della

deliberazione del consiglio comunale di approvazione quale variante allo strumento urbanistico

generale, ai sensi dell’articolo 25 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, anche disciplinando le

procedure semplificate per la relativa approvazione. Le Regioni, nell’ambito della predetta

normativa approvano procedure di copianificazione per l’eventuale verifica di conformità agli

strumenti di pianificazione sovraordinata, al fine di concludere il procedimento entro il termine

perentorio di 90 giorni dalla deliberazione comunale. Trascorsi i predetti 60 giorni, si applica il

comma 2 dell’articolo 25 della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Le varianti urbanistiche di cui al

presente comma, qualora rientrino nelle previsioni di cui al comma 3 e all’art. 3 della direttiva

2001/42/CE e del comma 4 dell’art. 7 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i. non sono

soggette a valutazione ambientale strategica”.”

2. (Valorizzazione economica e sociale degli immobili pubblici attraverso programmi unitari

di valorizzazione territoriale con gli enti territoriali) Dopo l’articolo 3 bis del decreto legge 25

settembre 2001, n. 351 convertito, con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, è

aggiunto il seguente articolo:

                                                                      “Art. 3 ter

                                             (Processo di valorizzazione degli immobili pubblici)

1. L’attività dei Comuni, Città metropolitane, Province, Regioni e dello Stato, anche ai fini

dell’attuazione del presente articolo, si ispira ai principi di cooperazione istituzionale e di

copianificazione, in base ai quali essi agiscono mediante intese e accordi procedimentali,

prevedendo, tra l’altro, l’istituzione di sedi stabili di concertazione al fine di perseguire il

coordinamento, l’armonizzazione, la coerenza e la riduzione dei tempi delle procedure di

pianificazione del territorio.

2. Al fine di contribuire alla stabilizzazione finanziaria, nonché per promuovere iniziative volte allo

sviluppo economico e alla coesione sociale e per garantire la stabilità del Paese, il Presidente della

Giunta regionale, d’intesa con la Provincia e gli entilocali interessati, promuove, anche tramite la

sottoscrizione di uno o più protocolli d’intesa ai sensi dell’articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n.

241, la formazione di “programmi unitari di valorizzazione territoriale” per il riutilizzo funzionale e

la rigenerazione degli immobili di proprietà della Regione stessa, della Provincia e degli enti locali

e di ogni soggetto pubblico, anche statale, proprietario, detentore o gestore di immobili pubblici,

nonché degli immobili oggetto di procedure di valorizzazione di cui al decreto legislativo 28

maggio 2010, n. 85. Nel caso in cui tali programmi unitari di valorizzazione territoriali non

coinvolgano più Enti territoriali o locali, il potere d’impulso può essere assunto dall’Organo di

governo di detti Enti. Qualora tali programmi unitari di valorizzazione siano riferiti ad immobili di

proprietà dello Stato o in uso alle Amministrazioni centrali dello Stato, il potere d’impulso è

assunto, ai sensi del comma 15 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351

convertito, con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410 dal Ministero dell’economia e

delle finanze - Agenzia del demanio, concordando le modalità di attuazione e i reciproci impegni

con il Ministero utilizzatore.

3. Nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza di cui all’articolo 118

della Costituzione, nonché di leale collaborazione tra le istituzioni, lo Stato partecipa ai programmi

di cui al comma 2 coinvolgendo, a tal fine, tutte le Amministrazioni statali competenti, con

particolare riguardo alle tutele differenziate ove presenti negli immobili coinvolti nei predetti

programmi, per consentire la conclusione dei processi di valorizzazione di cui al presente articolo.

4. Per l’attuazione delle norme contenute nel presente articolo il Ministero dell’economia e finanze

– Agenzia del demanio e le strutture tecniche della Regione e degli enti territoriali e locali

interessati possono individuare, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, le

azioni, gli strumenti, le risorse, con particolare riguardo a quelle potenzialmente derivanti dalla

valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, che saranno oggetto di sviluppo nell’ambito

dei programmi unitari di valorizzazione territoriale, eventualmente costituendo una struttura unica

di attuazione del programma, anche nelle forme di cui all’articolo 33 bis del decreto legge 6 luglio

2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111

5. I programmi unitari di valorizzazione territoriale sono finalizzati ad avviare, attuare e concludere,

in tempi certi, autodeterminati dalle Amministrazioni partecipanti, nel rispetto dei limiti e dei

principi generali di cui al presente articolo, un processo di valorizzazione unico dei predetti

immobili in coerenza con gli indirizzi di sviluppo territoriale e con la programmazione economica

che possa costituire, nell’ambito del contesto economico e sociale di riferimento, elemento di

stimolo ed attrazione di interventi di sviluppo sostenibile locale, nonché per incrementare le

dotazioni di servizi pubblici locali e di quelle relative all’abitare. Restano esclusi dai programmi

unitari di valorizzazione territoriale disciplinati dalla presente norma, i beni già inseriti in

programmi di valorizzazione di cui decreto ministeriale richiamato al comma 5 bis dell’articolo 5

del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, nonché di alienazione e permuta già avviati e quelli

per i quali, alla data di entrata in vigore della presente norma, risultano sottoscritti accordi tra

Amministrazioni pubbliche, a meno che i soggetti sottoscrittori concordino congiuntamente per

l’applicazione della presente disciplina.

6. Qualora sia necessario riconfigurare gli strumenti territoriali e urbanistici per dare attuazione ai

programmi di valorizzazione di cui al comma 2, il Presidente della Giunta regionale, ovvero

l’Organo di governo preposto, promuove la sottoscrizione di un accordo di programma ai sensi

dell’art. 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché in base alla relativa legge

regionale di regolamentazione della volontà dei soggetti esponenziali del territorio di procedere alla

variazione di detti strumenti di pianificazione, al quale partecipano tutti i soggetti, anche in qualità

di mandatari da parte degli enti proprietari, che sono interessati all’attuazione del programma.

7. Nell’ambito dell’accordo di programma di cui al comma 6, può essere attribuita agli enti locali

interessati dal procedimento una quota compresa tra il 5% e il 15% del ricavato della vendita degli

immobili valorizzati se di proprietà dello Stato da corrispondersi a richiesta dell’ente locale

interessato, in tutto o in parte, anche come quota parte dei beni oggetto del processo di

valorizzazione. Qualora tali immobili, ai fini di una loro valorizzazione, siano oggetto di

concessione o locazione onerosa, all’Amministrazione comunale è riconosciuta una somma non

inferiore al 50% e non superiore al 100% del contributo di costruzione dovuto ai sensi dell’art. 16

del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e delle relative leggi regionali per l’esecuzione delle opere

necessarie alla riqualificazione e riconversione, che il concessionario o il locatario corrisponde

all’atto del rilascio o dell’efficacia del titolo abilitativo edilizio. La regolamentazione per

l’attribuzione di tali importi è definita nell’accordo stesso, in modo commisurato alla complessità

dell’intervento e alla riduzione dei tempi del procedimento e sono finalizzati all’applicazione dei

commi da 138 a 150 dell’art. 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220. I suddetti importi sono versati

all’Ente territoriale o locale direttamente al momento dell’alienazione degli immobili valorizzati.

8. L’accordo deve essere concluso entro il termine perentorio di 120 giorni dalla data della sua

promozione. Le Regioni possono disciplinare eventuali ulteriori modalità di conclusione del

predetto accordo di programma, anche ai fini della celere approvazione della variante agli strumenti

di pianificazione urbanistica e dei relativi effetti, della riduzione dei termini e delle semplificazioni

procedurali che i soggetti partecipanti si impegnano ad attuare, al fine di accelerare le procedure,

delle modalità di superamento delle criticità, anche tramite l’adozione di forme di esercizio dei

poteri sostitutivi previste dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché ogni altra modalità

di definizione del procedimento utile a garantire il rispetto del termine di 120 giorni anzidetto.

Qualora l’accordo non sia concluso entro il termine di 120 giorni sono attivate dal Presidente della

Giunta regionale le procedure di cui al comma 7 dell’art. 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000,

n. 267, che si devono concludere entro i successivi 60 giorni, acquisendo motivate proposte di

adeguamento o richieste di prescrizioni da parte delle Amministrazioni partecipanti al programma

unitario di valorizzazione territoriale. Il programma unitario di valorizzazione territoriale, integrato

dalle modifiche relative alle suddette proposte di adeguamento e prescrizioni viene ripresentato

nell’ambito del procedimento di conclusione dell’accordo di programma. La ratifica dell’accordo di

programma da parte dell’Amministrazione comunale, ove ne ricorrano le condizioni, può assumere

l’efficacia di cui al comma 2 dell’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno

2001, n. 380,

9. Il Presidente della Giunta Regionale, le Provincie e gli Entilocali, ovvero l’Amministrazione

promuovente per l’attuazione dei processi di valorizzazione di cui al comma 2, possono concludere

uno o più accordi di cooperazione con il Ministero per i beni e le attività culturali, ai sensi dei

commi 4 e 5 dell’articolo 5 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, anche per supportare la

formazione del programma unitario di valorizzazione territoriale, identificando gli elementi

vincolanti per la trasformazione dei beni immobili, in coerenza con la sostenibilità economicafinanziaria

e attuativa del programma stesso.

10. Gli organi periferici dello Stato, preposti alla valutazione delle tutele di natura storicoarchitettonica

e paesaggistico-ambientale si esprimono nell’ambito dell’accordo di cui al comma 6,

unificando tutti i procedimenti previsti dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Qualora tale

espressione non avvenga entro i termini stabiliti nell’accordo di programma, il Ministro per i beni e

le attività culturali può avocare a se la determinazione, assegnando alle proprie strutture centrali un

termine non superiore a 30 giorni per l’emanazione dei pareri, resi ai sensi del decreto legislativo 22

gennaio 2004, n. 42, anche proponendo eventuali adeguamenti o prescrizioni per l’attuazione del

programma unitario di valorizzazione territoriale. Analoga facoltà è riservata al Ministro per

l’ambiente, per la tutela del territorio e del mare, per i profili di sua competenza.

11. Per le finalità di cui al presente articolo, è possibile avvalersi di quanto previsto negli articoli 33

e 33 bis del decreto legge 6 luglio 2011 n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio

2011, n. 111 e delle procedure di cui all’articolo 58 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112

convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza

pubblica. Per il finanziamento degli studi di fattibilità e delle azioni di supporto dei programmi

unitari di valorizzazione territoriale, l’Agenzia del demanio, anche in cofinanziamento con la

Regione, le Province e gli Enti locali, può provvedere a valere sui propri utili di gestione ovvero sul

capitolo relativo alle somme da attribuire all’Agenzia del demanio per l’acquisto dei beni immobili,

per la manutenzione, la ristrutturazione, il risanamento e la valorizzazione dei beni del demanio e

del patrimonio immobiliare statale, nonché per gli interventi sugli immobili confiscati alla

criminalità organizzata.

12. In deroga a quanto previsto all’ultimo capoverso del comma 2, per la valorizzazione degli

immobili in uso al Ministero della difesa, lo stesso Ministro, previa intesa con il Presidente della

Giunta regionale o il Presidente della Provincia, nonché con gli Organi di governo degli EE.LL.

provvede alla individuazione delle ipotesi di destinazioni d’uso da attribuire agli immobili stessi, in

coerenza con quanto previsto dagli strumenti territoriali e urbanistici. Qualora gli stessi strumenti

debbano essere oggetto di riconformazione, il Presidente della Giunta regionale o il Presidente della

Provincia promuove un accordo di programma ai sensi dell’art. 34 del decreto legislativo 18 agosto

2000, n. 267, anche ai sensi della relativa legislazione regionale applicabile. A tale accordo di

programma possono essere applicate le procedure di cui al presente articolo.

13. Per garantire la conservazione, il recupero e il riutilizzo degli immobili non necessari in via

temporanea alle finalità di difesa dello Statoè consentito, previa intesa con il Comune e con

l’Agenzia del demanio, per quanto di sua competenza, l’utilizzo dello strumento della concessione

di valorizzazione di cui all’articolo 3 bis del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351 convertito, con

modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410. L’utilizzo deve avvenire nel rispetto delle

volumetrie esistenti, anche attraverso interventi di cui alla lettera c) dell’articolo 3 del d.P.R. 6

giugno 2001, n. 380 e delle relative leggi regionali e possono, eventualmente, essere monetizzati gli

oneri di urbanizzazione. Oltre alla corresponsione della somma prevista nel predetto art. 3 bis, è

rimessa al Comune, per la durata della concessione stessa, un’aliquota del 10 per cento del canone

relativo. Il concessionario, ove richiesto, è obbligato al ripristino dello stato dei luoghi al termine

del periodo di concessione o di locazione. Nell’ambito degli interventi previsti per la concessione

dell’immobile possono essere concordati con l’Amministrazione comunale l’eventuale esecuzione

di opere di riqualificazione degli immobili per consentire parziali usi pubblici dei beni stessi,

nonché le modalità per il rilascio delle licenze di esercizio delle attività previste e delle eventuali

ulteriori autorizzazioni amministrative.”.

3. (Alienazione dei terreni agricoli di proprietà dello Stato, degli Enti Territoriali e degli Enti

Pubblici nazionali) All’articolo 7, comma 1, della legge 12 novembre 2011, n. 183, dopo le parole

“a vocazione agricola” sono inserite le seguenti parole “e agricoli, anche su segnalazione dei

soggetti interessati,”

All’articolo 7, comma 2, della legge 12 novembre 2011, n. 183, dopo le parole “terreni alienati”

sono inserite le seguenti “ai sensi del presente articolo”

All’articolo 7, comma 1, della legge 12 novembre 2011, n. 183, è aggiunto il seguente capoverso:

“Il prezzo dei terreni da porre a base delle procedure di vendita di cui al presente comma è

determinato sulla base di valori di agricoli medi di cui al D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327.”

All’articolo 7, comma 4, della legge 12 novembre 2011, n. 183, dopo le parole “i comuni” sono

aggiunte le seguenti “, anche su richiesta dei soggetti interessati”

All’articolo 7, comma 4, della legge 12 novembre 2011, n. 183, le parole “aventi destinazione

agricola” sono sostituite “a vocazione agricola e agricoli”

4. (Modifiche all’art 2, comma 222 della legge 23 dicembre 2009, n. 191) All’articolo 2, comma

222 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, le parole “c) stipula i contratti di locazione ovvero

rinnova, qualora ne persista il bisogno, quelli in scadenza sottoscritti dalle predette amministrazioni

e, salvo quanto previsto alla lettera d), adempie i predetti contratti; d) consegna gli immobili locati

alle amministrazioni interessate che, per il loro uso e custodia, ne assumono ogni responsabilità e

onere. A decorrere dal 1° gennaio 2011, è nullo ogni contratto di locazione di immobili non

stipulato dall’Agenzia del demanio, fatta eccezione per quelli stipulati dalla Presidenza del

Consiglio dei ministri e dichiarati indispensabili per la protezione degli interessi della sicurezza

dello Stato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Nello stato di previsione della

spesa del Ministero dell’economia e delle finanze è istituito un fondo unico destinato alle spese per

canoni di locazione di immobili assegnati alle predette amministrazioni dello Stato. Per la

quantificazione delle risorse finanziarie da assegnare al fondo, le predette amministrazioni

comunicano annualmente al Ministero dell’economia e delle finanze l’importo dei canoni locativi.

Le risorse del fondo sono impiegate dall’Agenzia del demanio per il pagamento dei canoni di

locazione.” sono sostituite dalle seguenti:

“c) rilascia alle predette amministrazioni il nulla osta alla stipula dei contratti di locazione ovvero al

rinnovo di quelli in scadenza, ancorché sottoscritti dall’Agenzia del demanio. E’ nullo ogni

contratto di locazione stipulato dalle predette amministrazioni senza il preventivo nulla osta alla

stipula dell’Agenzia del demanio, fatta eccezione per quelli stipulati dalla Presidenza del Consiglio

dei ministri e dichiarati indispensabili per la protezione degli interessi della sicurezza dello Stato

con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Le predette amministrazioni adempiono i

contratti sottoscritti, effettuano il pagamento dei canoni di locazione ed assumono ogni

responsabilità e onere per l’uso e la custodia degli immobili assunti in locazione. Le medesime

amministrazioni hanno l’obbligo di comunicare all’Agenzia del demanio, entro 30 giorni dalla data

di stipula, l’avvenuta sottoscrizione del contratto di locazione e di trasmettere alla stessa Agenzia

copia del contratto annotato degli estremi di registrazione presso il competente Ufficio dell’Agenzia

delle Entrate.”.

5. (Manutentore Unico) All’articolo 12 del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito in legge,

con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111,sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2, le parole “1 gennaio 2012” sono soppresse e sostituite dalle seguenti “1 gennaio

2013”;

b) al comma 7, primo periodo, dopo le parole “limiti stabiliti dalla normativa vigente, ” sono

inserite le seguenti “dandone comunicazione, limitatamente ai nuovi interventi, all’Agenzia del

demanio che ne assicurerà la copertura finanziaria a valere sui fondi di cui al comma 6 a

condizione che gli stessi siano ricompresi nel piano generale degli interventi.”

c) al comma 8, dopo le parole “manutenzione ordinaria e straordinaria” le parole “si avvale” sono

soppresse e sono inserite le seguenti parole “può dotarsi di proprie professionalità e di strutture

interne appositamente dedicate, sostenendo i relativi oneri a valere sulle risorse di cui al comma

6 nella misura massima dello 0,5%. Per i predetti fini, inoltre, l’Agenzia del demanio può

avvalersi”.

6. (Abitazione malsane) Il comma 442 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è

abrogato e, conseguentemente, al comma 441 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311,

le parole “nonché agli alloggi di cui al comma 442” sono soppresse.

7. (Semplificazione normativa per l’attuazione dei piani di razionalizzazione) Al comma 1,

lettera a), della legge 15 dicembre 1990, n. 396, le parole “nonché definire organicamente il piano

di localizzazione delle sedi del Parlamento, del Governo, delle amministrazioni e degli uffici

pubblici anche attraverso il conseguente programma di riutilizzazione dei beni pubblici” sono

soppresse.

Il comma 4 dell’art. 62 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è abrogato.

I commi 208 e 209 dell’art. 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono abrogati.

Al comma 4 dell’art. 3 del DPR 27 aprile 2006, n. 204, è soppressa la lettera h).

8. (Immobili della difesa da vendere per la restituzione dell’anticipazione a Roma capitale)

All’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, al comma 196 bis sono apportate le seguenti

modificazioni:

a) al primo periodo le parole “31 dicembre 2011” sono sostituite dalle seguenti “31 dicembre

2012”;

b) i periodi dal secondo al sesto sono sostituiti dai seguenti:

“Al fine di agevolare il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, gli immobili militari

oggetto di valorizzazione di cui ai numeri 1, 2, 3 e 4 dell’articolo 3 del protocollo di intesa

sottoscritto in data 4 giugno 2010 tra il Ministero della Difesa e Roma Capitale sono trasferiti

dall’Agenzia del Demanio in proprietà Roma Capitale per essere alienati, entro il 31 dicembre 2012,

previa valorizzazione, secondo criteri e valori di mercato. Il ricavato della predetta vendita è versato

al bilancio dello Stato fino alla concorrenza dell’anticipazione concessa ai sensi del presente comma

e di quelli che seguono. Nel caso le somme rinvenienti dalla vendita degli immobili siano

insufficienti rispetto allo scopo, Roma Capitale cede, per la restante parte e fino alla concorrenza

dell’importo anticipato, in proprietà allo Stato immobili di proprietà comunale condotti in locazione

passiva da amministrazioni statali o comunque idonei ad essere destinati ad uso governativo.

9. (Federalismo demaniale- Patrimonio culturale) All’articolo 5, comma 5 del decreto legislativo

28 maggio 2010, n. 85: sono soppresse le parole “In sede di prima applicazione”; le parole “entrata

in vigore del presente decreto” sono sostituite dalle seguenti parole: “presentazione della domanda

di trasferimento”.

                                                             Capo VI

                                       Concorso alla manovra degli Enti territoriali

                                                              Art. 28

                                     Concorso alla manovra degli Enti territoriali

1. All’articolo 77-quater del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con

modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in ciascuno dei commi 4 e 5, è aggiunto, infine, il

seguente periodo: “Le risorse corrispondenti al predetto importo, condizionate alla verifica positiva

degli adempimenti regionali, rimangono accantonate in bilancio fino alla realizzazione delle

condizioni che, ai sensi della vigente legislazione, ne consentono l’erogabilità alle regioni e

comunque per un periodo non superiore al quinto anno successive a quello di iscrizione in

bilancio.”.

2. Ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica, le regioni, le province autonome

di Trento e Bolzano, le province e i comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti concorrono

alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica con le seguenti ulteriori misure:

a) le regioni a statuto ordinario per 2.100 milioni di euro, a decorrere dall’anno 2012;

b) le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano per 1.035 milioni di

euro, a decorrere dall’anno 2012;

c) le province per 415 milioni di euro, a decorrere dall’anno 2012;

d) i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti per 1.450 milioni di euro, per l’anno

2012;

e) i comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti per 1.450 milioni di euro, a decorrere

dall’anno 2013.

3. All’articolo 31 della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono apportate le seguenti modifiche:

a) il comma 2 è sostituito dal seguente: “2. Ai fini della determinazione dello specifico

obiettivo di saldo finanziario, le province e i comuni con popolazione superiore a 1.000

abitanti applicano, alla media della spesa corrente registrata negli anni 2006-2008, così

come desunta dai certificati di conto consuntivo, le percentuali di seguito indicate: a) per le

province le percentuali sono pari a 21,4 per cento per l'anno 2012 e a 24,6 per cento per gli

anni 2013 e successivi; b) per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti le

percentuali sono pari a 19,4 per cento per l'anno 2012 e a 18,7 per cento per gli anni 2013 e

successivi; c) per i comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti, le

percentuali per gli anni 2013 e successivi sono pari a 18,7 per cento. Le percentuali di cui

alle lettere a), b) e c) si applicano nelle more dell'adozione del decreto previsto dall'articolo

20, comma 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla

legge 15 luglio 2011, n. 111.”;

b) l’ultimo periodo del comma 6 è sostituito dal seguente: “Le percentuali di cui al periodo

precedente non possono essere superiori: a) per le province, a 21,8 per cento per l'anno

2012 e a 25,0 per cento per gli anni 2013 e successivi; b) per i comuni con popolazione

superiore a 5.000 abitanti, a 19,8 per cento per l'anno 2012 e a 19,1 per cento per gli anni

2013 e successivi; c) per i comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti, per

gli anni 2013 e successivi, a 19,1 per cento.”.

4. All’articolo 32 della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono apportate le seguenti modifiche:

a) la tabella di cui al comma 2 è sostituita dalla seguente:”

(in migliaia di euro)

REGIONI 2012 2013 e succ.

ABRUZZO 101.064 131.438

BASILICATA 70.067 91.124

CALABRIA 140.394 182.586

CAMPANIA 375.761 488.689

EMILIA ROMAGNA 188.996 245.793

LIGURIA 89.390 116.254

LAZIO 455.800 592.782

LOMBARDIA 365.879 475.831

MARCHE 84.865 110.371

MOLISE 35.881 46.664

PIEMONTE 263.084 342.151

PUGLIA 208.938 271.728

TOSCANA 180.182 234.330

UMBRIA 77.602 100.922

VENETO 207.097 269.337

TOTALE 2.845.000 3.700.000

Ripartizione del contributo agli obiettivi di finanza

pubblica in termini di competenza finanziaria”;

b) la tabella di cui al comma 3 è sostituita dalla seguente: “

(in migliaia di euro)

REGIONI 2012 2013 e succ.

ABRUZZO 101.416 131.894

BASILICATA 79.316 103.151

CALABRIA 150.888 196.232

CAMPANIA 340.965 443.433

EMILIA ROMAGNA 223.896 291.183

LIGURIA 109.550 142.471

LAZIO 265.555 345.363

LOMBARDIA 451.393 587.051

MARCHE 90.543 117.755

MOLISE 39.738 51.682

PIEMONTE 299.363 389.330

PUGLIA 178.811 232.547

TOSCANA 221.455 288.010

UMBRIA 74.780 97.255

VENETO 217.331 282.643

TOTALE 2.845.000 3.700.000

Ripartizione del contributo agli obiettivi di finanza

pubblica in termini di cassa”;

c) la tabella di cui al comma 10 è sostituita dalla seguente: “

DL 78 del

2010

DL 98 e

138 del

2011

Ulteriore

contributo Totale

DL 78 del

2010

DL 98 e

138 del

2011

Ulteriore

contributo Totale

59.347 242.216 153.800 455.363 59.347 297.198 153.800 510.345

77.217 229.350 145.630 452.197 77.217 281.411 145.630 504.258

76.690 237.544 150.833 465.067 76.690 291.466 150.834 518.990

198.582 572.826 363.727 1.135.135 198.582 702.853 363.726 1.265.161

4.537 27.571 17.507 49.615 4.537 33.829 17.506 55.872

59.346 225.462 143.161 427.969 59.346 276.641 143.162 479.149

24.281 95.031 60.342 179.654 24.281 116.602 60.342 201.225

500.000 1.630.000 1.035.000 3.165.000 500.000 2.000.000 1.035.000 3.535.000

TRENTO

VALLE D'AOSTA

TOTALE

BOLZANO

FRIULI VENEZIA GIULIA

SARDEGNA

SICILIA

TRENTINO ALTO ADIGE

(in migliaia di euro)

Ripartizione contributo agli obiettivi di finanza pubblica in termini di competenza e di cassa aggiuntivo rispetto al 2011

AUTONOMIE SPECIALI 2012 2013 e successivi

”.5. Le risorse statali a qualunque titolo spettanti alle regioni a statuto ordinario, ivi incluse

quelle trasferite a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione relative alla programmazione

regionale, a decorrere dal 2012, sono ulteriormente ridotte in misura pari a 2.100 milioni di euro

annui. Le predette riduzioni sono ripartite secondo criteri e modalità stabiliti in sede di Conferenza

permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,

entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, e recepiti con decreto del

Presidente del Consiglio dei Ministri. In caso di mancata deliberazione della Conferenza

permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano

entro il predetto termine, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è comunque emanato,

entro i successivi trenta giorni, ripartendo la riduzione dei trasferimenti secondo un criterio

proporzionale.

6. Con le procedure previste dall’articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le regioni a

statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano assicurano, a decorrere dall’anno 2012,

un concorso alla finanza pubblica di euro 1.035 milioni annui, anche in termini di saldo netto da

finanziare.

7. All’articolo 27, comma 1, della legge 5 maggio 2009, n. 42 le parole “ entro il termine di

trenta mesi stabilito per l’emanazione dei decreti legislativi di cui all’articolo 2” sono soppresse.

8. Il fondo sperimentale di riequilibrio, come determinato ai sensi dell'articolo 2 del decreto

legislativo 14 marzo 2011, n. 23, e il fondo perequativo, come determinato ai sensi dell'articolo 13

del medesimo decreto legislativo n. 23 del 2011, ed i trasferimenti erariali, comprensivi della

compartecipazione Irpef, dovuti ai comuni della Regione siciliana e della regione Sardegna sono

ridotti di 1.450 milioni di euro per gli anni 2012 e successivi.

9. Il fondo sperimentale di riequilibrio, come determinato ai sensi dell'articolo 21 del decreto

legislativo 6 maggio 2011, n. 68, il fondo perequativo, come determinato ai sensi dell'articolo 23 del

medesimo decreto legislativo n. 68 del 2011, ed i trasferimenti erariali, comprensivi della

compartecipazione Irpef, dovuti alle province della Regione siciliana e della regione Sardegna sono

ridotti di 415 milioni di euro per gli anni 2012 e successivi.

10. Gli importi delle riduzioni di cui ai commi 8 e 9 da operare nei confronti degli enti locali

delle regioni Siciliana e Sardegna sono individuati dal Ministero dell’interno proporzionalmente al

complesso delle assegnazioni.

11. Gli importi delle riduzioni di cui ai commi 8 e 9 da operare nei confronti di ciascun ente

locale delle Regioni a statuto ordinario sono stabilite in sede di riparto dei rispettivi fondi

sperimentali e perequativi.

12. La riduzione di cui al comma 4 dell’articolo 31 della legge 12 novembre 2011, n. 183 è

incrementata della riduzione prevista dai commi 10 e 11.

13. Il comma 6 dell’articolo 18 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, è soppresso.

                                                        Capo VII   Ulteriori riduzioni di spese

                                                                            Art. 29

                                                                           Editoria       

                                                                           Art. 30

                                               Equo indennizzo e pensioni privilegiate

1. Ferma la tutela derivante dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie

professionali, sono abrogati gli istituti dell’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa

di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell’equo indennizzo e della

pensione privilegiata. La disposizione di cui al primo periodo del presente comma non si applica nei

confronti del personale appartenente al comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico. La

disposizione di cui al primo periodo del presente comma non si applica, inoltre, ai procedimenti in

corso alla data di entrata in vigore del presente provvedimento, nonché ai procedimenti per i quali,

alla predetta data, non sia ancora scaduto il termine di presentazione della domanda, nonché ai

procedimenti instaurabili d’ufficio per eventi occorsi prima della predetta data.

                                                                              Art. 31

Acquisizione di beni e servizi attraverso il ricorso alla centrale di committenza nazionale

1. Le amministrazioni pubbliche centrali inserite nel conto economico consolidato della

pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi

dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 possono avvalersi, sulla base di

apposite convenzioni per la disciplina dei relativi rapporti, di Consip S.p.A., nella sua qualità di

centrale di committenza ai sensi dell’articolo 3, comma 34, del decreto legislativo 12 aprile

2006, n. 163, per le acquisizioni di beni e servizi al di sopra della soglia di rilievo comunitario.

2. Allo scopo di agevolare il processo di razionalizzazione della spesa e garantire gli obiettivi di

risparmio previsti dalla legislazione vigente, ivi compresi quelli previsti dall’art. 3, comma 66,

della legge 12 novembre 2011, n. 183, gli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale

possono avvalersi di Consip S.p.A. per lo svolgimento di funzioni di centrale di committenza di

cui all’articolo 3, comma 34, del decreto legislativo12 aprile 2006, n. 163, anche con particolare

riferimento allo sviluppo di progetti informatici, stipulando apposite convenzioni per la

disciplina dei relativi rapporti.

                                                                Capo VIII

                                                          Esigenze indifferibili

                                                                  Art. 32

                                                          Esigenze indifferibili

1. (missioni di pace) All’articolo 33, comma 18, della legge 12 novembre 2011, n. 183, le parole

“30 giugno 2012” sono sostituite dalle parole “31 dicembre 2012” e le parole “700 milioni” sono

sostituite dalle parole “1.400 milioni”.

Allegato1

TABELLA A - Contributo di solidarietà

Anzianità

contributive al

31/12/1995

da 5 a fino a15

anni

oltre 15 fino a 25

anni

Oltre 25 anni

Pensionati

Ex Fondo

trasporti

0,3% 0,6% 1,0%

Ex Fondo elettrici 0,3% 0,6% 1,0%

Ex Fondo

telefonici

0,3% 0,6% 1,0%

Ex Inpdai 0,3% 0,6% 1,0%

Fondo volo 0,3% 0,6% 1,0%

Lavoratori

Ex Fondo

trasporti

0,5% 0,5% 0,5%

Ex Fondo elettrici 0,5% 0,5% 0,5%

Ex Fondo

telefonici

0,5% 0,5% 0,5%

Ex Inpdai 0,5% 0,5% 0,5%

Fondo volo 0,5% 0,5% 0,5%

Tabella C - Aliquote di finanziamento

anno

Zona normale Zona svantaggiata

Maggiore di

21 anni

Minore di 21

anni

Maggiore di

21anni

Minore di 21

anni

2012 20,3% 18,4% 17,7% 14,0%

2013 20,6% 19,0% 18,1% 15,0%

2014 20,9% 19,6% 18,5% 16,0%

2015 21,2% 20,2% 18,9% 17,0%

2016 21,5% 20,8% 19,3% 18,0%

2017 21,8% 21,4% 19,7% 19,0%

dal 2018 22,0% 22,0% 20,0% 20,0%

Aliquote di computo

Anni

Aliquota di

computo

2012 20,3%

2013 20,6%

70

2014 20,9%

2015 21,2%

2016 21,5%

2017 21,8%

dal 2018 22,0%

71

EVENTUALI ULTERIORI MISURE

Art. …

Disposizioni in materia di fabbricati rurali

1. All’articolo 7 del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge

12 luglio 2011, n. 106, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 2-bis, secondo periodo, le parole “30 settembre 2011”, sono sostituite dalle

seguenti: “31 marzo 2012”;

b) al comma 2-ter, primo periodo, le parole: “20 novembre 2011”, sono sostituite dalle seguenti:

“30 giugno 2012”;

c) al comma 2-ter, terzo periodo, le parole: “20 novembre 2012”, sono sostituite dalle seguenti:

“30 giugno 2013”.

Restano salve le domande presentate e gli effetti che si sono prodotti dopo la scadenza dei termini

originariamente posti dall’articolo 7 del decreto legge n. 70 del 2011.

72

Art. …

Misure in materia di infrastrutture

1. (programmazione opere strategiche) Fatte salve le priorità già deliberate in sede Cipe,

all’articolo 161 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, i commi 1-bis e 1-ter sono sostituiti

dai seguenti:

“1-bis. Nell’ambito del programma di cui al comma 1, il Documento di finanza pubblica individua,

su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, l’elenco delle infrastrutture da ritenersi

prioritarie sulla base dei seguenti criteri generali:

a) coerenza con l’integrazione con le reti europee e territoriali;

b) stato di avanzamento dell’iter procedurale;

c) possibilità di prevalente finanziamento con capitale privato.

1-ter. Per le infrastrutture individuate nell’elenco di cui al comma 1-bis sono indicate:

a) le opere da realizzare;

b) il cronoprogramma di attuazione;

c) le fonti di finanziamento della spesa pubblica;

d) la quantificazione delle risorse da finanziare con capitale privato.

1-quater. Al fine di favorire il contenimento dei tempi necessari per il reperimento delle risorse

relative al finanziamento delle opere di cui al presente capo e per la loro realizzazione, per ciascuna

infrastruttura i soggetti aggiudicatori presentano al Ministero lo studio di fattibilità, redatto secondo

modelli definiti dal Cipe e comunque conformemente alla normativa vigente. Il Ministero, entro

sessanta giorni dalla comunicazione, anche avvalendosi del supporto dell’Unità tecnica di finanza di

progetto di cui all’articolo 7 della legge 17 maggio 1999, n. 144 e, nel caso, sentito il soggetto di cui

all’articolo 163, comma 4, lettera b), verifica l’adeguatezza dello studio di fattibilità, anche in

ordine ai profili di bancabilità dell’opera; qualora siano necessarie integrazioni allo stesso, il

termine è prorogato di trenta giorni.”.

2. (approvazione unica progetto preliminare) Al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e

successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo l’articolo 169 è inserito il seguente:

“Art. 169-bis (Approvazione unica progetto preliminare)

1. Su richiesta del soggetto aggiudicatore, Su proposta del Ministero delle infrastrutture e dei

trasporti, il CIPE può valutare il progetto preliminare, istruito secondo le previsioni dell’articolo

165, ai fini dell’approvazione unica dello stesso, assicurando l’integrale copertura finanziaria del

progetto. In caso di opere finanziate a carico della finanza pubblica, la delibera CIPE relativa

al progetto preliminare deve indicare un termine perentorio, a pena di decadenza

dell’efficacia della delibera e del finanziamento, per l’approvazione del progetto definitivo. In

caso di approvazione unica del progetto preliminare, che comporta gli effetti dell’articolo 165

comma 7, il progetto definitivo è approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei

trasporti di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze per i profili di competenza,

sentito il Dipartimento per la programmazione economica della Presidenza del Consiglio dei

Ministri, con le modalità di cui al presente articolo e sempre che siano rispettate le condizioni

previste al comma 2. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti fornisce al CIPE

comunicazione periodica sulle avvenute approvazioni dei progetti definitivi e sullo stato di

avanzamento delle opere.

2. Il progetto definitivo è corredato, oltre che dalla relazione del progettista prevista dall’art. 166

comma 1, da una ulteriore relazione del progettista, confermata dal responsabile del procedimento,

che attesti:

a) che il progetto definitivo rispetta le prescrizioni e tiene conto delle raccomandazioni impartite dal

CIPE;

b) che il progetto definitivo non comporta varianti localizzative rilevanti ai sensi dell’articolo 167,

comma 6;

c) che la realizzazione del progetto definitivo non comporta il superamento del limite di spesa

fissato dal CIPE in sede di approvazione del progetto preliminare.

3. Il progetto definitivo è rimesso da parte del soggetto aggiudicatore, del concessionario o

contraente generale a ciascuna delle amministrazioni interessate dal progetto rappresentate nel CIPE

e a tutte le ulteriori amministrazioni competenti a rilasciare permessi e autorizzazioni di ogni genere

e tipo, nonché ai gestori di opere interferenti. Nel termine perentorio di quarantacinque giorni dal

ricevimento del progetto le pubbliche amministrazioni competenti e i gestori di opere interferenti

possono presentare motivate proposte di adeguamento o richieste di prescrizioni per il progetto

definitivo o di varianti migliorative che non modificano la localizzazione e le caratteristiche

essenziali delle opere, nel rispetto dei limiti di spesa e delle caratteristiche prestazionali e delle

specifiche funzionali individuati in sede di progetto preliminare. Nei trenta giorni successivi il

Ministero valuta la compatibilità delle proposte e richieste pervenute dalle pubbliche

amministrazioni competenti e dai gestori di opere interferenti con le indicazioni vincolanti

contenute nel progetto preliminare approvato e, nel caso in cui verifichi il rispetto di tutte le

condizioni di cui al comma 2, il progetto definitivo viene approvato con il decreto di cui al comma

1.

4. L'approvazione del progetto definitivo con il decreto di cui al comma 1, comporta gli effetti

dell’articolo 166 comma 5, e la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera. Per quanto riguarda

l'avvio del procedimento di dichiarazione di pubblica utilità si applica l’articolo 166, comma 2. Si

applica altresì l’articolo 166, commi 4-bis, 5-bis e 5-ter.

5. Il termine di cui all’articolo 170, comma 3, per l’indicazione delle interferenze non rilevate dal

soggetto aggiudicatore è pari a quarantacinque giorni ed il programma di risoluzione, approvato con

il decreto di cui al comma 2 unitamente al progetto definitivo, è vincolante per gli enti gestori di reti

o opere destinate al pubblico servizio, con gli effetti dell’articolo 170, commi 4 e 5.”;

b) (verifica avanzamento lavori) all’articolo 163, comma 2, dopo la lettera f-bis) è inserita la

seguente:

“f-ter) verifica l’avanzamento dei lavori anche attraverso sopralluoghi tecnico-amministrativi presso

i cantieri interessati, previo accesso agli stessi; a tal fine può avvalersi, ove necessario, del Corpo

della Guardia di finanza, mediante la sottoscrizione di appositi protocolli di intesa.”.

3. (riduzione termini del. CIPE) All’articolo 4, comma 177-bis, della legge 24 dicembre 2003 n.

350 e successive modificazioni è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Per i contributi destinati

alla realizzazione delle opere pubbliche, il decreto di cui al presente comma è emanato entro il

termine di sessanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della delibera CIPE che

assegna definitivamente le risorse. In relazione alle infrastrutture di interesse strategico di cui alla

parte II, titolo III, capo IV del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, detto termine è pari a trenta

giorni e decorre dalla data di pubblicazione del bando ai sensi degli articoli 165, comma 5-bis, e

166, comma 5-bis, del medesimo decreto legislativo. In caso di mancato rispetto criticità

procedurali tali da non consentire il rispetto dei predetti termini il Ministro delle infrastrutture e dei

trasporti riferisce al Consiglio dei Ministri per le conseguenti determinazioni.

4. Al fine di garantire la certezza dei finanziamenti destinati alla realizzazione delle opere

pubbliche, le delibere assunte dal CIPE relativamente ai progetti di opere pubbliche, sono

formalizzate e trasmesse al Presidente del Consiglio dei Ministri per la firma entro trenta giorni

decorrenti dalla seduta in cui viene assunta la delibera. In caso di mancato criticità procedurali tali

74

da non consentire il rispetto del predetto termine il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

riferisce al Consiglio dei Ministri per le conseguenti determinazioni.

5. Per le delibere del CIPE di cui al comma 4, sottoposte al controllo preventivo della Corte dei

Conti, i termini previsti dall’articolo 3, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive

modificazioni, sono ridotti di un terzo.

6. (cessione immobili) All’articolo 143 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, il comma 5 è

sostituito dal seguente:

“5. Le amministrazioni aggiudicatrici, previa analisi costi-benefici di convenienza economica,

possono prevedere nel piano economico finanziario e nella convenzione, a titolo di prezzo, la

cessione in proprietà o in diritto di godimento di beni immobili nella loro disponibilità o allo scopo

espropriati la cui utilizzazione ovvero valorizzazione sia necessaria all’equilibrio economico

finanziario della concessione. Le modalità di utilizzazione ovvero di valorizzazione dei beni

immobili sono definite unitamente all’approvazione del progetto ai sensi dell’articolo 97 e

costituiscono uno dei presupposti che determinano l’equilibrio economico finanziario della

concessione.

7. (project financing per carceri) Al fine della realizzazione degli interventi necessari a

fronteggiare la grave situazione di emergenza conseguente all’eccessivo affollamento delle carceri,

si ricorre in via prioritaria, previa analisi di convenienza economica costi-benefici e verifica

dell’assenza di effetti negativi sulla finanza pubblica con riferimento alla copertura finanziaria

del corrispettivo della tariffa di cui al comma 8, alle procedure in materia di finanza di progetto,

previste dall’articolo 153 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modificazioni.

8. Al fine di assicurare il perseguimento dell’equilibrio economico - finanziario dell’investimento è

riconosciuta al concessionario, a titolo di prezzo, una tariffa un corrispettivo comprensiva dei costi

di investimento e di gestione dell’istituto penitenziario, da corrispondersi successivamente alla

messa in esercizio dell’infrastruttura realizzata ai sensi del comma 7. La concessione ha durata non

superiore a venti anni.

9. Le fondazioni di origine bancaria possono contribuire alla realizzazione delle infrastrutture di cui

al comma 7, con il finanziamento di almeno il venti per cento del costo di investimento.

10. (anticipazione della gestione nelle concessioni) Al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e

successive modificazioni sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 3, comma 11, è aggiunto il seguente periodo: “La gestione funzionale ed economica

può anche riguardare, eventualmente in via anticipata, opere o parti di opere direttamente connesse

a quelle oggetto della concessione e da ricomprendere nella stessa.”;

b) all’articolo 143, comma 1, dopo le parole: “gestione funzionale ed economica” sono inserite le

seguenti: “eventualmente estesa, anche in via anticipata, ad opere o parti di opere in tutto o in parte

già realizzate e direttamente connesse a quelle oggetto della concessione e da ricomprendere nella

stessa”;

c) all’articolo 143, comma 4, dopo le parole: “anche un prezzo” sono inserite le seguenti: “nonché,

eventualmente, la gestione funzionale ed economica, anche anticipata, di opere o parti di opere già

realizzate”.

11. Le disposizioni di cui al comma 10 si applicano ai contratti di concessione i cui bandi con cui si

indice una gara siano pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

12. (durata delle concessione superiori a 1 miliardo) Al comma 8 dell’articolo 143 del decreto

legislativo 12 aprile 2006, n. 163, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Al fine di assicurare il

rientro del capitale investito, per le concessioni di importo superiore ad un miliardo di euro, la

durata non può essere inferiore a cinquanta anni.”

13. Le disposizioni di cui al comma 12 si applicano ai contratti di concessione i cui bandi con cui si

indice una gara siano pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

14. (ISVAP – riserve tecniche) L’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse

collettivo disciplina, con proprio regolamento adottato ai sensi degli articoli 5, comma 2, 38,

comma 2, 39, comma 3, 40, comma 3, 42, comma 3, e 191, comma 1, lettera d), del decreto

legislativo 7 settembre 2005 n. 209, le modalità, i limiti e le condizioni alle quali le imprese

autorizzate all’esercizio delle assicurazioni possono utilizzare, a copertura delle riserve tecniche ai

sensi degli articoli 38, comma 1, e 42-bis, comma 1, attivi costituiti da investimenti nel settore delle

infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali, ospedaliere, delle telecomunicazioni e della

produzione e trasporto di energia e fonti energetiche.

15. Gli investimenti in questione possono essere rappresentati da azioni di società esercenti la

realizzazione e la gestione delle infrastrutture, da obbligazioni emesse da queste ultime e da quote

di OICR armonizzati che investano nelle predette categorie di titoli.

16. (emissioni obbligazioni società di progetto) Al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163,

l’articolo 157 è sostituito dal seguente:

“Art. 157 (Emissione di obbligazioni da parte delle società di progetto) (art. 37-sexies, legge n.

109/1994) - 1. Le società costituite al fine di realizzare e gestire una singola infrastruttura o un

nuovo servizio di pubblica utilità possono emettere, previa autorizzazione degli organi di vigilanza,

obbligazioni, anche in deroga ai limiti di cui all'articolo 2412 del codice civile, purché destinate alla

sottoscrizione da parte degli investitori qualificati; dette obbligazioni sono nominative.

2. I titoli e la relativa documentazione di offerta devono riportare chiaramente ed evidenziare

distintamente un avvertimento circa l'elevato profilo di rischio associato all’operazione.

3. Le obbligazioni connesse alla realizzazione di infrastrutture strategiche godono dello stesso

regime fiscale previsto per i titoli del debito pubblico.

4. Le obbligazioni, sino all’avvio della gestione dell’infrastruttura da parte del concessionario,

possono essere garantite dal sistema finanziario, da fondazioni e da fondi privati, secondo le

modalità definite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il

Ministro delle infrastrutture e dei trasporti”.

17. (terre e rocce da scavo) Sono da considerare sottoprodotti ai sensi dell’articolo 184-bis del

decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni, nelle more dell’emanazione

del decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di cui al comma 2

dello stesso articolo, le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, prodotte nell’esecuzione di opere,

anche se contaminate o mischiate, durante il ciclo produttivo, da acqua ovvero da materiali,

sostanze o residui di varia natura, quali calcestruzzo, bentonite, PVC o vetroresina derivanti dalle

tecniche e dai materiali utilizzati per poter effettuare le attività di evacuazione escavazione con

tecniche tradizionali o meccanizzate, perforazione, prerivestimento, rivestimento, consolidamento

dello scavo e costruzione ed impiegate, senza alcuna trasformazione diversa dalla normale pratica

industriale, intendendosi per tale anche selezione granulometrica, riduzione volumetrica,

stabilizzazione a calce o a cemento, essiccamento, biodegradazione naturale degli additivi

condizionanti, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione che preveda la loro

ricollocazione secondo le modalità stabilite nel progetto di utilizzo approvato dalle Autorità

competenti anche ai fini ambientali ed urbanistici e nel rispetto delle caratteristiche ambientali del

sito di destinazione, con riferimento alle concentrazioni di Tabella 1, Allegato 5, Parte IV, del

decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni. Fatta salva la possibilità in caso di

fenomeni naturali che determinano superamenti delle stesse, di adottare i valori di fondo come

concentrazioni soglia di contaminazione, si considera idoneo ai fini di cui al presente comma il

materiale che, tenuto conto delle contaminazioni o frammistioni derivanti dalle attività di scavo e

rivestimento, non supera i limiti di cui alla Tabella 1, colonna B, dell’Allegato 5, alla Parte IV,

Titolo V, del decreto legislativo n. 152 del 2006; per gli interventi in siti con destinazione diversa

da quella industriale o commerciale, lo strato superficiale, non inferiore a 50 cm, deve assicurare il

rispetto dei limiti di cui alla Tabella 1 colonna A del medesimo allegato; per i siti destinati alla

produzione agricola o all’allevamento, si adottano i limiti di cui al precedente periodo sino alla

adozione del provvedimento di cui all’articolo 241 del medesimo decreto legislativo n. 152 del

2006, l’accertamento delle caratteristiche del materiale, ai fini dell’impiego progettuale previsto,

avviene con le modalità di cui al Titolo V della Parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006.

18. (semplificazione aggiornamenti convenzioni autostradali) Gli aggiornamenti o le revisioni

delle convenzioni autostradali vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, laddove

comportino variazioni o modificazioni al piano degli investimenti ovvero ad aspetti di carattere

regolatorio a tutela della finanza pubblica, sono sottoposti al parere del CIPE che, sentito il NARS,

si pronuncia entro trenta giorni e, successivamente, approvati con decreto del Ministro delle

infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi

entro trenta giorni dalla avvenuta trasmissione dell’atto convenzionale ad opera

dell’amministrazione concedente.

19. Gli aggiornamenti o le revisioni delle concessioni autostradali vigenti alla data di entrata in

vigore del presente decreto che non comportano le variazioni o le modificazioni di cui al comma 18

ovvero che si traducono in modifiche ai livelli tariffari e al valore del parametro X, sono approvate

con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro trenta giorni dall’avvenuta trasmissione dell’atto

convenzionale ad opera dell’amministrazione concedente.

20. Gli aggiornamenti o le revisioni delle concessioni autostradali, i cui schemi di atti aggiuntivi

sono già stati sottoposti al parere del CIPE alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono

approvati con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro trenta giorni dall’avvenuta trasmissione dell’atto

convenzionale ad opera dell’amministrazione concedente.

21. Sono abrogati il comma 2, ultimo periodo, dell’articolo 8-duodecies del decreto-legge 8 aprile

2008, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008, n. 101, e il comma 4

dell’articolo 21 del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355, convertito, con modificazioni, dalla

legge 27 febbraio 2004, n. 47.

22. (concessione di costruzione e gestione stradale) All’articolo 8-duodecies del decreto-legge 4

aprile 2008, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008, n. 101, e successive

modificazioni, dopo il comma 2-bis è aggiunto il seguente:

“2-ter. I contratti di concessione di costruzione e gestione e di sola gestione nel settore stradale e

autostradale sono affidati secondo le procedure previste all’articolo 144 del decreto legislativo 12

aprile 2006, n. 163 e successive modificazioni, ovvero all’articolo 153 del medesimo decreto.

23. (impianti tecnologici autostradali) Ai fini della realizzazione di nuovi impianti tecnologici e

relative opere civili strettamente connesse alla realizzazione e gestione di detti impianti, accessori e

funzionali alle infrastrutture autostradali e stradali esistenti per la cui realizzazione siano già stati

completati i procedimenti di approvazione del progetto e di localizzazione in conformità alla

normativa pro-tempore vigente, non si applicano le disposizioni del Titolo II del testo unico delle

disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia di cui al decreto del Presidente della

Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 e non sono necessari ulteriori autorizzazioni, concessioni,

permessi, nulla osta o atti di assenso comunque denominati.

24. (Dighe) Al fine di migliorare la sicurezza delle grandi dighe, aventi le caratteristiche

dimensionali di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507, convertito, con

modificazioni, dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti

individua in ordine di priorità, anche sulla base dei risultati delle verifiche di cui all’articolo 4,

comma 4, del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28

maggio 2004, n. 139, le dighe per le quali sia necessaria e urgente la progettazione e la

realizzazione di interventi di adeguamento o miglioramento della sicurezza, a carico dei

concessionari o richiedenti la concessione, fissandone i tempi di esecuzione.

25. Ai fini del recupero delle capacità di invaso e del ripristino delle originarie condizioni di

sicurezza il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con le regioni e le provincie

autonome, individua, in ordine di priorità e sulla base anche dei progetti di gestione degli invasi ai

sensi dell’articolo 114 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, le

grandi dighe per le quali sia necessaria e urgente la rimozione dei sedimenti accumulatisi nei

serbatoi.

26. I concessionari o i richiedenti la concessione di derivazione d’acqua da grandi dighe che non

abbiano ancora redatto il progetto di gestione dell’invaso ai sensi dell’articolo 114, del decreto

legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono tenuti a provvedere entro il 30/06/2012 e ad attuare gli

interventi individuati ai sensi del comma 25 del presente articolo, entro due anni dall’approvazione

del progetto di gestione.

27. Per le dighe che hanno superato una vita utile di cinquanta anni, decorrenti dall’avvio degli

invasi sperimentali di cui all’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre

1959, n. 1363, i concessionari o i richiedenti la concessione sono tenuti a presentare al Ministero

delle infrastrutture e dei trasporti, entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, il piano

di manutenzione dell'impianto di ritenuta di cui all’articolo 93, comma 5, del decreto legislativo 12

aprile 2006, n. 163 e all’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n.

207, per l’approvazione e l’inserimento in forma sintetica nel foglio di condizioni per l’esercizio e

la manutenzione della diga.

28. Nelle more dell’emanazione del decreto di cui all’articolo 6, comma 4-bis, della legge 1 agosto

2002, n. 166, i concessionari o i richiedenti la concessione sono tenuti a presentare al predetto

Ministero, entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, gli elaborati di consistenza

delle opere di derivazione ed adduzione, comprese le condotte forzate, i relativi atti di collaudo, i

piani di manutenzione, unitamente alle asseverazioni straordinarie sulle condizioni di sicurezza e

sullo stato di manutenzione delle citate opere dell’ingegnere designato responsabile ai sensi

dell’articolo 4, comma 7, del decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507, convertito, con modificazioni,

dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584. Il Ministero integra il foglio di condizioni per l’esercizio e la

manutenzione delle dighe con le disposizioni riguardanti le predette opere.

29. Entro sei mesi dall’emanazione del presente decreto il Ministero delle infrastrutture e dei

trasporti procede, d’intesa con il Dipartimento della protezione civile, alla revisione dei criteri per

l’individuazione delle “fasi di allerta” di cui alla circolare della Presidenza del Consiglio dei

Ministri n. 22806, del 13 dicembre 1995, al fine di aggiornare i documenti di protezione civile per

le finalità di gestione del rischio idraulico a valle delle dighe.

30. Per il raggiungimento degli obiettivi connessi alle disposizioni di cui all'articolo 3, comma 3,

del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2004,

n. 139, nonché della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 febbraio 2004, i

concessionari e i gestori delle grandi dighe sono tenuti a fornire al Ministero delle infrastrutture e

dei trasporti, per via telematica ed in tempo reale, i dati idrologici e idraulici acquisiti presso le

dighe, comprese le portate scaricate e derivate, secondo le direttive impartite dal predetto Ministero.

31. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti esercita poteri sostitutivi nei confronti di

concessionari e dei richiedenti la concessione in caso di inottemperanza degli stessi alle prescrizioni

impartite nell’ambito dell’attività di vigilanza e controllo sulla sicurezza; in tali condizioni può

disporre gli accertamenti, le indagini, gli studi, le verifiche e le progettazioni necessarie al recupero

delle condizioni di sicurezza delle dighe, utilizzando a tale scopo le entrate provenienti dalle

contribuzioni di cui all’articolo 2, commi 172 e 173, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262,

convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, con obbligo di rivalsa nei

confronti dei soggetti inadempienti.

32. All’articolo 1, comma 7-bis, del decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507, convertito, con

modificazioni, dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: “Per le

opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso e a struttura metallica,

realizzate antecedentemente all’entrata in vigore della legge 5 novembre 1971, n. 1086, il

Ministero delle infrastrutture e dei trasporti acquisisce o, in assenza prescrive, il collaudo statico

delle opere anche complementari e accessorie degli sbarramenti. Per le opere realizzate

successivamente i concessionari o i richiedenti la concessione di derivazione d’acqua da dighe

sono tenuti a presentare entro tre mesi dall’entrata in vigore del presente decreto i collaudi statici

delle opere stesse redatti ai sensi della normativa sopra indicata.

33. (costo del lavoro) Al fine di garantire la piena salvaguardia dei diritti dei lavoratori, nonché la

trasparenza nelle procedure di aggiudicazione delle gare d’appalto, l’incidenza del costo del lavoro

nella misura minima garantita dai contratti vigenti e delle misure di adempimento delle disposizioni

in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro restano comunque disciplinati:

a) dall’articolo 86, commi 3-bis e 3-ter; 87, commi 3 e 4; ed 89, comma 3, del decreto

legislativo n. 163 del 2006;

b) dall’articolo 36 della legge 20 maggio 1970, n. 300;

c) dagli articoli 26, commi 5 e 6, e 27 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

34. L’articolo 81, comma 3-bis, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, è abrogato.

35. (varianti) L’articolo 4, comma 2, lettere n) e v), del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70,

convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, si interpreta nel senso che le

disposizioni ivi contenute si applicano ai contratti stipulati successivamente alla data di entrata in

vigore del medesimo decreto-legge; ai contratti già stipulati alla predetta data continuano ad

applicarsi le disposizioni dell’articolo 132, comma 3, e dell’articolo 169 del decreto legislativo 12

aprile 2006, n. 163, nel testo vigente prima della medesima data; ai fini del calcolo dell’eventuale

superamento del limite previsto dal predetto articolo 4, comma 2, lettera v), del decreto-legge n. 70

del 2011, non sono considerati gli importi relativi a varianti già approvate alla data di entrata in

vigore del medesimo decreto-legge.

36. (conferenza di servizi) All’articolo 4 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con

modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 10, le parole da: “ricevuti dalle Regioni” fino a: “gestori di opere interferenti”, sono

sostituite dalle seguenti: “pervenuti al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti”;

b) il comma 10-bis è sostituito dal seguente:

“10-bis. Le disposizioni di cui al comma 2, lettera r), numeri 2-bis) e 2-ter), lettera s), numeri 1) e 1-

bis), lettera t), numero 01), e lettera u), si applicano alle opere i cui progetti preliminari sono

pervenuti al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti successivamente alla data di entrata in

vigore della legge di conversione del presente decreto. Alle opere i cui progetti preliminari sono

pervenuti al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti fino alla data di entrata in vigore della

legge di conversione del presente decreto continuano ad applicarsi le disposizioni degli articoli da

165 a 168 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nel testo vigente prima della medesima

data.”.

37. (statuto imprese) Alla legge 11 novembre 2011, n. 180 sono apportate le seguenti

modificazioni:

a) l’articolo 12 è soppresso;

b) all’articolo 13, comma 2, lettera a), le parole: “la corresponsione diretta dei pagamenti da

effettuare tramite bonifico bancario, riportando sullo stesso le motivazioni del pagamento” sono

sostituite dalle seguenti: “la possibilità della corresponsione diretta dei pagamenti, assicurando la

tracciabilità dei flussi finanziari”;

c) all’articolo 13, comma 2, lettera b), le parole: “privilegiando associazioni temporanee di impresa,

forme consortili e reti di impresa” sono sostituite dalle seguenti: “favorendo la partecipazione di

associazioni temporanee di imprese e forme consortili”;

d) all’articolo 13, il comma 4 è soppresso.

38. (urbanizzazione a scomputo) All’articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica 6

giugno 2001, n. 380, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

“2-bis. Nell'ambito degli strumenti attuativi e degli atti equivalenti comunque denominati nonché

degli interventi in diretta attuazione dello strumento urbanistico generale, l'esecuzione diretta delle

opere di urbanizzazione primaria di cui al comma 7, di importo inferiore alla soglia di cui

all’articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, funzionali

all’intervento di trasformazione urbanistica del territorio, è a carico del titolare del permesso di

costruire e non trova applicazione il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.”

39. (materiali innovativi) Al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e

successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 52, il comma 2 è sostituito dal seguente:

“2. Qualora vengano usati materiali o sistemi costruttivi diversi da quelli disciplinati dalle norme

tecniche in vigore, la loro idoneità deve essere comprovata da una dichiarazione rilasciata dal

Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici su conforme parere dello stesso Consiglio.”;

b) all’articolo 59, comma 2, le parole “, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici,” sono

eliminate.

40. (approvazione accordi programma piano casa) All’articolo 11, comma 4, del decreto-legge

25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le parole:

“Presidente del Consiglio dei Ministri” sono sostituite dalle seguenti: “Ministro delle infrastrutture

e dei trasporti”.

41. All’articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 luglio 2009, le

parole: “Presidente del Consiglio dei Ministri” sono sostituite dalle seguenti: “Ministro delle

infrastrutture e dei trasporti”.

42. (scorrimento graduatorie) All’articolo 140, comma 1, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.

163 e successive modificazioni, dopo le parole: “in caso di fallimento dell’appaltatore”, sono

aggiunte le seguenti: “o di liquidazione coatta e concordato preventivo dello stesso” e, dopo le

parole “ai sensi degli art. 135 e 136”, sono aggiunte le seguenti: “o di recesso dal contratto ai sensi

dell’articolo 11, comma 3 del decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252”.

43. (misure per le P.M.I.) All’articolo 2 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, dopo il

comma 1, sono inseriti i seguenti:

“1-bis. Nel rispetto della disciplina comunitaria in materia di appalti pubblici, al fine di favorire

l’accesso delle piccole e medie imprese, le stazioni appaltanti devono, ove possibile, suddividere gli

appalti in lotti.

1-ter. La realizzazione delle grandi infrastrutture, ivi comprese quelle disciplinate dalla parte II,

titolo III, capo IV, nonché delle connesse opere integrative o compensative, deve garantire

modalità di coinvolgimento delle piccole e medie imprese.”.

44. (consultazione preliminare) Al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive

modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo l’articolo 112 è inserito il seguente:

                                                                    “Art. 112-bis

                         (Consultazione preliminare per i lavori di importo superiore a 20 milioni di euro)

1. Per i lavori di importo a base di gara superiore a 20 milioni di euro, da affidarsi con la procedura

ristretta di cui all’art. 55 comma 6, le stazioni appaltanti indicano nel bando che sul progetto a base

di gara è indetta una consultazione preliminare, garantendo il contraddittorio tra le parti.

b) all’articolo 206, comma 1, dopo le parole “87; 88; 95; 96;” sono inserite le seguenti: “112-bis;”.

45. Le disposizioni di cui al comma 44 si applicano alle procedure i cui bandi o avvisi di gara sono

pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

46. (aeroporti con più di 8 milioni di passeggeri) Al fine di consentire l’urgente avvio degli

investimenti e interventi infrastrutturali, con capitali privati, di ammodernamento, ampliamento e

adeguamento del sistema aeroportuale del Paese, i contratti di programma in deroga per gli

aeroporti previsti dall’articolo 17, comma 34-bis, del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito

con modificazioni nella legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modifiche e integrazioni, sono

approvati con il procedimento previsto dallo stesso articolo 17, comma 34-bis, previa consultazione

degli utenti ai sensi della normativa vigente, nel rispetto di quanto previsto nelle relative delibere

adottate dall’Ente Nazionale per l’aviazione civile la cui approvazione, ai sensi dell’articolo 11,

comma 3, del decreto legislativo 25 luglio 1997, n. 250, deve intervenire in forma espressa. Per il

documento tecnico di regolazione tariffaria di cui al contratto di programma, è prescritta, in ogni

caso, l’approvazione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze.

47. Gli interventi infrastrutturali relativi ai sistemi aeroportuali di cui all’articolo 17, comma 34-

bis, del decreto-legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto

2009, n. 102, e successive modificazioni, ivi compresi quelli inseriti nell’ambito dei contratti di

programma o convenzione unica previsti dalla stessa disposizione, sono considerati, ai sensi di

quanto previsto dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, Parte II, Titolo III, Capo IV,

infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale. Pertanto, per l’approvazione e

l’esecuzione degli stessi interventi, nonché dei Piani di Sviluppo Aeroportuale, le società di

gestione si avvalgono delle procedure approvative dettate dalle disposizioni di cui al periodo che

precede, nonché delle disposizioni di cui alla legge 22 agosto 1985, n. 449, in quanto applicabili.”.

48. (defiscalizzazione opere portuali e metropolitane) All'articolo 18 della legge 12 novembre

2011, n. 183 sono apportate le seguente modificazioni:

a) al comma 1, l’alinea è sostituita dalla seguente: “Al fine di favorire la realizzazione, con il

sistema della finanza di progetto, di nuove infrastrutture autostradali, le cui procedure sono state

avviate, ai sensi della normativa vigente, e non ancora definite alla data di entrata in vigore della

presente legge, nonché di opere di infrastrutturazione ferroviaria metropolitana e di

ammodernamento, sviluppo, riqualificazione e ampliamento dei porti e dei collegamenti stradali e

ferroviari inerenti i porti nazionali appartenenti alla rete strategica transeuropea di trasporto

essenziale (CORE TEN-T NETWORK), riducendo ovvero azzerando l'ammontare del contributo

pubblico a fondo perduto, possono essere previste, per le società di progetto costituite ai sensi

dell'articolo 156 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, le

seguenti misure:”

b) al comma 1, lettera c) dopo le parole: “canone di concessione” sono aggiunte le seguenti: “per le

infrastrutture autostradali e ferroviarie metropolitane”;

c) al comma 1, dopo la lettera c) e aggiunta la seguente: “d) l’ammontare del canone di concessione

demaniale per le infrastrutture portuali può essere riconosciuto al concessionario come contributo

in conto esercizio.”.

49. (sistemi logistici) Al fine di promuovere la realizzazione di infrastrutture di collegamento tra i

porti e le aree retro portuali, le autorità portuali possono costituire sistemi logistici che

intervengono, attraverso atti d’intesa e di coordinamento con le regioni, le province ed i comuni

interessati nonché con i gestori delle infrastrutture ferroviarie.

50. Le attività di cui al comma 49 devono realizzarsi in ottemperanza a quanto previsto dalla

normativa comunitaria, avendo riguardo ai corridoi transeuropei e senza causare distorsione della

concorrenza tra i sistemi portuali.

51. Gli interventi di coordinamento devono essere mirati all’adeguamento dei piani regolatori

portuali e comunali per le esigenze di cui al comma 50, che, conseguentemente, divengono

prioritarie nei criteri di destinazione d’uso delle aree.

52. Nei terminali retro portuali, cui fa riferimento il sistema logistico, il servizio doganale è svolto

dalla medesima articolazione territoriale dell'amministrazione competente che esercita il servizio

nei porti di riferimento, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

53. (risorse rete stradale) Al “Fondo da ripartire per le opere strategiche di preminente interesse

nazionale”, istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, è assegnata la somma di

un miliardo, da destinare ad urgenti opere di manutenzione straordinaria della rete stradale e di

messa in sicurezza del territorio attraversato dalla rete stessa.

54. Alla copertura della spesa di cui al comma 1 sono destinati: a) 200 milioni rivenienti dalla

revoca delle assegnazioni prevista dall’art. 32, comma 2, della legge 15 luglio 2011, n. 111; b) 400

milioni rivenienti dalle riassegnazioni spettanti al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e non

riassegnate ai sensi dell’art. 1, comma 617, della legge n. 244 del 2007 (finanziaria 2008); 400

milioni rivenienti dall’incremento delle entrate conseguenti all’aumento di …..

55. (finanziamento infrastrutture strategiche) All’articolo 32, comma 1, del decreto-legge 6

luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, le parole:

“ferroviarie e stradali” sono sostituite dalle seguenti: “ferroviarie, stradali e relativo a opere di

interesse strategico”.

56. (Trenitalia) Nelle more della stipula dei contratti di servizio pubblico il Ministero

dell’economia e delle finanze è autorizzato a corrispondere a Trenitalia SpA le somme previste per

l’anno 2011 dal bilancio di previsione dello Stato, in relazione agli obblighi di servizio pubblico nel

settore dei trasporti per ferrovia, in applicazione della vigente normativa comunitaria.

Art. …

Disposizioni in materia di liberalizzazioni

1. (orari esercizi commerciali) In materia di esercizi commerciali, all'articolo 3, comma 1, lettera

d-bis, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto

2006, n. 248, sono soppresse le parole: "in via sperimentale” e dopo le parole “dell’esercizio”

sono soppresse le seguenti “ubicato nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località

turistiche o città d'arte".

Secondo la disciplina dell’Unione Europea e nazionale in materia di concorrenza, libertà di

stabilimento e libera prestazione di servizi, costituisce principio generale dell’ordinamento

nazionale la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti

territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei

lavoratori, dell’ambiente e dei beni culturali. Le Regioni e gli enti locali adeguano i propri

ordinamenti alle prescrizioni del presente articolo (comma?) entro 90 giorni dalla data di entrata in

vigore della legge di conversione del presente decreto.

2. (farmacie) In materia di vendita dei farmaci, negli esercizi commerciali di cui all’articolo 5,

comma 1, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4

agosto 2006, n. 248, possono essere venduti anche i medicinali di cui all’articolo 8, comma 10,

lettera c) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, ad eccezione dei

medicinali di cui all’articolo 45 del Decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309,

e successive modificazioni di cui all’articolo 89 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 291.

Negli esercizi commerciali di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223,

convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, la vendita dei medicinali deve

avvenire, ai sensi di quanto previsto dal comma 2 del citato articolo 5, nell’ambito di un apposito

reparto delimitato, rispetto al resto dell’area commerciale, da strutture in grado di garantire

l’inaccessibilità ai farmaci da parte del pubblico e del personale non addetto, negli orari sia di

apertura al pubblico che di chiusura.

Le condizioni contrattuali e le prassi commerciali adottate dalle imprese di produzione o di

distribuzione dei farmaci che si risolvono in una ingiustificata discriminazione tra farmacie e

parafarmacie quanto ai tempi, alle condizioni, alle quantità ed ai prezzi di fornitura, costituiscono

casi di pratica commerciale sleale ai fini dell'applicazione delle vigenti disposizioni in materia.

3. In materia di ampliamento e potenziamento della rete delle farmacie, i commi 2 e 3 dell’articolo

1 della legge 2 aprile 1968, n. 475 e successive modificazioni, sono sostituiti dai seguenti:

“2. Il numero delle autorizzazioni è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 4.000 abitanti.

3. La popolazione eccedente, rispetto al parametro di cui al secondo comma, è calcolata ai fini

dell’apertura di una ulteriore farmacia”.

Entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’autorità sanitaria competente

adotta il provvedimento di revisione straordinaria della pianta organica.

Entro 90 giorni dall’approvazione del provvedimento di cui al comma 2, le Regioni e Province

autonome di Trento e Bolzano bandiscono un concorso straordinario per soli titoli per la copertura

delle sede farmaceutiche di nuova istituzione o vacanti disponibili per l’esercizio da parte di privati,

fatte salve quelle per le quali sia già stata espletata la prova concorsuale. La partecipazione al

concorso straordinario è riservata ai farmacisti non titolari di farmacia e ai titolari di farmacia

rurale.

All’articolo 9 della legge 2 aprile 1968, n. 475 e successive modificazioni si aggiunge il seguente

comma: “4-bis. Nel caso di concorso per l’assegnazione di farmacie disponibili, i farmacisti non

titolari di farmacia, possono concorrere per la gestione associata, sommando ai titoli posseduti.”

4. (distribuzione carburanti) In materia di sviluppo concorrenziale della settore della

distribuzione dei carburanti, i gestori dei singoli punti di vendita di carburante al dettaglio possono

liberamente rifornirsi da qualunque produttore o rivenditore nel rispetto della vigente normativa

nazionale ed europea.

A decorrere dal 1 gennaio 2012, le eventuali clausole contrattuali che prevedono forme di esclusiva

nell’approvvigionamento sono nulle per violazione di norma imperativa di legge, per la parte

eccedente il 50% della fornitura complessivamente pattuita e comunque per la parte eccedente il

50% di quanto erogato nel precedente anno dal singolo punto di vendita. Sono ugualmente nulle le

eventuali clausole contrattuali che prevedono la cessazione o il mutamento delle condizioni della

gestione dell’impianto in relazione alle scelte consentite al gestore dal presente articolo (comma?).

5. (soppressione limitazioni esercizio attività professionali) Al comma 5-bis dell’articolo 3, del

decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011,

n. 148, come inserito dall’articolo 10, comma 2, della legge 12 novembre 2011, n. 183, è aggiunto il

seguente periodo: “Le medesime norme sono in ogni caso soppresse alla scadenza del termine di cui

al comma 5, alinea”.

Art. …

Rifinanziamento AGEA

L'autorizzazione di spesa di cui al decreto-legislativo 27 maggio 1999, n. 165, come determinata

dalla tabella C della legge 12 novembre 2011, n. 183, è incrementata di XXX milioni di euro per

l'anno 2012. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del

Fondo di cui all’articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito,

con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33.

IN CALCE

17. Gli enti di cui all’allegato A sono soppressi a decorrere dalla data di entrata in vigore del

presente decreto e i relativi organi decadono, fatti salvi gli adempimenti di cui al comma 20.

18. Le funzioni attribuite agli enti di cui al comma 17 dalla normativa vigente e le inerenti risorse di

personale, finanziarie e strumentali, compresi i relativi rapporti giuridici attivi e passivi, sono

trasferiti, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, neppure giudiziale, alle

Amministrazioni centrali competenti, a fianco degli stessi indicati nel medesimo allegato A. Le

predette Amministrazioni centrali entro il 31 marzo 2012 sono riorganizzate, ai sensi dell'articolo 4

del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nel rispetto dell’articolo 1, comma 3, del decretolegge

13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.

19. Con uno o più decreti di natura non regolamentare del Presidente del Consiglio dei Ministri, su

proposta dei Ministri competenti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, adottati

entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, si provvede alla

individuazione delle risorse umane, strumentali, finanziarie, nonché dei rapporti giuridici attivi e

passivi trasferiti ai Ministeri indicati nell’allegato A. Al fine dell’adozione dei decreti di cui al

primo periodo, i Ministeri competenti provvedono alla ricognizione delle risorse e dei rapporti attivi

e passivi da trasferire e assicurano la gestione delle attività strumentali a tale trasferimento. Fino

all’adozione dei predetti decreti, per garantire la continuità dei rapporti già in capo all’ente

soppresso, l’amministrazione incorporante può delegare uno o più dirigenti per lo svolgimento delle

attività di ordinaria amministrazione, ivi comprese le operazioni di pagamento e riscossione a valere

sui conti correnti già intestati all’ente soppresso che rimangono aperti fino alla data di emanazione

dei decreti medesimi; entro i quindici giorni successivi, le residue disponibilità finanziarie degli enti

soppressi sono versate all’entrata del bilancio dello Stato;

20. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legge, i bilanci di

chiusura degli enti soppressi sono deliberati dagli organi in carica alla data di cessazione dell’ente,

corredati della relazione redatta dall’organo interno di controllo in carica alla data di soppressione

dell’ente medesimo, e trasmessi per l’approvazione al Ministero vigilante e al Ministero

dell’economia e delle finanze. Ai componenti degli organi degli enti di cui al comma 17, i

compensi, indennità o altri emolumenti comunque denominati ad essi spettanti sono corrisposti fino

alla data di soppressione. Per gli adempimenti di cui al primo periodo del presente comma ai

componenti dei predetti organi spetta esclusivamente, ove dovuto, il rimborso delle spese

effettivamente sostenute nella misura prevista dai rispettivi ordinamenti.

21. Le dotazioni organiche dei Ministeri incorporanti sono incrementate di un numero pari alle unità

di personale di ruolo trasferite, in servizio presso gli enti soppressi. Detto personale è inquadrato nei

ruoli dei Ministeri vigilanti sulla base di apposite tabelle di corrispondenza approvate con uno dei

decreti di cui al comma 19.

22. I dipendenti trasferiti mantengono l’inquadramento previdenziale di provenienza nonché il

trattamento economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative,

corrisposto al momento dell’inquadramento; nel caso in cui tale trattamento risulti più elevato

rispetto a quello previsto per il personale del Ministero, è attribuito per la differenza un assegno ad

personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo conseguiti.

23. Per i restanti rapporti di lavoro le amministrazioni di destinazione subentrano nella titolarità del

rapporto fino alla naturale scadenza.

ALLEGATO A

Ente Amministrazione centrale

Agenzia per il terzo settore Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Agenzia per la diffusione delle tecnologie per Ministero dello sviluppo economico

l’innovazione

Ente nazionale per il microcredito Ministero dello sviluppo economico

Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Ministero del lavoro e delle politiche