Dossetti e Lercaro, il Concilio: un saggio di Lorefice

Corrado Lorefice, Dossetti e Lercaro, Paoline, 2011, pp. 374, euro 22.00

Strano destino è toccato a don Giuseppe Dossetti. Protagonista alla Costituente e durante i primi anni della Repubblica nata dalla Costituzione, nonché esponente di primo piano nella Democrazia cristiana di Alcide De Gasperi, decide di ritirarsi dalla vita politica (e pubblica) prendendo i voti. La sua idea di partito non prevale, vince De Gasperi, e il buon Dossetti si ritira in buon ordine. Sconfitto dunque sul piano politico. Vincitore invece sul piano ecclesiale.

Oggi infatti il dossettismo è più vivo che mai. Almeno sul piano della ricerca storiografica con la Scuola di Bologna che ha raccolto in questi decenni, attorno a Giuseppe Alberigo, schiere di brillanti e giovani studiosi che hanno dato contributi importanti, soprattutto nella ricostruzione delle vicende del concilio Vaticano II. Ogni anno su Dossetti escono almeno una mezza dozzina di libri.

Il saggio di Corrado Lorefice - che si avvale della prefazione del noto studioso dell’evento conciliare Giuseppe Ruggieri- affronta il rapporto fra Dossetti e il cardinale Giacomo Lercaro, in particolare riguardo al contributo di entrambi alla redazione del documento conciliare sulla Chiesa. E’ importante capire che in Dossetti “il rinnovamento della civiltà dipende sempre dal rinnovamento della Chiesa”. Spiega lo storico Daniele Menozzi: “E’ in questa individuazione del rinnovamento ecclesiale come luogo cruciale della sua personale esperienza e di possibili positivi sviluppi nella situazione del mondo contemporaneo che s’iscrive il progetto di fondare il Centro di documentazione, di dare vita a un’attività di studio scientifico del cristianesimo e alla ricerca storica per un impegno di cambiamento culturale e spirituale”.

Definito dal cardinale Suenens “il partigiano del Concilio”, Dossetti accompagna Lercaro al Concilio. Il suo contributo sarà di rilevante importanza nella stesura del testo dell’intervento dell’arcivescovo di Bologna su “la Chiesa dei poveri”. C’erano stati sull’argomento i discorsi di Giovanni Battista Montini e di Suenens stesso. Ma Dossetti ne era rimasto un po’ deluso. Si aspettava un impegno più integrale sul fronte dell’essere Chiesa dei poveri. Spiega Lorefice: “Suenens pur avendo consapevolezza del mandato della Chiesa di evangelizzare i poveri non arrivava a focalizzarne il fondamento biblico-teologico (rivelativi) e a dedurre le massime conseguenze ecclesiologiche (...). Nella prospettiva di Dossetti invece l’evangelizzazione dei poveri è parte sostanziale dell’Evangelo stesso e, dunque, compito che inerisce allo stesso essere e alla missione della Chiesa”.

Accogliendo il suggerimento del suo teologo di fiducia, Lercaro nel suo intervento al Concilio il 6 dicembre 1962 “invece prendeva le mosse da una lettura delle trasformazioni in atto nel pianeta e dalla constatazione dell’attualità del dramma della povertà, rigettando un’accezione atemporale e pertanto assolutamente disincarnata”.

Il libro illustra molto bene la tensione ideale ed etica che attraversa il pensiero di Dossetti nel cercare di spiegare perché il marxismo era riuscito ad affascinare larghe schiere di credenti e come fosse possibile per la Chiesa recuperarli valorizzando il senso biblico della povertà. Un tema molto attuale, come rileva nella prefazione Ruggieri. Per il quale oggi la “povertà della Chiesa come via del suo cammino nella storia è semplicemente rigettata, non nei suoi principi, ma nella vita concreta. Dire che la Chiesa deve rinunciare ai privilegi storicamente acquisiti quando essi si mostrassero di ostacolo all’annuncio del Vangelo è un discorso che, nel migliore dei casi, suscita un sorriso ironico in viso all’ascoltatore di buone creanze”.
 

Giuseppe Di Leo  (Febbraio 2011)