51ª Assemblea annuale dell'Associazione Bancaria Italiana (ABI)

                                 Intervento del Governatore della Banca d’Italia

                                                       Mario Draghi

 Roma, 13 luglio 2011

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La crisi e l’euro

Le prospettive di crescita e i mercati finanziari sono condizionati dalla

crisi del debito sovrano. Nonostante le decisioni prese dal Parlamento greco e

dall’Eurogruppo le tensioni si sono acuite ed estese, anche per la natura inerziale

che caratterizza questi processi. È indispensabile che i paesi sottoposti a un

programma di aggiustamento concordato con l’Unione europea (UE) e il Fondo

monetario internazionale proseguano gli sforzi significativi fin qui compiuti. Il

Consiglio Europeo ha confermato il suo pieno impegno per assicurare la stabilità

finanziaria nell’area dell’euro. In nessun paese vi sono alternative a un credibile

consolidamento fiscale; esso costituisce il presupposto essenziale per rafforzare

le prospettive di crescita. Ma non è sufficiente.

Per anni il costo del credito nelle varie parti dell’area dell’euro non si è

discostato significativamente da quello prevalente in Germania. Gli spread sui

titoli sovrani rispetto al Bund tedesco sono rimasti a lungo su livelli modesti e i

tassi praticati dalle banche hanno riflesso la credibilità di cui godevano i titoli

pubblici dei paesi dell’euro. Non è né sarà più così: la solvibilità degli stati

sovrani non è più un fatto acquisito ma va guadagnata sul campo con una

crescita alta e sostenibile, possibile solo con i conti in ordine. Il costo del credito

riflette oggi questa nuova condizione: è più elevato per i paesi a bassa crescita e

con finanze pubbliche più deboli. Il prestito di credibilità elargito dai paesi più

forti dell’area dell’euro è venuto a scadenza: dovremo crescere senza farvi

conto. Quelle riforme strutturali invocate per anni sono oggi ancora più

essenziali.

Ho più volte ricordato come l’Europa abbia reagito alla crisi finanziaria

globale avvalendosi della credibilità e della condotta monetaria tempestiva e

innovativa della Banca centrale europea (BCE) e dotandosi di un più adeguato

strumentario di governance economica. Esistono ora un sistema di autorità

autonome di vigilanza bancaria e finanziaria, un organo europeo per il

monitoraggio e la mitigazione dei rischi sistemici, nuove procedure per il

coordinamento delle politiche fiscali e strutturali.

La crisi attuale costituisce però anche un’occasione per riflettere sui

limiti dell’azione fin qui attuata in ambito europeo. Una nuova fase si è aperta.

Dobbiamo riconoscere che nella gestione delle crisi finanziarie si è proceduto

non di rado con interventi parziali e temporanei, accrescendo le incertezze sui

mercati finanziari. Occorre ora dare certezza al processo con cui si gestiscono le

crisi sovrane: definire con chiarezza gli obiettivi politici, il disegno degli

strumenti, l’ammontare delle risorse. È un passo necessario per assicurare la

stabilità dell’area e della sua moneta, per sfruttare appieno la forza della sua

economia e della sua situazione monetaria e finanziaria.

L’economia italiana

L’economia italiana sta beneficiando dell’espansione degli scambi

internazionali. Trae vantaggio, rispetto a molti altri paesi avanzati, dalla solidità

del suo sistema bancario. Il tasso di disoccupazione è in diminuzione

dall’autunno. Dopo sei mesi di variazioni appena positive, nel secondo trimestre

il PIL dell’Italia sarebbe aumentato a un tasso in linea con quello medio

dell’area dell’euro.

Nel medio termine il ritmo di crescita dell’economia italiana

continuerebbe a collocarsi su livelli inferiori a quelli dei nostri principali partner

europei. Il Bollettino Economico della Banca d’Italia, che sarà diffuso venerdì

prossimo, presenterà nostre valutazioni dettagliate per il biennio 2011-2012.

Alle tensioni degli ultimi giorni che hanno interessato i titoli di Stato e i

corsi azionari italiani ha contribuito l’incertezza sulle prospettive della finanza

pubblica.

La manovra presentata dal Governo rappresenta un passo importante nel

processo di risanamento dei conti pubblici. Gli interventi all’attenzione del

Parlamento sospingono il processo di riduzione del debito. Quest’anno verrà

conseguito un surplus primario significativo; l’anno prossimo, secondo le stime

della Commissione europea, si accrescerà ancora, raggiungendo il livello più

elevato nell’area dell’euro. Avendo anticipato le usuali scadenze, occorre

definire in tempi rapidissimi il contenuto delle misure ulteriori volte a

conseguire il pareggio di bilancio nel 2014. A questo soprattutto guardano oggi i

mercati. Esistono rischi che questi provvedimenti distorcano l’impianto della

correzione, opportunamente basato sostanzialmente su tagli delle uscite. Se non

si incide anche su altri voci di spesa, il ricorso alla delega fiscale e assistenziale

per completare la manovra nel 2013-2014 non potrà però evitare un aumento

delle imposte.

Ma, come per gli altri paesi dell’area dell’euro, alla correzione degli

squilibri di finanza pubblica si deve accompagnare un innalzamento del

potenziale di crescita della nostra economia, mediante la messa in campo

tempestiva di politiche strutturali incisive e credibili, con comportamenti

coerenti di tutti i protagonisti della vita politica e produttiva.

La regolamentazione della finanza internazionale

Nelle ultime Considerazioni finali ho richiamato l’agenda per i prossimi

mesi: definite le regole sul capitale e impostate le misure da adottare in tema di

leverage e liquidità, il Financial Stability Board (FSB) e il Comitato di Basilea,

su impulso del G20, stanno ora lavorando ai due maggiori temi che restano da

affrontare: intermediari sistemici (SIFI) e sistema bancario ombra. Le proposte

saranno presentate al G20 in novembre.

Sul primo punto esse sono ormai ampiamente definite. Entro l’estate si

terrà una consultazione pubblica sui meccanismi di risoluzione delle crisi e sulle

misure tese ad accrescere la capacità di assorbire le perdite da parte delle SIFI.

Per le SIFI globali si prevede una dotazione di capitale più elevata

rispetto agli altri intermediari. Il buffer addizionale per le SIFI che saranno

identificate varierà tra l’1 e il 2,5 per cento delle attività ponderate per il rischio,

a seconda del grado di rilevanza sistemica misurato da un indicatore che tiene

conto della dimensione, della complessità, delle interconnessioni con altri

intermediari, dell’operatività internazionale, della specializzazione in alcuni

comparti di attività. Il maggiore requisito dovrà essere coperto dal capitale di più

elevata qualità. L’attuazione avverrà gradualmente a partire dal 2016. Il nuovo

regime sarà pienamente operativo all’inizio del 2019.

Quanto al sistema bancario ombra, l’FSB ha deciso di concentrarsi sulle

attività ad alta leva, che implicano una trasformazione delle scadenze, o che

possono dare origine ad arbitraggi regolamentari. Le proposte sono in corso di

definizione. In Italia la copertura della regolamentazione finanziaria, tra l’altro

recentemente rafforzata, è già estesa a tutte le istituzioni finanziarie che operano

con il pubblico.

Si parla spesso degli effetti dei nuovi standard internazionali sui sistemi

“bancocentrici”, come quello italiano, in cui è forte la presenza di piccole e

medie imprese, e si dice, giustamente, che non devono essere trattate allo stesso

modo banche che hanno strutture di bilancio fondamentalmente diverse e rischi

altrettanto diversi.

Cruciale è la ponderazione per il rischio delle attività bancarie. I criteri di

Basilea 2 attribuivano un peso assai minore alle attività di natura finanziaria

rispetto ai prestiti, in cui le banche italiane sono specializzate. È per questo che

nel confronto internazionale le banche italiane risultano, sulla base dei dati

attuali, meglio capitalizzate se si guarda alla semplice leva finanziaria che se si

considerano gli attivi ponderati. La scelta di trattare con mano leggera le attività

finanziarie derivava dall’ipotesi implicita che i mercati in cui queste vengono

trattate sarebbero sempre rimasti liquidi. La crisi ha drammaticamente

dimostrato la fragilità di questa ipotesi e la necessità di riequilibrare il sistema

dei pesi.

Questa è la direzione verso cui si è andati con le recenti riforme

regolamentari, nel contesto di un robusto rafforzamento complessivo della

qualità e quantità del capitale.

Recentemente sono stati inaspriti i requisiti di capitale per le esposizioni

nel portafoglio di negoziazione ed è stato rafforzato il trattamento prudenziale

dei rischi connessi alle cartolarizzazioni e ai veicoli fuori bilancio (off balance

sheet). Con Basilea 3 è stato reso più severo il calcolo dei requisiti patrimoniali

a fronte del rischio di controparte nell’ambito dell’operatività in derivati.

Sull’intera materia è ora in corso, presso il Comitato di Basilea, una revisione

fondamentale, il cui fine è eliminare del tutto la discriminazione dei prestiti

rispetto all’attività di trading. La Banca d’Italia si adopera nelle sedi tecniche

per continuare con decisione su questa strada.

Allo stesso tempo (è opportuno ricordarlo) sono state confermate quelle

forme di facilitazione, già presenti in Basilea 2 e per cui la vigilanza italiana si

era battuta a suo tempo, che consentono di ponderare in misura inferiore, a

parità di altre condizioni, i prestiti alle piccole e medie imprese.

Le banche italiane e l’azione della vigilanza

Le banche italiane hanno dimostrato e continuano a dimostrare capacità

di resistenza e di reazione in tempi gravi: non solo durante la fase acuta della

crisi finanziaria, ove le ha soccorse un modello solidamente ancorato al core

business dell’attività bancaria; ma anche nella fase successiva, quando alla crisi

è seguita una recessione profonda in tutti i paesi avanzati, durissima in Italia

anche perché veniva dopo un decennio di stagnazione a sua volta seguito da una

ripresa più lenta che altrove.

In maggio la crescita sui tre mesi dei prestiti bancari a famiglie e imprese

è stata pari al 5,7 per cento in ragione d’anno, ben superiore a quella media

dell’area dell’euro (2,2 per cento). I prestiti alle imprese sono aumentati del 6,1

per cento; quelli alle famiglie del 5,2, sospinti soprattutto dalla dinamica dei

mutui per l’acquisto di abitazioni. La vivace espansione dei finanziamenti alle

imprese è riconducibile alla crescita della domanda, sostenuta dalle esigenze di

finanziamento di scorte e capitale circolante.

Il deterioramento della qualità del credito è stato considerevolmente

inferiore a quello registrato nella recessione dei primi anni novanta, che fu meno

profonda per l’economia; il flusso di sofferenze, anche se tuttora ingente

soprattutto per le imprese, comincia a mostrare segni di rallentamento. In aprile

l’esposizione delle banche nei confronti dei debitori segnalati per la prima volta

in sofferenza è diminuita rispetto a un anno prima.

Non c’è stata in Italia una bolla immobiliare; le perdite sofferte dalle

banche in questo settore sono state nel complesso contenute, non hanno dato

luogo a una crisi. Il basso livello dei tassi nominali ha contribuito a evitare un

circolo vizioso in cui debitori in difficoltà temporanea di liquidità potessero

trovarsi all’improvviso soffocati dagli oneri finanziari, anche in presenza di

buone prospettive economiche per l’impresa.

Hanno giovato alle banche il forte radicamento nel territorio, che ha

conferito stabilità alla raccolta e sorretto l’analisi qualitativa del merito di

credito, e una cultura aziendale poco propensa a correre avventure.

Ma la prova è stata ed è seria.

Abbiamo insistito perché le banche realizzassero tempestivamente

aumenti di capitale. Non solo per la necessità di adeguarsi progressivamente ai

nuovi standard internazionali, ma perché la situazione di oggi lo richiede. La

risposta è stata forte e ha dato torto agli scettici. Gli azionisti, inclusi i maggiori

azionisti istituzionali, hanno saputo vedere la necessità dell’intervento.

Dall’inizio dell’anno le banche italiane hanno deciso o realizzato ingenti

aumenti di capitale.

Il core tier 1 ratio dei cinque maggiori gruppi era pari, in media, al 7,4

per cento a fine 2010; a marzo era salito al 7,8; si può stimare che sia cresciuto

ancora fino a circa l’8,6 per cento, grazie alle operazioni che si sono chiuse

successivamente. Le banche si sono preparate per tempo, come avevamo

chiesto, agli stress test europei, i cui risultati verranno diffusi tra qualche giorno.

Siamo certi che saranno ampiamente al di sopra del limite di riferimento, pari al

5 per cento del core tier 1 ratio.

Attualmente le esigenze di rafforzamento patrimoniale del sistema

bancario italiano per soddisfare entro il 2019 i nuovi requisiti di capitale di

Basilea 3, che erano state valutate per il giugno 2010 pari a 40 miliardi, sono di

circa 20 miliardi.

Siamo sulla buona strada.

Nel tempo, la crescita progressiva del patrimonio delle banche è

condizione per assicurare lo sviluppo del credito garantendo la sana e prudente

gestione del sistema. È molto importante che il regime fiscale a cui sono

sottoposti gli intermediari non ne scoraggi la patrimonializzazione.

È stata saggia la scelta di anticipare ai primi mesi dell’anno le emissioni

di obbligazioni bancarie programmate per il 2011. I titoli già emessi dai

maggiori intermediari corrispondono all’intero stock delle obbligazioni da

rimborsare nell’anno. Sebbene con un sacrificio in termini di costi, è

sensibilmente cresciuta la raccolta obbligazionaria sia lorda, sia netta:

quest’ultima è stata pari a 31 miliardi tra luglio 2010 e giugno 2011; era

negativa nei dodici mesi precedenti. Nel complesso i depositi e le obbligazioni

sono cresciuti in maggio dell’1,8 per cento rispetto a un anno prima.

La Banca d’Italia continua a richiedere alle banche di mantenere

posizioni di liquidità equilibrate. Questa politica è stata stabilita ben prima che si

iniziasse a discutere a Basilea di standard internazionali di liquidità. Ha

contribuito a proteggere il sistema italiano dalla tempesta finanziaria; resta

necessaria di fronte all’ostinata instabilità dei mercati. La convergenza verso gli

standard di liquidità di Basilea, del resto ancora soggetti ad affinamenti nei

dettagli, avverrà gradualmente, come previsto.

Nel primo trimestre del 2011 la redditività dei primi cinque gruppi

bancari è leggermente cresciuta rispetto al corrispondente periodo del 2010. Il

rendimento del capitale, espresso su base annua, è passato dal 3,0 al 3,4 per

cento. Le perdite su crediti sono diminuite del 12 per cento, ma continuano ad

assorbire quasi la metà del risultato di gestione.

Il miglioramento è incoraggiante; potrà proseguire nei prossimi mesi,

quando la ripresa del credito si rifletterà positivamente sui ricavi bancari.

Ma per riportare le banche a una redditività soddisfacente è essenziale

proseguire nell’attività di riduzione dei costi. Iniziative di razionalizzazione

delle reti sono in corso in alcuni gruppi; vanno perseguite con determinazione.

Attende le banche una difficile tornata contrattuale, in cui l’esigenza di premiare

la professionalità e la produttività dei dipendenti deve essere conciliata con

quella, inderogabile, di assicurare un’evoluzione dei costi coerente con le

prospettive economiche del settore.

* * *

Per procedere nell’azione di risanamento dei conti pubblici, per superare

l’emergenza che oggi minaccia le prospettive dell’economia, per avviare l’Italia

su un sentiero stabile di crescita possiamo far leva su fattori favorevoli.

Beneficiamo di un indebitamento del settore privato e di un debito netto

complessivo del Paese verso l’estero entrambi contenuti. Le nostre banche sono

solide; sono uscite senza danni rilevanti dalla crisi finanziaria che ha invece

scosso grandi istituti esteri. Disponiamo di risorse fondamentali che

caratterizzano da sempre gli italiani: l’iniziativa individuale, la capacità di

innovare, l’energia nel lavoro. Dobbiamo avere fiducia nelle possibilità di

crescita della nostra economia. Dobbiamo trovare un intento comune, al di là

degli interessi particolari e di fazione. Dobbiamo riscoprire un agire per il bene 

di tutti