RELAZIONE ANNUALE 2010 dell’Autorità  per le Garanzie nelle Comunicazioni, Dott. Corrado Calabrò

Camera dei Deputati (6 luglio 2010)

.....................................

 Telecomunicazioni: il processo di liberalizzazione dà i suoi frutti

Persino nel 2009, annus horribilis1, il settore delle

telecomunicazioni ha sostanzialmente tenuto.

Nel mondo, il settore delle telecomunicazioni ha generato

ricavi per 980 miliardi di euro.

Anche in Italia le telecomunicazioni hanno confermato il loro

peso, quantificabile intorno al 3% del PIL2. Continua l’espansione dei

volumi anche se i ricavi totali del settore, pari a quasi 44 miliardi di

euro, sono diminuiti del 3,3% rispetto al 2008.

Tutti i principali operatori hanno chiuso i loro bilanci in attivo.

E questo malgrado la pressione competitiva garantita dalle

nostre regole abbia portato all’ulteriore diminuzione dei prezzi3.

Le telecomunicazioni sono state e sono l’unico servizio con

una dinamica marcatamente anti inflattiva. Dal 1995 all’aprile 2010

l’indice dei prezzi al consumo del settore è diminuito da 100 a 69, a

fronte di un aumento dell’inflazione di oltre il 30%4. I prezzi di tutti

gli altri servizi sono considerevolmente aumentati.

“Nella telefonia la liberalizzazione ha funzionato”5.

1 Nel quale “il prodotto si riduceva del 2,4 per cento negli Stati Uniti, del 4,1 nell’area

dell’euro, del 5,0 in Italia” (Banca d’Italia, Considerazioni finali, 31 maggio 2010).

2 Il contributo del settore delle telecomunicazioni al valore complessivo degli investimenti

in Italia è aumentato dal 5,34% del 2008 al 5,95%.

3 La diminuzione dell’indice totale dei prezzi alla produzione delle telecomunicazioni è

stata nell’ultimo anno del 6,5%; l’indice delle telecomunicazioni mobili è sceso del 9%;

quello delle telecomunicazioni fisse del 5,5%. Complessivamente, il settore delle

comunicazioni (che comprende servizi postali, apparecchiature e materiale telefonico,

servizi telefonici inclusi i valori del canone) è diminuito dello 0,3%. Dati Istat.

4 Elaborazioni su dati Istat.

5 Confindustria, Italia 2015, Le imprese per la modernizzazione del Paese, maggio 2010, p.

100. A titolo di paragone, i servizi postali, che ancora non beneficiano di un regime di

5

Nel comparto della telefonia mobile abbiamo uno dei mercati

più competitivi del mondo. Dal 2002 a fine marzo 2010 più di 24

milioni di utenti hanno cambiato gestore. In esito alla nostra tenace

azione ora si può cambiare gestore in tre giorni trasferendo il credito

residuo6.

Ciò non toglie, ovviamente, che i costi della terminazione

mobile debbano essere rivisti alla luce della Raccomandazione

europea7. I cittadini non devono pagare un costo superiore a quello

efficiente, anche se questo surplus viene poi in parte restituito

all’utente mediante gli sconti promozionali e i pacchetti.

Inoltre la discesa delle chiamate fisso mobile per l’utenza non

riflette appieno la discesa dei prezzi all’ingrosso. Se il mercato non

dovesse funzionare interverremo.

E’ incessante l’introduzione di innovazioni (dall’IP TV al 3G,

dalla larga banda mobile agli smartphone intelligenti), che stanno

determinando una vera e propria trasformazione della società.

Nella rete fissa la quota di mercato di Telecom Italia è scesa

sotto il 74%, con un calo di quasi 20 punti in 5 anni. Il nostro sistema

regolamentare ha portato l’Italia ad essere fra i leaders europei nel

full unbundling, con oltre 4,3 milioni di linee attive a marzo 2010.

Dopo le incomprensioni iniziali, Open Access si candida ad

essere un benchmark per l’Europa, come già Open reach; e la

puntualità degli interventi correttivi dell’Organo di vigilanza per la

parità di accesso alla rete lo conferma. Ma alla validità del modello

liberalizzazione sotto il controllo di un’Autorità indipendente, hanno avuto un andamento

dei prezzi in costante ascesa.

6 Tra ottobre 2008 e ottobre 2009 in Italia sono stati portati poco meno di 4 milioni di

numeri. Solo la Spagna ci ha superati con 4,2 milioni. (Fonte: Commissione europea, XV

Rapporto).

7 Raccomandazione della Commissione del 7 maggio 2009 sulla regolamentazione delle

tariffe di terminazione su reti fisse e mobili nella UE (2009/396/CE).

6

deve indefettibilmente e indilazionabilmente corrispondere la

coerenza dei comportamenti, che spetta prioritariamente a questa

Autorità valutare.

La televisione di oggi è già digitale

Il 2010 rappresenta un anno di svolta per il sistema televisivo

italiano. La tecnologia analogica, che ha accompagnato gli italiani

negli ultimi 50 anni, è ormai in via di avanzata sostituzione da parte

del sistema digitale.

Sono già all digital sei Regioni d’Italia8. Nel corso di

quest’anno è prevista la completa digitalizzazione del Nord Italia9.

Nel 2011 avverranno gli switch-off nelle Regioni del versante

adriatico ed, infine, nel 2012 passeranno al digitale la Toscana,

l’Umbria, la Sicilia e la Calabria. Con uno sforzo, la digitalizzazione

potrebbe essere completata entro il 2011, come indica una recente

Raccomandazione europea e come auspica il Vice Ministro Romani.

Alla fine del 2010 il 70% delle famiglie sarà digitalizzato.

Già oggi l’ascolto della TV digitale su tutte le piattaforme

(terrestre, satellite, IPTV) ha superato, con il 51,2%, l’ascolto della

TV analogica. Il numero delle famiglie dotate di almeno un ricevitore

digitale terrestre è salito a gennaio di quest’anno a oltre 15 milioni,

mentre una quota consistente dei nuovi decoder viene acquistata per

adeguare al digitale anche i secondi e terzi televisori di casa.

I ricavi del comparto televisivo si mantengono consistenti,

segnando un incremento dell’1,7% rispetto al 200810. I ricavi

8 Sardegna, Valle D’Aosta, Piemonte occidentale, Trentino Alto Adige, Lazio, Campania.

9 Piemonte orientale, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e

Liguria.

10 In particolare, i ricavi di Rai sono stati 2.728 milioni di euro, quelli di Sky 2.711 milioni

di euro, quelli di Mediaset (al netto di una quota delle partecipate) 2.506 milioni di euro.

7

complessivi da pay-tv (in crescita) e da pubblicità (in discesa)11 si

sono ulteriormente avvicinati. La modifica delle regole sulla

pubblicità ha indotto la Commissione europea a chiudere la procedura

d’infrazione pendente nei confronti dell’Italia. Continuiamo a vigilare

monitorando le trasmissioni.

Lo spostamento delle risorse pubblicitarie dalla TV

tradizionale ad internet non è stato della stessa portata che in altri

Paesi.

Il settore televisivo italiano è essenzialmente tripartito: Rai-

Mediaset-Sky, con gli altri operatori minori e le TV locali che

faticano a trovare spazi concorrenziali.

Si conferma che la TV digitale multicanale frammenta

l’audience anche dei canali generalisti tradizionali; nondimeno Rai e

Mediaset conservano quote di ascolti ancora assai rilevanti sulle quali

l’avvento della pay tv sta incidendo lentamente. Ci siamo battuti

affinché la produzione indipendente di contenuti audiovisivi venga

tutelata.

In questo quadro la TV locale –che gioca un ruolo importante

ai fini del pluralismo dell’informazione- con il digitale può

concentrarsi sulla qualità e sull’informazione locale. Riempire l’etere

di monoscopi o programmi ripetuti è un’occupazione dello spettro

che non serve a nessuno e danneggia l’insieme.

Il mese scorso abbiamo approvato il piano delle frequenze.

Non ci credeva nessuno. E’ la prima volta che un piano delle

frequenze che abbia un’effettiva probabilità di attuazione viene

adottato in Italia: permette risorse per le TV nazionali (con 5 nuovi

11 I ricavi totali da pay tv sono stati nel 2009 2.875 milioni di euro (+7,4%), quelli da

pubblicità 3.541 milioni di euro (-9,3%). Questo è un trend europeo che si conferma anche

in Italia.

8

multiplex a gara12), per l’alta definizione, per le TV locali (con

almeno 13 mux, che corrispondono a 65 programmi locali per ogni

Regione), per la radio, e consente di liberare 9 canali TV da destinare

alla larga banda wireless, come chiede la Commissione europea.

L’Italia è il secondo Paese europeo per diffusione della banda

larga mobile. Ma se non interveniamo rapidamente, con il tasso

attuale di diffusione degli smartphones, la nostra rete mobile rischia il

collasso.

L’AGCOM, con vivo apprezzamento della commissaria Kroes,

sta portando avanti, in Europa e in Italia, una politica finalizzata alla

liberazione in tempi brevi delle frequenze radio. Contiamo di rendere

disponibili circa 300 Mhz da mettere all’ asta per la larga banda.

La radio rimane l’insostituibile compagna di tanti italiani e

un’indispensabile risorsa per il pluralismo. Il piano delle frequenze

garantisce anche risorse per la radio digitale13.

Abbiamo attuato quest’anno la nuova disciplina sulla vendita

collettiva dei diritti sportivi14.

Libertà di informazione / Servizio pubblico

La libertà d’informazione è forse una libertà superiore ad altre

costituzionalmente protette, e come tale va difesa da ogni tentativo di

compressione.

Il Trattato di Lisbona15 pone il pluralismo dell’informazione

alla base dei principi fondanti dell’Unione europea. Si tratta di un

12 Oltre a 1 multiplex per il DVB-H.

13 Abbiamo approvato il regolamento che disciplina l’esercizio dell’operatore di rete.

Completeremo a breve la disciplina con il piano di assegnazione delle frequenze

radiofoniche.

14 Si tratta di un sistema che migliora l’equilibrio del mondo del calcio professionistico,

anche se in prospettiva, visti i deludenti risultati della nostra rappresentativa, si dovrebbe

aumentare la quota di mutualità a favore dei vivai.

9

parametro di legittimità della legge che deve essere valutato con

attenzione in qualunque intervento normativo nazionale.

Lo stesso Trattato peraltro include tra i diritti fondamentali

dell’Unione16 il rispetto della dignità umana17 e della vita privata e

familiare18 nonché il diritto a un processo equo19.

In uno Stato di diritto solo la verità processuale dopo un

giudizio definitivo può privare l’uomo della dignità e dell’onorabilità.

La verità televisiva, mediatica, la diffusione di indiscrezioni e

illazioni pongono sotto nuovi aspetti il problema della tutela della

dignità umana.

La via che l’Autorità ha privilegiato è quella dell’autogestione.

In base al Codice di autoregolamentazione sulla rappresentazione in

TV di fatti relativi a indagini e processi in corso, l’apposito Comitato

-costituito dai rappresentanti delle emittenti televisive ma anche

dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione nazionale della stampa

e presieduto da un ex presidente della Corte costituzionale- ha

richiamato l’esigenza di attenersi alla veridicità, alla completezza,

all’imparzialità ed al rispetto del contraddittorio, verificando e

garantendo che i fatti e le circostanze rappresentati trovino

rispondenza obiettiva in fonti suscettibili di riscontro, secondo le

varie fasi delle indagini o dei processi.

15 Trattato che modifica il Trattato sull’Unione europea e il Trattato che istituisce la

Comunità europea, pubblicato in GUCE (2007/C 306/01) ed entrato in vigore il 1°

dicembre 2009.

16 Art. 6 del Trattato sull’Unione europea, come modificato dal Trattato di Lisbona.

17 Art. 21 del Trattato sull’Unione europea come modificato dal Trattato di Lisbona.

18 Art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà

fondamentali, incorporata nel Trattato di Lisbona. Cfr. anche art. 7 della Carta dei Diritti

fondamentali dell’Unione europea, riconosciuta dall’art. 6, comma 1, del Trattato

sull’Unione europea, come modificato dal Trattato di Lisbona.

19 Art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà

fondamentali citata. Cfr. anche art. 47 e 48 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione

europea, riconosciuta dall’art. 6, comma 1, del Trattato sull’Unione europea, come

modificato dal Trattato di Lisbona.

10

L’accesso senza discriminazioni ai mezzi di informazione delle

forze politiche e sociali va tutelato; specialmente in un sistema

concentrato (tripolare) come quello italiano.

La Rai non ha le risorse sufficienti per migliorare la rete

trasmissiva, per investire nell’alta definizione e nella televisione su

internet, svolgendo quel ruolo di pivot delle nuove tecnologie segnato

nelle nostre Linee guida. Si liberino quindi gli elementi

imprenditoriali con un assetto diverso della governance, svincolato

dai partiti, che valorizzi la capacità gestionale e decisionale (con le

correlative responsabilità); si chiarisca e si renda più trasparente ed

accountable agli utenti il ruolo della TV pubblica.

La Rai, comunque, deve acquisire effettivamente le risorse del

canone, con un sistema di riscossione che riduca l’evasione, anche per

migliorare la qualità; la soluzione c’è; basta volerla. Finalmente il

mini-qualitel ci ha fornito indicazioni che la Rai dovrebbe tenere in

conto nel formare il palinsesto del servizio pubblico.

Sistemi diversi di formazione delle regole sulla comunicazione

politica per la TV pubblica e per quella privata danno adito a

sfasature e distorsioni. Gli orientamenti della Corte costituzionale sui

programmi di informazione sono stati ribaditi dalla recente

giurisprudenza del TAR20. Ad essi si è immediatamente conformata

questa Autorità, che alla giurisdizione del TAR è soggetta. Non così

la Rai, in quanto le regole dettate dalla Commissione parlamentare di

vigilanza non sono sottoposte al vaglio del giudice amministrativo.

Ma le considerazioni da questo espresse dovrebbero essere criteri

guida per tutti.

20 TAR Lazio, Ordinanze n. 01179/2010 e n. 01180/2010 del 12 marzo 2010, Sentenze n.

10270/2010 del 7 maggio 2010, n. 11187/2010 e n. 11188/2010 del 13 maggio 2010.

11

Internet trasforma la televisione e la radio e queste a loro volta

trasformano internet. Le maggiori emittenti nazionali hanno iniziato

a rendere disponibile la programmazione su internet, il che muta il

palinsesto tradizionale in una serie di clips audio-video fruibili

singolarmente, in diretta o in differita.

L'Autorità ha avviato una consultazione pubblica su queste

nuove forme di televisione (catch-up e over the top TV) al fine di

determinare se il regime giuridico debba essere differenziato da

quello per la TV tradizionale21.

I seri problemi generati da internet non obliterano la sua

insostituibile funzione informativa. È stato giustamente osservato che

se ci fosse stato internet l’Olocausto non avrebbe potuto essere

ignorato.

Anche nell’analisi di mercato che abbiamo avviato per

verificare la situazione del pluralismo in Italia emerge, dai primi

risultati, il ruolo crescente di internet. In considerazione di ciò e

dell’eterogeneità dei riferimenti attuali si palesa la necessità di una

ridefinizione per via legislativa delle aree economiche rilevanti ai fini

del Sistema integrato delle comunicazioni (SIC).

Le tecnologie ridisegnano l’editoria: governare la trasformazione

L’editoria, specie quella quotidiana, rappresenta ancora il

secondo mezzo di diffusione dell’informazione, e, quindi, un forte

presidio per il pluralismo.

Ma la lettura dei quotidiani è in strutturale diminuzione e nulla

è avvenuto in questo anno per incentivarla22.

21 Stiamo implementando il nuovo quadro regolamentare derivante dal Decreto legislativo

di recepimento della Direttiva sui servizi di media audiovisivi.

22 L’anno scorso abbiamo inviato una segnalazione al Parlamento a questo riguardo.

12

Non c’è stato recupero di risorse pubblicitarie dei giornali da

internet23, nel quale invece crescono le risorse attratte dai motori di

ricerca24.

I principali giornali ormai integrano la versione cartacea con i

servizi on line, che vengono aggiornati continuamente.

Due mesi fa il premio Pulitzer per il giornalismo investigativo

è stato assegnato ad un sito internet, ProPublica.org25.

La rete non cancella l’industria del giornalismo; la cambia. E’

essenziale che la funzione del giornalista non venga meno; il

giornalista ha un compito informativo indeclinabile e non sostituibile

dal flusso di notizie che scorre nella rete.

Le nuove applicazioni tecnologiche (e-readers o tablet-pc,

come l’i-pad) sono un’occasione per riavvicinare i giovani alla lettura

dei giornali e dei libri; può esserci una nuova stagione per la lettura,

in un nuovo formato.

Opportunamente il Governo ha previsto incentivi ai giovani

per la larga banda. Se nella prossima finanziaria si prevedesse che gli

studenti possono fruire di un bonus governativo per l’abbonamento

gratuito a un quotidiano on line, si potrebbero centrare due obiettivi:

diffusione della larga banda e diffusione dei giornali. Diffondere i

libri di testo in via elettronica comporterebbe un risparmio per le

famiglie e potrebbe arricchire i libri di contenuti multimediali,

suscitando l’interesse dei ragazzi.

23 Nell’editoria, i ricavi derivanti dalla pubblicità scendono da 2,4 a 1,9 miliardi (-21,5%),

nonostante continuino a rappresentare la maggiore fonte di entrate (48,8%).

24 La raccolta pubblicitaria su internet ha registrato un aumento dell’8%, incrementando

così la propria quota nel totale degli investimenti pubblicitari a circa l’8%; valore quasi

doppio rispetto a quello rilevato per l’Europa occidentale.

25Non si tratta di un blog, né di citizen journalism. ProPublica è l’interfaccia web di un

gruppo di giornalisti diretto da un giornalista che ha vinto già 17 premi Pulitzer con i

maggiori giornali.

13

Informazione, trasparenza e correttezza alla base della tutela del

consumatore

La trasparenza e le certezze per il consumatore sui prezzi e

sulla qualità dei servizi non sono ancora sufficienti. Siamo intervenuti

ripetutamente per reprimere comportamenti che danno effimeri

benefici ma che in definitiva danneggiano la credibilità del settore.

Le chiamate tariffate a scatti dai cellulari possono far lievitare i

costi delle chiamate, specialmente nelle aree dove la copertura è

difficile26. Abbiamo preteso che ogni operatore introduca e mantenga

un piano tariffario al secondo, con il prezzo massimo degli SMS in

linea con il Regolamento europeo.

L’utente deve avere il controllo della spesa telefonica; non

possono esserci automatismi che portino a bollette esorbitanti.

Abbiamo introdotto un sistema di accreditamento di motori di ricerca

che faciliti il confronto delle tariffe telefoniche.

I costi per la navigazione internet in roaming sono altissimi.

Insisteremo presso la UE per l’abbattimento di questi costi.

I cittadini non conoscono la qualità della propria connessione a

larga banda. Da ottobre sarà possibile scaricare un software

sviluppato da AGCOM per misurare la qualità.

L’anno trascorso ha visto un importante passo in avanti

nell’attuazione dell’articolazione territoriale dell’Autorità, con il

conferimento di ulteriori deleghe ai Co.re.com.27.

26 La copertura cellulare delle metropolitane, dei tratti ferroviari e di alcune aree pubbliche

è limitata dalle diatribe amministrative sui diritti di passaggio: ci adopereremo per la

copertura totale del territorio.

27 Sono stati attivati presso i Co.re.com. i servizi di risoluzione delle controversie tra utenti

e operatori, accesso locale al Registro degli operatori di comunicazione, monitoraggio e

vigilanza sul rispetto della normativa in materia di esercizio dell’attività radiotelevisiva

locale. Ciò è avvenuto in nove Regioni che rappresentano più del 50% della popolazione

14

In tal modo, i Co.re.com. si profilano quali garanti e mediatori

tra le istituzioni regionali, gli operatori del settore e i cittadini; in

coerenza con la logica di governo del territorio, ridefinita con la

riforma del Titolo V della Costituzione, che ha nella sussidiarietà il

principio cardine.

Le istanze presentate dagli utenti ai Co.re.com. sono state

43.095 (a fronte delle 38.590 dell’anno precedente); il tasso di

efficacia del processo di conciliazione è aumentato fino al 62% (nel

2008 era di circa il 50%). E’ un modello paragiurisdizionale che

funziona, come riconosciuto anche dalla Corte di giustizia europea28.

I procedimenti sanzionatori avviati dall’Autorità nel 2009 (96)

sono stati il doppio di quelli nel 2008. Il totale delle sanzioni irrogate

è stato di 5,2 milioni di euro29.

Grazie alle Associazioni dei consumatori per la loro costante

azione di vigilanza e di stimolo.

Preziosa è la collaborazione della Guardia di finanza e della

Polizia postale.

Indipendenza

Le Autorità indipendenti non nascono dalla mente di Zeus,

come Atena. Ma o sono indipendenti o non hanno motivo di essere.

L’indipendenza va verificata ogni giorno.

Nessuno degli atti istituzionali e delle decisioni collegiali

adottati dall’Autorità ha risentito delle pressioni e insistenze che

possono essere state esercitate, da qualsiasi parte.

(Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Toscana,

Provincia autonoma di Trento, Umbria).

28 Corte di giustizia delle Comunità Europee, sentenza C-317/08 del 18 marzo 2010.

29 Sarebbe utile destinare parte delle sanzioni incassate ad iniziative a favore dei

consumatori.

15

Peraltro, l’indipendenza può e deve essere rafforzata – nel

concetto, nei requisiti e nelle garanzie per i membri dell’Autorità,

nonché nelle consequenziali responsabilità di questi- conformandosi

al paradigma della Direttiva UE30, che va recepita sollecitamente

(come abbiamo fatto presente al Governo31), anche perché da

quest’anno l’Autorità è parte integrante del sistema europeo delle

Autorità indipendenti di settore32.

L’indipendenza si preserva pure con l’autonomia economica e

finanziaria. Noi non viviamo col finanziamento dello Stato, viviamo

sostanzialmente col contributo degli operatori. Ogni distoglimento di

tale contributo dalla sua destinazione si traduce in una tassazione

occulta e si pone in contrasto col diritto comunitario, il quale prevede

che il finanziamento degli operatori di settore sia imputabile ad un

numerus clausus di attività, puntualmente elencate nelle Direttive

europee.

Pensare digitale

Da qualche settimana l’Europa ha un’Agenda digitale.

A pochi mesi dal lancio del broadband plan americano33, la

Commissione europea ha varato la sua manovra34 che mira a

recuperare la minore velocità di sviluppo delle tecnologie

dell’informazione e della comunicazione, realizzando un mercato

30 Direttiva 2009/140/CE del 18 dicembre 2009.

31 Abbiamo altresì segnalato al Governo numerose volte, anche in relazione alla procedura

d’infrazione aperta dall’Unione europea, la gravità del ritardo nell’istituzione del numero

unico di emergenza 112; un numero che serve a salvare vite umane.

32 In quel sistema -secondo il modello già preso a riferimento per i mercati finanziari- sono

definiti chiaramente la missione delle Autorità europee e nazionali, i loro poteri, la loro

autonomia dai Governi e dalla stessa Commissione europea, la loro responsabilità.

33 Connecting America: The National Broadband Plan, marzo 2010

34 Commissione europea, A Digital Agenda for Europe - COM(2010) 245.

16

digitale europeo alimentato da reti internet ultraveloci e da

applicazioni interoperabili35.

E l’Italia?

Ancora una volta noi abbiamo prefigurato prima degli altri la

realtà in divenire, ma poi questa ha sorpassato la nostra capacità

realizzatrice.

Le telecomunicazioni sono nella più grande fase di

trasformazione da 70 anni in qua.

Finora il servizio in voce ha fornito il 70% dei ricavi e parte

preponderante degli utili, ma i volumi di traffico in rete crescono

vigorosamente ogni anno, anche in un sistema-Paese ancora poco

digitale qual è il nostro. La rete attuale presenta ormai molteplici

situazioni di saturazione sia per la rete fissa che per quella mobile36.

Il futuro presuppone l’ultra banda, le reti di nuova generazione

in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 Mbit/s.

Ma gli stessi dati che ci vedono ai primi posti in Europa sul

fronte dei prezzi dei servizi tradizionali e della concorrenza

infrastrutturata, ci classificano sotto la media UE per diffusione della

banda larga37; siamo sotto la media anche per il numero di famiglie

35 Certo il programma americano ha un piglio più deciso e maggiore concretezza e

ambizione. Il Congresso ha dato mandato all’Autorità di settore, la Federal

Communications Commission, di varare un piano per il broadband che guarda al 2020

sulla base di un’agenda di interventi in cui si prevede un investimento pubblico di 25

miliardi di dollari in dieci anni per ottenere multipli d’investimento privato e si traguarda

la connessione di 100 milioni di case a 100 Mbit e la connessione di scuole, ospedali, basi

militari a 1000 Mbit (1 giga).

L’agenda digitale varata dalla Commissione europea si muove sullo stesso terreno in

termini di priorità e obiettivi, ma risente delle forti limitazioni nelle possibilità di

finanziamento della fibra ottica a carico della finanza statale, nonché della difficoltà di far

metastatizzare il progetto complessivo nei singoli Stati membri (Governi e Regolatori).

Forse difetta anche di una valutazione realistica degli incentivi occorrenti per invogliare gli

operatori a impegnarsi in un investimento a rischio e a bassa redditività nel breve periodo.

36 Già adesso 500 centrali non sono in grado di fornire servizi ADSL a nuovi clienti,

perché sature.

37 20,6% della popolazione rispetto alla media EU27 di 24,8% (17^ posizione).

17

connesse a internet38, oltre che per la diffusione degli acquisti on-line

e per il contributo dell’ICT al PIL39.

Il nostro Paese è il fanalino di coda nel commercio e nei servizi

elettronici. Le nostre imprese vendono poco sul web; la quota di

esportazioni legate all’ICT è pari al 2,2% e relega l’Italia al penultimo

posto in Europa.

La visione - di sistema - che ancora manca

A cosa si deve una situazione così depressa nonostante il

livello e i bassi prezzi del nostro sistema di telecomunicazioni?

Sono molteplici i fattori che influiscono sulla domanda40.

L’UE ha tuttavia rilevato che l’Italia ha il record degli acquisti

on line dei biglietti del treno e dell’aereo. Come mai? Oltre a non fare

più la coda, l’utente non paga i diritti di emissione e non deve

necessariamente stampare il biglietto.

Se l’Italia vuole essere on line deve rimuovere le remore

mentali e azzerare i balzelli digitali. Su questo tema devono

collaborare le Autorità di settore (AGCM, AGCOM, Banca d’Italia) e

il Governo.

Il ragionamento secondo logiche passatiste41, per cui

bisognerebbe creare le condizioni della domanda prima di investire in

38 53% della famiglie rispetto ad una media EU27 di 65% (22^ posizione).

39 L’ICT contribuisce per il 3,9% al PIL nazionale rispetto ad una media EU27 del 5%

(13^ posizione).

40 Tra tali fattori possono indicarsi:

L’insufficiente diffusione di internet nelle scuole (tuttavia in crescita);

La modesta diffusione dell’informatica nelle fasce di reddito/istruzione mediobasse;

La scarsa sostituibilità fra televisione e internet;

La stentata diffusione di internet nelle fasce di età over 50 (anche se i teen agers

italiani stanno insegnando l’uso di internet ai nonni);

Costi e balzelli accessori ingiustificati per i servizi on line;

La diffidenza degli italiani ad affidarsi ai servizi on line per la paura di truffe

telematiche; c’è poca trasparenza e incerta tutela giuridica.

18

nuove infrastrutture, riduce all’immobilismo. Per le nuove tecnologie,

i percorsi di creazione e stimolo di domanda e offerta vanno di pari

passo. In un ecosistema ogni singola parte cresce con il tutto; è una

visione olistica delle reti e delle relazioni che si sviluppano42.

Il tema chiave dell’Agenda europea è proprio la visione

unitaria dell’ecosistema digitale.

Vodafone, Wind e Fastweb hanno avanzato congiuntamente

uno schema di piano, cui ha aderito anche Tiscali, che postula, in una

prima fase, investimenti (propri e altrui) per 2,5 miliardi di euro al

fine di realizzare una rete in fibra destinata a connettere una parte

rilevante della popolazione entro 5 anni.

Telecom Italia, a sua volta, ha illustrato il 10 giugno scorso

all’Autorità il suo piano che annuncia fino a 7 miliardi di investimenti

nei primi 3 anni (2010-1012), inclusi gli interventi necessari per il

rilegamento in fibra delle centrali (backhauling), che ha carattere

prioritario. L’obiettivo immediato, per quanto riguarda la rete di

accesso, è quello di collegare con la fibra ottica le unità immobiliari

nelle 13 maggiori città italiane entro il 2015. In altre 125 città

l’accesso in fibra arriverebbe successivamente. Lo switch off è legato

al raggiungimento di determinate soglie di traffico.

Ogni imprenditore ha diritto di fare i suoi piani industriali e

l’Autorità asseconderà ogni iniziativa, nel rispetto delle regole, in

particolare di quelle sull’accesso43.

41 Che ci hanno fatto rinunciare al nucleare, con lievitazione del costo dell’energia

elettrica. La Commissione europea evidenzia per l’Italia un costo medio dell’energia

superiore di oltre il 26% rispetto alla media UE. Per alcune tipologie di contratti d’impresa

il differenziale raggiunge il 46% (Dati Eurostat, 2008-2009).

42 OCSE, The impact of the crisis on ICTs and their role in the recovery, agosto 2009.

43 Al riguardo l’emananda Raccomandazione europea sulle reti di nuova generazione

prevede, anche per la fibra, l’obbligo per gli operatori incumbent di dare accesso alla rete

agli operatori concorrenti.

19

Ma rilevo che l’Agenda digitale europea prevede che almeno il

50% delle famiglie europee utilizzi un collegamento superiore ai 100

Mbps entro il 202044.

I piani proposti portano a questo risultato?

Il piano Telecom consiste in parte in un progetto industriale

che tende a uno sviluppo della rete ad alta velocità strettamente

dimensionato sulle richieste attuali dell’utenza e su quelle

ravvicinatamente attese. Questa è la parte in atto finanziata e

scadenzabile in piani esecutivi.

Da parte sua lo schema di piano degli operatori alternativi non

è certo in uno stadio più avanzato di attuabilità, subordinato, com’è,

ad alcune condizioni, prima fra tutte a quella del finanziamento.

L’impressione è dunque che le pur apprezzabili idee

progettuali proposte offrano una visione di quello che si può fare, ma

non ancora di quello che concretamente ci si impegna a fare.

C’è, inoltre, parziale sovrapposizione delle aree geografiche

d’intervento, senza coordinamento delle opere di posa.

Per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda digitale servono piani

operativi.

Ci vuole quindi –sia pure, se del caso, integrativamenteun’iniziativa

complessiva, un progetto Italia per una fiber Nation, che

eviti costose duplicazioni delle infrastrutture civili e faccia fare al

Paese il salto di qualità di cui ha bisogno.

44 Il Professor Monti ha quantificato nel 4% il guadagno di PIL ottenibile accelerando lo

sviluppo del mercato unico digitale entro il 2020. (Mario Monti “A new strategy for the

single market at the service of europe's economy and society”, Rapporto per il Presidente

della Commissione europea, maggio 2010). Una percentuale che corrisponde a una

plusvalenza di 500 miliardi di euro: il mercato unico digitale da solo potrebbe avere un

impatto simile al programma del mercato interno del 1992 (Copenhagen Economics “The

Economic Impact of a European Digital Single Market”, marzo 2010).

20

Per centrare l’obiettivo della Digital Agenda sono necessari

accordi, coordinati a livello nazionale, tra operatori di

telecomunicazioni, Amministrazioni territoriali, altri eventuali

imprenditori45, finalizzati alla progressiva conversione alla fibra di

determinate aree territoriali. Ciò darebbe al progetto prospettive di

redditività con il carattere di certezza tipico delle utilities e aprirebbe

potenzialmente la porta al finanziamento di investitori istituzionali,

quale, in primis, la Cassa depositi e prestiti46.

Seguiamo con attenzione e interesse il tavolo tecnico a tal fine

convocato dal Vice ministro Romani.

Non stiamo suggerendo progetti lunari. La Regione Lombardia

e la Provincia di Trento hanno già in corso progetti di tale tipo.

Progetti sperimentali sono stati avviati anche in alcuni quartieri

urbani.

In Francia il Governo ha lanciato un piano nazionale per

l’economia digitale e l’ultra banda; i principali operatori hanno deciso

di coordinarsi per realizzare una rete in fibra; la legge ha imposto a

tutti gli operatori la condivisione delle cablature condominiali; il

regolatore ha posto a consultazione pubblica il quadro regolamentare

per lo sviluppo della fibra che differenzia le regole per le aree urbane

da quelle a bassa densità di traffico47.

45 Ho già rilevato nelle scorse Relazioni al Parlamento del 2008 e del 2009 che l’art. 101,

comma 3, (ex art. 81) del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea consente la

deroga al divieto di intese quando siano rivolte a promuovere il progresso tecnico o

economico.

Il partenariato pubblico-privato può essere un efficace strumento per investire e per

mettere a fattor comune gli asset più costosi.

46 La quale può intervenire, a (moderate) condizioni di mercato, anche nelle aree ad alta

intensità di traffico. Nelle aree a scarsa densità (e in queste soltanto) è invece possibile che

l’intervento sia finanziato dallo Stato. Ma non è ipotizzabile per tali aree, almeno nella

prima fase, il collegamento in fibra ottica; saranno piuttosto utilizzate tecnologie wireless o

VDSL su rame.

47 La previsione di stanziamenti pubblici è di 2 miliardi di euro per una rete in fibra ottica

FTTH. In applicazione di questo quadro, France Telecom, SFR e Free cooperano per

21

Investire per uscire prima dalla crisi e tornare a crescere

Ma è compatibile il progetto di una fiber Nation con l’obiettivo

–assolutamente prioritario e non compromettibile- della stabilità?

“Una stabilità duratura dei mercati si ha solo con la ripresa

della crescita, perché non va dimenticato che questa crisi è soprattutto

una crisi di competitività”48.

L’Italia non cresce da 15 anni. La crescita dei Paesi è legata a

fattori strutturanti fondamentali.

La rivoluzione della larga banda, dell’alta velocità trasmissiva,

è comparabile con le grandi rivoluzioni industriali del secolo scorso.

Certo è tempo di risparmi. Ma l’investimento in fibra ottica è

visto negli USA e altrove anche come una exit strategy.

Da noi l’OCSE ha stimato che basterebbe un risparmio annuo

fra l’1,41% e l’1,7% per 10 anni sulle spese effettuate nei settori

dell’elettricità, sanità, trasporti e educazione per giustificare in Italia

la costruzione di una nuova rete49.

Secondo uno studio di Confindustria50, i risparmi ottenibili nel

sistema sanitario mediante l’utilizzazione della larga banda si

aggirerebbero sul 10%: cifra importante se si tiene conto dell’enorme

ammontare della spesa sanitaria. E sarebbe di circa 10 miliardi l’anno

il risparmio applicabile alla bolletta energetica nazionale per effetto

dell’ottimizzazione del controllo dei consumi e delle erogazioni.

realizzare una rete di nuova generazione che collegherà, entro un anno, 800 mila

abitazioni.

48 Banca d’Italia, Considerazioni finali, cit.. Non solo chi ha il debito più elevato ma anche

chi ha la crescita economica più bassa risulta più esposto di altri Paesi (Discorso del

presidente della Consob al mercato finanziario, 28 giugno 2010).

49 OCSE, “Network developments in support of innovation and user needs”, dicembre

2009.

50 Dati preliminari nell’ambito del progetto Italia Digitale, 8 maggio 2010.

22

L’Autorità (col programma di ricerca ISBUL) ha

commissionato a qualificati atenei italiani una valutazione

dell’impatto di una nuova rete in fibra sull’economia nazionale,

ottenendo stime coerenti con gli studi internazionali.

Rinunciare a un tale progetto non comporta dunque solo la

rinuncia del nostro Paese a svolgere un futuro da protagonista

nell’innovazione, ma anche una sua minore capacità di reazione alla

crisi economica contingente, realizzando dei risparmi51.

Il tessuto socio-economico dell’Italia (reti di piccole e medie

imprese, prodotti ad alto valore aggiunto, concentrazione per distretti

industriali, turismo e servizi) beneficerebbe della larga banda più di

altri Paesi europei.

Bisogna saper fare delle scelte, privilegiando i fattori strutturali

di sviluppo che internazionalizzino la nostra economia.

Il contributo dell’Autorità: regole e suggerimenti per un’agenda

per l’Italia

Come negli USA, e come hanno fatto di recente l’UE e i

principali Paesi europei, serve quindi un’Agenda digitale su misura

per l’Italia, che concentri lo sforzo e colga le specificità del sistema

produttivo e sociale nazionale e fissi gli obiettivi normativi e

programmatici dei prossimi 3-5 anni.

L’Autorità farà la sua parte, dettando regole che, garantendo

l’accesso:

51 La larga banda è strumentale in due direzioni:

- Stimolo alla crescita economica del sistema produttivo (servizi, contenuti,

convergenza);

- Riduzione dei costi industriali (energia, trasporti, scambi commerciali) e dei costi

dello Stato apparato (sanità, pubblica amministrazione, scuola, sicurezza).

23

- riconoscano, con fini incentivanti, un premio di rischio per il

capitale investito;

- favoriscano gli investimenti condivisi;

- garantiscano la neutralità tecnologica e la parità di condizioni

nell’utilizzazione delle infrastrutture comuni.

Affronteremo anche il tema della transizione dal rame alla

fibra dando certezza delle modalità e dei tempi.

Ma questo non basta.

Il settore pubblico può fare molto, anche in tempi di rigore di

bilancio. Innanzi tutto coordinando gli interventi.

Ci vuole un riordinamento radicale, un organico disegno

legislativo che componga ed essenzializzi molteplici misure:

- Norme quadro per la costruzione e condivisione delle

infrastrutture che affranchino dalle molteplici autorizzazioni

e/o concessioni;

- Completamento delle norme sull’interoperabilità dei servizi

della PA e sanità on line52;

- Norme per la liberalizzazione delle transazioni on line e il

commercio elettronico;

- Norme sulla sicurezza delle reti;

- Liberazione delle radiofrequenze per la larghissima banda e

meno vincoli per il Wi-fi;

- Utilizzazione di parte dei proventi delle aste delle

radiofrequenze per gli incentivi alla larga banda53 e per la

riduzione del digital divide;

52 E’ importante che il programma E-Government 2012 sia portato a termine, se del caso

selezionando le priorità, in modo che il ciclo completo delle transazioni non richieda

documenti cartacei, che vi sia piena interoperabilità fra i sistemi utilizzati dalle imprese e

dalla pubblica amministrazione. Nella sanità occorre introdurre l’eliminazione completa

della carta, il tele monitoraggio ed il teleconsulto.

24

- Contributi per la rottamazione degli apparati informatici

obsoleti;

- Elevazione del tetto del credito d’imposta per gli investimenti

delle imprese e riduzione delle imposte sui finanziamenti a

lungo termine per interventi strutturali.

Agevolazioni fiscali per l’impiego di capitali privati nel

finanziamento di progetti di lungo periodo con forti esternalità

positive (tra cui le reti NGN) possono rappresentare una valida

alternativa all’impiego di risorse di bilancio sempre più

scarse54.

Subito dopo andrà affrontata la riforma del diritto d’autore,

bilanciando, come evidenziato dall’Autorità nella sua recente

indagine conoscitiva, i diritti degli autori e quello degli utenti che

navigano in rete. Daremo seguito alla regolamentazione che la legge

ci affida; ma non ci si può nascondere che la pirateria informatica è

diventata un problema di portata enorme.

Gli autori sono privati della remunerazione loro dovuta e gli

investimenti nella rete vengono scoraggiati quando l’accesso non

avviene nei modi normali ma tramite motori di ricerca e aggregatori

di contenuto che si sottraggono a ogni pagamento sia agli autori che

agli operatori proprietari della rete55.

53 Le regole europee consentono che parte del ricavato dell’asta pubblica di assegnazione

delle frequenze liberate dalla televisione vada agli incentivi alla larga banda.

54 Questa posizione è stata più volte espressa dal Presidente di Cassa Depositi e Prestiti

Franco Bassanini. In tema di regolazione fiscale, già oggi molti Paesi europei (tra cui

l’Italia) prevedono incentivi fiscali rilevanti per gli investimenti in energie rinnovabili e

diversificano la tassazione dei capital gains immobiliari a seconda della durata del

possesso. Anche sotto il profilo delle norme contabili e prudenziali, la fedeltà al principio

mark-to-market, determina un incentivo sistematico alle performances a breve termine e

incoraggia quindi effetti pro-ciclici, che nel caso delle infrastrutture possono portare a un

investimento sub-ottimale.

55 La crescita di applicazioni e servizi over the top postula la necessità di un confronto sul

tema della net neutrality.

L’Autorità non ha il ruolo che il presidente Obama ha

assegnato all’omologa Autorità statunitense (la Federal

Communications Commission).

Tuttavia sia la sua legge istitutiva che la recente legge sulla

concorrenza56 le attribuiscono la facoltà di fare segnalazioni al

Governo.

Assolveremo a questo compito di “segnalatore”. Le autostrade

delle nuove comunicazioni sono il fertilizzante principale di

quell’economia della conoscenza che si attesta come nuovo

paradigma di modello capitalistico partecipato. Ma senza lo stock di

capitale infrastrutturale fisico nelle reti di nuova generazione i nuovi

investimenti renderanno sempre meno, accrescendo il divario con i

Paesi a maggiore velocità.

Per realizzare una rete in fibra ottica ci vogliono dai quattro

agli otto anni.

Bisogna dunque pensarci oggi. Perché domani l’oggi potrebbe

essere ormai, irrecuperabilmente, l’ieri.

Legge 23 luglio 2009, n. 99.