OLTRE LA DIVISIONE, SAGGI SULL'ECUMENISMO (PAOLINE)

Andrea Pacini (a cura di) Oltre la divisione, Paoline, 2011, pp. 285 - euro 18.00

Sì, certo: ci si potrebbe immergere nella lettura dei poderosissimi volumi dell’Enchiridion Oecumenicum per diventare (quasi) onnisciente sui temi del dialogo ecumenico oppure...
Oppure prendere fra le mani un volume ponderato sugli stessi temi. Fa al caso nostro questo libro, Oltre la divisione, curato da Andrea Pacini ed edito dalle Paoline, che raccoglie saggi sul cammino ecumenico dalla nascita fin quasi ai nostri giorni.

Come osserva opportunamente il curatore, “tra la seconda metà del XIX secolo e la prima metà del XX secolo la vita della Chiesa è stata positivamente segnata da una serie di movimenti culturali che le hanno impresso un rinnovato dinamismo, quali il movimento liturgico, il movimento biblico, il movimento patristico. Accanto a questi si è sviluppato a partire dagli inizi del XX secolo anche il movimento ecumenico, finalizzato a riproporre l’esigenza di ricostituire l’unità dei cristiani superando le divisioni storicamente verificatesi tra le diverse Chiese”.

Si comincia con la Conferenza di Edimburgo del 1910 che, scrive Riccardo Burigana, “doveva portare all’assemblea ecumenica di Amsterdam, per poi proseguire fino ai tempi presenti”. Vi furono tre elementi che contribuirono alla nuova stagione di incontro fra i cristiani. Burigana li indica “nell’azione della Società Biblica”, “nell’opera di storicizzazione delle vicende religiose del XVI secolo”, “nell’esplosione degli incontri e delle iniziative comuni degli studenti evangelici a partire dalla seconda metà del XIX secolo”. Dopo Edimburgo, nel 1948 si convoca l’Assemblea di Amsterdam che “costituisce uno spartiacque nel movimento ecumenico dal momento che grazie ad essa vide la luce il Consiglio Ecumenico delle Chiese”. Non vi partecipa la Chiesa di Roma. Solo col Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica “aderisce in modo autorevole all’ecumenismo. Il decreto Unitatis redintegratio afferma che per la Chiesa cattolica l’ecumenismo è un cammino dal quale non si può tornare indietro “ (A. Pacini).

Fu il monachesimo benedettino a dare un contributo notevole all’ecumenismo cattolico, attraverso soprattutto la figura dell’abate Lambert Beauduin. Il quale “intuisce che se il monachesimo rappresenta un ambiente favorevole per lavorare all’unione delle Chiese, l’ecumenismo d’altra parte permette un ritorno alle fonti comuni del monachesimo occidentale e orientale che non può che essere di grande giovamento per la vita monastica. L’ecumenismo promuove dunque un rinnovamento della Chiesa nel solco della tradizione “ (A. Pacini).

Il movimento ecumenico richiamava alla responsabilità di fronte a Dio e agli uomini. Osserva Adalberto Mainardi: “La Chiesa ortodossa intende sin dall’inizio la propria partecipazione al movimento ecumenico come una risposta a questo appello: le riserve verteranno essenzialmente sul metodo per giungere all’unità, e gli ortodossi riterranno di doversi astenere dal voto nelle assise ecumeniche ogniqualvolta i rapporti conclusivi, a loro giudizio, presenteranno un profilo dogmatico che solo la Chiesa nel suo insieme può valutare conciliarmente”.

In ambito ortodosso uno dei massimi protagonisti è stato senza dubbio il patriarca di Costantinopoli Athenagora, tanto che “l’immagine del suo abbraccio con papa Paolo VI a Gerusalemme, il 6 gennaio 1964, è una delle immagini più emblematiche della stagione del concilio Vaticano II, tanto da essere diventata una vera e propria icona dell’ecumenismo” (Valeria Martano). Il suo sentire ecumenico, spiega Valeria Martano, “si era sviluppato fondamentalmente su due radici: la tradizione ecumenica del Patriarcato di Costantinopoli - soprattutto a partire dalle figure dei suoi due predecessori, il patriarca Ioachim I e Meletios Metaxakis- e la sua esperienza personale di uomo che dai Balcani affronta il mondo intero, sperimentando la bellezza della coabitazione tra diversi e la lacerazione della divisione tra le nazioni e tra i credenti”.

Altro protagonista con Athenagora è Paolo VI. Secondo Angelo Maffeis, “l’ecumenismo di Paolo VI ha trovato espressione anzitutto attraverso i gesti simbolici (...). L’attenzione di Paolo VI si è rivolta anzitutto all’Oriente. In questo ambito si deve ricordare che al termine del Concilio (7 dicembre 1965) sono state abolite le scomuniche che Roma e Costantinopoli si erano scambiate nel 1054”. Fino ad arrivare all’uso dell’espressione “Chiese sorelle” per le Chiese ortodosse nel messaggio del Papa di Roma ad Athenagora del 25 luglio 1967.

Non solo ecumenismo, però. Nel libro ci sono capitoli dedicati al dialogo interreligioso, attraverso le figure di Louis Massignon (dialogo con l’islam), di Jules Monchanin e Henri Le Saux (dialogo con l’induismo) e infine di Thomas Merton (dialogo col buddhismo), curati singolarmente da Giuseppe Rizzardi, Paolo Trianni e Antonio Montanari. Senza tralasciare la testimonianza di Roger di Taizé, redatta da Matthias Wirz.


Giuseppe Di Leo  (Giugno 2011)