Un contributo al dialogo Neusner-Benedetto XVI

Achim Buckenmeier-Rudolf Pesch-Ludwig Weimer “L’ebreo Gesù di Nazaret”
 Marietti 1820, 2011pp. 151, euro 14.00

Talvolta le mogli peggiorano la situazione. Talvolta la migliorano. Rabbi Jacob Neusner racconta nel suo libro Un rabbino parla con Gesù la discussione che intavolò con sua moglie “quando trovai da ridire sulla qualità della sua cucina. Lei replicò a questa affermazione replicando che era vero, ma che io ero un pessimo guidatore. Non criticai più la sua cucina e lei non parlò più del mio modo di guidare la macchina: tuttavia la cucina migliorò e io da allora guidai con più prudenza”. L’aneddoto serve a Neusner per spiegare il tipo di rapporto che esisteva, a suo parere, fra Gesù e i farisei: un rapporto che sembra connotato da reciproci dispetti.

Il libro di Neusner viene sottoposto ad attenta analisi da tre illustri esegeti neotestamentari di formazione tedesca; il risultato è una critica ben più netta di quanto abbia fatto Joseph Ratzinger nel suo libro Gesù di Nazaret. Sul libro papale Neusner rilevò, in un articolo pubblicato da un quotidiano israeliano, che esso non rispondeva ai quesiti sollevati da lui. Ecco la ragione per la quale Buckenmaier, Pesch e Weimer nel 2008 decisero di analizzare in modo più dettagliato il saggio di Neusner. Marietti ripropone la traduzione di quel testo, in cui si confuta (almeno parzialmente) la metodologia usata dal rabbi, ossia di limitarsi ad analizzare la figura di Gesù solo attraverso il vangelo di Matteo e, inoltre, “per il fatto che la distinzione fra il Gesù storico e il Gesù della fede viene rifiutata da Neusner” (R. Pesch).

Il contributo di Achim Buckenmaier ha come scopo di dimostrare la correttezza del metodo di Ratzinger, il quale a differenza di Neusner non recide Torah e Vangelo. Su questo punto si dimostra la debolezza della tesi di Neusner: egli, servendosi solo di Matteo, non può considerare sul punto le versioni di Marco e di Giovanni.

Scrive Buckenmaier: “Il vangelo di Marco mostra che Gesù, in quanto maestro, difende l’autorità di Mosè contro le tradizioni umane sopraggiunte in seguito. (...) Il Gesù giovanneo acuisce ulteriormente la questione della fede a beneficio degli ebrei suoi contemporanei quando li rimprovera: Se credeste a Mosè, credereste anche a me (Gv 5,46). Egli non permette perciò che gli si opponga Mosè, o di essere contrapposto a Mosè”.

Di conseguenza, è la tesi del contributo di Rudolf Pesch, Gesù non ha abolito la Torah. Non mi soffermo sui particolari, ma Pesch confuta in modo abbastanza dettagliato la tesi di Neusner per il quale Gesù avrebbe con la sua predicazione contraddetto almeno tre comandamenti, “quello che comanda di onorare i genitori, quello sul riposo sabbatico e quello che comanda di essere santi come lo è Dio”. In questo caso, osserva Pesch, Neusner addirittura “non considera i riferimenti veterotestamentari” (a cominciare dai profeti Geremia e Michea).

I malintesi continuano sul messaggio escatologico di Gesù. Per Neusner esso è rinviato al futuro, al postmortem. Al contrario, si perita di dimostrare Ludwig Weimer, “l’accento escatologico posto da Gesù e dal cristianesimo è sull’oggi (...). Per Gesù e per la Chiesa la signoria di Dio e il suo regno non sono affatto eventi rinviati a un futuro e a un aldilà, né sono estranei al mondo”. Ed è strano che Neusner non si accorga che proprio nel vangelo di Matteo, da lui preso a modello, si legge il “grande discorso di Gesù sul giudizio di questo mondo, che riguarderà le opere di misericordia compiute nel qui ed ora”.

E’ importante questo libro, non meno dei libri di rabbi Neusner e di papa Ratzinger. Lo spiega molto bene Pesch: “Forse l’attuale sfida che l’islam ci pone potrà essere perfino un aiuto a comprendere la reciproca appartenenza di cristianesimo ed ebraismo, perché l’islam è sorto dalla spaccatura, dallo scisma tra ebraismo e cristianesimo”.
 

Giuseppe Di Leo (aprile 2011)