Informativa del Ministro per la Coesione Territoriale sulla programmazione del ciclo deiFondi europei 2014-2020 –

(Consiglio dei Ministri  8 agosto 2013)

 La programmazione del nuovo ciclo dei fondi europei 2014-20 è entrata in una fase decisiva del processo. Entro il prossimo mese di settembre occorre concludere l' Accordo di Partenariato, che è 'atto principale di impostazione delle scelte per il nuovo ciclo. Per arrivare a questo risultato è necessario concludere la fase finale di confronto con le forze sociali e con le amministrazioni centrali e locali.

E' noto che l'uso dei fondi europei nei precedenti cicli, compreso quello in via di conclusione, ha presentato nel nostro Paese serie criticità, sia per la capacità di spesa che per la qualità della spesa stessa, con ricadute meno efficaci di quanto si potesse sperare.

E' dunque assolutamente necessario che il nuovo ciclo parta con il piede giusto, che si faccia tesoro delle esperienze del passato per innovare profondamente nell'utilizzo di questa risorsa che è strategica e cruciale per la ripresa di tutto il paese.

Si tenga presente che l'ammontare di risorse europee per il 2014-20 sarà di circa 30 miliardi che potrebbero raddoppiare con il cofinanziamento nazionale. A tale cifra occorre poi aggiungere l'importo del FSC che dovrà essere programmato per i prossimi 7 anni in stretta integrazione con i fondi europei.

A mio avviso, per migliorare l'efficienza e l'efficacia dell'uso dei fondi è allora necessario definire una strategia che permetta di selezionare poche priorità sulle quali concentrare le risorse in un'ottica nazionale. Bisogna rafforzare un centro di coordinamento nazionale che aiuti a fare meno cose e farle meglio con un disegno più integrato. Del resto questo è quanto ci ha più volte richiesto la stessa Commissione Europea.

Inoltre mi sembra necessario concentrare gli sforzi, specie nei prossimi due anni, su misure di carattere fortemente antirecessivo, capaci di incidere rapidamente per sostenere l'occupazione, in particolare quella giovanile, e le imprese e le economie locali messe a durissima prova dalla grave crisi degli ultimi anni. La proposta è dunque di continuare nella strada aperta con la riprogrammazione dei fondi del ciclo in via di conclusione.

 Mi riservo di informare più avanti sui caratteri specifici della strategia e delle priorità. Mi preme però ora far presente che su questa impostazione è stato avviato il confronto con le Regioni, che ho incontrato la scorsa settimana. Questo primo confronto è stato costruttivo. Le Regioni hanno accettato l'impostazione di fondo, ma hanno anche chiesto un 'tavolo' unico di coordinamento politico con il Governo, presieduto dal Ministro per la coesione territoriale. Abbiamo dunque deciso di rendere subito operativo questo tavolo, concordando con la richiesta dei Presidenti delle Regioni che in tale sede vengano anche portate le proposte delle amministrazioni centrali in modo da evitare contatti diretti e non coordinati tra singoli ministeri e Regioni stesse che renderebbero più difficile un uso integrato dei fondi europei. Chiederei quindi ai colleghi di condividere questa proposta muovendosi d'intesa con il Ministro della coesione territoriale per partecipare al tavolo evitando di procedere in modo non coordinato.

 Il cambiamento nell'uso dei fondi che renda più efficace e rilegittimi questa risorsa cruciale per i prossimi anni richiede però anche dei cambiamenti organizzativi che la sostengano.

Ho già ricordato le raccomandazioni della Commissione in questa direzione, dove ci viene richiestodi “adottare misure strutturali per migliorare la gestione dei fondi dell’UE”. Il Commissario europeo per la Politica Regionale, J. Hahn, ha inviato il 30.05.2013 al Ministro per la coesione territoriale una lettera dove si osserva che “il rafforzamento a livello nazionale in termini di indirizzo, monitoraggio e di attuazione degli interventi sia una precondizione indispensabile per risolvere molte criticità riscontrate finora”.

Si tratta pertanto di completare il disegno di coordinamento e funzionalizzazione già avviato con la legge n. 122 del 2010 che ha attribuito al Presidente del Consiglio le competenze sulla politica di coesione territoriale esercitate da un ministro appositamente delegato.

Va tuttavia ricordato che le strutture amministrative di programmazione e indirizzo sulla spesa europea restano ancora al Ministero per lo sviluppo economico, anche se in 'avvalimento', con notevoli difficoltà pratiche di gestione. Peraltro il MISE sta ora avviando una profonda ristrutturazione che fa venir meno i Dipartimenti, riattivando il modello a Direzioni generali. Si tratta di un disegno non compatibile con la necessaria unitarietà di gestione indispensabile per le politiche di coesione.

A questo punto, ai fini di dare fondamento sul piano organizzativo alla strategia di valorizzazione dei fondi è necessario sciogliere l’'avvalimento', allocare il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica (DPS) presso la Presidenza, in coerenza con le funzioni di coordinamento della politica di coesione che alla Presidenza sono assegnate. Questo disegno andrebbe completato con la trasformazione del DPS in due strutture.

Un Dipartimento, di piccole dimensioni, che eserciti le funzioni di coordinamento e indirizzo strategico, alta sorveglianza dei programmi e interventi della politica di coesione, curando l’interlocuzione con le istituzioni comunitarie e nazionali interessate.

Un’Agenzia esecutiva per la coesione, cui affidare funzioni rinforzate, e più istituzionalizzate rispetto alla situazione attuale, di monitoraggio e controllo della attuazione dei programmi e di assistenza tecnica, ma anche – ove necessario - interventi più attivi nella gestione stessa dei  programmi.

Mi auguro che queste misure possano essere decise a breve dal Consiglio per dare gambe alla strategia per migliorare l'uso dei fondi europei.

.-----------------

Fonte: sito del Governo